Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile
CARPE DIEM, ASSAPORO L’ATTIMO E FACCIO FINTA CHE NON SIA FUGGENTE
Da più di un mese l’Italia è senza governo, eppure io mi sento benissimo. Va bene, datemi pure del qualunquista, del provocatore, del cittadino privo di senso civico che non comprende quante risposte ai bisogni degli italiani debba dare un nuovo Esecutivo. Avete ragione: è tutto vero. Eppure io non riesco a preoccuparmi.
Tra tre o quattro mesi, chissà . Ma per adesso no.
Per ora apprezzo solo il calo verticale di insulti sui social e nei dibattiti politici in tv. La tranquillità (immagino apparente) del presidente Sergio Mattarella nel condurre le consultazioni e la scomparsa dalle pagine dei giornali delle facce di quasi tutti i ministri, ancora in carica solo per gli affari correnti.
Mi fa effetto vedere Matteo Salvini che, a causa della ricerca disperata di un alleato per il centrodestra, posteggia la ruspa in garage e parla come fosse un mediatore delle Nazioni Unite.
Non mi dispiace sentire Luigi Di Maio che alla fine ammette un’ovvietà : non tutto nel Pd è da buttare, accanto ai politicanti in quel partito ci sono pure tanti bravi amministratori e un sacco di elettori onesti.
E anche se so benissimo quanti fili tiri ancora Matteo Renzi, mi fa piacere che ci risparmi il suo solito fare da “so tutto io”.
E le aspettative? E i programmi? E le tante promesse elettorali? Per ora, per me, sono domande senza senso.
Prima del quattro marzo mi ero identificato alla perfezione con quel 75 per cento di italiani che, secondo un sondaggio Demopolis, non ci credeva. Oggi ci credo ancora meno.
Sono un apota (cioè come Giuseppe Prezzolini non me la bevo) e sono contento così. Anzi, una felicità particolare la ricavo dalla lettura mattutina dei quotidiani.
Scorro gli articoli di politica e provo lo stesso brivido che mi dà il calciomercato di agosto: mese in cui in vista c’è sempre il colpaccio, il top player e lo scudetto sicuro. Non è vero, ma ci credo.
E il Def? E la manovra correttiva che ci chiede l’Europa? E il rischio dell’aumento dell’Iva? Non ci voglio pensare. Io mi godo semplicemente la quiete.
Penso ai 518 giorni senza governo del Belgio, ai sei mesi della Germania, ai 208 dell’Olanda e alla Spagna, andata per tre volte alle urne nel giro di 10 mesi prima di far partire un esecutivo di minoranza.
Vivido in me è del resto il ricordo degli anni passati. Quelli in cui un governo ammucchiata bisognava farlo per forza perchè c’erano in ballo le riforme (oggi se qualcuno ne parla ancora rischia l’incolumità personale), il semestre europeo o un altro imprescindibile appuntamento.
Superato il quale era chiaro che tutto era come prima, o peggio di prima.
Certo, pure io, come la maggioranza dei miei concittadini, voglio il cambiamento. Ma col tempo ho imparato ad apprezzare quel poco che c’è.
Carpe diem, dicevano i latini. Sì, una carpa al giorno, come dicevamo noi al liceo, è questa la soluzione.
Assaporo l’attimo e faccio finta che non sia fuggente.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile
IL SUSSIDIO DI SOLIDARIETA’ DEL M5S E’ COPIATO DAL MODELLO TEDESCO HARTZ IV … MA IN ITALIA SERVIREBBE IL SALARIO MINIMO GARANTITO E AMPLIARE IL REDDITO DI INCLUSIONE
Dal giorno dopo le elezioni politiche italiane è subito iniziata la discussione sull’applicabilità e i costi del
reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 stelle.
Premesso che la proposta del partito di Luigi Di Maio non ha niente del reddito di cittadinanza autentico ma è un sussidio di solidarietà diretto a una ristretta cerchia di disoccupati a determinate condizioni (corsi di formazione, partecipazione a lavori socialmente utili e dimostrare di cercare una lavoro), il modello proposto dai 5 Stelle è ripreso dal sistema tedesco, in particolare copia il sussidio esistente in Germania e noto come Hartz IV (o Arbeitslosengeld II).
