Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile
SOCIAL IMPIETOSI VERSO L’EX MINISTRO CHE SI TROVA COPERTO DI INSULTI
Twitter sa essere un luogo spietato, specie quando c’è da attaccare o prendere in giro il politico
di turno.
Il turno, questa volta, è di Salvini, da sempre preso di mira sui social ma che da quando non è più ministro si sta vedendo rivoltati gran parte dei tormentoni con cui rimepiva quotidianamente le sue pagine.
I ‘bacioni’ si sprecano e l’ironia la fa da padrone.
Certo la soddisfazione è tanta, specie tra chi lo contesta. E non mancano di farglielo notare. Nelle ultime ore, Salvini ha scritto su twitter “Buonasera Amici, se mi collego sulla mia pagina Facebook verso le 19 trovo qualcuno?” e la risposta più gentile è stata ‘la finanza’. Ovviamente, quella più colorita è stata un classico ‘stoc…’
(da agenzie)
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Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile
UNA LETTERA CONDITA DA UN ERRORE DI GRAMMATICA: “ABBIAMO PORTATO A CASA RIFORME DI CUI NE SONO ORGOGLIOSO”
Luigi Di Maio ha salutato i dipendenti del ministero dello Sviluppo Economico con una lettera condita da un errore di grammatica.
Di Maio saluta i dipendenti del Mise con una lettera scritta in un italiano un po’ zoppicante: «Abbiamo portato a casa provvedimenti e riforme di cui ne sono orgoglioso».
Per i suoi è un fake, ma al ministero confermano.
Intanto ieri sul nuovo ministro degli Esteri sono arrivate curiose critiche dalla Cina. La Xinhua, agenzia stampa collegata al governo cinese, ha scritto un pezzo di“news-analysis” sul nuovo governo italiano.
E arrivata a Di Maio ha scritto: «Luigi Di Maio, capo del Movimento 5 Stelle, è stata una scelta insolita come ministro degli Affari Esteri. Il 33enne Di Maio, che è stato vice primo ministro nel precedente governo Conte, non si è mai laureato, ha competenze linguistiche molto limitate e ha mostrato scarso interesse per le questioni globali nella sua vita pubblica». Il commento è stato poi rimesso da Twitter.
E il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha ribadito la volontà di collaborare per lo sviluppo delle relazioni con l’Italia. Sui social in molti hanno ricordato lagaffe di Di Maio quando chiamò «Ping» il leader cinese Jinping durante una sua visita a Shangai.
(da agenzie)
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Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile
IN DIFFICOLTA’ DI FRONTE ALLE DOMANDE DEL GORNALISTA, SI ARRAMPICA SUGLI SPECCHI
Dopo il giuramento del nuovo esecutivo Salvini ricompare in televisione.
Lo fa su una rete non certo ostile alla Lega all’interno di Tg2 Post, il programma di “approfondimento” del telegiornale diretto da Gennaro Sangiuliano.
Anche dalle valli del Trentino (l’ex ministro è in ritiro a Pinzolo) si leva la cantilena salviniana. La litania che ci ha accompagnato in questi ultimi venti giorni: tutti remavano contro di me (eppure votavano il Decreto Sicurezza bis e controfirmavano i divieti di sbarco), quelli non vogliono mollare la poltrona (ma lui ci è rimasto fino all’ultimo), «il PD è il partito di Bibbiano che porta via i bambini alle mamme e i papà con l’elettroshock» e il grande classico il PD ha perso le elezioni.
Ma Salvini non si stufa di ripetere sempre le stesse fregnacce?
In studio però c’è il giornalista di Repubblica Carmelo Lopapa che fa a Salvini una domanda molto semplice. Perchè il governo Conte sarebbe meno legittimato dal voto popolare di quello precedente, quello del Cambiamento formato da Lega e MoVimento 5 Stelle?
