Destra di Popolo.net

I DATI SUL REDDITO DI INCLUSIONE: QUASI 900.000 CON SOSTEGNI AL REDDITO, 7 SU 10 AL SUD

Marzo 28th, 2018 Riccardo Fucile

BOERI: “REDDITO MINIMO E’ AI PRIMI PASSI, MA C’E'”

Le persone beneficiate da misure di contrasto alla povertà  sono nel primo trimestre 2018 quasi 900 mila e 7 su 10 dei beneficiari risiedono al Sud.
È quanto si legge nell’Osservatorio statistico sul Reddito di inclusione (Rei) presentato oggi dall’Inps e dal Ministero del Lavoro secondo il quale sono stati coinvolti dal Rei 316.693 persone (in 110 mila famiglie) mentre altre 47.868 persone (in 119 mila famiglie) sono state interessate dal Sia (Sostegno di inclusione attiva).
Secondo l’Inps, le misure di contrasto alla povertà  hanno raggiunto il 50% della platea potenziale.
I benefici economici del Reddito di inclusione (misura nazionale di contrasto alla povertà  erogata dal primo gennaio 2018), del Sia e delle misure regionali – spiega il presidente dell’Inps Tito Boeri – “hanno raggiunto 251 mila famiglie al 23 marzo di quest’anno, coinvolgendo 870 mila persone. Si tratta di dati cumulabili. Possiamo dire che in Italia un reddito minimo c’è”, osserva Boeri.
“Faccio un appello a chi ha agitato in queste ultime settimane la bandiera del reddito minimo: bisogna porsi come obiettivo prioritario di trovare più risorse per il Rei e spero non si voglia mettere in discussione ma andare avanti con il lavoro”, auspica Boeri.
“Noi con il Rei abbiamo colmato un ritardo di 70 anni rispetto ad altri Paesi. Oggi c’è un reddito minimo, ai primi passi ma c’è già : è ancora sottofinanziato ma la platea da luglio salirà  a 2,5 milioni di persone e 700.000 famiglie”.
Il reddito di cittadinanza, così come previsto dal M5S nella sua proposta di legge nella scorsa legislatura potrebbe costare tra i 35 e i 38 miliardi di euro. Spiega Boeri, sottolineando che si tratta “di una cifra molto consistente”.
Boeri evidenzia che sono state affinate le stime sul costo di questa misura rispetto a quanto previsto nel 2015, quando si parlò di 29 miliardi.
Il 73% dei nuclei percettori di Sia e Rei è una famiglia con almeno tre componenti ma l’11% è una famiglia con un solo componente.
Se si guarda al solo Rei il 23% dei nuclei percettori (110 mila nel complesso) è composto da un solo componente, in gran parte dei casi un over 55 disoccupato. Gli importi medi mensili per le famiglie sono di 297 euro per il Rei e di 244 euro per il Sia (119 mila famiglie).

(da agenzie)

