Settembre 20th, 2018 Riccardo Fucile
M5S PREOCCUPATO DAL DILAGARE DELL’ALLEATO, SLITTA IL CDM, SALVINI FURIOSO…. IL DECRETO SUI MIGRANTI E’ UN VERGOGNOSO SPOT CHE PUO’ PIACERE GIUSTO ALLA FECCIA RAZZISTA
Matteo Salvini è furioso e va dicendo che non intende “cambiare di una virgola” i decreti
sicurezza e immigrati, nonostante il continuo pressing degli alleati.
La sensazione che circola nelle stanze del ministero dell’Interno è che il Movimento 5 Stelle voglia fermare i due provvedimenti simbolo della narrazione leghista per arginare l’esposizione mediatica del leader del Carroccio avanti nei sondaggi rispetto agli alleati di governo.
Da qui il muro contro muro tra gli alleati e lo slittamento a lunedì del via libera previsto per oggi.
M5s è in fibrillazione. Se nei primi mesi aveva rialzato la testa con l’approvazione del decreto Dignità mentre Salvini si occupava degli immigrati, adesso in piena legge di bilancio, con la difficoltà annessa di trovare i soldi, è tutto più complicato e nei piani alti grillini si ragiona così: “Non possiamo lasciargli un altro spot”.
E poi c’è un tema, non da poco, che riguarda il mondo pentastellato. Ovvero quell’ala più a sinistra che non vuol sentire parlare di abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, dell’introduzione del permesso per casi speciali, come per cure mediche, della durata di un anno anzichè due. In più i grillini vorrebbero smussare le restrizioni, previste dal nuovo decreto, all’acquisizione della cittadinanza e l’abrogazione della norma che prevede il diritto di iscrizione anagrafica del richiedente asilo.
Davanti all’opposizione grillina interna al governo, il vicepremier verde, secondo quanto trapela, risponde quindi a muso duro. Pubblicamente getta acqua sul fuoco assicurando che lo slittamento del Consiglio dei ministri sia dovuto solo a motivi di cortesia istituzionale, a causa dell’assenza del premier Giuseppe Conte e del vice Luigi Di Maio, ma stando alle voci sempre più insistenti che circolano tra i componenti grillini dell’esecutivo sono due decreti che vanno ridiscussi.
Lo ammette lo stesso presidente del Consiglio: “Il provvedimento può cambiare fino all’ultimo”. Ma sembra più un auspicio per sedare gli animi, che una reale possibilità . Anche perchè la bozza del decreto immigrazione è già in circolazione ed è difficile che Salvini faccia un passo indietro, anzi “cavalca l’onda del consenso”, spiega con rammarico una fonte pentastellata.
Discorso un po’ diverso sul decreto sicurezza.
I tecnici del ministero dell’Interno sono a lavoro in contatto con quelli di via Arenula per smussare alcune problemi. Come la decisione di riportare la fattispecie del ‘blocco stradale’ – attualmente punito con multe salatissime – nell’ambito penale, con conseguenze ancor più ferree qualora l’autore fosse in possesso o aspirasse ad ottenere il permesso di soggiorno.
Secondo via Arenula, infatti, la norma in questione cozzerebbe con i più recenti indirizzi in materia di politica criminale.
In questo testa a testa, anche sui due provvedimenti, gli M5s hanno sollevato un altro problema, ovvero se è possibile trattare con un decreto legge, con i previsti richiami ai motivi di urgenza e necessità , una materia che può rientrare tra quelli più sensibili della libertà .
Ma è stato lo stesso Conte a sottolineare che i requisiti ci sono. A questo punto, se il Consiglio dei ministri approverà il decreto così com’è, soprattutto nella parte che riguarda l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, si potrebbe passare alla battaglia parlamentare.
Ammesso che il via libera al pacchetto immigrati e sicurezza non venga utilizzato dagli M5s per ottenere qualcosa in cambia nella legge finanziaria.
