Maggio 8th, 2020 Riccardo Fucile
UNO DEI PIU’ GRANDI STORICI, UOMO DI DESTRA SOCIALE CONTROCORRENTE: “IL VERO DISTANZIAMENTO SOCIALE E’ QUELLO TRA CHI SI PUO’ PERMETTERE LE CURE E CHI NO”…”QUESTO SISTEMA IPER-LIBERISTICO LASCIA INDIETRO TROPPE PERSONE CHE NON SI POSSONO DIFENDERE”… “SIAMO UN PAESE DI EVASORI FISCALI E DI FURBI, IN ITALIA NESSUNO PENSA AL BENE COMUNE”
Direttore di ricerca dell’EHESS (ècole del hautes ètudes en science sociales) di Parigi, fellow dell’università di Harvard, ex consigliere d’amministrazione della Rai e uno dei più importanti storici viventi, Franco Cardini non ha bisogno di presentazioni.
Analista lucido, a volte controcorrente, in questa che più che un’intervista è una conversazione sui tempi presenti, ci offre il suo punto di vista.
Professore, come sta vivendo questo periodo di lockdown?
Cerco di guardare film e di evitare accuratamente i dibattiti televisivi perchè ne ho fin sopra i capelli. Tutte le settimane pari ci dicono una cosa e quelle dispari un’altra sempre con l’aria di aver ragione. Sono stufo dei governatori che un giorno si fanno vedere con la mascherina e il giorno dopo dicono che invece bisogna riaprire tutto, tanto per non fare nomi il governatore della Lombardia e del Veneto.
Ecco, bando ai fronzoli. Da storico di razza, ci offra una sua interpretazione della situazione presente. Partiamo dalla politica.
Vedo un comportamento leggero, improvvisato, poco proficuo sia come idee che si vogliono portare avanti sia della situazione in generale da parte delle opposizioni. Trovo il sistema democratico attuale pieno di lacune e di contraddizioni, le opposizioni in un sistema democratico dovrebbero fare quello che gli inglesi chiamano l’opposizione di sua maestà , cioè un’opposizione fatta sempre nella prospettiva della collaborazione per quello che è il bene comune e il bene pubblico. In questa particolare situazione le opposizioni stanno venendo gravissimamente meno a questo obiettivo. È troppo facile, qualunque scelta faccia il governo, obiettare che si sarebbero potute fare scelte diverse, opposte e non pagare nessun dazio per questo, mentre un governo che si prende la responsabilità di prendere delle decisioni e fare delle scelte ha delle ricadute immediate e il risultato è che la società civile poi giudica e giudica sempre nel modo peggiore. Il gioco di tutte le opposizioni attuali, sia all’esterno che all’interno del governo, fare il paragone tra i risvolti peggiori della decisione presa e quelli migliori di una ipotetica risoluzione prospettata sapendo bene che non ci sarà mai la riprova del nove. Il complesso italiano del “ah, te l’avevo detto”, una follia.
Quindi lei è a favore delle scelte del governo in questo frangente?
Io non sono fra quelli che sostengono che il governo italiano abbia sbagliato a fare le scelte che ha fatto e non sono nemmeno dell’avviso che abbia fatto tutto perfettamente, però vede, quando qualcuno deve prendere delle decisioni trovo molto sleale anche in una democrazia da parte delle opposizioni, in situazioni come queste, il non comportarsi come dovrebbe comportarsi un’opposizione democratica. È legittimo che uno stesso gruppo di parlamentari del parlamento italiano attacchi un governo perchè spende poco per la sanità o per la scuola e d’altra parte accetti col proprio voto favorevole che lo stesso governo impieghi miliardi di euro per l’acquisto di alcune apparecchiature militari che servono per impegni bellici di non si sa quale tipo? Alludo all’acquisto dei famosi F35.
Un comportamento figlio della “sondaggite”?