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EVASIONE FISCALE, LA GRANDE DIMENTICATA NEI PROGRAMMI DI LEGA E M5S

Marzo 28th, 2018 Riccardo Fucile

ENTRAMBI SONO INTERESSATI A FAVORIRE GLI EVASORI FISCALI, DEMOLENDO GLI STRUMENTI DI CONTROLLO

Su come meglio abbassare le tasse, Lega e M5S in campagna elettorale sono apparsi distanti. Ma per altri versi quanto al fisco sono vicini.
Entrambi intendono demolire parecchi strumenti esistenti per la lotta all’evasione.
In altri momenti, le frasi pronunciate ieri da Padoan a un convegno della Guardia di Finanza sarebbero state classificate come retorica di rito da parte di chi occupa quella carica: occorre «respingere ogni tolleranza verso l’evasione fiscale» poichè «il rispetto delle regole aiuta ad accrescere la fiducia reciproca fra Stato e cittadini».
No n così ora. Cinque Stelle e Lega concordano nel dichiarare indulgenza verso quella che chiamano «evasione di necessità ».
Il fenomeno certo esiste: sappiamo che se per magia tutti cominciassero a pagare per intero quanto dovuto, con le aliquote fiscali attuali molte piccole imprese chiuderebbero.
Se tuttavia si abbandona ogni tentativo di cambiare, il sistema Italia sarà  sempre più frenato dalla concorrenza sleale che l’impresa truffaldina fa all’impresa efficiente; e non ci sarà  spazio sufficiente per ridurre le aliquote a beneficio di ognuno.
Qui si vede il limite vero del populismo, che riassume in slogan rabbie disparate, senza cercare di capire come i divergenti interessi dei cittadini possano essere conciliati.
Il giusto desiderio comune di pagare meno tasse non può essere soddisfatto se troppi vengono lasciati liberi di pagarne meno per conto proprio.
Con il concetto di «evasione di necessità » la Lega giustifica la proposta di un nuovo condono fiscale.
Nella passata legislatura il M5S se ne indignava, adesso non è chiaro. Vengono ugualmente incontro all’evasione altre misure previste da Luigi Di Maio e soci.
Al quinto tra i 20 punti sintetici del programma grillino si legge: «Abolizione reale degli studi di settore, dello split payment, dello spesometro e di Equitalia».
E subito dopo: «Inversione dell’onere della prova, il cittadino è onesto fino a prova contraria».
A parole suona bene. Ma, senza entrare nei dettagli, la cosiddetta inversione renderebbe difficilissimo combattere la pratica delle fatture false, strumento principale con il quale si evade l’Iva più che in ogni altro Paese europeo.
Gli «studi di settore», parametri di ricavi che commercianti e piccoli imprenditori non amano, spariranno comunque dal 2019, sostituiti da «indicatori sintetici di affidabilità ».
Studiati d’intesa con le categorie interessate, a partire dalla Confcommercio, premieranno chi si comporta meglio invece di punire chi non si conforma. La Lega boccia anche questi rifiutando «ogni forma di pagella».
Lo «split payment», in italiano scissione dei pagamenti, significa che le pubbliche amministrazioni quando comprano qualcosa non pagano l’Iva, la trattengono per versarla direttamente al fisco.
Esteso per gradi, ha eliminato due miliardi di euro di evasione nel 2015 e nel 2016, un miliardo ancora nel 2017; nel bilancio 2018 dovrebbe fruttare altri 1,5 miliardi netti.
Il guaio è che a vendere beni o servizi allo Stato si finisce così in credito di imposta, e spesso il rimborso tarda.
Sarebbe il caso di concentrarsi su questo grave inconveniente, piuttosto che buttare via tutto e trovarsi un buco grosso nel gettito. Anche la Lega vuole porre fine allo split payment, benchè usi una formula meno chiara.
Insomma si rischia di danneggiare la maggioranza dei contribuenti per soddisfare una minoranza che strilla.
Ma non era proprio per protestare contro questo andazzo che gli elettori hanno mutato le loro scelte in modo drastico?

(da “La Stampa”)

argomento: denuncia | Commenta »

