Agosto 22nd, 2019 Riccardo Fucile
ZINGARETTI: “DISPONIBILI A PROVARE CON M5S, MA CONDIZIONI TUTTE DA VERIFICARE”
Secondo giorno di consultazioni al Quirinale, con l’arrivo delle delegazioni dei partiti maggiori: nell’ordine Fratelli d’Italia, Pd, Forza Italia, Lega e M5S.
Nella prima giornata Sergio Mattarella ha parlato telefonicamente con il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano e ha ricevuto i presidenti delle Camere e i delegati dei partiti meno rappresentati in Parlamento.
Nessuna perdita di tempo. Secondo quanto si apprende, Mattarella esclude ogni possibile mandato esplorativo e – dopo che il M5S, ultima delegazione in calendario per le consultazioni, avrà lasciato lo studio alla Vetrata – prenderà quella che considera una delle due uniche decisioni possibili: se da parte dei pentastellati e del Pd emergerà la volontà di provare a formare un Governo di legislatura, il Capo dello Stato concederà qualche giorno ai leader dei partiti per trovare una quadra, dando loro appuntamento a lunedì o martedì per un possibile secondo giro di consultazioni che sia riservato solo a chi comporterebbe la nuova maggioranza. Diversamente, se i numeri dovessero propendere per un ritorno alle urne, Mattarella potrebbe già stasera dare l’incarico a un premier di garanzia di formare un Governo elettorale che porti il Paese al voto.
“Abbiamo espresso al presidente della Repubblica la disponibilità a verificare la formazione di una diversa maggioranza e l’avvio di una fase politica nuova e per dare vita a un Governo nel segno della discontinuità politica e programmatica”.
A dirlo è Nicola Zingaretti, segretario del Pd, al termine delle consultazioni al Quirinale con il capo dello Stato Sergio Mattarella. Nella delegazione dem figurano il presidente del partito Paolo Gentiloni, il vice segretario Paola De Micheli e i capigruppo di Camera e Senato Graziano Delrio e Andrea Marcucci.
“Non è una scelta facile” spiega Zingaretti, “sia per l’eredità pesante del precedente Governo, sia per la distanza politica dai 5 stelle”, ma siamo “preoccupati per le difficoltà enormi del Paese, grave isolamento internazionale del nostro Paese”.
Il Pd ritiene “utile provare a dare vita a un governo di svolta e abbiamo indicato i primi non negoziabili principi a cui il nuovo Governo dovrebbe rifarsi”. In altre parole, spiega Zingaretti, “non un Governo a qualsiasi costo, serve un Governo di svolta”, che sia “nuovo, solido, con un’ampia base parlamentare che possa ridare una speranza agli italiani. Se non dovessero esistere le condizioni, ancora tutte da verificare allo stato attuale — conclude Zingaretti – lo sbocco naturale della crisi sono nuove elezioni anticipate a cui il Pd è pronto”.
(da agenzie)
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Agosto 22nd, 2019 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO PD AL MESSAGGERO: “NO A DUE VICEPREMIER CHE SI CURANO DEL PROPRIO ORTICELLO”
È tempo di piantare paletti per Nicola Zingaretti. No a Giuseppe Conte premier; sì a Luigi Di Maio
ministro; no a un Contratto di Governo; no ai due vicepremier che alla fine pensano solo al proprio tornaconto.
“Senza un Governo forte e con obiettivi evidenti, per noi ci sono solo le urne” dice il segretario del Pd in un’intervista al Messaggero in cui rivendica il successo della sua linea – e non quella di Matteo Renzi – dentro l’Assemblea dem.
Si parte dai 5 punti che ha indicato nella relazione, approvata (per una volta) all’unanimità dall’assise dem. “M5S accetta questi punti o fa saltare il banco e se ne assume la responsabilità ” afferma Zingaretti, che nei toni fa capire da subito quanto preveda dura e complessa la trattativa per la nascita di un nuovo esecutivo. “Da parte nostra non c’è alcun tipo di subalternità ”.
Zingaretti esclude che l’inquilino di Palazzo Chigi resti quello attuale.
“Conte non va bene: non si può dire che gli altri, ovvero Salvini, hanno sbagliato, e riprendere a governare come se nulla fosse cambiando solo alleato
Il segretario Pd esclude anche di poter essere lui il presidente del Consiglio. Nessuna preclusione, nell’ambito di una necessaria “discontinuità ”, invece sulla presenza di Luigi Di Maio nel Governo.
“Non ho alcun veto su Di Maio nel Governo. Ma non si potrà far scendere in campo la stessa squadra che ha perso già una partita”.
Bisogna anche superare lo schema del Governo gialloverde in materia di programmi.
“Per carità . Il Contratto di Governo non funziona: lo abbiamo visto in questa triste pagina gialloverde. Non si può pensare che ci siano due vicepremier che si curano i rispettivi orticelli e che poi litigano su tutto. Cinque punti chiari sono la soluzione. Con la manovra al primo posto”.