Ma ancora è presto per dirlo.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 20th, 2018 Riccardo Fucile
TRIA HA FATTO CAPIRE DI ESSERE UN OSSO DURO, NON MOLLA DI UN CENTIMETRO SUI CONTI… ANCHE PERCHE’ UNA PROFESSIONE LUI CE L’HA E CI METTEREBBE POCO A TOGLIERE IL DISTURBO
Al Quirinale non si respira quel clima di allarme di cui molti parlano in relazione alle turbolenze della manovra, come se fosse imminente una crisi politica con i partiti pronti a esibire lo scalpo del ministro del Tesoro, con baldanzosa indifferenza rispetto all’impennata dello spread.
Certo, come dicono i vecchi quirinalisti, “il capo dello Stato è preoccupato per definizione”: chi non lo sarebbe, in una situazione in cui, come ha detto Mario Draghi, basta una parola a fare danni sui mercati. Ma, dicevamo, tutto sommato l’aria non è quella di un warning rispetto a un pericolo imminente.
E c’è un motivo. Proprio nel giorno più difficile (martedì scorso) il ministro Tria ha fatto capire di essere un vero osso duro, che sa difendersi da solo.
In serata ha parlato a lungo col capo dello Stato, e la conversazione ha avuto un effetto rassicurante al Quirinale, perchè il titolare del Tesoro, con calma olimpica, ha fatto capire che ci vuole ben altro di un “pretendo” del giovane Di Maio per piegarlo sui saldi, provocando una ripercussione incontrollata sul debito e la reazione dei mercati che ben conosce.
Chi è di casa al Quirinale si dice certo che non sarà Tria a “mettere la firma sul disastro dell’Italia”, perchè di questo stiamo parlando qualora si sforassero i limiti di flessibilità consentiti, per un paese col nostro debito e con la fine dell’ombrello protettivo della Bce.
E se c’è qualcuno che vuole piegarlo, deve mettere in conto piuttosto di perseguire i disegni di finanza allegra con un altro ministro e con tutto ciò che questo comporta. Parliamoci chiaro, se mai dovesse saltare salterebbe il governo, responsabilità che nessuno vuole assumersi.
Non ci sono minacce che tengano. Ed è chiaro che quel che è successo martedì è il punto di svolta della storia. Che ha avuto un effetto calmante sui protagonisti, a partire da Luigi Di Maio che, il giorno successivo, ha ribadito la sua fiducia nel ministro di cui il giorno prima si metteva in discussione persino la serietà .
Qualche parola di buon senso deve avergliela detta anche Conte. Il premier, anche lui, ha avuto un colloquio in serata con Mattarella, in cui evidentemente si è reso conto di cosa significhi giocare col fuoco e ha dato ampie rassicurazioni, dopo che intemerate del vicepremier hanno scatenato le vendite sui nostri Btp, col rendimento sul decennale che si è riportato sulla soglia del 2,85 per cento, annullando tutti i guadagni dell’ultima settimana.
Non è la prima volta che il mite avvocato fiorentino mostra una certa sensibilità istituzionale. E, dopo l’incendio, indossa in panni del pompiere.
Sarebbe un po’ forzato sostenere che, in questo schema dei due governi, avanza una sorta di terzo governo che fa riferimento al Colle, con Tria e Moavero.
Diciamo che ci sono personalità che si muovono in pieno nell’ambito di una rete istituzionale, che si attiva ogni qual volta si rischia di cadere dentro il burrone.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 20th, 2018 Riccardo Fucile
“VOGLIAMO LO STESSO TRATTAMENTO DI FAVORE RISERVATO ALLA LEGA”… E ALLA CAMERA VIENE DEPOSITATO UN DDL PER TRAMUTARE LE RATE DI EQUITALIA DA 72 A 916
La rateizzazione in 76 anni dei debiti della Lega nei confronti dello Stato ha fatto storcere il naso
a molti.
Tra questi c’è anche Saverio Bosco, sindaco di Lentini, piccolo Comune di ventimila abitanti in provincia di Siracusa. Il quale, dopo l’accordo tra il Carroccio e i magistrati, ha deciso di scrivere una lettera all’Esecutivo.
Destinatari il premier Conte, i ministri Salvini e Tria e i presidenti delle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Oggetto, la richiesta di estendere il “trattamento Lega” ai suoi concittadini. Lentini insomma, vuole che anche gli abitanti del borgo siculo possano spalmare in “76 rate annuali a tasso zero” i propri debiti con l’amministrazione comunale.
