Agosto 6th, 2019 Riccardo Fucile
LE CONTINUE OFFESE RAZZISTE AL RAGAZZO 25ENNE DI LOANO: “LUI RIESCE A SORRIDERE E NON SE LA PRENDE”
Ha scelto di dedicarsi agli altri, di aiutare il prossimo. Indossando la divisa della Croce Rossa, simbolo di
solidarietà nel mondo. Un onore e una fatica, perchè bisogna affrontare mesi di preparazione. Ma anche per Umar Ghuni, 25enne nato in Ghana, il prossimo è diventato aggressivo, insolente. Razzista.
Lui che lavora nel savonese, regolarmente assunto in una cooperativa, sabato scorso si è sentito dire: “Sporchi la divisa che indossi”.
Non certo il primo insulto a lui rivolto: almeno il quarto, quinto episodio da quando Umar fa il volontario. E non solo nei suoi confronti, visto che insieme a lui c’è un altro ragazzo straniero.
Il 25enne era con gli altri militi della Croce Rossa di Loano a un festa, una sagra organizzata per autofinanziamento sul lungomare del Comune del savonese: “Più bruschette per una nuova ambulanza”. Stava offrendo alcuni gadget.
Dalla “Croce” di Loano spiegano che “ormai è stato superato il limite. E’ inaccettabile che un ragazzo d’oro, uno che ha scelto di aiutare gli altri, venga insultato, Ormai veniamo tutti attaccati come soccorritori, siamo diventati un bersaglio, ma lui e l’altro ragazzo straniero sono nel mirino più degli altri. E stiamo parlando di una persona sempre ‘positiva’, che riesce a prendere anche questi insulti vergognosi con il sorriso”.
A sconfortare è proprio la reazione rassegnata di Umar: “Quando ci racconta di questi episodi, fa spallucce e dice che è normale accada, perchè lui è nero”. I militi della Croce Rossa di Loano, adesso, hanno deciso di mettere la foto di Umar insieme agli altri volontari su Facebook, e di denunciare pubblicamente la persecuzione razzista.
E’ recente, del resto, la campagna di Croce Rossa Italiana “Io non sono un bersaglio”. Perchè ormai aiutare gli altri sta diventando un motivo di scontro, non solo verbale. Per Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana, “colpire chi porta soccorso significa annichilire la speranza”. Umar, quantomeno, la speranza non l’ha persa. E va avanti.
(da agenzie)
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Agosto 6th, 2019 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DELLE MADRI CHE HANNO ADOTTATO UN FIGLIO
Uno dei tanti effetti collaterali del salvinismo è il razzismo contro i figli adottivi di colore in Italia. Lo racconta oggi Maria Novella De Luca su Repubblica, spiegando cosa sta succedendo dalle nostre parti:
Centinaia di episodi. Quasi tutti contro ragazzi adolescenti adottati in Africa, quando l’Italia era ai vertici per numero di adozioni internazionali e il nostro paese considerato (ancora) sicuro per un bambino con la pelle scura. Centinaia di mamme che si mettono in rete e decidono di rompere il silenzio. Ragazzi cacciati dagli autobus, ragazzi che non vanno più a scuola da soli, ragazzi che si ammalano di vitiligine, una malattia dermatologica che “sbianca” la pelle.
Paola insegna all’università . Crede nella cultura, nel dialogo. «Ma pochi giorni fa c’è stato un altro episodio: ero in auto con mia figlia. La polizia ci ha fermate, ma invece di chiedere a me i documenti, visto che ero al volante, gli agenti sono andati subito da lei, nera, chiedendole se era in regola. Capite? Mi sono infuriata, ho detto che lei era mia figlia, cittadina italiana, minorenne. A quel punto hanno cambiato tono, dicendomi che avevano ricevuto quel tipo di ordini». Cioè fermare e identificare chi ha la pelle nera.
