Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile
ARRIVATI A BORDO DI UNA BARCA A VELA, SONO PAKISTANI
Mentre sulla pelle dei migranti della Sea Watch, da 11 giorni al largo in attesa di un porto, si
consuma l’ennesimo braccio di ferro fra il ministro Salvini e l’Europa, sulle coste joniche calabresi continuano gli sbarchi.
Cinquantanove migranti, tutti di origine pachistana, sono stati rintracciati a Sovereto, vicino Crotone. Erano tutti a bordo di una barca a vela, partita diversi giorni fa dalla Turchia e nella notte fra il 23 e il 24 giugno si è incagliata sugli scogli che proteggono la costa crotonese.
Nonostante la difficile e pericolosa posizione, alcuni migranti erano riusciti a lasciare l’imbarcazione e nuotare fino alla riva. Da lì avevano raggiunto la strada, nella speranza di raggiungere una stazione degli autobus, ma sono stati individuati dalle pattuglie della Guardia di Finanza.
Molti altri invece erano rimasti bloccati sulla barca a vela. Tutti quanti sono stati soccorsi e portati al vicino Cara di Sant’Anna.
In manette e poi in carcere sono finiti invece due uomini di 29 e 32 anni, gli unici di nazionalità ucraina. Per i finanzieri, sono loro gli scafisti incaricati di condurre i migranti dalle coste turche a quelle italiane.
Una rotta sempre esistita ed utilizzata, soprattutto dai migranti di origine afghana, pachistana e siriana, ma che oggi viene percorsa da sempre più imbarcazioni. Da mesi ormai, ad intervalli regolari, al largo delle coste joniche vengono intercettate barche a vela cariche di migranti, che per giorni viaggiano nascosti sotto coperta, nella speranza di raggiungere l’Europa.
La Finanza pattuglia le coste con gli elicotteri del reparto aeronavale e numerose motovedette. Qualcuno però riesce a superare il blocco e navigare di notte fino alla costa, dove i migranti vengono fatti sbarcare o le barche, tradite dagli scogli, si arenano e vengono abbandonate.
(da agenzie)
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Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile
POST CONTINUI PER AVALLARE L’IMMAGINE DEL “BUON PADRE DI DUE FAMIGLIE”, TUTTO CASA. ROSARIO E UFFICIO (QUANDO CI VA)
La nuova svolta della propaganda leghista: i figli di Salvini
Matteo Salvini, un uomo, un ministro e un papà .
Padre di sessanta milioni di italiani, figli della Ruspa che il Capitano e Leader dell’Europa dei Popoli, non eletto dai popoli europei, ha giurato di proteggere da tutti i nemici esterni (migranti invasori e Commissone europea) e interni (buonisti, comunisti e sinistri vari).
Ma Salvini è anche un vero papà , padre di due figli. E anche loro a quanto pare devono fare la propria parte per la campagna elettorale permanente del vicepremier.
Accantonati per il momento gli scatti di panini, fritture e spaghettate ultimamente Salvini si è dedicato alla famiglia, la sua.
O meglio: i figli di Salvini hanno iniziato a comparire in misura sempre maggiore nei post su Faceboook, Twitter e Instagram. Che sia un’altra mossa geniale dello stratega della comunicazione del segretario della Lega? Chi può dirlo.
Impossibile non notare come alla riduzione dei post sui carboidrati complessi ingurgitati dal ministro faccia da contraltare un aumento dei post dedicati ai figli (e parallelamente quelli dedicati a cani abbandonati e maltrattati).
La figlia di Salvini era già comparsa — sempre di spalle — nei post del vicepremier. Ma nelle ultime settimane i post con i figli come “protagonisti” sono aumentati in maniera esponenziale, con qualche novità .
Ad esempio il 25 maggio, il giorno prima delle europee, Salvini pubblica una foto del saggio di danza della sua principessa. Il giorno successivo una foto di Salvini con la figlia Mirta (questa volta fotografata di fronte) e la loro amica mucca.
