Destra di Popolo.net

IL FINANCIAL TIMES PRESENTA LUIGI IL MODERATO

Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile

IL QUOTIDIANO BRITANNICO PUBBLICA UN PROFILO DEL LEADER M5S

Luigi Di Maio è “il vincitore delle elezioni politiche italiane” e “giovani, poveri e gli italiani del meridione in maniera sproporzionata si sono accodati dalla sua parte, sulla base della promessa di fermare la corruzione, le politiche di austerity dell’Ue, e altre misure in favore degli oppressi”.
Così il Financial Times dedica un profilo a Luigi Di Maio.
“A differenza dell’altro vincitore del voto populista, Matteo Salvini, Di Maio ha cercato di guidare i 5 Stelle verso posizioni più moderate, in particolare sull’euro. Si incontra regolarmente con leader industriali e ambasciatori europei, ed è volato anche a Londra per rassicurare gli investitori”, scrive il quotidiano.
“Di Maio potrebbe essere solo l’ultimo leader italiano a fare promesse irrealistiche a una generazione e a una regione (quella meridionale, ndr) che cercano disperatamente un cambiamento. Ma questa volta gli elettori gli hanno dato il beneficio del dubbio di poter diventare il primo premier dall’impoverito Mezzogiorno sin dal 1989”.
Il Ft ricorda l’infanzia e l’adolescenza di Di Maio, nato e cresciuto a Pomigliano d’Arco, e la sua rapida e per certi versi accidentale ascesa ai vertici della politica italiana.
“I leader M5S videro subito in lui il perfetto frontman con cui cercare di passare da un’opposizione arrabbiata a un potenziale partito di governo. Impeccabilmente vestito, in giacca e cravatta, si cade raramente in polemiche insulse e insultanti per le quali era noto il Movimento”
“L’onorevole Di Maio — conclude il quotidiano britannico – ha fatto alcune gaffe di alto profilo, come quando ha detto che il dittatore cileno Augusto Pinochet era venezuelano, e occasionalmente usa il congiuntivo in modo errato. Ma sfidarlo su grammatica e storia sa di elitarismo. Nessun altro attacco gli è rimasto addosso, [anche se] alcuni sostengono che sia il burattino del signor Grillo”.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: elezioni | Commenta »

INTERVISTA A ZAGREBELSKY: “IL VOTO AL M5S E’ STATA UNA RIVOLTA CONTRO IL POTERE, MA ANCHE CHI SI RIBELLA PUO’ DIVENTARE OLIGARCHIA”

Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile

“NESSUNA STRUTTURA, NEANCHE QUELLA DI DI MAIO, E’ IMMUNE DALL’ESSERE FAGOCITATA DAL SISTEMA”

