Giugno 21st, 2019 Riccardo Fucile
L’IMMAGINE DI CASALINO AL VERTICE CON I LEADER EUROPEI E’ L’EMBLEMA DI COME E’ RIDOTTA L’ITALIA
Succede che una è Angela Merkel, cancelliere della Germania. Succede anche che un altro sia
Emmanuel Macron, l’odiatissimo Macron al quale l’Italia leghista vorrebbe dichiarare guerra ma che al momento è il presidente della Francia
Succede anche che al tavolo ci sia Giuseppe Conte, ossia il sottosegretario di due
premier e che nella compagnia sia il re Travicello.
Ma soprattutto succede anche che nella tavola in cui si discute di nomine Ue ci sia Rocco Casalino che, certo, saprà il tedesco per i suoi anni di immigrato in Germania ma che con il consesso c’entra ben poco.
E così il web si è scatenato:
-Mandiamo Rocco #Casalino allo stesso tavolo di Angela #Merkel e poi ci sorprendiamo dello spread..
-Perchè perchè mi ha ricordato che #Casalino è il portavoce del Presidente del Consiglio…E che guadagna più del PdC stesso. Soldi pubblici. Perchè.
-Vedere Casalino al tavolo dei potenti d’Europa significa che l’Italia è finita. Non esiste più neanche come espressione geografica. Speriamo che ci invadano gli alieni e ci cancellino.
-#Casalino al tavolo con Merkel … poi non stupiamoci se il prossimo Ministro degli Esteri sarà #DiBattista.
-Sarà che #Conte non puo’ essere lasciato solo, ma un governo che manda al tavolo dei potenti rocco casalino a me fa solo paura
-Trovandosi lì per caso, prendere un megafono e gridare: “Rocco Casalino subito in confessionale”! Con lui che per riflesso condizionato si alza in piedi dicendo che i poveri hanno un odore diverso dai ricchi, simile a quello dei neri, e che i romeni puzzano di cavolo.
-A me la cosa che più mi inquieta è lo sguardo di Casalino fisso su Conte…lo marca ad uomo gli conta ogni respiro che fa….Prof.Conte perchè ha accettato tutto questo? È ancora in tempo…può liberarsi da questo incubo!
-Vedere nella stessa foto Angela Merkel e Rocco Casalino è il miglior indicatore del reale potere dell’Italia ai tavoli europei. Peccato, stiamo dilapidando un enorme capitale umano e culturale.
(da Globalist)
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Giugno 21st, 2019 Riccardo Fucile
IERI NOTTE L’ATTESA AL BAR NELLA VANA SPERANZA DI UN SEGNALE DA PARTE DEGLI ALTRI LEADER EUROPEI
“Il negoziato è molto difficile, ma la trattativa andrà avanti fino all’ultimo”.
Provato in volto per la notte in bianco passata prima al vertice formale con i leader e poi a quello informale con Angela Merkel, Emmanuel Macron e il lussemburghese Xavier Bettel al bar dell’hotel Amigò a Bruxelles, Giuseppe Conte traccia un bilancio di questa due giorni di Consiglio europeo e si arrende.
La procedura per debito eccessivo è “pendente”, diceva preoccupato ieri notte parlando con i giornalisti in hotel. Prima, non lo aveva capito.
Ora sa che la procedura, percorso obbligato di riduzione del debito, è lì pronta a scattare all’Ecofin del 9 luglio e va evitata a tutti i costi.
“Io ho una strategia costruttiva, insieme a Tria. Spero siano costruttivi anche gli altri nel governo”, dice il premier. Il riferimento è a Matteo Salvini che da Roma invece chiede garanzie sulla flat tax: “Non voglio tornare al voto, ma la manovra 2020 va fatta entro fine estate”.
Conte si presenta in conferenza stampa con oltre un’ora di ritardo: “Ho dormito poco, mi sono dovuto rinfrescare dopo il Consiglio”, ammette.
Ma gli incontri della notte erano necessari per stringere relazioni: tentare il tutto per tutto per scongiurare ciò che al momento sembra una tragedia ineluttabile. “Gli incontri informali sono utili”, dice.
Al suo arrivo all’hotel Amigò dopo il vertice, Conte e i suoi non si ritirano in camera, sebbene siano già le due del mattino, ma si intrattengono al bar. Sicuri che prima o poi anche gli altri ‘vip’, ospiti fissi di quello stesso albergo, sarebbero arrivati.