Tale sussidio si lega alla famosa Agenda 2010 realizzata dal governo socialdemocratico e ambientalista guidato da Gerhard Schrà¶der dal 1998 al 2005. L’Agenda 2010 fu un complesso di riforme che introdusse una forte liberalizzazione del mercato del lavoro e una consistente riduzione e rimodulazione del generoso stato sociale tedesco che dopo la riunificazione necessitava di ingenti tagli.
Queste riforme sono molto controverse da anni.
Per alcuni sono il segreto del successo dell’economia tedesca, per altri hanno precarizzato il mercato del lavoro e incentivato le diseguaglianze sociali.
Proprio il sussidio sociale (chiamato Hartz IV dal nome di Peter Hartz, imprenditore tedesco e consigliere del Cancelliere Schrà¶der) permette oggi a chi ha perso il lavoro di poter avere un sussidio economico (che, attenzione, non è il sussidio di disoccupazione, Arbetislosengeld I) a patto di soddisfare alcuni requisiti tra cui: dimostrare di cercare attivamente un lavoro o di avere un lavoro con un salario molto basso, dichiarare tutto ciò che si possiede (casa, auto ecc.), accettare percorsi di formazione professionali, non avere sul conto corrente più di 2000 Euro e infine, avere tra i 15 e i 65 anni.
Se si soddisfano questi (e altri) requisiti si può fare domanda al Jobcenter (in parte assimilabile ai nostri Centri per l’impiego) che in Germania sono un’istituzione diversa dall’Ufficio federale per il lavoro (Bundesagentur fà¼r Arbeit) che si occupa, in particolare, del sussidio di disoccupazione.
Il sussidio sociale (Harzt IV), in Germania, viene percepito da sei milioni di persone e ammonta a circa 400 Euro a cui si aggiungono 200-300 Euro per ogni figlio e un ulteriore rimborso per l’affitto e il riscaldamento. Tali cifre variano a secondo della città e della composizione del nucleo famigliare.
La proposta dei 5 Stelle intende applicare il modello di sussidio vigente in Germania, seppur ricalibrandolo agli standard italiani.
In particolare i M5s legano il diritto al sussidio (che chiamano erroneamente reddito) ai lavori sociali (presente anche in Germania ma tramite l’introduzione del cosiddetto 1-Euro-Job).
Il problema del reddito di cittadinanza dei 5 Stelle, a parte il fatto che non è un reddito di cittadinanza (espressione usata solo a scopi elettorali), è che in Italia i centri per l’impiego hanno un personale di oltre dieci volte inferiore alla Germania (7mila contro gli oltre 100mila).
Il paradosso è che mentre in Italia si discute di introdurre il sussidio sul modello tedesco, proprio in Germania tale sistema è al centro di una controversia politica.
È stato Jens Spahn, neo-ministro della sanità , conservatore e grande avversario della Cancelliera, ad aprire una discussione sull’Hartz IV e le distorsioni di un sistema che pone coloro che ottengono tale sussidio ai margini della società e, in alcuni casi, vengono considerati parassiti e fannulloni.
Per Jens Spahn, l’Hartz IV non è sinonimo di povertà , ma di solidarietà e di lotta alla povertà .
Una difesa, da destra, di un sistema, creato dalla sinistra, senza mostrare, però, alcuna empatia per coloro che vivono in condizioni sociali di difficoltà .
Ma se il conservatore Spahn è stato criticato dalla stessa leader del suo partito Annegret Kramp-Karrenbauer (Cdu), che ha mostrato, al contrario, maggiore sensibilità per i disoccupati (o occupati con salari molto bassi) che finiscono nel sistema perverso del sussidio sociale, tra i socialdemocratici il vero dibattito deve ancora entrare nel vivo.
Il momento della verità sarà il congresso del 22 aprile durante il quale si eleggerà la nuova presidente del partito. A sfidare la favorita Andrea Nahles, ci sarà Simone Lange che ha già detto di voler ridiscutere totalmente il sussidio noto come Hartz IV perchè ha creato enormi e inaccettabili disuguaglianze sociali.
Tesi condivisa anche dal Ministro-Presidente della città di Berlino, il socialdemocratico Michael Mà¼ller, che vuole trasformare il sussidio dell’Hartz IV, che si è rivelato un fallimento in quanto non dà reali prospettive di lavoro a chi ne beneficia, in un vero e proprio reddito minimo di solidarietà di 1200 Euro.
