Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
LETTERA IRRITUALE SOLO IN ITALIANO, INSODDISFACENTI I CONTENUTI
Quando hanno aperto la lettera da Roma, a Palazzo Berlaymont hanno strabuzzato gli occhi. La missiva in cui il premier Giuseppe Conte fornisce una prima risposta alla Commissione europea sulla minaccia di procedura per debito eccessivo si presenta solo nella versione in italiano.
Una sgrammaticatura, nel linguaggio diplomatico europeo. La versione in inglese è attesa per oggi. Irritante per come sono fatti a Bruxelles. Ma comunque, traduttori al lavoro, il senso i commissari lo hanno capito lo stesso. E il verdetto è netto: la lettera di Conte non è sufficiente per evitare la procedura.
Lo dice chiaramente Pierre Moscovici. “Prenderemo anche in considerazione la risposta di Conte ieri, ma in questo momento una procedura per debito è giustificata, quindi andiamo a lavorare, in maniera costruttiva, per evitarla. Ma non lo si fa attraverso scambi, commenti sulle regole: lo si fa sul rispetto delle regole che sono intelligenti e favoriscono la crescita”, dice il Commissario agli Affari Economici al suo arrivo al vertice del Pse, riunito prima del Consiglio europeo che tra oggi e domani tenterà di trovare un accordo per decidere chi guiderà la Commissione, il Consiglio, la Bce e chi sarà l’Alto rappresentante per la politica estera in questa nuova legislatura.
Ancora non ci siamo. A Bruxelles chiedono impegni vincolanti per correggere i conti. L’ideale: una manovra correttiva, cosa che il governo continua a escludere. Non ci siamo. Al suo ingresso all’Europa Building, il premier ribadisce che l’assestamento di bilancio sarà “completato nel consiglio dei ministri di mercoledì prossimo per certificare che i conti sono meglio del previsto”. Il deficit, confida, è “al 2,1 per cento e non al 2,5 per cento” previsto dalla Commissione europea. Ed è così, con i dati sull’andamento del primo semestre 2019, che Conte vuole convincere Bruxelles. Gli europei restano scettici.
Di fatto, il premier si presenta qui al Consiglio europeo con una risposta ancora non definitiva e di certo considerata insoddisfacente dalla Commissione europea. I due miliardi di euro già congelati l’anno scorso nell’accordo raggiunto con l’esecutivo di Palazzo Berlaymont, miliardi che il governo dunque non può spendere se non rispetta l’obiettivo di deficit al 2.04 per cento, non sono calcolabili come risorse ulteriori a dimostrazione che i conti sono migliori delle previsioni, secondo fonti Ue.
E poi mancano le rassicurazioni sui risparmi derivanti da reddito di cittadinanza e quota cento (circa 3 miliardi tra risparmi e entrate da fatturazione elettronica):
Matteo Salvini ha il timore che congelando anche questi, non si riesca a fare la flat tax nella prossima manovra economica.
La parte dialogante del governo — a partire da Conte, il ministro Giovanni Tria, il ministro Moavero Milanesi — è impostata sulla linea di non spendere questi risparmi per fare nuovo deficit, altrimenti la procedura per debito eccessivo diventa praticamente certa.
Ma anche lo stesso Conte, oltre che smentire seccamente i dissapori con Salvini (“Sui giornali ricostruzioni fantasiose”), è convinto che si riuscirà a fare la flat tax, nell’ambito di una riforma complessiva del fisco, non in deficit, riferiscono qui a Bruxelles fonti governative.
Di fatto, malgrado gli europei aggrottino le sopracciglia guardando la lettera arrivata da Roma, Conte viene in pace. Il premier è determinato a evitare la procedura: non sarà lui a fare questo ‘regalo’ all’Italia, ripete sempre.
Anche perchè una procedura per debito eccessivo – così inedita nella storia dell’eurozona – potrebbe determinare anche la fine del governo, tra le altre cose (instabilità nella zona euro, rischi sullo spread ecc).
Ci sarà un percorso tecnico per evitarla, insistono i suoi. E poi c’è il percorso politico. Vale a dire la richiesta che la prossima Commissione europea si occupi di ripensare le regole.
Il “candidato ideale” dell’Italia “alla presidenza da Commissione” europea, dice il premier, ”è quello che si predispone a ridiscutere le nuove regole, sulla base di quello che ho scritto nella lettera”. Chi? Le trattative tra i leader stanno entrando nel vivo solo ora, in questo Consiglio europeo di giugno.
Dunque, nemmeno Conte si sbilancia sui nomi, nè sulle famiglie politiche. Anche se i più desiderosi di rivedere le regole di austerity – si sa – sono i socialisti, piuttosto che i Popolari. Ma i socialisti non sono in pole position per prendere il posto finora occupato da Jean Claude Juncker.
“La lettera contiene un messaggio politico chiaro”, chiarisce ancora Conte in versione più che diplomatica e riferendosi alle parole di Moscovici. “Fino a quando le regole saranno queste l’Italia intende rispettarle”, sottolinea.
Oggi il premier cercherà di lenire le resistenze europee cercando di parlare con gli altri leader. Al suo arrivo riesce ad avere subito uno scambio informale con Angela Merkel. Ma c’è da dire che, in questo Consiglio europeo, la priorità degli altri capi di Stato e di governo — da Merkel, a Emmanuel Macron a Pedro Sanchez — è cercare di arrivare ad un accordo sulle nomine europee per la nuova legislatura.
