Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile
IL POLE DELRIO, CON ZINGARETTI IN PISTA NEL 2019… POTREBBE ARRIVARE DAL CENTRODESTRA LA PROPOSTA DI GARANTIRE UN APPOGGIO ESTERNO A UN GOVERNO CON PREMIER GIORGETTI
Il campo martoriato del Pd consiglia a tutti i contendenti di cercare una tregua se pur armata. Per
questo da ogni parte si presti orecchio, il refrain è sempre lo stesso: meglio evitare le primarie in questa fase.
Lo ammettono perfino i renziani, che – pur divisi al loro interno – si stanno rassegnando a questo epilogo che trova d’accordo tutti: da Franceschini a Fassino, da Orlando a Zanda e via dicendo.
Rinviando in sostanza al 2019 la contesa. E, per arrivarci, si sta disegnando un percorso. Che vede Maurizio Martina nel ruolo di traghettatore, il tempo per convocare l’assemblea nazionale una volta scavallata l’elezione dei presidenti delle Camere.
Superato questo scoglio, designare all’unanimità , senza candidature contrapposte, un segretario vero: come lo fu Franceschini dopo Veltroni ed Epifani dopo Bersani.
Una figura che conduca il partito fuori dalle secche. Fino a quando?
Qui le strade divergono: alcuni vorrebbero fino al 2021, scadenza naturale da statuto. Altri fino al 2019, in coincidenza con le europee e magari con un voto anticipato.
E chi potrebbe essere questa figura? Il nome più gettonato da varie parti è quello di Graziano Delrio.
Anche Renzi – che lunedì sarà in Direzione senza aver alcuna voglia di mollare la presa sul partito – nella sua rosa di favoriti annovera lui al primo posto, seguito da Sergio Chiamparino e in terza battuta da Matteo Richetti.
Pure se il ministro dei Trasporti non ha lesinato critiche, Renzi lo considera sempre uno dei suoi.
«È un personaggio di peso e in questa situazione serve qualcuno con una certa statura», dicono i fiorentini. Anche sull’altra sponda, quella degli anti-renziani, Delrio è molto ben visto. Se non altro, perchè designare lui consentirebbe di non andare alla “conta”, evitando così uno scontro fratricida.
Dalle parti di Orlando la pensano in modo un filo diverso, puntando su Martina reggente e Zingaretti segretario.
«Non sentiamo il bisogno di tornare alla contrapposizione dei gazebo – dice Cesare Damiano – ma di un partito che consulta gli iscritti. Superando la transizione con la designazione unitaria di un segretario». Ma le vie per la tregua sono tante.
Lo stesso Zingaretti non amerebbe correre senza le primarie e anche per lui, fresco di elezione a governatore, il 2019 o 2021 potrebbero andar bene.
Stesso dicasi forse per un neo-iscritto di peso come Carlo Calenda. Che non avendo alcuna intenzione di scendere in campo oggi, «non mi candido perchè sarei un buffone», forse di qui a un anno-due potrebbe maturare un desiderio che allo stato non si vede.
Anche perchè pare che da Statuto un nuovo iscritto non possa candidarsi leader.
Ma su questa voglia di sedare e sopire, o di rigenerare il partito, incombe una spada di Damocle: l’arrivo – di cui si vocifera tra i renziani – di un’offerta del centrodestra per un appoggio esterno del Pd ad un governo guidato da un fedelissimo di Salvini, Giancarlo Giorgetti.
Numero due di fatto del Carroccio, deputato di lungo corso, già presidente di commissioni economiche, cattolico e da sempre in buoni rapporti con i Dem.
In quel caso il Pd si spaccherebbe di nuovo: gli orlandiani, ma anche molti renziani, non vogliono finire nelle braccia della Lega.
Ma non si sa se gli altri big e il corpaccione dei peones resisterebbero ai richiami di Mattarella. Specie di fronte alla minaccia di un altro voto anticipato a stretto giro, con il rischio di finire nel baratro.
