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“HO DENUNCIATO I MAFIOSI E LI HO FATTI CONDANNARE, MA ORA NON HO PIU’ NULLA E LO STATO MI HA ABBANDONATO”

Aprile 20th, 2018 Riccardo Fucile

DA QUANDO IL GIOVANE HA DENUNCIATO I MAFIOSI DEL PIZZO I CLIENTI NON FREQUENTANO PIU’ IL SUO BAR A PALERMO ED E’ COSTRETTO A CHIUDERE… SIA LE ISTITUZIONI CHE GLI ITALIANI COLLUSI E VIGLIACCHI NON LO AIUTANO

Apre un bar al Borgo vecchio di Palermo senza chiedere protezione alla mafia ed entra nel mirino di Cosa nostra, che lo intimidisce per imporgli il pizzo.
Lui però non ha di che pagare, si ribella: denuncia gli estorsori, conferma le accuse davanti ai giudici e li fa condannare.
Sembrerebbe la conclusione e invece è solo l’inizio di una storia allucinante.
Ne è protagonista suo malgrado un piccolo imprenditore siciliano, Daniele Ventura, che ha inviato a Business Insider Italia una lettera accorata.
All’epoca dei fatti Daniele ha appena ventisette anni, è poco più che un ragazzo. Oggi è prossimo ai trentaquattro. E di questa storia sconvolgente e purtroppo non nuova per Palermo porta dentro di sè segni indelebili.
Al Borgo vecchio, alle spalle del teatro Politeama, Daniele Ventura apre nel 2011 un locale dal nome esotico: New paradise, uno di quei locali dove i palermitani si accalcano all’ora del pranzo, che fa contemporaneamente da bar, tavola calda e ristorante.
Gli affari partono in quarta, il bar è frequentato, la clientela aumenta, le cose non potrebbero andare meglio, finchè non si scopre che il giovane imprenditore è andato a denunciare i mafiosi all’autorità  giudiziaria.
Da quel momento Daniele diventa una specie di appestato. Tutto ad un tratto i clienti lo abbandonano, gli abitanti e i commercianti del Borgo lo emarginano come se le regole mafiose dell’omertà , del rispetto e della sottomissione abbiano, nel tessuto sociale della città , un radicamento più profondo e più forte degli stessi mafiosi.
Questa storia Daniele ora la racconta in un libro, un volumetto appena uscito, semplice, di qualche decina di pagine, senza pretese letterarie nè saggistiche, che ha il valore di una testimonianza civile.
Scrive: “Era il 2010 e io, ragazzo disoccupato, diplomato in ragioneria, dopo aver svolto diversi lavoretti e provato invano di entrare all’università  … come molti giovani della mia età  mi ritrovavo alla ricerca di un lavoro, ma la disoccupazione mi spinse verso il mio grande sogno: diventare imprenditore nella mia Palermo”.
Daniele cresce con il padre e la madre a Brancaccio, dove nel 1993 i fratelli Graviano ordinano l’omicidio di don Pino Puglisi, il parroco che si batte per sottrarre i bambini e i ragazzi del quartiere alla manovalanza mafiosa.
“Da piccolo non potevo scendere giù in strada a giocare con gli altri bambini, perchè mentre noi, famiglia semplice, cattolica, vivevamo nella legalità , i nostri vicini avevamo uno o più parenti in galera o agli arresti domiciliari, e la situazione nei dintorni del palazzo dove abitavamo non era affatto tranquilla”.
Dopo il liceo non riesce ad iscriversi all’università .
Matura così l’idea di una piccola intrapresa. Ottiene da Invitalia (braccio del ministero dell’Economia per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa) un finanziamento europeo di 98mila euro, parte a credito e parte a fondo perduto; altri 58mila euro li raccoglie in famiglia e dalla fidanzata.
E nel 2011 apre questo locale su due livelli con quaranta posti a sedere e due begli affacci all’angolo tra via Principe di Scordia e via ammiraglio Gravina.
Tutto fila liscio fino al giorno in cui alcuni loschi figuri che risulteranno legati all’organizzazione criminale non gli piombano nel bar: “Purtroppo Cosa nostra stava bussando alla mia porta… Mi affidai alla giustizia e cominciai a raccontare ai Carabinieri ciò che mi era accaduto … Riconobbi i due che mi avevano minacciato e quello a cui avevo pagato il pizzo … mi dissero che le mie denunce erano fondamentali per fare pulizia ed estinguere il mandamento mafioso di Porta nuova”.
La paura, il terrore che la sua famiglia possa subire ritorsioni, lo gettano nello sconforto più cupo. Ma gli inquirenti lo tranquillizzano: gli assicurano “che da lì a poco avrebbero fatto una retata arrestando i responsabili” e che il suo nome “non sarebbe stato fatto circolare … Pochi giorni dopo arrivai al locale di prima mattina e i commercianti della zona mi dissero che avevano saputo delle mie denunce dagli organi di stampa, … che avevo fatto male a denunciare”.