AL M5S PIACCIONO I VOLTAGABBANA DEGLI ALTRI

Marzo 28th, 2018 Riccardo Fucile

A PAROLE LI ODIA, SALVO CHE NON POSSA TRARNE VANTAGGIO… E L’HANNO PURE SCRITTO NELLO STATUTO

Il MoVimento 5 Stelle odia i voltagabbana, a meno che non possa trarne vantaggio. Scrive infatti l’agenzia di stampa ANSA che gli Statuti dei gruppi M5S di Camera e Senato prevedono un via libera ad “eventuali richieste di adesione” provenienti da deputati o senatori “precedentemente iscritti ad altri Gruppi” diversi dal M5S.
Le richieste di far parte dei gruppi pentastellati “potranno essere valutate, purchè siano incensurati, non siano iscritti ad altro partito, non abbiano già  svolto più di un mandato elettivo oltre quello in corso, ed abbiano accettato e previamente sottoscritto il ‘Codice etico’”, si legge negli statuti che precisano: “Tali richieste di adesione dovranno essere accettate dal Presidente del Gruppo”.
La parte curiosa e divertente della vicenda è che gli stessi statuti prevedono tuttavia che il deputato o il senatore che abbandoni il gruppo parlamentare “a causa di espulsione ovvero abbandono volontario ovvero dimissioni determinate da dissenso politico sarà  obbligato a pagare, a titolo di penale, al Movimento 5 Stelle, entro dieci giorni dalla data di accadimento di uno dei fatti sopra indicati, la somma di euro 100.000,00”.
Insomma, porte aperte sì, ma solo in entrata.
E pazienza se prima nel M5S si entrava soltanto dopo una lunga militanza. Il piatto dei voti per formare un governo piange, bisogna adattarsi.

(da “NextQuotidiano“)

argomento: Costume | Commenta »

QUELLA DESTRA CHE NON HA ANCORA CAPITO CHE IN ITALIA CI SONO 5 MILIONI DI IMMIGRATI REGOLARI, INTEGRATI, CHE LAVORANO E PAGANO LE TASSE

Marzo 28th, 2018 Riccardo Fucile

LA STORIA DI AIDA E IL POST DEL DEPUTATO LEGHISTA

Aida Aicha Bodian non può essere italiana.
Tra i problemi della destra italiana rimane quello di non riuscire ancora a comprendere che c’è differenza tra immigrati regolari e quelli irregolari, tra musulmani e jihadisti, tra integrazione e becero razzismo.
La storia di Aida Aicha Bodian che ci arriva da Bibbiano,Reggio Emilia, ce lo ricorda ancora una volta.
Aida è nata in Senegal, e non è scritto solo nel suo nome, carta d’identità  ma anche sul suo volto.
Eppure è cittadina italiana dal 2014, e vive nel nostro paese dal ’92 quando di anni ne aveva solo 5. È una giovane molto attiva nel società  in cui vive.
Integrata, cosciente e consapevole, e basta dare uno sguardo alle sue attività  e passioni.
Ma ecco, il suo volto sembra contare più della sua storia di integrazione; sembra essere inaccettabile e inopportuno per il neodeputato della Lega Nord, Gianluca Vinci, che non ha apprezzato il fatto che, per promuovere un nuovo spazio giovanile a Reggio Emilia, sia stato utilizzato, insieme ad altri volti di giovani italiani, anche il volto di Aida, dalla pelle scura.
E cosi scrive indignato un post su Facebook con la foto del manifesto di #viacassoliuno, il nuovo spazio culturale per giovani inaugurato sabato nei locali dell’Admiral, l’ex sala slot posta sotto sequestro dall’amministrazione per irregolarità  nella destinazione d’uso.
Nel manifesto fotografato da Vinci c’è il volto in primo piano di Aida Aicha Bodian che è anche fondatrice e presidente di Roots Evolution, una delle dieci associazioni che hanno risposto al bando per la gestione del nuovo spazio: «Tornato a Reggio — scrive Vinci — vedo sempre tutelati gli interessi dei giovani, reggiani? Quando si tutelano le minoranze per farle diventare maggioranze, qualcosa non funziona e va cambiato».
Ecco sta proprio qui il punto: non riuscire ancora a fare quel passo avanti, nonostante la realtà  della nostra quotidianità  lo abbia fatto da un pezzo, consegnandoci quasi cinque milioni di immigrati regolari, integrati, con un lavoro, una famiglia, un mutuo e magari prossimi all’acquisizione della cittadinanza italiana, come quella di Aida, conquistata nel 2014, e delle tante migliaia di ex — immigrati, oggi nuovi italiani, ma che sono fuori dalla narrativa politica e quella mediatica.
Tutti loro non possono più essere descritte come minoranze, ma parte della nostra società  italiana.
Sono una presenza imbavagliata perchè scomoda per chi vive e vuole continuare a vivere di pregiudizi e paure.
Ma fino a quando? Il 4 marzo gli italiani hanno scelto, consegnando il loro voto a una destra che ha avuto molto seguito anche soffiando sulla paura, gridando all’invasione degli irregolari.
Bene, finita la campagna e la propaganda elettorale è opportuno ricordare però che la stragrande maggioranza di quella fetta chiamata «immigrati» nel nostro paese è fatta di regolari.
E che a questa, si aggiungono migliaia di altre storie come il volto di Aida, di nuovi italiani. A loro, dovrebbe guardare con più maturità , intelligenza e politica, la destra. Ma questo, se solo riuscisse a fare quel passo necessario ed accettare che la condizione di immigrato non può essere eterna.
Che l’integrazione, è un concetto che in altri paesi europei è anche di destra perchè è evoluzione che porta alla piena cittadinanza in valori, diritti e doveri.
E Aida Aicha Bodian è italiana e parte della cittadinanza di Bibbiano come ha dichiarato il suo sindaco e la solidarietà  di tanti altri cittadini che hanno sentito la necessità  di dimostrarglielo con un #Iostoconaida.