L’esperienza tedesca mostra i limiti di una proposta che si dovrebbe contrastare con la forza degli argomenti di chi è vittima di un mostro burocratico che ha creato un limbo in cui spesso convergono assenza di diritti e sconforto psicologico.
L’emergenza italiana non ha bisogno dell’introduzione di un confuso sussidio sociale camuffato da finto reddito di cittadinanza, ma, al contrario, andrebbe migliorato e ampliato il già esistente reddito di inclusione (Rei) e, soprattutto, andrebbe introdotto un salario minino garantito.
Esiste in quasi tutta Europa, ma in Italia non se ne parla. Eppure siamo l’unico dei grandi paesi a non averlo.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile
LO SANNO ANCHE GLI ANALFABETI, MA L’ELETTORATO GRILLINO E LEGHISTA HA BISOGNO DI ESSERE PRESO PER I FONDELLI
Un intervento sui vitalizi degli ex parlamentari, che passi attraverso il ricalcolo con metodo contributivo dei trattamenti in corso, potrebbe essere «a forte rischio di incostituzionalità ».
Per questo «bisogna riflettere, cercando di salvaguardare i principi in una disciplina ragionevole».
L’invito a «intervenire con molta delicatezza», perchè si rischia di ledere il «principio dell’affidamento», viene dal presidente emerito della Consulta Cesare Mirabelli, che ipotizza anche una possibile strada alternativa: un «contributo di solidarietà » per gli ex deputati e senatori, «graduato rispetto alla dimensione del trattamento in essere» e che incida di più su chi ha avuto il vitalizio per una breve attività parlamentare.
«Un giudizio non si può dare a priori. Dipenderà dall’analisi che verrà fatta e dalla soluzioni che saranno prospettate – premette Mirabelli – Ma si tratta di un terreno abbastanza scivoloso. Il problema riguarda sia le fonti, cioè se possa bastare una delibera dell’Ufficio di presidenza della Camera o se non debba essere la legge a intervenire; sia in quali termini si possa intervenire su una situazione esistente, senza violare il principio di affidamento. La Corte ha già detto che l’incisione sui godimenti in essere, con una revisione in percentuale, può essere consentita in situazioni di emergenza e in limiti temporali definiti. Si tratta di questo? il primo compito dei questori sarà dunque fotografare la realtà e individuare quali sono le situazioni irragionevoli».
(da “il Mattino”)
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Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile
L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA’ CHIEDE L’ACCESSO ALLA ZONA… OVVIAMENTE I SOVRANISTI DIFENDONO IL BOIA ASSAD
L’Organizzazione mondiale della sanità si dice “profondamente allarmata dalle notizie sul sospetto uso
di armi chimiche nella città di Duma”, in Siria, e “chiede l’accesso immediato e senza ostacoli all’area, per fornire assistenza alle persone colpite, valutare gli impatti e dare una risposta globale di salute pubblica”.
A renderlo noto è Peter Salama, direttore generale dell’Oms per la risposta alle emergenze che, in una nota stampa, sottolinea: “Dovremmo essere tutti indignati per questi orribili report e immagini che arrivano da Duma”.
L’Oms fa riferimento all’attacco di sabato scorso.
Le circa 500 persone curate nelle strutture sanitarie a Duma mostravano segni di grave irritazione delle membrane mucose, disturbi respiratori e problemi ai sistemi nervosi centrali.
Più di 70 persone che si erano nascoste in cantine sono morte, 43 delle quali con sintomi coerenti con l’esposizione da agenti chimici altamente tossici.
Due strutture sanitarie sono anche state coinvolte negli attacchi.
L’allarme dell’Oms arriva all’indomani del veto posto dalla Russia alla bozza di risoluzione degli Stati Uniti per istituire un nuovo meccanismo d’inchiesta indipendente sull’uso delle armi chimiche in Siria.
Il documento ha ottenuto 12 sì, 2 no (tra cui il veto di Mosca) e un’astensione (la Cina). ”
Questo è un giorno triste per il Consiglio di Sicurezza, per il regime di non proliferazione e soprattutto per la popolazione di Duma”, ha commentato l’ambasciatrice britannica al Palazzo di Vetro, Karen Pierce.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE PRETENDE NOVITA’: UN CONTO E’ CONCEDERE TEMPO, ALTRA COSA E’ SPRECARLO
Sergio Mattarella concederà altro tempo, ma non troppo e soltanto se i protagonisti della politica sapranno meritarlo.
