Destra di Popolo.net

IL TAR DEL LAZIO SOSPENDE IL DIVIETO DI INGRESSO, OPEN ARMS PUO’ ANDARE A LAMPEDUSA

Agosto 14th, 2019 Riccardo Fucile

“VIOLATO IL DIRITTO INTERNAZIONALE IN MATERIA DI SOCCORSO DA PARTE DEL GOVERNO ITALIANO”

“Sospensione del divieto di ingresso in acque territoriali italiane per permettere il soccorso delle persone a bordo”.
Con una decisione senza precedenti, il Tar del Lazio interviene per sbloccare la situazione della Open Arms ferma in mare da quattordici giorni e con il divieto di ingresso in acque italiane firmato dai ministri Salvini, Trenta e Toninelli sulla scorta del decreto sicurezza bis.
A darne notizia è la stessa Open Arms che ieri aveva presentato un esposto d’urgenza al Tar e che ora si sta dirigendo verso Lampedusa.
Secondo la Ong spagnola il Tar ha “riconosciuto la violazione delle norme di Diritto internazionale in materia di soccorso e la situazione di eccezionale gravità  e urgenza dovuta alla permanenza protratta in mare dei naufraghi”.

(da agenzie)

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CONTE CHIEDE A SALVINI DI AUTORIZZARE LO SBARCO DELLE DUE ONG, SALVINI RIFIUTA: “NON VEDO PERCHE'”

Agosto 14th, 2019 Riccardo Fucile

VAI A CATANIA SENZA 200 AGENTI SCORTA CHE TE LO SPIEGA IL POPOLO CATANESE PERCHE’ E PREGA CHE CI PENSI PRIMA LA MAGISTRATURA A LIBERARE GLI OSTAGGI CHE DALL’ACCUSA DI STRAGE NEANCHE LA MADONNA TI SALVERA’

Da Open Arms e Ocean Viking, in mezzo al Mediterraneo con onde alte due metri e mare in peggioramento parte un nuovo appello per lo sbarco immediato dei 500 migranti a bordo.
Appello fatto proprio dal premier Conte che ha chiesto al ministro dell’Interno   di autorizzare lo sbarco. Ma Salvini non intende cedere, meno che mai ora: “Conte mi ha scritto per lo sbarco di alcune centinaia di immigrati a bordo di una nave di una ong che però è straniera, è in acque straniere e gli risponderò garbatamente che non si capisce perchè debbano sbarcare in italia”.
Sulle due navi cominciano a registrarsi le prime tensioni, soprattutto sulla Open Arms al quattordicesimo giorno di attesa in mare. ” Qualcuno potrebbe restare ferito o morire” tra i 147 migranti a bordo.
“Potrebbe scatenarsi una rissa a bordo – dice il fondatore Oscar Camps – I 19 membri dell’equipaggio faticano a contenere i contrasti che nascono sul cibo, su posti all’ombra o al sole, per la fila verso i bagni”, due in un spazio complessivo di 180 metri quadri, e molti “non possono chiamare i propri cari a casa”. Altri hanno cominciato uno sciopero della fame. Il quadro è destinato a deflagrare in una esplosione di violenza” e ciò, ha aggiunto Camps, “trasformerebbe il tutto in una tragedia”.
Appello anche dalla Ocean Viking in avvicinamento verso Italia e Malta. “Le condizioni meteo sono deteriorate, con aumento delle onde previsto nelle prossime 24 ore. Le persone a bordo dsoffrono di mal di mare. Rimanere in mare mentre le persone soffrono non può essere la soluzione. Dovrebbero essere sbarcate al più presto in un luogo sicuro”.

(da agenzie)

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SALVINI CONTINUA NELLA LITANIA DELLA SFIDUCIA A CONTE, GIORGETTI PERPLESSO: “HA DECISO DA SOLO, TEMPI SBAGLIATI”

