Destra di Popolo.net

DOPO UNA GIORNATA A VINITALY AL MOTTO DI “MANGIARE ITALIANO, COMPRARE ITALIANO”, SALVINI SI FA UN PANINO DA McDONALD’S

Aprile 16th, 2018 Riccardo Fucile

IL SOLITO CAZZARO: A VERONA DIFENDE L’ENOGASTRONOMIA ITALIANA, IN SERATA SI FA BECCARE NELLA NOTA CATENA DI FAST FOOD USA

Dalla tutela del Made in Italy all’hamburger di McDonald’s.
Matteo Salvini è stato tra i protagonisti della giornata inaugurale della 52esima edizione del Vinitaly di Verona, una delle più importanti fiere enogastronomiche dell’Italia e del mondo.
Tra un tweet in difesa dell’agricoltura nostrana, una foto con i sostenitori e un brindisi con Mauro Corona, il leader della Lega ha anche trovato il tempo di lanciare un messaggio al capo politico dei Cinquestelle Luigi di Maio: “Gli consiglio uno Sforzato, perchè si deve sforzare a fare qualcosa di più”, ha detto riferendosi al passito colore rosso rubino prodotto nella zona di Sondrio in Valtellina.
Ma soprattutto il leader leghista ha fatto proclami per il made in Italy, come questo: “Bere italiano, mangiare italiano, comprare italiano”.
Poi, dopo un’intensa giornata di sovranismo culinario, Salvini ha fatto (e comunicato agli oltre 185mila followers) una scelta alimentare decisamente in controtendenza rispetto ai messaggi lanciati a Verona.
In viaggio verso il Molise, dove domenica si vota per eleggere il nuovo presidente di Regione, il leghista si è fatto immortalare in aeroporto davanti a una “cenetta tranquilla”, come scritto nella didascalia: un hamburger di McDonald’s accompagnato da una bevanda contenuta un bicchiere con il marchio ben in vista.
Difficile che all’interno ci fosse un Barbera d’Asti, un Prosecco Valdobbiadene o un’altra di quelle tipologie di vino che fino a qualche ora prima Salvini si era impegnato a difendere a ogni costo.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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PAOLO DIOP, IL RESPONSABILE IMMIGRAZIONE DI ALEMANNO, VITTIMA DI AGGRESSIONE RAZZISTA CON LA FIDANZATA

Aprile 16th, 2018 Riccardo Fucile

A CIVITANOVA MARCHE UN GRUPPO DI RAZZISTI UBRIACHI LO INSULTANO E AGGREDISCONO, LA RAGAZZA HA UNA FRATTURA AL PIEDE… ORA FORSE AVRA’ CAPITO LA FOGNA CHE CERTI AMICI SUOI HANNO GENERATO

