Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile
IN OCCASIONE DELL’ENNESIMA INAUGURAZIONE DEL NUOVO PONTE C’E’ STATA UNA CALCA DI PERSONE SENZA RISPETTARE IL DISTANZIAMENTO PREVISTO… UNA VOLTA SI TAGLIAVA IL NASTRO A OPERA FINITA (FINE LUGLIO)
Oggi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è venuto a Genova per il varo dell’ultimo impalcato del ponte sul Polcevera e le immagini della conferenza stampa su Twitter ci mostrano con dovizia di particolari cosa è un assembramento di quelli vietati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
In un video si può ascoltare distintamente Myrta Merlino che invita il suo inviato ad allontanarsi dalla folla per ovvie ragioni, mentre nel secondo possiamo ascoltare anche qualche parole del premier sul “cantiere dell’Italia che si rimbocca le maniche” che ci fa pensare che davvero questa conferenza stampa era proprio irrinunciabile anche al tempo del Coronavirus.
Insomma, dal 4 maggio i cittadini potranno lavorare, incontrare “congiunti” che diventano “fidanzati” ma solo se i rapporti sono stabili e ordinare pizza da asporto, mentre le photo
opportunity sono notoriamente immuni da SARS-COV-2.
Ma per fortuna ieri la polizia ha inseguito e raggiunto con un drone tre persone che facevano un picnic sul lago di Garda. Più di due persone è già assembramento, ma non a Genova.
Per la cronaca non si contano più le inaugurazioni del nuovo ponte di Renzo Piano, ogni occasione è buona per la passerella di Toti e Bucci, dalla demolizione alla posa della prima pietra, del primo pilone o bullone e compagnia cantando.
Fino a far di tutto perchè il ponte sia pronto prima delle elezioni regionali, ora rinviate a settembre.
Dato che il ponte sarà pronto a fine luglio (in ritardo di 7 mesi rispetto alla promessa iniziale) tanto valeva fare la cerimonia in quella data. Oggi si sono accalcate alcune centinaia di persone per una cerimonia inutile, violando le misure che impongono il distaccamento di un metro. Un classico assembramento vietato, un cattivo esempio per tutti.
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Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile
STESSO GIORNO, DUE INTERVISTE PER DIRE COSE DIVERSE
Lei è Giorgia, è una madre, è cristiana, ma soprattutto ha delle idee. Però se non vi piacciono ne ha delle altre.
Per questo oggi la leader di Fratelli d’Italia rilascia un’intervista a Luca Telese sulla Verità per spiegare che se era giusto scendere in piazza contro un regime (quello di Mussolini), non si capisce perchè non si possa scendere in piazza “contro un governo che limita le libertà a colpi di decreto:
Protesterete?
(Pausa). Migliaia di italiani ci stanno chiedendo di scendere in piazza
Farlo significherebbe violare le disposizioni.
In queste ore faremo qualcosa per rappresentare in modo simbolico questo dissenso. Siamo a poche ore dal 25 aprile. Se era giusto scendere in piazza contro un regime, non si capisce perchè non si possa scendere in piazza contro un governo che limita le libertà a colpi di decreto
Immagino a questo punto cosa penserete voi. Ovvero che proprio ieri lo Sciacallo Salvini ha incitato alla rivolta contro il governo per la quarantena, ma finchè dura il contagio andare in piazza significherebbe mettere in pericolo chi partecipa alla protesta. E l’opposizione sarebbe accusata di alimentare l’epidemia.
Ebbene, non ci crederete: lo pensa anche lei. Perchè oggi Giorgia Meloni ha rilasciato anche un’intervista a Ugo Magri per La Stampa
Salvini accarezza l’idea di andare in piazza violando il lockdown. Una buona idea?
