Febbraio 14th, 2020 Riccardo Fucile
EMILIANO 35%-39%, LARICCHIA (M5S) 27,5%-31,5%, FITTO 27,5%-31,5%
Clamoroso sondaggio sulle elezioni regionali in Puglia di primavera. I risultati della rilevazione
effettuata in da Mg Research (istituto guidato da Roberto Baldassari) – e pubblicata in esclusiva da Affaritaliani.it – faranno molto discutere sia la politica nazionale a Roma sia quella locale in Puglia.
Il presidente uscente Michele Emiliano – candidato di PD, Sinistra Italiana, Verdi, Socialisti, Articolo Uno, Senso Civico e altri di Csx – risulta al momento in testa con una forchetta tra il 35 e il 39%.
Secondo posto a pari merito per Antonella Laricchia – candidata del Movimento 5 Stelle – e Raffaele Fitto – eventuale candidato del Centrodestra in quanto lanciato da Fratelli d’Italia con l’ok di Forza Italia ma non ancora sostenuto dalla Lega – con una forchetta tra il 27,5 e il 31,5%.
Flop del candidato di Candidato Italia Viva e Azione (il nome non è stato ancora scelto) tra l’1 e il 3%. Altri candidati complessivamente tra l’1 e il 3%.
Emiliano risulta in testa come intenzioni di voto al candidato nonostante il dato sulla soddisfazione del lavoro della giunta uscente pugliese si fermi al 36,7% contro un 63,3% di insoddisfatti.
Molto alta, 41%, la fiducia della candidata del M5S Antonella Laricchia mentre Raffaele Fitto è al 33,2%.
Tra i partiti, al primo posto c’è il Movimento 5 Stelle tra il 25 e il 29% che sostanzialmente conferma il 26,3% delle Europee 2019 e quindi non subisce il crollo che ha avuto in Calabria e in Emilia Romagna.
In seconda posizione si attesta il Partito Democratico tra il 19 e il 23% registrando così una forte crescita rispetto al 16,6% delle Europee.
Solo terza la Lega tra il 16 e il 20% in netto calo sul dato del 2019 (25,3%).
Fratelli d’Italia (stabile rispetto alle Europee) e Sinistra Italiana/Verdi/Socialisti sono entrambi tra il 6 e il 10%.
Forza Italia scende rispetto all’11,1% del 2019 e si attesta tra il 5 e il 9%.
Italia Viva (Renzi) + Azione (Calenda) e Senso Civico + Articolo Uno + PRI+ PSI+ UDC tra il 2 e il 6%. Altri partiti complessivamente tra l’1 e il 5%.
“E’ interessante notare come il dato del M5S in Puglia, in crescita come trend rispetto al passato, sia distonico rispetto a quello delle intenzioni di voto nazionali. Almeno in Puglia l’anima dei 5 Stelle è ancora presente. Buona parte del merito di questo risultato del M5S, probabilmente, è riconducibile alla dinamicità e alla concretezza sul territorio della candidata Antonella Laricchia”, spiega Baldassari.
“Il giudizio sulla giunta Emiliano non è bellissimo ma è normale per chi ha governato. Comunque, nonostante sia il presidente uscente, la sua quota di mercato supera quella del Pd. Nel Centrodestra Fitto, in questo momento, non raccoglie un completo appoggio di tutto l’elettorato della coalizione, ma il problema è che lo scontro tra Salvini e Meloni sul suo nome si riverbera anche a livello regionale. Infine Italia Viva insieme ad Azione, che non hanno ancora un nome per la Regione Puglia ma che dovranno trovarne uno veramente super per provare ad andare oltre il loro bacino elettorale”, conclude.
(da “Affari Italiani”)
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Febbraio 14th, 2020 Riccardo Fucile
SE RENZI CONTINUA A CERCARE DI DEMOLIRE IL GOVERNO DI CUI FA PARTE, SONO PRONTI 15 SENATORI PER NEUTRALIZZARLO
Giuseppe Conte punta a sostituire Matteo Renzi con una pattuglia di “responsabili“ che puntelleranno la maggioranza di governo al Senato.