Il responsabile nazionale immigrazione del Movimento Nazionale per la Sovranità  (il partito politico fondato da Gianni Alemanno e Francesco Storace) Paolo Diop è stato aggredito sul lungomare di Civitanova Marche mentre passeggiava con la fidanzata.
A denunciare l’aggressione è stato lo stesso Diop che ha definito l’episodio un agguato nei suoi confronti: «Io e la mia fidanzata siamo stati aggrediti dopo essere usciti da un locale, mentre camminavamo a piedi sul lungomare Nord. ”
Stando a quanto riferisce Picchio News la coppia, dopo essere uscita da un locale, si è imbattuta in un gruppo di persone ubriache dal quale sono partiti commenti, battuti e insulti.
In particolare un ragazzo del gruppetto avrebbe insultato Diop e la fidanzata con epiteti chiaramente razzisti e poi sarebbe passato subito alle vie di fatto aggredendo Paolo Diop e la sua fidanzata, Francesca Chiusaroli, che nella colluttazione che ne è seguita — ha scritto Diop su Facebook — ha riportato la frattura del piede.
Diop si è sfogato dicendo che «Non si può più vivere così. C’è un clima di violenza che si alimenta con il lassismo delle istituzioni. Non è solo razzismo, è degenerazione sociale. Non è normale che esci una sera a cena con la tua fidanzata e torni a casa riempito di insulti o, come in questo caso, con i lividi di una vera e propria aggressione».
Non è normale, ma in Italia succede spesso ai cittadini di origine straniera. Soprattutto grazie a quegli infami istigatori all’odio razziale e religioso che speculano sul disagio per ottenere una poltrona e uno stipendio, dovrebbe saperlo bene Diop.
Non è difficile capire perchè Diop abbia qualche difficoltà  a parlare apertamente di razzismo.
Fino a non molto tempo fa fa il “negro e fascista affascinato da Salvini” (a lui piace definirsi negro e non nero) militava in Casapound ed era entrato a far parte di Sovranità , il partito emanazione dell’organizzazione fondata da Iannone e Di Stefano che per un breve periodo è stata alleato della Lega e di Noi con Salvini.
Oggi il Movimento Nazionale per la Sovranità  appoggia direttamente Matteo Salvini. In questi anni Diop è diventato una vera celebrità  e viene portato in palmo di mano dalla dirigenza della Lega per dimostrare che i leghisti non sono razzisti.
Al pari del primo senatore di colore della Lega Tony Iwobi (quello che dice che la Lega non è mai stata razzista) anche Diop sostiene che Salvini non sia razzista ma ritiene però che in passato la Lega Nord sia stato un movimento politico razzista.
Ormai le aggressioni razziste nei confronti di cittadini stranieri sono all’ordine del giorno e non è che gli aggressori stiano lì a chiedere le generalità  delle vittime per verificare se sono iscritto a Casapound o alla Lega.
Derubricare un’aggressione razzista a “degenerazione sociale” può significare solo due cose: o non era un’aggressione razzista oppure qualcuno ha paura di chiamare le cose con il proprio nome.
E verrebbe da chiedersi perchè.

(da “NextQuotidiano”)

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IL GIP DI RAGUSA DISSEQUESTRA LA NAVE PROACTIVA OPEN ARMS: “HA DISOBBEDITO SOLO PER STATO DI NECESSITA’, LA LIBIA VIOLA I DIRITTI UMANI, DEL REATO DI FAVOREGGIAMENTO DELLA IMMIGRAZIONE CLANDESTINA NON ESISTE NEANCHE IL FUMUS”

Aprile 16th, 2018 Riccardo Fucile

MA GIUSTIZIA NON E ANCORA FATTA: SE ORLANDO AVESSE LE PALLE DISPORREBBE IL TRASFERIMENTO DEL PROCURATORE DI CATANIA SULLE DOLOMITI