“Sono certo che l’emergenza sociale in cui versa il nostro territorio e la disoccupazione a doppia cifra possa giustificare un provvedimento tanto drastico quanto epocale – spiega Bosco su Facebook – Sono altresì certo che in Italia ancora vige l’art 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Ma quella del sindaco di Lentini non è l’unica iniziativa di questo tipo.
All’ufficio legislativo della Camera ad esempio, è già stato depositato un ddl simile per mano del deputato Pd Camillo D’Alessandro: “La proposta – spiega D’Alessandro su twitter – è quella di cambiare la norma sulla rateizzazione dei debiti dei cittadini con Equitalia, che al momento prevede una realizzazione ordinaria massima di 72 rate ovvero 6 anni. Portiamola a 912 rate mensili, cioè 76 anni, gli stessi tempi con cui Salvini ha intenzione di restituire la somma di 49 milioni che il suo partito deve agli italiani. Se per la Lega, che si riempie la bocca dalla mattina alla sera con la parola popolo, con il motto ‘prima gli italiani’, e per i Cinque Stelle dell’uno vale uno i cittadini sono davvero importanti, non avranno problemi a sottoscriverla. Altrimenti, come sempre, assisteremmo alla grande fiera della squallida ipocrisia giallo-verde”.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2018 Riccardo Fucile
SOTTO INCHIESTA PER LA DIFFUSIONE DI IMMAGINI VIOLENTE DI DECAPITAZIONI DELLL’ISIS… MA IL GUAIO GIUDIZIARIO MAGGIORE E’ IL SEQUESTRO DEI FONDI PUBBLICI AL PARTITO PER I FALSI ASSISTENTI ALL’EUROPARLAMENTO
Nuovo braccio di ferro tra Marine Le Pen e i magistrati. La leader francese, già al centro di diverse inchieste, ha fatto un breve tweet per annunciare di aver ricevuto dai giudici la richiesta di sottoporsi a una perizia psichiatrica.
Nel 2015 Le Pen aveva postato delle immagini di decapitazioni, tra cui quella di James Foley.
Indagata dalla procura di Nanterre per “diffusione di immagini violente”, rischia la sospensione della sua immunità parlamentare.
Identica sorte per il deputato del Rn Gilbert Collard. Se fosse condannata, la deputata rischia 3 anni di carcere e 75mila euro di multa, in particolare perchè dei minorenni potrebbero aver visto le immagini.
“Ovviamente non andrò” ha commentato Le Pen, precisando che non intende in alcun modo “sottoporsi” alla perizia psichiatrica. “Voglio proprio vedere come i magistrati intendono costringermi”, ha aggiunto la leader francese che ha ricevuto immediato sostegno da Matteo Salvini. La domanda di perizia psichiatrica, fanno notare i giuristi, è una prassi in questo tipo di procedure.
Non è il solo guaio giudiziario di cui deve occuparsi Le Pen.
Il più pesante riguarda il sequestro di una parte del finanziamento pubblico che il partito avrebbe dovuto ricevere dallo Stato, per una somma pari a 2 milioni di euro, nella vicenda dei falsi assistenti di europarlamentari.
L’estrema destra ha fatto ricorso e i magistrati dovranno riesaminare il caso la settimana prossima.
In caso di conferma del sequestro, Rn rischia di avere seri problemi finanziari in vista della campagna per le europee.
Unica consolazione: la battaglia legale con il padre, Jean-Marie, che va avanti da qualche anno, sembra finita. Il patriarca ha deciso di perdonare la figlia per avergli tolto la Presidenza d’onore del partito, e i due hanno fatto la pace.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 20th, 2018 Riccardo Fucile
EPPURE LA LEGGE SULLA TRASPARENZA 33/2013 IMPONE CHE VENGANO RESI NOTI ENTRO TRE MESI DALL’INSEDIAMENTO
Ieri, 19 settembre, è stato pubblicato nella sezione “Amministrazione Trasparente” sul sito della
Presidenza del Consiglio dei Ministri un documento con le retribuzioni lorde dei collaboratori assunti del Presidente dei Vicepresidenti e dei Sottosegretari di Stato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Poco importa che la legge sulla trasparenza 33/2013 preveda che le pubbliche amministrazioni aggiornino i dati sulle collaborazioni entro tre mesi dal loro insediamento perchè come è noto il Governo Conte ha avuto molto da fare in questi primi quattro mesi di attività .