Il tutto al termine di un’azione tipicamente parlamentare, spiega oggi un retroscena di Repubblica: il premier intende presentarsi alle Camere, verificare la fiducia al governo dopo la defezione dei ministri renziani, sfidare Matteo Renzi a decidere «una volta per tutte da che parte stare», incassare il sostegno “gratuito” di una pattuglia di senatori moderati e accoglierli in maggioranza per sostituire Italia Viva.
Un azzardo, ma senza passare dalle dimissioni del capo dell’esecutivo. Una “via stretta”, è ormai convinto l’avvocato, per garantire se stesso, il governo e la sopravvivenza della legislatura. Con un’unica, pesante controindicazione: non esiste il pareggio, si vince o si perde, nessuno può tornare indietro.
Il blitz è valutato fino a tarda sera dal premier. Potrebbe scattare presto, molto presto. Anche se la tentazione di aspettare che sia Renzi a compiere un passo falso, con un incidente parlamentare, è un’opzione che Conte non sente ancora di scartare definitivamente.
Dopo un mese di silenzio, comunque, il capo dell’esecutivo decide di passare al contrattacco. E lo fa nell’unico modo possibile: consultando il Quirinale. Di buon mattino, il capo dell’esecutivo incrocia Sergio Mattarella a un evento alla Corte dei Conti. I due si parlano.
Poi, nel pomeriggio, un nuovo contatto telefonico (in realtà circola l’indiscrezione che si sia trattato di un secondo faccia a faccia). Poco importa.
Conta invece il senso dello sfogo del premier: «Mi sono stancato di Renzi, voglio andare fino in fondo, vedere il suo gioco». L’avvocato preannuncia al presidente della Repubblica un discorso durissimo contro il leader di Italia Viva, che pronuncerà di lì a pochi minuti, durante un evento pubblico.
Da qui poi il discorso di ieri sull’«opposizione maleducata» di Italia Viva e la dichiarazione di guerra del presidente del Consiglio a Renzi, che da par suo intanto aveva fatto trapelare l’assenza delle ministre di Italia Viva al CdM e l’intenzione di sfiduciare il ministro Bonafede in Senato, dove in teoria l’opposizione con IV potrebbe arrivare ad avere i numeri per buttare giù “Fofo DJ”.
E così, mentre un’ex renziana ora “traditrice” come Anna Ascani esortava Renzi a un passo indietro e lo stesso ex presidente del Consiglio prefigurava scenari che portavano a Palazzo Chigi Gualtieri o Draghi, entravano in scena i sempreverdi “responsabili”, benedetti per una volta persino dal Fatto Quotidiano di Marco Travaglio.
Ma chi sono i responsabili di Conte? Repubblica parla di 15 senatori che basterebbero a puntellare il governo anche se con una maggioranza risicatissima a Palazzo Madama. Ma nomi non se ne fanno anche se in questi casi di solito si guarda sempre in direzione di Forza Italia. Che però finirebbe per fare a coltellate per le poltrone nel rimpasto prossimo venturo.
Carlo Bertini sulla Stampa scrive che le modalità dello show down annunciato da Conte e benedetto da quei ministri Dem che vogliono mettere Renzi all’angolo prima delle nomine, si vedranno:
Potrebbe essere la richiesta di un dibattito con richiesta di voto di fiducia in Senato; dove Renzi è atteso al varco: la prossima settimana dopo il 12 pari in commissione sarà posta la fiducia sul decreto intercettazioni. E già lì si vedrà se Renzi e i suoi diserteranno l’Aula. E un voto di fiducia sul governo, per un’agenda che guardi avanti, potrebbe essere la mossa di Conte se tutto dovesse precipitare. Certo è che il Pd esorta il premier a tirare dritto senza incertezze: lo confermano ministri Dem impegnati in dossier scottanti. E lo dimostra la conferenza stampa tenuta da Zingaretti per presentare il suo piano per l’Italia 2020 su lavoro, tasse ed economia verde.
I renziani insinuano che Conte vuole farli fuori e sostituirli con un drappello di “responsabili” racimolati in Senato: dove senza i 17 di Italia Viva la coalizione non raggiunge i 161 voti necessari, ma basta un pugno di nuovi ingressi per salvare il governo, visto che alla Camera la maggioranza è autonoma da Renzi.