In particolare Luigi Di Maio e Matteo Salvini, nella loro qualità di vincitori, dovranno presentarsi domani al Quirinale con degli elementi tali da far ben sperare il Capo dello Stato.
Ad esempio, garantendo che una trattativa tra loro è già avviata e sta sviluppandosi costruttivamente; oppure assicurando che questo negoziato ancora non inizia, però entro pochi giorni loro due si vedranno e sarà la volta buona per chiarirsi; o ancora, spiegando al padrone di casa in che modo pensano (contro ogni aspettativa) di rimettere in gioco il Pd. In altre parole, avranno l’onere di giustificare una dilazione ulteriore. E
se invece dal prossimo giro di colloqui non dovesse emergere alcunchè?
La novità delle ultime ore, di cui sul Colle nessuno vuol dare conferma, sa un po’ di ultimatum. Dinanzi a leader fermi immobili sulle rispettive posizioni, inchiodati ai soliti giochi tattici, dunque incapaci di garantire sbocchi concreti, Mattarella potrebbe decidere che l’attesa è stata sufficiente e passare dunque alla fase successiva, quella degli incarichi. O meglio, dei pre-incarichi.
Che consisterebbero nel convocare all’inizio della prossima settimana Salvini oppure Di Maio, prima l’uno e poi eventualmente anche l’altro, perchè provino a mettere in piedi una maggioranza, salvo tornare dal Presidente a riferirgli come è andata.
Fin qui Mattarella ha evitato di metterli in pista poichè, perdurando pregiudiziali e veti, il rischio di fallimento sarebbe elevato.
Chi dovesse ricevere il pre-incarico, difficilmente potrebbe rifiutarlo in quanto non saprebbe come spiegare alle proprie tifoserie una rinuncia così clamorosa. Nello stesso tempo, però, il prescelto non sarebbe affatto felice di essere tale nella quasi assoluta certezza di bruciarsi, forse per sempre.
Ecco dunque in che modo va interpretata la voce, circolata ieri, di Mattarella orientato a mandare in campo uno dei due: come una forma di pressione, una maniera per invogliare tutti a prendersi le proprie responsabilità . A carte scoperte, alla luce del sole e senza ulteriori dilazioni. Sei settimane sono già trascorse, un lasso sufficiente per pretendere qualche novità .
La pazienza sul Colle non è mancata. Per esempio, durante il primo giro di consultazioni era stato chiesto al Presidente di aspettare qualche giorno in più perchè loro due, Di Maio e Salvini, si sarebbero certamente incontrati.
Non a caso l’inizio dei nuovi colloqui è rimasto in sospeso fino a ieri: se Luigi e Matteo si fossero visti stamane, gli incontri al Quirinale sarebbero scivolati di 24 ore. Invece si è saputo in extremis che il faccia a faccia non ci sarebbe stato.
Nè è stato messo in agenda un nuovo appuntamento. Nei palazzi si sospetta che il leader della Lega voglia far trascorrere tre settimane di vuoto pneumatico per arrivare al voto del 29 aprile in Friuli Venezia Giulia, dove si prevede che la Lega strapperà un trionfo.
In modo sancire l’irrilevanza di Berlusconi e chiudere l’accordo con i Cinque stelle da posizioni più vantaggiose. Ecco: con l’Italia che attende un governo, sono tatticismi cui Mattarella non pare intenzionato a prestarsi.
Del tutto escluso un terzo giro di colloqui. E se i leader dichiareranno la propria impotenza, oppure lo stallo verrà sancito dai pre-incarichi, non resterà che l’ultima risorsa in grado di evitare una sedia vuota dell’Italia ai summit Ue (decisivo quello del 28 giugno) dove si deciderà di euro e immigrazione: un governo del presidente,, l’ennesimo, che tutti dicono di non gradire. E sono ancora in tempo per evitare.
(da “La Stampa“)
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Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile
ILARIA CUCCHI: “E’ LO SPECIALISTA DEL FANGO SULLE FAMIGLIE VITTIME DI ABUSI, HA FATTO POLITICA SULLA NOSTRA PELLE”
Gianni Tonelli, sindacalista del SAP e deputato della Lega, è stato condannato per diffamazione nei
confronti della sorella e dei genitori di Stefano Cucchi, il giovane morto nel 2009 nel reparto detentivo dell’ospedale Pertini di Roma.