La notizia dell’operazione Hybris (39 arresti tra mandanti ed esecutori), coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, era divenuta di pubblico dominio.
E negli articoli dei giornali e nei servizi televisivi, anche se il nome di Daniele non compariva, compariva quello del locale. Piuttosto che la solidarietà , il ragazzo sperimenta e subisce l’ostracismo del quartiere.
Nonostante tutto Daniele non ritratta, porta avanti le accuse fino al processo sottoponendosi al faccia a faccia con gli estorsori.
Nel frattempo “i clienti che mi ero fatto preferivano frequentare altri locali e camminavano sul marciapiede di fronte, non volevano neanche passare dallo stesso lato del bar”. Non c’è più denaro per l’affitto, per l’elettricità , per l’acqua.
Dopo essere riuscito a scampare al taglieggiamento mafioso, Daniele è di fatto strangolato da un contesto sociale e economico connivente: “All’improvviso mi trovai costretto a fare un secondo lavoro per poter pagare i dipendenti, i sabato sera iniziarono a essere deserti, i catering svanirono e le feste di compleanno scemarono … La banca mi chiuse il conto e mi ritirò il libretto degli assegni: ormai ero assediato … Tenni duro, ma un giorno trovai i lucchetti di entrambe le saracinesche del locale danneggiati ed era impossibile aprirli: un chiaro segnale che io lì non ci dovevo più stare … Dissi basta e il 30 giugno 2012 chiusi l’attività , cercando di fare il possibile per risanare i debiti … Cominciai a fare qualsiasi lavoretto in nero”.
Ad assisterlo durante il processo sono gli avvocati di Addiopizzo.
I legali del movimento per la lotta contro il racket azionano attraverso la Consap (la Spa concessionaria dei servizi assicurativi pubblici) il fondo di solidarietà  per le vittime dei reati di mafia, che gli eroga 30mila euro.
Non riescono invece a fargli avere i 20mila euro di risarcimento del danno che il giudice gli ha riconosciuto (in via provvisionale) con la sentenza di primo grado e che dovrebbe versargli la stessa Consap.
Sarà  un servizio di denuncia di Stefania Petyx per “Striscia la notizia” a sbloccare l’intoppo burocratico
Daniele utilizza questi soldi per alleggerire i debiti, ma il problema grave, adesso che ha moglie e un figlio di tre anni a carico, è la perdita del lavoro come conseguenza sociale della collaborazione con i magistrati.
“La gente da uno che denuncia non ci va — scrive nella lettera a Business Insider Italia — ed è dalla metà  del 2013 che non so come andare avanti. Sono disperato, mi sento abbandonato. Denunciare la mafia non mi è convenuto, mi è stata tolta la dignità  e la speranza”.
Questa è la parte più triste e penosa del racconto.
Per ritrovare il lavoro perduto Daniele crede di poter contare sui rappresentanti delle istituzioni e sulle alte cariche dello Stato, ma il risultato è sconfortante.
Come ci racconta nel corso di una lunga telefonata, la presidenza della Regione siciliana dell’era Crocetta lo rinvia al sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che si limita a riceverlo; con l’attuale governatore, Nello Musumeci, ex presidente della Commissione regionale antimafia, dopo un contatto via Messenger e varie mail e raccomandate non riesce nemmeno a parlare; la presidenza della Repubblica lo rimanda alla Procura di Palermo; la presidente della Camera Laura Boldrini lo cerca per un generico messaggio di solidarietà  dopo la messa in onda del servizio di Stefania Petyx; e la presidenza del Consiglio (Matteo Renzi capo del governo) lo indirizza ad Addiopizzo come se un’associazione antimafia fosse un’agenzia di collocamento.
Le conclusioni sono disperate, di un pessimismo apparentemente senza scampo
“Non mi posso fidare di questo Stato, oggi mi vergogno di essere italiano e siciliano, mi vergogno di dover vivere con le mie paure e di essere inseguito da debiti maturati non per colpa mia, mi vergogno di essere disoccupato nonostante un lavoro me lo sia creato, un lavoro che prima delle mie denunce stavo riuscendo a far decollare. Mi vergogno di dover fare qualsiasi lavoro in nero mi capiti … Oggi mi chiedo solamente da che parte stia lo Stato, se dalla parte di chi denuncia la mafia oppure dalla parte dei mafiosi … Voglio continuare a lottare perchè sarebbe troppo facile e da codardi dire ‘basta’, e darei solamente una soddisfazione in più a uno Stato assente e complice”.