«Anch’io sono sollecitata da migliaia di persone avvelenate, in preda alla disperazione, che non ne possono più di limiti spesso assurdi imposti alle nostre vite, alle professioni, all’istruzione. Non si possono condannare a morte interi comparti economici attraverso la burocrazia delle riaperture per settore. Ma voglio essere sincera: finchè dura il contagio andare in piazza significherebbe mettere in pericolo chi partecipa alla protesta. E l’opposizione sarebbe accusata di alimentare l’epidemia».
Alla fine, che farete?
«Stiamo studiando altri modi per esprimere la rabbia che sale dalla gente, stiamo ragionando su come mettere in piedi iniziative forti ma compatibili con le regole, se possibile già in vista del primo maggio. Non mi faccia dire di più».
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO LE CRITICHE PER LE SUE PAROLE SUI MERIDIONALI, FELTRI ORA VIRA SULLA MELONI
L’orgoglio e il pregiudizio. La presa di posizione di Matteo Salvini contro le dichiarazioni sui
meridionali di Vittorio Feltri, sembrano aver punto l’alterezza di Vittorio Feltri.
Il direttore di Libero, nel suo editoriale del 28 aprile, sferra un duro affondo — la classica parata e risposta nella scherma — nei confronti del leader della Lega, sottolineando come le sue comparsate televisive siano del tutto non incisive. Feltri attacca Salvini sottolineando come l’unica persona forte all’interno dell’opposizione sia Giorgia Meloni.
Così si consuma quel rapporto di affetto stabile (per utilizzare un concetto molto in voga): «Seguita (Matteo Salvini, ndr) a comparire in televisione però non incide se non quando si tratta di dire che io sono un coglione perchè, senza volerlo, avrei offeso i meridionali, affermando che alcuni di essi sono inferiori economicamente, non certo intellettualmente, rispetto ai settentrionali. Come se fosse un mistero che al Sud primeggiano le attività mafiose per la semplice ragione che la ‘ndrangheta e similari associazioni sono più organizzate ed efficienti dello Stato, il quale pertanto non riesce a batterle».
Se Feltri attacca Salvini, il direttore di Libero dimentica come le associazioni criminali citate siano le stesse che — e lo dicono le indagini e le pagine di cronaca degli ultimi (almeno) 15 anni — che sono molto presenti e ben radicate anche al Nord Italia. Al netto di tutto ciò, che è una verità palese agli occhi di tutti, il giornalista sembra non aver digerito la critica mossa nei giorni scorsi dal leghista.
«Comprendo che al capo della Lega premano i voti delle regioni da Roma in giù, mentre a me sta più a cuore la descrizione della realtà patria — prosegue Feltri -. Facciamo mestieri diversi e non invidio il suo. Tuttavia, un minimo di rispetto da lui me lo aspettavo. Pazienza, in politica pesano i suffragi più di chi li conta».
Così Vittorio Feltri scende dal Carroccio, ma ha già pronta un’alternativa: «L’unico personaggio all’altezza di contrastare gli affossatori del Paese è Giorgia Meloni, la quale è una terrona superiore ai padani».
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile
TRAVAGLIO RACCONTA LA DOMENICA SERA DI ORDINARIO GILETTI
Oggi Marco Travaglio sul Fatto ci racconta una domenica sera di ordinario Giletti e del suo programma “Non è l’Arena: è Salvini”, dove è andato in onda il prototipo del nuovo talk show modello governissimo.
Dopo tre mesi di teledibattiti luttuosi e pallosi che issavano sul podio il virologo di turno all’insegna del “ricordati che devi morire”e del “noi siamo scienza, non fantascienza”, si è deciso che il virus non esiste più, i contagiati neppure, i morti sono un trascurabile effetto collaterale e il diritto costituzionale alla salute è un optional, anzi la fisima di un premier dittatore che ci dice di tenere le distanze ed evitare assembramenti per loschi scopi di potere.
Il dibattito sulla fase 2 al netto del virus funziona così.