Professor Zagrebelsky, che lettura dà  del voto del 4 marzo?
Non una rivoluzione, piuttosto una ribellione o, se preferisce, una rivolta. Mi baso non su dati di demoscopia elettorale, ma su personali diffuse percezioni.
Rivolta contro chi o contro cosa?
La psicologia politica democratica è ciclica. Le democrazie, all’inizio, sono sistemi aperti alla larga partecipazione popolare; poi, più o meno rapidamente si rattrappiscono in oligarchie. Le forme possono restare tali, ma i cittadini iniziano a sentirsi estranei in casa propria. Della trasformazione delle democrazie in oligarchie è testimone la storia. La ribellione non è una malattia dello spirito, ma la reazione a un sentimento di spossessamento, tanto più forte quanto più la classe politica è stata sorda e si è costituita in casta. Non appena si toglie il coperchio, arrivano le sorprese.
Se questo è “populismo”, allora equivale alla ribellione delle masse contro le èlite?
La parola è carica di valenze negative. Che cosa davvero significhi è difficile dirlo. Di sicuro, chi la rivolge a un altro non vuole fargli un complimento. Senza risalire più indietro, populisti sono stati detti Perà³n e la moglie Evita in Argentina; papa Giovanni XXIII e papa Francesco; Obama, Trump e Sarah Palin negli Usa; Di Pietro, Berlusconi e Renzi da noi. Insomma, populisti sono sempre gli altri, quando li si teme. Salvo poi, quando serve, scambiare le vesti; così, per esempio, Berlusconi e Renzi, all’inizio esempi di populismo, diventano a un certo punto magicamente gli alfieri dell’anti-populismo. Chi parla di populismo, insomma, parla per frasi fatte e si esonera dal guardare dentro la complessità  delle cose. Proporrei di abbandonare la parola tra gli scarti del lessico politico.
Se “guardiamo dentro”, come dice lei, che cosa vediamo?
Possiamo vedere tante cose, ma c’è una costante: si dice populista al leader, al movimento, al partito che, con l’appoggio del popolo, contesta i poteri costituiti. Oggi diremmo: contesta “la casta”. La parola populismo, non ha a che vedere con il conflitto tra idee politiche: si può essere populisti o anti-populisti di destra e di sinistra. Ha a che vedere, invece, con la competizione per il nudo potere. Nella contesa politica, chi più frequentemente la pronuncia appartiene (così rivelando di appartenere) al giro di coloro che si ritengono superiori e perciò pretendono d’impersonare il “buon-governo”. Pochi che sanno contro i tanti che non sanno: oligarchia, per l’appunto. Salvo poi constatare che il bene di tutti finisce presto per coincidere con gli interessi più forti.
E ora?
Mi pare di vedere che siamo pienamente in una fase di diffusa insofferenza nei confronti di questo modo di concepire la vita politica come affare di circoli riservati. Come dicevamo, ribellione di massa contro la cristallizzazione e l’autoreferenzialità  di un potere chiuso, lontano, incapace di avvertire le tante ragioni di sofferenza della nostra società . I 5Stelle dovranno ancora chiarire diverse cose circa la propria identità , e non potranno non farlo quando saranno chiamati alla prova del governo. Ciò che, comunque, si può dire fin da adesso, è ch’essi sono una risposta all’insofferenza che caratterizza il ciclo attuale della democrazia di cui parlavo all’inizio.
Che succede, quindi?
Nessuna struttura di potere è immune dal rischio oligarchico. Nemmeno chi ha avuto successo in nome della lotta contro le oligarchie. Vedremo se e come ci si renderà  conto del rischio sempre presente d’essere fagocitati.
Si è interrotta la connessione sentimentale con gli elettori?
Miopia politica del ceto politico, direi piuttosto. O forse arrendevolezza, impotenza di fronte agli effetti sociali di un sistema di relazioni dominato dalla libertà  della speculazione finanziaria. I diritti sociali conquistati nel secolo scorso si sono progressivamente erosi. I più deboli sono in difficoltà . Il numero dei poveri e degli emarginati cresce.
Facciamo qualche esempio?
Si rinuncia a fare studiare i propri figli; si rinuncia a cure mediche pur essenziali; si cerca altrove la prospettiva d’un futuro; si vive di carità  o di espedienti. A fronte di ciò stanno i garantiti, anzi i super-garantiti. Andare all’estero per cercare un proprio futuro non è per tutti la stessa cosa. Per alcuni è questione di sopravvivenza; per altri, è status symbol della upper class. Non sono la stessa cosa il cameriere o il barista, e lo studente del college esclusivo che si prepara a entrare nell’agognato cerchio della finanza internazionale. Lei parla di connessione sentimentale. Come può esserci qualcosa di questo genere quando si fronteggiano precarietà  e sicurezza, fragilità  e immunità , ingiustizia e privilegio. Sono patetiche illusioni, vuote parole quelle di chi si propone il recupero della fiducia tacendo delle responsabilità  maggiori che gravano su chi sta più in alto nella scala sociale. Anche gli atti simbolici sarebbero importanti. Non si risolvono i problemi della finanza pubblica riducendo indennità , emolumenti, regalie varie, ma certo si darebbe un segno importante. È un segno negativo la difesa a testuggine “fino alla sentenza definitiva” dei politici e degli amministratori che incappano in incidenti giudiziari, anche se non è solo su questo terreno che si sconfigge la corruzione dilagata nel nostro Paese.
Tutto questo genera frustrazione?
Certo. Al fondo della piramide c’è una massa di cittadini con difficoltà  a vivere il presente e a immaginare il futuro. È irritante sentir dire, per esempio, che il Jobs Act ha creato migliaia di nuovi posti di lavoro: parli con i giovani e scopri che sono lavori sottopagati, a tempo limitato, senza garanzie e spesso aggravati dalla minaccia del licenziamento facile. Spesso non è diritto al lavoro ma sfruttamento.
La democrazia si basa sul consenso: come non capire i rischi di questa cecità ?
Le oligarchie si considerano depositarie del verbo. Se dovessimo definire “oligarchia” non solo da un punto di vista numerico, potremmo dire questo: pochi che si sentono tutti. Ma siamo in democrazia e almeno ogni cinque anni si dà  voce agli elettori: si può tenere la rabbia sociale sotto un coperchio per un po’, ma arriva il momento in cui il coperchio salta. Ed è esattamente il tempo che stiamo vivendo.
Vuol dire che il coperchio peraltro è saltato nella forma giusta, con la protesta nelle urne.
È saltato democraticamente. Chi ha a cuore la democrazia deve sempre temere che l’insofferenza prenda altre strade, il ricorso all’uomo forte, all’uomo della provvidenza. Per questo è pericoloso soffocare oltre misura l’espressione per vie democratiche di quel sentimento.
Sta dicendo che si sarebbe dovuto andare a elezioni anticipate?
Dico solo che anche a questo riguardo l’impressione che si è avuta è che si sia voluto posticipare il redde rationem elettorale, pur quando ci sarebbe stato più d’un motivo per ridare la parola agli elettori. Se si fosse potuto, le elezioni si sarebbero rinviate a non si sa quando.
Si potrebbe obiettare che sono stati sempre rispettati i meccanismi della democrazia parlamentare.
Certamente. La forma è salva, la sostanza ha scricchiolato.
Nel sentimento di autosufficienza della “casta” quanto pesa la legittimazione dei media?
L’informazione viene considerata o un’alleata o una nemica. Ma chi governa dovrebbe sapere che una stampa indipendente e vigile, nè alleata nè ostile per principio, alla lunga fa il suo bene, non il suo male. L’aiuta a non cadere nell’autoreferenzialità  e a evitare d’essere vittima di “populismo”.
Alla base forse c’è un equivoco che nasce dal desiderio di alcuni giornalisti di far parte del mondo che si deve raccontare.
In un passo di La politica come professione, il celebre saggio di Max Weber, un grande capitano d’industria invita a cena alcuni suoi colleghi e anche un giornalista, lusingato di essere associato a questa cerchia di ottimati. Quando se ne va, il padrone di casa si scusa con gli ospiti per la presenza dell’intruso: “Ho dovuto invitare quello zotico perchè prossimamente si occuperà  delle nostre cose”.
Veniamo a vincitori e vinti. Proviamo a tracciare la parabola di Renzi dal 4 dicembre al 4 marzo? Nel discorso in cui ha annunciato le sue strane dimissioni ha fatto intendere che tutti i guai derivano dalla vittoria del No al referendum costituzionale.
Chi ha avversato la riforma costituzionale ha capito una cosa semplice: che si trattava, per chi l’aveva promossa, di uno strumento potente per vincere una battaglia politica, legittimarsi plebiscitariamente, rivestirsi d’una corazza anche istituzionale. Ma le costituzioni non possono essere bozzoli del potere. Devono essere limiti e aperture nel potere. Quell’eccesso d’immedesimazione di Renzi e dei suoi non ha fatto che convincere i più a difendere la costituzione esistente.
C’è, secondo lei, un rapporto di continuità  tra il 4 dicembre 2016 e il 4 marzo 2018?