Da quel foglio Excel emergono informazioni interessanti, ad esempio quella sullo stipendio di Rocco Casalino che per il suo lavoro di capo ufficio stampa e portavoce di Giuseppe Conte porta a casa la modica cifra di un trattamento economico fondamentale (lordo) pari a 91.696 euro al quale si aggiunge una retribuzione di posizione variabile (lorda) o un emolumento accessorio pari a 59.500 euro.
Nello staff del vicepremier Di Maio compare un altro fedelissimo della Casaleggio Associati: Pietro Dettori, l’uomo del Blog di Grillo ora è il responsabile della “comunicazione, social ed eventi”.
Anche lui con uno stipendio lordo da 90mila euro al quale si aggiungono emolumento accessorio e indennità di diretta collaborazione.
Vice Capo della Segreteria particolare di Di Maio è Massimo Bugani, uno dei soci fondatori dell’Associazione Rousseau e attualmente consigliere comunale a Bologna. Ma il MoVimento 5 Stelle non era quello contro i doppi incarichi
Quanto guadagnano i collaboratori del vicepremier Salvini?
Se però si va a controllare quanto guadagnano i componenti dell’ufficio dell’altro vicepremier, il ministro dell’Interno Matteo Salvini scopriamo che a tre mesi dalla nomina il decreto di trattamento economico dei collaboratori è ancora in corso di definizione.
Tra i nomi spicca quello del Consigliere per il programma di governo, si tratta di Susanna Ceccardi che se non è un caso di omonimia attualmente è sindaco di Cascina (e si dice che potrebbe essere la candidata della Lega alle regionali toscane del 2020) nota ai più per una spassosissima polemica sul testo di Imagine, la canzone di John Lennon che a suo dire è una canzone comunista e quindi non adatta ai bambini.
Che i due si sentano spesso e che la stima sia reciproca è cosa nota ma non si sapeva avesse assunto anche questo incarico.
Salvini vicepremier non è poi così trasparente.
Eppure quando c’è stato da indicare i componenti dell’Ufficio Stampa e Comunicazione del ministro dell’Interno e stabilirne il compenso annuo il leader del Carroccio non ha certo perso tempo.
Lo stesso dicasi per la nomina di Luca Morisi a consigliere strategico per la comunicazione, il cui incarico è stato conferito con decreto ministeriale datato 1 giugno 2018.
Insomma quando Salvini opera da Ministro dell’Interno agisce in un modo, quando invece si tratta del suo staff da vicepremier la situazione è completamente diversa.
La colpa però in questo caso è più della Presidenza del Consiglio dei Ministri che è stata sollecitata già in due occasioni dal settimanale L’Espresso a pubblicare i dati come prevede la legge.
Forse Salvini può intervenire e risolvere la questione visto che è anche vicepremier
La trasparenza di Di Maio al MISE e al Ministero del Lavoro
E sarebbe facile a questo punto dire che Salvini è della Lega e che quindi non ha certo introiettato l’importante valore della trasparenza che è alla base del MoVimento 5 Stelle.
Ma vuoi per le lungaggini burocratiche, vuoi perchè nel M5S la trasparenza è sempre stata all’insegna del quanno ce pare se si va a buttare l’occhio nelle sezioni “Amministrazione Trasparente” dei dicasteri retti da Luigi Di Maio la situazione non cambia.
Ad esempio per quanto riguarda i titolari incarichi uffici diretta collaborazione Ministro dello Sviluppo Economico, tutte nomine fiduciarie e legate alla durata del mandato governativo di Di Maio, risultano essere ancora “in corso di definizione” gli emolumenti lordi annui dei collaboratori del ministro.
Tra questi spicca la figura di Cristina Belotti, che è portavoce del Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e delle Politiche Sociali e Segretaria Particolare del Ministro.
Come si evince dal curriculum la Belotti è una ex dipendente della Casaleggio Associati poi passata allo Staff del M5S all’Europarlamento, dove fu protagonista di una vicenda sui rimborsi spese legata all’utilizzo dei fondi del gruppo parlamentare EFDD di cui fa parte il M5S.
