Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
QUELLA PER AFFOSSARE DEFINITIVAMENTE IL M5S E GARANTIRE IL SERVIZIO AI POTERI FORTI… PER GRILLO DIMEZZARE I VOTI NON BASTA: “SOLO UN COLPO DI CODA DELLA PARTE MARCIA DEL PAESE”
Beppe Grillo difende Luigi Di Maio. Il comico e garante del Movimento 5 stelle scrive sul
blog: “Dopo due giorni di Radio Maria e musica classica, dico questo: il movimento ha subito una sconfitta e questo movimento deve reagire a quello che è successo. La diffusione di dichiarazioni che discutono della delusione scaturita dalle urne, come se fosse un calo delle vendite per una multinazionale, è un ferita per me. Luigi non ha commesso un reato, non è esposto in uno scandalo di nessun genere. È già eccessiva questa giostra di revisione della fiducia. Deve continuare la battaglia che stava combattendo prima”.
Grillo aggiunge: “Siamo di fronte ad un fenomeno di rigetto dell’Italia peggiore nei confronti del movimento: si vince e si perde insieme quando la minaccia non viene da dentro, deve restare chi è ancora in gara, nessuna espiazione”.
Il comico aggiunge: “Il nostro “sbaglio” è sacro: cercare di restituire dignità al paese al di là del bullismo oppure delle comparse storiche che lo hanno sempre avuto in mano. Gli errori di metodo, certo ci sono, ma nulla hanno a che fare con l’aver agito nel rispetto delle nostre premesse”.
Grillo prosegue: “Non bastasse, la corruzione: vogliono anestetizzarci tutti per liberare la loro regina rinchiusa nella torre: Formigoni. Abbiamo fatto la prima legge vera contro i corrotti ed i corruttori, credo che stiamo pagando questo. Si fingono sommelier di questioni economico/finanziarie ma è semplicemente il colpo di coda di quella parte marcia del paese che crede di nascere assolta per diritto ereditario”.
Grillo dimentica che hanno salvato anche un sequestratore di persone da un regolare processo, rinnegando i valori sbandierati per anni.
In fondo è un comico, le sue dichiarazioni non devono stupire
(da agenzie)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
CONTE RICEVE SEPARATAMENTE SALVINI E DI MAIO( CHE SARA’ SALVATO DAL SOLITO VOTO SU ROUSSEAU CHE NESSUNA ENTITA’ TERZA CONTROLLA)
Due ore di colloquio con Matteo Salvini. Poi è il turno di Luigi Di Maio. Il premier Giuseppe Conte fa le sue consultazioni a Palazzo Chigi dopo le elezioni Europee di domenica che hanno visto la vittoria della Lega e un Movimento 5 Stelle in grande difficoltà .
Dopo il confronto con Conte, il vicepremier leghista riunisce i suoi parlamentari alla Camera e afferma: “Con Conte c’è stata piena sintonia sulle tante cose da fare. Ma gli ho detto di fare presto e bene. Dobbiamo continuare come fatto negli ultimi mesi, considerando chiusa la parentesi delle polemiche e degli insulti dell’ultimo mese. Una cosa che considero elettorale. Certo che se continuano gli insulti non ci sono altre maggioranze…”.
Dal Carroccio, però, precisano che si va avanti a meno che non prevalga la linea di Di Battista.
I due alleati, a parte qualche stringato messaggio, non si parlano da tempo, da quando la campagna elettorale era arrivata alle battute finali e i toni si erano alzati a tal punto da sfociare anche negli insulti.
Il ministro dell’Interno ora si muove da premier virtuale e il governo è in stallo totale. Anche il Consiglio dei ministri, che si sarebbe dovuto tenere in settimana per approvare il Decreto Sicurezza bis, dovrebbe slittare a data destinarsi.
Di Maio ha la necessità di rimettere in ordine il partito mentre il leader leghista continua a dettare l’agenda.