Ma è ancora più drammatico il raccontò di Saron, 16 anni, nome di fantasia, anche lei adottata in Africa a 2 anni. È una ragazzina timida, brava a scuola, da grande vorrebbe fare il magistrato. «Due uomini sulla spiaggia hanno iniziato a insultarmi dicendo che noi nere veniamo in Italia a fare le prostitute. “Vieni con noi in cabina, facci vedere quanto sei brava”, mi dicevano”».
Saron ormai in spiaggia da sola non ci va più. «Io vorrei solo vivere la vita di tutti miei coetanei, come facevo prima. Vorrei diventare invisibile, sparire, fino a quando questo brutto periodo non passa».
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 6th, 2019 Riccardo Fucile
I DISSIDENTI CHE SI SONO ESPOSTI SONO STATI SOLO 5, MA IL MALUMORE E’ DIFFUSO… NON SI TRAMUTA IN ATTO CONCRETO PERCHE’ LO STIPENDIO E’ PIU’ IMPORTANTE DELLA COERENZA E DELLA DIGNITA’
Ieri durante il voto per il decreto sicurezza bis il MoVimento 5 Stelle ha registrato cinque defezioni: quelle di
Elena Fattori, Virginia La Mura, Michela Montevecchi, Lello Ciampolillo e Matteo Mantero.
I cinque senatori dissidenti però non hanno votato contro la fiducia, ma sono usciti dall’Aula al momento del voto, aiutando oggettivamente così il governo che ha visto abbassare il quorum per la votazione.
E sono stati rimpiazzati da altre grosse personalità che il M5S ha portato in parlamento per moralizzarlo, come Maurizio Buccarella, nientepopodimenochè avvocato cacciato dai grillini perchè si è tenuto i soldi che doveva donare al fondo per il microcredito annullando bonifici: è uno di quelli che secondo Di Maio si sarebbe dimesso una volta eletto e infatti è ancora lì a portare a casa la pagnotta e a fornire una stampella al governo quando necessario (e pensare che era uno che faceva opposizione a Grillo sull’immigrazione).
Forza Italia era in Aula ma non ha partecipato al voto. Fratelli d’Italia ha scelto l’astensione. Con il nuovo regolamento del Senato, entrato in vigore in questa legislatura, i loro senatori non sono stati conteggiati in quello che impropriamente viene chiamato quorum, cioè la maggioranza per approvare la fiducia.
Non lo sapevano? Oppure lo sapevano e in questo modo hanno dato comunque una mano al governo?
Una stampella di riserva il governo ce l’ha comunque: i cosiddetti «totiani», vicini a Giovanni Toti e quindi a Matteo Salvini, avevano pensato di lasciare l’Aula ma poi, con la conta, non è più stato necessario.
Infine c’è Alberto Airola, ribelle pentito che alla fine ha votato sì citando Rino Formica, «la politica è sangue e merda». A questo punto è evidente che ha scelto la seconda.
Ciò nonostante, c’è chi, come Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera, che racconta la favola di un MoVimento 5 Stelle diviso, “teso tra due spinte contrapposte, rese ancor più plastiche pubblicamente dallo strappo di Max Bugani nei confronti di Luigi Di Maio“.
Da una parte c’è l’ala governista con il desiderio di andare avanti con l’esperienza di governo, dall’altra un gruppo movimentista di big e attivisti che chiede un cambio ai vertici e manifesta il desiderio di tornare al voto e, molto probabilmente, all’opposizione.
E in entrambe le fila c’è chi evoca – un po’ come minaccia, un po’ come spettro– l’idea di rifondare i Cinque Stelle. Ognuno con modi e metodi diversi. Anche con nuovi progetti.
Insomma, la guerriglia interna è destinata a durare. Molti esponenti della fronda vedono in Alessandro Di Battista l’unica alternativa a Luigi Di Maio, ma la contrapposizione al momento è solo a colpi di fioretto.
E c’è anche chi prova a mediare ed evitare strappi. Roberto Fico rimane in stand by, osserva, e continua a pungere Matteo Salvini (l’ultima stoccata nel tardo pomeriggio sulla Terra dei fuochi).