(da “La Stampa”)
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Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile
AL CENTRO DELL’INCHIESTA SUI RIFIUTI, NON E’ STATO ELETTO IN PARLAMENTO PER POCHI VOTI… LA MELONI SMENTISCE
Luciano Passariello dice di avere l’appoggio di Giorgia Meloni nonostante l’inchiesta della Procura di Napoli su presunti illeciti nell’aggiudicazione delle gare d’appalto della società partecipata Sma Campania in cui il consigliere della Regione Campania risulta indagato, ma la leader di Fratelli d’Italia smentisce.
“Giorgia Meloni? Ha visto i video e mi ha detto: ‘vai avanti’”, riferisce Passariello riferendosi all’altra inchiesta, quella giornalistica di Fanpage.it.
L’esponente di Fdi è stato sconfitto al collegio uninominale di Napoli-Ponticelli e non è stato eletto al collegio plurinominale corrispondente alla città di Napoli e ora punta il dito contro l’inchiesta della Procura di Napoli che lo vede indagato per corruzione “ha sicuramente creato delle difficoltà , non faccio il parlamentare per questo. Per 2mila voti non sono scattati due seggi per Fratelli d’Italia”.
Dal partito, assicura, “non abbiamo avuto un euro. I soldi per la campagna elettorale sono tutti su un conto corrente intestato al mandatario elettorale, sono stati versati da me e da qualche amico”.
Poche ore dopo l’ufficio stampa di Fratelli d’Italia dirama un breve comunicato: “Le parole attribuite oggi in conferenza stampa dal consigliere Luciano Passariello al presidente Giorgia Meloni sono prive di ogni fondamento“.
Già il 18 febbraio la Meloni aveva preso le distanze dal consigliere: “Cercheremo di valutare la posizione di Luciano Passariello quando avremo tutti gli elementi — aveva detto la leader del partito — non ho gli elementi per giudicarlo, speriamo di avere qualche elemento di più anche nelle prossime ore per poter fare chiarezza. Se dovesse essere eletto e poi condannato, chiederei le sue dimissioni“.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile
“NON MOLLATE E SARETE PREMIATI COME MINISTRI E SOTTOSEGRETARI”… ARRIVA LA FLESSIBILITA’ SUI SOLDI DA RESTITUIRE
«Vedrete, dopo questo incontro, ci diranno che siamo una setta e che vogliamo tenere tutto
nascosto», avverte Rocco Casalino, appena nominato capo della comunicazione dei grillini alla Camera.
Certamente lo streaming è un ricordo molto lontano, preistoria del M5S.
Ma La Stampa è riuscita comunque a vivere in diretta, dall’interno, la convocazione dei nuovi parlamentari all’hotel Parco dei Principi di Roma.
È un racconto sulla grande paranoia del M5S verso i giornalisti e sull’ansia di Luigi Di Maio che il gruppo non tenga all’esordio nel Palazzo e che molti tra i debuttanti possano lasciarsi trascinare da altre tentazioni.
Arrivati, i 5 Stelle vengono divisi in due stanze adiacenti, una per i deputati e un’altra per i senatori.
Di Maio, eletto alla Camera, parla ai primi. Presenta la nuova capogruppo, Giulia Grillo, e il suo capo della comunicazione, Casalino.
Di Maio chiede fiducia e compattezza, promette posti di governo, e avverte: «Cinque anni fa dicevano che il M5S era finito. Chi non ha tenuto ed è andato via non è stato rieletto, tranne in un caso, in un partito del 4% (Walter Rizzetto, ndr). E poi invece ci sono persone che hanno tenuto duro e magari oggi stanno per diventare viceministri, sottosegretari. Chi ci ha creduto verrà premiato».
Il leader invoca «serenità e tranquillità » dai nuovi, li prega di «non mollare» perchè teme, soprattutto se i tempi si allungheranno, i rischi di ammutinamento per frustrazione, molto più di com’è stato 5 anni fa.
«Dobbiamo resistere alla pressione mediatica. Soltanto fidandoci l’uno dell’altro riusciremo ad arrivare dove vogliamo. Fidatevi dei parlamentari uscenti e della comunicazione. Me lo ha insegnato Gianroberto Casaleggio: Puoi fare tutto quello che vuoi ma se non lo comunichi bene non esiste. Per questo vi chiedo di seguire la squadra della comunicazione. Sono la linea del M5S».