Le trattative sono in alto mare, il dossier italiano è un di più che aggiunge preoccupazione ad un consesso europeo già nel marasma perchè le elezioni di maggio hanno consegnato un quadro frammentato (maggioranza per la prima volta a quattro: Ppe, Pse, Liberali, Verdi).
Anche perchè per gli europei non c’è nulla di nuovo che sia arrivato da Roma, nulla di concreto su cui soffermarsi a riflettere e discutere. L’Italia ancora non smuove le acque per scongiurare una procedura per debito eccessivo che si tradurrebbe molto probabilmente in sanzioni, fino all’arma estrema di negare al Belpaese l’accesso ai fondi strutturali. Eppure la settimana scorsa la Commissione europea aveva chiesto una risposta entro sette giorni.
A questo punto, è molto probabile che la Commissione europea aspetti la risposta definitiva dopo il consiglio dei ministri di mercoledì. E dunque discuta del caso italiano alla riunione dei commissari del 2 luglio: a Strasburgo, dove quel giorno si insedierà il nuovo Parlamento europeo.
Potrebbe essere quella la riunione che, di fronte alle telecamere di tutta Europa nonchè di paesi extraeuropei, deciderà quale tipo di procedura raccomandare prima al Comitato economico e finanziario — che riunisce i direttori del Tesoro degli Stati membri — e poi all’Ecofin, il consiglio dei ministri economici che si riunisce il 9 luglio.
La data in cui l’Italia potrebbe quindi ritrovarsi con una procedura aperta, un percorso obbligato di riduzione del debito che può durare al minimo 5 anni. Sempre che Conte non riesca a scongiurarla.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
NEGLI ULTIMI SEI MESI TRE DISPONIBILITA’ AL GIORNO: “NON VOGLIAMO ESSERE COMPLICI DI SCELTE POLITICHE SCELLERATE”… MA DOVE SONO QUELLI CHE STRILLANO “PRIMA GLI ITALIANI” SUI SOCIAL E POI COL CAZZO CHE PRENDONO UN POVERO ITALIANO A CASA LORO?
Sono pronte ad accogliere migranti a casa loro. Seicento famiglie italiane hanno dato
disponibilità ad ospitare un rifugiato nell’ambito del progetto Refugees Welcome Italia. Negli ultimi sei mesi, le disponibilità sono state più di tre al giorno.
Questa è la dimostrazione, secondo Fabiana Musicco, direttrice del progetto, “di come il desiderio di aiutare chi è costretto ad abbandonare la propria casa a causa di conflitti, persecuzioni o miseria rimanga forte, nonostante il clima politico non sia dei più favorevoli”.
In questo periodo, racconta Musicco, “molte persone ci scrivono per condividere con noi l’esigenza di fare qualcosa di concreto: vedono nell’accoglienza in famiglia una risposta, un modo per dire chiaramente da che parte si sta”.
È il caso, ad esempio, di Guido, Giovanna e Laura che condividono la casa e un pezzo di vita con Layla, irachena, arrivata in Italia con un corridoio umanitario dal Libano.
La famiglia racconta che “da tempo avevamo scelto tutti insieme di ospitare nella nostra famiglia una persona rifugiata. Per molte ragioni: in primo luogo come rifiuto di sentirci complici di scelte politiche non condivisibili. Ma anche perchè siamo una grande famiglia per cui la condivisione e la solidarietà sono per noi un fondamento”.
Qualche volta, le motivazioni possono essere anche più personali, come il desiderio di dare un esempio ai propri figli.
I genitori Camilla e Paolo hanno raccontato di aver aderito al progetto “perchè vorremmo fare capire ai nostri figli, Vincenzo di 14 anni, Miriam di 11 e Pietro di 10, quanto sono fortunati. Accogliere Hafsa, una ragazza somala di 18 anni, è stato facile, è diventata subito un membro nella nostra pazza famiglia. Siamo contenti. Ogni volta che lei parla o sorride si apre un nuovo mondo”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
OGNI VOLTA CHE LA MELONI PARLA, UN ECONOMISTA MUORE (DAL RIDERE)
Ogni volta che Giorgia Meloni parla, un economista muore. Dal ridere. Ma anche uno studente
al terzo anno di ragioneria ha buone chances di sganascarsi dalle risate, e il fatto che ci siano molti italiani che hanno deciso di votarla ci fa capire che il problema non è lei ma è la situazione che è disperata, ma non seria.
Il fatto che Meloni — o il suo social media manager — non capisca buona parte di quello che legge è dimostrato da questo tweet in cui paragona Libra, la moneta elettronica di Facebook, ai minibot che il governo vorrebbe introdurre, anzi no, anzi sì, anzi forse, anzi a seconda di quale piede mette giù dal letto la maggioranza di prima mattina.
In primo luogo, Meloni commette un errore che manda a prostitute tutto l’apparato ideologico-macchiettistico dei fautori della proposta: loro si sono prodigati a spiegare che i minibot non sono moneta ed ecco che lei dice che bisogna emetterli, considerandoli implicitamente moneta.
Ma perchè Libra non c’entra niente con i minibot, nonostante quanto asseriscano personaggi del calibro di Paolo Becchi su Libero?
Perchè Libra è basata su una nuova blockchain open source, la cui stabilità sarà supportata da una riserva di asset reali, composta da un mix di valute internazionali e titoli di debito a breve termine.