I sondaggi non sono il vangelo, non possono nemmeno essere sventolati terroristicamente. Un sondaggio dà una risposta che è già insita in come la domanda viene posta. La stragrande maggioranza di quello che si dice in politica lo si dice semplicemente in vista di risultati immediati in termini di popolarità o impopolarità che potrebbe portare. Faccio un esempio: se noi discutiamo di riaprire o no, il leader politico si fa questa domanda: Come posso entrare nelle grazie dell’opinione pubblica? E quindi segue quello che sembra essere la cosa che lo fa salire nei sondaggi. Non si lavora per uscire da questa situazione nel comune interesse ma per far si che l’opinione pubblica trovi le proprie posizioni più opportune e sensate rispetto a quelle della parte avversa.
Passiamo alla storia, quale sarà la memoria storica che avremo di questa pandemia?
Tutto questo ci segnerà pochissimo, ci segnerà molto in termini di recriminazione ma poco in termini di ricordo di elementi negativi per vari motivi, intanto perchè c’è un meccanismo di selezione nella memoria individuale e collettiva che attutisce sempre gli aspetti negativi ed esalta quelli positivi delle situazioni che si sono affrontate.
Una frase che si sente dire molto è che siamo in guerra, che questa è una guerra…
È senza dubbio una bella frase retorica. Quelli che dicono questo li manderei a vedere cosa sia veramente una guerra, come quella che stanno vivendo da quarant’anni, a intervalli, in Afghanistan o come quella che da almeno trent’anni dalla prima guerra del Golfo, è in corso in Iraq. Situazioni in cui giorno dopo giorno c’è il pericolo di vedersi bombardati, mitragliati, che non arrivino i medicinali, i viveri. Certo che abbiamo vissuto questa situazione in modo tragico, soprattutto chi non ha una casa o una situazione sufficiente a vivere una la segregazione in modo decoroso o chi ha perso familiari, sono senza dubbio situazioni dirompenti ma attenzione, noi le viviamo sempre da occidentali. Pensiamo che una larghissima parte della popolazione mondiale avrebbe vissuto la pandemia, e la sta vivendo, in modo ancora peggiore. Noi stiamo parlando del virus e delle ricadute per l’occidente, non ci siamo preoccupati quasi per niente di dire cosa sta succedendo in Africa. È uscito un dato di 3 milioni di morti per una combinazione di coronavirus e malaria nel continente ma la notizia è stata data come nota a margine. Senza contare i dati che vengono dal Brasile.
A proposito di Occidente, il Financial Times è uscito un paio di giorni fa con un articolo in cui sostiene che i grandi perdenti della pandemia siano Xi Jinping e Vladimir Putin. L’ha letto?
No, ma ne prendo atto e mi chiedo: non è un grande perdente colui che per molte settimane ha continuato a dire che non stava succedendo nulla, che era tutta propaganda, che ha minacciato perfino di tagliare i fondi all’OMS e che adesso ci sta dicendo che è tutto un complotto cinese? Può anche darsi che, nel breve termine, potrebbe risultare un grande vincente, non è la prima volta che nelle contese internazionali vince il peggiore. Pochi giorni fa un gruppo di armati ha preso il campidoglio dello stato del Michigan in quella che viene considerata la prima democrazia del mondo, è una vittoria o una sconfitta?
Ritornando alle frasi retoriche, diventeremo migliori o peggiori?
Sarei un pessimo storico se dicessi diventeremo questo, diventeremo quello, perchè se c’è una cosa che chi studia il passato per interrogarsi sul futuro sa benissimo è che non si possono fare profezie, quando gli storici fanno profezie le sbagliano quasi sempre.
Per farla breve, non so se diventeremo migliori o peggiori però so che il trend attuale dell’umanità va verso una ricchezza sempre più concentrata in un numero ristretto di mani; in cui le scelte libere vanno diminuendo a favore di scelte determinate da èlites che non lavorano per il bene pubblico ma per il profitto, èlites finanziare, tecnologiche, economiche, cose rispettabilissime non mi fraintenda, ma che non lavorano per il bene pubblico. La cosa peggiore che potremmo fare una volta passata la pandemia sarebbe di proseguire su questa strada e non capire la lezione. Mi faccia aggiungere una cosa, il distanziamento sociale in Italia è forte, lo è in tutto l’occidente e specialmente nella libera e felice America. Distanziamento sociale infatti significa che di fronte alla necessità di accedere a cure necessarie c’è gente che se le può permettere e altri con possono. Quello che stiamo attuando adesso per la pandemia sarebbe più corretto definirlo distanziamento spaziale.