Il tribunale di Bologna lo ha condannato a 500 euro di multa con un decreto penale di condanna emesso dal pubblico ministero: il parlamentare può appellarsi e aprire così un processo nel contraddittorio delle parti.
Proprio ieri i rappresentanti del Sap (Sindacato Autonomo di Polizia) hanno disertato la festa per il 166/o anniversario della fondazione della Polizia di Stato, per il procedimento per sospensione dal servizio avviato nei confronti dell’ex segretario generale Gianni Tonelli
“Tonelli — ha commentato Ilaria Cucchi, sorella di Stefano — specialista del fango sulle famiglie di vittime di abusi e ora promosso a parlamentare, ha fatto e fa politica sulla nostra pelle. Ora aspetto di incontrarlo al Tribunale di Roma, dove sarà a processo per imputazione coatta assieme ai sui colleghi Maccari e Capece per aver offeso più volte me e la mia famiglia”.
Il deputato leghista ha annunciato che farà opposizione al provvedimento.
Tonelli è accusato di falso nella vicenda dei servizi delle trasmissioni tv Ballarò e Piazzapulita in cui vennero mostrati giubbotti antiproiettile e caschi che secondo l’accusa non erano più in uso spacciandoli come prove dei mezzi inadeguati in dotazione agli agenti per combattere la minaccia del terrorismo.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile
“L’INDEBITAMENTO PUBBLICO E PRIVATO A 164.000 MILIARDI DI DOLLARI”
“I governi devono evitare il protezionismo in ogni sua forma. La storia ci insegna che le restrizioni all’import fanno male a tutti, soprattutto ai consumatori più poveri”.
Da Hong Kong, il direttore generale del Fmi Christine Lagarde sottolinea che “il sistema di scambi commerciali internazionali ha trasformato il mondo. Ha contribuito a dimezzare la percentuale della popolazione mondiale che vive in condizioni di estrema povertà ” mentre le barriere protezionistiche impediscono al commercio di “svolgere il suo ruolo fondamentale per rafforzare la produttività “.
“Ma questo sistema di regole e responsabilità condivisa corre ora il pericolo di essere distrutto. Questo sarebbe imperdonabile, un fallimento collettivo”.
Nello stesso tempo, Lagarde denuncia “le troppe pratiche sleali, che devono essere eliminate perchè possono lasciare tracce sugli equilibri commerciali tra Paesi”. In concreto, bisogna proteggere ad esempio proprietà intellettuale e ridurre le distorsioni che favoriscono le imprese di statali.
Lagarde lancia anche l’allarme debito: quello pubblico e privato ha raggiunto a livello globale la quota record di 164.000 miliardi di dollari. Il debito pubblico nelle economie avanzate è, dunque, a livelli non visti dalla Seconda Guerra Mondiale. “Un indebitamento elevato rende i governi, le aziende e le famiglie più vulnerabili a una stretta delle condizioni finanziarie”, mette in evidenza Lagarde.
Ma Lagarde resta ottimista, a patto che governi, imprese e persone singole abbiano coraggio: “I governi – spiega – dovrebbero usare l’attuale crescita per portare avanti le riforme: la finestra di opportunità è aperta, è necessario riparare il tetto nei periodi in cui splende il sole
Le riforme necessarie sono spesso spesso politicamente difficili, ma sono più efficaci e facili da attuare quando le economie crescono.
Il direttore generale dell’Fmi cita Henri Matisse: “La creatività richiede coraggio. Abbiamo bisogno di più coraggio, nelle stanze dei governi, nelle aziende, e nelle nostre menti”.
Nel mese di gennaio, il Fondo Monetario ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita dell’economia mondiale al 3,9% per il 2018 e il 2019. E il Fondo continua ad essere ottimista perchè “le economie avanzate cresceranno sopra il potenziale di crescita media quest’anno e il prossimo” e perchè gli Stati Uniti sono in piena occupazione. Parallelamente in Asia, le prospettive restano solide, “il che è un bene per tutti, perchè questa regione contribuisce a quasi due terzi della crescita globale”.