Cosa vuol dire questo? Facciamo un passo indietro: la moneta può avere valore intrinseco o valore fiduciario. Un esempio: l’oro ha un valore intrinseco perchè è accettato e scambiato ovunque in base al suo peso.
Le monete fiduciarie invece dipendono dalla fiducia nei confronti dell’emittente (la banca centrale, ovvero lo Stato che la emette).
Libra però, come abbiamo visto, sarà garantita da asset reali. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che quando il signor Rossi chiederà (poniamo, in caso di parità di valutazione) 100 libra in cambio di 100 euro, gli euro verranno impiegati per comprare (ad esempio) titoli di Stato a basso (ma sicuro) rendimento.
Quindi Libra avrà un valore reale e, punto importante, verrà creata soltanto quando qualcuno la richiederà e fino a esaurimento della richiesta (che potrebbe essere sì infinita, ma anche no).
Questo fa di Libra non una moneta fiduciaria ma una moneta dal valore intrinseco, visto che il suo valore è garantito dal paniere di valute e titoli che sono stati comprati all’atto della sua emissione. Chi gestisce Libra non creerà moneta dal nulla.
E invece i Minibot? Secondo i loro fautori i minibot sono la cartolarizzazione di un debito (di solito si cartolarizzano i crediti, ma questo è un dettaglio…) che servono effettivamente o a far aumentare il circolante (e quindi a battere moneta dal valore fiduciario).
Già questo dovrebbe far capire che paragonare i minibot a libra è come paragonare Giorgia Meloni a uno che sa di che parla.
Ma c’è anche una differenza con i bitcoin: il valore dei bitcoin è determinato dalla legge della domanda e dell’offerta. In più a stessa blockchain ripropone un modello centralizzato, ben diverso da quello di bitcoin, anche se la presenza di più gestori punta a garantire una maggiore pluralità .
Ma il white paper su Libra precisa che nell’arco di cinque anni saranno trovate le soluzioni adeguate per ricalcare uno schema davvero decentralizzato. Restano aperti molti nodi legati proprio alla reale decentralizzazione, così come alla sicurezza e al meccanismo di consenso della blockchain. Ma di certo la differenza c’è.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
AVVISATA GUARDIA COSTIERA LIBICA E AUTORITA’ ITALIANE, QUESTA E’ OMISSIONE DI SOCCORSO, INTERVENGA LA MAGISTRATURA
Una nave madre lascia un barchino pieno di migranti a 25 miglia da Lampedusa senza motoree si allontana.
Un altro barcone con 120 persone a bordo in zona Sar libica con il motore in avaria e nessun intervento in campo.
Altri due gommoni in difficoltà e uno affondato.
A segnalare i due nuovi casi di emergenza nel Mediterraneo sono aerei militari di Frontex, il Colibrì e Alarm Phone, il centralino a cui si rivolgono i migranti in partenza.
L’imbarcazione sarebbe partita dalla Libia la notte scorsa. “A bordo – dicono i migranti – ci sono circa 120 persone, incluse 15 donne e 6 bambini. Il motore è in avaria e varie persone stanno male. Urge salvataggio immediato!”.
Alarm Phone ha informato sia le autorità italiane che la Guardia costiera libica alle 14.10 ma nessuno si è mosso.
Senza alcuna soluzione resta il caso Sea Watch. All’ottavo giorno in mezzo al mare al confine con le acque internazionali italiane di fronte a Lampedusa per sollecitare l’assegnazione di un porto sicuro alla nave della Ong tedesca interviene l’Onu. ” Chiediamo all’Europa di consentire lo sbarco delle persone a bordo della Sea Watch, che da otto giorni ha a bordo 43 migranti, tra cui tre minori non accompagnati. Questi – sottolinea l’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr) – hanno urgente bisogno di un porto sicuro che non può essere in Libia.
“L’Europa ha svolto un ruolo fondamentale nella creazione dell’architettura legale che sorregge il diritto internazionale in materia di asilo – ha dichiarato Vincent Cochetel, Inviato Speciale Unhcr per il Mediterraneo Centrale – ed è giunto il momento di invocare quella storia gloriosa di assistenza alle persone in fuga da guerre, violenza e persecuzione, e di permettere ai rifugiati soccorsi di scendere a terra in sicurezza”.
L’Unhcr ribadisce che “nessun porto in Libia può essere considerato sicuro in questo momento e che nessuna persona soccorsa nel Mar Mediterraneo dovrebbe essere riportata in quel Paese”. “Sono necessari – aggiunge – sforzi rinnovati per sviluppare un approccio regionale alla gestione del soccorso nel Mediterraneo e del successivo sbarco”.
(da agenzie)
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Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
SABATO CORTEO CONTRO IL PIANO SALVINI: “MINACCIATO UN PATRIMONIO ENORME DI ESPERIENZA, INTEGRAZIONE E SOLIDARIETA'”
Michele Rech, stavolta, l’animale che fa da “spirito guida” al suo alter ego Zerocalcare nelle
famose vignette, preferisce lasciarlo in pace.
Su “Roma non si chiude” e la situazione che fa da sfondo all’iniziativa, il fumettista consegna ad HuffPost idee precise, pensieri molto chiari.
Per il corteo “per una città aperta, solidale e contro gli sgomberi”, in programma per sabato 22 giugno, ha disegnato la locandina e alle 16 sarà in piazza Vittorio, accanto agli attivisti di associazioni, comitati, centri sociali – che frequenta dall’adolescenza – per dire che “no”, appunto, “Roma non si chiude”.