Il conduttore strilla, tutto sudato come l’ossessa de L’Esorcista, che i negozi devono riaprire, le scuole pure, le fabbriche (quasi tutte aperte) pure (e lui ne sa qualcosa perchè “ho un’azienda”), le chiese (mai chiuse) pure (e anche noti mangiapreti, puttanieri e mignottoni anelano a tutti e sette i sacramenti).
E gli ospiti, fra cui manca purtroppo Panzironi, rimpiazzato però dalla Chirico che ha il pregio di parlare di tutto senza mai sapere nulla (ora vuole assolutamente “fare la messa”), hanno due opzioni: unirsi agli alti lai e dunque parlare liberamente; oppure, come il rassegnato Pregliasco, obiettare che riaprire tutto mentre si festeggiano “solo” 260 morti (più di quanti se ne piangevano l’11 marzo, giorno del lockdown ), coi contagi in aumento in Piemonte e in Lombardia, è un filino azzardato, e dunque venire subissati dalle urla belluine del conduttore e dei riaperturisti dell’ultima ora
Giletti deve dimostrare che la gente sta organizzando la sommossa e trasmette, per la seconda domenica consecutiva, lo stesso video delinquenziale di un “imprenditore”che minaccia in veneto stretto i “pezzi di merda” al governo: “Veniamo a prendervi a casa, vi buttiamo fuori di lì, pezzi di merda!”.
E lo spaccia per l’emblema di milioni di italiani arrabbiati, senza spiegare perchè manda in onda sempre quello. Sallusti commenta che Conte non riapre non perchè morti e contagi a Nord-Ovest restano altissimi, ma “per evitare che la gente scenda in piazza contro di lui”.
La Chirico, che pensa sempre quel che pensano i due Matteo ma un minuto dopo, innesta la modalità indignazione sull’occhio vitreo: “Mica possiamo chiuderci in casa per il virus ”.
Giletti, per riequilibrare, chiede alla redazione se Salvini non stia per caso parlando: guarda caso Salvini sta parlando e per combinazione — essendo il 26, giorno pari —vuole riaprire tutto con lo stesso cipiglio con cui, nei giorni dispari e con meno morti, voleva chiudere tutto.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile
L’INDICE RO SAREBBE RISALITO CON CONSEGUENTE PICCO DI RICOVERATI IN TERAPIA INTENSIVA E ALTRE VITTIME
Scenari analizzati in molteplici visioni. È questo il contenuto della relazione che l’Istituto Superiore
della Sanità guidato da Silvio Brusaferro aveva fornito il 22 aprile scorso all’esecutivo.
Al centro di tutto, c’è l’ormai famoso indice di contagio R0 che, in queste ultime settimane, è sceso sotto la soglia critica del valore uguale a 1. Il 6 aprile scorso si attestava, con una media nazionale, tra lo 0,5 e lo 0,7. Un valore positivo rispetto al mese di marzo ma che comunque permette una certa diffusione del contagio. Il tutto si è registrato in regime di lockdown. Con diverse riaperture, quindi, l’indice avrebbe avuto la propensione alla risalita.
La ripresa dei soli settori manifatturieri, dell’edilizia e di tutte quelle attività collegate alla produzione di quelle aziende che non hanno mai chiuso nemmeno nel corso del lockdown permetterebbe una variazione minima sulla modifica di questo indice, così come un aumento percentuale del 10% delle attività di svago (da qui la decisione del governo di permettere gli incontri con i congiunti, ma non già le riunioni di famiglia) se effettuato in sicurezza.
Tuttavia, le indicazioni più preoccupanti sarebbero arrivate proprio con una riapertura dei ristoranti e delle scuole.
Semplicemente il rientro in classe degli alunni avrebbe avuto un valore di 0,5 in più sull’indice R0 riportando, entro la prima settimana di giugno, la situazione delle terapie intensive negli ospedali nazionali al collasso.