La situazione rimane pressochè invariata se si cercano i compensi dei collaboratori di Di Maio al MISE.
Certo, alcuni di loro sono stati nominati ad agosto, quindi a norma di legge siamo ancora entro i termini di legge, ma per gli altri?
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 20th, 2018 Riccardo Fucile
L’ITALIA E’ SOLO 14ESIMA IN EUROPA PER CONTRIBUTI VERSATI… DESTINA SOLO LO 0,29% DEL PIL E CONTEGGIA PURE IL COSTO DELL’ACCOGLIENZA, QUINDI NON AIUTA UNA MAZZA
Nell’intervista HuffPost del 18 settembre, la vice ministra degli Esteri Emanuela Del Re racconta la cooperazione allo sviluppo in maniera un po’ romanzata. Nelle sue parole, si legge un’enfasi (che, tra l’altro, suonano come propaganda inconsapevole a favore del governo precedente) sconfinante nella retorica.
L’Italia viene presentata come un “gigante” della cooperazione. Troppa grazia. Almeno per quanto concerne la cooperazione “pubblica”, non sembra questo il dato che emerge. Chi lavora nel mondo delle ONG dovrebbe saperlo.
Nel 2017 la spesa per la cooperazione (sul PIL) è stata dello 0,29%.
Per il 2018, la previsione è dello 0,30%. È una previsione, ricordiamolo.
Aspettiamo il rendiconto dello Stato, che consegna sempre amare sorprese.
A ogni modo, tra i paesi OCSE non siamo messi bene.
In classifica, ci piazziamo al 14esimo posto per spesa (in rapporto al PIL) in cooperazione allo sviluppo.
Pochi anni fa eravamo penultimi: magra consolazione. E davanti a noi ci sono Paesi come Austria, Belgio, Irlanda e Finlandia.
Oltretutto c’è da ricordare che gran parte dei soldi che in Italia vengono conteggiati come “spesa per la cooperazione”, in realtà sono soldi spesi per accogliere i migranti. E il piccolo aumento delle risorse della cooperazione è dovuto sostanzialmente a questo.
Alcune stime indipendenti parlano del 40%, l’OCSE dice il 31%.
Che legame hanno queste spese con la cooperazione allo sviluppo?
In Germania – che, negli ultimi anni, ha accolto molti più rifugiati di noi – le spese per l’accoglienza vengono conteggiate come spese per la cooperazione solo in ridottissima parte. Noi facciamo esattamente l’opposto.
Se togliamo le spese per l’accoglienza, la cooperazione italiana si riduce a molto meno.
E poi c’è quell’espressione: quella “aiutiamoli a casa loro” che una vice-ministra che si occupa di cooperazione dovrebbe rifiutarsi di usare, anche se l’intenzione è quella di declinarla in maniera positiva.
Non c’è nulla da declinare in positivo in quella frase. Le parole contano. “Aiutiamoli a casa loro in modo nuovo”, come recita il titolo dell’intervista, non suona bene. L’ultima legge sulla cooperazione (2014) ha sostituto l'”Aiuto Pubblico allo Sviluppo” con la “Cooperazione Pubblica allo Sviluppo”.
E questo per superare un approccio assistenzialistico, asimmetrico e umanitaristico della cooperazione allo sviluppo. “A casa loro” lascia presupporre subalternità all’alleato leghista, ma ormai ci siamo abituati.
Manca, infine, qualsiasi riflessione della vice-ministra sulla coerenza delle altre politiche, senza la quale la cooperazione rischia di diventare pura “testimonianza”, inefficace.
Qualche spicciolo in più per la cooperazione, speso senza strategia comune con le altre politiche (monetarie, finanziarie, commerciali, ecc.) non cambierà granchè la situazione.
Parlare di “sviluppo condiviso” o di cambiamento del rapporto “donatore-beneficiario” è di tendenza, ma, oggi, è rimane mera parte del catalogo delle buone intenzioni.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2018 Riccardo Fucile
“LA LIBIA NON E’ UN PORTO SICURO” COME RISULTA A TUTTO IL MONDO CIVILE, ESCLUSO IL GOVERNO ITALIANO
La Aquarius torna in mare e scoppia subito un nuovo caso migranti. 