Zerocalcare, perchè ha aderito a “Roma non si chiude”?
“Perchè Roma è la mia città e io qua ci devo vivere, e tutto quello che me la rende vivibile e che negli anni ha fatto sì che io mi sentissi a casa rischia di essere cancellato. La lista degli sgomberi minaccia un patrimonio enorme di esperienze culturali, politiche, di partecipazione, di solidarietà , animate da migliaia di persone che hanno reso questa città accogliente e vivace; punti di riferimento per quartieri dove non esistono servizi o spazi di aggregazione che non siano quelli occupati strappati all’abbandono e al degrado con l’autogestione, e casa per centinaia di famiglie in emergenza abitativa che attraverso queste esperienze hanno trovato un tetto e una comunità su cui contare. Io non so cosa farei oggi, di sicuro non i fumetti, se nella mia vita non avessi incontrato quel mondo che è stato l’unico stimolo negli anni della mia adolescenza e anche dopo”
“La resistenza della Roma solidale”, così l’hanno definita gli organizzatori, è stata pensata per protestare contro la chiusura di edifici occupati, centri sociali, presidi culturali e importanti luoghi di aggregazione della Capitale – gli spazi autogestiti “Acrobax” e “Strike”, la Casa delle donne “Lucha y Siesta”, il Nuovo Cinema Palazzo, per citarne alcuni – disposta in una lista di immobili da sgomberare con urgenza.
Frutto, secondo i promotori del corteo di sabato, di “politiche reazionarie e di esclusione” dell’attuale Governo, con la Lega, che “vuole a tutti i costi conquistare il Campidoglio” e “il Ministro dell’Interno Matteo Salvini intenzionato “a iniziare la campagna elettorale attaccando le esperienze di autogestione, i movimenti per il diritto all’abitare e in generale contro qualsiasi forma di attività solidale”.
In piazza “ci saranno associazioni, comitati, centri sociali e le cittadine e i cittadini che vogliono riaprire le porte di una città che ogni giorno vengono chiuse un po’ di più”, ha detto un’attivista lunedì mattina durante blitz di presentazione dell’iniziativa dinanzi al Viminale, nel quale è stato anche srotolato uno striscione con il disegno realizzato per l’occasione da Zerocalcare, che già in passato non ha lesinato critiche ai propositi annunciati dal Governo su immigrazione, sicurezza, sgomberi. A partire da Roma, la sua città .
Gli sgomberi – piazza Indipendenza e ex Penicillina, per tutti – poi la rivolta contro i rom a Torre Maura e Casal Bruciato, quindi l’aggressione ai ragazzi del Cinema America. Roma sta diventando intollerante, razzista?
“A Roma le aggressioni razziste e xenofobe ci sono da sempre, non è che siano una novità dell’ultima ora. Anche un diffuso razzismo in certe borgate c’è sempre stato, di sicuro lo spostamento a destra di tutto il discorso pubblico, trasversalmente a tutto l’arco parlamentare, è stato benzina sul fuoco. Se poi aggiungiamo che questa è una città in cui 30 sciacalli neonazisti vengono lasciati precipitarsi di quartiere in quartiere, dovunque emerga una criticità , per cercare di aizzare pogrom razzisti, e che i media continuano ad amplificarli e a buttare sotto i riflettori qualsiasi mitomane facendolo assurgere a rappresentante dei “cittadini indignati”, mi pare che che è tutto un copione già scritto”.
Spiegando la sua assenza dal Salone del libro di Torino, prima che si decidesse di escludere lo stand di AltaForte, ha parlato di una “presenza da non normalizzare”; poi a Lingotto “liberato” ha esultato “i nazisti stanno a casa!” e, ancora, “Sta roba prima non sarebbe mai successa?”. Prima di cosa? Tira aria di neofascismo?
“Non tira aria di neofascismo, visto che questi continuano a prendere lo 0,3 alle elezioni. Però “prima” non sarebbe mai successo che un ministro dell’Interno pubblicasse un libro con una casa editrice di fascisti, diretta espressione di un gruppo neofascista che cerca di accreditarsi negli ambiti della cultura a Torino mentre nelle stesse ore sequestra una famiglia rom legittima assegnataria di una casa popolare a Roma”.
Prima di cosa?
“Prima che questo governo si prestasse a queste operazioni, prima che il governo precedente facesse propri i rimpatri in Libia e la guerra a chi salva le vite in mare, prima che i media e i talk show si mettessero a invitare nazisti di ogni risma elettoralmente irrilevanti e a fare da megafono a posizioni barbare
Il 25 maggio dell’anno scorso Salvini l’ha annoverata tra i suoi “tanti nemici”. Lei aveva detto, anche in riferimento a quanto annunciato dal Governo, sul fronte delle occupazioni: “Le cose in materia di sicurezza, immigrazione e galera mi fanno accapponare la pelle” auspicando fossero slogan da campagna elettorale, “che non troveranno mai applicazione”. Un anno dopo più di qualche applicazione si comincia a vedere.
“Avevo parlato di sicurezza, immigrazione e galera, e mi pare che leggendo il decreto Salvini bis la parola chiave sia l’ultima, “galera”, come risposta alle prime due e a praticamente tutti i conflitti di questo paese. Ma la cosa che mi spaventa è che da queste leggi non torneremo mai indietro, perchè non è che in questo paese esista una cultura alternativa a questa della galera come risposta a tutto. Non vedo quale maggioranza futura potrebbe mettere in agenda l’abrogazione di tutta questa roba”.