Da quel momento i figli di Salvini hanno cominciato ad entrare sempre di più nel mondo social del ministro.
Un mondo fatto di insulti a ladri, immigrati, gogna nei confronti di ragazzine (magari coetanee del figlio più grande del Capitano). A queste ultime Salvini non riserva nemmeno la cortesia di una foto di spalle o censurata, anzi proprio come fa un suo parlamentare, le sbatte sulla sua pagina Facebook senza troppi complimenti.
Eppure anche quelle ragazze sono italiane e quindi “figlie sue”.
Ad esempio c’è il post del 4 giugno dove Salvini annuncia che la sua bimba ha perso un dentino e che ci sono state “ben sei operazioni contro mafiosi, camorristi, spacciatori di droga e trafficanti di esseri umani in tutta Italia”.
Due giorni dopo con un post simile, ma senza la bimba, Salvini annuncerà l’arresto di dieci cittadini cinesi a Prato. Lo farà mentre l’operazione era ancora in corso facendo arrabbiare le forze dell’Ordine e la procura. Ma il motivo era che proprio quel giorno doveva tenere un comizio in città . La ragion di propaganda prima della Ragion di Stato.
Negli ultimi giorni è stato un crescendo morisiano.
Evidentemente il nuovo stile funziona e ha buoni riscontri dal punto di vista della diffusione del verbo salviniano. Il tutto inframmezzato da post come quello in cui bacia in fronte i figli degli altri (ma pur sempre figli suoi) manco fosse Papa Francesco. Qualcuno pensi ai bambini, gridano i sovranisti, ed ecco che arriva lui: super Salvini, il super papone.
Segue il post dedicato alla pagella del figlio Federico, che frequenta la seconda liceo e che ha portato a casa “sei 8 e quattro 9, con 10 in condotta”.
Per Salvini è l’occasione di festeggiare “alla vecchia maniera” (come facevano i nostri nonni!) con un vaso di caramelle Rossana e uno secchiello di lecca-lecca.
E soprattutto è il pretesto per fare un altro post da padre orgoglioso. Roba da Settimo Cielo o da famiglia del Mulino Bianco.
Il venerdì deve essere il giorno “dedicato alla famiglia” nel calendario della propaganda social. Perchè una settimana dopo Salvini pubblica una foto dei suoi “due gioielli” (come la madre dei Gracchi) dove i due figli compaiono di spalle mentre si tengono per mano.
Evidentemente quella del 26 maggio, la foto di Mirta sulle spalle del papà e la loro amica mucca era un’eccezione. Quel giorno si votava per il rinnovo dell’Europarlamento era un’occasione speciale.
L’ultimo post è di due giorni fa. Protagonista sempre la figlia piccola: «mettere lo smalto rosa sulle dita della mia principessina, che emozione!», scrive Salvini.
Il messaggio è sempre quello: un vicepremier che mentre fa la guerra all’Europa e ai suoi stessi alleati di governo trova sempre un momento per prendersi cura dei suoi piccoli. E così come il Capitano si occupa dei suoi figli naturali sicuramente sarà in grado di fare altrettanto coi suoi figli elettorali, ovvero tutti noi.
Perchè come un vero leader democristiano Salvini è tutto casa, rosario (e ufficio, quando ci va).
Che la Lega voglia diventare la nuova Democrazia Cristiana?
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile
I CEDOLINI CON LA TRATTENUTA “SERVIZI DI BARBERIA” (QUELLI CHE ANDAVANO SOPPRESSI)
Alfonso Bonafede e Luigi Di Maio nel 2013 pubblicavano indignati dossier sulle spese della
Camera puntando il dito su dipendenti come i barbieri e i baristi, i quali, secondo loro, percepivano stipendi troppo onerosi per il lavoro che facevano.