(da “La Stampa”)

argomento: Diritti civili | Commenta »

IL CANDIDATO DELLA MELONI IN FRIULI CHE VUOLE LE STOVIGLIE SEPARATE PER CARABINIERI E IMMIGRATI MINORENNI

Marzo 28th, 2018 Riccardo Fucile

L’APARTHEID DELLE FORCHETTE DELL’EX CARABINIERE CONGEDATO ANZITEMPO DOPO UN PROCEDIMENTO DISCIPLINARE PER RAZZISMO, OMOFOBIA E VIOLAZIONE DEI DOVERI ATTINENTI AL GIURAMENTO PRESTATO”

Riccardo Prisciano è un candidato di Fratelli d’Italia al consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia.
Domenica 29 aprile in Friuli-Venezia Giulia gli elettori saranno chiamati a votare per il rinnovo del consiglio regionale ed eleggere il nuovo Presidente che per la coalizione di Centrodestra sarà  il leghista Massimiliano Fedriga.
Maresciallo dei Carabinieri in congedo “per non meritevolezza” — come spiega sul suo sito Internet — a causa delle sue idee politiche «sovraniste, patriottiche, anti-Islam, anti-aborto, contrarie alla pratica dell’utero in affitto ed alle adozioni di bambini a coppie omosessuali».
Del caso all’epoca si occupò Il Giornale e anche il deputato ex M5S (ora FdI) Walter Rizzetto che presentò un’interrogazione in commissione al Ministro della Difesa per fare luce sul caso del Maresciallo dei Carabinieri sottoposto a procedimento disciplinare per «islamofobia, xenofobia, omofobia, violazioni dei doveri attinenti al grado ed al giuramento prestato e per aver inficiato l’apoliticità  della Forza Armata». Le posizioni di Prisciano sull’Islam, il gender e gli immigrati sono abbastanza note. Ma questo non ha impedito al partito di Giorgia Meloni di candidarlo in Friuli.
Ad esempio ieri Prisciano scriveva un appello al voto spiegando che è il momento di ripulire la regione dai clandestini e che era ora di dire basta al “razzismo verso gli italiani”.
E i termine “ripulire” seguito da “dai clandestini” fa spesso capolino tra i suoi post. Ma non di soli immigrati vive la campagna elettorale. Il 19 marzo, giorno della festa del papà , Prisciano aveva invece lanciato la proposta di creare uno sportello regionale di sostegno ai padri separati “per fermare il maschicidio creato dal Boldrino-pensiero“.
In un altro post Prisciano se la prende con l’Unità  d’Italia ancora non terminata pubblicando una cartina con tutti i territori ITALIANI ancora in mano allo straniero. Finchè su tutte le terre italiane non sventolerà  il tricolore — concludeva — non potremo parlare di Unità  d’Italia.
Niente male per uno che si candida a sostegno di un candidato della Lega, quel partito che ha ancora come primo punto dello statuto ” il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana”.
La lotta contro i clandestini però è solo un paravento.
Sono gli immigrati il vero problema. Lo dimostra un post dai contenuti razzisti postato ieri pomeriggio.
Prisciano se la prende in questo caso contro i minori non accompagnati che usufruiscono del servizio mensa al Civiform di Cividale del Friuli. Dello stesso servizio mensa, denuncia Prisciano fanno uso anche i Carabinieri della stazione di Cividale.
Secondo il candidato di Fratelli d’Italia “è assurdo che i Carabinieri vadano a mangiare negli stessi piatti e con le stesse posate degli immigrati minorenni“.
Piatti e posate che come in tutte le mense vengono regolarmente puliti e lavati.
Basta — conclude — Prisciano chiedendo che vengano tutelate le forze dell’ordine.
E non si capisce bene da cosa devono essere tutelati i Carabinieri “che usano le stesse posate e gli stessi piatti“. Forse il candidato consigliere teme che possano essere contagiati dagli immigrati?
Rispondendo ad alcuni commenti Prisciano chiede se un utente “farebbe mangiare i suoi figli in quei piatti“.
Ed improvvisamente in un tranquillo angolo di Friuli troviamo gli aspetti più biechi e deteriori del razzismo dell’Alabama segregazionista o del Sud Africa dell’Apartheid razziale.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Fratelli d'Italia | Commenta »