Tuttavia, il ritmo di “crescita prevista per il 2018 e il 2019 finirà per rallentare” nella misura in cui le politiche a sostegno dell’economia si interromperanno soprattutto in Usa e Cina.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile
LA CURA DELLE PERSONE E’ DIVENTATO UN ENORME BUSINESS …. AUMENTO VERTIGINOSO DI STRUTTURE PRIVATE FINANZIATE DA SOLDI PUBBLICI IN SETTORI ALTAMENTE REMUNERATIVI
Ancora arresti nella sanità lombarda, ancora accuse pesantissime contro medici e dirigenti sanitari. Un
triste rituale che si ripete periodicamente e che in questi anni ha coinvolto tutti i ruoli istituzionali: presidente regionale, assessore alla Sanità , direttori generali, direttori sanitari, primari, medici oltre ovviamente imprenditori e politici loro amici.
Alcune cliniche milanesi sono diventate famose in tutta Italia e non sempre per meriti proprio scientifici: S. Rita, Maugeri solo per citarne alcune, senza dimenticarsi che, nell’ormai lontano 1992, l’inchiesta di Mani Pulite cominciò proprio con un arresto alla casa di cura Pio Albergo Trivulzio.
Non siamo di fronte ad un sistema sanitario che funziona in modo ottimale ed eventualmente a poche mele marce che delinquono, come afferma l’assessore regionale.
E’ il sistema stesso, così com’è congegnato, che offre immense opportunità per chi vuole arricchirsi illegalmente sul corpo e sulla pelle dei propri concittadini.
La cura delle persone è stata trasformata in un grande business; la presenza delle strutture sanitarie private accreditate e quindi finanziate dalla Regione con soldi pubblici attraverso il sistema dei rimborsi è aumentata in modo vertiginoso soprattutto nei settori più redditizi: le chirurgie, l’alta specialità , le strutture per ricovero degli anziani ecc.
La torta da spartirsi è enorme. Giovanni Falcone diceva “seguite i soldi e troverete la mafia” e di soldi nella sanità ce ne sono veramente tanti.
La spesa sanitaria in Lombardia supera i 18 miliardi, pari ad oltre il 70% del bilancio regionale. Era ampiamente prevedibile che pratiche illegali si sarebbero concentrate in questo settore ed è inaccettabile che dentro l’istituzione pubblica (quando non è collusa con chi delinque!) poco o nulla sia stato fatto per contrastare tale possibilità .
Alcuni semplici esempi.
Nell’epoca digitale e delle banche dati, è mai possibile che la Lombardia non abbia costruito un osservatorio per identificare i macroscopici conflitti d’interesse presenti nel mondo sanitario?
Oggi si scoprono primari che direttamente, o attraverso propri familiari, sarebbero azionisti di aziende che producono strumenti diagnostici e protesi e si scopre che “casualmente” gli ospedali, ove costoro operano, indirizzano le ordinazioni verso queste stesse società .
Sarebbe stato sufficiente intrecciare qualche dato per far scattare un’attenzione particolare su determinati acquisti; andrebbe resa obbligatoria una dichiarazione pubblica sulle relazioni e gli interessi economici e finanziari dei medici e dei dirigenti del Servizio Sanitario.
Basterebbe incrociare i dati relativi ad alcune pratiche diagnostiche e ad alcuni interventi chirurgici (quelle con i rimborsi più elevati) realizzati nelle strutture private accreditate con quelle realizzati nelle corrispondenti strutture pubbliche per far sorgere il sospetto che non tutte le operazioni fossero necessarie; si sarebbero evitate amputazioni e trapianti finalizzati solo a produrre guadagni per singoli professionisti e per le strutture dove questi operano, verso le quali andrebbe immediatamente annullato l’accreditamento concesso dalla Regione.
Non basta avere i Nuclei Operativi di Controllo alle dipendenze delle Asl; è necessario metterli in condizione di svolgere efficacemente il proprio lavoro: non avvisare in anticipo la clinica interessata dell’imminente ispezione; non concentrare l’attenzione su aspetti puramente formali quanto piuttosto sull’appropriatezza degli interventi chirurgici e della prestazioni diagnostiche erogate.
Non è sufficiente mettere sul proprio sito web “Il piano anticorruzione” se poi nessuna autorità indipendente ne verifica la realizzazione spulciando, ad esempio, i vari contratti d’acquisto.
Sarebbero necessari anche interventi a livello nazionale.
Ad esempio per interrompere la catena di nomine politiche che costruisce in ogni regione la piramide della sanità : i direttori generali sono nominati dalla regione, primari non si diventa più per concorso con relativi punteggi, ma si acquisisce l’idoneità al primariato attraverso un bando basato sui titoli e su un colloquio; poi è la direzione della struttura sanitaria a compiere la scelta definitiva.