Il Gip di Ragusa, Giovanni Giampiccolo, rigettando la richiesta della Procura, ha disposto il dissequestro della nave della Ong spagnola Proactiva Open Arms, che è ormeggiata al porto di Pozzallo dal 18 marzo scorso dopo il salvataggio di 218 migranti.
L’imbarcazione era stata sequestrata su disposizione della Procura distrettuale di Catania.
Il Gip etneo, il 27 marzo, ha convalidato il provvedimento escludendo però il reato di associazione per delinquere: gli atti sono passati per competenza a Ragusa.
Il provvedimento del Gip è esecutivo e sarà  eseguito in giornata. Lo rendono noto i legali della Ong spagnola, gli avvocati Rosa Emanuela Lo Faro e Alessandro Gamberini. Sarà  personale della squadra mobile della Questura di Ragusa e della Guardia costiera di Pozzallo a notificarlo all’amministratore giudiziario nominato dopo il sequestro.
“La Libia non e’ ancora in grado di riaccogliere i migranti soccorsi in mare nel rispetto dei loro diritti fondamentali” e dunque, se il 15 marzo scorso, la nave spagnola Open Arms si rifiuto’ di consegnare ad una motovedetta libica le persone salvate e disobbedi’ agli ordini della Guardia costiera italiana agi’ ” in stato di necessita’” . Del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina non esiste neanche il fumus e dunque non esiste alcun presupposto per il suo sequestro.
Cosi’ ha deciso il gip che, rigettando la richiesta della Procura, ha disposto la ” liberazione” della Open Arms.
Una sconfessione su tutta la linea per il capo della Dda catanese che, dopo aver tentato di mettere le mani sull’inchiesta il cui giudice naturale e’ Ragusa ( visto che la nave era approdata a Pozzallo), se l’e’ vista sottrarre dal gip di Catania Nunzio Sarpietro che non aveva ritenuto sussistente l’ipotesi di reato di associazione per delinquere da Zuccaro contestata al comandante e al capomissione della Proactiva open arms. Trasmessi gli atti a Ragusa, l’inchiesta sembra essersi ora completamente sgonfiata e la nave verra’ riconsegnata in giornata ai volontari della Ong.
Ecco le motivazioni del giudice :” Non si ha prova che si sia pervenuti in Libia ad un assetto accettabile di protezione dei migranti soccorsi in mare. Manca la prova anche della sussistenza di porti sicuri in territorio libico in grado di accogliere i migranti soccorsi nelle acque Sar di competenza nel rispetto dei loro diritti fondamentali. In difetto di tale prova, la scriminante dello stato di necessita’ rimane in piedi”.
Quanto al rifiuto della Open Arms di chiedere di potere sbarcare i migranti nel piu’ vicino porto di Malta, il giudice osserva che ” non si dispone di alcuna informazione sulla concreta disponibilita’ di Malta ad accoglierli”.
Insomma, per il giudice, in quel soccorso conteso di migranti, gli spagnoli possono essere accusati di disobbedienza agli ordini impartiti ma sono giustificati dallo ” stato di necessita’” e non certo dalla intenzione di favorire l’immigrazione clandestina.
“Sono felice, finalmente abbiamo avuto ragione, come abbiamo sempre sostenuto, ma non era scontata una decisione del genere”.
Così l’avvocato Rosa Emanuela Lo Faro, che assiste il comandante Marc Reig Creus. “Tutto è bene quello che finisce bene, ma abbiamo vinto una ‘battaglia’, credo che la guerra legale non finisca oggi, ma continuerà  e sarà  lunga”, afferma l’avvocato Alessandro Gamberini, che difende il capo missione Ana Isabel Montes Mier.”Noi eravamo certi di avere ragione – aggiunge il penalista – ma poi occorre che un giudice ti dica di avere ragione…”.
Una pagina vergognosa della politicizzazione della giustizia italiana che , se fossimo un Paese serio, dovrebbe vedere ora il trasferimento dei responsabili

(da agenzie)

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IL MOLISE DECISIVO PER IL NUOVO GOVERNO?

Aprile 16th, 2018 Riccardo Fucile

IL VOTO NELLA PICCOLA REGIONE E IN FRIULI SEMBRA DIVENTATO LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE

Il Corriere della Sera lo definisce il “nuovo Ohio”, come lo swing state che può essere decisivo nella vittoria alle elezioni presidenziali americane.
Il Molise, oggi, può infatti essere l’ago della bilancia per la formazione del nuovo governo.
Lo stesso Silvio Berlusconi lo ha spiegato qualche giorno fa: «Se Forza Italia perde nel Molise, c’è il rischio di un governo Lega- Fratelli d’Italia (s’intende con i pentastellati) che provocherebbe la fuga di imprese, la fuga di capitali, la fuga di investimenti, il disastro nei mercati azionari».
La più piccola regione italiana a statuto ordinario, con trecentomila abitanti, vede infatti l’apertura delle urne, come il Friuli Venezia Giulia, proprio durante la crisi di governo finora senza soluzione.
E nelle idee di Salvini e Di Maio è chiaro che una volta incassate le vittorie nelle due regioni (la Lega ha candidato Massimiliano Fedriga con Berlusconi che ha preso in cambio la presidenza del Senato) la strada per Palazzo Chigi e l’intesa M5S-Lega-FdI (il patto di Neanderthal) sarebbe più agevole.
Il 4 marzo il Movimento ha fattoilpieno con il 44% e adesso, al primo test dopo le Politiche, non può permettersi di arretrare.
Gli spin doctor di Di Maio hanno pianificato con cura il forsennato tour elettorale del leader nella Regione, destinata (con le dovute proporzioni) a diventare la mother of presidents italiana, la metaforica madre del futuro premier.
La vittoria di Andrea Greco, 33 anni, scelto online con la piattaforma Rousseau, porterebbe in dote ai pentastellati il primo governo regionale e darebbe al capo politico più forza nella gara per la premiership.
Ma Lorenzo Pregliasco di Youtrend invita alla cautela e non solo perchè i sondaggi registrano una crescita del centrodestra: «Alle Politiche sono andati fortissimo, però ricordo che i 5 Stelle hanno la tendenza a calare sensibilmente alle elezioni Regionali, come dimostra Roberta Lombardi nel Lazio».
Per le statistiche: alla politiche M5S 44,8%, Forza Italia 16,1%, Pd 15,2%, Lega 8,7%, Leu 3,7%, Fdi 3,1%