Stessa cosa vale per il settore della ristorazione e per il settore commerciale: la ripresa avrebbe inciso pesantemente sull’indice (in misura, tuttavia, minore rispetto all’incidenza della riapertura delle scuole). Per questo motivo, si è pensato di analizzare l’andamento di questa prima parte della fase 2 per poi diversificare le varie riaperture anche nelle settimane successive.
A tutto questo si aggiunge la ferrea raccomandazione di utilizzare i dispositivi di protezione per limitare del 25% la possibilità di diffusione del contagio.
L’Istituto Superiore di Sanità , nell’ultima parte della sua relazione tuttavia, ha espresso delle perplessità in proposito. Mancherebbero le evidenze scientifiche sull’efficacia delle mascherine, ma resterebbero fortemente consigliate.
Inoltre, occorre valutare anche la risposta della popolazione alle prescrizioni, a partire dai primi comportamenti individuali che verranno tenuti in questa fase 2 dell’emergenza coronavirus. Perplessità anche sulla ripresa delle funzioni religiose, ritenute veicolo di contagio come qualsiasi altra manifestazione che possa prevedere più persone nello stesso posto.
Resta chiaro, inoltre, che anche le Regioni dovranno fare la loro parte, inasprendo laddove le norme generali siano poco adatte alle situazioni di emergenza di alcuni territori (si pensi alla Lombardia, ma anche al Piemonte, alla Valle d’Aosta, all’Emilia-Romagna) ed evitando soprattutto pericolose fughe in avanti.
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile
“UNA RICADUTA ORA SAREBBE FATALE”
“Non sono pentito. Io ho una grande responsabilità nei confronti del Paese. Non posso permettermi di seguire il sentiment dell’opinione pubblica che pure comprendo nelle proprie emozioni. La bussola che guida l’azione e le scelte del governo sono le valutazioni che hanno e devono continuare ad avere una base scientifica. E’ mio dovere attenermi a questa”.
“C’è una certa rigidità del comitato tecnico-scientifico, ma se c’è è sulla base della letteratura scientifica sui contagi che loro hanno a disposizione”, riconosce Conte, che continua: “Capisco il sentimento di frustrazione e di contrarietà . Ma per capire la situazione che stiamo vivendo mi attengo a un esempio e a un semplice calcolo che riguarda la vita di tutti noi. Se un paziente solo, il famoso paziente uno, è riuscito a far esplodere un focolaio e a scatenare un contagio tale da obbligarci a chiudere l’intera Italia, riuscite a immaginare cosa potrebbe succedere con 100 mila casi positivi, quali sono quelli attualmente accertati? Senza contare che in questo momento sicuramente ci sono anche positivi non accertati”.
Conte sottolinea: “L’indice del contagio R0 adesso è sotto l’uno. Se tornasse a 2 vorrebbe dire in pochissimo tempo 200 mila contagiati, poi 400 mila, poi 800 mila, poi 1 milione e seicentomila e così via. La curva diventerebbe esponenziale. Con il tasso di letalità che c’è, sarebbe imperdonabile. Abbiamo l’obbligo di tenerla sotto controllo in tutti i modi. Adesso tutto ci sembra più semplice perchè siamo chiusi in casa. Ma basterebbe pochissimo per perdere il controllo della situazione. Soltanto che questa volta precipiteremmo in una condizione ben peggiore e forse irreversibile. Ecco perchè sono convinto, convintissimo, che sia meglio procedere sulla base di un piano ben programmato, per minimizzare al massimo il rischio di una ricaduta che sarebbe fatale”.
Il premier dice ancora: “Ai cittadini abbiamo voluto allentare un po’, per andare incontro ai desideri comuni, evitando però una sensazione di liberi tutti e di trasformare la ritrovata libertà in un diffusore del contagio anche tra i familiari e gli amici. Anche per questo abbiamo mantenuto l’autocertificazione, con specifiche motivazioni. Proseguiremo per step, pronti a correzioni se vedremo la curva rialzarsi.