Tra i primi punti la flat tax e anche di questo avrebbe parlato con il premier. Dopo settimane di silenzio, non è un caso, se oggi è tornato a parlare Armando Siri, il sottosegretario leghista indagato per corruzione che i 5Stelle hanno fatto dimettere e che dopo il voto Salvini ha ringraziato pubblicamente, come a voler provocare ancora una volta l’alleato.. e domani si potrebbe aprire il caso di Edoardo Rixi, che attende una sentenza di primo grado che, se contenesse una condanna, aprirebbe uno scontro fra M5S e Lega.
Per adesso il premier Conte cerca una mediazione, un modo per ricucire i rapporti tra Salvini e Di Maio e capire soprattutto se ci sono ancora le condizioni per andare avanti nell’esperienza di governo.
Da parte sua il presidente del Consiglio ha ribadito di non avere alcuna intenzione di farsi commissariare dal vicepremier leghista. “Decido io se andare avanti”, ha detto e le rassicurazioni di Salvini, in un contesto così logorato, servono a poco.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
IL LEGHISTA IMBELLETTATO NON HA CERTO L’ASPETTO SCIUPATO DI CHI SOFFRE LA FAME NEI LAGER
Quando ci si sente messi all’angolo o ci si chiude a riccio, o si risponde con poca razionalità . 
Il risultato di questo secondo atteggiamento è lo ‘straparlare’, andando ad accusare altri di fatti di estrema gravità che dovrebbero rimanere nella storia come un monito, affinchè non si ripetano.
Ed è quanto ha fatto il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi, che a Genova è indagato per le spese pazze in Regione Liguria.
Il Movimento 5 Stelle, come da manuale, ne hanno chiesto le dimissioni; la Lega, invece, fa quadrato intorno a lui coma già accaduto con Armando Siri.
Ma in un’intervista a Il Corriere della Sera, l’esponente del Carroccio ha varcato il limite della cose che possono esser pensate e dette.
«Mi girano le scatole perchè questa vicenda è nata da una sciocchezza, da un emendamento dello sblocca cantieri su cui abbiamo litigato. Come si può strumentalizzare cose così? Io con i 5 Stelle sono sempre stato corretto e mi ha dato molto fastidio il loro atteggiamento spietato — ha detto Rixi al Corriere -. Se ritieni che la vita degli altri non sia importante e la tua ideologia supera la tua umanità , finisci per giustificare anche i campi di sterminio».
Quel «finisci per giustificare anche i campi di sterminio» rappresenta la classica goccia che, nell’oceano di battaglie tra Lega e Movimento 5 Stelle, non può che far traboccare il vaso delle polemiche.
Un atteggiamento, quello di Rixi, che va ben oltre la normale auto-difesa, che si basa su un principio di innocenza fino a che non si è condannati.
Ma tutta la bontà delle sue intenzioni si perde con quel paragone improvvido e squallido di quei luoghi in cui la gente ha patito e trovato la morte, solamente per una distinzione di sesso, colore della pelle e religione.
E il primo pentastellato a rispondere è stato Gianluigi Paragone che, ospite di Agorà , ha replicato così alle assurde parole di Edoardo Rixi: «Una cazzata colossale. Lasciamo perdere i campi di sterminio che ogni giorno che sento citare a sproposito mi vengono i brividi».
(da agenzie)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
E LUI PROVA A INTERPRETARE LA PARTE DELLA VITTIMA CHE MAL GLI SI ADDICE
Prima delle elezioni europee vi avevamo avvertito che il caso di Edoardo Rixi era la bomba su cui stava seduto il governo Lega-M5S.
Oggi la vicenda del sottosegretario imputato per le spese pazze di quanto era consigliere regionale in Liguria è pronta a scoppiare in attesa della sentenza che dovrebbe arrivare il 30 maggio.
Rixi ha infatti rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui minaccia Giuseppe Conte e il MoVimento 5 Stelle, e che comincia con una battuta molto significativa che però va spiegata (ai grillini).
Quando l’intervistatore gli fa notare che è l’architrave del governo, lui risponde: «Già , sono diventato Danzica». A cosa si riferisce?
Non a un nuovo personaggio della Casa di Carta, come potrebbe sembrare a chi ha in V per Vendetta il suo film-mito, ma a una frase storica: “Vale la pena morire per Danzica?”. Cosa significa? La frase si riferisce alla Polonia attaccata da Hitler nel 1939: all’epoca francesi e inglesi si chiedevano se valesse la pena andare in guerra e far morire soldati per i polacchi. Il senso della frase è preciso: chi tocca Rixi, muore. Il viceministro però dice anche altro:
«È surreale. Mi danno già tutti per condannato, sono arrabbiato nero».