A quel punto, parlare con loro sarebbe stato inevitabile. E infatti, arriva Merkel, che si siede con la sua delegazione a un tavolo più in là .
Poi Macron: con lui il premier italiano ha 40 minuti di confronto. In questo momento, li accomuna il no al ‘falco’ tedesco Jens Weidmann alla Bce, sebbene Conte non lo dica esplicitamente per non urtare Merkel.
Macron invece si diverte con le stilettate: “Sono molto felice che i membri che si sono opposti alle decisioni di Mario Draghi si siano convertiti, forse un po’ tardi…”, dice in conferenza stampa. Conte racconta che Draghi “è stato applaudito da tutti oggi all’Eurosummit”. Al tavolo dell’italiano e del francese si uniscono Bettel e poi la Cancelliera.
Una chiacchierata notturna di ben due ore con gli altri leader, davanti a qualche bicchiere di birra. Non si parla di procedura contro l’Italia, racconterà oggi il premier. Si è parlato in maniera generica dei problemi di una Unione bloccata sul meccanismo dell’unanimità in Consiglio, si apprende da fonti italiane.
Il punto è che ora Conte, a distanza di un anno dal suo primo Consiglio europeo in cui, fresco della nomina al governo, si presentò bellicoso sul dossier immigrazione, ha cambiato strategia e cerca il contatto con gli altri leader per trattare: forse fuori tempo massimo.
Il fatto che l’argomento procedura non venga toccato significa che non c’è trattativa in corso: un brutto segnale.
Si tace ciò che il ‘falco’ olandese Mark Rutte dice in chiaro oggi: “Sta alla Commissione europea muovere i prossimi passi. Si tratta di un percorso molto preciso. Sono certo che la Commissione garantirà che l’Italia attui in modo rapido ciò che deve essere fatto o procederà ”.
Ecco perchè per Conte non è il momento di ultimatum all’Europa. Semmai è tempo di avvertimenti a Salvini. Il premier gli ‘annacqua’ anche la flat tax. “Io sono molto ambizioso, forse più di tutti. Per risolvere l’inefficienza e l’inequità del nostro sistema occorre una riforma forte e complessiva. Non mi accontento dell’abbassamento dell’aliquota, voglio un patto fiscale tra fisco e contribuenti italiani… Si tratta di sedersi intorno a un tavolo, aspetto proposte concrete”.
Invece Salvini chiede garanzie ora: teme che le promesse e i dati che mercoledì il consiglio dei ministri consegnerà a Bruxelles per evitare la procedura, ammazzino il progetto di taglio delle aliquote.
“I numeri reali ce li abbiamo noi, la Commissione ha delle stime”, insiste Conte che comunque non chiamerà mai ‘manovra correttiva’ ciò che stanno mettendo in campo nel governo per sventare la procedura. “Noi i numeri li portiamo, la Commissione li legge e li può verificare”.
Sono i numeri del Tesoro: i 2 miliardi già congelati nell’accordo di dicembre con la Commissione, bloccati perchè non sarà rispettato l’obiettivo del 2,04 per cento di deficit; i tre miliardi di risparmi da reddito e quota cento più le entrate da fatturazione elettronica; un miliardo da cassa depositi e prestiti.
Insomma, il governo sta raggranellando soldi per evitare la procedura.
La mission di un Conte alla ricerca di sponde continuerà la prossima settimana in Giappone: il G20 di Osaka potrebbe essere occasione di altri incontri con i leader. Lo fu il G20 in Argentina, lo scorso autunno, cornice di un’importante colazione di lavoro con Juncker e Moscovici nel bel mezzo dello scontro tra Roma e Bruxelles sulla manovra economica.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 21st, 2019 Riccardo Fucile
CAPI DI STATO E DI GOVERNO ACCOLGONO CON CALORE IL PRESIDENTE ITALIANO ALLA GUIDA DELLA BCE DAL 2011 CHE A NOVEMBRE LASCERA’ L’INCARICO
Una ‘standing ovation’ dei leader europei per Mario Draghi al suo (probabile) ultimo
Eurosummit: quasi a dimostrare che il presidente della Bce, allo scadere del mandato a fine ottobre, rischia di essere un ‘padre ingombrante’ per il suo successore.
E che, per il momento, i leader europei guardano indietro, agli ultimi otto di guida Draghi sotto cui la Bce si è presa il fardello di assicurare la tenuta dell’euro, piuttosto che in avanti, sciogliendo il nodo delle nuove nomine.