Ricorreremo a nuove zone rosse se necessario il rischio di una ricaduta che sarebbe fatale”, ripete il presidente del Consiglio, che promette di risolvere presto anche il nodo delle funzioni religiose: “Con la Cei lavoreremo per concordare uno specifico protocollo di sicurezza, in modo da garantire a tutti i cittadini che parteciperanno a celebrazioni liturgiche condizioni di massima protezione, questo anche per tutelare i parroci e i celebranti contro il rischio che si diffonda il contagio tra i fedeli”.
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile
SMORZA LA POLEMICA DEI VESCOVI
“In questo tempo nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena,
preghiamo il Signore perchè dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e dell’obbedienza alle disposizioni perchè la pandemia non torni”.
Così Papa Francesco introducendo la messa a Casa Santa Marta, frasi che suonano come una distensione con il governo dopo le polemiche sulle messe ancora bloccate.
Il Papa, a Santa Marta, invita alla “prudenza” e alla “obbedienza” alle disposizioni perchè non torni la pandemia.
“In questo tempo nel quale si incomincia ad avere disposizione per uscire dalla quarantena – ammonisce il Papa nell’intenzione di preghiera – preghiamo il Signore perchè dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e obbedienza alle disposizioni perchè la pandemia non torni”.
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile
DOVE POSSIBILE ALL’APERTO PER DIMINUIRE I RISCHI DI CONTAGIO
Repubblica oggi racconta in prima pagina il dietrofront di Conte sulle messe, cominciato domenica sera e pronto a concludersi con l’annuncio: dal 10 maggio potrebbero celebrarsi di nuovo le messe in Italia. All’aperto, dove possibile. Più difficilmente al chiuso, anche se questo dettaglio sarà definito nelle prossime ore. Sicuramente con la mascherina.
Spiega Tommaso Ciriaco:
È il compromesso più avanzato a cui lavorano le diplomazie del governo e della Cei, con il sostegno di Giuseppe Conte. Silenziosamente. Per chiudere lo scontro inedito che ha lasciato il premier più isolato che mai. Il 10 maggio, allora. O meglio: Palazzo Chigi preferirebbe l’11 maggio, un lunedì, in modo da garantire una ripresa soft. I vescovi, però, chiedono almeno di ripartire in un giorno festivo, evocativo, di rinascita. E lo chiedono mentre mobilitano il mondo cattolico e giocano di sponda con mezzo governo.
La più attiva è Luciana Lamorgese. È lei, al telefono con il presidente della Cei Gualtierio Bassetti — a sua volta snodo che porta la comunicazione fino a Papa Francesco — a promettere il massimo impegno per chiudere presto l’incidente. Anche il Quirinale, d’altra parte, è rimasto sorpreso da come è stata gestita l’intera vicenda delle messe.
La ministra dell’Interno si batte allora per arrivare il 10 maggio — prima sembra impossibile, domenica 3 maggio saremo ancora in fase 1 — alla ripresa delle celebrazioni, almeno all’aperto.
Prima, insomma, che il comitato tecnico scientifico e Palazzo Chigi diano il via libera definitivo al protocollo della Cei. Si tratta di una via d’uscita che piace al Viminale. Necessaria, dopo che il primo testo della Cei era stato bocciato senza appello dagli scienziati: troppo alta l’età media dei fedeli, troppo rischiose le aggregazioni al chiuso e la consegna dell’ostia, pure se in mano
Anche Luigi Di Maio sente Bassetti. Prende atto che per i vescovi esiste anche un problema di violazione del concordato. L’obiettivo, adesso, è di chiudere l’incidente. «Serve una risposta in tempi brevi — il senso dello sfogo dei vescovi — Anche un no, ma che dia almeno un orizzonte ai fedeli». Come a dire: pure i parrucchieri e i bar sanno quando ripartiranno. Mentre la Chiesa, la Comunità ebraica, quella islamica e le altre confessioni restano nell’incertezza.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2020 Riccardo Fucile
NON DIMENTICHIAMO CHI VESTE LA DIVISA CON ORGOGLIO E PROFESSIONALITA’ PER GARANTIRE I DIRITTI DI TUTTI
Pasquale era un “giovane” poliziotto che prestava servizio a Secondigliano, aveva una moglie e due
figli, uno nato da poco.