Capitolo Pd. Zingaretti affronta il tema Matteo Renzi.
“La scissione di Renzi è un’eventualità che nemmeno il diretto interessato nasconde. Vedremo. Ma io sono il segretario del partito e devono tenere tutti dentro lo stesso schema di gioco”… “La proposta di Renzi, cioè quella di un Governo istituzionale di breve durata, non ha ricevuto alcun tipo di reazione nel M5S. Perchè, credo, i grillini non si fidano di lui”… “Il dato politico è che nessuno ha risposto alla sua sollecitazione. Mentre con il M5S, dopo la direzione Pd, c’è un ragionamento aperto grazie alla nostra proposta forte e cristallina. Che mette i grillini davanti a una scelta di campo”.
(da agenzie)
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Agosto 22nd, 2019 Riccardo Fucile
LE CONDIZIONI POSTE RECIPROCAMENTE (E ACCETTATE)
Mentre Matteo Salvini aveva detto più volte, nel corso della brevissima pausa di Ferragosto, di aver lasciato acceso il suo cellulare, dopo aver fatto deflagrare la crisi di governo, per aspettare una chiamata del Movimento 5 Stelle, la linea telefonica bollente, evidentemente, era un’altra.
E correva sulla cella che agganciava Zingaretti-Casaleggio, in una corrispondenza totalmente inedita.
Secondo quanto descrive Goffredo De Marchis su Repubblica, la telefonata fatidica sarebbe avvenuta nel giorno di Ferragosto.
I due sono gli attori esterni di questa alleanza possibile tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Non è una novità che, ormai, le due forze in gioco stanno cercando un terreno comune di dialogo per provare a portare a casa un’intesa basata — secondo il Partito Democratico — su cinque punti programmatici.
Il tentativo è stato benedetto proprio da quella telefonata che, tuttavia, ha messo in luce altri punti di confronto che non sono emersi dopo la direzione del Partito Democratico di ieri.
Zingaretti ha ribadito di essere contrario ad accordicchi o a governi dall’orizzonte piuttosto ristretto, mentre invece Davide Casaleggio ha risposto che il cambiamento e la discontinuità rispetto al passato dovrebbe avere un’eccezione nel ruolo di Luigi Di Maio: «Non va umiliato» — è la condizione che Davide Casaleggio ha posto.
Al momento, l’ex vicepremier è uno dei punti di contatto più saldi tra il Movimento 5 Stelle e la Casaleggio Associati che, invece, ha perso un po’ la presa sui duri e puri, partendo proprio da Beppe Grillo.
Davide Casaleggio rappresenta il movimento di governo (e poco di lotta) e il suo alter ego perfetto è proprio Luigi Di Maio.
Ma Nicola Zingaretti, che forse è disposto a chiudere un occhio sul big dei big del Movimento, ha dettato anche altre condizioni: lui non può entrare in questo governo come attore diretto (ha solo il mandato di metterlo in piedi, un mandato da segretario) e inoltre non è disposto a far percepire il Partito Democratico come una semplice riserva della Lega.
La telefonata è andata in scena a Ferragosto, a quanto pare. Da allora sono stati fatti più passi avanti che passi indietro. La sensazione, quindi, è che le rispettive cornette abbiano fatto click con discreta soddisfazione reciproca.
(da agenzie)
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Agosto 22nd, 2019 Riccardo Fucile
“L’ITALIA HA UN GRANDE POPOLO CHE MERITA UN GOVERNO E DEI DIRIGENTI ALL’ALTEZZA”
Emmanuel Macron parla della crisi di governo in Italia e punta il dito su Luigi Di Maio e Matteo
Salvini.
In una serie di dichiarazioni rilasciate alla stampa ieri e riportate oggi da Anais Ginori su Repubblica il presidente della Republique durante un lungo incontro con l’Association Presse Prèsidentielle dice la sua su quanto sta accadendo a Roma, partendo dal Capitano: «La lezione che ci viene dall’Italia è una sola: quando ci si allea con i sovranisti alla fine sono i sovranisti a vincere».
E poi specifica nel merito:
«Faccio una semplice constatazione – argomenta Macron – chi era in testa nelle ultime elezioni politiche? Il Movimento 5 Stelle che poi ha deciso di governare con Salvini. E ora chi è il grande perdente dell’ultima sequenza? Di Maio».
Il leader della Lega non è indebolito dall’attuale crisi politica? «Forse, me lo auguro», ribatte il presidente francese. «Ma pensare che allearsi con i sovranisti sia un modo di reinventare la politica non funziona. Lo vediamo altrove, non funziona mai». Il breve flirt di Di Maio con il movimento dei gilet gialli ha lasciato tracce all’Eliseo.
Macron appoggia convinto l’ipotesi di un nuovo governo di coalizione per isolare la Lega: «L’Italia – commenta Macron – è un Paese amico e un grande popolo il cui destino è profondamente europeo. È un Paese che merita un governo e dei dirigenti che siano all’altezza».
(da agenzie)
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