E spesso non è la competenza scientifica a prevalere ma una vicinanza che può trasformarsi in complicità .
“Non vedo, non sento, non parlo”, il motto delle famose tre scimmiette, pare essere diventato, con i tempi coniugati al passato, il mantra dei direttori generali, dei direttori sanitari e degli assessori alla sanità regionale ogni volta che la magistratura fa scattare qualche arresto.
Tutte le inchieste che si sono susseguite non sono centrate su singoli isolati reati, ma su sistemi delinquenziali complessi con una molteplicità di attori, sistemi che difficilmente possono sfuggire a chi dovrebbe vigilare.
Sarebbe quindi lecito aspettarsi, e chiedere, le dimissioni almeno dei direttori generali degli ospedali coinvolti e una verifica di idoneità alla mansione per i funzionari regionali addetti alla direzione dei sistemi di controllo.
Un’ultima enorme preoccupazione.
La Regione Lombardia sta cercando di convincere i cittadini lombardi con malattie croniche, 3 milioni e 350.00 persone, ad affidare la cura di tali patologie ad un “gestore” che nel 70% dei casi è una società privata che opererebbe con soldi pubblici. Essendo enti profit è legittimo pensare che il loro obiettivo più che la salute sarà il profitto. Alla voracità non c’è limite e la torta è immensa (la spesa sanitaria per i malati cronici in Lombardia supera i 10 miliardi).
O li fermiamo ora o ben poco rimarrà del tanto decantato sistema sanitario lombardo.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile
FORSE ADESSO PENSERANNO A SEGUIRE I FIGLI INVECE CHE AI FATTI LORO
Sono tutti minorenni gli undici ragazzini che sono stati «condannati» a risarcire una loro coetanea per
aver fatto circolare sui telefonini una sua foto nuda.
Una sentenza destinata a far discutere perchè con loro sono stati «sanzionati» anche i genitori, considerati co-responsabili.
La sentenza è stata emessa dal giudice del tribunale di Sulmona Daniele Sodani, la cittadina abruzzese dono si sono svolti i fatti, il quale ha ritenuto responsabili i genitori per le colpe dei loro figli.
L’episodio risale al 2013 quando una ragazza, all’epoca 14enne, denunciò di essere apparsa nuda su Facebook per alcune ore e poi sui telefonini di amici e conoscenti. Quello che all’inizio sembrava agli occhi dei ragazzini un semplice gioco è finito al centro di indagini giudiziarie condotte dai carabinieri di Sulmona, sollecitati dai genitori della ragazza.
L’accusa: diffusione di materiale pedopornografico. All’inizio furono una trentina i ragazzi, quasi tutti minorenni, chiamati a deporre dai carabinieri.
La colpa degli educatori
Da questo elenco sono poi stati estrapolati gli undici ritenuti autori materiali della diffusione delle foto osè. In sede di udienza preliminare gli indagati sono stati tutti prosciolti. Non così in sede civile dove il giudice accogliendo parzialmente le richieste dei genitori che avevano avanzato un risarcimento di 650 mila euro, per danni patrimoniali e non, ha stabilito che i convenuti debbano versare, a vario titolo, la cifra in totale di oltre 100 mila euro, come danno non patrimoniale.
Il giudice ha disposto che a pagare il risarcimento debbano essere i genitori degli allora minorenni perchè «è in capo al genitore l’onere di provare e di dimostrare il corretto assolvimento dei propri obblighi educativi e di controllo sul figlio, solo in tal modo potendosi esonerare dalla condanna risarcitoria».
Per il giudice nulla invece sarebbe stato dimostrato. Anzi sempre secondo la sentenza «i fatti esprimono, di per sè, una carenza educativa degli allora minorenni, dimostratisi in tal modo privi del necessario senso critico di una congiura capacità di discernimento e di orientamento consapevole delle proprie scelte nel rispetto e nella tutela altrui. Capacità che invece avrebbero già dovuto godere in relazione all’età posseduta. Tanto è vero che alcuni coetanei ricevuta la foto non l’hanno divulgata».
Il giudice non ha risparmiato neanche i genitori della minorenne: per loro nessun risarcimento perchè «non avrebbero vigilato sulla condotta imprudente della propria figlia, da cui sarebbero partite le foto osè».
(da “Il Corriere della Sera”)
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