(da “Business Insider”)

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INTERVISTA ALL’ASTROFISICA MARICA BRANCHESI: “TIME MI INCORONA MA L’ITALIA DIMENTICA LA SCIENZA”

Aprile 20th, 2018 Riccardo Fucile

TRA I PROTAGONISTI DELLA COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE SULLE ONDE GRAVITAZIONALI

«A tra poco. Sto andando a prendere i bambini all’asilo».
Una delle 100 personalità  al top del mondo, secondo la rivista «Time», mi risponde così e la sua voce squillante si materializza, puntuale, dopo mezz’ora.
Diego e Damian, tre anni e un anno e mezzo, sono a casa, ma presto potrebbero ripartire per qualche laboratorio, in Europa o negli Usa, accompagnati dalla mamma, Marica Branchesi, e dal papà , Jan Harms.
Quarantunenne professoressa al Gran Sasso Science Institute dell’Aquila, Branchesi è una star da quando, il 16 ottobre dell’anno scorso, ha raccontato a Washington, in una storica conferenza stampa a più voci, come è stato intercettato un segnale che cambia il modo di concepire l’Universo: un fascio di onde gravitazionali, vale a dire increspature dello spazio-tempo previste da Einstein e poi rimaste un enigma per quasi un secolo. Fino a una serie di clamorose osservazioni, come quella nata dallo studio della fusione di due stelle di neutroni.
Ai suoi figli ha già  spiegato cosa sono le onde gravitazionali?
«Non in dettaglio! Ma di sicuro ne hanno sentito parlare da quando erano in pancia. E il più grande, Diego, si diverte a guardare la Luna e le stelle. Lui e il fratello viaggiano spesso con noi. Sono le mascotte».
«Time» l’ha inserita nella categoria dei «Pionieri»: come ci si sente nel ruolo?
«A essere un pioniere è l’astronomia multimessaggero, basata su segnali diversi, da quelli ottici ai raggi X. L’intercettazione delle onde gravitazionali e i loro rivelatori rappresentano l’inizio di nuove scoperte».
Prima di «Time» la rivista scientifica numero 1, «Nature», l’aveva inserita tra le 10 persone più influenti del 2017: si è chiesta perchè in Italia non l’hanno ancora celebrata?
«È strano, in effetti. Eppure l’Italia ha ricercatori bravissimi. Io rappresento non solo me stessa, ma il lavoro che c’è dietro lo studio delle onde gravitazionali. È una grande comunità , che però nessuno vede».
Distrazione o, peggio, ignoranza? In cosa abbiamo sbagliato?
«L’Italia deve sapere il valore dei suoi scienziati, non solo in astronomia e in fisica. Ma non sa riconoscerli».
Le stupidaggini dei no-vax e dei cultori delle scie chimiche la preoccupano?  
«Sì. Vedo molta superficialità . A tanti la scienza fa paura e invece è più vicina a ognuno di noi di quanto si pensi».
Per fortuna molti giovani sognano di diventare scienziati: il suo consiglio di madre?  
«Lavorare sodo, essere onesti e sapere che i sogni si possono realizzare».
A proposito di lavoro, come ci si organizza tra ricercatori, divisi da culture, competenze e luoghi?
«La collaborazione tra gli interferometri “Virgo” dell’Infn in Italia e “Ligo” negli Usa, gli strumenti che studiano le onde gravitazionali, conta 1200 persone: il bello è che ci dividiamo in gruppi, a volte vedendoci di persona e a volte attraverso una versione avanzata di skype. Questa multiculturalità  è una ricchezza enorme».
L’articolo scientifico che l’ha resa famosa ha un numero ancora maggiore di scienziati, giusto?  
«Sì, 3500! Ero nel writing team, il gruppo di scrittura che ha compilato il pezzo».
Quali qualità  si devono avere per ottenere il meglio da tutti, smussando le rivalità ?  
«L’entusiasmo. Io ho sempre parlato ai colleghi, sapendo che hanno approcci diversi: gli astronomi sono abituati a lavorare in piccoli gruppi, mentre i fisici tendono a creare collaborazioni enormi e privilegiano gli aspetti teorici».
È pronta per il gala di New York di martedì dove incontrerà  gli altri straordinari 99?  
«Che emozione… Ci conosceremo al Lincoln Center a Manhattan. Ma devo ancora comprare il biglietto aereo».