Agosto 14th, 2019 Riccardo Fucile

CENTINAIO CERCA DI RIAPRIRE LA PORTA AL DIALOGO CON I GRILLINI, MA LA RUOCCO DICE NO

“Il 20 agosto sfiduceremo Conte”: Matteo Salvini rilancia la sua proposta di votare subito la riforma costituzionale che “sforbicia” i parlamentari e di rinviarne l’attuazione alla prossima legislatura. un percorso complesso bocciato dai costituzionalisti e dal Quirinale.
Intanto il ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio riapre la porta del dialogo con i grillini.   “Io sono quello che non chiude mai le porte fino in fondo”, dice intervistato a Circo Massimo” su Radio Capital.
In ogni caso, ribadisce il ministro, “il nostro obiettivo resta quello di andare al voto, perchè i ‘no’ erano diventati troppi e la situazione insostenibile. Noi per il bene della Lega potremmo anche restare a guardare Renzi e la Boschi che tornano al governo, ma poi c’è il bene del Paese”.
Ma Carla Ruocco. grillina presidente della commissione Finanze della Camera, intervistata sempre a Circo Massimo, chiude la porta.
“Per quanto mi riguarda –   dice – non ci sono margini per riformare una maggioranza con Salvini. Ciò che è più importante per l’Italia è che si stabilisca uno scenario in cui ci siano dei punti chiari, precisi e condivisi da portare all’attenzione delle altre forze politiche. Se ci sono margini per condividere dei punti importanti che facciano bene al Paese, va bene con chiunque”, sottolinea. “Se si riesce a stilare un programma importante, non si esclude nulla”, insiste.
Nella Lega però si sente anche qualche voce critica nei confronti della conduzione della crisi da parte di Salvini.
Ed è la voce importante di Giancarlo Giorgetti. “Quando è diventata conclamata la visione diversa su tante cose, Salvini ha deciso di farlo, di staccare la spina. Sono le decisioni di un capo, un capo sempre decide da solo. Sono responsabilità  personali”, dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
Ma facendolo prima sarebbe stato più facile andare a votare? gli si chiede. E lui risponde:   “Sì, probabilmente sì”.
Così il sottosgretario leghista Giancarlo Giorgetti intercettato da Fanpage.it, ilfattoquotidiano.it e RepTv.
Un bluff quello di Salvini? “Non sono costituzionalista, ci sono interpretazioni diverse. Comunque non c’è in questo momento calendarizzata la mozione di sfiducia perchè il Senato ha deciso di ascoltare le comunicazioni di Conte. Ascolteremo Conte e vedremo”. Io ho sempre detto e lo ribadisco che secondo me, con le condizioni date, un voto per la sfiducia a Conte non avrebbe senso: avevano senso le dimissioni di Conte ma sono decisioni sue, starà  valutando”.
Parole un po’ diversa da quelle di Salvini.

(da “La Repubblica”)

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MATTARELLA BLOCCA IL PIANO DI SALVINI: STRADA IMPRATICABILE, CONTRASTA CON LA COSTITUZIONE

Agosto 14th, 2019 Riccardo Fucile

I RIFERIMENTI GIURIDICI SONO CHIARI

Sergio Mattarella ferma il piano di Matteo Salvini?
Ieri il leader della Lega ha sparigliato in Senato proponendo un patto al MoVimento 5 Stelle che prevede il voto subito dopo il taglio dei parlamentari secondo un calendario che posticiperebbe l’entrata in vigore della riforma alla prossima legislatura, ovvero entro i prossimi cinque anni se la prossima legislatura andrà  a scadenza.
Ma, scrivono oggi molti giornali tra cui Repubblica, il presidente della Repubblica non è per niente d’accordo
Per questo il colpo di teatro con cui Matteo Salvini ha annunciato la disponibilità  a votare quella riforma, sostenendo che poi si potrebbe andare subito alle urne ha lasciato decisamente sorpreso Sergio Mattarella. E non certo in positivo. Non solo perchè il Quirinale non era stato avvertito, ma soprattutto perchè la strada indicata dalla Lega resta improponibile, una forzatura non accettabile.
Le ragioni della posizione del Colle sono molteplici.
Prima di tutto l’articolo 138 della Carta prevede che se una riforma costituzionale viene approvata senza una maggioranza dei due terzi in entrambe i rami del Parlamento, entro tre mesi un quinto dei deputati o dei senatori, o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali possono chiedere il referendum confermativo.
È evidente che se si sciogliessero le Camere i parlamentari decadrebbero e verrebbe leso il loro diritto di chiedere la consultazione.
E non vale neanche il precedente che il leghista Roberto Calderoli ha suggerito a Salvini per sostenere la sua tesi.
Si tratta della riforma costituzionale approvata il 16 novembre del 2005, la cosiddetta “devolution” voluta dal centrodestra e sul la quale si tenne un referendum confermativo alla fine del giugno del 2006 (che la bocciò).
In mezzo, nell’aprile del 2006, ci furono le elezioni politiche, dunque si era passati ad un’altra legislatura. Ma intanto i parlamentari avevano avuto a disposizione i tre mesi di tempo per chiedere la consultazione.
Un taglio comporta necessariamente anche una ridefinizione dei collegi elettorali, operazione per la quale servono almeno due mesi. Ecco che si arriva così a 5-6 mesi se tutto va bene.
Senza contare che la nuova configurazione del Parlamento potrebbe rendere incostituzionale l’attuale legge elettorale (come già  molti esperti ritengono) e ciò vorrebbe dire dover mettere mano al cosiddetto Rosatellum.