Se condannato, lascia? §
«Io ho già detto a Matteo che deciderà lui, ha la mia massima disponibilità . Faccio quello che decide Salvini, non quello che decide Di Maio».
E se glielo chiede Conte, il passo indietro?
«Non so se è il caso, non possiamo sempre fare passi indietro. Bisogna capire qual è la mediazione. Conte è il mio premier, ma se io sono viceministro è perchè lo ha voluto Matteo. Quella legge, fatta ai tempi di Monti, è una roba sbagliata. Non puoi mettere l’esecutivo sotto ricatto. Devi dire di sì a tutti, sennò il primo no che dici arriva uno e ti fa un esposto alla procura».
Rixi dimentica che l’indagine a suo carico attesta che ha incassato quasi 60.000 euro non dovuti grazie, facendo figurare come spese del Gruppo regionale della Lega spese personali , oltre al aver attestato la regolarità di altri 19.000 euro spesi dai colleghi sempre per esigenze personali. Non c’entra nulla l’esposto, sono indagini della Guardia di Finanza che lo dicono.
Ora fa la parte pure della vittima.
(da agenzie)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
LA NEO ELETTA FRANCESCA DONATO SPIEGA COME USCIRE DALLA MONETA UNICA MA CON COMODO
Francesca Donato è appena stata eletta al Parlamento Europeo ma già pensa a come uscire.
Non dall’Europarlamento ma dall’euro e dall’Unione Europa.
La fondatrice del “progetto Eurexit”ha le idee chiare e questa mattina ad Omnibus ha spiegato come potrebbe essere possibile in futuro uscire dall’Euro.
Dopo essersi interrogata sul perchè «al Giappone nessuno scriva “letterine” al governo» ed aver scoperto che quando si emettono titoli pubblici per finanziare il debito «abbiamo ceduto la nostra sovranità ai mercati» la Donato affronta il Grande Tema.
Secondo Francesca Donato infatti non è affatto vero che l’adesione ai trattati europei è stata una scelta democratica.
Evidentemente per la neoletta eurodeputata leghista la democrazia è solo quando il popolo si esprime direttamente su una questione e non quando — come succede nelle democrazie rappresentative — sono i rappresentanti del popolo a decidere democraticamente se aderire o meno ad un trattato (come è effettivamente successo).
Ma allora si uscirà dall’Euro? La Donato ne è convinta.
Non servirà un referendum, come volevano i leghisti fino a qualche tempo fa.
E allora come si farà ? Secondo la Donato il meccanismo è semplice: si prova a cambiare l’Unione Europa, se si vede che è “irriformabile” allora «alle prossima volta che ci saranno le politiche gli italiani sceglieranno tra chi vuole restare così sic et simpliciter senza cambiare nulla. E chi invece dirà “se questa è la situazione e non si può cambiare nulla vediamo se vogliamo restarci sul serio“».
Qualcuno in studio le fa notare che questo era quello che diceva la Lega (ma anche il MoVimento 5 Stelle) prima delle politiche del 2018.
Ma in realtà la Donato sorvola sulle conseguenze pratiche di un annuncio del genere e pure su come potrebbero reagire i cittadini (e i mercati) dopo il voto. Ad esempio con la più classica delle fughe di capitali. A meno naturalmente di non bloccare i conti correnti, ma non sarebbe una cosa democratica.
Qualcuno potrà dire che al di là delle dichiarazioni di Salvini nel programma della Lega del 2018 non c’è scritto esplicitamente che si vuole uscire dall’Euro.
Ma c’è scritto «noi vogliamo restare all’interno dell’Unione Europea solo a condizione di ridiscutere tutti i Trattati che pongono vincoli all’esercizio della nostra piena e legittima sovranità , tornando di fatto alla Comunità Economia Europea precedente al Trattato di Maastricht».
Il che significa — come tutti sanno — uscire dall’Euro.