L’ULTIMA CAZZATA DELLA LEGA: FINANZIARE L’ABOLIZIONE DELLA FORNERO TAGLIANDO LE PENSIONI AI FALSI INVALIDI (SENZA SAPERE CHE I CONTROLLI SONO GIA’ STATI FATTI)

Marzo 28th, 2018 Riccardo Fucile

OVVERO 13,6 MILIONI (IL RICAVO REALE DEGLI ACCERTAMENTI IN TRE ANNI) DOVREBBERO COPRIRE 50 MILIARDI DEL COSTO PER ABOLIRE LA FORNERO… E GLI INVALIDI VERI ALLA FINE VENGONO CRIMINALIZZATI DALL’ENNESIMA BUFALA SOVRANISTA

Alberto Brambilla, già  sottosegretario con delega alle questioni previdenziali del ministro Maroni e presunto esperto per queste stesse materie della Lega, ha presentato ieri la sua “innovativa” proposta: si potrebbe finanziare la revisione della legge Fornero sulle pensioni tagliando 50 miliardi in dieci anni, per “quell’assistenza che va ai falsi invalidi e a chi non se lo merita, perchè mente sui requisiti”.
Un’affermazione che ci riporta tristemente indietro di un decennio, alla campagna contro i “falsi invalidi”, iniziata nel 2008, dal governo Berlusconi e confermata poi, per scelta parlamentare, durante il governo Monti.
Una campagna che ha portato ad indire controlli straordinari che nel complesso, nell’arco temporale 2009-2015, hanno interessato circa la metà  dei titolari delle prestazioni: 1 milione 250mila controlli.
E’ sempre il caso di precisare che i controlli vanno fatti e gli abusi puniti.
Ma non possiamo certo dimenticare che la campagna mediatica contro i “falsi invalidi” di quegli anni ha comportato per i veri invalidi, che sono la stragrande maggioranza, uno stigma sociale pesantissimo.
Culminato nella famosa copertina del settimanale Panorama in cui si ritrae un Pinocchio in sedia a rotelle con il titolo “Scrocconi … a spese nostre”.
Con quali risultati?
I dati relativi alla prima ondata di controlli, dal 2008 al 2013, non permettono di distinguere fra benefici revocati, benefici da ridurre per cambiamento di fascia o per riconoscimento di una percentuale invalidante inferiore rispetto alla stessa fascia.
Si tratta quindi di dati che mettono insieme le situazioni di abuso, con gli esiti delle ordinarie visite sanitarie di revisione (inserite nei controlli straordinari per evitare che i ritardi dell’Inps nell’effettuare gli accertamenti facessero decadere i veri invalidi dai benefici).
Sappiamo invece quali sono stati gli effetti dei 450 mila controlli straordinari effettuati nel triennio 2013-2015.
La legge di stabilità  per il 2013 che li ha previsti ha infatti disposto che le eventuali risorse aggiuntive derivanti da questi controlli venissero destinate ad incrementare il Fondo per le non autosufficienze.
Ora sappiamo che si è trattato di 13 milioni e 600mila euro, confluiti nel Fondo per le non autosufficienze 2017 (il cui decreto di riparto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 febbraio 2018).
Alla luce di questi risultati, le domande che dobbiamo porci sono allora due:
1) non sarebbe il caso di ridimensionare invece che di rilanciare una campagna mediatica contro i falsi invalidi che ha negli anni ha creato un vulnus così forte e ingiusto nei confronti dell’intero mondo della disabilità ?
2) come pensa Alberto Brambilla di ricavare 5 miliardi all’anno per dieci anni dai falsi invalidi e da chi “non se li merita, perchè mente sui requisiti”? Potrebbe dirci, per piacere, a chi si riferisce e da dove tira fuori questi numeri?