Mi pare di sì. Nel referendum costituzionale è prevalso il rigetto della prospettiva della politica privatizzata a vantaggio d’un certo “giro di potere”. È stato la premessa, l’introduzione al secondo atto, l’atto finale. Non avere intravisto lo svolgimento e non essersi messo da parte allora hanno portato al disastro attuale del partito democratico. Ogni cosa ha il suo tempo giusto e i suoi tempi sbagliati.
Molti hanno detto che era materia troppo complicata per il popolo: poteva votare chi ci capiva qualcosa, non l’uomo della strada.
Nei Quaderni Gramsci risponde così a chi gli chiede come possa la democrazia equiparare il voto di Benedetto Croce a quello del pastore della Barbagia: è vero, è ingiusto. Ma la colpa non è del pastore sardo, la colpa è di chi non ha saputo informarlo, creargli una coscienza e una cultura politica. Quanto alla riforma costituzionale, non si è trattato tanto di bicameralismo perfetto, di competenze regionali concorrenti, o di altre delizie di questo genere. Si è trattato d’una operazione di potere tentata con mezzi costituzionali. Per capirlo, non c’era bisogno d’essere professori di diritto costituzionale e, infatti, lo si è capito benissimo. Questo è stato il primo errore di Renzi; il secondo, dopo la sconfitta, l’aver voluto restare al centro della scena. Muoia Sansone e tutti i Filistei: accecamento per megalomania e preludio di rovine.
Direbbe che aveva pur avuto l’investitura delle primarie.
Ma io mi riferisco non solo a lui, anzi nemmeno principalmente a lui. Mi riferisco soprattutto a quelli che gli sono stati vicini, ne hanno approfittato, non sono stati capaci o non hanno voluto aprire gli occhi, innanzitutto a se stessi e poi a lui. Tipico d’ogni oligarchia è di far quadrato anche oltre il tempo massimo. Della sconfitta renziana anche loro, anzi forse loro più di tutti, sono responsabili. Della distruzione della sinistra e del Partito democratico non si faccia di Renzi un solitario capro espiatorio.
Si evoca un possibile governo di scopo per modificare l’ennesima legge elettorale, probabilmente incostituzionale. Se in un’azienda un dirigente venisse incaricato di portare a termine un compito e questo per sei anni la facesse sempre male, che fine farebbe? C’è anche un problema d’incapacità ?
No, non credo. Leggendo ciascun comma di queste leggi — Porcellum, Italicum, Rosatellum — è subito chiaro a favore o contro chi è stato scritto. Il ceto politico pensa le norme elettorali come strumenti per fare i conti al proprio interno. Ma le leggi elettorali — sarò ingenuo a pensarlo — devono essere soprattutto nell’interesse dei cittadini. L’elettore non esiste in natura, ciascuno diventa elettore dopo che la legge gli ha dato o negato certi poteri. Tutte le altre leggi non hanno questa intensa caratteristica “definitoria” dei soggetti cui si riferiscono. Le nostre ultime leggi elettorali non sono leggi (solo) mal scritte; sono leggi mal tournèes, leggi che guardano cioè dalla parte sbagliata.
Se anche il Rosatellum dovesse essere dichiarato incostituzionale, cosa accadrebbe?
Probabilmente, niente. Il principio di continuità  dello Stato, già  utilizzato per salvare il Parlamento eletto tramite una legge incostituzionale, può essere utilizzato indefinitamente: si fa una legge elettorale, si elegge un Parlamento, la legge è annullata, il Parlamento continua e fa quel che gli pare, poi magari si fa un’altra legge incostituzionale e si ricomincia da capo. Uno scherzetto, indice d’irresponsabilità  democratica. Non può non avere contribuito ad alimentare l’idea di senso comune di essere nelle mani d’un ceto politico autoreferenziale.
Come si può rimediare?
Si poteva sperare nei custodi della Costituzione — Corte costituzionale e presidente della Repubblica — che facessero valere ciò che è ovvio: vera l’esigenza di continuità , ma altrettanto vera la necessità  di sanare al più presto il vulnus che si era realizzato al piano più alto delle istituzioni rappresentative.
Molti trovano strano chiedere al Pd e alla sinistra di sostenere un governo con i 5 Stelle. E lei?
Io per nulla. La direzione è quella. Ma ci vorranno tempi lunghi. Quindi avremo modo di riparlarne.

(da “il Fatto Quotidiano”)

argomento: elezioni | Commenta »

INTERVISTA A ROSATO: “NON ABBIAMO PAURA DELLE ELEZIONI, LEGA E M5S HANNO TONI E PROGRAMMI SIMILI, GOVERNINO LORO”

Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile

“ABBIAMO IL DOVERE DI STARE ALL’OPPOSIZIONE, NOI NON DOMANDIAMO NULLA”

“Nessuna paura di tornare alle urne. Nostro dovere è stare all’opposizione. Le forze che hanno vinto le elezioni, e che hanno programmi e toni comuni (Lega e M5s), spiegheranno ai loro elettori perchè, pur avendo i numeri, non avranno voluto governare”.
Ettore Rosato, il deputato pd che ha dato il nome alle legge elettorale – finora capogruppo del partito alla Camera – interviene nel dibattito sulle trattative in corso fra i tre poli usciti dalle elezioni del 4 marzo (oltre al centrosinistra, centrodestra e M5s), a proposito della formazione di un eventuale governo. E sulla discussione per la scelta dei vertici dei due   rami del Parlamento.
Formazione del governo: M5s e Centrodestra aprono al Pd. Per stanarvi, viene agitato lo spettro di una vostra dèbacle nel caso si rivotasse fra sei mesi: avete paura di tornare alle urne?
“Nessuna paura, e comunque se quelli che hanno i numeri non vogliono governare, noi che ci possiamo fare? Chi ha i numeri, se non vuole governare deve spiegarlo poi ai suoi elettori se non lo fa. I numeri consentono di governare a forze che hanno programmi e toni molti simili, come M5s e Lega”.
Questa è la linea che sarà  confermata lunedì in segretaria pd, o c’è la possibilità  che passino posizioni alla Emiliano favorevoli a una alleanza coi 5 Stelle?
“A me sembra che questa sia la linea condivisa completamente all’interno del partito, tranne qualche piccola eccezione. Non mi pare che ci sia una discussione sul fatto che abbiamo la responsabilità  e il dovere di stare all’opposizione”.
Questa situazione di impasse è colpa della legge che prende spunto dal suo nome, il Rosatellum?
“Semmai questo è il risultato del tripolarismo, non della legge elettorale. Come dimostrato da molti studi, qualsiasi legge elettorale (tranne quelle bocciate dalla Consulta), avrebbe prodotto lo stesso risultato”.
Era prassi prevalente la presidenza della Camera all’opposizione. Ci contate?
“Sì, esisteva quella prassi, la presidenza della Camera all’opposizione. Ma oggi nessuno sa se sarà  ancora così. Visto che dalle elezioni sono uscite due formazioni vincitrici (centrodestra e M5s), e una, quella sconfitta, che ha annunciato la sua ferma intenzione di stare all’opposizione, logica vorrebbe che una presidenza toccasse a noi. Bisogna vedere: se ci dicessero ‘Vogliamo riconoscere al Pd una presidenza in quanto forza di opposizione’, registreremmo l’offerta. Sarebbe una scelta intelligente per chi la propone. Ma certo è che noi non domandiamo nulla”.