Davide Casaleggio ieri ha incontrato proprio Bugani: al centro le tensioni ai vertici del Movimento e il ruolo del consigliere bolognese nell’associazione Rousseau (di cui Bugani è socio).
Si tratta con tutta evidenza di una serie infinita di fregnacce. Se il M5S torna al voto, metà dei parlamentari rischia di tornarsene a casa e non mettere più piede in parlamento.
A parte quelli che non sono ricandidabili perchè al secondo mandato e quindi non hanno nessuna speranza di essere ricandidati nel M5S (ed ecco perchè stanno cercando di riciclarsi come ribelli: per rimediare altre candidature con altri partiti: chissà quanti fessi ci cascheranno).
Non a caso chi si agita è Max Bugani, che non ha più incarichi, o Alessandro Di Battista, che è fuori dal Parlamento e ci rientra solo con le elezioni.
C’è chi è arrivato ad essere terza carica dello Stato in questa legislatura: vi pare che si mette a sottilizzare?
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 6th, 2019 Riccardo Fucile
SESSANTA REDATTORI INSORGONO CONTRO UN TG A SENSO UNICO
Nel TG2 è rivolta contro Gennaro Sangiuliano per la solidarietà ai giornalisti di Repubblica aggrediti da Salvini. Uno scontro, in atto da mesi, sulla linea sovranista imposta dal direttore che ha ormai trasformato il Tg2 nel megafono della Lega.
Come peraltro rilevato dall’Agcom, che l’ha più volte diffidato a riequilibrare gli spazi informativi. Racconta oggi Giovanna Vitale su Repubblica:
Dopo gli attacchi sferrati da Salvini ai reporter Lo Muzio e Mottola – nel frattempo condannati da Fnsi, Odg, Usigrai e da decine di testate televisive, online e cartacee – una sessantina di redattori (su 150) chiedono a uno dei loro rappresentanti sindacali, Lorenzo Santorelli, di farsi portavoce del disagio degli interni che non intendono coprire le gesta del vicepremier leghista.
Fanno tutti parte del gruppo dei dissenzienti, da tempo impegnati a denunciare la deriva del Tg2, le promozioni targate centrodestra, lo sbarco in redazione di salviniani di provata fede.
Quando però Santorelli lo dice agli altri due componenti del Cdr, Luciano Guelfi e Fabio Chiucconi, entrambi vicini al direttore, questi fanno muro. E propongono di stigmatizzare, oltre al comportamento di Salvini, pure quello del deputato Pd Michele Anzaldi, reo d’aver criticato l’inviata Maria Antonietta Spadorcia, altra Sangiuliano girl.
Come se i due episodi fossero comparabili: i commenti social di un esponente dell’opposizione con le aggressioni verbali di un membro del governo. Esattamente il testo che poi verrà diffuso. E andrà in Rete insieme alla solidarietà espressa da altri Cdr: Tg5, Famiglia Cristiana, Manifesto e Corriere dello Sport.
Ma i dissenzienti non ci stanno. E il giovane Santorelli verga, solo a suo nome, un comunicato che certifica la rivolta interna al Tg2:
«Nel giro di poche ore, il ministro dell’Interno ha dileggiato due giornalisti che gli avevano posto domande a suo giudizio sgradite. Dunque due professionisti che stavano semplicemente facendo il proprio lavoro, uno dei quali, oltretutto, per il Servizio pubblico. A loro va la solidarietà dei colleghi del Tg2 – sia tra i 64 che mi hanno votato, sia tra quelli che non lo hanno fatto – che si riconoscono nella mia sensibilità ».
Per poi rincarare: «Un uomo di governo, non rispondendo alle domande, nega il primo contrappeso di tutte le democrazie: la libertà di stampa, sancita dalla nostra Costituzione». Un atto di coraggio.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 6th, 2019 Riccardo Fucile
NORME E POTERI DA REGIME MILITARE, VIOLAZIONE DELLE LEGGI INTERNAZIONALI… IN UN PAESE CIVILE CHI AVESSE PROPOSTO UN DECRETO DEL GENERE SAREBBE GIA’ IN GALERA
Sergio Mattarella firmerà il decreto sicurezza bis appena licenziato dalle Camere con l’esultanza della
Madonna di Salvini e l’ok del MoVimento 5 Stelle.