(da “La Stampa”)

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QUANDO GOVERNANO I LEGHISTI: IL TAR LIGURIA DICE NO AI TAGLI DEI FONDI PER DISABILI E MALATI PSICHICI

Aprile 20th, 2018 Riccardo Fucile

E POI QUALCHE PIRLA CREDE A SALVINI QUANDO DICE CHE SI INTERESSERA’ AI DISABILI… COME NO, PER TAGLIAR LORO I FONDI

Il Tar della Liguria ha annullato gli atti con cui Regione Liguria e Azienda ligure sanitaria (Alisa) nel 2017 avevano stabilito i contratti e la decurtazione delle tariffe riconosciute dal Servizio sanitario Regionale nei confronti di associazioni accreditate e convenzionate attive nell’assistenza sociosanitaria per disabili e malati psichici.
Il ricorso di queste ultime è stato depositato dall’avvocato Emilio Robotti.
“Sostanzialmente gli atti impugnati concretano una vera e propria delega in bianco a Alisa ai fini della definizione del sistema di remunerazione delle prestazioni – spiega il Tar della Liguria nella sentenza con cui accoglie i ricorsi presentati da diverse strutture private accreditate, Federazione nazionale strutture Psicosocioterapeutiche, Associazione religiosa Istituti Socio-Sanitari, Fondazione Cepim, Aism, Anffas Onlus, Coordinamento Regionale Enti Riabilitazione Handicap della Liguria e altre cooperative sociali operanti nel settore – Mai potrebbe ritenersi che tale provvedimento abbia in qualche modo autorizzato o anche soltanto prefigurato il meccanismo della ‘regressione tariffaria’. Le decisioni che attengono alla fissazione dei tetti di spesa ed alla remunerazione delle prestazioni erogate in regime di accreditamento sono infatti espressione di un potere di programmazione regionale di natura autoritativa sicchè esse appartengono alla competenza degli organi di governo della regione”.
I ricorrenti, in particolare, hanno sottolineato che “quanto ai pazienti psichiatrici e disabili con età  superiore a 65 anni, la proposta di contrattazione consisterebbe in una decurtazione della tariffa giornaliera riconosciuta dal Servizio Sanitario Regionale, decurtazione che opererebbe in relazione automatica con l’età  anagrafica dei pazienti o con la durata del ricovero in comunità  terapeutica (oltre 36 mesi), prescindendo da qualsiasi valutazione di tipo clinico”. Le strutture private convenzionate hanno inoltre fatto presente che “tale decurtazione andrebbe poi a aggiungersi alla decurtazione della tariffa (50% per le prestazioni eccedenti il 96% del budget assegnato) già  prevista dal meccanismo di regressione tariffaria, ledendo al contempo sia il diritto alla salute dei pazienti ricoverati, sia il diritto alla libera iniziativa economica, sotto il profilo della sostenibilità  economica (corrispettività  tra costi e tariffe) delle strutture erogatrici delle prestazioni”.

(da agenzie)

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BERLUSCONI: “IL CANDIDATO GOVERNATORE M5S IN MOLISE E’ UNO CHE FA FATTO IL CUBISTA NEI NIGHT E POI IL TRONISTA DALLA DE FILIPPI”

Aprile 20th, 2018 Riccardo Fucile

IN EFFETTI E’ COSI’, LO CONFERMA ANCHE “IL FATTO”

Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, oggi ha attaccato frontalmente i 5 Stelle e il candidato presidente alle Regionali del Molise: “È gente che non ha mai fatto nulla nella vita — ha detto l’esponente azzurro da Casacalenda — nella mia azienda gli farei pulire i cessi. Di Maio ha una buona parlantina, non si può negare, ma non ha combinato niente di buono per sè, per la famiglia, per il Paese. Nessun accordo è possibile con un partito che non conosce l’abc della democrazia”.
Su Andrea Greco, candidato presidente pentastellato nella regione, Berlusconi ha aggiunto : “Non bisogna cadere nella trappola di chi ha cercato facce nuove, pensando che con una faccia nuova si possa convincere la gente. Il candidato dei 5 Stelle in Molise è un ragazzo che ha fatto il cubista nei night, il tronista dalla De Filippi ed ora fa l’attore. Cosa volete che sappia fare per il Molise che ha bisogno di tanti interventi, urgente e concreti questo ragazzo?”.
La frase di Silvio Berlusconi è molto simile a quello che hanno scritto oggi Pierangelo Buttafuoco e Antonello Caporale sul Fatto Quotidiano in un articolo dedicato alle elezioni in Molise: «Il problema è che potrebbero vincere i Cinquestelle, il cui candidato presidente, Andrea Greco, che da giovane si narra cubista, nell’età  matura tronista — avvistato nel casting più desiderato, quello di Maria De Filippi — e oggi finalmente attore, è molto avanti nel gradimento collettivo. Ed è un capolavoro del contrappasso quello di ritrovare un canone di Uomini & Donne alla presidenza del Molise, la terra che ebbe epica nella Cassa per il Mezzogiorno e oggi —è lo Spirito del Tempo — nel team di Rocco Casalino».
Nei giorni scorsi Il Fatto aveva anche parlato dello zio camorrista di Greco.
Per la cronaca il centrodestra presenta un candidato governatore che era in lista alle precedenti elezioni con il centrosinistra.
Saranno gli effetti del tanto decantato “cambiamento”