(da “La Repubblica”)

argomento: Partito Democratico | Commenta »

FABIO FUCCI SI RICANDIDA A POMEZIA SENZA IL M5S

Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile

“IL M5S SE MI RITIRO MI HA OFFERTO DI FARE IL CAPO DI GABINETTO DELLA RAGGI, GUADAGNEREI IL DOPPIO, MA NON VOGLIO DIVENTARE UN POLITICO DI PROFESSIONE”

Come ampiamente annunciato, Fabio Fucci annuncia che si ricandiderà  come sindaco di Pomezia senza il MoVimento 5 Stelle.
Lo annuncia su Facebook: “Ho scelto una lista civica perchè il Movimento 5 Stelle non mi permette una nuova candidatura nel nome di una regola miope che non tiene conto del merito e delle persone. Io ci metto ancora una volta la faccia e il cuore”.
La maggioranza pentastellata sabato prossimo, in occasione della presentazione del bilancio, potrebbe decidere di sfiduciarlo.
In una conferenza stampa stamattina Fucci non ha risparmiato qualche stoccata alla Giunta Raggi: “Siamo stufi che la Capitale dirotti i suoi problemi in periferia o in provincia, perchè Pomezia vuole crescere e non vuole freni. Qui non abbiamo avuto grandi vantaggi da quando Raggi è diventata sindaca, anzi: ho conservato un messaggio che le ho mandato mesi fa sul campo nomadi di Castel Romano e non ha dato neanche un cenno di vita. Lo stesso è successo quando ci fu l’incendio sulla Pontina, quando l’ho chiamata per coordinare l’azione di Protezione civile visto che si trattava di un territorio di confine ma non mi ha mai risposto”.
Fucci ha anche fatto sapere di aver ricevuto la proposta di diventare capo di gabinetto della Giunta Raggi: “La politica di professione non mi piace, e per questo, oggi posso dirlo, quando mi è stato proposto l’incarico ben pagato di capo di gabinetto di Virginia Raggi alla Città  metropolitana di Roma, con uno stipendio di circa 100mila euro all’anno, il doppio di quello attuale, ho rinunciato perchè ho voluto puntare tutto su Pomezia”.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Grillo | Commenta »

I ROMANI INFURIATI CONTRO L’ASSESSORE CHE SI VANTA DEI RISULTATI POSITIVI CON LA NEVE A ROMA

Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile

QUANDO UN BEL TACER NON FU MAI SCRITTO

L’assessore al bilancio della Giunta Raggi Gianni Lemmetti ha pubblicato ieri un post sulla sua pagina Facebook in cui si autoelogia perchè per la neve a Roma l’amministrazione ha speso meno di quanto è stato speso nel 2012: 15 milioni di euro per un disastro all’epoca di Alemanno contro “una situazione ben gestita con 2 milioni di euro” nel 2018.
Curiosamente, insieme a una buon numero di Bene, Bravo Bis, c’è anche un buon numero di persone che contesta l’ottimismo panglossiano dell’assessore: “Lasciar stare queste polemiche, non parlare male degli altri ma darsi da fare. Inoltre in tutta onestà  nel 2012 è stata molto più intensa la nevicata. Il fair play ci migliora, lasciamo le polemiche ai chiacchieroni”, dice Leonardo.
“Sig.Lemmetti, non so chi lei sia nè mi interessa, so solo che è un ultrà¡ a cinque stelle dalla corbelleria che ha scritto. Non dico tanto, ma almeno un centimetro da sarto lo potrebbe usare,o almeno una visita oculistica. Nel 2012 l’Italia è stata sommersa dalla neve e neanche Roma è stata risparmiata con una nevicata record con cm di neve. Quest’anno si è trattato di mm di neve, quindi mi sembra più spropositata la cifra spesa dalla vostra sindaca”, gli fa eco Peppino.
Ma c’è anche chi è più esplicito: “il problema delle buche vedo che invece lo state gestendo alla grande!! non posso nemmeno andare al lavoro da tor bella monaca ad ottaviano per paura di caderci dentro e rompermi qualcosa oltre allo scooter che tanto vi guarderete bene dal risarcire!! siete dei barbari!!”, sottolinea Gianni.
“Mi soffermo solo all’inizio per evitare di leggere altre stronzate. Non è per difendere Alemanno di cui non mi frega una cippa ma mi dite quale differenza c’è tra il 2012 che ha superato ogni record di nevicate negli ultimi 100 anni con la nevicatina di quest’anno??? Non le scrivete ‘ste cose per favore altrimenti mi fate pensare che siete convinti di parlare con gli asini….ma per piaceeereee….”, gli fa eco Giuseppe.
E ancora: “Ma nei due milioni di euro sono compresi anche i soldi che spenderete per riparare le buche che, se il sale fosse stato sparso per tempo, non si sarebbero aperte?”, scrive Federica;
“Parlate solo di soldi risparmiati se non fate niente,non spendete. I soldi ci sono ma noi vogliamo strade sicure e servizi , non ci interessano le chiacchiere da casalinga depressa”, segnala Nadia.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Roma | Commenta »

“WOMEN, E’ ARRIVATO L’ARROTINO”: A LONDRA IL BUSINESS DEI COLTELLI E’ UNA STORIA TUTTA ITALIANA

Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile

QUANDO I NOSTRI IMMIGRATI SI AFFRANCANO DAI PREGIUDIZI DEGLI INGLESI … OGGI FATTURANO 10 MILIONI DI STERLINE AFFILANDO E AFFITTANDO