Le ricostruzioni dicono che i capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles hanno accolto con grande calore l’arrivo dell’italiano alla guida della Bce dal 2011.
Molti hanno preso la parola per elogiare il suo lavoro, dal premier italiano Giuseppe Conte al presidente francese Emmanuel Macron a quello della Commissione Jean-Claude Juncker.
E al termine del suo intervento si sono alzati per un lungo applauso in piedi, dopo che Draghi ha salutato il suo ultimo summit a Bruxelles.
“Ha ricevuto gli applausi di tutti all’Eurosummit e ciò mi ha reso molto orgoglioso come italiano”, dirà poi Conte.
Strette di mano, pacche sulle spalle, Draghi che si sofferma a parlare con il presidente francese Emmanuel Macron (che dirà : “voglio rendere omaggio all’azione e al coraggio di Mario Draghi” ricordando “un giorno d’estate nel 2012, quando disse quelle parole ‘whatever it takes’ e ciò è ancora luminoso”).
Strette di mano un po’ con tutti, con Juncker, con il premier spagnolo Sanchez e quello portoghese Antonio Costa.
C’è quella frase, drammaticamente famosa, nei ricordi (che si concretizzerà con una misura chiamata ‘Omt’ poi mai attivata che mette in campo le risorse illimitate della banca centrale).
C’è il quantitative easing (2015) che Draghi, giusto questa settimana a Lisbona, ha detto di poter riattivare se l’economia non migliora.
C’è curiosità per quell’uscita a Lisbona che ha galvanizzato i mercati arrivando a evocare un nuovo taglio dei tassi.
E c’è l’attacco di Donald Trump, che ha accusato Draghi, stracciando ogni diplomazia, di pilotare l’euro al ribasso. Nel complesso, una leadership che la Bce si è trovata a dover indossare al posto di una politica recalcitrante.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 21st, 2019 Riccardo Fucile
MAGISTRATI “MODERATI” IN RITIRATA DOPO ESSERE STATI TRAVOLTI DALLO SCANDALO
Con il capo cosparso di cenere e lo sguardo rivolto al presidente della Repubblica. I consiglieri del Csm si sono presentati al plenum straordinario, presieduto da Sergio Mattarella, con la consapevolezza che l’istituzione deve ripartire dopo lo scandalo che ha fatto precipitare la magistratura nel suo periodo più buio, nella sua “notte”, per usare le parole utilizzate nel suo discorso di insediamento dal neopresidente dell’Anm Luca Poniz.
Tutti i consiglieri che sono intervenuti dopo Mattarella, a prescindere dall’appartenenza a questa o a quell’altra corrente, hanno professato quello che suona come un mea culpa e sottolineato la necessità di ricominciare daccapo.
E quello che da domani si impegna a cambiare, a “voltare pagina”, come ha chiesto di fare il Capo dello Stato nel suo discorso, è un Csm dalla geografia molto diversa rispetto a quello insediatosi da appena un anno.
Le correnti centriste e moderate – dopo la bufera scatenata dall’inchiesta di Perugia – hanno perso pezzi, a favore di Autonomia & Indipendenza. I togati della corrente di Piercamillo Davigo, nata nel 2017 dopo la scissione da Magistratura Indipendente sono raddoppiati: prima che lo scandalo delle procure scoppiasse erano due.
Sono diventati quattro con l’insediamento di Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, che sono subentrati a Gianluigi Morlini di Unicost e a Corrado Cartoni di Magistratura Indipendente.
Area, invece, il cartello dei magistrati progressisti, non ha, per ora, acquistato nuovi membri, ma il peso dei suoi quattro consiglieri è aumentato, dal momento che, di fatto, i membri effettivi del Csm sono attualmente 13.
Tanti resteranno fino a quando l’unico consigliere ancora autosospeso, Paolo Criscuoli di Magistratura Indipendente, non scioglierà la riserva.
Se dovesse decidere anche lui di lasciare gli subentrerebbe Bruno Giangiacomo di Area. A ottobre, invece, saranno eletti i due togati che dovranno subentrare ad Antonio Lepre e a Luigi Spina, entrambi pm, il primo di Magistratura Indipendente e il secondo di Unicost.
Per sostituirli è stato necessario convocare le elezioni suppletive, perchè tra i non eletti non c’erano altri pubblici ministeri.