Maria Cecilia Guerra
Docente di Scienza delle Finanze all’Università  di Modena e Reggio Emilia
(da “Huffingtonpost”)

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“TROPPI POTERI AL CAPO POLITICO”: LA DEPUTATA FATTORI CRITICA IL NUOVO STATUTO DEL M5S

Marzo 28th, 2018 Riccardo Fucile

SCONTRO CON DI MAIO, QUATTRO HANNO VOTATO CONTRO, MOLTI GLI ASTENUTI

Scontro nell’assemblea al Senato tra Luigi Di Maio e la senatrice Elena Fattori, al secondo mandato in Parlamento e nota per le sue posizioni pro-vax nonchè per gli scontri con Roberta Lombardi.
A provocare il litigio il nuovo Statuto sottoposto al voto dei parlamentari M5S.
Alle obiezioni di Fattori, tra gli eletti che hanno chiesto del tempo per visionare lo statuto prima di votarlo, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa AdnKronos, ha risposto per le rime Di Maio, sottolineando che le obiezioni sarebbero dovute arrivare prima del 26 settembre, quando gli attivisti lo hanno eletto leader del Movimento.
A maggior ragione alla luce del fatto che la stessa Fattori era candidata a quel ruolo.
Fattori ha infatti puntato il dito proprio contro i poteri del capo politico, soprattutto se dovesse diventare presidente del Consiglio.
“La perplessità  che ho sollevato io – spiega sempre all’Adnkronos la senatrice raccontando quanto accaduto in assemblea – riguarda il ruolo del capo politico nel caso diventasse premier. A lui infatti spetta la nomina del capogruppo parlamentare e degli altri membri del consiglio direttivo. Qualora egli diventasse capo del governo la vedrei come un’interferenza del potere esecutivo su quello legislativo, quindi avrei gradito un distinguo in questo caso, lasciando al parlamentari l’elezione del capogruppo in caso di un ruolo governativo di Di Maio. La distinzione dei poteri è stata un punto importante nella campagna per il NO al referendum costituzionale che ci ha visti protagonisti”.
Alla fine, dopo varie obiezioni, sono stati solo due i senatori che hanno votato contro il nuovo Statuto. Ma anche alla Camera non sono mancate obiezioni e proteste.
Qui, a votare contro il documento che disciplina l’attività  del gruppo parlamentare, come riporta sempre l’AdnKronos, sono stati tre deputati campani: Luigi Gallo, al secondo mandato, e le neo elette Doriana Sarli e Gilda Sportiello, militante storica del Movimento. Ma, a dispetto dei voti contrari, sarebbero state diverse le astensioni (una quindicina) e gli interventi critici in assemblea.
Tra questi, a fare le pulci allo statuto Andrea Colletti, avvocato abruzzese al secondo mandato.
Di Maio infatti, viene raccontato da alcuni presenti, più volte ha fatto notare che i contenuti dello statuto erano gli stessi che gli eletti avevano firmato nel documento ‘propedeutico’ all’accettazione della candidatura in Parlamento.
Per Colletti, invece, qualche differenza tra i due documenti c’è. Ad esempio, nella nomina del consiglio direttivo: lo statuto votato ieri attribuisce al capo politico la scelta dei membri, mentre il documento sottoscritto al momento della candidatura prevede meccanismi più collegiali.