(da agenzie)

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TRATTATIVA STATO-MAFIA C’E’ STATA: CONDANNATI MORI (12 ANNI), DE DONNO (8ANNI), DELL’UTRI (12 ANNI) E BAGARELLA (28 ANNI). ASSOLTO MANCINO

Aprile 20th, 2018 Riccardo Fucile

DOPO 5 ANNI LA SENTENZA DELLA CORTE D’ASSISE DI PALERMO … LA FRASE DI PAOLO BORSELLINO: “UN AMICO MI HA TRADITO”

Condannati gli uomini delle istituzioni e i mafiosi per la trattativa Stato-mafia.
Dodici anni per gli ex generali Mario Mori e Antonio Subranni, dodici anni per l’ex senatore Marcello Dell’Utri, 8 anni per per l’ex colonnello Giuseppe De Donno. Ventotto anni per il boss Leoluca Bagarella.
Assolto l’ex ministro Nicola Mancino.
Massimo Ciancimino, il supertestimone del processo, condannato a 8 anni per calunnia, assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. E’ scattata la prescrizione per il pentito Giovanni Brusca.
Dopo 5 anni e 6 mesi di processo, 5 giorni di camera di consiglio, ecco il verdetto della Corte d’assise di Palermo presieduta da Alfredo Montalto (giudice a latere Stefania Brambille) nel processo chiamato a indagare sulla terribile stagione del 1992-1993, insanguinata dalle stragi Falcone e Borsellino e poi dagli attentati di Roma, Milano e Firenze.
All’ex ministro Mancino era stata contestata la falsa testimonianza; agli altri uomini delle istituzioni, il reato di concorso in minaccia a un corpo politico dello Stato, minaccia lanciata dai mafiosi con le bombe.
Secondo i pubblici ministeri Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi, in quei mesi uomini dello Stato avrebbero trattato con i vertici di Cosa nostra: la finalità  dichiarata era quella di bloccare il ricatto delle bombe, ma per l’accusa gli ufficiali dei carabinieri avrebbero finito per veicolare il ricatto lanciato dai mafiosi, trasformandosi in ambasciatori dei boss.
Era questo il cuore dell’atto d’accusa dei magistrati, che nella requisitoria avevano chiesto pesanti condanne. Le motivazioni della sentenza arriveranno fra novanta giorni.
LA PRIMA TRATTATIVA
Secondo l’accusa, nel 1992, “i carabinieri del Ros avevano avviato una prima trattativa con l’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, che avrebbe consegnato un ‘papello’ con le richieste di Totò Riina per fermare le stragi”.
Circostanza negata dai carabinieri imputati. Mori ha negato anche di avere incontrato l’ex sindaco mafioso prima della strage Borsellino, i primi contatti sarebbero stati tenuti da De Donno. La procura riteneva diversamente. E la corte ha accolto la ricostruzione della procura.
Durante l’inchiesta “Trattativa” è emerso che un mese dopo la morte di Falcone, l’allora capitano De Donno chiese una “copertura politica” per l’operazione Ciancimino (il dialogo segreto con l’ex sindaco) al direttore degli Affari penali del ministro della Giustizia Liliana Ferraro, che però rimandò l’ufficiale ai magistrati di Palermo.
Il 28 giugno, la Ferraro parlò del Ros e di Ciancimino a Borsellino, che le disse: “Ci penso io”. E da quel momento, il mistero è fitto. Cosa sapeva per davvero Borsellino? A due colleghi disse in lacrime (un’altra circostanza emersa nell’inchiesta di Palermo): “Un amico mi ha tradito”. Chi è “l’amico” che tradì? Resta il giallo.
L’ACCUSA A MANCIN
Sono state le parole dell’allora ministro della Giustizia Claudio Martelli ad aver messo nei guai l’ex ministro dell’Interno Mancino. “Mi lamentai con lui del comportamento del Ros”, ha messo a verbale l’ex ministro della Giustizia davanti ai giudici di Palermo. “Mi sembrava singolare che i carabinieri volessero fare affidamento su Vito Ciancimino”.
Martelli ha affermato senza mezzi termini di aver chiesto conto e ragione a Mancino dei colloqui riservati fra gli ufficiali del Ros e l’ex sindaco mafioso di Palermo. Mancino ha sempre negato: ha detto di non avere mai parlato del Ros e di Ciancimino con Claudio Martelli. Lo ha ribadito poco prima che i giudici entrassero in camera di consiglio. E la Corte ha creduto alla sua versione.
LA SECONDA TRATTATIVA
Secondo l’accusa, dopo l’arresto di Riina, avvenuto il 15 gennaio 1993, i boss avrebbero avviato una seconda Trattativa, con altri referenti, Bernardo Provenzano e Marcello Dell’Utri. Mentre le bombe mafiose esplodevano fra Roma, Milano e Firenze, un altro ricatto di Cosa nostra per provare a ottenere benefici.
“Dell’Utri ha fatto da motore, da cinghia di trasmissione del messaggio mafioso”, hanno accusato i pubblici ministeri. “Il messaggio intimidatorio fu trasmesso da Dell’Utri e recapitato a Berlusconi”. E ancora: “Nel 1994, Dell’Utri riuscì poi a convincere Berlusconi ad assumere iniziative legislative che se approvate avrebbero potuto favorire l’organizzazione”.
All’esito di questa seconda trattativa, sosteneva l’accusa, sarebbe stato attenuato il regime del carcere duro.