Che sia giunto il momento di far venire a galla il gruppo di «responsabili», delusi di Forza Italia, ex 5stelle e altri pescati nel Misto, lo pensano diversi nel Pd: al Nazareno ammettono che la ricerca di senatori pronti a immolarsi per Conte sia partita da settembre, quando è nata Italia Viva.
E intanto circolano anche ipotesi suggestive, come quella di una maggioranza tripartisan per un governo Draghi con tutti dentro.
Ma sarà impossibile vedere la Lega e Fratelli d’Italia in questa compagine. Magari Forza Italia invece…
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 14th, 2020 Riccardo Fucile
“VOTIAMO SI’ AL MILLEPROROGHE”… “SIAMO ALLEATI, NON SUDDITI”
Italia Viva voterà la fiducia al governo sul Milleproroghe e, soprattutto, la riforma del processo
penale che contiene anche il Lodo Conte Bis sulla prescrizione.
Lo hanno spiegato fonti di Italia Viva alla Camera sottolineando, però, che sulla prescrizione se ne parlerà quando il tema arriverà all’esame del Parlamento.
Anche ieri, Matteo Renzi ha sottolineato che sulla prescrizione avrebbe accettato un compromesso diverso da quello uscito da palazzo Chigi, un compromesso nel merito: “Ai tavoli avevamo detto che eravamo disponibili anche ad accettare che la prescrizione potesse essere cancellata, ma solo dopo l’appello”, ha spiegato Renzi ieri, in diretta Facebook.
E oggi, dal suo partito arrivano segnali sulla volontà di votare il pacchetto che riforma il processo penale, affrontando il nodo della prescrizione non appena i lavori parlamentari lo permetteranno.
Una linea confermata da fonti renziane di primo piano: “Come si fa dire che non votiamo la riforma del processo penale? Poi, quando arriverà la discussione sulla prescrizione, si lavorerà per le modifiche. Ma sulla velocizzazione dei tempi della giustizia abbiamo sempre detto che per noi è una priorità ”.
Il giudizio sul Lodo Conte Bis non cambia: “Non è che non ci piace nel merito, è incostituzionale”. E sulla prescrizione interviene, per l’ultima volta, assicura, l’ex premier: “La posizione del lodo Conte è incostituzionale secondo i principali esperti. Cercheremo di cambiarla in parlamento prima che venga bocciata dalla corte costituzionale come già avvenuto in settimana alla legge Bonafede”, ha scritto su Facebook.
E ancora: “Questa per noi – aggiunge – è una battaglia culturale. Non molleremo di un solo centimetro. Il pd ha scelto di seguire i grillini, noi abbiamo scelto di seguire le persone competenti: avvocati, magistrati, esperti della materia. Questo è il mio ultimo post sulla prescrizione. Adesso che la posizione è chiara, parliamo di tasse, di cantieri, di crisi aziendali”.
Poi un altro messaggio agli alleati di governo e al premier: “Se vogliono un Conte ter, si accomodino pure. Se il Premier vuole cacciarci, faccia pure: è un suo diritto”.
Sul punto il presidente del Consiglio risponde: “Io ho una responsabilità di governo, sono andato davanti al Parlamento e ai cittadini a chiedere la fiducia su un programma, secondo voi sarebbe normale lavorare a un Conte ter? Io sono qui a realizzare un programma, sono qui e fino all’ultima ora utile lavorerò sul programma su cui ho chiesto fiducia. Orizzonti futuri non mi appartengono”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 14th, 2020 Riccardo Fucile
ALLE DOMANDE DI VESPA SU CHI E’ IL PADRONE VERO DEL M5S NON RISPONDE…ALLORA E’ INUTILE INVITARE UN SOGGETTO CHE DICE CHE “I PARLAMENTARI M5S SONO CONTENTISSIMI DI PAGARE UNA QUOTA A ROUSSEAU”?
Davide Casaleggio non va molto spesso in televisione a farsi intervistare. È quindi una notizia che ieri il figlio del co-fondatore del MoVimento 5 Stelle abbia accettato l’invito di Bruno Vespa di andare a Porta a Porta.
Ma non basta la presenza in studio per poter parlare di intervista. Per cominciare bisogna anche rispondere alle domande del giornalista di turno.