Intanto Salvini, vedi le ultime Europee, cresce nei consensi. Nel comunicato stampa di presentazione di “Roma non si chiude” si legge: “La Lega vuole a tutti i costi conquistare il Campidoglio e la sindaca Raggi e il M5S sembrano ostaggio dell’alleato di governo”. È così secondo lei?
“Boh, a me non mi appassionano le beghe di palazzo su chi è ostaggio di chi, e comunque gli ostaggi di solito hanno una pistola puntata alla testa. Se non ci sta quella, significa che ognuno sta nella posizione in cui sta perchè si fa i suoi calcoli e le sue valutazioni di convenienza”.
Hanno scritto di lei: “il ribelle che piace ai radical chic”. Le piace come definizione?
“Io non sono un ribelle perchè non stiamo nella galassia di “Star Wars”, e radical chic è un termine coniato da un dandy di destra americano e introdotto in Italia da Indro Montanelli per insultare una giornalista che difendeva Pinelli ingiustamente accusato della strage di Piazza Fontana. Non ho mai conosciuto una persona intelligente usare queste parole qua in buona fede”.
Più volte ha espresso stupore e preoccupazione per il disinteresse dell’opinione pubblica rispetto a quanto sta accadendo – i porti chiusi, le rivolte contro i rom, i tanti sgomberi. “Roma non si chiude” può essere considerata il segnale di un’inversione di tendenza?
“Per ora “Roma non si chiude” è stata costruita e lanciata da tutti quei pezzi di città che di sicuro non sono stati disinteressati, anzi sono quelli che più si sono spesi, e che continuano a farlo. Se sarà un segnale di inversione di tendenza immagino si capirà da come andrà quella giornata e quanto riuscirà ad allargarsi”.
Perchè è importante essere a piazza Vittorio il 22 giugno?
“È importante perchè tutti quelli che sono stati anche solo una volta a un concerto a 5 euro, a mangiare in un centro sociale, ad usufruire di un doposcuola o di una palestra popolare, a rivolgersi ad uno sportello per la casa o per il lavoro, a fare le prove col loro gruppo di teatro o con la loro band, ad una presentazione di un libro o alla proiezione di un film, dovrebbero rendersi conto che adesso sono loro che possono restituire qualcosa, difendendo quelle esperienze. E anche chi non c’è stato ma si rende conto di che valore hanno, dovrebbe stare lì”.
Lei ci sarà ?
“Io ho un debito così grande verso quel mondo che mi sentirei un parassita ingrato a non esserci”.
Con buona pace dell’Amico Armadillo.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
IL CALCIATORE: “AMAREGGIATO PER QUESTO EPISODIO DI RAZZISMO”
Yves Baraye è nel cuore dei tifosi del Parma e lui ha Parma nel cuore. Ma lo spiacevole episodio che gli è capitato in città nei giorni scorsi lo ha molto amareggiato.
L’attaccante senegalese, reduce da una stagione in prestito al Padova e in attesa di conoscere la prossima destinazione calcistica, ha dato mandato a un amico di cercargli un’abitazione in affitto.
Yves, infatti, vuole mantenere un legame forte con la città dove ha la residenza. In più la nuova casa potrebbe essere utile anche al fratello più piccolo (calciatore anche lui).
Tuttavia il primo tentativo di ricerca è andato fallito in malo modo. Il giocatore aveva individuato una abitazione di suo gradimento in Oltretorrente, in una laterale di via Bixio, ma la trattativa fra l’intermediario e il proprietario si può dire non sia neppure iniziata.
Massima garanzia economica, nessun intoppo burocratico e tantomeno di documenti: il motivo che ha fatto abortire la possibile stipula della locazione è stato il muro alzato dal titolare dell’immobile quando ha scoperto che l’affittuario sarebbe stato un extracomunitario.
Baraye, tuttora sotto contratto con il Parma, al momento si trova in vacanza fuori dall’Italia e conferma quanto accaduto: “Adesso sto cercando un’altra casa. Scrivete quanto è successo, è davvero triste che nel 2019 si debba ancora assistere a certi episodi”.
“Mi sono molto arrabbiato, è un episodio di razzismo bello e buono” commenta l’amico intermediario. “Oltretutto il proprietario ha perso una bella occasione perchè la casa sarebbe stata utilizzata ben poco: gli impegni calcistici porteranno Yves e probabilmente anche il fratello lontano da Parma e lui avrebbe comunque percepito l’affitto”.
“Un grave episodio di razzismo, non tanto perchè chi si è visto chiudere la porta in faccia è un calciatore ma perchè extracomunitario, come se fosse una colpa. Episodi di questo genere non rispecchiano le idee di Parma, una città che ha sempre fatto dell’uguaglianza tra le persone un suo fondamentale principio” ha commentato il sindaco Federico Pizzaroti a Sportal, sito che ha ripreso la notizia.
(da agenzie)
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Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
IL GIOCO DELLE TRE CARTE SUI SOLDI PER EVITARE LA PROCEDURA D’INFRAZIONE
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha scritto ai 27 paesi membri dell’Unione Europea,
al Presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, e al Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk per “spiegare” la situazione italiana e quello che vorrà fare il Governo per il futuro del Paese.
Spiega è messo tra virgolette perchè di fatto oltre a dichiarazioni generiche il premier non prende impegni di bilancio precisi nè spiega come il governo intende mettere mano ai conti pubblici.