(da agenzie)

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L’INGENUO DI MAIO CHE CREDE CHE SALVINI SIA MENO IMPRESENTABILE DI BERLUSCONI

Aprile 20th, 2018 Riccardo Fucile

IL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE PROMOSSO DA DI MAIO NEI CONFRONTI DEL BULLO PADANO, IMPRENDITORE DELLA PAURA, NON RAPPRESENTA ALCUN “CAMBIAMENTO”, SOLO UNA DERIVA RAZZISTA

Nella commedia dell’assurdo che stiamo vivendo dopo il 4 marzo, una nota a parte merita il processo di beatificazione promosso dal capo politico dei Cinquestelle nei confronti del bullo padano Matteo Salvini, inseguito e blandito come l’interlocutore per partnership governative in assoluto più sintonico e affidabile.
Insomma, siamo davanti a una scelta politica altamente acrobatica, dietro la quale faranno seguito ulteriori mosse stupefacenti, oppure Luigi Di Maio è ormai totalmente nel pallone; tanto da non rendersi conto di chi è davvero il personaggio con cui sta flirtando da un mese?
E non basta a giustificare il leader pentastellato, intento a coltivare nuove affinità  elettive, la presa d’atto che siamo davanti al caso di un giovanottello la cui estrazione è quella piccola borghesia meridionale più tradizionalista
La genìa dei benpensanti, che solitamente sognano un posto nella pubblica amministrazione e considerano il massimo della distinzione vestirsi da bancario, sempre ossessionati dal timore che un qualche proletariato possa mettere a repentaglio il loro precario e pur modesto decoro.
Gente con tale ginepraio di retro-pensierini legge-e-ordine ficcato in testa può non rendersi conto di quale tasso di inquinamento rappresenti per la politica italiana l’importazione fatta dal Salvini di tutta la feccia che sgorga dai meandri di un Occidente in caduta libera; che svende per le sue paranoie e nevrosi un prezioso patrimonio di civiltà .
Il mix di xenofobia, omofobia, antisemitismo e pura sopraffazione da skinhead che sta assicurando importanti dividendi elettorali agli imprenditori della paura tipo Marine Le Pen o i sovranisti post-comunisti del Gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca); i promotori del processo di degenerazione in democratura dell’attuale ordine europeo traballante (lo svuotamento dei principi democratici ridotti a puri rituali dietro i quali cresce l’autoritarismo degli “uomini forti”, reclamati a gran voce dalla piccola gente spaventata).
E tutto questo soltanto per rilanciare una Lega che andava alla deriva tra le lauree albanesi del Trota e i diamanti di Belsito.
Forse è troppo pretendere da Di Maio (e dai suoi spin-doctor provenienti dalle più improbabili sedi universitarie: dal Link Campus di Vincenzo Scotti al Sudafrica) che ci si renda conto di come il suo ipotizzato partner di governo sia il portavoce/propagandista di una proposta politica devastante, che condannerebbe il nostro Paese all’impresentabilità ; alla sola interlocuzione con satrapi mediorientali tipo Viktor Orban o Jaroslaw Kaczynskj.
Però si potrebbe almeno informare dalla cronaca, scoprendo le strane frequentazioni salviniane con neonazisti vari.   le rissa nei campi rom a scopo propagandistico, gli inseguimenti di un selfie con il super-bullo Trump (di cui riprende gli slogan più beceramente isolazionisti) o le passeggiate sulla Piazza Rossa strizzando l’occhio a Putin (e ai suoi petroldollari?).
Al di là  della distinzione fasulla tra “nuovo” e “vecchio”, che tanto affascina l’ingenuo Di Maio, Matteo Salvini è davvero presentabile? E in che cosa sarebbe “nuovo”?
Certo, il capo della Lega non ospita in casa come stalliere un mafioso pregiudicato, non evade tasse miliardarie, tanto da essere condannato in Cassazione, non corrompe parlamentari nè fa incetta di ragazzotte da vecchio sporcaccione come Berlusconi. Però ce ne vuole davvero tanta di fantasia per immaginare il felpato nelle vesti di statista.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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BERLUSCONI: “M5S? A MEDIASET LI PRENDEREI PER PULIRE I CESSI”