Ma il presidente della Repubblica potrebbe accompagnare l’ok con una lettera in cui esprimerà tutte le sue perplessità sulla costituzionalità delle norme, com’era accaduto del resto già nell’ottobre 2018, quando venne approvato il primo decreto sicurezza. All’epoca, in una lunga missiva inviata al governo, il Presidente della Repubblica aveva ribadito l’intangibilità di alcuni diritti degli immigrati, garantiti dalla Costituzione, richiamando l’esecutivo populista agli obblighi costituzionali e al rispetto dei trattati internazionali.
Spiega oggi Concetto Vecchio su Repubblica:
Quella approvata è una legge che assegna al ministro dell’Interno Matteo Salvini poteri mai visti per un titolare del Viminale. Un ministro che può limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi dei migranti per motivi di ordine pubblico e sicurezza pubblica. Un uomo di Stato che criminalizza le ong e disprezza le leggi del mare, che sembra ignorare i trattati internazionali che impongono di salvare sempre e comunque le vite umane. E che ha imposto pene durissime, da 150mila euro a un milione, al comandante della nave che disubbidisce (il testo originario prevedeva da 10 a 50 mila euro), e che in più rischia la sospensione o la revoca della licenza di navigazione. Da più parti si evoca lo Stato di polizia.
Da quel che trapela le riserve riguarderebbero anche la modulazione delle pene della seconda parte della legge, quella che disciplina l’ordine pubblico: l’articolo 7, che riguarda le manifestazioni in luogo pubblico, introduce circostanze aggravanti, per i reati di violenza, minaccia o resistenza a un pubblico ufficiale, e di violenza o minaccia a un corpo politico.
Durante l’esame parlamentare è stata aumentata la sanzione per l’oltraggio al pubblico ufficiale e per chi offende il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio.
Il decreto inoltre trasforma da violazioni amministrative in reati le azioni di chi si oppone alle forze dell’ordine con qualsiasi tipo di resistenza.
«La resistenza passiva sarà reato?», si è domandata la politologa Nadia Urbinati sul sito Strisciarossa. «Sedersi a terra davanti alle forze dell’ordine, rifiutandosi di andarsene sarà reato? E gridare contro il governo e la polizia?».
In attesa degli eventuali rilievi scritti di Mattarella, è convinzione diffusa, tra molti giuristi, che questa legge alla fine sarà smontata dalla Corte costituzionale.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 6th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO I CULI ONDEGGIANTI MEGLIO ACCONTENTARE I BUONI BORGHESI DEVOTI
«Salvini ha sbagliato, alle cubiste del Papeete doveva far mettere il costume tricolore invece di quello animalier, che fa tanto Africa»: reduce dal figurone fatto ad Agorà per il carabiniere ucciso a Roma, Daniela Santanchè cerca di farsi riconoscere anche oggi sui giornali parlando dell’inno di Mameli al Papeete che ha movimentato la giornata di vacanze del Capitano.
Il quale però sul punto probabilmente ha la coda di paglia, visto che ieri si è affrettato a cacciare fuori la sua devozione per la Madonna in occasione del voto di fiducia sul decreto sicurezza bis
Una Madonna tutta sua, però, visto che ha festeggiato il 5 agosto un compleanno che risulta essere diverso da quello ufficiale della Chiesa, che cade l’8 settembre, ma valido per gli appassionati di Medjugorie, ovvero l’imbroglio mariano più in voga di questi tempi (in senso assolutamente bipartizan, visto che Tiziano Renzi, padre di Matteo, organizzava pellegrinaggi — osteggiati anche dal figlio, parrebbe dalle intercettazioni).
Ma non sfugga che la Madonna di Salvini arriva a fagiuolo proprio per far dimenticare le cubiste in animalier: dopo l’esibizione dell’Inno di Mameli sono arrivate diverse critiche al Capitano da ambienti come quelli della polizia e dei carabinieri, ovvero proprio quelli di cui Salvini ha un disperato bisogno.