Ebbene, a distanza di sei anni è successo che Di Maio e Bonafede sono diventati clienti di quel barbiere:
Nei cedolini del vicepremier la trattenuta per «Servizi di barbieria» non manca mai. Nell’ultimo, pubblicato dal leader politico dei Cinque Stelle (risalente a febbraio perchè il sistema di rendicontazione grillino è diventato più complicato per evitare nuovi casi di finte restituzioni) si trova la spesa, modesta,per farsi tagliare i capelli dai barbieri della Camera: 36 euro. Poco, anche perchè i barbieri sono dipendenti del Parlamento quindi il loro reddito (che arriva a 136mila euro l’anno) non dipende dal fatturato della bottega che può quindi tenere i prezzi bassi: 15 euro un taglio, 8 euro la barba, 6 euro la frizione extra.
Quindi per 36 euro Di Maio si è forse tagliato i capelli due volte in un mese. Ma i capelli vanno curati, e infatti anche nella busta paga dell’onorevole Di Maio del mese precedente, gennaio, c’è la voce «Servizi di barbieria», stavolta 41 euro.
E così pure a dicembre (36 euro), a novembre (26 euro), ad ottobre (51 euro), a settembre (54 euro), a luglio (41 euro)…
E quindi sia Giggetto che il fido scudiero Bonafede usano il servizio.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile
SE FISSATO A LIVELLI BASSI STIMOLA L’OFFERTA DI LAVORO, MENTRE A LIVELLI ALTI DISTRUGGE IL 10% DEI POSTI DI LAVORO
Tito Boeri su Repubblica oggi dice la sua sul salario minimo, segnalando le molte perplessità che si affastellano dietro la proposta del MoVimento 5 Stelle:
Il fatto è che se stabilito a livelli bassi (nei Paesi europei è tra il 40 e il 50% delle retribuzioni medie), il salario minimo può aumentare sia le retribuzioni effettive che l’occupazione perchè stimola l’offerta di lavoro e impedisce ai datori di lavoro di pagare i lavoratori meno della loro produttività . Se, invece, viene stabilito a livelli più alti distrugge molti posti di lavoro.
Quanti? Stime sull’Italia ci dicono che l’elasticità della domanda di lavoro al salario fissato dalla contrattazione è molto elevata: attorno a — 1.
Questo significa che per un 10% di aumento del salario, l’occupazione si riduce del 10 per cento. E chi perde il lavoro in questi casi sono i giovani, le donne e i lavoratori precari, le fasce meno protette. Bene quindi che la politica smetta di sparare numeri a caso
Il problema della proposta M5S è che vuole estendere per legge la copertura dei contratti collettivi nazionali, con le loro rigide griglie salariali differenziate per settore e qualifica.
Queste tutelano solo i lavoratori maggiormente rappresentati e si dimenticano di chi è sfruttato nelle campagne e nelle piccole imprese.
Il professor Boeri spiega che dato che povertà fra chi lavora, lavoro nero e disoccupazione sono problemi soprattutto nel Mezzogiorno, bisognerebbe fissare il livello del salario minimo con riferimento alla realtà meridionale, lasciando poi alle Regioni che volessero istituire livelli più alti del salario minimo la possibilità di farlo:
Infine sarebbe utile accompagnare l’introduzione del salario minimo con misure che riducano il prelievo fiscale e contributivo sui lavori pagati ai salari minimi e al di sopra di questi (ad esempio, in Francia gli sgravi si estendono fino ai lavori pagati 3,5 volte il salario minimo).
È un modo per ridurre il costo del lavoro e aumentare i salari netti al tempo stesso, incentivando l’emersione del sommerso.
Rimedierebbe almeno in parte alla follia di avere introdotto un reddito di cittadinanza che al Sud vale di più dei redditi di quasi la metà di coloro che lavorano. Nell’introdurre il salario minimo bisognerebbe anche rivedere il reddito di cittadinanza in modo tale da incoraggiare maggiormente la ricerca di lavoro, con o senza navigator.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile
COME I GRILLINI SI SCHIERANO TRA DI MAIO E DI BATTISTA
Monica Guerzoni sul Corriere della Sera oggi ci racconta le correnti renzian ehm grilline
all’interno del MoVimento 5 Stelle mentre scoppia il disagio tra i due contendenti.
Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio, che ieri se le sono date senza nominarsi come i leader democristiani della Prima Repubblica, cominciano a sembrare come Letta e Renzi:
Sarà . Ma intanto senatori e deputati romani provano a organizzarsi in corrente per puntellare Di Battista, nato anche lui all’ombra del Cupolone. Manovre sottotraccia, che nessuno ammetterebbe mai. Paola Taverna infatti smentisce «attriti e malumori» e si ostina a dipingere i duellanti come «due amici», uniti dall’amore per il M5S.
Intanto però il ritorno dell’ex deputato spacca il Movimento e fa tremare il governo. Nel team di Di Maio il timore è che Di Battista si stia ritagliando il ruolo del guastatore.
«L’apertura al secondo mandato è una polpetta avvelenata», commenta un senatore amico del leader.
E un esponente del governo rivela il timore dei vertici: «Alessandro aveva deciso di rinunciare al ruolo in segreteria, ma ora ha cambiato idea. Ha capito che non si vota e vuole un ruolo per ricostruire il rapporto con la base».
Per dirla con la freddura renziana che gira tra i parlamentari: «Luigi, stai sereno».
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile
RESPINTA LA RICHIESTA DI DIMISSIONI
Una bella storia che ci racconta quanto valgano i principi per il MoVimento 5 Stelle arriva da Sedriano nel milanese e riguarda Davide Rossi, vicesindaco grillino che è stato appena “assolto” dal consiglio comunale nonostante abbia usato il pass per disabili del padre morto per parcheggiare. Il racconto è del Fatto Quotidiano Online, diretto da Peter Gomez:
Siamo nell’ottobre del 2018 quando l’auto del vicesindaco Davide Rossi (con delega alla Trasparenza e all’Anticorruzione) viene immortalata in via Falck a Milano, nel quartiere San Leonardo, vicino alla fermata della metro rossa e sulle strisce blu a pagamento. Sul parabrezza però non c’è il ticket, bensì il pass disabili di Nicola Rossi, padre del politico e deceduto cinque mesi prima.
Nell’aprile 2019 stessa scena e stesso scatto, stavolta con il racconto di un testimone: “Ho visto più volte Rossi parcheggiare in quella zona utilizzando il permesso del padre disabile per poi dirigersi verso la metropolitana”.
Il vicesindaco grillino lavora in Regione Lombardia e raggiunge abitualmente il Pirellone con i mezzi pubblici. La notizia arriva alla stampa locale e genera un’ondata di indignazione: perchè quel pass non è stato restituito dopo il decesso dell’intestatario?
A questo punto per Rossi, che deve aver studiato chiacchiera politica da vicino con la Casaleggio Associati, si giustifica così:
All’inizio Rossi sostiene questa tesi: “Ogni comune prevede una prassi diversa sulla restituzione. A Rho (che ha rilasciato il documento, ndr) non è obbligatorio riconsegnarlo”. Ma basta una telefonata al comando della Polizia locale per sentirsi rispondere che “la restituzione è assolutamente obbligatoria, proprio per evitare che si utilizzi il pass in modo improprio”.
Secondo tentativo: “Ho tenuto il pass per ragioni affettive, come ricordo di mio padre”. E ancora Rossi scomoda la madre: “Anche mia mamma è disabile. L’accompagno spesso per le visite in ospedale, per le commissioni oppure a far visita ai parenti. Devo aver fatto confusione con i due pass”.
Ma il pass della madre — unico documento che il politico ha prodotto — scadrà nel novembre 2023. Ciò significa che è stato rilasciato nel novembre 2018, mentre la foto “incriminata” è precedente. Secondo Rossi si tratta di un rinnovo, ma non esistono prove a riguardo.