Un business da oltre dieci milioni di sterline l’anno, poco più di undici milioni di euro. E’ quello degli arrotini del Trentino che a Londra hanno il monopolio dell’affilatura dei coltelli.
I primi emigrarono dalla Val Rendena, dopo la Seconda guerra mondiale.
Alcuni sbarcarono a New York, la maggior parte nella capitale inglese.
Il mercato si ampliò negli anni ’50 e ’60, tanto che i primi emigranti chiamarono parenti e amici per coprire la crescente richiesta.
Fin quando il 21 febbraio del 1970 a Londra venne fondata la prima associazione del genere, la “London Grinders Association”: 49 membri tutti con cognome italiano di origine trentina.
Quasi cinquant’anni dopo, quell’associazione esiste ancora, portata avanti dagli eredi dei vari Collini, Nella, Povinelli, Beltrami, Ferrari, Maestri, Ambrosi, Tisi e molti altri ancora.
Una storia di emigrazione e successo raccontata anche da Patrick Grassi in un libro e in un documentario dal titolo “Sharp families, tagliati per gli affari”

(da “La Repubblica”)

argomento: Immigrazione | Commenta »

MIGLIAIA DI PERSONE A FIRENZE AL CORTEO IN MEMORIA DI IDY, L’IMMIGRATO UCCISO “PER CASO”

Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile

MANIFESTAZIONE FINO AL PONTE VESPUCCI DOVE LUNEDI’ L’AMBULANTE SENEGALESE E’ STATO ASSASSINATO CON TRE COLPI DI PISTOLA

In memoria di Idy Diene. A Firenze, da ogni angolo d’Italia. In macchina, in treno, in autobus. Per manifestare sì. Ma soprattutto per ricordare Ivy: il cittadino senegalese ucciso da un pensionato fiorentino, Roberto Pirrone, lunedì scorso su ponte Vespucci. Sono migliaia le persone che hanno partecipato alla manifestazione, organizzata dalla comunità  senegalese in Toscana.
Ci sono le associazioni locali, ma anche rappresentanze delle comunità  senegalesi da altre città . In piazza anche tanti fiorentini. Sfilano ordinati. Attraversano in silenzio la città .
Il servizio d’ordine del corteo è garantito dalle stesse organizzazione dei senegalesi, che indossano una pettorina recante la scritta “Diritti senza confini”.   Molti i cartelli e gli striscioni esposti, tutti contro il razzismo: “Idy era una persona di pace. Non vogliamo fare casino” si legge. E ancora: “Il vostro decoro non vale una vita spezzata. Antirazzisti con ogni mezzo necessario” oltre agli slogan “No al razzismo” e “Giustizia”, scanditi a più riprese dai manifestanti.
“Sarà  una manifestazione apartitica, apolitica – aveva spiegato ieri Dye Ndyaie presidente dell’associazione dei senegalesi del territorio fiorentino e presidente di Fasi, la Federazione delle associazioni Senegalesi in Italia – un grande evento di pace e fratellanza, per tutti, per le famiglie, per i bambini. Esattamente come quello che ci fu nel 2011, dopo la morte di Samb Modou e Diop Mor”, uccisi a Firenze da Gianluca Casseri, simpatizzante di estrema destra, che poi si suicidò.
Il corteo è partito pochi minuti dopo le 15 da piazza Santa Maria Novella, in centro storico, diretto a ponte Vespucci, il luogo in cui è stato ucciso l’ambulante senegalese.
Il sindaco di Firenze Dario Nardella, duramente contestato in occasione di un altro presidio organizzato martedì sempre dalla comunità  senegalese, ha raggiunto la testa del corteo antirazzista. Il primo cittadino si è unito al corteo in lungarno Soderini incontrando subito i senegalesi di Firenze e venendo da loro circondato in segno di amicizia.
Forte è la ressa intorno al capannello con il sindaco Nardella, che oltre ad essere accompagnato da persone del suo staff è insieme anche all’atleta senegalese Moussa Fall, mezzofondista classe 1963 che ha partecipato a due olimpiadi ed è stato più volte vicecampione africano degli 800 metri.

(da agenzie)

argomento: Razzismo | Commenta »

IL CONSIGLIERE ECONOMICO DI SALVINI? E’ UN BANCAROTTIERE CONDANNATO A UN ANNO E OTTO MESI. E QUESTI VORREBBERO GOVERNARE L’ITALIA

Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile

GLI SCHELETRI NELL’ARMADIO DI ARMANDO SIRI, FEDELISSIMO DI SALVINI E TEORICO DELLA FLAT TAX … DUE SOCIETA’ IN PARADISI FISCALI E UN SOCIO INDAGATO PER CORRUZIONE DALL’ANTIMAFIA DI REGGIO CALABRIA

Una condanna patteggiata per bancarotta fraudolenta.
Due società  con sede legale in un paradiso fiscale.
Un socio indagato per corruzione in un’inchiesta dell’antimafia di Reggio Calabria.
È questo il palmares imprenditoriale di Armando Siri, l’ideologo della flat tax targata Lega, l’uomo scelto da Matteo Salvini come consigliere economico.
L’Espresso ha indagato sugli affari privati del neo senatore leghista considerato il padre della riforma fiscale promessa da Salvini: un’aliquota unica al 15 per cento, che nelle speranze degli elettori del Carroccio riuscirà  a rivitalizzare l’economia italiana senza mandare a picco i conti pubblici.
Responsabile della “Scuola di formazione politica” della Lega, Siri in pochi anni è diventato uno dei fedelissimi del segretario federale, che lo ha infatti nominato responsabile economico di Noi con Salvini.
Mister flat tax ha però qualche scheletro nell’armadio, a partire dalla condanna a 1 anno e 8 mesi per bancarotta fraudolenta.
Condanna comminata tre anni e mezzo fa dal tribunale di Milano in sede di patteggiamento per il fallimento della Mediatalia, società  che ha lasciato debiti per oltre 1 milione di euro.
Secondo i magistrati che hanno firmato la sentenza, prima del crack Siri e soci hanno svuotato l’azienda trasferendo il patrimonio a un’altra impresa la cui sede legale è stata poco dopo spostata nel Delaware, paradiso fiscale americano.