Questa mattina i volontari della nave di Sos Mediterranèe e Msf hanno soccorso un barchino veloce in vetroresina con 11 persone a bordo, troppe per quella piccola imbarcazione con l’acqua che aveva cominciato ad invadere lo scafo.
Dell’operazione – spiegano da bordo della Aquarius – erano stati informati tutti, italiani, maltesi, tunisini.
Il centro operativo della Guardia costiera di Roma, come ormai prassi da diversi mesi, ha risposto di girare la segnalazione a Tripoli, ma la Guardia costiera libica non ha mai risposto alla richiesta di soccorso.
E quindi Aquarius ha deciso di intervenire e prendere a bordo gli 11 migranti che erano partiti tutti senza giubbotto salvagente.
Ma quando più tardi è arrivata una motovedetta della Guardia costiera libica, la Aquarius si è rifiutata di consegnare i migranti.
Attorno alle 11, sostengono Sos Mediterranee e Msf, il centro di coordinamento libico ha inviato una mail in cui comunicava all’Aquarius di aver preso il coordinamento delle operazioni Sar invitando la nave delle Ong a raggiungere delle coordinate specifiche per consegnare i migranti ad una motovedetta della guardia costiera libica. Dall’Aquarius, con un’altra mail inviata anche all’Italia e a Malta, hanno però informato i libici che non avrebbero trasferito i migranti poichè la Libia non è un porto sicuro ed inoltre che il trasferimento dei migranti “metterebbe a rischio la loro sicurezza” in quanto potrebbero verificarsi scene di panico.
Mail alla quale i libici hanno a loro volta risposto invitando l’Aquarius, vista la “volontà di non cooperare” e avendo preso “autonomamente” a bordo i migranti, di rivolgersi ad un altro centro di coordinamento dei soccorsi o al proprio stato di bandiera.
Il barchino è probabilmente partito da una spiaggia nei pressi di Khoms. È al confine tra Libia e Tunisia che da alcune settimane i trafficanti hanno spostato il baricentro delle partenze cambiando anche tipologia di mezzo, non più i gommoni mezzo sfondati che non riuscivano a rimanere a galla per più di un paio d’ore ma piccole barche veloci che nel giro di poche ore riescono a giungere in zona Sar italiana come è successo la scorsa settimana alle sette imbarcazioni approdate a Lampedusa.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2018 Riccardo Fucile
SULLA NAVE CAPRERA 3600 STECCHE, APERTE TRE INCHIESTE … COLLABORAVA CON LA GUARDIA COSTIERA LIBICA
Era partita dalla Spezia alla fine di marzo, per dare supporto logistico e tecnico alle unità navali libiche che controllano le rotte dei migranti.
Aveva sostituito nave Capri nell’ambito della missione bilaterale fra Marine Militari. A sorpresa, nella via del rientro, su nave Caprera sono stati scoperti 700 chilogrammi di sigarette di contrabbando.
Ben 3600 stecche chiuse in 72 scatole. E tre inchieste, una della Procura militare, una della giustizia ordinaria ed una terza interna alla Marina Militare, dovranno accertare a chi fosse diretto il carico e come sia stato possibile imbarcare tutte quelle sigarette su un’unità impegnata sul fronte dell’immigrazione clandestina.
A violare la cortina del silenzio è stato ieri l’inviato de Le Iene Luigi Pelazza.
E i vertici militari hanno confermato la notizia. A preoccupare è soprattutto l’origine del carico. Davanti alla Libia operano i trafficanti di esseri umani.
«E — sottolinea Pelazza — un eventuale contatto potrebbe esporre a un rischio di ricatto, di compensazione, se dietro l’affare c’è chi si muove al di là dei confini della legalità ».
Domande aperte, nelle mani della magistratura.
Il servizio delle Iene sarà trasmesso il 30 nella prima puntata della nuova serie. Pelazza anticipa di aver raccolto testimonianze, e formula ipotesi aperte, sul possibile ruolo di qualche scafista. Non si sa.
Lo Stato Maggiore della Marina, da parte sua, precisa che gli scatoloni sono stati «rinvenuti dal comandante».
Massima — afferma la Marina — è stata la collaborazione con l’autorità giudiziaria, con«un approccio limpido nella prevenzione, nel controllo e nella repressione di eventuali comportamenti illeciti».