(da agenzie)

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I SOCIAL IRONIZZANO SUL VESTITO FIRMATO DELLA RAGGI

Aprile 16th, 2018 Riccardo Fucile

“VIRGI’, IL MANTELLO SERVE PER PLANARE SOPRA LE BUCHE?”… LA SINDACA AL DINNER GALA A VILLA MIANI SFOGGIA UN ABITO DI RENATO BALESTRA

“Ieri sera ho partecipato al Dinner Gala a Villa Miani organizzato da Formula E e dalla Fondazione Alberto Di Monaco, con il patrocinio di Bulgari. Un abito di alta moda della Maison Renato Balestra”.
Virginia Raggi sceglie nuovamente una casa di moda italiana per i suoi abiti, ma qualcuno ha avuto da ridire sul suo vestito in broccato laminato nel colore Blu Balestra.
L’ironia del social si è abbattuto sulla scelta della sindaca, che ha postato le foto sul su profilo Instagram.
“A Virgì io te amo, ma sto vestito proprio no”, scrive un utente fra i commenti allo scatto. “Il mantello le serve per planare sopra le buche?”, polemizza un altro. “Il copridivano di nonna”, sentenzia un commento.
Non mancano poi i richiami a noti cartoni animati, da Elsa di Frozen a Batman e qualcuno polemizza invece per la pubblicità  al brand, paragonandola a Chiara Ferragni
La maggior parte degli utenti ha tuttavia apprezzato l’eleganza della Raggi, invitandola a non curarsi delle critiche e passare avanti, poichè sui social spesso si cerca solo un pretesto per far ironia: “Sei bellissima Virginia. Non dar retta ai rosiconi. Io credo che oramai si cerchi ogni cavillo per criticarla in maniera del tutto pretestuosa”.

(da agenzie)

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LA STRATEGIA DI BERLUSCONI: MANDATO ALLA CASELLATO PER “ISOLARE SALVINI”

Aprile 16th, 2018 Riccardo Fucile

L’EX CAVALIERE AVREBBE GIA’ UNA LISTA DI 50 PARLAMENTARI CINQUESTELLE DISPONIBILI A FARE DA “RESPONSABILI”