(da agenzie)

argomento: Giustizia | Commenta »

CON UN SITO E QUALCHE MAIL HO FATTO FINIRE UN FINTO SCEICCO SUI GIORNALI ITALIANI

Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile

LA BEFFA: COSI’ HO PORTATO IN ITALIA LA “FINANZA ISLAMICA”… COME CI SONO CASCATI I SOVRANISTI NOSTRANI (E NON SOLO)

Qualche giorno fa, prima delle elezioni, il Corriere della Sera ha pubblicato un pezzo in cui si dice che nell’ultimo mese la polizia italiana ha “bloccato 128 fake news.” Esatto, 128. Non una di più nè una di meno.
Buona parte delle reazioni al pezzo si sono concentrate su come il dibattito sul tema abbia ormai toccato il fondo, e su come l’espressione “fake news” abbia finalmente perso quel pochissimo senso che le restava.
Tutto giusto, ma da parte mia vorrei far notare una cosa: ve n’è scappata una.
Più o meno un mese fa, ispirato dalle elezioni e da alcuni casi di cronaca, mi sono chiesto: è davvero così facile fregare la stampa italiana, anche quella che si percepisce come seria ?
Davvero basta mandare una email con un finto comunicato stampa dal titolo accattivante per attirare l’attenzione dei media, innescare un effetto valanga e portare quel titolo accattivante sulla carta stampata e nelle edicole?
Così ho deciso di fare una prova. Obiettivo, vedere fin dove sarei riuscito ad arrivare con il minimo sforzo: un paio di settimane di lavoro e una singola email per far pubblicare una storia completamente inventata (che non fosse una semplice bufala razzista) su un quotidiano nazionale.
LA STORIA
Il primo passo era pensare la storia giusta. Sotto elezioni i media tendono a essere meno attenti del solito, soprattutto su quelli che sono i temi “caldi” che meglio riescono a polarizzare i lettori. Era proprio su questi temi che avrei voluto giocare.
Così mi sono messo a pensare: quali sono gli argomenti maggiormente capaci di insinuarsi nella retorica dei politici, preoccupare o esaltare larghi strati dell’elettorato e stimolare la fantasia dei complottisti?
L’islam e la cosiddetta invasione, mi sono detto (l’episodio di Giorgia Meloni al Museo egizio di Torino era ancora di là  da venire).
E poi: le banche e la finanza che controlla il mondo (questa era facile). E poi: gli investimenti stranieri e il ruolo di Milano come città  più europea d’Italia (una retorica con cui da Expo ci bombardano ancora oggi).
Ok. Ho messo insieme questi tre elementi, li ho mescolati per bene ed ecco la mia storia: c’è un colosso saudita che annuncia investimenti da 100 milioni di euro, una nuova sede a Milano e l’intenzione di portare la “finanza islamica” in Italia, dove le banche sono deboli e l’immigrazione da paesi a maggioranza musulmana ha creato un mercato potenzialmente ampio.
Omar bin Faisal al-Salwiya, rampante milionario saudita con un cognome curiosamente simile al mio, è nato così.
IL BACKGROUND
Quando si inventa un personaggio bisogna creare tutta la sua vita–anche le parti che non si raccontano. Quindi ho iniziato a pensare a un background credibile per il mio alter ego e la sua azienda di famiglia. Anche perchè presumibilmente i destinatari dei miei comunicati stampa avrebbero cercato su Google qualche informazione sugli al-Salwiya e la loro società .
La base era questa: gli al-Salwiya sono una ricca famiglia saudita che, partendo da un’azienda di costruzioni, è arrivata pian piano a possedere una holding attiva in diversi settori, dall’urban planning alla finanza, con operazioni in tutto il Medio Oriente. Nel 2018, l’erede della famiglia è stato incaricato di guidare lo sbarco dell’azienda sui mercati europei, partendo da Milano.
Per comunicare tutte queste informazioni, insieme ad altre ugualmente vaghe sulle attività  e la storia dell’azienda, ho creato il sito ufficiale della holding–dal pomposissimo nome The Saudi al-Salwiya Group, con tanto di motto “Building a better world” e di logo fatto traducendo parole a caso su Google translate, scontornandole e mettendole insieme.
Per fare il sito, il più è stato fare l’abbonamento alla versione premium di Wix (per eliminare i banner “crea il tuo sito con Wix” che compaiono quando hai solo la versione base) e trovare il template giusto.
Alla fine ho scelto quello standard per “azienda di costruzioni” le cui immagini predefinite–la foto di un viadotto, scene di vita in un cantiere e via dicendo–mi sembravano adatte.
Come sfondo della home ho messo un video di Riyad trovato su YouTube.
Ho aggiunto diverse sezioni: una sulle attività  del gruppo, con una foto dello skyline di Doha (quindi in Qatar) che ho trovato su Flickr; una con la gloriosa storia dell’azienda–tutto rigorosamente in inglese, con testo a fronte in arabo tradotto da Google translate;
E ho completato il tutto con una lista di premi vinti (tutti inventati, ovviamente), un form di contatto e una lista di finti clienti fatta cercando su Google “fake arabic logos.”
Fatto questo ho registrato il dominio AlSalwiyaGroup.com e ci ho collegato il sito. Poi ho aperto i profili social di Omar al-Salwiya: Twitter (perchè i sauditi usano tutti Twitter, è risaputo) e LinkedIn.
A questo punto gli al-Salwiya erano pronti a sbarcare in Europa.
LO SBARCO
Quanto ai comunicati stampa, ecco alcuni accorgimenti che ho preso prima di iniziare qualora doveste mandarne in futuro (ne ricevo decine al giorno, e ho una cartella per i miei preferiti):
– una casella di posta che non finisse per gmail.com (press@alsalwiyagroup.com);
– un responsabile PR italiano con esperienza estera, in grado di occuparsi della comunicazione del gruppo in fase di partenza (Emanuele Rossi, nome con cui avrei firmato le mail stampa e risposto alle telefonate di lavoro–qui il suo LinkedIn);
– un titolo a effetto, per incuriosire il destinatario e far capire che valeva la pena aprire la mail perchè dentro ci sarebbe stato qualcosa di succoso e notiziabile. Ho deciso di andare con “finanza islamica.”
– un testo semplice.
Nel mio caso, poche righe in cui si faceva l’annuncio dell’arrivo dell’azienda, un virgolettato attribuito ad al-Salwiya sulla debolezza delle banche italiane e i motivi dell’operazione, una cifra buttata lì a caso per quantificare l’entità  dell’investimento (100 milioni di euro).
Per cominciare l’ho mandato a una serie di testate iper-locali perchè, pensavo, sarebbe stato più facile farmi pubblicare prima lì e poi andare a salire una volta che su Google sarebbero cominciati ad apparire risultati sul mio saudita e la sua azienda.
E infatti così è stato: la maggior parte delle testate ha ignorato la mia email, ma le poche che mi hanno ripreso sono state abbastanza per riempire una pagina di risultati. Non ne servivano altre, tanto nessuno va oltre la prima pagina di Google.
*Qualche giorno dopo, su Skyscrapercity.com–un forum a tema città  e urbanistica–hanno incominciato a comparire thread sull’imminente arrivo dei sauditi e su cosa avrebbe significato per la città .
“Ciao ragazzi, pare che i Sauditi di al-Salwiya Group vogliano finanziare un nuovo progetto di riqualiificazione urbana,” scriveva un utente. “Da quello che si legge fra le righe pare che la sede vogliano proprio costruirsela da zero!” commentava un altro.
Il secondo e il terzo giorno del mio esperimento ho mandato la stessa mail ad altre testate di livello un pochino più alto rispetto alle varie Mi-Lorenteggio, La Martesana e Rho News. Stavolta l’obiettivo non era più creare risultati su Google, ma far conoscere il mio nome.
È successo quasi subito: il 24 gennaio sono finito su Affari Italiani.
LA VALANGA
Affari Italiani ha un bel bacino d’utenza, e l’espressione “finanza islamica” ha scatenato proprio la reazione che avevo preventivato. Nel giro di pochi giorni, il pezzo ha fatto più di 3000 condivisioni.