Detto questo, per gli italiani che futuro si prospetta?
Se uscissimo dalla pandemia con la convinzione che questo sistema iper-liberistico lascia indietro troppe persone che non si possono difendere e che quindi va corretto, se impareremo (e noi italiani siamo particolarmente inadatti, refrattari), che facendo scelte che favoriscono anche la sicurezza e il benessere degli altri se ne ricava un vantaggio anche personale questa sarà una buona lezione che noi avremo avuto dalla pandemia, se dalla pandemia impareremo che se si va contro la legge si può avere un vantaggio personale ma si mettono in difficoltà i concittadini. Faremo questo passo? Noi continuiamo a dire che gli italiani stanno reagendo alla situazione al limite dell’eroismo, io sono molto più scettico. Siamo pur sempre un popolo di evasori fiscali, di gente che cerca in tutti i modi di non pagare le tasse, un popolo di persone che, anche se non costretta, sceglie di lavorare a nero, un paese di furbi. Se noi italiani imparassimo da questa crisi che la furbizia non paga, questo sarebbe un eccellente risultato.
Ne saremo in grado? Su cosa scommette un euro?
Sul fatto che non impareremo nulla.
(da Business Insider)
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Maggio 8th, 2020 Riccardo Fucile
IL SEQUESTRO AMMINISTRATIVO COME SCUSA PER BLOCCARNE L’ATTIVITA’ DI SOCCORSO… IL MINISTERO DEI TRASPORTI TEDESCO: “HA TUTTI I REQUISITI RICHIESTI E LA RELATIVA CERTIFICAZIONE”
Le autorità tedesche hanno contestato la decisione della Guardia Costiera italiana che ha posto
sotto sequestro la nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye per alcune irregolarità .
Per la Germania infatti la nave ha tutti i requisiti necessari al funzionamento, come ha affermato in un comunicato il Ministero dei trasporti.
La nave batte bandiera tedesca e il comunicato spiega che le autorità hanno consegnato alla Alan Kurdi “i certificati necessari dato che aveva tutti i requisiti per il funzionamento”.
“Secondo l’opinione dell’amministrazione della Germania, stato di bandiera della nave, le irregolarità riscontrate dalle autorità italiane non presuppongono gravi problemi di sicurezza. Per chiarire la situazione, le autorità tedesche sono in stretto contatto con il proprietario e le autorità italiane”, precisa il comunicato.
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2020 Riccardo Fucile
STUDIO ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’: L’88,2% HA AVUTO COME PRIMA CAUSA DEL DECESSO IL COVID-19
Abbiamo sentito ripetere la cantilena «morti di e con coronavirus» per giorni prima di renderci conto di come questa frase non avesse alcun senso e di come fosse un semplice spauracchio per allontanare i nostri timori sulla pandemia.
Tant’è che, dopo una fase iniziale fatta di conferenze stampa della protezione civile in cui c’era un abuso di questa espressione, la frase era scomparsa da un po’ dai radar della narrazione.
Oggi, lo studio ISS/Istat presentato nel corso della conferenza stampa tenuta da Silvio Brusaferro ha messo definitivamente a tacere questo ritornello.
Uno studio realizzato dall’istituto superiore di sanità in collaborazione con quello di statistica ha rivelato che, su un campione di decessi a causa del coronavirus, l’88,2% vedeva come prima causa di morte proprio il Covid-19. Le percentuali relative, invece, alle patologie pregresse erano infinitamente più basse e addirittura marginali.
Ovviamente, si tratta di uno studio campione: sono state prese in considerazione circa 2500 morti rispetto al totale in Italia che ha raggiunto, al 7 maggio 2020, 29.958. Dunque l’8,3% dei decessi totali da coronavirus nel nostro Paese.
Ma le percentuali, sebbene il campione statistico sia limitato, sono molto eloquenti e dimostrano una inconfutabile verità che a tutti era evidente ma che nessuno voleva ammettere: anche nei casi clinici che presentavano più patologie, il coronavirus è (quasi) sempre stata la causa principale del decesso.