Come tutte le lettere bibliche si apre con Carissimi e con un lungo excursus contiano sull’attuale situazione geopolitica europea.
«Siamo all’inizio di una nuova legislatura europea» scrive il premier che poi ci regala una favolosa supercazzola quando parla di «avanzamento tecnologico pone questioni non ancora esplorate, che rischiano di porre in discussione gli stessi fondamenti antropologici». Quali questioni? Che genere di fondamenti?
Il Conte pensiero si presta ad un’interessantissima esegesi biblica, ma non crediamo che sia questo il genere di risposta che cercava la Commissione.
Ma che risposte dà appunto Conte (e quindi il Governo)? In che modo il cambiamento dello “scenario geostrategico” (si riferisce forse alla presunta vittoria dei sovranisti alle elezioni europee?) dovrebbe comportare conseguenze nell’applicazione delle regole comunitarie? C’è sostanzialmente un grande assente nelle sei paginette della lettera: un impegno a fare una manovra correttiva.
Cosa intende fare il Governo? La spiegazione è tutta contenuta in poche righe a pagina tre dove il premier racconta che «per il 2020, il Governo ha ribadito che intende conseguire un miglioramento di 0,2 punti percentuali nel saldo strutturale di bilancio. In linea con la legislazione vigente, il Programma di stabilità prevede un aumento delle imposte indirette pari a quasi l’1,3 per cento del PIL, che entrerebbe in vigore nel gennaio 2020», vale a dire l’aumento di IVA e accise.
Ma sottolinea Conte, il Parlamento è contrario ed anzi vorrebbe abbassare le tasse e quindi l’esecutivo «sta elaborando un programma complessivo di revisione della spesa corrente comprimibile e delle entrate, anche non tributarie».
Qualcuno si potrebbe chiedere in quale passaggio Conte inizierà a parlare di soldi.
Ad eccezione di una considerazione su previsioni sul saldo di bilancio “sensibilmente migliore” di quanto anticipato a dicembre, quando il governo aveva accantonato due miliardi di euro (così si legge nell’aggiornamento del quadro macroeconomico) ad ulteriore garanzia del rispetto degli obiettivi di finanza pubblica.
Quei soldi che il Governo aveva già promesso di avere a dicembre ora saltano fuori come pegno in luogo dei circa dieci miliardi che servirebbero per evitare la procedura d’infrazione.
Come sottolinea David Carretta su Twitter nella lettera non c’è l’impegno a una correzione per il 2019 ma ci si limita a promettere di fornire informazioni sui conti pubblici. Per quanto riguarda il 2020 c’è un’ancora più vaga promessa di spending review e aumento entrate.
Ma è nelle ultime pagine che Conte dà il meglio di sè.
A pagina quattro accusa i partner europei di un uso spregiudicato” del ruling, dei patent boxes, del treaty shopping” (a vario titolo si tratta di Lussemburgo e dei paesi dell’Europa dell’Est) e soprattutto alcuni grandi partner (leggi: la Germania) di perseguire politiche macroeconomiche dirette «a conseguire ampi surplus di parte corrente e di bilancio, piuttosto che ad attivare politiche di investimento, di innovazione, di protezione sociale e di tutela ambientale».
In realtà però le nostre aziende esportano anche in Germania (e il tipo di manifattura è diverso) e quindi è quanto mai complicato parlare di concorrenza sleale da parte dei tedeschi accusandoli di accaparrarsi tutte le quote di mercato disponibili.
Pratiche che danneggiano l’Italia e l’Europa soprattutto quando «questi surplus istigano reazioni protezionistiche da parte dei nostri più importanti partner commerciali».
Il surplus tedesco in meno di una riga è passato dall’essere intra-UE ad extra-UE, delle due l’una. Ma di cosa sta parlando qui? Dei dazi “punitivi” imposti dagli USA di Trump. Gli stessi dazi che secondo il vicepremier Salvini non avrebbero colpito le aziende italiane.
A quanto pare Conte ha appena smentito Matteo Salvini. Qualcuno potrebbe pensare che andare a trattare accusando gli altri di comportarsi in maniera sleale (quando si è accusati di aver violato le regole per il debito eccessivo) non sia una grande strategia. Ma l’Italia gioca a fare la vittima.
Ma non sarebbe una vera lettera del Governo del Cambiamento se non ci fosse anche la proposta di cambiare l’eurozona.
Conte propone di aumentare il bilancio dell’Eurozona perchè quello attuale è “decisamente insufficiente”, poi chiede di introdurre un sistema di eurobond e di realizzare un’unione bancaria. Il problema qui è che questo genere di riforme non sembra essere condiviso dalla componente leghista e sovranista dello stesso governo di cui Conte fa parte. Il premier conclude dicendo che l’Italia non vuole certo compromettere il progetto europeo (lo dica ai vari Borghi, Savona e Bagnai) ma aggiunge che «l’Unione europea o riforma se stessa, con intelligenza e spirito di autocritica, oppure è destinata. ad un lento ma irreversibile declino, che potrebbe dissolvere l’originaria prospettiva di pace, democrazia e benessere».
Il punto qui è che un processo di riforma della UE è già iniziato, ma l’Italia non sembra voglia farne parte.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
LA PORTAVOCE DELLA ONG: “SE DOPO QUESTA ESPERIENZA RIMANESSE DELLA SUA IDEA VORREBBE DIRE CHE NON APPARTIENE AL GENERE UMANO”
Come siamo cambiati in questi due anni, ce lo dicono anche i soprannomi che le abbiamo dato: “Madonnina del soccorso”, “pirata umanitaria”, “Lady Ong”. E, in un crescendo di volgarità , “la negriera”, “la schiavista” e un “sacco di altre cose irripetibili”, spiega lei stessa.
Ogni volta che prova sconforto, Giorgia Linardi, 30 anni, a capo di Sea Watch Italia, si guarda i palmi delle mani: “È dove si appiccicò la pelle di una ragazza come me. Una migrante. La caricammo a bordo che era quasi morta, ustionata dalla miscela di benzina e acqua salata. Gli facemmo a turno il massaggio cardiaco. Dopo che morì, mi guardai le mani: avevo le sue strisce di pelle addosso. Quando Matteo Salvini dice quelle cose là , io mi guardo le mani e mi dico che non va bene. Che sto facendo la cosa giusta”.
La portavoce della Sea Watch ricorda e rivendica, tra una riunione e l’altra condotta con il team della ong. Da una settimana la loro nave è bloccata a 15 miglia da Lampedusa, con a bordo 43 immigrati soccorsi al largo della costa libica. Non può sbarcare in un porto italiano, visto il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque italiane firmato dal vicepremier Matteo Salvini.
“Perchè”, racconta Giorgia, “quello di Tripoli non è un porto sicuro”.
Chi lo decide che non è un porto sicuro?
“Il diritto internazionale, l’Onu, l’Unhcr, l’Europa, giusto per fare qualche esempio”.
Andiamo con ordine, visto che il ministro dell’Interno vi accusa di aver fatto retromarcia sulla questione dello sbarco in Libia.
“Martedì 11 giugno riceviamo la notizia di un avvistamento di un’imbarcazione in difficoltà . Iniziamo i soccorsi e informiamo le autorità di quattro nazioni: la Libia, paese di competenza in quell’area Sar; l’Olanda, nostro stato di bandiera; Malta e Italia, paesi dotati dei porti sicuri più vicini. La guardia costiera libica assume a sorpresa il coordinamento dell’operazione”.
Una volta che le persone sono a bordo, chiedete un porto dove attraccare.
“Come da protocollo, inviamo una mail alle stesse quattro autorità . Ma a sorpresa ci rispondono i libici: il porto sicuro, dicono, è Tripoli”.
Avevano mai offerto un porto?
“Mai”.
Dica la verità , in questa svolta ci vede un trappolone di Salvini. Aprire il porto di Tripoli di concerto con i libici, per costringervi a dire di no e fare la figura degli incoerenti.
“Non posso dirlo. Dico però che l’Italia sta offrendo un supporto logistico e di intelligence sempre più prezioso alla Libia. E che il ministro Salvini è rimasto parecchio irritato quando a maggio la Sea Watch 3, da lui bloccata in mare, è stata autorizzata a sbarcare in Italia dai magistrati”.
Lui ha definito voi dei sequestratori…
“Chi parla e legifera non ha idea di cosa sta parlando”.
Lo inviterebbe su una delle sue navi?
“Mi piacerebbe si rendesse conto di cosa avviene in mare. Perchè se vedi una persona in difficoltà e non corri a prenderla, non sei un essere umano. Se dopo una missione in mare resti su quella linea là , sei qualcos’altro”.
Ci verrebbe, secondo lei?
“No. In questi mesi non ha mai cercato un dialogo diretto, solo la provocazione”.
E ha funzionato. Negli ultimi mesi sempre più elettori simpatizzanti del governo vi hanno accusato di varie colpe. In ordine sparso: incoraggiate le partenze dall’Africa.
“Peccato che lo scorso mese, in cui non c’era nessuna nave ong, siano partite per il mare ben 3mila persone”.
Siete un ostacolo all’unica soluzione: aiutarli a casa loro.
“Al contrario: siamo per aiutarli a casa loro anche noi. E, nel frattempo, per aiutarli in mare”.
Ancora oggi, con improbabili ricostruzioni apparse su alcuni quotidiani sul suo stipendio: Lo fate per soldi. Lei quanto guadagna?
“Molto meno di quanto dovrei”.
Addirittura?
“Ci dedico la mia vita, avrei i titoli per fare professioni ben più remunerate».
E invece?
“Faccio questo per responsabilità verso tutti quelli incontrati in mare. Verso le donne della mia età che mi sono morte in mano. Verso la pelle di quella ragazza”.
(da agenzie)
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Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
RAPPORTO ISTAT: PIL NEGATIVO ANCHE NEL SECONDO TRIMESTRE
Se il Governo cercava notizie rassicuranti, non le troverà nel Rapporto annuale dell’Istat. E soprattutto non le troverà nella stima preliminare sul Pil di secondo trimestre, che secondo l’Istituto di Statistica sarà con grande probabilità ancora negativo.
C’è un 65% di probabilità , spiega l’Istat, che ci sia di nuovo un meno davanti al dato del Pil, che l’intero primo semestre segni quindi un rallentamento generale dell’economia italiana.
Altro che ripresina, altro che anno bellissimo, altro che +2% del Pil spesso enunciato dai vice premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio.
Già negli ultimi tempi queste dichiarazioni si sono trasformate in promesse di rilancio nella seconda metà dell’anno, ma le premesse al momento non ci sono.
La probabilità di contrazione del Pil nel secondo trimestre è “relativamente elevata”, scrive l’Istat nel Rapporto.
“La stima effettuata – si legge – ha indicato che la probabilità di contrazione del Pil nel secondo trimestre è relativamente elevata: 0,65, su una scala che ha valore zero per la situazione di espansione e valore 1 per quella di contrazione dell’economia”. Vi è cioè il 65% di probabilità che il Pil abbia andamento negativo, rispetto al primo trimestre, una tendenza al ribasso che – precisa l’Istat – potrebbe poi essere smentita. L’Istat mantiene quindi la previsione annuale di crescita dello 0,3% ma osserva che la fase attuale è difficile da prevedere e leggere.
“Secondo i dati provvisori relativi al 2018 sono stati iscritti in anagrafe per nascita oltre 439 mila bambini, quasi 140 mila in meno rispetto al 2008”. Lo rileva l’Istat nel Rapporto annuale, parlando del “declino demografico” o “recessione demografica” che sta colpendo l’Italia.
D’altra parte il 45% delle donne tra i 18 e i 49 anni, qui i dati si fermano al 2016, non ha ancora avuto figli. Ma coloro che dichiarano che l’avere figli non rientra nel proprio progetto di vita sono meno del 5%.
Il declino demografico, spiega l’Istat, è il combinato disposto del calo delle nascite e dell’aumento tendenziale dei decessi.
Ecco che se nel 2018 si contano quasi 140 mila in meno rispetto al 2008, i cancellati per decesso sono poco più di 633 mila, circa 50 mila in più.
Quanto alle ragioni della bassa natalità , per l’Istituto “la diminuzione della popolazione femminile tra 15 e 49 anni osservata tra il 2008 e il 2017 – circa 900 mila donne in meno – spiega circa i tre quarti del calo di nascite che si è verificato nello stesso periodo. La restante quota dipende dalla diminuzione della fecondità (da 1,45 figli per donna del 2008 a 1,32 del 2017). Inoltre, “la diminuzione delle nascite è attribuibile prevalentemente al calo dei nati da coppie di genitori entrambi italiani, che scendono a 359 mila nel 2017 (oltre 121 mila in meno rispetto al 2008)”.
I migranti alleviano il declino demografico (ma sempre meno rispetto al passato)
“Il saldo migratorio con l’estero, positivo da oltre 40 anni, ha limitato gli effetti del calo demografico”: nel 2018 si stima un saldo positivo di oltre 190 mila unità . Lo rileva l’Istat nel Rapporto annuale. I cittadini stranieri residenti in Italia al gennaio 2019 sono di 5,2 milioni (l′8,7% della popolazione). I minori di seconda generazione sono 1 milione e 316 mila, pari al 13% della popolazione minorenne; di questi, il 75% è nato in Italia (991 mila).
Tuttavia l’Istat segnala come “il contributo dei cittadini stranieri alla natalità della popolazione residente” si stia “lentamente riducendo”: “dal 2012 al 2017 diminuiscono, infatti, anche i nati con almeno un genitore straniero (oltre 8 mila in meno) che scendono sotto i 100 mila (il 21,7% del totale)”.
Ecco che anche “la popolazione straniera residente sta a sua volta invecchiando: considerando la popolazione femminile, la quota di 35-49enni sul totale delle cittadine straniere in età feconda passa dal 42,7% del primo gennaio 2008 al 52,4% del primo gennaio 2018″. L’Istat fa inoltre notare che “nel 2017 sono stati rilasciati quasi 263 mila nuovi permessi di soggiorno, in lieve aumento rispetto al 2016, dopo una tendenza alla diminuzione già messa in luce negli anni precedenti: nel 2010 erano quasi 600 mila”.
I giovani escono dalla famiglia sempre più tardi sperimentando percorsi di vita “meno lineari del passato”, che spostano in avanti le tappe di transizione allo stato adulto. Lo rileva l’Istat, spiegando che più della metà de 20-34enni (5,5 milioni), celibi e nubili, vive con almeno un genitore. Ma c’è anche chi direttamente espatria. Il saldo migratorio con l’estero degli italiani è negativo dal 2008 e ha prodotto una perdita netta di circa 420 mila residenti.
Circa la metà (208 mila) è costituita da 20-34enni. E quasi due su tre hanno un’istruzione medio-alta.
L’Istituto di Statistica sottolinea che “i confini tra una fase e l’altra della vita sono sempre meno definiti”. Questo perchè ”è in atto un processo di allungamento nei tempi di transizione allo stato adulto”: studi, lavoro e famiglia seguono un “ordine meno rigido” ed ”è sempre più raro” che corrispondano a “un’autonomia economica e di scelte di vita” propria dell’età adulta. D’altra parte con l’allungamento della vita si è “dilatata anche la fase che intercorre tra l’uscita dal mondo de lavoro e l’entrata nell’età anziana già avanzata”.
“Nel 2050, la quota dei 15-64enni potrà scendere al 54,2% del totale, circa dieci punti percentuali in meno rispetto a oggi. Si tratta di oltre 6 milioni di persone in meno nella popolazione in età da lavoro. L’Italia sarebbe così tra i pochi Paesi al mondo a sperimentare una significativa riduzione della popolazione in età lavorativa”.
Così l’Istat nel Rapporto annuale, ricordando che la popolazione residente in Italia è in calo dal 2015 di 400 mila residenti. Senza gli stranieri la recessione demografica sarebbe iniziata negli anni ’90.
(da agenzie)
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