(da “NextQuotidiano”)

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IL SENATO NON E’ IL PAPEETE: SALVINI HA TENTATO LA MOSSA DEL CAVALLO MA E’ STATO DISARCIONATO

Agosto 14th, 2019 Riccardo Fucile

IL TENTATIVO FALLITO DI FAR APPROVARE UNA LEGGE COSTITUZIONALE PER POI LASCIARLA A META’

Mossa del cavallo intelligente? Pare proprio di no. Perchè l’accettazione a giochi fatti del taglio dei parlamentari è stata una mossa inutile, irrealizzabile e che – perfino – ha fatto indispettire il Quirinale, dove pure sono ormai abituati tutto visto il governo scombinato che ha l’Italia.
Così Capitan Nutella alla fine è restato disarcionato. E la votazione da lui stesso voluta si è rivelata un fallimento
Fonte vicine a Mattarella hanno fatto filtrare l’irritazione del presidente perchè l’uscita del leader leghista ha cambiato «le carte in tavola» nel percorso della crisi, ipotizzando uno scenario che «non sta nè in cielo nè in terra».
Perchè? Come ha osservato il quirinalista Marzio Breda si è trattato di una mossa istituzionalmente scorretta, oltre che sgrammaticata dal punto di vista degli equilibri fra poteri.
“Come altrimenti definire la proposta del ministro dell’Interno uscente all’ormai ex partner grillino di procedere con urgenza («tornando qui in Aula anche domani», ha tuonato) alla quarta e definitiva votazione della legge per tagliare 345 parlamentari, per poi congelarla cinque anni e intanto tornare subito alle urne e chiudere la legislatura, facendo finta che quella legge non sia stata approvata?
Ha aggiunto Marzio Breda parlando di Mattarella: “Per lui, che è stato docente di diritto parlamentare e membro della Consulta e dunque sensibilissimo su questi temi, la sola idea che si voglia portare la sfida politica su una legge costituzionale che modifica in profondità  le regole del Parlamento, ritenendo di poter procrastinarne l’entrata in vigore secondo i propri calcoli di convenienza, è semplicemente inammissibile. E non solo perchè non fa i conti con l’articolo 138 della Carta, laddove si prevedono certi margini di attesa per eventuali richieste di referendum, dopo un simile voto. Quanto perchè la provocazione configura, di fatto, l’ennesima frattura di un sistema che ormai si pretenderebbe di mettere sbrigativamente in liquidazione”.
Il Senato non è il Papeete e il blitz salviniano si è arenato

(da Globalist)

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TRAVAGLIO SUL FATTO IRONIZZA SU SALVINI: “CON IL M5S AVEVA GIA’ I PIENI POTERI, DA QUANDO LI HA CHIESTI NON CONTA PIU’ UN CAZZO”