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2020 Riccardo Fucile
DEPOSITATA LA DENUNCIA DEL PERSONALE DEL PIO ALBERGO TRIVULZIO
Attraverso la prima denuncia depositata da parte del personale, il Corriere della Sera ricostruisce
quanto accaduto all’interno della struttura:
Tra marzo e aprile nella residenza per anziani Pio Albergo Trivulzio sono morte 203 persone, con sintomi riconducibili al Coronavirus. Un dramma che assume le note di una strage, consumatasi a pochi chilometri dal centro di Milano. Attraverso la prima denuncia depositata da parte del personale, il Corriere della Sera ha potuto ricostruire quanto accaduto all’interno della struttura.
Dagli infermieri costretti a portarsi le mascherine da casa, agli anziani con i sintomi della Covid-19 trattati senza le dovute protezioni. Il racconto parte dal reparto meno colpito, il “Grossoni”, ma dal quale il personale della struttura ha osservato tutto, anche quegli spostamenti «pericolosi» andati avanti fino al 22 aprile. Ed è indicativo che, se il reparto per la riabilitazione dei pazienti cardiologici Grossoni è rimasto a contagio (quasi) zero, è proprio perchè gli infermieri hanno attuato un proprio protocollo di sicurezza senza aspettare le disposizioni dei dirigenti della struttura.
La prima stanza isolata e l’arrivo di nuovi pazienti
Dopo il caso del cosiddetto paziente uno, il 21 febbraio a Codogno, nel reparto Grossoni del Trivulzio è stato individuato un primo caso sospetto di positività al Sars-CoV-2. La persona viene isolata in una stanza singola il 26 febbraio: non può uscire, ma «non si indicano protezioni da adottare». Morirà il 10 marzo, per una crisi respiratoria che sarà refertata come tale, senza effettuare il test diagnostico per il Covid-19.
Nella struttura continuano ad arrivare nuovi pazienti. La Lombardia sta già affrontando la prima ondata dell’emergenza e i nuovi ingressi nell’Rsa non vengono sottoposti a tampone. Anzi, i pazienti, considerati a rischio Coronavirus, rimangono nei padiglioni della residenza senza diagnosi e senza essere isolati dagli altri ospiti. Intanto la stanza predisposta per l’isolamento nel Grossoni viene assegnata, già l’11 marzo, a un altro paziente.
Nel giro di pochi giorni si ammala: febbre alta, insufficienza respiratoria, muore il 30 marzo. Nonostante alcuni sintomi incontrovertibili, la diagnosi per il Coronavirus non viene eseguita. Resta il forte dubbio che questi pazienti e il personale che li ha visitati possano aver fatto girare il virus in tutto il Trivulzio: la mancanza delle diagnosi, i pochi isolamenti e gli spostamenti tra reparti sarebbero le cause della diffusione del contagio.
Nessuna protezione
Insieme all’evidente preoccupazione degli infermieri del Grossoni, «sprovvisti dei dispositivi di protezione individuali», cresce il numero degli anziani con polmoniti: a marzo sono almeno tre nel solo reparto. Il personale inizia a procurarsi le mascherine privatamente, ma avviene una discussione con una dottoressa della dirigenza del Trivulzio in visita nel reparto.
«Non è necessario indossare le mascherina», spiega al personale. A un’infermiera che ne indossa una, acquistata all’esterno della struttura, la dottoressa chiede di non utilizzarla «per non creare scompiglio tra i degenti». Solo il 20 marzo arrivano al Trivulzio e vengono distribuiti i primi stock di mascherine. Nel Grossoni, nonostante manchino indicazioni in tal senso, il personale le fa indossare anche ad alcuni degenti.
Inizia una sorta di autogestione del reparto, per cercare di limitare il contagio. Infermieri e medici del reparto Grossoni si accordano per portare i pasti direttamente nelle stanze dei pazienti così da non creare assembramenti nella mensa comune. Quando i dirigenti scoprono questa procedura, il personale del reparto riceve un richiamo per ripristinare il normale servizio nel salone. Il personale riuscirà a mantenere in camera solo la somministrazione di colazione e cena.