(da “Huffingtonpost”)

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M5S, ADESSO UNO VALE TUTTI, NEL NUOVO REGOLAMENTO TUTTI I POTERI A DI MAIO

Marzo 28th, 2018 Riccardo Fucile

DALLA COMUNICAZIONE ALLE NOMINE, IN NESSUN PARTITO ESISTE UN SOVRANO ASSOLUTO COME IN QUELLO DELLA SEDICENTE DEMOCRAZIA DIRETTA

Uno vale tutti. Luigi Di Maio vero e proprio plenipotenzario del Movimento Cinque Stelle. Ruolo e poteri scritti nero su bianco nel nuovo regolamento dei gruppi parlamentari del M5S.
E la prima sorpresa arriva all’articolo 1, con un esplicito invito ad aprire le porte dei gruppi del Movimento a quelli che i grillini hanno sempre chiamato “voltagabbana”: “Eventuali richieste di adesione provenienti da senatori precedentemente iscritti ad altri gruppi – si legge nello statuto votato ieri a Palazzo Madama – potranno essere valutate purchè siano incensurati, non siano iscritti ad altro partito, non abbiano già  svolto più di un mandato elettivo oltre quello in corso e abbiano accettato e sottoscritto il codice etico”.
Ma non è questo, che ieri ha scaldato le assemblee del Movimento in Parlamento. Entrate in fibrillazione per regole che ne esautorano ogni autonomia, riservandola al capo politico, ai capigruppo scelti da lui e – in ultima istanza – al voto degli iscritti sul blog.
Anche se alla fine, a riprova di quanto il patto ortodossi-pragmatici stia tenendo grazie all’elezione di Roberto Fico alla presidenza della Camera, solo due senatori e tre deputati avrebbero votato contro dopo aver invano chiesto più tempo e una riflessione più condivisa.
A Montecitorio – secondo quanto riporta l’Adnkronos – ci sono state anche una quindicina di astensioni e a Palazzo Madama una.
La revoca dei capigruppo.
“Il mandato del Presidente – si legge nello statuto depositato al Senato – ha la durata di diciotto mesi. Successivamente la medesima carica ha la durata di dodici mesi”.
Ma, a differenza di quanto accade in tutti gli altri partiti, Giulia Grillo a Montecitorio e Danilo Toninelli a Palazzo Madama sono stati scelti dal capo politico e non dall’assemblea. E possono essere revocati da Luigi Di Maio in qualsiasi momento
La linea politica.
Ancora, il presidente “rappresenta il gruppo nelle sedi politiche e istituzionali e detiene l’esclusiva titolarità  a esprimere la posizione ufficiale del gruppo sulle questioni politiche e istituzionali”.
E’ l’ennesima stretta sulla possibilità  degli eletti di dichiarare su questioni politiche. Anche perchè, sono sempre i capigruppo a concertare “la propria azione politica con il capo politico del M5S e con gli eventuali membri del Governo della Repubblica espressi dal Movimento”, oltre che tra di loro. L’assemblea non conta.
Il legame con Casaleggio.
All’articolo 17, è invece sancito il legame assoluto e imprescindibile con Davide Casaleggio e con tutto ciò che è di sua diretta emanazione.
E quindi “i siti www.ilblogdellestelle.it e rousseau.movimento5stelle.it” sono scelti come gli unici “strumenti di comunicazione per la divulgazione delle informazioni sulle attività  svolte”, nonchè “quali mezzi per l’acquisizione dei contributi partecipativi dei cittadini all’attività  politica e istutuzionale”.
La comunicazione.
L’ufficio di comunicazione, da statuto, “svolgerà  la propria attività  sotto la supervisione del capo, il quale farà  riferimento al presidente del gruppo, per indicare le attività  e questioni sulle quali effettuare la comunicazione, interna ed esterna”. Quanto tutto questo possa essere rigido, si vede poi in uno degli ultimi capitoli, quello che parla delle sanzioni nei confronti di chi viola il regolamento. Che possono essere comminate (fino all’espulsione) per il “mancato rispetto delle decisioni assunte dall’assemblea degli iscritti con le votazioni in rete”, o per 2il mancato rispetto delle decisioni assunte dagli altri organi del Movimento”, o anche solo – con la definizione vaga che ha sempre nascosto, nei 5 stelle, la mancanza di libertà  di espressione – per “comportamenti suscettibili di pregiudicare l’immagine o l’azione politica del M5S e di avvantaggiare i partiti”.
Le sanzioni.
In caso di abbandono del gruppo parlamentare poi, per libera scelta o per avventa cacciata da parte del capo con annessa votazione sul blog, c’è anche una penale, “da pagare entro dieci giorni”, di 100mila euro
Una penale che nessuno degli eventuali fuoriusciti dovrà  pagare perchè incostituzionale.