Per questo ieri è arrivato a far scendere in campo la sua devozione: per salvare le apparenze. Tanto poi domani sarà tutto dimenticato. Come sempre.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 6th, 2019 Riccardo Fucile
DECINE DI MILITANTI ASSERRAGLIATI ALL’INTERNO E SUL TETTO
Il centro sociale Xm24 è sotto sgombero. Le forze dell’ordine si sono presentate intorno alle 5.30, tutta via
Fioravanti è militarizzata e bloccata dalla presenza dei blindati di polizia e carabinieri.
I militari in tenuta antisommossa hanno fatto irruzione e già allontanato alcuni attivisti, mentre un gruppo di loro (inizialmente 150, poi ridottisi a una trentina verso le 7) resta all’interno dell’edificio di via Fioravanti 24, messo sotto sfratto dal Comune di Bologna che intende realizzare dieci appartamenti di cohousing.
I militanti chiamano a raccolta i solidali tramite Facebook: “Venite in supporto”, “Portate la vostra fantasia e creatività contro il nulla che avanza”, mentre sempre in rete il ministro dell’Interno Matteo Salvini commenta: “Molto bene, la musica è cambiata: ordine, legalità e democratiche ruspe!”, mentre il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni parla di “giornata storica” (proprio lei che faceva da giovane la barista al centro sociale Link…)
Almeno una decina di giovani manifesta sul tetto (anche con qualche uovo di vernice), tutti gli altri sono forniti di pentole e coperchi per disturbare sonoramente l’operazione, mentre le forze di polizia si sono presentate anche con le ruspe, già al lavoro, così come la ditta di traslochi chiamata dal Comune, che sta iniziando a svuotare lo stabile.
Poco prima delle 10 inizia una trattativa fra gli agenti, saliti in cima al tetto del vicino centro Katia Bertasi, e gli antagonisti.
Allontanato a insulti dai manifestanti in presidio il consigliere comunale della Lega Umberto Bosco, mentre il centrodestra esulta per l’azione delle forze dell’ordine.
Fra gli altri consiglieri presenti, anche Emily Clancy di Coalizione civica; il partito attacca: “Complimenti all’Amministrazione per questo insensato atto di forza, che vede anche l’impiego di una ruspa, tanto perchè sia chiaro l’immaginario di riferimento e quale idea di città abbia vinto, oggi”. Per Matteo Orfini, deputato Pd, “Ancora uno sgombero, le ruspe, i blindati. Non può essere questa la soluzione. Si interrompa questo show e riprenda il dialogo”.
La convenzione con Palazzo d’Accursio era scaduta nel 2016, una decina di giorni fa l’ultimatum del Comune per liberare gli spazi dopo le proteste degli antagonisti, con un partecipato corteo cittadino e in Consiglio comunale.
Nei giorni scorsi i membri del collettivo, sentendo vicino lo sgombero, avevano coperto i murales tutelati dalla Soprintendenza presenti sulle pareti esterne dell’edificio e portato via gran parte delle attrezzature, e si preparavano “alla resistenza”. Ora, anche con i fuochi d’artificio, chiamano a raccolta la città e decine di persone, oltre le reti che delimitano gli spazi dell’edificio, sono accorse in sostegno del collettivo, sorvegliati a vista dagli agenti in tenuta antisommossa.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 5th, 2019 Riccardo Fucile
GIORNATA SENZA PATHOS, CINQUESTELLE TERRORIZZATI… PD E FORZA ITALIA PRONTI A PUNTELLARE IL GOVERNO SULLA TAV
Proprio non c’è l’aria di crisi, anzi. Anche le opposizioni si dedicano a puntellare il governo, mica male come spettacolo.
Sentite Maurizio Gasparri, adagiato su una poltroncina di Palazzo Madama, occhiali da lettura calati sul naso: “Ma perchè dovremmo far precipitare il quadro il 5 agosto, in un momento peraltro così delicato per noi? È chiaro che votiamo contro la mozione dei Cinque Stelle sulla Tav, senza infilarci in un accrocco tattico”.