Come gli alligatori sulla riva del grande fiume, Silvio Berlusconi attende che nelle fauci spalancate gli cada un esploratore.
Se la scelta del Colle premiasse (come lui si augura) Elisabetta Alberti Casellati, il leader di Forza Italia non vedrebbe in lei la presidente del Senato e nemmeno la seconda carica della Repubblica eletta perfino con i voti dei Cinque Stelle, bensì una sua fedelissima che non esita a dichiararsi tale nelle numerose esternazioni post-voto. Certe sottigliezze agli occhi di Berlusconi poco importano: si sentirebbe destinatario di un mandato esplorativo per interposta persona che, in questa fase così incerta, avrebbe per lui un enorme valore strategico.
Per esempio, gli permetterebbe di verificare che Matteo Salvini non tiri qualche scherzetto, tipo accordarsi con Luigi Di Maio in un patto generazionale tra due giovani leader che per età , sommati insieme, non raggiungono i suoi anni.
Se a condurre le danze fosse qualcun altro, il Cav resterebbe all’oscuro di tutte le manovre, salvo scoprire magari proprio alla fine di essere stato scaricato.
Ma l’uomo (dato politicamente per defunto con troppa precipitazione dopo il 4 marzo) ha fatto due conti, condivisi con pochi intimi.
Berlusconi è sicuro in cuor suo che la forza delle cose non potrà  portare a nomi diversi da Casellati.
Prima cinica previsione berlusconiana: nè Salvini nè tantomeno Di Maio vogliono essere messi alla prova. Se il Presidente li convocasse per conferire loro un pre-incarico, quelli lo vivrebbero non quale un onore ma come il dispetto di un prof pignolo che li interroga proprio quando sono impreparati.
In pratica, si sentirebbero lanciati allo sbaraglio, costretti a rinunciare, e Sergio Mattarella non è portato agli inutili spargimenti di sangue.
Per cui via loro e avanti i presidenti delle due Camere: il Cav scommette che uno dei due salirà  al Quirinale per ricevere il berretto da esploratore.
Ma qualora il mandato toccasse a Roberto Fico, il suo amico-rivale Di Maio si butterebbe in un pozzo per disperazione; potrebbe venire frainteso, anche se non lo fosse, come un tentativo di destabilizzare la dirigenza grillina, rivelandosi controproducente.
Ecco dunque come mai Berlusconi, per esclusione, ritiene che in campo ci sia solo lei, Elisabetta. E da vero Caimano già  pregusta un boccone perfino più abbondante, cioè Salvini.
Sul quale in privato sparge giudizi non proprio positivi, specie dopo le uscite di Matteo sulla Siria: «Come si permette di attaccare l’America in quel modo? Anch’io sono amico di Vladimir, ma altra cosa è ribaltare le alleanze internazionali, con posizioni simili non va da nessuna parte».
La lista segret
Il piano anti-Salvini fa leva su Alessandro Di Battista che, da peggior nemico, è diventato senza volere l’alleato più indispensabile. Con i suoi anatemi, Dibba permette al Cav di scagliarne a sua volta, occhio per occhio veto per veto, e di silurare sistematicamente tutte le speranze di intesa tra M5S e Lega, in modo che alla fine resti all’Italia una sola possibilità : cioè il famoso governo istituzionale, del Presidente, di traghettamento, di tregua, indispensabile per non lasciare una sedia vuota nei vertici Ue e per passare quantomeno l’estate.
Altra soluzione cui lavora alacremente Gianni Letta, tornato di prepotenza in auge come certi fiumi carsici che sprofondano e poi invece rieccoli: un esecutivo col baricentro a destra (però guidato non da Salvini) che nei piani berlusconiani avrebbe il sostegno di parte Pd e, se non bastasse, di numerosi grillini.
Addirittura pare certo che Berlusconi conservi un elenco di parlamentari pentastellati, in gran parte eletti nei collegi uninominali, che in base alle informazioni da lui raccolte sarebbero pronti a tutto, pur di scongiurare un voto-bis in ottobre.
La lista contiene 50 nomi, ed è tenuta sotto chiave in un cassetto di Arcore: nella sua testa saranno loro i nuovi «responsabili». Avranno in cambio poltrone, e non dovranno più rinunciare a metà  dello stipendio.

(da “La Stampa”)

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ARRESTATI PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE DUE SINDACI LEGHISTI DEL BERGAMASCO

Aprile 16th, 2018 Riccardo Fucile

E’ LA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA, A FOPPOLO E VALLEVE LA LEGA PRENDE IL 33% E IL   41,4%… ARCHITETTATO UN SISTEMA PER OTTENERE FONDI PUBBLICI E TRUCCARE APPALTI