La situazione implode
Pazienti e personale vengono spostati con frequenza da un reparto all’altro: è una delle cause che avrebbe contribuito alla diffusione del virus nel Trivulzio e in generale nelle Rsa. Un’infermiera viene spostata dal Grossoni a uno dei cosiddetti reparti «sporchi», il Sant’Andrea. Si infetterà pochi giorni dopo il trasferimento: va in pronto soccorso e il tampone dà esito positivo.
Alla struttura, ma su questo aspetto sarebbe la Regione ad avere competenza, i primi tamponi arrivano soltanto il 16 aprile. Ed è in quei giorni che inizia una riorganizzazione dell’Rsa, con la separazione di positivi e negativi in diversi reparti. Gli spostamenti dei pazienti, tuttavia, iniziano immediatamente, senza aspettare l’esito del secondo tampone di conferma.
Al Grossoni, infatti, arrivano cinque ospiti della struttura ritenuti negativi al Coronavirus. Nonostante questo, medici e infermieri si preoccupano di sistemarli in stanze lontane dagli altri pazienti. E hanno avuto ragione: sei giorni dopo il trasferimento, il 28 aprile, una paziente appena arrivata manifesta i primi sintomi e risulta positiva al Covid-19. È rimandata indietro d’urgenza e solo la cautela del personale ha permesso che non contagiasse altri ospiti del reparto Grossoni.
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2020 Riccardo Fucile
“ALTRO CHE REGALO A SALVINI: LA REGOLARIZZAZIONE SMONTERA’ LA SUA PROPAGANDA”
Roma, Palazzo Chigi. Il vertice tra il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la delegazione di Italia Viva si è appena concluso, quando sul volto della ministra all’Agricoltura Teresa Bellanova è comparso, per la prima volta dopo 36 ore, un timido sorriso. Le nubi si sono diradate, l’ipotesi dimissioni rientrata e la crisi di governo scongiurata, almeno per ora.
“Mi pare ci possano essere le condizioni per trovare una sintesi. Me lo auguro, ne sono convinta” sono le prime parole di Bellanova dopo l’incontro col premier. La sua proposta per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri continua a dividere la maggioranza, anche se le distanze sembrano essersi ridotte di molto nelle ultime ore.
Ministra, partiamo dalla sostanza. Di quali numeri parliamo e di quale tipologia di stabilizzazione?
La presenza di irregolari nel nostro Paese è stimata in circa 600.000 persone, mentre il fabbisogno di manodopera in agricoltura secondo le associazioni di categoria è intorno alle 270-350.000 unità . Quanti aderiranno non ci è dato, però, saperlo. Parliamo di regolarizzazione nel settore agricolo e della cura delle persone. Che io avrei esteso anche all’edilizia, come molte imprese sollecitano. E a tutti quei segmenti in cui si rilevano criticità di lavoro irregolare straniero o italiano. Un fatto di elementare giustizia sociale.
Altro nodo cruciale: le tempistiche. La misura vale per sei mesi. E poi?
Il provvedimento prevede due modalità di regolarizzazione: la prima prevede che datore di lavoro e lavoratore regolarizzino un rapporto di lavoro esistente anche se sommerso. La seconda offre, invece, una finestra temporale a chi non è regolarmente sul nostro territorio e non può uscirne per la pandemia in corso, dandogli la possibilità di trovarsi un lavoro e farsi assumere: terminata questa finestra temporale, se non ci sono stati problemi il permesso potrà essere rinnovato. Sulla durata di quest’ultima finestra temporale la discussione è ancora aperta all’interno della maggioranza.
È corretto parlare di sanatoria?
Mi perdoni: non parliamo di sanatoria. Non mi piace e non mi sembra corretto. Si sana una piaga dolorosissima, questo sì, o almeno si lavora perchè accada e perchè una volta di più si sconfiggano lavoro irregolare, caporalato, concorrenza sleale che danneggia le aziende che invece scelgono, e sono la maggior parte, la legalità e il valore sociale dell’impresa.
In termini economici, cosa e quanto ha da guadagnare l’Italia da un simile provvedimento?