«Non parlate con loro»
La persona che Di Maio introduce tra gli applausi è Rocco Casalino. Il suo ruolo, come appare all’intera platea subito dopo, sarà ancora più centrale.
Quella che segue è una vera e propria lezione di comunicazione politica in salsa grillina. Per Di Maio il messaggio da consegnare ai nuovi parlamentari è semplice: «È fondamentale restare uniti – dice Casalino -. La cosa peggiore è esprimere posizioni diverse, perchè disorientano e chi è a casa non capisce».
La preoccupazione, come si denota dal silenzio imposto alle matricole del M5S mentre scendono dai taxi proprio di fronte alla porta dell’hotel (istruzioni, dello staff), è il rapporto con la stampa: «Noi abbiamo l’abitudine a prendercela con i giornalisti e facciamo bene ma è vero che la responsabilità è anche nostra».
Casalino dice di averlo imparato dagli ultimi cinque anni: «Il giornalista vi usa come fonti anonime. E così crea un meccanismo psicologico per cui il parlamentare pensa “Io glielo dico tanto lui mi copre”. Scrive “fonte parlamentare” e noi passiamo settimane a smentire».
Altra consapevolezza: «Non c’è nulla che si possa tenere nascosto con loro, che si possa fare segretamente, anche se siamo in tre. Esce tutto».
E Casalino vorrebbe evitarlo. Come? «Non avete bisogno di rapportarvi con i giornalisti. Non vi fate fregare quando vi diranno “Dammi una notizia che sennò vengo licenziato” oppure “fammi guadagnare trenta euro”. Ci sono cascato anche io tante volte. Pensate sempre che il loro fine è di danneggiarci».
Il giudizio è netto: «I giornalisti sono cattivi. Cercano di tirarci da una parte all’altra perchè giocano una partita importante. Partecipano alla campagna elettorale in modo spudorato. Ma non è mai un attacco semplice. È sempre più sofisticato. Non fate il loro gioco sporco. Solo se siamo uniti riusciamo a combatterli. Non serve a nulla parlare con loro. Serve solo a spaccarci e a far dire che siamo divisi. Non abbiamo più bisogno di giornali e tv. Riusciamo ad arrivare a milioni di persone e già nel 2013 abbiamo preso il 25% senza la comunicazione tradizionale».
Lo staff invierà istruzioni, assicura, anche sui social, per i quali è prevista una stretta: «Chiudeteli e aprite quelli ufficiali. Fate attenzione a cosa scrivete. Non entrate troppo nel politico. I giornalisti cercheranno cose vecchie, tipo le scie chimiche e altre cose imbarazzanti. Non c’è nessuna volontà di limitare la vostra libertà : siamo qui per proteggervi. Proteggiamoci tutti a vicenda».
Minoranza, case e scontrini
Poi i ricordi, che valgono come ulteriore avvertimento ai possibili dissidenti.
Per la prima volta viene usata la parola «minoranza». «È normale che ci possa essere una minoranza che crede che la sua sia la strada giusta ma visto che non ha la forza per cambiare la linea da dentro, si offre ai giornali. È un meccanismo che abbiamo vissuto negli anni passati. Hanno creato solo confusione».
A un certo punto arrivano le domande.
Una deputata: «Mi hanno invitata a un incontro sul ruolo delle donne. C’è anche una di un altro partito. Posso andarci?». «Evita».
Altro dubbio: «Che facciamo con gli attivisti che ci stanno già contattando?». La risposta di Giulia Grillo dà l’idea di come sia cambiato il M5S: «Ricordatevi che ora siete parlamentari eletti, portavoce di un programma. Non siete nient’altro che questo».
Ma la fiducia passa anche dalla scelta dei collaboratori: «Vi consiglio di sceglierli con cura, gente di cui si può fidare anche il M5S», dice Grillo che si raccomanda: «Cercate di essere sobri nella scelta della casa a Roma. Ricordatevi che siamo del M5S». Almeno ci sarà più flessibilità sulla rendicontazione delle spese e sui rimborsi: «Verrà semplificato il sistema. Non ci saranno più gli scontrini. Stiamo studiando un forfait». E qui scoppia un boato.