Sono finiti agli arresti domiciliari i sindaci di Foppolo, Giuseppe Berera e di Valleve, Santo Cattaneo, paesini della provincia di Bergamo, entrambi ex amministratori della società  Brembo Super Ski.
Secondo le indagini, coordinate dal pm Gianluigi Dettori, e condotte in collaborazione tra i carabinieri della Compagnia di Zogno e i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bergamo, i due sindaci avrebbero, tra le altre cose, architettato un sistema per conseguire fondi pubblici in danno alla Regione Lombardia e per truccare appalti.
Sono accusati anche di falsificazione di atti pubblici, abuso d’ufficio e bancarotta fraudolenta per il fallimento della Brembo Siuper Ski, una società  partecipata. Avrebbero agito con la complicità  di altre persone tra cui una dipendente del Comune di Foppolo e la moglie del sindaco di Foppolo, ritenuto promotore del sodalizio criminale.
Anche la donna è destinataria della misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il sindaco di Foppolo nell’ordinanza del GIP viene definito “braccio destro” dell’altro primo cittadino.
I due sindaci, le cui abitazioni sono state perquisite, avrebbero falsamente rendicontato spese e investimenti per un valore complessivo di circa 16 milioni e mezzo di euro, percependo indebitamente contributi regionali per oltre 3 milioni e 290mila euro.
Nel corso delle indagini è stato scoperto anche un trasferimento di circa 700mila euro dalla Brembo Super Ski, poi fallita, a una società  di Hong Kong, per una presunta attività  di ricerca di investitori asiatici.
Sotto la lente degli investigatori è finita anche la gara bandita dal Comune di Foppolo per il riposizionamento di una telecabina 12 posti sul nuovo tracciato ‘Ronchi-Montebello’, oggetto di incendio doloso nel corso del mese di luglio 2016.
Le indagini hanno fatto emergere un importante quadro indiziario che lascia ipotizzare un accordo collusivo tra il sindaco, responsabile unico del procedimento e un imprenditore bresciano, aggiudicatario ed unico partecipante alla gara. In tale contesto è emerso anche il coinvolgimento attivo di un’impiegata comunale, incaricata di istruire la procedura e di curare direttamente la predisposizione degli atti amministrativi propedeutici all’affidamento dei lavori.
Nel corso delle indagini è stato scoperto un trasferimento di circa 700 mila euro dalla Brembo Super Ski, poi fallita, in favore di una società  di Hong Kong, giustificata da una presunta attività  di ricerca di investitori asiatici.
Sotto la lente degli investigatori anche la gara bandita dal Comune di Foppolo per il riposizionamento di una telecabina da 12 posti sul nuovo tracciato “Ronchi-Montebello”, oggetto di incendio doloso nel luglio 2016. Secondo quanto emerso dalle indagini, si ipotizza un accordo collusivo tra il primo cittadino e un imprenditore bresciano, aggiudicatario e unico partecipante alla gara.
Sarebbe risultato pilotato anche un altro appalto, quello riguardante il conferimento della direzione dei lavori e il coordinamento della sicurezza sul cantiere della telecabina incendiata. In questo caso risulterebbe accertato un accordo collusivo tra il sindaco di Foppolo e l’unico ingegnere partecipante, nonchè aggiudicatario del bando, che avrebbe operato in concorso con il fratello. Entrambi sono stati sospesi dall’esercizio della professione temporanea dell’esercizio della professione nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

(da agenzie)

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CON TOTI LA LIGURIA E’ DIVENTATA LA BISCA D’ITALIA: “NESSUNA SCADENZA NE’ LIMITE PER CHI GIA’ OPERA”