Spina è stato il primo a dimettersi, perchè indagato insieme con Luca Palamara e accusato di avergli rivelato informazioni che, dato il suo ruolo, avrebbe dovuto tenere segrete. Gli altri che hanno detto addio all’istituzione, invece, avevano partecipato agli incontri ‘segreti’ con Palamara per decidere a tavolino – secondo i pm di Perugia – le nomine dei vertici delle procure rimaste vacanti.
Sergio Mattarella ha indetto le elezioni di ottobre e ufficializzato l’insediamento dei due nuovi togati, ma la sua presenza al plenum era dettata da ben altre esigenze. Prima tra tutte quella di stigmatizzare la condotta “sconcertante e inaccettabile” dei magistrati coinvolti nell’inchiesta di Perugia e di chiedere, con forza, un nuovo corso. E a una fase nuova, nettamente diversa, guardano anche i consiglieri togati che hanno preso la parola dopo il suo intervento.
Giuseppe Cascini di Area, sentito da Huffpost, definisce il richiamo di Mattarella “una condizione indispensabile per restituire all’istituzione giudiziaria e al suo organo di governo autonomo la credibilità e la fiducia che le recenti vicende hanno incrinato. Condividiamo – sottolinea il togato – la necessità di preservare lo statuto di autonomia e di indipendenza della magistratura, quale presidio irrinunciabile dello stato di diritto e garanzia di libertà per i cittadini”.
Nel suo discorso durante il plenum Cascini aveva sottolineato quali fossero gli effetti negativi delle ultime due riforme del sistema elettorale del Csm, realizzate nel 2002 e nel 2006. Tra queste, in primis, la brama dei fare carriera, “l’ansia di arrivare”.
E di pericoli del carrierismo ha parlato anche Piercamillo Davigo nel suo intervento all’assemblea plenaria.
Il leader di Autonomia&Indipendenza prima di ora aveva mantenuto un certo riserbo sulla vicenda del ‘mercato delle toghe’. Ha rotto definitivamente il silenzio oggi, con un intervento in cui ha chiesto un ritorno all’etica della magistratura: “Sono attonito nel vedere come l’anelito del dare giustizia, che ha ispirato gran parte dei magistrati anche nei momenti più difficili della nostra storia, sia stato sostituito da un pericoloso carrierismo, da una ricerca di ‘medagliette’”.
Uno dei due esponenti di Magistratura Indipendente rimasto tra gli scranni del Csm, Loredana Miccichè, dopo aver sostenuto di parlare a nome della “magistratura silenziosa, alacre, laboriosa, che non merita di vivere il tragico momento e la crisi di questi giorni” ha rivendicato la sua appartenenza all’area culturale dei moderati. “Intendo difendere la tradizione culturale in cui, con moltissimi colleghi, mi riconosco che si caratterizza per una visione liberale e moderata, unita però a un riformismo vivace”, ha affermato.
Poi l’invito a ricostruire sulle macerie senza escludere nessuno: “Non è il momento delle vendette e delle rivalse, nè delle rivendicazioni di superiorità morale, ma della costruzione condivisa di un percorso nuovo”.
Il rappresentante di Unicost, Marco Mancinetti, nel suo intervento ha esortato a “rendere questo momento di difficoltà un’opportunità di autentica svolta” e ad agire “con sobrietà e compostezza, ma con fermezza e rigore, che eserciteremo prima di tutto verso noi stessi”.
Già dalle ore successive all’emersione dell’inchiesta su due dei suoi associati, Palamara e Spina, la compagine centrista aveva avuto una reazione forte, chiedendo al pm romano di lasciare la corrente e garantendo che si sarebbe costituita parte civile in un eventuale processo.
Una scelta, questa, diversa rispetto a quella compiuta da Magistratura Indipendente che – in un’assemblea a porte chiuse – aveva di fatto blindato i suoi consiglieri autosospesi, chiedendo loro di tornare a vestire il ruolo di togato.