L’applauso è liberatorio.
(da “La Stampa”)
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Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile
A BORDO TRE FRATELLI CON IL 14ENNE MALATO DI LEUCEMIA: UNA STORIA D’AMORE DI VERI EROI … PER CERTI BASTARDI FORSE ERA MEGLIO MORISSE NEI CAMPI CRIMINALI LIBICI
Una fuga disperata per curare il piccolo Allah.
La ong spagnola Proactiva Open Arms ha intercettato nel Canale di Sicilia un piccolo gommone con a bordo tre fratelli.
“Una storia d’amore e di veri eroi”, ha scritto su Twitter la ong.
I migranti hanno raccontato di essere partiti dalla Libia per dare un futuro al fratello più piccolo, Allah.
“Notte felice nel Mediterraneo”, dice Oscar Camps della Proactiva, “tre fratelli con un sacco di amore e 200 litri di benzina si sono messi in mare per avere la possibilità di dare al fratello che ha la leucemia, la speranza di raggiungere un ospedale europeo”.
Poi aggiunge la ong: “Come deve essere la Libia e come si deve vivere lì se l’unica speranza di un bambino malato è la fuga in mare? E l’Europa continua a nutrire quell’inferno… Reagiamo!”.
(da agenzie)
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Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile
CONGIUNTIVI ERRATI E “HA” SENZ’ACCA: 3 CANDIDATI SU 4 NON AMMESSI AGLI ORALI
La storia l’ha raccontata il Messaggero Veneto: nell’ultimo concorso della Buona Scuola aperto in
Friuli Venezia Giulia tre aspiranti maestri su quattro sono stati bocciati all’esame scritto.
Gli ammessi erano 700 e i risultati sono arrivati soltanto in questi giorni.
In mezzo commissioni d’esame dimissionarie e plichi perduti e solo di recente ritrovati.
Un pasticcio, per 189 posti di ruolo in palio che ancora attendono di essere coperti. Ma a sorprendere i commissari è stata la scarsa, per non dire disastrosa, preparazione linguistica dei candidati, per lo più giovani diplomati, qualcuno con laurea
All’esame quegli stessi maestri (o aspiranti tali) hanno fatto mettere le mani nei capelli a chi li doveva giudicare. Chi è inciampato nella consecutio, chi è caduto rovinosamente nella concordanza tra soggetto e verbo: «La palla girav asu se stessa mentre l’allievo l’ha guardata»; «Gli strumenti utilizzati ha un’importanza fondamentale». Un candidato è sicuro che «il bambino a bisogno di…». Un’acca, almeno.
Un altro dimentica le doppie: «La strutura è importante; ma lo è di più la didatica», scrive. Importante sarebbe sapere almeno l’italiano, scuotono la testa i commissari.
Gli strafalcioni sono stati ricorrenti nel concorso per lascuola dell’infanzia e primaria indetto nel 2016 e svolto in ogni regione.
Repubblica ricorda oggi che a livello nazionale il 70% non ha passato gli scritti, otto su dieci nel Lazio. In Veneto sono stati ammessi all’orale in 1.604 su 3.410. Anche qui fece scandalo la galleria degli orrori grammaticali: “un’evento, aquistato, una melodia disciendente”.
Non andò meglio in Emilia Romagna: 448 promossi allo scritto su 2.701, il 16,5%.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile
AVREBBE AGITO PER MOTIVI ECONOMICI
Un uomo, Sergio Papa, 35 anni, è stato fermato nella notte dai carabinieri per l’omicidio della coppia di anziani, uccisi il primo marzo a Cison di Valmarino (Treviso) nel giardino della loro abitazione.
Secondo quanto ha appreso dall’Ansa, il presunto omicida vive a Cison, ma è stato bloccato in un comune poco distante, a Refrontolo. Il delitto sarebbe maturato per motivi economici.