Ovviamente è tutto vano. E allora a Sedriano si è cominciato a gridare al complotto perchè qualcuno denunciava il povero vicesindaco e infine il consiglio comunale gli ha salvato la poltrona. E daje, raga.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile
L’ESCAMOTAGE DI UNA LEGGERA MODIFICA AL PROGETTO PER GIUSTIFICARE IL VOLTAFACCIA
Nella foto accanto potete ammirare l’esatto momento in cui Laura Castelli diventa no-no-TAV.
Ieri infatti la viceministra all’Economia ha aperto le danze alla “soluzione amichevole per l’Alta Velocità ” sostenendo che «si tratta di un progetto vecchio di 20 anni che necessariamente va rivisto, ma al governo ho capito che non è tutto bianco o nero. E ci sono anche sindaci no Tav della Val Susa che stanno lavorando a un progetto di compromesso».
E qual è questo progetto di compromesso?
Dopo l’uscita di Castelli nell’intervista rilasciata a Repubblica, del tutto casualmente il Fatto Quotidiano oggi illustra in un articolo corredato di foto sbarazzina della viceministra il tracciato alternativo a cui ha lavorato l’ex sindaco di Venaus Nilo Durbiano e che nei prossimi giorni sarà sottoposto alla votazione di quel Consiglio comunale e poi di quelli degli altri paesi della Valsusa.
Un progetto che, rivela Durbiano, “è già da tempo sulle scrivanie di Salvini, Di Maio, Conte e Toninelli”. Insomma, come per la TAP che si blocca in mezz’ora o l’ILVA che deve chiudere perchè ce lo chiedono gli ambientalisti, il MoVimento 5 Stelle sta per cambiare idea sulla TAV.
Oppure, come cercheranno di vendervela, sta per ascoltare le popolazioni di quel territorio che hanno cambiato idea sulla TAV.
Di questa storia si parla dal luglio 2018, ovvero da quando Laura Castelli sta in segreto lavorando all’opzione “riscrittura del tracciato” per permettere al MoVimento 5 Stelle di rimangiarsi il no all’opera cercando di avere un argomento da dire davanti alle telecamere.
Giampiero Calapà sul Fatto Quotidiano illustra l’idea di Durbiano:
“Eviterebbe di scavare tre gallerie, andata, ritorno e di servizio, per complessivi 162 chilometri”. Durbiano, 59enne, sindaco a Venaus per quindici anni fino allo scorso 27 maggio, non iscritto ma elettore dei 5stelle, considera la sua “una proposta di soluzione politica, a cui, dai colloqui informali che ho avuto con esponenti leghisti, come il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, il Carroccio non sarebbe ostile”. Anche il ministro dell’Interno, capo della Lega, Matteo Salvini avrebbe già mostrato interesse al progetto Tav targato Durbiano.
“Sono stato a colloquio col prefetto di Torino Claudio Palomba per quattro ore su richiesta di Salvini, che scrisse alla prefettura chiedendo di convocarmi prima di Natale”. Su quattordici sindaci della Val Susa direttamente interessati dall’annosa questione, “dodici hanno già espresso vicinanza alla nostra proposta alternativa”. Quindi, invece dei 162 chilometri complessivi del tunnel di base, il progetto Durbiano che il governo Conte starebbe valutando “prevede un tunnel di soli 15 chilometri tra Oulx e Modane: si tratterebbe semplicemente di un’altra canna parallela alla galleria del Frejus”.
Il Fatto fa sapere che gli ingegneri del Politecnico di Torino considerano sbagliato il progetto del sindaco, visto che i chilometri da scavare sarebbero 20. Ma questi, alla fine, sono solo dettagli.
Il bluff del “rinvio” dei bandi TELT è servito al governo per non spaccarsi prima del voto sulle Europee, che avrebbe costituito un contraccolpo psicologico troppo forte per i grillini.
La storia delle penali-non penali da pagare e, soprattutto, l’immagine di governo che la banda di Di Maio vuole dare impongono un sì all’Alta Velocità e un no alle paturnie dei grillini perbene come Di Battista (che aveva parlato di NO-TAV come ultimo fronte).