La Donato evidentemente non ha ancora i riflessi pronti e non dice che per questa legislatura l’uscita dall’euro non è nel contratto. Ma qualcuno potrebbe chiedersi quale importanza si dà ai processi democratici quando invece che scrivere chiaro e tondo “vogliamo proporre l’uscita dall’Euro” si usa una formula criptica come quella dell’uscita dal Trattato di Maastricht.
Chissà , magari alle prossime politiche qualcuno dirà davvero che se vince usciremo dall’Euro.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
COME SALVINI AVVIA L’ITALIA VERSO IL BARATRO
La situazione è disperata, ma non seria. Oggi è arrivata la lettera da Bruxelles sul debito italiano, entro venerdì la risposta del governo (già pronta e nelle attese della Ue insufficiente).
Mercoledì prossimo la Commissione pubblicherà le raccomandazioni. Tra l’avvio dell’iter della procedura d’infrazione e la sua entrata in vigore ci sono quasi due mesi di tempo disponibili per la trattativa.
E, segnala oggi Repubblica, la manovra 2020, attualmente valutata in 34 miliardi, con le uscite del Capitano salirebbe a 64 miliardi: tanto costerebbe aggiungere alle stime del governo, incrementate dalla correzione già chiesta da Bruxelles, le due misure monstre per tagliare le tasse: flat tax sulle famiglie e sulle imprese da 30 miliardi, come annunciato dallo stesso leader leghista.
Spiega Roberto Petrini che per il 2020 la Commissione già ci assegna un deficit-Pil pari al 3,5 per cento, ovvero circa 61 miliardi che il governo pensa di ridurre al 2,1 per cento con i 23 miliardi dell’aumento dell’Iva o con misure alternative_
Altre spese, come le cosiddette politiche invariate (missioni di pace e contratti pubblici) pari a 2,7 miliardi e 1,8 miliardi per investimenti verrebbero finanziate con 2 miliardi di spending review e 2,5 di maggior deficit: portando la manovra ai circa 25 miliardi di cui parla l’Ufficio parlamentare di Bilancio (23 di Iva più 2 di spending review).
Un quadro abbastanza realistico che non va manomesso perchè la Commissione non è soddisfatta di questo percorso e chiede almeno altri 9 miliardi.
Le condizioni le detta la regola che ci deve portare verso il pareggio di bilancio, il cosiddetto “obiettivo di medio termine”: così per la Ue si dovrà già fare una manovra di 34 miliardi contro i 25 proposti dal governo nel Def. Oltre – a questo punto – ai mirabolanti 30 miliardi aggiunti sul tavolo della trattativa da Salvini nel clima da euforia elettorale.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
DOMANI IL VOTO SULLA PIATTAFORMA… E NELL’ANNUNCIO DI MAIO NON FA NESSUNA AUTOCRITICA
“Prima di ogni altra decisione, oggi però ho anche io il diritto di sapere cosa ne pensate voi
del mio operato. Voglio sentire la voce dei cittadini che mi hanno eletto capo politico qualche anno fa. Quindi a voi la parola”. Lo scrive sul Blog delle stelle Luigi Di Maio.
“Chiedo di mettere al voto degli iscritti su Rousseau il mio ruolo di capo politico- aggiunge -, perchè è giusto che siate voi ad esprimervi. Gli unici a cui devo rendere conto del mio operato. Sarà tutto il Movimento 5 stelle a scegliere. Se il movimento rinnoverà la fiducia in me allora ci metteremo al lavoro per cambiare tante cose che non vanno. Io personalmente con ancora più impegno e dedizione”.
Di Maio spiega: “Nelle ultime quarantotto ore hanno detto di tutto contro di me. Dichiarazioni di ogni tipo da ogni parte. Ho letto anche i vostri tantissimi messaggi. Alcuni di incoraggiamento, altri che mi hanno fatto riflettere. E di questo vi ringrazio”.