In generale i toni delle reazioni sotto al post erano apocalittici: “Quale sarà  la prossima tappa? Abbattere le chiese e rimuovere le croci dai cimiteri?”
Non mancavano constatazioni piene di amarezza: “Non dobbiamo prendercela con chi lo fa ma con chi glielo permette.” Ma i miei commenti preferiti erano quelli che azzardavano analisi geopolitiche: “Questi hanno fretta di inserirsi economicamente ovunque in vari modi. Visto che il petrolio non sarà  eterno. Loro stanno guardando oltre e probabilmente si salveranno sfruttando l’Occidente… mentre l’Occidente affonderà .”
Questi sentimenti non erano espressi solo nei commenti di Tizio e Caio. Tra le 3000 e rotte condivisioni del pezzo infatti ce n’erano alcune abbastanza rilevanti: ad esempio quella di Paola Bacchiddu (giornalista ed ex candidata nel 2013 con L’Altra Europa per Tsipras), quella di Kawtar Barghout (blogger italo-marocchina che scrive sul Giornale, famosa come “musulmana di destra”) e quella di Maryan Ismail, candidata alle regionali in Lombardia con Fontana, che ha usato al-Salwiya per fare campagna elettorale.
Ma la mia preferita resta quella di Roma fa schifo–un blogger che si occupa in modo spesso polemico di tutto ciò che riguarda Roma, il decoro urbano e la gestione ella città –che si lamentava del fatto che gli investimenti vanno sempre a Milano e mai a Roma.
Anche i siti di bufale e la destra più o meno estrema ci si sono buttati a pesce.
La storia della finanza islamica che viene a invadere l’Italia perchè qui le banche sono deboli è stata tritata da una serie di profili Twitter di destra, è stata risputata fuori da siti di fake news come VoxNews e ImolaOggi e per finire è stata servita dal sito ufficiale di Il Sud con Salvini–la sezione meridionale della Lega.
FUORI DA INTERNET
Nel frattempo la storia della finanza islamica iniziava ad alimentare la mia casella di posta. Dal form di contatto del sito arrivavano curriculum e candidature spontanee di gente che voleva lavorare con me (anche con ruoli dirigenziali–un tizio mi si era proposto come country manager), mi scrivevano privati e aziende che volevano fare affari con me e giornalisti che non vedevano l’ora di intervistarmi.
C’era il CEO di una startup di trading che voleva convincermi a finanziario, penso convinto di aver trovato la gallina dalle uova d’oro, un’azienda che si occupa di certificazioni per aziende che operano nel settore della finanza islamica (quella vera) che cercava insistentemente di contattarmi probabilmente perchè l’al-Salwiya Group non gli risultava azienda certificata, un italiano esperto di diritto bancario che mi scriveva per dirmi di contattarlo se mai avessi avuto bisogno di aiuto con la burocrazia e i regolamenti italiani. Mi sono sentito davvero ben accolto.
Alla maggior parte di queste email non ho mai risposto, perchè non mi andava di prendere in giro delle persone che stavano lavorando o cercando lavoro.
Quanto ai giornalisti, un canale in particolare mi ha chiesto di collaborare per dare al Saudi al-Salwiya Group la giusta copertura mediatica sui loro canali.
Sono stati gli unici a cui ho risposto (in qualità  di responsabile PR Emanuele Rossi), e quella che è seguita è stata una telefonata surreale, con reiterati inviti a mandare “un portavoce, uno dei tuoi” in trasmissione per farsi intervistare di fronte ai quali ho tergiversato dicendo che, essendo appena sbarcati in Italia, era un momento un po’ caotico. “Dai, allora vi metto nel loop dei nostri comunicati stampa,” gli ho detto.
IL GRAN FINALE
A questo punto mi sentivo di dire di aver appreso questa grande verità  sul mondo dei media: è come il gioco del telefono senza fili.
Venire ripreso da una fonte ti fa finire su un’altra e poi su un’altra ancora, e così via. Qualche tempo fa ho seguito l’epopea di Alessandro Proto che proprio su questa cosa ci ha costruito una carriera: per anni è riuscito a spacciarsi per finanziere milionario, promessa del centrodestra e amico personale di Trump, il tutto semplicemente mandando dei comunicati stampa alle redazioni dei giornali in cui diceva che il suo gruppo immobiliare stava trattando questo o quell’altro affare con un personaggio famoso. In pratica ha applicato quella famosa frase di Goebbels: ha ripetuto una bugia un certo numero di volte finchè non è diventata vera.
Nel mio caso però dopo due settimane di esperimento la situazione era stazionaria. Certo, al-Salwiya era finito su un tot di siti, diverse testate erano interessate a intervistarlo, la sua casella email scoppiava.
Ma ormai la spinta del comunicato stampa si stava esaurendo. Finchè poi, un giovedì di fine febbraio–due settimane dall’inizio del mio esperimento e dall’invio del comunicato stampa–il salto è arrivato. Il mio saudita è finito su Avvenire.
Per quanto sia un quotidiano cattolico, Avvenire è uno dei giornali italiani che rispetto di più, perchè sotto molto aspetti è più serio e aperto della Repubblica.
Lo rispetto così tanto che non l’avevo neanche considerato tra le testate a cui mandare i miei comunicati stampa. Eppure eccolo lì, Omar al-Salwiya, che “nella cornice del Business Forum di Riad” (che non esiste) annunciava “l’intenzione di accedere al mercato europeo attraverso una sede che sarà  collocata a Milano.”
Per quanto secondo l’articolo la notizia suscitasse “più di un interrogativo,” questi interrogativi sembravano riguardare solo gli aspetti burocratici e legali dell’operazione (“in Italia, infatti, non ci sono normative che permettano l’apertura di istituti bancari ‘sharia-compliant'”) e non l’effettiva esistenza dell’azienda o del mio saudita, presentato come un manager “figlio del fondatore del colosso Saudi al-Salwiya Construction Company, dal 1977 protagonista dei settori edilizia, pianificazione e infrastrutturazione urbana. Nel tempo, la famiglia al-Salwiya ha saputo ampliare le proprie attività  aprendo a luxury, business development e servizi finanziari.”
Quando mi hanno mandato su WhatsApp la foto di questo trafiletto non ci potevo credere. La sera stessa sono andato in una biblioteca vicino a casa, che ha le copie vecchie dei giornali, a controllare. Era tutto vero.
Ma era comunque soltanto un trafiletto, su un giornale che secondo gli ultimi dati vende 120mila copie tra cartaceo e digitale.
Eppure qualcuno lo legge. Tipo i giornalisti di Libero. Perchè la mattina dopo l’alert di Google a cui avevo dato il compito di avvisarmi per ogni nuovo risultato contenente la parola “al-salwiya” mi ha mandato una mail segnalandomi questo approfondimento a tutta pagina:
“Sharia nel conto corrente” “La finanza islamica è sbarcata in Italia – Il gruppo saudita al-Salwiya apre una sede a Milano. Il portavoce: qui c’è spazio per noi, le banche sono deboli,” titolava Libero a pagina 8. L’articolo non era semplicemente un copia-incolla del mio comunicato stampa ma era piuttosto dettagliato: riportava le mie dichiarazioni, le commentava, ci associava diversi dati sulla finanza islamica presi dal Fondo Monetario Internazionale e lo stato della legislazione italiana in materia. Accanto c’era persino una scheda riassuntiva sulla storia e le attività  di al-Salwiya Group. I miei sinceri complimenti all’autore per l’impegno e il rispetto delle 5W.
Purtroppo non sono riuscito a trovare il cartaceo di Libero di quel giorno, quindi non potrò incorniciarlo e appenderlo in casa. Mi piace pensare che sia andato esaurito. Mi piace pensare che quella mattina, in qualche bar di paese da qualche parte in Italia, qualche vecchio abbia sbattuto il pugno sul tavolo imprecando contro la finanza islamica.