Adesso è il momento, quando tutti sono distratti, di fare la TAV sperando che nessuno se ne accorga. Riusciranno i nostri eroi?
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile
LA CORTE HA IL POTERE DI CHIEDERE AL GOVERNO ITALIANO DI FAR SBARCARE I NAUFRAGHI… ORMAI SIAMO LA VERGOGNA D’EUROPA
La nave della Ong tedesca, ferma dal 12 giugno fuori dalle acque italiane, si è rivolta alla Corte dei diritti dell’uomo, che può chiedere al governo italiano di adottare i provvedimenti necessari per impedire violazioni
La Sea Watch 3 si è rivolta alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo con una richiesta di “misure provvisorie” per chiedere all’Italia di consentire lo sbarco dei migranti, fermi sulla nave della Ong tedesca all’esterno delle acque territoriali italiane dal 12 giugno.
È stata lo stesso organismo internazionale, che non fa parte dell’Unione europea, a renderlo noto.
La Corte ha rivolto una serie di domande sia alla Sea Watch 3 che al governo italiano. Questi ultimi dovranno rispondere entro oggi pomeriggio.
La Corte in base ai suoi regolamenti può chiedere all’Italia di adottare quelle che vengono definite “misure urgenti” e che “servono ad impedire serie e irrimediabili violazioni dei diritti umani”.
La portavoce dell’Unhcr Carlotta Sami parla di “braccio di ferro scandaloso e senza senso”, ricordando come “le persone sono in mare fra Libia e Italia anche senza ong. Malta ha appena concesso sbarco a un’imbarcazione” con 37 persone, che era stata segnalata da Alarm Phone.
Dura anche Emma Bonino (+Europa): “io – lamenta – non riesco ad assuefarmi al fatto che un continente di 500 milioni di abitanti assista senza colpo ferire a 42 profughi, disgraziati e naufraghi che da dieci giorni ciondolano di fronte a Lampedusa. Questa è una vergogna dell’Europa oltre che dell’Italia”.
L’unica alternativa alla situazione di stallo sarebbe, oltre a rivolgersi a organismi come la Corte, forzare il blocco dichiarando lo stato di emergenza e arrivare in porto a Lampedusa: in questo caso però, in base al decreto-sicurezza bis in vigore, la capitana Carola Rackete andrebbe incontro a una multa fino a 50mila euro e al sequestro della nave in base alla norma illecita del governo italiano.
(da agenzie)
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Giugno 23rd, 2019 Riccardo Fucile
IL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA DUE SETTIMANE FA DIFENDEVA I MINIBOT, OGGI AFFERMA “NON SONO VEROSIMILI” E ATTACCA IL SUO COMPAGNO DI PARTITO
Una inversione a U senza precedenti sul tema dei minibot. 
A farla è il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti che, appena due settimane fa, difendeva i titoli di Stato di piccolo taglio definendoli come una delle “soluzioni possibili” per risolvere il problema dei debiti della Pubblica amministrazione.
Ed esprimeva apprezzamento nei confronti del presidente della Commissione Bilancio alla Camera Claudio Borghi, autore della proposta sui minibot.
Oggi la retromarcia clamorosa di Giorgetti, unita anche a una nota di discredito nei confronti dello stesso Borghi, compagno di partito.
E dettata forse dall’ipotesi, sempre più probabile, di una nomina a commissario europeo. “C’è ancora chi crede a Borghi? Ma vi sembrano verosimili i minibot? Se si potessero fare, li farebbero tutti”, commenta sferzante il sottosegretario parlando a Losanna con i cronisti che seguono la sessione del Cio per l’assegnazione dei giochi olimpici invernali del 2026.
Giorgetti stava commentando le ultime indiscrezioni di alcuni bookmaker che danno in vantaggio la candidatura di Stoccolma-Are per la Svezia rispetto a quella italiana con Milano-Cortina. “È come per i minibot”, ha ribadito Giorgetti.
(da agenzie)
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