In effetti il sedicente Capitano, autoproclamatosi campione della democrazia e dell’articolo 1 della Costituzione, non ha mai spiegato come mai andare al governo nel 2018 pur avendo perso le elezioni è stato un grande regalo al Popolo mentre il PD (che nel 2018 ha preso più voti della Lega) non sarebbe legittimato a farlo.
Salvini, questo sincero democratico, svicola, non risponde.
Attacca il giornale per cui scrive Lopapa «io capisco che lei scrive per un quotidiano che si alza la mattina e dice “oggi come faccio ad insultare Salvini” e quindi non la invidio» e poi spiega che «il PD ha perso negli ultimi due anni tutte le elezioni fatte in Italia, gli italiani hanno bocciato il PD in qualunque sfida elettorale negli ultimi due anni. Risultato: se lo trovano al Governo. Ma le pare normale, ma le pare rispettoso?».
Salvini, che pure è stato per un anno ministro dell’Interno e certe cose dovrebbe saperle bene, continua ad ignorare un dato di fatto: in una democrazia parlamentare le maggioranze si formano in Parlamento.
E in questa legislatura la Lega ha la forza di un rispettabilissimo 17%, non di più. Quando la Lega è andata al Governo con il MoVimento 5 Stelle non aveva ancora quella “massiccia investitura popolare” di cui parla oggi Salvini.
Eppure nessuno ha impedito che tradisse l’alleanza di Centrodestra e scegliesse le poltrone che i 5 Stelle erano pronti a dare al Carroccio.
Salvini però ha la coscienza a posto: «salvo l’onore e mollo il Ministero», deve essere per questo che ha annunciato le sue dimissioni ad inizio agosto. Come dite? Non l’ha fatto? Si sarà sicuramente dimenticato.
Ma il Capitano si diverte troppo a giocare con la realtà . Dice che la Lega è il primo partito (solo nei sondaggi al momento, e in calo), che se il nuovo governo toglierà Quota 100 danneggerà milioni di italiani (ma le domande presentate sono meno di 200 mila) e che lui non vuole le poltrone, ma pare che punti alla Presidenza del Copasir (che spetta all’opposizione).
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile
AUMENTANO LE PERPLESSITA’ SULLA RICOSTRUZIONE
Continuano le indagini sull’omicidio di Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere dei carabinieri ucciso il 26 luglio a Roma. Indagati sono gli americani Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth, attualmente in carcere.
Molti sono i dubbi su quanto accaduto quella notte e gli ultimi dettagli emersi non danno risposte chiare. Andrea Varriale, collega di Cerciello, ha ammesso che i due erano in borghese, in bermuda, disarmati e senza tesserino
Secondo quanto riporta Open, Varriale avrebbe ammesso al procurale reggente: “Anche la mia pistola era nell’armadietto. Eravamo in borghese con bermuda e maglietta, l’arma si sarebbe vista”.
Questo racconto smonterebbe quindi la tesi secondo la quale i carabinieri si sarebbero qualificati prima di presentarsi ai giovani statunitensi. I due non sarebbero stati neanche in possesso delle manette. Da quanto sta emergendo, Cerciello indossava solamente un marsupio in cui c’erano chiavi, una banconota, alcune monete e delle carte da gioco
Un nuovo video –
Agli atti delle indagini risulta anche un nuovo video che copre il “buco” di 24 minuti intercorso dal momento in cui Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth escono dall’albergo dove alloggiavano fino all’appuntamento che avevano preso con Sergio Brugiatelli, l’intermediario del pusher a cui volevano restituire lo zaino sottratto a Trastevere alcune ore prima. Il filmato mostra i due ragazzi muoversi nervosamente, passando più volte davanti a un bar. Non è invece ripresa la fase della colluttazione conclusasi con l’omicidio di Cerciello da parte di Elder che aveva con sè un coltello a lama lunga.