E qui bisogna fare un inciso, anzi due, che non riguardano i casini di Forza Italia.
Il primo è che, in fondo, il problema è il gioco delle mozioni sulla Tav (mercoledì), ultimo scoglio prima delle ferie e del rinvio del fantasma della crisi.
Il secondo, di inciso, è questo. È evidente che se mercoledì dovesse passare la mozione dei Cinque Stelle contro la Tav si porrebbe un bel problema: non è vincolante per il governo, però la politica ha le sue logiche anche nell’era dell’antipolitica.
E se in Parlamento si approva una mozione opposta rispetto a quel che ha dichiarato il presidente del Consiglio, è un incidente. Darebbe a Salvini l’occasione di aprire la crisi. Opposizioni degne di questo nome questo scenario lo favorirebbero, in fondo il gioco è facile: basta votarsi le proprie mozioni e dire, sulle altre, “affari vostri, non risolviamo i vostri problemi, vedetevela voi, noi non partecipiamo a questa pagliacciata”.
Invece fanno l’opposto, mica male.
Ecco una macchia rossa che si aggira per i corridoi del Senato. È la chioma di Valeria Fedeli: “Siamo semplicemente allucinanti. Sai perchè sulla Tav rinunciamo alla manovra d’Aula? Perchè i nostri non vogliono votare. Non farmi parlare…”.
Però si vede che si trattiene a stento. Un po’ di pazienza, poi continua: “Uno che ha bisogno di tempo perchè se ne vuole andare e ha in mente lo schema ‘Matteo contro Matteo”, gli altri prudenti. Ma non voglio parlare, lasciamo stare”.
A proposito, il Matteo giusto, nel giorno in cui si vota il decreto sicurezza, l’arma finale del Matteo sbagliato contro le Ong, è in Colorado, non in Aula. Questo però è un altro discorso.
Torniamo al tema principale, che non è di poco conto. Antonio Misiani, che fa parte della segreteria nel Pd, ammette candidamente: “La verità è che qui Salvini neanche con tutta la buona volontà arriva a elezioni anticipate”.
A metà pomeriggio la profezia si materializza. Massimiliano Romeo, il brillante capogruppo della Lega è in buvette. Sorseggia un tè caldo, compiaciuto, molto compiaciuto, di un Parlamento tenuto sulla corda: “Ma no, ma dai… la crisi… Certo si pone un problema politico se il decreto sicurezza non ha la maggioranza assoluta, ma vedremo…”.
E qui sorride ancora. Perchè, ormai è chiaro, è fin troppo evidente che una situazione di questo tipo è irripetibile. Ha appena finito di parlare Alberto Airola, uno dei duri (una volta) no-Tav, dissidente, fino a poco tempo contrario al decreto sicurezza annunciando il suo voto a favore.
Il passaggio clou è la fotografia di una mutazione genetica: “Mai come adesso, con un certo groppo nel petto, mi sovvengono le parole di Rino Formica: la politica è sangue e merda”. In verità , la citazione originale recitava “la politica è passione, sangue e merda”, ma evidentemente il primo elemento è caduto, anche questo segno dei tempi.
Scorre così una giornata senza pathos, scontata nell’esito, banale come l’unico sentimento che la anima, la paura che possa precipitare il quadro, clamoroso esempio di subalternità collettiva al ministro desnudo che fa ballare alle spiagge l’Inno nazionale, ridotto a tormentone estivo: “Ma dai – dice Loredana De Petris, almeno lei si indigna – qui stanno tutti aiutando il governo. Forza Italia e Fratelli d’Italia si astengono sul decreto sicurezza. Sulla Tav addirittura i Cinque stelle non votano la nostra mozione ‘no tav’ per paura di sommare i voti. Sono tutti terrorizzati dall’idea di tornare a casa”.