Il provvedimento di fermo, firmato dal pm Davide Romanelli, è stato notificato a Papa stamane, nella caserma del Comando Provinciale di Treviso, dove era stato portato nella notte. L’uomo è stato poi trasferito in carcere, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Loris Nicolasi, 72 anni, e sua moglie Anna Maria Niola, 69, erano stati uccisi con ferocia, a colpi di spranga e coltello, forse un pugnale, e lasciati morenti sul prato dietro la loro casa, una zona di campagna a a Rolle di Cison di Valmarino (Treviso). L’assassino aveva colpito con numerosi fendenti l’uomo, quasi tutti inferti con molta violenza e di cui uno mortale al collo.
Si era accanito meno sulla donna, dandole un solo fendente fatale al torace e poche altre pugnalate. A scoprire i cadaveri era stata la figlia, al rientro a casa dal lavoro nel pomeriggio.
La donna aveva trovato la casa a soqquadro e i corpi dei genitori riversi nel giardino, a poca distanza l’uno dall’altro.
Dalle modalità del duplice delitto, l’anatomopatologo Alberto Furlanetto, che il 5 marzo aveva svolto l’autopsia, aveva avanzato l’ipotesi che il vero obiettivo dell’aggressione fosse stato, con tutta probabilità , Loris Nicolasi.
Secondo il medico, inoltre, la quantità di fendenti inferti all’anziano, portati quasi tutti con estrema violenza, accompagnati dunque da una precisa volontà di colpire, avrebbe richiesto all’aggressore un tempo piuttosto lungo, incompatibile con la dinamica di una semplice rapina poi degenerata, dove in genere il malfattore tende ad agire rapidamente e ad allontanarsi alla svelta.
Sulle braccia di entrambe le vittime erano stati riscontrati i tipici segni di un vano tentativo di difesa.
Dalle indagini era trapelato dunque che l’ipotesi del furto o della rapina sfociata in duplice delitto aveva giorno dopo giorno perso consistenza, mentre acquistava maggior peso l’ipotesi che la famiglia, o almeno uno dei membri, potesse conoscere l’aggressore e che questi abbia agito con un movente economico.
Un omicidio, secondo gli investigatori, sempre di più legato a rapporti fra persone appartenenti a vario titolo alla cerchia delle conoscenze più strette della coppia. Ecco perchè negli ultimi giorni gli investigatori avevano passato al setaccio i conti correnti alla ricerca di movimenti di denaro che potessero indirizzare gli investigatori verso l’individuazione dell’assassino.
(da agenzie)
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Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile
VIOLENZE E STALKING SULLE SUE ALUNNE, LA RISORSA PADANA AI DOMICILIARI DOPO DUE ANNI DI ABUSI
Due anni di incubo, fra le mura della scuola e anche fuori, all’aria aperta, durante le attività
extrascolastiche.
Due anni di attenzioni morbose frutto dell’ossessione verso studentesse giovanissime – una aveva meno di 14 anni – sfociate in violenza sessuale e stalking: ne è certa la Procura di Reggio Emilia che nei giorni scorsi ha messo ai domiciliari un insegnante in una scuola del Reggiano. Nuovi dettagli emergono su ciò che le sue alunne avrebbero subìto.
Le indagini dei carabinieri di Castelnovo Monti partono dalla segnalazione di una famiglia; segnalazione che è accompagnata da insistenti voci su quell’insegnante e sugli atteggiamenti tutt’altro che consoni al suo ruolo.
Emergono così gradualmente racconti terribili, di ragazzine palpeggiate durante le attività di equitazione al pomeriggio, di appostamenti a scuola per cercare di baciarle, persino di atteggiamenti sadomaso, di sms di natura erotica che l’uomo avrebbe inviato alle alunne chiedendo loro, poi, di cancellarli.
E poi quello che è il quadro a tinte più fosche: una studentessa – che non aveva nemmeno 14 anni all’epoca – ha raccontato di essere stata attirata con uno stratagemma all’interno di un capanno, durante un’attività extrascolastica: lì, legata mani e piedi, avrebbe subìto violenza.
Violenza che aggredisce il corpo e scava nella mente, tanto da impedire alla ragazzina di muoversi con serenità all’interno della scuola, terrorizzata dall’idea di trovarsi l’insegnante anche all’interno della toilette: l’alunna non voleva più andarci da sola, andava solo accompagnata dalle amiche
Sono racconti cui la Procura della Repubblica di Reggio Emilia crede, tanto da aver emesso un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per l’uomo, 65 anni.