Da quel documento è nato un ulteriore scompiglio nella corrente, che ha indotto prima l’ex presidente dell’Anm Pasquale Grasso a lasciarla e poi il suo ormai ex segretario, Antonello Recanelli, a dimettersi.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 21st, 2019 Riccardo Fucile
“RIFAREI IL BLITZ DI GENNAIO SE MI RITROVASSI NELLA STESSA SITUAZIONE, MI ASSOCIO ALLE PAROLE DI MATTARELLA”
Lo stallo della nave Sea Watch 3 va avanti da 10 giorni ormai. Le 43 persone a bordo sono
sempre più insofferenti, non solo per l’attesa estenuante dell’indicazione di un porto sicuro, ma anche per perchè, come ha sottolineato la portavoce dell’ong Giorgia Linardi, veder scendere dalla nave 10 compagni di viaggio che sono stati salvati dalle onde esattamente come loro, ha reso meno accettabile la loro condizione di reclusione forzata.
Tra loro ricordiamo che ci sono anche minori non accompagnati, e il più piccolo ha appena 12 anni.
Non è la prima volta che Sea Watch deve fronteggiare un muro contro muro con le autorità italiane e con gli Stati europei.
A fine gennaio di quest’anno Sea Watch 3 era rimasta alla fonda al largo di Siracusa per giorni. Il 27 gennaio alcuni parlamentari salirono a bordo della nave, per verificare con i loro occhi le condizioni di salute dei 47 migranti.
I primi a salire furono Riccardo Magi (+Europa), Nicola Fratoianni (Sinistra italiana) e Stefania Prestigiacomo (Forza Italia), che inaugurarono una staffetta portata avanti, il giorno dopo, da Maurizio Martina e Matteo Orfini (Pd). Per il loro gesto di protesta la Capitaneria di Porto di Siracusa ha comminato una multa da duemila euro, per illecito amministrativo.
A far scalpore in quel caso fu soprattutto l’immagine della 52enne deputata azzurra Prestigiacomo, che pilotando il piccolo gommone sembrava guidare la spedizione dei parlamentari verso la Sea Watch (La delegazione era accompagnata da due avvocati, un medico un membro dello staff di Mediterranea, e dalla portavoce di Sea Watch Italia).
Un gesto di ribellione allo stop imposto alla nave umanitaria, che però costò alla parlamentare di Forza Italia pesanti insulti sessisti sui social. Ma non solo.
La deputata siciliana fu travolta anche dalle critiche dei vertici del suo stesso partito, che in quell’occasione bollarono l’iniziativa come “autonoma e non concordata”, sebbene lo stesso Silvio Berlusconi si fosse mostrato favorevole allo sbarco.
Adesso lo rifarebbe?
“Assolutamente sì — ha detto Stefania Prestigiacomo, raggiunta telefonicamente da Fanpage.it — Se dovessi ritrovarmi nella stessa situazione, con una tragedia umana a pochi passi da me, mi comporterei allo stesso modo, avvalendomi delle mie prerogative parlamentari. Non abbiamo violato alcuna legge”.
Per tornare alla vicenda di quest’ultima settimana, che soluzioni si possono trovare? Francamente io mi associo alle parole pronunciate ieri dal Capo dello Stato Sergio Mattarella — ha detto la deputata — Nessun Paese può farsi carico da solo di questo problema. Ma la questione può essere affrontata anche coniugando l’umanità con il rigore, pretendendo la collaborazione degli altri Stati Ue”.
Mattarella ieri, in occasione della giornata mondiale del rifugiato, ha infatti ricordato come l’Italia abbia l’obbligo di offrire assistenza a coloro che scappano dalle persecuzioni, secondo quanto afferma la nostra Costituzione, ricordando però che “L’Unione deve essere protagonista per sviluppare una politica comune che riesca a mitigare i conflitti e sostenere le esigenze di sicurezza e sviluppo dei popoli più esposti alle crisi umanitarie, attraverso un partenariato strutturato con i Paesi e le comunità che ospitano rifugiati e richiedenti asilo”.
(da FanPage)
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Giugno 21st, 2019 Riccardo Fucile
E CRITICA LA CHIUSURA DEI PORTI E I RESPINGIMENTI CHE METTONO A RISCHIO LA VITA DEI MIGRANTI RIPORTANDOLI NEI LAGER LIBICI… CHE SBERLA PER SALVINI
«Il governo italiano non soddisfa pienamente il minimo standard per l’eliminazione del traffico degli esseri umani”
È il giudizio con cui il dipartimento di Stato americano ha declassato il nostro Paese nella lotta contro la tratta, facendolo scendere al livello 2 nel “2019 Trafficking in Persons Report”.
Il testo, presentato ieri dal segretario di Stato Pompeo, sottolinea che gli atti compiuti da Roma «non sono stati importanti, e non al livello del rapporto dell’anno scorso».