Guardi, lo ha certificato proprio stamane il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico, spiegando perchè è d’accordo con la nostra proposta, ricordando che ad esempio durante la crisi siriana la Germania ha saputo ben coniugare le ragioni umanitarie con quelle dell’economia: il contributo a livello previdenziale degli immigrati, in un Paese come il nostro con così tante persone in pensione, è tutto fuorchè irrilevante. D’altro canto, con una pandemia in corso e le frontiere bloccate, non vedo molte altre soluzioni per trovare manodopera se non quella, su cui sto aspettando una risposta da parte del ministero del Lavoro, di rendere compatibili le varie forme di aiuto in essere tra cui il reddito di cittadinanza con il lavoro agricolo. Ammesso e non concesso che, una volta data questa possibilità , si facciano avanti centinaia di migliaia di lavoratori che è il nostro fabbisogno attuale di manodopera.
Eppure non tutti nel governo sembrano sulla stessa linea. I 5 Stelle hanno espresso ferma contrarietà , al di là di poche voci fuori dal coro. Come si esce dall’impasse?
Trovando un accordo di maggioranza, opzione sulla quale sto lavorando e che alla luce dell’incontro col Presidente del Consiglio conclusosi poche ore fa ritengo sia possibile.
Lei si è detta addirittura pronta alle dimissioni se non passerà la proposta. Andrà fino in fondo in caso di stop sul tema stranieri? E, soprattutto, Italia Viva è pronta a seguirla, aprendo una crisi di governo?
Ho detto che se questo tema non fosse stato affrontato adeguatamente lo avrei ritenuto motivo di mia permanenza personale al Governo. Non ho minacciato nulla, ma non posso nemmeno fare finta che non sia accaduto nulla. Sul tavolo al momento non c’è una mia lettera di dimissioni, ma un provvedimento su cui gli altri partiti di maggioranza si devono esprimere.
C’è chi dice: non è il momento per regolarizzare i migranti. Così si fa un regalo a Salvini. Cosa risponde?
Che il regalo più grande a Salvini lo facciamo se non lo affrontiamo una volta per tutte, consentendogli di utilizzare politicamente un’emergenza che non ha mai fine. La maggior parte di queste persone vive e lavora nel nostro Paese, anche se sono invisibili ai più. Lo fanno senza alcuna tutela, inchiodati alle baraccopoli e a tutte le informalità più insidiose. Sono state la riserva di lavoro nero a cui molti hanno attinto, e che in un paese civile non è consentita. Sono persone, non nemici. La verità è che chi si oppone alle regolarizzazioni è complice esattamente di questa situazione.
Un’altra critica che le viene mossa, specie da sinistra, è: “Non vanno regolarizzati perchè servono mani da lavoro, ma perchè sono esseri umani.”
A fare convegni sui migranti alzando bandiere sono bravi tutti: trovare soluzioni che abbiano la capacità di tradursi in norme e diventare realtà è invece il mio metodo di lavoro. È il metodo di lavoro della mia area politica, come fu già — per citare un caso — con le unioni civili o con la legge contro il caporalato, che fa scuola dovunque.
E poi c’è chi, anche all’interno del governo, dice: è una tattica di Renzi per destabilizzare l’esecutivo. Cosa risponde?
Che nè Italia viva nè Matteo Renzi ha mai destabilizzato alcunchè. Quelle che avanziamo da mesi sono proposte, non provocazioni. E da mesi chiediamo al Presidente Conte di essere non solo ago della bilancia ma soprattutto il punto di sintesi più avanzata possibile. Lei tutto questo lo chiama destabilizzare? Io credo che sia piuttosto costruire le condizioni per un’azione di governo che voglia affrontare e dare soluzioni ai problemi.
In conclusione, la fase 2. Lei ha detto: “Salute ed economia devono coesistere.” Ma per molti non ci sono ancora le condizioni per ripartire in sicurezza.