Agosto 14th, 2019 Riccardo Fucile

MA POTREBBE SEMPRE FARE IL PRESIDENTE ONORARIO DEL PAPEETE BEACH

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di oggi scrive un editoriale in cui immagina che la crisi di Ferragosto sia un incubo di Matteo Salvini
Lui, Salvini, continuava a fare dirette Facebook, ma le vedevano quattro gatti (dalla Bestia alla Bestiolina), con i like in picchiata. L’iPhone, prima rovente per le richieste di interviste, era mestamente muto. Le ultime due chiamate lo avvertivano che un emissario di Putin aveva chiesto di parlare urgentemente con i pm di Milano e che il Parlamento li aveva autorizzati a sequestrare e aprire il pc di Siri.
Poi ne arrivò una terza: Giorgetti, Zaia, Fontana e un redivivo Bossi lo convocavano per un processo pubblico sul prato di Pontida: “Cazzaro che non sei altro! Fino a luglio da vicepremier eri il padrone d’Italia col 36%, avevi ministeri importanti, i 5Stelle ti avevano approvato perfino quella boiata del Sicurezza-bis, stavi per strappare il commissario Ue, le autonomie regionali e la Flat Tax. I pieni poteri li avevi per davvero. Ora, da quando li hai chiesti, non conti più un cazzo: ci hai trascinati all’opposizione, hai perso tutto e l’hai fatto perdere pure a noi. A parte quei 50 disgraziati che abbiamo eletto all’Europarlamento per spaccare tutto e non servono a una mazza, visto che non se li fila manco Orbà n. Hai fallito: non sei più il segretario della Lega, però puoi fare il presidente onorario del Papeete Beach”.
Qui Salvini si svegliò tutto sudato. Afferrò il primo rosario che aveva a tiro e subito si rincuorò: “Fortuna che il Pd è il Pd e il M5S è il M55, sennò era tutto vero!”.
La chiusa va spiegata: se il PD e il M5S si accordassero per farlo fuori, per Salvini sarebbe finita la festa. Ma siccome non lo faranno, lì rimarrà .

(da “NextQuotidiano”)

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EVACUATO DALLA OPEN ARMS UN BIMBO CON DIFFICOLTA’ RESPIRATORIE INSIEME ALLA SUA FAMIGLIA: TRASPORTO URGENTE A LAMPEDUSA

Agosto 14th, 2019 Riccardo Fucile

DEVONO ENTRARE IN COMA UNO A UNO PRIMA CHE I CRIMINALI SOVRANISTI LIBERINO GLI OSTAGGI: QUESTI SONO I “BUONI PADRI DI FAMIGLIA”… IL TRIBUNALE DEI MINORI: “I 32 MINORENNI A BORDO VANNO SBARCATI SECONDO LA LEGGE VIGENTE”

Una famiglia (due adulti e due bambini) è stata evacuata dalla Open Arms e portata in Italia. L’operazione ha avuto il via libera dal governo italiano, dopo che Malta ha annunciato di non riuscire a portarla a terra con tempestività . Uno dei bambini ha infatti bisogno di cure urgenti.
Poco prima era stato lo stesso equipaggio della nave dell’ong spagnola Proactiva Open Arms a segnalare la situazione a rischio per il bimbo: “Richiesta evacuazione medica urgente per difficoltà  respiratorie per uno dei bimbi e la sua famiglia. Aspettiamo risposta dalle autorità  maltesi e italiane”, aveva scritto sui social l’ong, la cui nave è bloccata da dodici giorni in mare con 151 persone a bordo.
Il Tribunale dei minori di Palermo ha oggi risposto al ricorso presentato da Open Arms il 7 agosto, con il quale i legali della ong   chiedevano di tutelare i diritti dei 32 minori a bordo, 28 dei quali non accompagnati.
E lo ha fatto, ha sottolineato la ong, chiedendo “chiarimenti” ai ministri che hanno firmato il divieto di ingresso, oltre a Salvini, Trenta e Toninelli: “Si chiede di conoscere quali provvedimenti le autorità  intendano adottare in osservanza della normativa internazionale e italiana”.
I giudici hanno ricordato che “le convenzioni internazionali impongono il divieto di respingimento alla frontiera o di espulsione dei minori stranieri non accompagnati” riconoscendo loro, di contro, “il diritto ad essere accolti in strutture idonee”. Ed è “evidente che questi diritti vengono elusi” dalla permanenza a bordo, in condizioni “di disagio fisico e psichico”.

(da agenzie)

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PONTE MORANDI, GENOVA E’ QUESTA: GLI SFOLLATI PER RINGRAZIARE LA COMUNITA’ HANNO DESTINATO UNA PARTE DEGLI AIUTI RICEVUTI PER REGALARE UN’AMBULANZA ALLA CITTA’

Agosto 14th, 2019 Riccardo Fucile

“LA CITTA’ NON CI HA MAI ABBANDONATI: DIGNITA’, ACCOGLIENZA, SOLIDARIETA’ SONO L’ORGOGLIO E LA STORIA DI GENOVA”