Aprile 20th, 2018 Riccardo Fucile

MA RISCHIEREBBERO DI TROVARE IL POSTO OCCUPATO DA SALVINI SE IL PROBLEMA E’ DI “NON AVER MAI FATTO NULLA NELLA VITA”

“E’ gente che non ha mai fatto nulla nella vita: nella mia azienda li prenderei per pulire i cessi“. Silvio Berlusconi, dopo lo scontro a distanza con Matteo Salvini, torna ad attaccare il Movimento 5 stelle.
E lo fa con le parole più dure mai usate fino a questo momento.
In un comizio a Casacalenda, seconda tappa del suo giro in Molise in vista delle elezioni regionali, non solo se la prende con “il partito dei disoccupati“, ma arriva a dire che li avrebbe assunti per pulire i bagni di Mediaset.
Rivolgendosi al capo politico dei 5 stelle commenta: “Di Maio ha una buona parlantina, non posso negarlo, ma non ha mai combinato niente di buono per sè, per la sua famiglia, per il Paese. Non possiamo affidare l’Italia a gente come lui”.
Non sono nuovi gli insulti di Berlusconi contro i 5 stelle.
La tensione però si è acuita nelle ultime settimane a causa del veto M5s sull’ex Cavaliere. Le trattative in vista della formazione di un esecutivo infatti, si sono arenate sul No dei grillini a Silvio Berlusconi e sulla decisione, ribadita fino a questo momento, della Lega di non mollare gli alleati della coalizione.
Circa 10 giorni fa l’ex deputato M5s Alessandro Di Battista aveva definito il leader di Forza Italia “il male assoluto”. Parole condannate dai parlamentari azzurri che avevano chiesto una presa distanza del Movimento.

(da agenzie)

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BERLUSCONI, PARTONO LE CANNONATE: “M5S PERICOLO PER IL PAESE, MEGLIO ACCORDI CON IL PD, E’ ANNI LUCE DAVANTI AI GRILLINI”

Aprile 20th, 2018 Riccardo Fucile

“HO SEGUITO LA LEGA, SIAMO FINITI DI MALE IN PEGGIO”

“Nessun accordo è possibile con i 5 Stelle, un partito che non conosce l’abc della democrazia, che prova invidia sociale, formato solo da disoccupati, e che rappresenta un pericolo per l’Italia”.
Così Silvio Berlusconi appena arrivato in Molise. “Sono arrivato qui in grave ritardo perchè sono dovuto rimanere a Roma per seguire le consultazioni: regna una grande confusione, gli italiani hanno votato molto male. Seguo tutto con disgusto, va tutto di male in peggio”.
Il Cavaliere ha quindi bocciato l’eventuale mandato al presidente della Camera Roberto Fico: “Già  il fatto di dare un incarico a uno così la dice lunga… Tutti i 5 Stelle sono incapaci di fare qualcosa di buono per l’Italia”.
“Dal punto di vista della responsabilità  e della democrazia”, ha aggiunto Berlusconi, “il Pd è anni luce davanti ai 5 stelle”.
Da Campobasso, torna a definire il campo dei potenziali interlocutori: “Sono contrario al no secco al Pd per un discorso sul programma. La coalizione di centrodestra potrebbe concretamente fare accordi con uomini saggi, con i parlamentari dei gruppi misti e anche esponenti del Pd”.
“Nella formazione del governo ho cercato di dare seguito a cosa voleva la Lega in modo che qualche persona competente fosse dentro una squadra di inefficienti. Ma ho verificato quanto il Movimento 5 Stelle sia un partito non democratico, un pericolo per l’Italia”.

(da agenzie)

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GLI ATTIVISTI M5S CHIEDONO 5 MILIONI DI DANNI A BEPPE GRILLO

Aprile 20th, 2018 Riccardo Fucile

I MILITANTI DI “NAPOLI LIBERA”, ESPULSI INGIUSTAMENTE COME CERTIFICATO DAL TRIBUNALE, PRONTI A UNA MAXI-RICHIESTA COLLETTIVA DI RISARCIMENTO DANNI