È proprio questo il punto. Se non si lavora per metterle in campo avendo come obiettivo irrinunciabile il rilancio del sistema-paese, quelle condizioni non ci saranno mai. Per questo ho detto: preferisco investire le risorse per riaprire in sicurezza i luoghi di lavoro piuttosto che per tenere le persone chiuse in casa. Da quelle case prima o poi tutti dovremo uscire. E il modo in cui un Paese riparte non è cosa che si improvvisa da un momento all’altro. Sta cambiando e cambierà radicalmente l’organizzazione del lavoro e della socialità . Avremmo dovuto cominciare a pensarci fin dall’inizio. Magari meno task force e più tempo dedicato a questo. Fronteggiare l’emergenza e mettere a dimora il dopo erano parole d’ordine che dovevano correre insieme. Non è accaduto.
Chiudiamo con una domanda di fantapolitica: il governo cade sui migranti. Cosa faranno Teresa Bellanova e Italia Viva? Proveranno a fare un governo d’emergenza nazionale con Salvini?
Io la chiamerei ipotesi del terzo tipo. Quelle irrealizzabili.
Lorenzo Tosa
(da TPI)
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Maggio 8th, 2020 Riccardo Fucile
“LI RICHIEDONO GLI IMPRENDITORI AGRICOLI QUINDI E’ NECESSARIO INTERVENIRE”… “QUALCUNO VUOLE IL SUICIDIO DEL PAESE PER POLEMICHE POLITICHE? NON CONTI SU DI ME”
Mentre la maggioranza pare spaccata sulla proposta della regolarizzazione — a tempo — di circa
600mila lavoratori stranieri per il mercato del lavoro nei campi, Alessandro Sallusti prova a fare un ragionamento che va oltre le ideologie politiche che, spesso e volentieri, contraddistinguono il dibattito politico (e non sociale) su questo tema.
Il direttore de Il Giornale, in collegamento con Piazzapulita, ha spiegato che se gli imprenditori hanno l’esigenza non si possono fare polemiche, perchè il periodo che stiamo vivendo non permette contese ideologiche.
Alessandro Sallusti, nel corso del suo intervento in collegamento con Corrado Formigli, ha ribadito che — secondo lui — si potrebbero mandare a lavorare nei campi i precettori del reddito di cittadinanza.
Il direttore de Il Giornale, però, ha ribadito come questa sia solamente una sua idea, ma che la realtà dei fatti — con la spinta degli imprenditori del settore agricolo — sembra volere la regolarizzazione dei lavoratori stranieri per svolgere queste attività . E, allora, se la richiesta è questa non si può far altro che accettarla.
«Io sto dalla parte dell’Italia — ha detto Alessandro Sallusti — e quindi degli imprenditori agricoli. Se dicono che in questo momento servono gli immigrati, io non mi impiccherei a dei dogmi, a dei pregiudizi o, in alcuni casi, a delle ideologie. In questo momento dobbiamo fare ciò che serve a questo Paese».
Il direttore de Il Giornale prosegue: «Io mi chiedo come mai il governo non chieda a chi percepisce il reddito di cittadinanza di andare a raccogliere i pomodori, però non voglio entrare in queste polemiche».
«Se servono gli immigrati — conclude Sallusti — allora vanno bene gli immigrati. Se serve l’Europa, va bene l’Europa. Chi dice no a tutto per questione ideologiche, cioè ‘no agli immigrati, l’Europa sono una manica di imbecilli, le banche sono degli assassini’, condanna al suicidio il Paese. Questo non è il momento di fare queste polemiche».
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2020 Riccardo Fucile
GLI AUTISTI: “CI SBATTONO LE MANI CONTRO LE PORTE PERCHE’ VOGLIONO SALIRE, NON CI SENTIAMO SICURI”… ATTESE DI DUE ORE ALLE FERMATE
“Lunedì è stata la giornata peggiore: le persone volevano entrare anche se i posti sull’autobus erano già tutti presi”. La fase 2 sui mezzi pubblici è complicata: non tanto per le mascherine da indossare, quanto per le distanze interpersonali da mantenere. Almeno un metro tra un cittadino e l’altro.
Così capita che a Catania il mezzo più grande, 12 metri, possa ospitare solo undici cittadini anzichè i consueti cento.
Una tragedia non solo per le casse dell’Azienda metropolitana trasporti (“Ad aprile abbiamo perso circa il 90 per cento delle entrate, diverse centinaia di migliaia di euro vitali per il nostro bilancio”, dice a Fanpage.it il presidente della partecipata comunale Giacomo Bellavia), ma soprattutto per gli utenti. “Spesso capita che partiamo dal capolinea già pieni e siamo costretti a saltare le fermate”, conferma un autista.