Aprile 16th, 2018 Riccardo Fucile

IL NUOVO TESTO DIVENTA UNA SANATORIA ROVINA-FAMIGLIE

Giovanni Toti vara la disciplina contro l’azzardo legalizzato in Liguria. “Ma i quattordici articoli della legge regionale invece di limitare la diffusione di slot e vlt rischiano di essere una sanatoria. Un colpo di spugna”.
A dirlo è il parlamentare M5S Matteo Mantero. All’articolo 3 si legge che “è vietata l’apertura di centri di scommesse, di spazi di scommesse con vincita in denaro, nonchè la nuova installazione di apparecchi per il gioco lecito situati a una distanza inferiore a 500 metri” dai luoghi sensibili. In pratica: scuole, chiese, centri ricreativi, centri per anziani o esercizi di rivendita oro. Parrebbe un buon segno, visto che il limite previsto dalla disciplina precedente del 2012 era di 300 metri.
Mantero, però, accusa: “La norma si riferisce alle aperture e alle nuove installazioni. Leggendo attentamente articoli e commi si scopre che tutte le sale esistenti potranno continuare a esercitare la propria attività . In pratica è un colpo di spugna che invece di contrastare il fenomeno permette alle attività  in esercizio di continuare a esistere. Peggio: non sono nemmeno previsti limiti di tempo per la concessione”.
Secondo il M5S la trappola sarebbe racchiusa nel comma 2 dell’articolo 4: “Sono fatte salve le autorizzazioni relative ad esercizi diversi da quelli previsti nel comma 1 già  rilasciate al momento dell’entrata in vigore della presente legge”. In pratica, sostiene Mantero, l’esistente sarebbe sanato. E senza una scadenza.
“Nessuna sanatoria”, ribatte Toti, “Noi siamo in linea con la direttiva Baretta che punta a ridurre la macchinette all’interno dei locali, piuttosto che il numero di esercizi. Con la legge che proponiamo — che potrà  comunque essere emendata dal Consiglio Regionale — le macchinette in Liguria passeranno da 10.700 a 7.090. A livello nazionale si è stabilito così, anche per contemperare due esigenze opposte: ridurre l’azzardo legalizzato, ma nel contempo evitare che il gioco ritorni sotto il controllo del mercato nero in mano alla criminalità . E poi bisogna tutelare i piccoli esercizi rispetto al settore senza controllo del gioco online”.
Una differenza sostanziale rispetto ad altre Regioni che, nel varare provvedimenti simili, hanno previsto anche la scadenza di quelli precedenti, obbligando di fatto chi già  ha una sala slot a portarla “a scadenza”, nell’impossibilità  di rinnovarla allo scadere delle concessioni.
Difatti la risposta non soddisfa i Cinque Stelle: “Si riducono le macchinette, però si prepara l’ingresso sul mercato di una nuova generazione di apparecchi molto più insidiosi, perchè sono più veloci e consentono più giocate. Soprattutto potranno essere piazzati anche in zone dedicate dei comuni esercizi commerciali. Per non dire del rischio, non ancora scongiurato, che le scommesse possano essere effettuate anche con la carta di credito. La legge ligure va proprio in questa direzione”.
Parliamo di una regione, la Liguria, tra le più martoriate dalla diffusione delle macchinette: a Genova si contano 879 esercizi che le possiedono, mentre a Savona per ogni 125 abitanti esiste una slot o una vlt. Ma quello che colpisce di più, come ha denunciato anche Christian Abbondanza, presidente della Casa della Legalità , sono i 271 esercizi ad Albenga e i 154 a Ventimiglia.
Spiega Abbondanza: “Il Ponente ligure è una terra ad altissima infiltrazione mafiosa, parliamo soprattutto della ‘ndrangheta. Da innumerevoli inchieste è emerso — senza voler criminalizzare tutti i gestori, ovviamente — che la criminalità  organizzata utilizza le slot anche per riciclare il proprio denaro e riempirsi le tasche legalmente. Quindi proprio in queste zone occorre essere doppiamente severi”.
La normativa più stringente, di cui molti auspicavano l’entrata in vigore, avrebbe consentito l’eliminazione tout court delle macchinette vicine ai luoghi sensibili. Il panorama dell’azzardo legalizzato in Liguria sarebbe cambiato radicalmente: a Genova da quasi novecento esercizi si sarebbe passati a 80, a La Spezia di 12 sale dedicate al gioco ne sarebbero rimaste 2.
Secondo il dossier dell’Agenzia per le Dogane e i Monopoli analizzato dal Movimento 5 Stelle con le associazioni no-slot, in Liguria ogni anno si giocherebbero 2,5 miliardi con perdite per 470 milioni.
Quasi mezzo miliardo sottratto alle tasche dei cittadini in una regione con percentuali record di pensionati e disoccupati (tra le categorie più colpite dalla ludopatia). Numeri che, secondo Mantero, con la nuova legge approvata dalla giunta di centrodestra rischiano di restare praticamente inalterati.
Non è la prima volta che la giunta Toti finisce sotto accusa per l’approccio soft alla questione slot.
Nell’aprile 2017 la Regione decise di prorogare di un anno la disciplina precedente, impedendo così l’applicazione delle nuove norme più restrittive. Nella maggioranza — che votò compatta la proroga — ci fu chi giustificò la decisione sottolineando i rischi occupazionali per i gestori dei locali.
Una decisione che a Genova suscitò accese proteste: centinaia di persone, tra cui molti giovani di associazioni di volontariato, si ritrovarono davanti alla Regione.
Non solo: ci fu anche la protesta di un sacerdote. Padre Francesco Cavallini, gesuita molto amato dai giovani genovesi, al termine della funzione domenicale disse: “La messa è finita, andate a protestare” e guidò un corteo silenzioso, fiaccole in mano, fino alla sede della Regione.
Non servì a nulla. Vinse la proroga, tra gli applausi dei gestori.
Adesso che, dopo un anno, la proroga stava per scadere arriva la nuova disciplina. Che, secondo il M5S, “rischia di lasciare tutto com’è, caso unico in Italia. Visto che le altre regioni, anche di centrodestra, stanno finalmente cercando di limitare un fenomeno che ha costi sociali ed economici ben maggiori dei benefici che promette di portare. La Liguria così diventerà  la bisca d’Italia”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LA DURA VITA DI SGARBI, OGNI GIORNO IN CERCA DI UNA RISSA DA COPIONE