Gli attivisti di Napoli Libera, espulsi senza motivazione dal MoVimento 5 Stelle in maniera illegittima secondo una sentenza del tribunale di Napoli, chiederanno i danni a Beppe Grillo.
Hanno pronta una maxirichiesta collettiva di risarcimento danni che rischia di arrivare a cinque milioni di euro.
Il Tribunale di Napoli con sentenza n. 3773 del 18 aprile 2018 ha accertato l’illegittimità  dell’espulsione irrogata dallo staff di Beppe Grillo nei confronti degli attivisti napoletani ed ha dichiarato che Antonio Ciccotti, Massimo Acciaro, Salvatore Cinque, Paola Staffieri, Marco Sacco e Roberto Ionta sono stati lesi nel loro diritto di partecipare alle primarie per la scelta delle candidature alla carica di consigliere comunale e di sindaco di Napoli per la lista MoVimento 5 Stelle alle elezioni amministrative del 2016.
Una sentenza che fa il paio con quella del Tribunale di Roma del febbraio 2018 che aveva riconosciuto analoghe lesioni dei diritti di elettorato passivo di due attivisti romani per le primarie del febbraio 2016: anche in quell’occasione, come in questa, ad assistere gli attivisti M5S era l’avvocato Lorenzo Borrè.
I sei «irriducibili», hanno tenuto duro resistendo alle proposte di reintegro del Movimento e alla fine hanno avuto ragione.
Ora quindi fanno già  sapere di voler predisporre le cause civili per il maxirisarcimento tutto da intentare nei confronti di Grillo.
Spiega Roberto Ionta al Corriere del Mezzogiorno:
«Qui non si tratta di essere venali, ma ognuno di noi ha subito un danno enorme da questa vicenda. Io, per esempio, avevo ottenuto alle elezioni amministrative precedenti circa duemila voti, tutte persone che riponevano in me fiducia cieca. Quando sono stato cacciato con una mail dal Movimento ho dovuto dare spiegazioni, quasi come se avessi commesso un illecito. Per non parlare dei problemi che l’espulsione mi ha creato anche dal punto di vista professionale. Mi hanno fatto passare per una specie di impresentabile. L’allora capo politico del movimento ci chiamò “sporchi dentro”. Ora dopo due anni abbiamo finalmente giustizia. Voglio aggiungere – conclude Ionta – che destinerò una parte del risarcimento alla costruzione di un impianto idrico per dissetare i bambini africani».
Nel febbraio 2016, in occasione delle Comunarie di Napoli, il M5S aveva escluso gli attivisti grillini che facevano parte di un gruppo Facebook chiamato Napoli Libera; l’accusa nei loro confronti era quella di essersi “accordati” per proporre tematiche e candidature sul meetup di Napoli; gli attivisti avevano risposto alla sospensione con uno sciopero della fame, poi erano stati espulsi.
Nel luglio 2016 il tribunale ha cancellato le espulsioni e la decisione provocò poi i vari cambi di regole nel M5S.
L’aver partecipato al gruppo segreto su Fb “Napoli Libera” — “realizzato allo scopo di manipolare il libero confronto per la formazione del metodo di scelta del candidato sindaco e della lista per le elezioni amministrative che avranno luogo a Napoli nel 2016” — era “un comportamento contrario ai principi del MoVimento”, si leggeva all’epoca nelle mail con le quali ai ‘sospesi’ di Napoli era stata comunicata l’espulsione dal Movimento 5 Stelle. La mail di contestazione era stata inviata al gruppo lo scorso 5 febbraio, con la richiesta di inviare le controdeduzioni.
L’attuale presidente della Camera Roberto Fico era stato indicato dagli attivisti di Napoli Libera come la longa manus che aveva guidato lo staff di Grillo verso le sanzioni per fare spazio a una “sua” candidata sindaca a Napoli che poi però venne bocciata dalle comunarie a favore di Matteo Brambilla, in seguito sconfitto alle elezioni da De Magistris.
Una ricostruzione smentita da Roberta Lombardi. Di certo fu Fico che nell’aprile 2016, quando il tribunale negò l’urgenza rinviando le decisioni nel merito a una fase successiva a scrivere su Facebook che il M5S aveva vinto in tribunale.
Quando le successive decisioni del giudice diedero torto ai vertici del M5S Roberto Fico, in nome dell’onestà  intellettuale per la quale è famoso, si rinchiuse in un dignitosissimo silenzio sulla vicenda.
In realtà , come gli spiegarono in molti nei commenti allo status, il tribunale non aveva dato ragione al M5S. Il giudice, dichiarando l’insussistenza dell’urgenza, aveva posticipato la discussione nel merito alle udienze successive.
E nel luglio 2016 il giudice diede ragione agli espulsi e li riammise. Non solo. Fu lo stesso Roberto Fico, nel marzo scorso, a fare la proposta di riammetterli a quelli che fino a poco tempo prima venivano chiamati senza mezzi termini “traditori” o “feccia” ed erano stati ritenuti colpevoli di aver congiurato contro il M5S.
Fico ha incontrato in tribunale i ricorrenti dicendo “siamo pronti a reintegrarvi” (in cambio ovviamente della rinuncia a continuare la causa sulla legittimità  del regolamento). Ora si passa al risarcimento dei danni.

(da “NextQuotidiano”)

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