Quindi aggiunge che “c’è stato un calo nel numero degli arresti e delle indagini sulla tratta, rispetto al precedente periodo di riferimento».
Ma le critiche toccano direttamente le politiche del governo relative alle relazioni con la Libia, la chiusura dei porti, e le procedure per rimandare indietro i clandestini.
Roma, infatti, non ha tenuto nel dovuto conto «i rischi per le potenziali vittime prima delle procedure di rimpatrio forzato e di espulsione», e «non è stata fornita la protezione legale per gli atti illeciti che le vittime hanno commesso sotto costrizione dei trafficanti».
In altre parole, non si possono semplicemente chiudere i porti e rimandare i migranti in Libia, senza chiedersi perchè si sono comportati come hanno fatto, e cosa succederà loro al ritorno.
Il giudizio dunque è severo, e colpisce ancora di più perchè è stato espresso appena tre giorni dopo l’incontro a Washington tra il vice premier e ministro degli Interni Salvini, e il segretario di Stato Pompeo.
Questi rapporti vengono redatti dai tecnici, basandosi sui fatti, le leggi e i principi, senza tenere conto delle implicazioni politiche.
E’ possibile che Pompeo non si sia accorto di cosa diceva il rapporto sull’Italia, ma è più probabile che non abbia ritenuto di dover intervenire per bloccarlo o cambiarlo.
(da agenzie)
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Giugno 21st, 2019 Riccardo Fucile
CHE TRISTE FINE, ORA SONO DIVENTATI I VIGILANTES DEI LEGHISTI… UN RAGAZZO CATTOLICO QUINDI E’ STATO PICCHIATO DAI SEDICENTI CATTOLICI AL SERVIZIO DI CAPITAN NUTELLA
E adesso si scopre che a ‘vigilare’ sull’iniziativa dello scorso 3 giugno di Capitan Nutella (che è
anche ministro dell’Interno) c’erano alcuni estremisti di sedicente destra che – evidentemente e come mostrano i video – si sono sentiti autorizzati ad aggredire un giovane che civilmente esponena un cartello di dissenso.
Due esponenti di Forza Nuova sono stati infatti denunciati dagli agenti della Digos di Cremona per violenza privata durante un comizio del leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini.
Gli attivisti del movimento sono ritenuti responsabili dell’aggressione avvenuta nella serata del 3 giugno nel corso di un intervento del ministro dell’Interno nel cuore della città lombarda, in piazza Roma.
Un ragazzo cremonese di 26 anni aveva esposto una sorta di sciarpa con la scritta “Ama il prossimo tuo”.
Alcune persone avevano iniziato a insultarlo tentando di sfilargli la sciarpa e di allontanarlo dalla piazza. In due l’avevano strattonato e colpito con un pugno ed uno schiaffo al volto e con un calcio nel fondoschiena.
Una terza persona poi lo aveva colpito con una manata al volto.
L’intervento di alcuni agenti della Polizia Locale liberi dal servizio aveva consentito alla vittima di allontanarsi dal luogo e di ricevere le prime cure. Oggi la denuncia a due esponenti di Forza Nuova. Una terza persona è in via di identificazione.
L’aggredito, contattato dagli agenti della Digos ha riferito di non aver riportato lesioni e, a oggi, non ha formalizzato querele. Le indagini sono comunque proseguite e la visione di un video amatoriale consegnato da un testimone ha consentito di individuare due giovani cremonesi, uno di 19 anni, iniziali G.B., e uno di 23 anni, A.M.G., come i responsabili dell’aggressione (se fosse stato un immigrato avrebbero pubblicato i nomi per esteso…)
Sono comunque ancora in corso accertamenti per identificare la terza persona che ha partecipato all’aggressione in strada.
(da agenzie)
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Giugno 21st, 2019 Riccardo Fucile
COSA DICE DAVVERO IL SONDAGGIO? E’ VISTO POSITIVAMENTE DAL 19% DEI FRANCESI, MA NEGATIVAMENTE DAL 43%… CONTE 18%, DI MAIO 15%, MA POCO CONOSCIUTI PER VEDERLI IN MODO NEGATIVO
In varie testate italiane è emerso che Matteo Salvini sarebbe il politico più popolare in Francia. In realtà , le risposte negative su di lui sono il doppio di quelle positive
Risulta essere preferito soltanto in termini relativi rispetto a Conte e Di Maio
I titoli non sono sempre esaustivi. Ieri abbiamo scoperto che — secondo alcune testate e secondo alcuni influencer sui social network — Matteo Salvini sarebbe il politico italiano più popolare in Francia.