A distanza di un mese e mezzo dall’omicidio perpetrato da Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale-Hjorth emergono una serie di incredibili particolari taciuti dall’Arma dei Carabinieri e che renderanno molto difficile il percorso dell’accusa nel giudizio.
All’appuntamento con i due ragazzi americani che dovevano restituire lo zaino rubato al mediatore dei pusher in cambio di 100 euro, sono andati entrambi disarmati. E che anche Varriale fosse disarmato era stato negato durante la conferenza stampa in cui si seppe di Cerciello. Non solo: a verbale, Varriale mise che il tesserino di riconoscimento era stato mostrato ai due ragazzi durante l’abboccamento.
Chissà adesso se qualcuno pagherà per tutte le bugie raccontate all’opinione pubblica in quei giorni.
(da Open)
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Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile
ERA DIRETTO DA MILANO A NAPOLI ALLA RICERCA DELLA MAMMA, LA CAPOTRENO COMMOSSA: “MAI ASSISTITO A UN GESTO SPLENDIDO DEL GENERE”
Ci sono storie semplici, di sottile umanità , che meritano di essere raccontate. 
Come quella di Marco e di un ragazzino alla ricerca della madre. A raccontarla è proprio Marco, attraverso un post su Facebook condiviso sul proprio profilo, che in poco tempo ha raccolto decine di consensi e di condivisioni e che ha deciso di condividere anche con Fanpage.
Stamattina Marco, che vive a Melegnano, piccolo comune alle porte di Milano, è salito su un treno Italo diretto a Napoli. Un viaggio breve il suo, visto che la fermata verso la quale era diretto era quella di Bologna, ma lungo abbastanza da diventare parte di una piccola storia: a bordo del convoglio alta velocità infatti Marco incontra un ragazzino, “spaesato e dall’aria sofferente”, spiega, “magro, anzi magrissimo”.
Il ragazzino era diretto a Napoli in cerca della madre e del fratello
Al giovane, seduto poco distante da lui come agli altri passeggeri, poco dopo la partenza del treno viene chiesto il biglietto dal controllore, ma lui ne è sprovvisto, non parla italiano ma solo francese, “un francese dall’accento poco chiaro”.
Marco non riesce a comprenderne il paese di origine ma assiste alla scena: poco dopo sopraggiunge il capotreno che chiede al giovane di scendere dal convoglio perchè sprovvisto di biglietto e impossibilitato a comprarne uno per mancanza di soldi.
La conversazione tra i due è difficile a causa della lingua. È per questo che Marco interviene e cerca di mediare e spiegare al giovane cosa stia accadendo, il ragazzino gli dice di essere diretto a Napoli, dove si trovano la madre e il fratello: “Ma mère”, continua a ripetere, “Ma mère”, riesce a comprendere Marco tra le parole pronunciate dal ragazzino.
In poco tempo giungono nei pressi della stazione di Bologna: il capotreno, seppur evidentemente dispiaciuta, invita il ragazzino a scendere: “Aveva compreso come me che quel ragazzo soffriva, era spaesato e desiderava solo raggiungere la madre — spiega a Fanpage Marco — le ho chiesto quanto costasse il biglietto per Napoli e lei mi ha risposto 80 euro”.
È a quel punto che interviene una passeggera, una signora che silente ha assistito a quanto accaduto e che si offre di pagare parte del biglietto del giovane: “Posso dare 20 euro”, afferma, un gesto che spiazza tutti al quale segue quello di un altro passeggero che aggiunge: “Anche io posso dare 20 euro”.
A quel punto Marco decide di chiudere il cerchio: “Metto io la differenza”, conclude.
Il capotreno si adopera per cercare un biglietto al più presto, riuscendo a trovarne anche uno anche a prezzo inferiore. E così quel giovane diretto dalla madre può rimanere a bordo, Marco come la signora che per prima si è offerta di pagare il biglietto, scende a Bologna.