Il 13 agosto, a 364 giorni dal crollo del Ponte Morandi, un nutrito gruppo di sfollati del Ponte Morandi di Genova si è ritrovato a qualche centinaio di metri dal viadotto ormai ridotto a un cumulo di detriti e ricordi.
Qui, in piazza Pallavicini, il comitato di sfollati di Via Porro ha voluto ricordare non quel giorno tragico di agosto di un anno fa, ma il risvolto concreto e positivo di quel disastro.
In piazza Pallavicina, davanti alla sede della Croce Rosa Rivolese — una delle pubbliche assistenze che più si è spesa nei giorni successivi al crollo del Ponte — gli sfollati di via Porro e di via Campasso hanno ringraziato la comunità , il territorio che non li ha lasciati soli in un anno fatto di nostalgia e dolore, decidendo di donare un’ambulanza.
È un gesto di fiducia reciproca, di amore incondizionato di una comunità  sfregiata ma nient’affatto disposta a farsi schiacciare dal peso di un ponte che è caduto e ha lasciato dietro di sè vuoto e disperazione, che gli abitanti di via Porro hanno saputo mutare presto in azione.
La tragedia che li ha toccati non li ha scalfiti, li ha spronati a darsi da fare, ad attivarsi, a fare rete e a salvarsi, anche grazie al supporto del resto della comunità  e delle tante donazioni private che il comitato di via Porro ha raccolto e trasformato in qualcosa di tangibile.
“Nelle ultime assemblee del comitato, attorno a febbraio, abbiamo deciso di fare un resoconto dei primi mesi e abbiamo detto che noi siam stati oggetto di tanta beneficenza e benevolenza. E così abbiamo pensato come gesto simbolico di restituire parte di questi indennizzi in qualcosa che fosse tangibile, visibile e utilizzabile da tutti in maniera gratuita”, ha detto a TPI Franco Ravera, portavoce del comitato.
“Nei momenti difficili viene fuori la solidarietà . È la solidarietà  che tiene insieme la comunità . Da questo fatto gravissimo si è sviluppata un’energia positiva”, ha aggiunto l’assessore all’Ambiente Matteo Campora.
Gli sfollati hanno dato prova negli ultimi mesi di saper far rete, adoperandosi per risollevare il loro quartiere dopo la tragedia di un anno fa. E non solo attraverso l’ambulanza donata alla Croce Rosa: “Ci siamo proposti al municipio per finanziare l’acquisto di giochi per bambini e per fare da garanti su donazioni finalizzate al recupero di immobili del comune destinati a bambini o a spazi polivalenti”, ha continuato ancora Ravera.
“Il dono di oggi non è solo per la Croce Rosa, ma è per tutta la comunità . Se siamo riusciti a superare tutte le difficoltà  è grazie a una comunità  che ha avuto un grande cuore, una comunità  fatta di associazioni e volontariato, e questo è il nostro tesoro più grande”, ha aggiunto Federico Romeo, presidente del Municipio V Valpolcevera.
Ma quella del 13 agosto resta una data importante per gli sfollati del ponte Morandi anche per un altro motivo. A loro torna una delle targhe storiche del quartiere. “Un piccolo simbolo di memoria della nostra via. Si tratta di una targa storica, collocata lì alla fine degli anni ’40”, ha spiegato ancora Ravera.
Riprendere possesso della memoria, conservarla e coltivarla: è questo il valore della targa di Via Porro che oggi torna a chi in quella strada sotto al ponte ci è nato e cresciuto, anche prima che il mostro di cemento venisse alzato sulle loro teste. “Quella targa la ‘memoria’ che metteremo nella nostra sede e noi in quel locale daremo una presenza settimanale proprio per mantenere questo rapporto di comunità . Una comunità  che si conosceva prima, si è ancora di più conosciuta nel presidio sotto al ponte e che spero venga mantenuta anche in futuro”.

(da TPI)

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FAMIGLIE, LAVORATORI E RAGAZZI: L’ITALIA DISTRUTTA DEL PONTE MORANDI