Il dato è stato desunto da una ricerca Ipsos realizzata dal 5 al 13 giugno con il contributo di EDF e Edison e la supervisione del politologo Marc Lazar.
Ma, al di là del titolo su Matteo Salvini amato dai francesi, bisogna avere un quadro complessivo dello studio per capire che, in realtà , questa prospettiva deve essere molto ridimensionata.
Innanzitutto, occorre analizzare il campione di persone che è stato consultato: 1000 francesi
Poi, le domande sono state fatte su Matteo Salvini, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, ovvero i tre uomini copertina di questo governo giallo-verde.
Non sono stati presi in considerazione nè altri leader storici, nè personaggi dell’opposizione politica (probabile che, se in questo quadro fosse stato inserito Berlusconi, ad esempio, il risultato sarebbe stato diverso).
Dunque, si diceva, Matteo Salvini sarebbe il leader più amato dai francesi, con il 19% delle risposte positive sul suo conto. Le risposte positive su Giuseppe Conte si fermano al 18%, mentre quelle su Di Maio al 15%.
C’è un ma che rovescia completamente l’esito del sondaggio.
Nel test erano inserite anche le reazioni negative: e il 42% dei francesi pare avere una opinione decisamente negativa di Matteo Salvini. Per quanto riguarda Conte e Di Maio, a differenza del leader della Lega, i francesi dicono di non avere abbastanza elementi a disposizione per esprimersi.
Nella tara complessiva, sebbene Matteo Salvini possa vantarsi del fatto di essere più conosciuto in Francia rispetto a Giuseppe Conte e a Luigi Di Maio, non può proprio cantare vittoria rispetto al fatto di aver convinto la maggioranza dei francesi. Le risposte negative sul suo conto sono più del doppio rispetto a quelle positive.
(da agenzie)
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Giugno 21st, 2019 Riccardo Fucile
L’AUDIO SHOCK: “DOMANI LO ARRESTANO”… GRAVI CARENZE NELLE INDAGINI, LE RIVELAZIONI DAL QUOTIDIANO ON LINE “AFRICA EXPRESS”… IL GOVERNO ITALIANO LATITANTE… I SOVRANISTI COME AL SOLITO NON TUTELANO GLI ITALIANI
Novità sul caso Silvia Romano arrivano dal quotidiano online Africa Express, in un’inchiesta
ripresa anche dal Fatto Quotidiano realizzata da Massimo Alberizzi, secondo il quale, dietro la scomparsa della 23enne in Kenya, ci sarebbero gravi carenze nelle indagini sulla cooperante italiana rapita a Chakama nel novembre 2018.
Ripercorrendo i mesi trascorsi in Kenya da Silvia, l’inchiesta mette in luce nuovi aspetti sulla permanenza della ragazza nel paese africano.
Sulle ragioni alla base del sequestro ci sono tre ipotesi: ottenere un riscatto; tapparle la bocca su casi di pedofilia a Likoni; mettere a tacere un caso di molestie a Chakama.
Tra le varie tappe ripercorse dall’inchiesta, c’è il periodo in cui Silvia ha pernottato alla guest-house Marigold, nel centro di Mombasa. Silvia avrebbe dormito lì in più occasioni: una prima volta il 22 settembre e poi la notte tra il 5 e il 6 novembre, come risulta dai registri. Eppure Alberizzi rileva che in quella struttura la polizia che si occupa delle indagini non ha mai messo piede.
“Quando abbiamo saputo del rapimento della ragazza — ha raccontato il figlio della proprietaria della struttura — pensavamo di ricevere la visita di qualche investigatore, ci siamo meravigliati, non è comparso nessuno”.
Il registro del Marigold Guest House mostra che Silvia ha dormito nella camera 4 (foto di Hillary Duenas per Africa ExPress)
L’inchiesta si focalizza poi sulla figura di Davide Ciarrapica, 31enne di Seregno che Silvia aveva conosciuto a una festa di beneficienza poco dopo essere arrivata per la prima volta in Kenya, il 22 luglio. Davide è il fondatore della Onlus Orphan’s Dream, con cui Silvia ha fatto un’esperienza di un mese di volontaria.