Mattia Salvia
(da “Vice”)

argomento: Costume | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.295)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.221)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (119)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.581)
    • criminalità (1.402)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.528)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.331)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.077)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (821)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (510)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (542)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.784)
    • governo (5.799)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.411)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (40.712)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.682)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (452)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Agosto 2026 (17)
    • Luglio 2026 (613)
    • Giugno 2026 (545)
    • Maggio 2026 (402)
    • Aprile 2026 (591)
    • Marzo 2026 (641)
    • Febbraio 2026 (617)
    • Gennaio 2026 (652)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (457)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (503)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (460)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (584)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (632)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (204)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (157)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Marzo 2018
    L M M G V S D
     1234
    567891011
    12131415161718
    19202122232425
    262728293031  
    « Feb   Apr »
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • A MUSK NON BASTA ESSERE IL PIÙ RICCO DEL MONDO: VUOLE IMPORRE UNA TECNO-SOVRANITÀ. IL LIBRO “MUSKISMO”, DELLO STORICO QUINN SLOBODIAN, RACCONTA L’INQUIETANTE IDEOLOGIA DEL FONDATORE DI TESLA E SPACE X: UN MANIPOLO DI TECNOCRATI CHE COMANDA SU TUTTI GLI ALTRI
    • L’ARMATA BRANCA-MELONI RISPOLVERA LA RIFORMA DELLA CORTE DEI CONTI (GIA’ APPROVATA DAL PARLAMENTO) ED’ E’ PRONTA AL COLPO DEFINITIVO: UN DECRETO ATTUATIVO CHE STRAVOLGE L’ASSETTO DELLE PROCURE CONTABILI
    • MENTANA-LA7: STAVOLTA SEMBRA DAVVERO FINITA. CHICCO ESCLUDE UN SUO PASSAGGIO A “REPUBBLICA”, MA SOLO DA QUI A DICEMBRE: “NON ANDRÒ. SONO UNA PERSONA CHE STA IN UN POSTO PER VOLTA ED È L’UNICA CLAUSOLA (DI NON CONCORRENZA) CHE HO CON ME STESSO. MI È ACCADUTO CON LA RAI, E CON CANALE 5. ACCADRÀ ANCORA”
    • “DIBBA” È PRONTO A TORNARE. E AFFOSSARE IL CENTROSINISTRA: ALESSANDRO DI BATTISTA STA PENSANDO DAVVERO DI CORRERE ALLE POLITICHE DEL 2027 CON IL SUO MOVIMENTO, “SCHIERARSI”, CHE SECONDO I SONDAGGI VALE UN 3,5%
    • MI SI NOTA PIÙ SE CHIUDO O NON CHIUDO SCHENGEN? GIORGIA MELONI TENTA DISPERATAMENTE DI FARSI NOTARE DA DONALD TRUMP
    • IL FLOP DEL PNRR SUGLI STUDENTATI: CENTINAIA DI MILIONI PER POCHI POSTI LETTO, UN AFFARE SOLO PER I PRIVATI
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA