Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
CITTADINI E FEDELI HANNO DORMITO DAVANTI ALLA PARROCCHIA DI SAN GERLANDO
Lo hanno detto e lo hanno fatto. 
Ieri notte una ventina di persone, tra cui il parroco di Lampedusa Carmelo La Magra, hanno dormito sul sagrato della chiesa dell’isola, dedicata a San Gerlando -. Noi siamo qui a condividere il desiderio di un #portosalvo per tutti – ha scritto sui social -. Dormiamo in piazza finchè non li fate scendere” aggiunge in riferimento ai migranti ancora oggi sulla nave Sea Watch3, che si trova a largo in attesa di un oggi improbabile decreto di che autorizzi l’approdo sul territorio italiano. A bordo della nave ci sono 43 naufraghi, tra cui 6 donne e 4 minori non accompagnati di cui uno di 12 anni.
(da AgrigentoNews)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
DICIOTTO MILIONI L’ANNO RISPARMIATI? NEANCHE UNO, L’AEREO E’ SEMPRE A CARICO DELL’ITALIA E I DUE GENI NON SANNO PIU’ COME USCIRNE
Vi ricordate? Era il 15 settembre scorso quando Luigi Di Maio e Danilo Toninelli si davano il cinque mentre vi fregavano sull’Air Force Renzi. “Diciotto milioni all’anno risparmiati, come tre nuovi treni per il trasporto pendolare o due nuove scuole per i nostri figli. Ecco cosa potremo fare da oggi al 2024 grazie al taglio di questo enorme spreco”, recitava il bannerino di ridicola propaganda che i due ministri facevano girare su Facebook.
Ebbene, come molti di voi NON sapranno, quell’aereo è attualmente ancora a carico dell’Italia.
Non solo: fa sapere Daniele Martini sul Fatto Quotidiano che attualmente “quell’aereo non lo vuole più nessuno, come se non avesse padri e madri, come se quelle ali scottassero. Non lo vuole Alitalia, che lo considera un fardello ingombrante e inutile. E non lo vuole nemmeno Etihad, la compagnia di proprietà dell’emiro di Abu Dhabi che aveva dato in leasing il jet alla stessa Alitalia a condizioni e a un prezzo che gli esperti del ramo considerano più da amatori che di mercato”.
Cosa sta accadendo? Nell’articolo di Daniele Martini sul Fatto — il giornalista che fece parlare Gaetano Intrieri della condanna ricevuta per Gandalf senza citare nemmeno una riga di quanto scritto dai giudici della Cassazione a proposito della vicenda — si prende atto che il M5S non ha risolto nulla sull’Air Force Renzi, ma siccome per contratto non si può dire esplicitamente si fa sapere che i due geni non sanno più cosa fare:
Oggi a Palazzo Chigi ci sono altri inquilini che dopo aver bloccato lo scandalo di un aereo inutilmente strapagato, probabilmente non sanno più come comportarsi. Proprio un anno fa il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio e il ministro dei Trasporti Danilo Toninellisi fecero fotografare sorridenti e soddisfatti accanto alla scaletta dell’aereo esibito come un trofeo di guerra informando cittadini ed elettori che grazie al pronto intervento dei nuovi governanti lo Stato italiano stava risparmiando un centinaio di milioni di euro
Sicuramente quelli che con l’Air Force Renzi sorridono sono gli avvocati perchè, come quasi sempre succede in Italia, anche la storia dell’aereo più ambizioso del mondo è finita nelle aule dei tribunali.
Non uno, ma due: a Roma in un giudizio amministrativo davanti al Tar per un contenzioso avviato dagli arabi di Etihad. E a Milano per una causa civile promossa da Alitalia.
E non è finita perchè indaga anche la Corte dei conti e, sorrette da un puntuale lavoro della Guardia di finanza, stanno arrivando a un punto di svolta anche le indagini promosse dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia, titolata a giudicare sulle faccende di Alitalia.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
I DUE TERZI VENGONO DA SOLI 5 PAESI… AD ACCOGLIERLI SONO MAGGIORMENTE I PAESI POVERI, QUELLI RICCHI MOLTO MENO
Sono circa 70,8 milioni le persone che nel 2018 erano in fuga da guerre, persecuzioni e
miseria. Lo comunica l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sottolineando come si tratti del livello totale di sfollati più alto mai registrato in settant’anni di monitoraggio. I due terzi dei rifugiati ad oggi nel pianeta vengono da soli cinque Paesi, e ad accoglierli sono maggiormente gli Stati sottosviluppati. Vediamo i dati.
Oltre 70 milioni di persone nel 2018 sono state costrette a fuggire dal proprie case a causa di guerre, persecuzioni, povertà e violenze.
Lo riporta l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), nel suo rapporto annuale Global Trends, sottolineando come si tratti del livello più alto mai registrato in oltre settant’anni di monitoraggio.
La cifra è raddoppiata rispetto a vent’anni fa, mentre in confronto all’anno precedente, sono 2,3 milioni le persone in più che hanno dovuto lasciare il proprio Paese. Il numero esatto, che sfiora i 70,8 milioni, corrisponde inoltre ad una stima per difetto, dal momento che riflette solo in parte la portata della crisi in Venezuela.
Lo scorso anno circa 4 milioni di venezuelani hanno lasciato il Paese, in uno degli esodi forzati più rilevante della storia globale recente. Solo mezzo milione ha però presentato formalmente una richiesta di asilo, nonostante la maggior parte di queste persone abbia diritto alla protezione internazionale
Quanto osserviamo in questi dati costituisce l’ulteriore conferma di come vi sia una tendenza nel lungo periodo all’aumento del numero di persone che fuggono in cerca di sicurezza da guerre, conflitti e persecuzioni.
Se da un lato il linguaggio utilizzato per parlare di rifugiati e migranti tende spesso a dividere, dall’altro, allo stesso tempo, stiamo assistendo a manifestazioni di generosità e solidarietà , specialmente da parte di quelle stesse comunità che accolgono un numero elevato di rifugiati.
Stiamo inoltre assistendo a un coinvolgimento senza precedenti di nuovi attori, fra cui quelli impegnati per lo sviluppo, le aziende private e i singoli individui, che non soltanto riflette ma mette anche in pratica lo spirito del Global Compact sui Rifugiati”, ha dichiarato l’Alto Commissario, Filippo Grandi. “Dobbiamo ripartire da questi esempi positivi ed esprimere solidarietà ancora maggiore nei confronti delle diverse migliaia di persone innocenti costrette ogni giorno ad abbandonare le proprie case”.
I due terzi di tutti i rifugiati presenti in questo momento nel pianeta provengono da soli cinque Paesi. La maggior parte di queste persone (6,7 milioni) viene dalla Siria: segue l’Afghanistan (2,7 milioni), il Sud Sudan (2,3 milioni), il Myanmar (1,1 milioni) e la Birmania (0,9 milioni).
Il numero più alto di rifugiati si trova attualmente, per il quinto anno consecutivo, in Turchia (3,7 milioni). Ospitano poi la più alta concentrazione di rifugiati il Pakistan (1,4 milioni), l’Uganda (1,2 milioni), il Sudan e la Germania (entrambi circa 1,1 milioni).
In proporzione alla popolazione locale, tuttavia, è il Libano ad accogliere più rifugiati in assoluto, per cui ogni 1.000 cittadini libanesi ci sono 156 rifugiati.
In questo senso ci sono poi la Giordania (72 su 1.000), la Turchia (45 su 1.000), il Chad (29 su 1.000) e l’Uganda (26 su 1.000).
Per quanto riguarda invece i richiedenti asilo, la maggior parte delle domande vengono presentate negli Stati Uniti (254.300). Al secondo posto c’è il Perù con 192.500 domande individuali, dovute principalmente all’immigrazione dal Venezuela, il Paese da cui nel 2018 è arrivata la domanda più alta di richieste d’asilo; seguono poi la Germania (161.900), la Francia (114.500) e la Turchia (83.800).
Fanno infatti parte dei 70,8 milioni riportati da Unhcr tre gruppi di persone.
Uno è composto dai rifugiati, che lo scorso anno ha raggiunto il numero di 25,9 milioni su scala mondiale. Si tratta di persone in fuga da conflitti e persecuzioni e che hanno quindi diritto a ricevere lo status che distingue la protezione internazionale.
Il secondo gruppo, di cui fanno parte 3,5 milioni di persone, è quello dei richiedenti asilo che si trovano al di fuori del Paese di origine e attendono l’esito della loro domanda.
Infine, il gruppo più numeroso composto da 41,3 milioni di individui, è quello che include gli sfollati in aree interne al Paese di origine. Il numero di persone in fuga, sottolinea il report, cresce ad una rapidità maggiore di quella con cui vengono trovate delle soluzioni.
Chiaramente, ogni rifugiato vorrebbe poter far ritorno alle proprie case in condizioni di sicurezza e dignità , ma purtroppo sono ancora poche le persone che riescono a rientrare nel loro Paese: l’anno scorso erano poco più di mezzo milione.
Un’altra soluzione sarebbe rappresentata dall’integrazione in una comunità di accoglienza o il reinsediamento in un Paese terzo: tuttavia, nel 2018 solo il 7% delle persone in attesa sono state reinsediate.
“Ad ogni crisi di rifugiati, ovunque essa si manifesti e indipendentemente da quanto tempo si stia protraendo, si deve accompagnare la necessità permanente di trovare soluzioni e di rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di fare ritorno a casa”, ha dichiarato Grandi. “Si tratta di un lavoro complesso che vede l’impegno costante dell’UNHCR, ma che richiede che anche tutti i Paesi collaborino per un obiettivo comune. Rappresenta una delle grandi sfide dei nostri tempi”.
Il report mette poi in evidenza alcuni dati importanti che riguardano i rifugiati. Il primo afferma che nel 2018 un rifugiato su due era un minore, di cui molti viaggiavano soli e senza la propria famiglia.
Solo inUganda si sono registrati 2.800 bambini con età pari o inferiore ai 5 anni, soli o separati dai genitori.
Un altro elemento evidenziato da Global Trends è che circa l’80% dei rifugiati al mondo oggi vive in Paesi confinanti con quello di origine.
Infine, Unhcr sottolinea che i Paesi ad alto reddito accolgono in media 2,7 rifugiati ogni 1.000 abitanti, una quota nettamente inferiore rispetto a quella ospitata dai Paesi più poveri (in cui arriva a 5,8): un terzo della popolazione totale dei rifugiati, 6,7 milioni di persone, viene accolta da Paesi sottosviluppati.
(da “Fanpage”)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
IL MESSAGGIO DEL CAPO DELLO STATO IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO
Ancora una volta parole sagge, quelle di Mattarella, mentre il paese è attraversato da un’ondata razzista e xenofobo con i politici nostrani in cerca di consenso che sano solo spargere odio e parlare dei migranti come unica causa dei problemi.
Salvo strizzare l’occhio a evasori fiscali, corrotti e usare la mano morbida con la criminalità nostrana.
Dal Quirinale le indicazioni sono state chiare in occasione della giornata mondiale del rifugiato
«I rifugiati ci ricordano ogni giorno, con forza, vicende di sofferenza, di discriminazione, di separazione da famiglie, terre e radici. Ciascun popolo, nella sua storia, è stato vittima dl tragedie di questa natura. Le gravi difficoltà che affliggono popoli di regioni a noi anche molto vicine meritano un’attenta riflessione sulle cause di questi drammi e sulle risposte che richiedono. L’Italia, in prima linea nell’adempiere con costanza e determinazione ai suoi doveri di solidarietà , assistenza e accoglienza, vede l’alto impegno morale e giuridico di protezione verso coloro che fuggono dalle persecuzioni, sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, tra i principi fondamentali della nostra Costituzione. Le donne e gli uomini dello Stato rappresentano, per chi fugge da quelle condizioni, il primo volto amico, la mano tesa per un contatto umano e solidale. Merita di essere ricordata la meritoria esperienza dei trasferimenti umanitari di rifugiati particolarmente vulnerabili che, grazie ai vari canali di collaborazione delle autorità con la società civile – cui va tutta la mia riconoscenza – consentono di trarre in salvo e condurre in Italia centinaia di beneficiari. La giornata odierna ci ricorda anche che nessun Paese è in grado da solo di rispondere a questa sfida. Il superamento della logica emergenziale e la definizione di risposte lungimiranti e sostenibili fondate sui principi di responsabilità e solidarietà , vanno concertati e condivisi dalla comunità internazionale e, anzitutto, a livello europeo, come sancito dai trattati. L’Unione deve essere protagonista per sviluppare una politica comune che riesca a mitigare i conflitti e sostenere le esigenze di sicurezza e sviluppo dei popoli più esposti alle crisi umanitarie, attraverso un partenariato strutturato con i Paesi e le comunità che ospitano rifugiati e richiedenti asilo. La preziosa opera dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati va affiancata da una vigorosa iniziativa internazionale in questa direzione».
(da agenzie)
argomento: Mattarella | Commenta »
Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
“BECCATO” CASUALMENTE DA UN CRONISTA AL PRIMO COMMISSARIATO DI ROMA… IL PRESIDENTE DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA E’ MENO PARTE DELLA KASTA DI TANTI POLITICI CHE A PAROLE DICONO DI COMBATTERLA
Il Tempo racconta oggi che Mario Draghi si è fatto “beccare” da un cronista del quotidiano —
Antonio Angeli — al Primo Commissariato di Roma in piazza del Collegio Romano mentre stava in fila per rinnovare il passaporto:
Neanche il tempo di scattare una foto con il telefonino, ma è un viso sul quale non ci si pub sbagliare.
Automatica sorge, pressante, la domanda: cosa ci fa negli uffici della Polizia di Stato il presidente della Banca Centrale Europea, più che un uomo un’entità , tra le più potenti della galassia Europa, uno che prende il caffè con la Merkel e fa perdere il sonno nientemeno che al presidente degli Stati Uniti. –
Si, su di lui, Supermario, si inseguono aneddoti e leggende basta un’alzata di sopracciglio (e qualche volta capita) che tremano le borse asiatiche, il Nasdags’impenna, il barile di petrolio ruzzola giù perla duna.
Tutto questo, vero o gonfiato, è una realtà , ma anche le entità galattiche hanno una vita. Mangiano, bevono, soffrono d’insonnia e ogni tanto hanno bisogno di rinnovare il passaporto.
E questo è il motivo per il quale l’illustre economista, come qualunque altro cittadino, si è recato al commissariato, per riempire il modulo e ricevere il suo documento. Nessun mistero, nessuna stranezza.
Mario Draghi, come tutti, avrà preso il suo numeretto e poi sarà stato chiamato da un assistente capo che, nella mente del cronista navigato, ha le fattezze di Aldo Fabrizi in «Guardi e ladri». «Draghi Mario», avrà chiamato il solerte assistente «Venga, venga dotto’, che facciamo subito».
E forse il poliziotto, si sarà fatto scappare la domanda: «Professione?» Mario Draghi, con il suo viso impassibile, attento a non assumere espressioni che possano mettere in crisi il Mib, non può che aver risposto, con un filo di voce: «Impiegato, ma non è preciso, diciamo Presidente della Banca centrale europea»
(da “NextQuotidiano”)
argomento: la casta | Commenta »
Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
VISTO CHE CI SONO MASOCHISTI IN MERIDIONE CHE VOTANO SALVINI, SARANNO CONTENTI CHE LE REGIONI DEL NORD GLI ABBIANO SOFFIATO QUATTRINI
Ieri il MoVimento 5 Stelle ha dato di nuovo una dimostrazione della sua incredibile capacità di essere watchdog e controllore dei conti pubblici facendosi fregare i soldi dei fondi al Sud.
La storia la racconta Il Fatto Quotidiano:
Perchè si apprende di un emendamento della Lega al Decreto Crescita che toglie i soldi del Fondo per la coesione al ministero del Sud, quello della 5Stelle Barbara Lezzi, e lo trasferisce alle Regioni. E si parla di decine di miliardi.
Le commissioni unite Bilancio e Finanze della Camera lo hanno approvato nella notte, con il parere favorevole del relatore del M5S Raphael Raduzzi e della viceministra all’Economia grillina Laura Castelli.
“Ma avevamo un accordo sugli emendamenti, il testo è stato cambiato all’ultimo e il parere favorevole era stato dato su un altro testo depositato dalla Castelli”dicono dal Movimento. Di certo scoppia un cortocircuito, dentro il M5S e dentro i gialloverdi. Lezzi s’infuria, e l’esame in Aula del testo viene sospeso per cercare di rimediare. Poco dopo la stessa ministra diffonde sillabe di guerra: “L’emendamento verrà stralciato, ma ha rappresentato un atto di totale scorrettezza. Chiunque lo abbia presentato, Lega o non Lega, dovrà chiedere scusa e dare delle spiegazioni”.
Però non può essere così semplice. E infatti il Carroccio rilancia, chiedendo in cambio dello stralcio un’accelerazione sulle Autonomie, con un testo da portare in Consiglio dei ministri da qui a pochi giorni. I Cinque Stelle provano a controllarsi.
Di Maio raduna i suoi per un vertice lampo e poi dal Movimento distillano frasi nere di rabbia:“Gli italiani sapranno giudicare i diversi comportamenti in questa vicenda. Noi non avremmo mai fatto quello che ha fatto la Lega sul Dl Crescita, adesso loro ci stanno ricattando sulle autonomie”.
In serata è tempo di Consiglio dei ministri. E si parte dopo le 21, con oltre un’ora di ritardo. Il milionesimo indizio della febbre gialloverde. Con Salvini che non vuole guarire, perchè è un untore felice di esserlo.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 19th, 2019 Riccardo Fucile
LA PROPOSTA ALLA UE FA RIDERE, SOLO I 2 MILIARDI CONGELATI… SI LITIGA SUI PRESUNTI 3 (CHE FINO A IERI ERANO 1,7) DI RISPARMI DA REDDITO E QUOTA 100 CHE SALVINI E DI MAIO NON VOGLIONO DARE A BRUXELLES PERCHE’ SERVONO PER LE PALLE CHE DEVONO RACCONTARE AGLI ITALIANI… E L’ECONOMIA NON RIPARTE
La lunghissima giornata di mercoledì, iniziata alle 8.30 del mattino a Palazzo Chigi e conclusa
a tarda serata nella stessa sede, segna il primo vero passo del Governo in direzione di Bruxelles.
Quella che era nata come un’accesa discussione su quale tipo di lettera mandare all’Europa, quale tipo di impegni prendere per evitare la procedura d’infrazione, termina a tarda sera con l’invio di una lettera del premier Giuseppe Conte ai 27 Paesi membri dell’Ue, al presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker e al presidente del Consiglio Ue Donald Tusk.
E con un atto di buona volontà verso Bruxelles: se non una manovrina, si imbastisce almeno una manovretta.
Due provvedimenti pesanti, uno approvato subito dal Consiglio dei ministri, l’altro fissato per mercoledì 26, per scongiurare la stangata.
Ma mentre sul primo — impegnare i 2 miliardi congelati nella scorsa legge di bilancio sulla riduzione del deficit — c’è accordo, sul secondo — dove destinare i risparmi di reddito di cittadinanza e Quota 100, quantificati in circa 3 miliardi — la discussione è apertissima.
E da quest’ultimo potrebbe dipendere la sorte di tutta la trattativa, complicata dal fatto che i dati dell’economia reale non offrono appigli al Governo: il primo semestre sta terminando senza alcun segnale positivo di ripresa.
È una giornata convulsa. Giuseppe Conte riunisce di buon mattino Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Giovanni Tria per fare il punto. Nessuno parla, e nessuno lo farà per ore, nemmeno a microfoni spenti. Qualcosa è successo.
Meno di un’ora di vertice e il premier schizza alla Camera dove si tiene l’informativa sul Consiglio europeo di giovedì. Viene lasciato solo, così come lo sarà nel pomeriggio al Senato, dai suoi due vice, assenti nei banchi del Governo.
In mezzo un passaggio fondamentale: un pranzo al Quirinale, di rito, per fare il punto, soprattutto sul versante europeo.
Quando scende dal Colle e arriva a Palazzo Madama scopre una carta chiamata “assestamento di bilancio”. “Lo faremo stasera”, dice. Manca però un passaggio tecnico, il giudizio di parifica del rendiconto, che avverrà il 26 giugno.
Ecco la vera data per l’assestamento di bilancio.
E l’altra partita ancora tutta da giocare. Perchè il Tesoro quel tesoretto lo vuole mettere tutto sull’abbattimento del deficit, come il ministro stesso ha spiegato al Financial Times chiaro e tondo.
Mentre i 5 stelle e soprattutto la Lega da quell’orecchio non ci sentono: “Non ha senso pagare una mini rata di una casa che sai che non potrai mai comprare — la metafora usata — i risparmi devono essere messi su taglio delle tasse e investimenti”.
Una situazione da sasso sull’alveare. Montecitorio brulica di conciliaboli, alla Camera va in scena uno psicodramma sul decreto crescita.
Il capogruppo 5 stelle Francesco D’Uva parla fitto fitto con il ministro degli Esteri Enzo Moavero, tacciato d’intellighenzia con il tecnico Tria dai pasdaran gialloverdi.
Al Senato sono Maurizio Romeo e Stefano Patuanelli a confabulare, mentre il professor Alberto Bagnai passa schivando le domande sull’Europa (“Non mi occupo di queste cose”), salvo prendere la parola cinque minuti dopo in aula per ricordare a Conte che “non è il debito l’unico indicatore dello stato di salute di un Paese”.
Fuori dalle aule parlamentari la temperatura è altrettanto bollente, come la canicola che attanaglia Roma. Perchè al Tesoro come a palazzo Chigi si lavora a quella che è una concessione che mette in crisi una già ondivaga e fragile politica economica.
Una politica sui conti pubblici che è andata sulle montagne russe in appena un anno, dal balcone di palazzo Chigi con Luigi Di Maio a celebrare il 2,4% agli impegni che bisogna mettere in campo ora per abbassare drasticamente lo stesso deficit.
Perchè al netto della volontà di Salvini alla fine bisogna giocare – almeno fino a quando non si conosceranno i nuovi equilibri – con le regole europee che ci sono. E va bene rivendicare spazi di deficit abnormi, ma se prima si chiede e si ottiene un maxi deficit per finanziare le misure bandiera e poi quelle stesse misure si riducono in portata, allora un problema di controllo della macchina, e anche serio, c’è.
Il pegno che il Governo ha deciso di pagare subito all’Europa ammonta a due miliardi. Erano stati congelati con la manovra di dicembre, ma le possibilità che potessero uscire dal freezer per essere utilizzati si sono fatte sempre più illusorie e fragili nel corso dei mesi.
Perchè il Pil – solo per citare una causa – non è decollato come pensava lo stesso esecutivo, ma anzi è sprofondato intorno allo zero. E i conti si sono sempre più deteriorati.
Ora queste possibilità vengono archiviate scrivendo nero su bianco che questi due miliardi finiranno nel cestino dei sogni di gloria di Lega e 5 stelle.
Andranno a calmierare il deficit se questo pegno lo si legge nell’ottica economica. Marceranno in direzione Bruxelles se il ragionamento si sposta sul piano politico. Questi due miliardi c’erano e ora non ci sono più.
Ma dato che questi soldi erano stati destinati a qualcosa nel bilancio, si capisce evidentemente che questo qualcosa ne risentirà . Si chiamano tagli.
Riguarderanno le imprese, il trasporto pubblico, le Forze armate, l’istruzione.
Conti alla mano è quasi mezzo miliardo in meno per gli incentivi destinati alle imprese, 150 milioni non andranno più alle politiche di sviluppo, competitività , responsabilità sociale d’impresa e movimento cooperativo.
I trasporti si vedranno destinare 300 milioni in meno e 150 milioni non andranno più alla pianificazione delle Forze armate. E poi ci sarà una riduzione di 70 milioni delle risorse per l’istruzione universitaria e post universitaria.
Ma per portare il deficit dal 2,4% al 2,1%, come si vuole promettere a Bruxelles, bisogna fare molto di più.
Oltre alle voci cosiddette “positive”; cioè le entrate, quindi soldi che arrivano dall’esterno come dalla cosiddetta pace fiscale, c’è da mettere sul piatto altre risorse.
E qui entrano in gioco i risparmi delle spese previste per il reddito di cittadinanza e la quota 100.
Quest’anno come il prossimo perchè la procedura d’infrazione si lega anche al 2020: Bruxelles vuole un impegno serio che non sia estemporaneo. Lo schema messo su va verso un taglio di 3 miliardi quest’anno (2 miliardi di tagli alla quota 100 e 1 miliardo al reddito) e di 3-4 miliardi il prossimo.
Ma prima serve il via libera di Salvini e Di Maio. Va bene pagare adesso per provare a incassare dopo, con la speranza di una nuova Europa e di spazi ancora più larghi di deficit, ma il conto non può essere evidentemente troppo salato. La politica prova a imporre il suo realismo che ancora non combacia con quello di Bruxelles.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 19th, 2019 Riccardo Fucile
TOTI VUOLE LE PRIMARIE APERTE COSI’ SALVINI GLI MANDA UN MILIONE DI LEGHISTI A VOTARE LUI, NON CI VUOLE MOLTO A CAPIRLO… MARA DEVE DECIDERE SE VUOLE VIVACCHIARE O ROMPERE L’ASSE SUICIDA CON LA LEGA E CREARE UNA VERA LINEA LIBERALE
Mara Carfagna e Giovanni Toti: sarebbero loro i nuovi futuri coordinatori che gestiranno Forza Italia in vista del Congresso di fine settembre.
Dovrebbe essere questa la proposta, trapelata nel pomeriggio, che il Presidente Silvio Berlusconi dovrebbe avanzare all’assemblea dei gruppi parlamentari riuniti nella Sala Koch del Senato.
Una sorta di ‘ticket’ che lavorerà con un board, un comitato che dovrebbe stabilire le regole congressuali: tra queste ci sarebbe l’ipotesi di tenere delle primarie.
Sempre prima della riunione, a Palazzo Madama, s’era sparsa la voce che questo ‘board’ sarebbe stato composto da solo tre dirigenti del partito: i due capigruppo, Maristella Gelmini e Annamaria Bernini, e il Presidente del Parlamento europeo e vicepresidente del partito, Antonio Tajani.
Ma Giovanni Toti, nei mesi scorsi a più riprese critico nei confronti di Forza Italia, precisa: “Non credo che si possa fare una rivoluzione partendo da un board, si fa una rivoluzione partendo da dei contenuti e dandosi dei tempi precisi: entro la fine dell’anno un congresso o delle primarie aperte dove tutti gli amici usciti da Forza Italia possano partecipare”, ha affermato il governatore della Liguria, che oggi ha incontrato Berlusconi a pranzo.
Ovvero primarie aperte dove Salvini gli manda a votare un milione di leghisti per frlo vincere, altrimentio prendere (forse) i voti dei familiari.
Mara Carfagna ha affermato che il suo lavoro di coordinatrice inizierà il più presto possibile: “Ringrazio il presidente Silvio Berlusconi per la fiducia che mi ha espresso e per la lungimiranza con cui apre una fase nuova del nostro partito, senza calpestare ma anzi rendendo onore alla nostra storia. Storia di cui sono fiera e da cui non ho mai preso le distanze. Ringrazio anche tutti i colleghi che mi hanno espresso la loro fiducia in queste ore. Sarò al lavoro già da domani con il collega Giovanni Toti per riempire di contenuti e proposte questa nuova fase e invito tutti i dirigenti, i militanti, i semplici iscritti a riattivare la loro partecipazione alla vita del partito: mai come ora servono le energie di tutti. Le Cassandre che ci raccontavano paralizzati dall’incertezza e dagli scontri interni, sono state ancora una volta smentite. Ne sono felice: non ho mai avuto dubbi sulla capacità reattiva di Forza Italia, ora è il momento di rimboccarci le maniche insieme”.
In attesa di sapere cosa vorrà fare Mara da grande: accontentarsi di vivacchiare nel perenne equivoco di una forza alleati ai razzisti o creare una nuovo polo di destra liberale.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Giugno 19th, 2019 Riccardo Fucile
SERVONO IMPEGNI VINCOLANTI PER EVITARE LA PROCEDURA DI INFRAZIONE
Non basterà una ‘cartuccella’ da Roma per placare gli Stati dell’Unione europea sulla
procedura per debito eccessivo suggerita dalla Commissione Ue per l’Italia.
Alla vigilia di un consiglio europeo incentrato sulle nomine per i vertici delle istituzioni europee nella nuova legislatura, a Bruxelles non trapelano segnali di clemenza per il Belpaese.
Il premier Giuseppe Conte arriverà domani con una prima risposta del Governo italiano, probabilmente avrà un bilaterale con Emmanuel Macron e altri leader (appuntamenti ancora non fissati in agenda) a caccia di alleanze per alleggerire la ‘condanna’ dell’Italia.
Ma al momento, da quello che trapela, la storia è sempre quella: solo un atto vincolante (la manovra correttiva che il governo Conte esclude) può evitare la procedura.
Certo Conte vuole usare tutte le armi che ha per “evitare la procedura”. All’Eurosummit che si riunisce venerdì dopo il consiglio europeo, il capo del governo esprimerà tutti i dubbi italiani sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Esm).
Della serie: così come è stata impostata, la ratifica di questo trattato non passa in Parlamento, dove oggi la maggioranza M5s-Lega ha approvato una risoluzione molto critica delle conclusioni raggiunte sull’argomento dall’Eurogruppo del 13 giugno a Lussemburgo.
Il rischio è che con questa riforma l’Italia non possa accedere al fondo salva-Stati, perchè per farlo dovrebbe dimostrare la sostenibilità del debito e di rispettare tutti i parametri di Maastricht.
In realtà , come viene spiegato da fonti europee, l’Italia non è l’unico paese europeo con forti criticità sulla questione. Lo sono tutti i paesi con un debito alto. Ed è proprio su questo che Conte vuole far leva alla ricerca di consensi per evitare la procedura, anche se in realtà trattasi di un dossier separato dalla riforma dell’Esm.
La procedura potrebbe scattare già all’Ecofin del 9 luglio. A partire dalla prossima settimana, la Commissione si occuperà di scriverne i dettagli da sottoporre prima al Comitato economico e finanziario, l’organismo che raccoglie i direttori del Tesoro degli Stati membri, e poi al consiglio dei ministri economici.
Non si mette bene. A Bruxelles vogliono garanzie che i risparmi del 2019 — per minore spesa effettiva sulle due misure bandiera: quota cento e reddito di cittadinanza — non vengano investiti nel 2020. Altrimenti saremmo punto, a capo.
Oggi Jean Claude Juncker, presidente uscente della Commissione europea, è tornato sull’argomento a Sintra, in Portogallo, intervenendo al Forum della Bce 2019. Le regole Ue di bilancio, “per quanto complesse”, devono essere “rispettate da tutti”, dice.
Certo, Juncker ricorda un precedente non proprio felice della storia europea. Vale a dire quando nel 2003 “Germania e Francia non rispettarono le regole” sulla soglia del deficit al 3% del Pil e però riuscirono a evitare la procedura perchè esercitarono “pressione sul Consiglio europeo” che quindi “decise di non adottare i rimedi formali di correzione proposti dalla Commissione. La Commissione decise di portare il Consiglio in Corte ed entrambi, sia la Commissione che il Consiglio, persero in parte: una storia molto europea”.
Ma non è un precedente che possa tornare comodo all’Italia, visti i rapporti di forza in campo. Roma è isolata a livello politico e non ha il peso della Francia e della Germania, ca va sans dire.
Certo, può contare su un eventuale approccio più morbido di paesi come la Spagna, la Germania, interessati a raggiungere un accordo ed evitare una procedura che potrebbe scatenare instabilità nell’eurozona.
Ma al momento anche questi paesi sono in attesa di una risposta vincolante. E i tempi non sono ancora maturi. Prima, i leader devono sbrogliare la matassa ‘nomine’, ancora decisamente aggrovigliata. Un completo caos, in cui la Lega cerca di inserirsi per far passare l’idea che l’Ue dovrà accettare un commissario leghista, con portafoglio “economico”, ha insistito anche Conte oggi citando il dossier pure al pranzo al Quirinale in preparazione del consiglio europeo.
“Se non si raggiunge un accordo sulle nomine in questo consiglio europeo, piombiamo nel caos, perchè anche all’Europarlamento non c’è una maggioranza per l’elezione del presidente…”, dice una fonte europea. Si corre contro il tempo. L’idea del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk è di raggiungere un’intesa al massimo entro venerdì mattina, facendo notte giovedì.
La giornata di domani andrà via in colloqui incrociati e serrati, i leader cominceranno a parlare dei ‘top jobs’ a cena e la discussione potrebbe appunto andare avanti tutta la notte. Perchè l’indicazione di Angela Merkel è di raggiungere un’intesa prima che a Strasburgo si voti il presidente dell’Europarlamento, incarico che di solito viene deciso nella cornice delle altre nomine: presidente della Commissione e del Consiglio Ue, Alto rappresentante per la Politica estera e governatore della Bce.
Se così non fosse, il Parlamento deciderebbe il suo presidente ‘in autonomia’, con esiti difficili da prevedere (in quarta votazione basta la maggioranza semplice tra i primi due candidati della terza votazione, un ballottaggio insomma).
Ecco, sulle nomine è ancora buio ma tutti i leader vogliono anticipare il Parlamento, decidere nella riunione di domani e dopodomani perchè convocare un vertice straordinario il 30 giugno è impossibile (i leader tornano solo a sera dal G20 di Osaka). Complicato convocarlo il primo luglio.
Alla vigilia il quadro è confuso e niente è escluso. Il candidato dei Popolari Manfred Weber che sperava nella presidenza della Commissione viene dato per fuori corsa, sia da fonti Liberali che da fonti Ppe. Eppure
Weber le ha provate tutte. Ha soffiato anche sulle divisioni dei Liberali, facendo un endorsement al liberale belga Guy Verhofstadt alla presidenza dell’Europarlamento. Verhofstadt è già in rotta con i suoi nuovi colleghi di gruppo, gli eletti di ‘En marche’ di Macron, e vuole assolutamente diventare presidente dell’Eurocamera.
Contro Weber, oltre a Macron, sono schierati i socialisti, che non si accontentano dell’Alto rappresentante per la politica estera, il posto ‘offerto’ al loro candidato Frans Timmermans.
Mentre i Verdi potrebbero anche sostenere Weber in cambio della presidenza dell’Europarlamento alla loro leader tedesca Ska Keller. Magari — ipotesi che circola – metà della legislatura a Verhofstadt, metà a Keller, come è successo nella legislatura 2014-2019: prima il socialista Martin Schulz e poi il Popolare Antonio Tajani.
Ma non ci sono punti fermi in questa storia, ancora no.
Per la presidenza della Commissione circola anche il nome del liberale olandese Mark Rutte. Macron ha sempre in testa il nome di Angela Merkel, mentre per la presidenza del Consiglio, il presidente francese penserebbe al belga Charles Michel, per poi ottenere la presidenza della Bce: assegnata ai francesi Francois Villeroy de Galhau, governatore della Banca di Francia, oppure a Benoit Coeure, già membro del board esecutivo della Bce.
In questo caos Matteo Salvini tenta di inserirsi per aprire la strada a un commissario leghista. Ogni paese europeo dovrà indicarne uno. Nel governo italiano per ora è passata la linea che il commissario sarà espresso dalla Lega, partito più forte in maggioranza con il 34 per cento incassato alle europee.
Il punto è che dovrà passare anche a Bruxelles e non è per niente scontato. Il primo step dipende dal presidente della Commissione: è lui che decide la squadra. Poi si tratta di passare il test del Parlamento. Insomma, strada ancora lunga e complicata. Soprattutto alla luce del fatto che l’Italia punta a un “portafoglio economico”, quindi di peso. Al Commercio: questo è il sogno leghista.
Ma prima c’è da evitare la procedura. “Lo vuole tutto il governo”, assicura Conte. Anche su questo, è ancora buio.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Europa | Commenta »