Secondo la ricostruzione, Silvia aveva seguito il 31enne per diventare volontaria. La ragazza era rimasta nel centro per circa un mese, per poi fare ritorno in Italia, ma solo per pochi mesi. Il 5 novembre era ritornata nel Paese africano, dove era stata accolta in aeroporto proprio da Ciarrapica, con cui aveva trascorso solo un giorno, per poi andare a Chakama, da cui è sparita, con due volontari della Africa Milele, la onlus con cui poi ha lavorato.
L’inchiesta di Africa Express ruota molto attorno a quanto sarebbe accaduto nel centro gestito dal 31enne di Seregno, condannato in Italia a 6 anni di reclusione per aver staccato a morsi un orecchio durante una rissa in discoteca a Milano.
Nessuno ha parlato espressamente di pedofilia, ma di “cose poco corrette e imbarazzanti” e di “atteggiamenti strani di Davide e il suo socio”, figlio di famoso politico locale. Dunque Silvia poteva aver visto qualcosa e denunciato.
Nella sua deposizione del 15 maggio scorso alla polizia, Ciarrapica, che peraltro afferma di essere stato ascoltato dai carabinieri del Ros durante una sua visita in Italia in gennaio, dichiara di aver sconsigliato a Silvia di andare e prendere servizio a Chakama.
Lo stesso Ciarrapica, in un’intervista a TPI, aveva dichiarato lo stesso: “Inizialmente, quando lei è stata nel mio orfanotrofio e mi ha detto che voleva andare in questa associazione le ho spiegato che andare nell’altro villaggio era una cosa completamente diversa: ‘Qui sei in un orfanotrofio, hai l’elettricità , c’è la sicurezza, là sei in mezzo alla foresta, al niente’. Ma lei è andata ugualmente. Inizialmente le cose sono andate bene, è rimasta circa un mese”.
Eppure, secondo l’inchiesta, in una email visionata dal giornalista c’è scritto esattamente il contrario. Anzi, sarebbe stato proprio Ciarrapica a consigliarle di andare.
Nell’inchiesta viene raccolta anche la testimonianza di un keniota che lavorava nel centro di Ciarrapica: “No, non credo che ci siano stati casi di pedofilia, però un giorno mi hanno allontanato dicendo: ‘Conosci troppi segreti di questo posto. È meglio che tu vada via’. Licenziato in tronco”, avrebbe riportato al quotidiano.
I rapporti tra Silvia e Ciarrapica riprendono anche dopo la pausa di Silvia in Italia. A novembre, infatti, Silvia torna a Likoni, dove però avrebbe trovato un’accoglienza molto fredda: secondo le indagini del giornalista, la ragazza avrebbe sarebbe stata punita per aver organizzato incontro di beneficenza e non aver raccolto abbastanza fondi.
L’inchiesta raccoglie la testimonianza di uno degli inquirenti kenioti che sta cercando di dipanare l’intricata matassa: “Abbiamo avuto indicazioni che Silvia manifestasse un certo disagio nei confronti della struttura dove, secondo lei, si verificavano molestie nei confronti dei piccoli ospiti. Quell’organizzazione è guardata con una certa benevolenza dalle autorità locali. Il socio e amico di Davide Ciarrapica, nonchè proprietario della villa che la ospita, Rama Hamisi Bindo, è figlio di un famoso politico e gode di protezioni insospettabili”.
L’11 novembre, nove giorni prima di essere sequestrata, Silvia si reca alla centrale di polizia a denunciare un keniota che per qualche giorno ha soggiornato nello stesso affittacamere in cui da tempo vivono i volontari dell’associazione, Francis Kalama di Marafa, pastore anglicano: lo accusano di atteggiamenti equivoci nei confronti di alcune bambine.
La ricerca di Alberizzi sui registri delle querele della polizia però non porta a nulla. Gli agenti che se ne occupano e controllano i faldoni, non hanno nulla di concreto da consegnare. Ma un prezioso audio che Silvia manda via Whatsapp a un’amica rivela come quella denuncia fosse stata fatta e attendeva anche un seguito:
Silvia racconta di essere andata alla polizia e di aver avuto l’assicurazione che Kalama sarà arrestato e che le bambine saranno “sottoposte a un test medico”. Particolare assai pesante. La promessa comunque non avrà seguito: Kalama è uccel di bosco, sparito. Di lui nessuno ha più traccia, tanto meno gli investigatori, nè si pensa abbia mai avuto notifica della denuncia.
(da TPI)
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