(da agenzie)

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LA FRANCIA RENDE OMAGGIO AL GENDARME EROE. MACRON COMMOSSO: “INCARNAVA L’EROISMO FRANCESE”

Marzo 28th, 2018 Riccardo Fucile

HA SACRIFICATO LA SUA VITA PER SALVARE L’ULTIMO OSTAGGIO…SULLA BARA IL PRESIDENTE APPONE LE INSEGNE DI COMANDANTE DELLA LEGION D’ONORE

La Francia rende omaggio al colonnello Arnaud Beltrame, il gendarme eroe che ha pagato con la vita l’ultimo attentato jihadista in Francia.
Beltrame ha sacrificato la sua vita per salvare quella dell’ultima donna in ostaggio al Super U di Trèbes. Non solo: secondo fonti vicine all’inchiesta, dopo essersi offerto come ostaggio al posto della donna, avrebbe provato a disarmare il terrorista prima di essere ucciso.
A ricordarlo, durante l’elogio funebre nel complesso militare degli Invalides a Parigi, un commosso Emmanuel Macron. Beltrame incarnava “l’eroismo francese”, lo stesso che ha segnato la storia del Paese, da “Giovanna d’Arco al Generale de Gaulle”, ha detto il presidente francese.
Un “sacrificio supremo”, il suo, simbolo dello “spirito francese di resistenza”, una “determinazione inflessibile dinanzi al barbaro nichilismo”, ha aggiunto Macron. Beltrame – ha proseguito nel commosso elogio funebre – “non è morto invano. La sua memoria vivrà , il suo esempio resterà “.
Alla cerimonia, oltre alle massime cariche dello Stato e gli ex presidenti Nicolas Sarkozy e Francois Hollande, anche i famigliari di Beltrame e delle altre tre vittime dell’attentato di venerdì scorso nel sud della Francia.
Macron ha anche annunciato la nomina del gendarme a colonnello. Successivamente, il presidente si è avvicinato alla bara dell’ufficiale e, sulla bandiera che la avvolge, ha deposto le insegne di Comandante della Legion d’Onore.

(da agenzie)

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