Potrebbe trattarsi di un’ iniziativa personale di qualcuno interessato ad arrotondare lo stipendio. Certo è che l’episodio, avvenuto su una unità strategica non poteva sperare di passare inosservato.
E la notizia del sequestro avrà gelato chi aspettava il carico, forse proprio alla Spezia, dove l’unità ha la sua postazione base.
Le tre indagini parallele, appaiono destinate a sollevare parecchio clamore all’interno della Marina.
Fra l’altro, Nave Caprera — come sottolineato di recente dal comandante in capo della squadra navale, ammiraglio Donato Marzano – in questi mesi ha rivestito un ruolo di sostegno alle forze navali libiche, come contenitore di tecnologia, con computer, radio e capacità satellitari.
(da “Il Secolo XIX”)
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Settembre 20th, 2018 Riccardo Fucile
PIAZZA PULITA RACCONTA L’EMERGENZA UMANITARIA NEL PAESE… RICEVONO AIUTO SOLO DALLE ONG, QUELLE CHE IL GOVERNO ITALIANO CRIMINALIZZA
Somaliland, nord della Somalia. Il Paese che non esiste. 
Dichiaratosi indipendente dalla Somalia nel 1991, ha un Governo, un Parlamento e un esercito, ma nessuno Stato del mondo l’ha mai riconosciuto.
Lo chiamavano la Svizzera del Corno d’Africa per via dei verdi pascoli. Terra di pastori, il bestiame era la sua ricchezza. Poi, cinque anni fa, è arrivata la più grande delle tragedie: la siccità . Una capra, oggi, costa il doppio di cinque anni fa: 68 dollari.
Una povertà e una miseria assolute, quelle del Somaliland, che la piaga dei cambiamenti climatici sta rendendo insostenibili.
Molti dei suoi abitanti, oggi, sono profughi nel proprio Paese e si sono ammassati alle porte delle città in cerca di acqua e di cibo.
Sono i campi degli IDPs: gli sfollati interni. Vivono in capanne di stracci, legno e lamiere.
L’acqua dal Governo, però, nei campi degli IDPs può non arrivare anche per diverse settimane consecutive – ci raccontano.
Quella poca che c’è, quando c’è, viene da dei pozzi salmastri. Impossibile berla. Eppure, molte mamme, non hanno altro da dare ai loro bambini: solo così possono dissetarli e cucinargli quel pugno di riso, che è l’unico pasto della giornata.
Ed è proprio quell’acqua torbida e maleodorante che spesso diventa un veleno per i bambini del Somaliland.
Gravemente malnutriti, infatti, muoiono di fame per malattie altrimenti curabili, come il morbillo e la diarrea, che la mancanza di un’alimentazione regolare aggrava fino a renderle fatali.
Sono loro le vittime della guerra del clima. Ed è difficile pensare, camminando in mezzo a questa miseria, che abbiano qualcosa di diverso da quelli della guerra delle bombe.
Nei vecchi villaggi dei pastori, a centinaia di chilometri di deserto dalla città , dove si consuma questa emergenza umanitaria lenta, corrosiva e inesorabile, molti di loro sopravvivono solo grazie all’arrivo delle cliniche mobili delle organizzazioni umanitarie.
A casa nostra non li vogliamo, e allo stesso tempo criminalizziamo gli unici che portano un aiuto effettivo “a casa loro”, ovvero le ONG.
ONG come Save The Children, tra i pochissimi avamposti sanitari nei villaggi sperduti lungo le piste del Somaliland desertificato, e unica possibilità di sopravvivenza per chi il proprio Paese non vorrebbe essere costretto a lasciarlo.
Corrado Formigli ha fatto un viaggio in questa terra e lo racconterà nella prima puntata di Piazzapulita (21.10, La7).
Va alle radici del fenomeno per spiegare perchè il flusso migratorio da quelle zone è particolarmente intenso, per raccontare le storie delle persone, per farle uscire dalla massa indistinta dei gruppi di migranti di cui si parla spesso in modo astratto.
Nel corso della puntata, poi, il percorso continuerà con il racconto dei volti e delle storie dei ragazzi della Diciotti in fuga attraverso il nostro Paese.
(da agenzie)
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