“La vita, per ognuno di noi, è fatta di diritti e doveri – aggiunge -. Non scappa nessuno. Non mi sono mai sottratto ad alcuna responsabilità , in questi anni ci ho sempre messo sempre la faccia. A differenza di alcuni, ma assieme a tanti anche di voi, sono sei anni che non mi fermo e credo di aver sempre onorato sempre i miei doveri, rendendone sempre conto a tutti gli iscritti e gli attivisti del movimento. Non mi sono mai risparmiato in nessuna campagna elettorale. Ce l’ho messa sempre tutta anche quando nessuno ci credeva”.
Il vicepremier continua: “Avevo promesso a tutti di portare il movimento al governo da candidato premier e ci siamo riusciti. Avevamo promesso il reddito di cittadinanza, quota 100, di smantellare il jobs act, di bloccare le trivelle in mare e aiutare le piccole e medie imprese iniziando ad abbassare le tasse. Di investire nell’innovazione e di bloccare alcune direttive che stavano distruggendo il commercio. È per questi obiettivi che ho deciso un anno fa di assumere l’incarico di ministro del lavoro e dello sviluppo economico. Non mi sono mai risparmiato. Mai avrei pensato che lavorare tanto potesse essere una colpa”.
“Non sono mai scappato dai miei doveri e se c’è qualcosa da cambiare nel movimento lo faremo – continua Di Maio -. Se ci sono strutture o luoghi decisionali da creare: lo faremo”.
“La domanda a cui rispondere spiega è: confermi Luigi Di Maio come capo politico del Movimento 5 stelle? Le votazioni saranno aperte dalle 10 alle 20 di domani 30 maggio”.
(da agenzie)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
SI E’ ACCORTO DOPO UN ANNO CHE HA QUATTRO INCARICHI
Andrea Scanzi chiede le dimissioni di Luigi Di Maio. Ieri a Otto e Mezzo il giornalista del Fatto Quotidiano ha spiegato che il vicepremier e bisministro dovrebbe dimettersi “innanzitutto perchè ha quattro incarichi. Ora, io credo che quattro incarichi non se li potesse permettere neanche Adenauer e fino a prova contraria Di Maio non è Adenauer”, dice.
Va segnalato ad Andrea Scanzi che Di Maio ha quattro incarichi dal giugno 2018 ma ciascuno ha i suoi tempi per accorgersi delle cose e se lui ci mette un pochino di più rispetto a tutto il resto d’Italia per arrivarci non bisogna fargliene una colpa.
Scanzi sostiene anche che Di Maio debba dimettersi da Capo Politico del MoVimento 5 Stelle, ovvero dall’unico incarico che ha perchè è stato eletto da qualcuno, ovvero dagli iscritti alla piattaforma Rousseau.
Ciò in virtù del fatto che ha perso le elezioni, anche se non risulta fossero un referendum su di lui. Di Maio sarà sicuramente messo sotto tutela e forse gli conviene lasciare gli incarichi al MISE visto che ha fatto una marea di figuracce in quel ruolo.
Scanzi, invece, si è finalmente accorto che non è Adenauer. Un grande passo per lui, un piccolo passo per l’umanità .
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 29th, 2019 Riccardo Fucile
MACRON, MERKEL E SANCHEZ DECIDONO EQUILIBRI EUROPEI, CONTE EMARGINATO ALLA CENA CON TUTTI I LEADER
Urne chiuse, tempo adesso di decidere questo famoso futuro d’Europa. E per quanto ne
possa pensare Salvini, il ruolo dell’Italia nell’Unione continua ad essere quello della comparsa.
Lo spiega bene Massimo D’Alema, ospite a Carta Bianca: “La discussione sull’assetto europeo si è aperta, i protagonisti sono i democristiani tedeschi, i liberali francesi e i socialisti spagnoli: lì si decide il futuro dell’Europa, non mi pare che nessuno chiami Salvini…”
In effetti, l’unica cosa per cui l’Italia sembta essere degna di un qualche interesse sono i suoi conti.
E mentre Emmanuel Macron incontra privatamente Pedro Sanchez, nuovo leader dei socialisti europei, e comincia a lavorare per spostare a suo favore i nuovi equilibri europei, Conte incontra Juncker a margine della cena di lavoro dei leader Ue.
Tra i temi al centro del colloquio ci sarebbe la lettera sullo scostamento dei conti italiani dai parametri Ue, che la Commissione invierà a Roma.
(da agenzie)
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