Giovane perchè l’età media dei nostri poliziotti è assai più alta, vicina a quella di Salvatore, ferito anche lui nel corso dell’intervento di Polizia che ha strappato alla vita e alla sua famiglia Pasquale.
Oggi è il momento del cordoglio e della vicinanza ai familiari del nostro Agente da poco trasferitosi nella sua Città unito alla speranza che fatti di questo genere non possano mai più accadere, anche se sappiamo che, tristemente, le cose non possono andare sempre come noi vorremmo.
Sono infatti quasi quotidiane le notizie che narrano di aggressioni e di feriti nei confronti di appartenenti alle forze dell’ordine, servitori dello Stato che svolgono un’attività spesso oltre i limiti con i rischi che essa, purtroppo, talvolta comporta.
Un mestiere difficile questo che mi ricorda la frase che nel 1909 Vollmer, primo Capo della Polizia di Berkley, al tempo scriveva: “Il cittadino si aspetta che il poliziotto abbia la saggezza di Re Salomone, il coraggio di Davide, la forza di Sansone, la pazienza di Giobbe, l’autorità di Mose’, la fede di Daniele, la diplomazia di Lincoln, la tolleranza di Giuseppe di Nazareth e anche una conoscenza, approfondita, delle scienze biologiche e sociali.”
Linguaggio biblico a parte direi che dopo oltre un secolo le cose non sono cambiate, il lavoratore e la lavoratrice che “veste una divisa” è consapevole – suo malgrado – dell’esposizione al pericolo che una tale attività comporta e non è incurante di ciò perchè, il suo mestiere, è anche una delicata professione di aiuto, una “professione sociale” necessaria, durante la quale si interviene prestando il primo soccorso per calamità naturali, disastri e tragedie di ogni genere, tutti compiti difficoltosi e, spesso, anche contraddittori o al limite del paradosso perchè egli può togliere una vita come salvarla.
E, spesso, alle volte la vita che viene “spezzata” è la Sua. Sono tanti i pericoli e le incognite di chi svolge una simile attività , dal coinvolgimento in una sparatoria, al rischio di aggressione, alla gestione dei casi di vittime di violenza o abuso finanche il contatto con le miserie umane o gli incidenti nei quali si è intervenuti. Talvolta anche le ostilità di cittadini e organi di stampa.
In tal senso si convive pure con la paura che è la cosa più antica che la razza umana conosca e come dice l’ispettore Galasso, protagonista di un libro del compianto Prefetto Manganelli: “La paura è la cosa più umana, più normale che c’è, ed è grazie a lei se siamo ancora vivi. Pensa a quante operazioni importanti hai concluso senza avere paura! Beh, te lo dico io: nessuna”.
Oggi è il momento del dolore dove, ancora una volta, tutti si stringono come noi accanto a Pasquale e alla sua Famiglia insieme a quella di Salvatore, ma non dimentichiamoci mai questi lavoratori che, con una divisa addosso, esercitano una professione ai limiti.
Dedichiamo più tempo a conoscerli, capirli e comprenderli aldilà di questo triste momento.
Amo credere che ognuno di loro che oggi non è più tra di noi vorrebbe questo. Non essere scordato o dimenticato per ciò che ha fatto e per ciò che era.
Un giovane, un uomo, un servitore di ciascuno di noi che al mattino veste la Sua divisa con orgoglio e professionalità nell’interesse comune e che merita, in ogni momento, il giusto e doveroso rispetto.
Daniele Tissone
Segretario generale sindacato di polizia Silp
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