Menomale che c’è la Santanchè, almeno ha sempre la battuta pronta: “Basta parlare di questo Papeete, con le cubiste con i costumi animalier. Almeno, per cantare l’inno, potevano mettersi i costumi tricolori. Al Tweega queste cose non le facciamo, è più di classe”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 5th, 2019 Riccardo Fucile
DIFFONDE UN VIDEO IN CUI DUE UOMINI BUTTANO UN FRIGORIFERO IN UNA SCARPATA, PECCATO CHE IL FATTO SIA AVVENUTO AD ALMERIA, IN SPAGNA E NON C’ENTRI UNA MAZZA CON L’ITALIA
Sono giorni intensi per Matteo Salvini. Mentre imperversano le polemiche sulle risposte
date ai giornalisti che lo interpellano, di volta in volta, sul presunto scandalo dei fondi russi o sull’utilizzo improprio dei mezzi della polizia di Stato, la ricetta social del ministro dell’Interno è sempre la stessa: bacioni, comizi balneari, gogne mediatiche e indignazione per mantenere alta la rabbia dei followers e degli elettori, vera e propria benzina della politica salviniana.
E quando non c’è nulla di cui indignarsi, la rete offre sempre ottimi spunti.
Del resto, si sa, la nostra attenzione sui social dura solo pochi istanti, chi si prende la briga di verificare ciò che i politici postano?
E anche se qualcuno si dovesse accorgere della mistificazione sarebbe poi così importante, rispetto alla mole di condivisioni che si ottengono?
Quesiti ai quali gli strateghi della comunicazione di Salvini hanno evidentemente già risposto. L’ennesima conferma viene dal video postato dal ministro proprio nella serata di ieri.
Ci sono due uomini che buttano via un vecchio frigorifero in una scarpata sul mare. Una scena di ordinaria inciviltà prontamente capitalizzata dal ministro che, dopo aver indignato i followers, si pone subito come l’uomo forte, l’unico pronto a ristabilire la legalità e la civiltà in un mondo in mano ai “barbari”.
«Non so se è più cretino quello che lancia il frigo vecchio verso il mare o quello che gli fa il video…Spero che li prendano e li costringano a recuperare quel frigo a pedate nel sedere!» sentenzia il ministro.
Un post di certo non inconsueto per chi è abituato alla comunicazione di Matteo Salvini, ma questa volta il contesto è un po’ diverso.
Innanzitutto basta attivare l’audio e accorgersi che i due protagonisti del misfatto sono spagnoli.
Non ci troviamo in Italia quindi, ma in Spagna, e più precisamente nel comune di Almeràa. Come si può evincere dal tweet della Guardia Civil inoltre, i due sono stati già individuati dalla polizia lo scorso 31 luglio, ovvero ben quattro giorni prima del video rilanciato da un “indignato” Matteo Salvini.
Del resto il particolare non sfugge nemmeno a molti commentatori della pagina del ministro: “Adesso fa il ministro dell’Interno pure della Spagna? (Per la cronaca la Guardia Civil li ha presi, ha fatto loro recuperare il frigo e li ha multati per 45mila €, da quel che si legge” scrive un utente, a cui fanno eco altri commenti su questo tono: “Si ma questo è in Spagna tu cosa centri? E poi già è stato recuperato… se vede che eri impegnato al papeete oggi…ah non sono un fan di nessuno ne pd, 5 stelle e bla bla bla”.
Il problema è che però il post di Salvini viaggia sulle 2mila condivisioni e non sono pochi quelli che evocano il PD.
Rimane la perplessità di capire perchè un ministro dell’Interno senta la necessità di postare un video “virale” che gioca sull’indignazione su dei fatti avvenuti addirittura in Spagna, mentre il governo e il Paese sono scossi da emergenze ben più gravi.
E mentre si rifiuta di rispondere alle domande dei giornalisti su questioni ben più serie. La certezza è che anche per oggi la nostra dose di indignazione quotidiana sia servita. Che l’uomo del “Prima gli Italiani” e dei porti chiusi, non conosca confini per la sua propaganda.
(da agenzie)
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