Agosto 14th, 2019 Riccardo Fucile

43 VITE SPEZZATE: A UN ANNO DALLA TRAGEDIA PREFERIAMO RICORDARE LE VITTIME, NON RACCONTARE LE PASSERELLE DEI POLITICI

Un istante che ridisegna per sempre lo skyline di Genova e che riporta l’Italia a contatto con i suoi fantasmi. Sì, perchè sono in molti, in quel drammatico 14 agosto, quando il Ponte Morandi si spezza trascinando con sè l’inquietante bilancio umano di 43 vittime, a riandare con il pensiero ad altre stagioni.
Come il terribile 2 agosto del 1980 quando a Bologna, nel corso della drammatica esplosione della stazione, persero la vita ben 85 italiani. Era l’Italia del terrorismo, delle radio libere e delle tv in bianco e nero.
L’Italia del 2019 sembra un altro mondo. Ma, dalle dirette delle tv private al tam tam dei social network, il senso di impotenza è lo stesso.
E molti non resistono alla tentazione di paragonare il crollo del Ponte Morandi alle pagine più buie della storia italiana. Come il padre di Giovanni Battiloro, promettente giornalista di Torre del Greco, che all’indomani della tragedia parla apertamente di “Strage di Stato”. Sì, perchè la rabbia è tanta e il nemico non è più una frangia eversiva.
Il nemico si chiama imperizia, opere pubbliche decadenti, appaltate a privati pronti a massimizzarne i profitti, ma forse incapaci di garantirne la sicurezza, uno Stato paralizzato e spesso incapace di fare gli interessi dei cittadini.
La tragedia del 14 agosto diventa in breve il simbolo dell’Italia di questi anni, il nostro personale e doloroso Titanic.
Da sud a Nord la tradizionale vigilia di ferragosto è un giorno di spostamento per molti vacanzieri o per molti lavoratori pronti a ritagliarsi un giorno di pausa dalla calura estiva. Ma a Genova, così come in larga parte della penisola, quel giorno sembra tutto fuorchè estate.
La pioggia si abbatte sulle le strade liguri e anche sul manto stradale del ponte Morandi, mentre molte famiglie lo attraversano dirette verso mete turistiche sognate da mesi. Uomini, donne e bambini: i volti di chi ha perso la vita in quel tragico giorno di agosto si sovrappone presto nelle edizioni straordinarie dei telegiornali e nelle aperture dei quotidiani on-line.
E le loro storie colpiscono subito l’opinione pubblica. È il caso della famiglia Robbiano, un nucleo composto da Roberto, Ersilia e il piccolo Samuele. I tre erano in partenza verso la Sardegna. Sul cruscotto della macchina gli inquirenti hanno ritrovato un telefonino che squillava all’impazzata. «Mamma» è la scritta che compariva sul display. Dall’altra parte del filo c’era una nonna, disperata, che tentava di parlare con la figlia.
O è il caso della coppia formata da Christian Cecala e Dawne Munroe: i due ragazzi si erano conosciuti in Jamaica ed erano in viaggio verso le vacanze con la figlioletta Crystal nel giorno del crollo.
La tragica fatalità  unisce vittime di diversa nazionalità  come la famiglia dello chef cileno Juan Carlos Pastenes, 64 anni, da 30 anni abitante a Genova e quella di Alessandro Robotti, astrofilo dell’alessandrino e della moglie Giovanna Bottaro.
E a farne le spese sono spesso i minori. Come i due figli di Claudia Possetti, Manuela (16 anni) e Camilla (12). I due viaggiavano con la madre e con il suo nuovo compagno, Andrea Vittone.
Commosso il ricordo della sorella di Paola: «Mia sorella Claudia stava vivendo uno dei momenti più belli della sua vita. Dopo la separazione e un periodo di convivenza si era risposata da pochi giorni. Era felice, con suo marito erano appena tornati dagli Stati Uniti dove erano andati in viaggio di nozze con i ragazzi nati dal primo matrimonio: Camilla e Manuele — racconta- eravamo legatissime».
Ma il 14 agosto non è per tutti sinonimo di vacanza: per molti è un giorno come un altro, e non sono pochi i lavoratori coinvolti nel maledetto momento del crollo. Portuali, dipendenti pubblici, precari di aziende municipalizzate, ma anche commessi, autotrasportatori e lavoratori occasionali e piccoli imprenditori: è uno spaccato abbastanza fedele del Paese quello delle vittime coinvolte nel crollo del ponte genovese.
Molti dei lavoratori che hanno perso la vita in quel maledetto 14 agosto erano all’opera per racimolare qualche soldo extra, molti lasciano mogli, genitori e figli.