Non sa come proseguirà la storia di quel ragazzino “dagli occhi sofferenti”, salito su un treno, alla ricerca della madre, senza conoscere la nostra lingua, senza documenti ma con un “foglio firmato dalla Questura”, che per lui valeva oro
Questo significa che le persone hanno bisogno di gesti del genere e di umanità
E per questo che una volta sceso dal treno ha deciso di raccontare questa storia di piccola grande umanità : “Ciò che mi ha colpito è che quella signora senza presentarsi, senza commentare l’accaduto, si è offerta di pagare un biglietto a uno sconosciuto, e così ha fatto un altro passeggero — racconta a Fanpage — non ci conoscevamo, non conoscevamo quel ragazzino ma abbiamo deciso di scegliere la strada dell’umanità . Non conosciamo la sua storia. È importante sapere che le persone sono ancora capaci di gesti simili, di gesti di semplice generosità “. Il capotreno, spiega Marco, prima di salutarlo lo ha fermato per complimentarsi per il gesto: “Mi sono commossa — gli ha detto con le lacrime agli occhi — non ho mai assistito a un gesto del genere”.
In poco tempo Marco ha ricevuto i complimenti di amici e conoscenti “al di là delle ideologie politiche e delle convinzioni personali” mi dice: secondo lui questo significa che “la gente ha bisogno di queste cose, ha bisogno di umanità “.
(da “Fanpage”)
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Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile
IN DIRETTA TV UNA SCENA INQUALIFICABILE E SCHIFOSA DA PARTE DEI TIFOSI ROMENI DURANTE ROMANIA-SPAGNA… FECCIA DA ASPETTARE FUORI DALLO STADIO E PORTARLA IN CAMPI DI RIEDUCAZIONE
Xana è la bimba di 9 anni morta il 29 agosto scorso, stroncata da un brutto male che l’ha strappata alla vita, all’amore dei genitori, agli affetti più cari. Era la figlia di Luis Enrique, il commissario tecnico della Spagna che lasciò la conduzione della Roja per motivi strettamente personali: straziato dal dolore, scelse di restare accanto alla piccola e alla famiglia nel momento più cupo e difficile, quando proprio non riesci a farti una ragione (e mai lo farai) di quel che sta accadendo.
A lei, alla ragazzina uccisa da una patologia gravissima e incurabile (un osteosarcoma, il tumore maligno che consuma le ossa dei bimbi nell’età dello sviluppo) era dedicato il minuto di silenzio che la Uefa aveva preventivato prima della partita di qualificazione all’Europeo 2020 tra la Romania e la Spagna.
Buon senso, umana pietà , compartecipazione emotiva, rispetto per la memoria della bimba imponevano silenzio ma così non è stato.
E quel che è andato in scena, in diretta tv (e mostrato sui social attraverso i video caricati dagli utenti), è stato lo spettacolo più ‘schifoso’ (si può dire, non c’è altro termine per qualificare atteggiamenti del genere) si potesse immaginare: la maggior parte del pubblico accorso allo stadio ha fischiato, rumoreggiato, urlato, intonato cori durante quei sessanta secondi che sono sembrati un’eternità .
I calciatori in campo erano abbracciati e a capo chino, in particolare quelli iberici e il tecnico Luis Moreno. Fu proprio lui che, in conferenza stampa, nell’esprimere cordoglio per il collega colpito dal terribile lutto, si disse pronto a farsi da parte in qualsiasi momento purchè Lucho (così viene chiamato dai tifosi, colleghi e amici Luis Enrique) tornasse in panchina.
In campo, dinanzi a tanto disprezzo, ha lo sguardo impietrito. Come lui tutti i membri dello staff, i giocatori accanto a lui e quelli sul rettangolo verde, compresa la Romania. È successo davvero, ed è stato vergognoso. Uno schifo, parzialmente camuffato dall’applauso scaturito come reazione a tanto dispregio.
(da Open)
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