E ieri sera a Porta a Porta Davide Casaleggio ha adottato lo stesso copione che abbiamo già visto in occasione di una sua precedente apparizione televisiva a Otto e Mezzo.
La prima domanda di Bruno Vespa è anche la prima alla quale Casaleggio non risponde.
Vespa chiede «l’Associazione Rousseau è il padrone del MoVimento 5 Stelle, e quindi siccome lei ne è il presidente è lei il vero editore di riferimento del MoVimento 5 Stelle».
Casaleggio risponde così «in realtà i padroni, gli utilizzatori e i costruttori del M5S sono gli iscritti soni i cittadini che partecipano attivamente al MoVimento 5 Stelle» e ancora «questo è un concetto del potere che è legato alle organizzazioni del Novecento che pensavano che il potere fosse una risorsa limitata. Con il M5S abbiano dimostrato che il potere è una risorsa illimitata, il potere di cambiare le cose. E questo potere è limitato solo dalla nostra immaginazione».
Come vedete Casaleggio non ha risposto alla domanda, come se stesse parlando ad un incontro motivazionale aziendale, tant’è che che con una deliziosa supercazzola parla di altre «organizzazioni che stanno impiegando nuovi modi di organizzare le loro organizzazioni e il potere di cambiare le cose».
Vespa rifà la domanda, Casaleggio attraverso Rousseau controlla quanto succede nel MoVimento 5 Stelle. Per Casaleggio invece sono gli iscritti a decidere tutti gli aspetti importanti del MoVimento 5 Stelle. Ma di nuovo, non risponde.
Poco più avanti Vespa lo chiede di nuovo «che ruolo ha lei nel MoVimento 5 Stelle, è un semplice tecnico informatico come sembra sostenere Di Maio o è l’uomo più potente d’Italia come sostiene il New York Times?»
Casaleggio non risponde, parla del record mondiale — non certificato — della votazione online su Rousseau e della partecipazione attiva degli iscritti.
La realtà delle cose è questa: Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto Casaleggio, Presidente della Casaleggio Associati è anche Presidente dell’Associazione Rousseau. L’atto costitutivo del Movimento 5 Stelle fondato da Luigi Di Maio e Davide Casaleggio il 21.12.2017 assegna proprio a Rousseau il compito di assicurare lo svolgimento delle operazioni di “funzionamento” del M5S.
Contrariamente a quanto ha detto ieri sera Davide Casaleggio quel documento non è stato reso noto pochi giorni dopo l’annuncio della nascita della nuova associazione.
Come conferma l’avvocato Lorenzo Borrè — che ha curato le cause intentate dagli iscritti e dagli espulsi del M5S — su Facebook era lo Statuto dell’associazione «che nulla diceva sull’identità dei due fondatori e sulle dinamiche inerenti all’attribuzione delle cariche apicali e all’appalto dei servizi di comunicazione all’associazione Rousseau».
Quando Vespa chiede come mai l’atto costitutivo non è stato pubblicato fino al marzo 2019 (come è scritto su tutti i giornali) e solo in seguito ad una decisione del tribunale di Genova Casaleggio svicola.
Dice che l’Associazione «l’abbiamo costituita perchè era cambiata la legge elettorale» e che «dieci giorni dopo lo Statuto è stato pubblicato sul blog tant’è che gli iscritti lo hanno potuto leggere e dovevano accettarlo per iscriverlo».
Ma nel partito della trasparenza e del “è tutto in Rete” gli iscritti non potevano consultare l’atto costitutivo che è stato pubblicato appena tredici mesi dopo.
Ora si capirà che se il fondatore della nuova associazione (il cui nome non figura nello statuto) è anche il Presidente dell’associazione alla quale vengono affidati — tramite “appositi accordi” — gli strumenti informatici di gestione forse un problema di conflitto d’interessi c’è.
Perchè avremmo il co-fondatore di un partito che al tempo stesso presiede quella che lo stesso Luigi Di Maio definì «un’associazione privata» con la quale «non esistono collegamenti nè normativi nè economici» perchè «l’Associazione Rousseau è un’associazione in cui noi gestiamo tutti i nostri sistemi informatici».
Ma rapporti economici ce ne sono, perchè i parlamentari eletti con il M5S erano tenuti a versare 300 euro al mese a Rousseau per il suo funzionamento.
Dubbi espressi da Elena Fattori, ex senatrice del M5S che è stata in passato molto critica circa l’opacità sull’utilizzo dei fondi donati obbligatoriamente dagli eletti «il Movimento è stato rifondato nel 2018 da un lobbista, Davide Casaleggio, che lo gestisce attraverso Rousseau».
E anche dall’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti che in un’intervista al Corriere della Sera si cheideva «che relazione c’è tra noi e un’azienda privata che non si capisce a quale titolo gestisce parte delle nostre risorse e che si inserisce nell’agenda politica?».
Per Fioramonti «va benissimo un server provider che ci fa il sito web, ma questa situazione dimostra che il problema più che la leadership, è l’organizzazione del Movimento».
Il tutto senza considerare quanti soci di Rousseau o ex dipendenti della Casaleggio Associati entrarono poi a far parte dello staff di Palazzo Chigi.
Ieri Casaleggio ha detto che «Rousseau è la voce degli iscritti», che però vengono consultati solo quando lo decidono i vertici.
Ad esempio come mai “la voce degli iscritti” non è stata consultata in merito al voto sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini sul caso Gregoretti come fu fatto per il caso Diciotti?
Se davvero la piattaforma Rousseau è il cuore del M5S, come dice Casaleggio, come mai funziona ad intermittenza?
Ieri quando Vespa ha detto che il punto centrale è che «non è immaginabile un MoVimento 5 Stelle senza l’Associazione Rousseau» Casaleggio ha detto che «Rousseau è un metodo, è il metodo che il M5S applica», Ma potrebbe scegliersene un altro? «È sempre possibile fare un trapianto di cuore, a rischio di chi decide di farlo», risponde sibillino Casaleggio.
Il punto è che non sembra possibile nemmeno farlo, il trapianto di cuore dal momento in cui è Rousseau che controlla la vita del partito.
Ma c’è poi da considerare quanto scritto tempo fa su Facebook proprio dall’Associazione Rousseau in un post contro le “fake news”: «nel 2016 [sviluppata dalla Casaleggio Associati NdR] la piattaforma viene rilasciata e donata al Movimento 5 Stelle e la sua gestione viene affidata all’Associazione Rousseau fondata da Gianroberto e Davide Casaleggio proprio con lo scopo di sostenere e sviluppare l’omonima piattaforma di democrazia diretta».
Cosa succederebbe se il M5S decidesse di affidare la gestione di una piattaforma che secondo l’Associazione Rousseau è nelle disponibilità del partito ad un altro gestore? Ma Casaleggio è fatto così: ogni volta che gli si chiede “chi comanda nel M5S” risponde “gli iscritti”.
E poi inizia a vendere il prodotto M5S-Rousseau spiegando che in tutto il mondo ce lo invidiano. Rimane una sola domanda: che senso ha invitare Casaleggio in televisione se l’unica cosa che fa è non rispondere, cambiare argomento — parlando del suo sogno di avere “fiumi balneabili” oppure dicendo che il contratto con i concessionari delle tratte autostradali era segreto anche se non è vero — e fare promozione del prodotto?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 14th, 2020 Riccardo Fucile
SALE IL PD AL 20%, M5S INTORNO AL 14%-15%, GLI ALTRI STABILI
I sondaggi di Index Research illustrati ieri da Corrado Formigli a Piazzapulita raccontano che in
una settimana la Lega ha perso mezzo punto percentuale ma è ancora sopra la soglia del 30% mentre il Partito Democratico è cresciuto dello 0,8% arrivando al 20%. Ieri i sondaggi di EMG Acqua per Agorà mostravano la Lega al di sotto del 30% per la prima volta. Anche il MoVimento 5 Stelle è in calo dello 0,2 al 15%.
Fratelli d’Italia cresce dello 0,2 e arriva all’11,3% mentre Forza Italia è stabile e Italia Viva viene data qui al 4,1% (mentre per EMG è sopra al 5%).
Per quanto riguarda gli altri partiti, tutti si trovano al di sotto della soglia del 5%: sia Azione che +Europa sono intorno al 2%.
Mentre si archiviano per qualche mese le elezioni dopo la vittoria del centrosinistra in Emilia-Romagna e del centrodestra in Calabria, il quadro politico diventa più scoppiettante vista la crisi strisciante tra IV e gli altri membri della maggioranza: in questa ottica a guadagnare sembra essere il Partito Democratico mentre il partito di Renzi rimane ancora ai margini della contesa anche se sta alzando il livello dello scontro all’interno della maggioranza.
Colpisce il calo della Lega perchè a differenza del solito la perdita del Carroccio non viene assorbita interamente da Fratelli d’Italia o Forza Italia.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2020 Riccardo Fucile
CESENATICO: ROTTURA DEL SETTO NASALE, TRAUMA CRANICO, E’ STATO OPERATO… L’ITALIA STA DIVENTANDO UNA FOGNA
Un ragazzo gau di 29 anni è stato prima insultato con parole omofobe e poi picchiato: è successo nella discoteca Energy di Cesenatico, in provincia di Forlì-Cesena, durante la serata del Tunga, un evento Lgbt
Ad aggredirlo sarebbero state più persone. Secondo quanto riferito dal giovane, i suoi aggressori lo avrebbero preso di mira per via della sua omosessualità , e quando si è alzato da un tavolo dov’era seduto con amici, è stato accerchiato e pestato.
In seguito all’aggressione il 29enne he ha riportato la frattura del setto nasale e un trauma cranico, è stato condotto in ospedale, dove è stato anche operato.
Ieri mattina, quindi, il ragazzo, che ora è uscito dall’ospedale, ha presentato denuncia contro ignoti. La direzione del locale ha comunicato che gli addetti alla sicurezza sono intervenuti subito per allontanare gli aggressori e la discoteca si dissocia dall’accaduto.
‘Purtroppo è solo l’ennesimo episodio di omofobia in Romagna avvenuto nell’ultimo anno e l’inasprimento dei toni della politica ha contribuito: fa sì che molti si sentano quasi autorizzati a identificare dei nemici, le minoranze, e poi a scagliarcisi contro – commenta Marco Tonti, presidente di Arcigay Rimini, che domani alle 11.30 terrà una conferenza stampa per parlare dell’accaduto, alla quale parteciperà anche la vittima dell’aggressione -. Ciò che sta succedendo denuncia una recrudescenza di violenza e purtroppo al momento non ci sono strumenti legali per contrastarla: serve una legge nazionale che riconosca l’aggravante omotransfobica nelle aggressioni, anche in un’ottica di prevenzione”.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2020 Riccardo Fucile
ACCUSA DI CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE DI STAMPO MAFIOSO
Salvatore Casamonica e un avvocato del Foro di Roma sono stati arrestati in esecuzione di
un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma con l’accusa di concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso (articoli 110 e 416-bis del codice penale).
Secondo l’accusa i due, in concorso tra loro e con Fabrizio Piscitelli alias “Diabolik” — il noto capo ultrà ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti — hanno contribuito concretamente al perfezionamento di un accordo finalizzato a stabilire la pace fra il clan mafioso Spada e un altro gruppo criminale operante a Ostia capeggiato da Marco Esposito detto “Barboncino”, contribuendo, in tal modo, a conservare la capacità operativa degli stessi Spada.
L’AdnKronos scrive che l’avvocato arrestato è Lucia Gargano: è stata sottoposta agli arresti domiciliari
Secondo il magistrato Gargano “svolgeva il ruolo fondamentale di trait d’union tra Carmine Spada detto Romoletto e Fabrizio Piscitelli (ucciso il 7 agosto a Roma), i quali non potevano incontrarsi perchè il primo era sottoposto ad obbligo di dimora nel comune di Roma e il secondo a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Grottaferrata”. Salvatore Casamonica si trova attualmente già in carcere al 41 bis.
Alla base dell’accusa c’è una cena in un ristorante di Grottaferrata che risale al 13 dicembre 2017. L’avvocato oggi arrestato era arrivato portando un po’ di ironia al tavolo: “…Ho paura di tutti questi delinquenti che stanno a questo tavolino… l’avvocato, mamma mia che coraggio che ha! Mamma mia… in mezzo a tutti questi scatenati…”.
Ma — come riporta il G.I.P. di Roma nell’ordinanza — “…la presenza dell’avvocato… non era affatto casuale”, tant’è che Casamonica e Diabolik iniziavano a parlare della necessità di avviare il processo di pacificazione fra le due fazioni egemoni nel territorio di Ostia solo quando il professionista giungeva al ristorante.
D’altronde, la pace da imporre sul litorale si inseriva in un momento storico particolarmente complesso per il clan Spada, dovuto allo stato di detenzione dei propri vertici Ottavio Spada detto “Marco” e Roberto Spada (per il fermo conseguente all’aggressione del giornalista della RAI Daniele Piervincenzi), alle limitazioni cui era soggetto il capo indiscusso della consorteria, Carmine Spada detto “Romoletto” (sottoposto all’obbligo di dimora e vittima di due tentati omicidi nel novembre del 2016) e al fatto che i capi e numerosi sodali del clan Fasciani, federati agli Spada, erano detenuti da anni.
Secondo l’accusa il clan di Barboncino voleva riprendersi Ostia approfittando del momento di difficoltà degli Spada. E aveva gambizzato Alessandro Bruno e Alessio Ferreri oltre a sparare contro la vetrina di un bar vicino a Roberto Spada e davanti alla porta di casa di quest’ultimo.
Per questo Piscitelli e Casamonica avevano deciso di fungere da garanti tra i due gruppi contrapposti. Non solo: nel corso dell’indagine, emergeva anche che il legale — il 19 giugno 2018 — nel corso del colloquio telefonico con il detenuto Carmine Spada, “obbedendo” alla esplicita richiesta di “Romoletto”, lasciava la cornetta in favore della sua convivente Emanuela Leone, consentendo al proprio assistito un colloquio non autorizzato.
Qualche mese dopo, nel novembre del 2018, sfruttando una breve evasione di un altro suo assistito, Alessio Lori — all’epoca ristretto agli arresti domiciliari presso il Centro di solidarietà “Don Guerrino Rota” di Spoleto (PG) — gli consegnava un telefono cellulare, 2 SIM e denaro contante al fine di permettergli, come lo stesso professionista dichiarava in una conversazione intercettata dal G.I.C.O., di “fare impicci”.
E proprio con quel telefono, nei mesi successivi, il Lori — sebbene in stato di arresto — riusciva a comunicare indirettamente con il noto narcotrafficante Arben Zogu, detenuto in carcere a Viterbo.
Ancora, durante una cena in occasione del Natale 2018, tenutasi a casa di un soggetto condannato definitivamente per narcotraffico e ristretto agli arresti domiciliari (con divieto di comunicare con persone diverse dai familiari), il G.I.C.O. intercettava un dialogo nel corso del quale l’avvocato — parlando a pregiudicati — teneva una specie di “corso d’aggiornamento”, illustrando alcune tecniche utili ad ostacolare le intercettazioni delle Forze di Polizia e spiegando, in particolare, come evitare l’inoculazione dei “virus” informatici nei loro cellulari.
(da “NextQuotidiano“)
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Febbraio 14th, 2020 Riccardo Fucile
IL COLLEGA DEL CARABINIERE UCCISO HA MENTITO DUE VOLTE
Subito dopo la morte di Mario Cerciello Rega il comandante generale dei Carabinieri Giovanni Nistri invitò pubblicamente a non infliggere alla memoria di quel carabiniere una «dodicesima coltellata» con «inutili polemiche».
Il video dell’interrogatorio abusivo di Gabriel Christian Natale Hjorth, accusato insieme a Lee Finnegar Elder dell’omicidio, torna a mostrare chi esattamente sta infliggendo coltellate all’istituzione. E, tu guarda il caso, non si tratta dei giornalisti ma degli stessi carabinieri.
Carlo Bonini su Repubblica oggi racconta la persistenza di una cultura dell’omertà che continua ad abitare la pancia dell’Arma e che, come un riflesso pavloviano, considera intollerabile, pur di fronte alle evidenze di un abuso, che sono sempre personali evidentemente, anche solo l’idea di sottoporsi con lealtà e trasparenza al giudizio dell’opinione pubblica prima, di un giudice poi. Il video di quell’interrogatorio dice infatti qualcosa di più e, per certi versi, di peggio di quanto già noto.
Primo: che il 28 luglio l’Arma mentì sostenendo che il giovane americano fosse stato bendato e ammanettato a una sedia per «non più di 4, 5 minuti» soltanto «per non fargli vedere quanto lo circondava nell’ufficio» e per «impedirgli gesti di autolesionismo» . Secondo: che – come documenta la ricostruzione del nostro Daniele Autieri – quel video fu girato dal carabiniere Andrea Varriale, l’ultimo che avrebbe dovuto trovarsi in quella stanza.
Per una semplice ragione: era stato la vittima dell’aggressione di quel ragazzo bendato e ammanettato durante la quale era stato accoltellato a morte il suo commilitone e amico Mario Cerciello Rega.
Ebbene, oggi sappiamo che il carabiniere Varriale mentì su almeno due circostanze non esattamente laterali:
Mentì, sapendo di farlo, sulla nazionalità degli aggressori, che sapeva bianchi caucasici e non maghrebini, come disse nell’immediatezza del fatto.
E mentì negando di essere disarmato, per giunta coperto nella menzogna dal suo comandante di stazione (per questo oggi indagato).
Oggi sappiamo anche che Natale Hjorth fu bendato e ammanettato non per essere protetto, ma umiliato. E che allo spettacolo assistettero passivi (o complici?) otto militari di cui, inspiegabilmente, per altro, solo due risultano però indagati.
Ecco quindi, a distanza di qualche tempo, grazie al giornalismo (e a chi ha evitato di raccontare balle imboccato) abbiamo di fronte questo spettacolo di inadeguatezza. Per il quale, come sempre, non pagherà nessuno.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 14th, 2020 Riccardo Fucile
L’OCCUPAZIONE ABUSIVA PRIMA DELLA LEGA E ORA DEL PARTITO DELLA MELONI: EVVIVA LA SEDICENTE DESTRA DELLA LEGALITA’
Repubblica Roma racconta oggi che c’è stato un deciso salto in avanti per l’appartamento che si
trova in via Giotto a Guidonia, confiscato ai clan legati alla camorra e alla Sacra Corona Unita e diventato all’epoca comitato elettorale della Lega per Salvini.
Adesso è una sede ufficiale di Fratelli d’Italia:
Da sede del comitato elettorale della “Lega per Salvini” a sede ufficiale di Fratelli d’Italia. Gli occupanti abusivi di case confiscate dal tribunale di Roma e assegnate al Comune di Guidonia, hanno solo cambiato bandiera ma non location.
Gli appartamenti sono sempre quelli di via Giotto, immobile che nel 2017 il tribunale aveva tolto a personaggi legati alla camorra e alla sacra corona unita, consegnato allo Stato che, a sua volta li aveva destinati a residenza per le forze dell’ordine. La Lega fino a qualche mese fa e da ieri Fratelli d’Italia se ne sono invece impossessati. Occupandoli.
Nell’agosto scorso in quello che viene chiamato il quartiere Pichini svettava una bandiera dell’Italia, l’adesivo col volto di Salvini attaccato sul muro e sul citofono un altro adesivo “Lega Salvini premier”, con scritto sopra a pennarello “Sbaraglia”.
Quando suoniamo il campanello ci viene incontro un uomo seminudo, vestito solo con un paio di slip, che dice di essere «convintamente leghista», che con Repubblica non parla, e che in quell’appartamento ci vive lui quando non ci sono eventi importanti per la Lega. Come l’appuntamento elettorale per le scorse europee.
Poi si disse che era pronto lo sgombero e che «Nascerà il villaggio della legalità a Pichini (questo il nome del quartiere dove sono le case sequestrate nel 2017 alla malavita, ndr) – aveva dichiarato il vicesindaco pentastellato Davide Russo – In questa zona di Guidonia Montecelio hanno messo le mani la camorra dedita all’estorsione, all’usura, al riciclaggio, al reimpiego di denaro e beni di provenienza illecita, al fraudolento trasferimento di beni e valori, con l’aggravante del metodo mafioso».
Ora c’è la Meloni.
(da “NextQuotidiano“)
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