È il caso di Andrea Cerulli, portuale che si stava recando al lavoro verso Voltri, ma anche dei numerosi autotrasportatori che hanno perso la vita sul ponte.
Storie come quelle di Marian Rosca, camionista romeno che viaggiava con il collega moldavo Anatolii Malai nel momento dello schianto: la sua famiglia ha autorizzato dopo l’incidente alla donazione degli organi.
Un destino beffardo che accomuna molti altri camionisti italiani e lavoratori come Gennaro Samataro, autotrasportatore napoletano, Vincenzo Licata, Luigi Matti Altadonna (commesso per la catena Mondo Convenienza), Giorgio Donaggio, ex campione di Trial ricordato anche dall’inviato di Striscia la Notizia, Vittorio Brumotti.
Altri lavoratori ucciso dal Ponte Morandi erano invece addetti alla sicurezza stradale come Mirko Vicini, ultimo tra le vittime a essere trovato, precario dell’Amiu, l’azienda municipale di Genova. Un destino condiviso anche da Bruno Casagrande e Alessandro Campora (dipendente Aster).
E non mancano purtroppo le vittime anche tra i lavoratori occasionali come Marius Djerri, promessa calcistica del Campi Corniglianese, morto con l’amico Edi Bokrina, mentre si stava recando al lavoro per una ditta di pulizia. Inconsolabile la madre:   «Continuo a ripensare a quella mattina — dice — di solito lo chiamavo più volte al giorno, anche cinque o sei, e quel 14 agosto, chissà  perchè, ci siamo sentiti una sola volta. A volte mi dico che mi basterebbe una sola telefonata in più, sentire la sua voce una volta in più» ha confessato al Secolo XIX .
E come per i due giovani ragazzi albanesi, anche quello di Henry Diaz Henao, ragazzo di origine colombiana e studente di ingegneria, era un lavoro occasionale. Henry stava accompagnando, con un servizio di navetta, una donna, Angela Zerilli, cinquantenne dipendente del comune di Milano verso un centro benessere. Una corsa che si è arrestata drammaticamente su quel maledetto ponte.
«Si sarebbero sposati qui tra meno di un anno e oggi: Marta e Alberto, questo è il vostro matrimonio»: la rivelazione del prete , nel giorno del funerale di Alberto Fanfani e Maria Danisi, medico e infermiera conosciutisi e innamoratisi nell’ospedale di Pisa, ha commosso molti.
Ma quella dei due ragazzi è solo una delle tante storie : il crollo del ponte di Genova è anche la storia di sogni e promesse di coppie che si spezzano improvvisamente, di destini segnati dall’amore e dalla stessa tragica fatalità .
Come quella di Stella Boccia e Carlos Jesus Eraso Trujillo: residenti ad Arezzo i due lavorano e si erano innamorati lavorando insieme nel ristorante dei genitori di Stella.
O quella della coppia di ventenni francesi Melissa Artus e Nathan Gusman, i due fidanzati erano in viaggio con altri due coetanei (Axelle Nèmati Alizee Plaze e William Pouzadoux) verso un rave in Sicilia quando il la strada si è aperta sul vuoto. Commosso il ricordo della sorella di William Pouzadoux, contattata poco dopo l’incidente dal quotidiano francese Le Parisien: «Era testardo, ma aveva il senso dell’umorismo. Faceva il viticoltore, aveva un cane che amava moltissimo e un sogno: acquistare un furgoncino con cui fare il giro del mondo».
Volevano arrivaree invece a Barcellona i quattro ragazzi di Torre del Greco che hanno perso la vita sul ponte Morandi. Il loro dramma si sovrappone a quello di una città  e di una nazione intera.
Tra loro Matteo Bentornati, rampollo di una delle dinastie più importanti di Torre del Greco nel settore del corallo, Antonio Stanzione, deejay promettente e Gerardo Esposito, per gli amici Gerry, grande amante dell’Inghilterra.
Tra di loro anche Giovanni Battiloro, promettente e conosciuto giornalista del napoletano per il quale si è mobilitato anche il sindaco De Magistris: «Esprimo la mia profonda tristezza per la tragica scomparsa a Genova di Giovanni Battiloro, unitamente ai suoi tre amici Gerardo, Antonio e Matteo, giornalista di Julie che negli anni ho imparato ad apprezzare non solo per la bravura con la macchina da presa ma anche per l’educazione ed il garbo con cui svolgeva il suo lavoro. L’amministrazione comunale abbraccia forte la famiglia ed è accanto a tutti quanti gli hanno voluto bene».   L’ennesima vita spezzata, l’ennesimo tassello di una Spoon River che ha macchiato per sempre quella maledetta estate italiana.

(da agenzie)

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