Aprile 16th, 2018 Riccardo Fucile

SU OGNI CANALE APPARE PER SCATENARE UNA RISSA E FAR ALZARE L’AUDITEL, IN UN TURPILOQUIO CONTINUO

Come nell’antica barzelletta del polipo costretto a essere sbattuto davanti al cliente per dimostrare la sua freschezza
e ogni volta poi ributtato nell’acquario del ristorante, così gli studi televisivi, per carenza e cronica pigrizia d’autore, utilizzano il povero Vittorio Sgarbi per tentare l’ardua impresa di riaccendere l’interesse sopito. Di volta in volta il professore viene estratto gocciolante dalle alghe, buttato in pasto alle telecamere e obbligato a esibirsi nel consueto siparietto di insulti, senza pietà , nè considerazione per quelle corde vocali provate dal logorio della televisione moderna.
Il critico d’arte, un curriculum degno di nota, un’intelligenza da molti comprovata e un’abilità  da attore consumato, si scalda roteando un po’
gli occhi e sputando qua e là  e poi va in scena, ogni santo giorno, come un impiegato diligente.
Pescando a caso   nel cassetto degli improperi, dà  in escandescenze a comando e si espone ai rimbrotti bonari del padrone di casa di turno, da Formigli alla Berlinguer, dagli ultimi fuochi di Del Debbio a Giletti, da Porro a Barbara D’Urso, pronti a far scattare la trappoletta di risulta formato Auditel.
Manca solo il meteo, ma è questione di attimi.
Così tra vocine acute e finte facce seriose il nostro viene accudito come un panda marrone, fatto scattare come una molla alla bisogna e riposto nella scatolina a fine puntata.
Vittorio Sgarbi ormai è esausto eppure   a testa bassa e con l’auricolare ben inserito nell’orecchio è sempre disponibile, accondiscendente, accetta lo scontro imposto dalla scaletta di turno e spera solo che il teatrino telecomandato finisca il prima possibile.
Il copione è sempre quello.
A domanda non gradita, Sgarbi comincia a spruzzare improperi come una fontanella di paese, la reazione è male accetta, il conduttore giornalista si tinge di rossore pudico, Sgarbi alza il tono, spesso uno qualunque a caso lascia lo studio, il giorno successivo il video passa in Rete, Blob lo ripropone e le redazioni di un altro programma cominciano le telefonate per invitarlo su un altro tema. Così all’infinito.
Sino a che, Fornero permettendo, non si deciderà  di mandarlo in pensione, lasciargli asciugare la saliva e metterlo finalmente a riposo.

(da “L’Espresso”)

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