Dovrà difendersi dalle accuse, gravissime e pesantissime, di violenza sessuale aggravata e continuata, ma anche di stalking nei confronti di una vittima. Una delle sue amiche ha avuto il coraggio di confidarsi con i genitori, che si sono rivolti ai carabinieri, e da lì sono partite le indagini.
(da agenzie)
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Marzo 9th, 2018 Riccardo Fucile
AVETE LETTO BENE, NON DOSI DI COCAINA, NON EVASORI DELLE TASSE COMUNALI, NON AUTO DI CHI GUIDA “FATTO”, MA MIMOSA ALO STATO PURO NON TAGLIATA
L’8 marzo, per celebrare la festa della donna, i vigili urbani di Genova con la supervisione dell’assessore Mr. Crisantemo, hanno sventato il colpo del secolo sulle rive del Bisagno.
Altro che neutralizzare Arsenio Lupin che agiva indisturbato in prossimità delle rive della Senna, qua si fa sul serio.
Un comunicato del Comune ci dà il dettaglio del bottino della poderosa macchina da guerra scesa in campo.
Sono stati sequestrati 1.237 mazzetti di mimosa “venduti abusivamente”, cosi ripartiti: in Centro 932 mazzi, nei vicoli 170 mazzi, altrove 135 mazzi.
La notizia non è stata ancora diffusa per la città con gli altoparlanti sulle auto dei vigili, ma i pochi fortunati che ne sono venuti a conoscenza stanotte hanno finalmente potuto riposare serenamente, sapendo che la legalità è stata ripristinata: padroni dei fiori a casa nostra, rimpatriare le mimose clandestine che vengono in Italia per delinquere.
Poi quel giallo è sospetto, fa pensare a infiltrazioni di terroristi asiatici, di strani infusi per “caricare” islamisti che odiano le rose italiane e pure i crisantemi e magari si fanno esplodere in un tripudio di petali.
E’ cosi’ che si bloccano le mimose invasive, fermandole sul bagnasciuga di Genova e affondando i vasetti, perbacco.
Altro che centinaia di guidatori fatti di coca e alcool che guidano indisturbati per la città tanto non li ferma nessuno per un controllo, altro che migliaia di cartelle esattoriali inevase, tubi che scoppiano, buche e rumenta, marchette ai poteri forti.
Il degrado è rappresentato dai poveri che frugano nei cassonetti e da chi vende dieci mazzette di mimosa per potersi mangiare un panino.
Che la mimosa sia con voi e una risata vi seppellisca.
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Marzo 9th, 2018 Riccardo Fucile
ALLA PRIMA RIUNIONE M5S ARRIVANO TUTTI A BORDO DI TAXI… CONSEGNA DEL SILENZIO DA PARTE DEI VERTICI
L’assemblea dei nuovi eletti M5s inizia con un corteo di taxi. 
Tutti i deputati e i senatori arrivano davanti l’hotel Parco dei principi a bordo delle auto bianche e naturalmente si fanno dare la ricevuta per il rimborso. Le macchine sono talmente tante che intasano il lussuoso ingresso dell’albergone nel cuore dei Parioli di Roma.
Una neo deputata, tailleur e tacchi a spillo, scende dall’auto: “Come mi chiamo? Chiamatemi onorevole”.
In poche ore, nel mondo pentastellato, non ci sono più i mezzi pubblici, le passeggiate tra i “cittadini” e dal vocabolario sembra essere sparita anche la parola “portavoce”, come si facevano chiamare i parlamentari eletti.
Non c’è neanche più l’hotel Saint John in zona Esquilino, albergo abbastanza defilato e non utilizzato per eventi politici, dove i 5Stelle si erano radunati nel 2013. Ciò che è rimasto identico è la consegna del silenzio, ovvero il divieto assoluto di parlare con la stampa. Tra le tante auto bianche passa anche una smart. I cronisti chiedono: “È parlamentare?”. Questa volta si riceve risposta: “No, io sono berlusconiano nell’anima”. Niente da fare.
Eppure un tempo alcune riunioni venivano trasmesse in streaming e gli aspiranti capigruppo dovevano sottoporsi alla cosiddetta graticola, cioè a un fiume di domande per poi essere votati dai deputati e senatori.
Oggi, 5 anni dopo, i 334 tra deputati e senatori pentastellati (quasi il triplo della scorsa legislatura) si ritrovano per il loro primo appuntamento di ‘conoscenza e formazione’ in un hotel con soffitti stuccati, drappi, bar con le tovaglie di Fiandra e uomini della vigilanza ovunque.
Possono accedere alla sala riunione solo i deputati e i senatori eletti, mostrando il documento di identità . Viene dato loro un adesivo con scritto “Guest” così da essere riconoscibili ed evitare infiltrati.
A un certo punto, nel marasma dei taxi, dei grillini e delle telecamere, si vede una ragazza veneri fuori dall’hotel con la sacca della palestra. Non è una deputata ma è appena uscita dalla spa.
Inizia a urlare a favore di telecamere: “Sì, sì, Movimento 5 Stelle si chiamano così perchè vengono nell’albergo 5 stelle. Poi vogliono dare il reddito di cittadinanza, a me non serve… ma li voglio proprio vedere”.
Nessuno dei parlamentari raccoglie questa provocazione, che se scegli un hotel ai Parioli può arrivare.
Sta di fatto al bar dell’albergo, prima di iniziare l’assemblea, si sofferma un gruppetto di neo eletti un po’ spaesato: “Non so se i meetup se ne sono accorti, ma il M5S sta diventando partito a tutti gli effetti…”.
La hall dell’albergo è un proliferare di gruppetti in attesa che parli il capo politico. Una eletta risponde al collega, dopo uno scambio di congratulazioni per l’avvenuta elezione: “gli attivisti vanno portati dentro, è un processo che va fatto assolutamente dandoci una struttura ben radicata sul territorio”.
Riflessioni politiche che però non arriveranno nelle sale della riunione che invece rimane piuttosto logistica e organizzativa. A parte la scelta dei due capigruppo: Danilo Toninelli al Senato e Giulia Grillo alla Camera. È stato Luigi Di Maio a indicarli e la platea ha risposto con un applauso.
Niente a che vedere però con la standing ovation riservata al candidato premier, diffusa poi su tutti i social: “State tranquilli – ha detto – al governo ci andremo noi: ce la faremo”. E in ogni caso “se dovesse invece nascere un governo Pd-FI-Lega prenderemo i popcorn: vedremo presto crescere ancora il nostro consenso”.
Poco dopo Danilo Toninelli aggiunge: “Su Di Maio premier non si tratta” per il resto “parliamo con tutti”.
Solo i big possono dichiarare davanti alle telecamere. I parlamentari uscenti si limitano a brevi battute. Arriva per esempio Stefano Vignaroli, a bordo della sua moto, praticamente l’unico ad essere arrivato con un suo mezzo: “Alleanza tra Lega e Pd? Oggi parliamo di M5s. Abbiamo vinto”.
I riconfermati arrivano in trionfo, chi con occhiali da sole come Sergio Battelli saluta le telecamere, chi come i rappresentanti del sud fieri di aver fatto il pieno di collegi.
I nuovi si muovono con difficoltà . “Il mio nome? Non lo posso dire”. E un altro a domande precise risponde: “Buongiorno, buongiorno, buongiorno”.
E poi si infila nella hall dell’hotel in salvo. Carlo Sibilia, anche lui assalito dai cronisti, si ferma e dice: “Sicuramente il Def è una questione importante e noi cercheremo di inserire quelli che sono i nostri obiettivi per il programma”.
Anche di programma non si è parlato durante la riunione. Poi Davide Casaleggio ricorda: “Con Rousseau è stato creato un nuovo incredibile sistema di partecipazione”. Di Maio arriva quasi per ultimo e se ne va per primo dopo un’ora, anche in taxi, completo blu d’ordinanza dopo mezz’ora di discorso le chiedere ai suoi “di essere compatti in questa fase delicata”.
Come si addice a un leader, a un segretario, insomma a un presidente.
(da “Huffingtonpost”)
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