Girare con un mezzo pubblico nel capoluogo etneo in questi giorni è ancora più difficile del solito.
“Io ho perso già il primo, non mi hanno fatto salire perchè era troppo pieno”, afferma una ragazza di 21 anni che, al capolinea di piazza Borsellino, aspetta il bus che la porterà a lavoro in uno degli stabilimenti balneari del lungomare sabbioso di viale Kennedy.
I gestori dei lidi hanno ottenuto di potere effettuare le manutenzioni e così anche lì il personale è tornato in servizio. “Io ieri ho atteso un’ora e mezza”, interviene un’altra donna. “Abito in periferia, al Villaggio Sant’Agata — spiega — Per andare a lavorare devo prendere tutti i giorni due mezzi diversi. Ieri abbiamo dovuto fare un poco di casino perchè venisse presa una vettura ferma e venisse fatta partire”.
“Gestire un servizio come il nostro è proibitivo in queste condizioni”, ammette il presidente dell’Amt. “Abbiamo chiesto alle autorità nazionali la possibilità di rivedere le limitazioni. Su un autobus è molto difficile mantenere la distanza di un metro, ne risente l’utenza”.
Le corse sono state aumentate ma non sono comunque sufficienti a garantire che, soprattutto nelle ore di punta, non si creino assembramenti alle fermate. Con le conseguenti tensioni vissute dagli autisti.
“Cominciano a sbattere con le mani sulla porta, perchè vogliono entrare per forza”, racconta uno di loro. E poi insulti e minacce che, soprattutto quando pronunciati nei quartieri più a rischio, fanno paura. “Non ci sentiamo sicuri, io vorrei che le forze dell’ordine salissero con me sull’autobus”.
La protezione civile, intanto, presidia i capolinea e contingenta gli ingressi sui mezzi. Molti cittadini, soprattutto i più anziani, sono pieni di buste della spesa.
“Che senso ha spostarsi con l’autobus per andare a comprare un chilo di limoni? Non si trovano anche nei negozi sotto casa? — si lamenta un conducente — Così si tolgono posti utili per chi deve andare a lavoro”.
“Io devo andare all’ufficio postale — si difende un’anziana con la stampella — Sono giustissime le regole e va bene non essere in tanti. Però, allora, aumentassero le corse. Non è umano rimanere ad aspettare per due ore alla fermata. Perchè così se uno non muore per il virus, muore per la strada”.
(da Fanpage)
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Maggio 8th, 2020 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE LEGHISTA CHE PRIMA RIAPRE TUTTO E POI SI LAMENTA DELLA GENTE IN GIRO
Attilio Fontana è un governatore curioso: passa metà del suo tempo a lamentarsi della gente in
giro e l’altra metà a riaprire attività che portano ad avere più gente in giro.
Il presidente della Regione Lombardia oggi fa professione di saggezza sul Corriere della Sera dicendo che bisogna guardare i dati prima di annunciare date:
«Secondo me il concetto di fase 2 è stato fin troppo caricato di aspettative. Questo, in realtà , è il momento più delicato, è quello del monitoraggi, del controllo, della raccolta di dati utili per capire cosa ci aspetta. Certo, siamo tornati a fare molte cose che per due mesi non potevamo fare, stiamo verificando che il sistema del trasporto pubblico locale regga, ma non possiamo perdere di vista la sostanza: siamo alle prese con un’epidemia. È di questo che dobbiamo occuparci, innanzitutto».
E invece?
«E invece vedo tanta gente che si è riversata nei parchi per le strade, davanti ai bar e che usa la mascherina come un nuovo accessorio da tenere sotto il mento e da indossare correttamente in caso di controlli. Insomma, il punto è stabilire e rispettare alcune regole che consentono un certo livello di sicurezza. Esattamente lo stesso criterio che io suggerivo per le attività economiche e commerciali».
E mentre registriamo che il dottor Attilio non sopporta chi sbaglia a mettere la mascherina, guardate cosa fa Mister Fontana:
“La Lombardia apre da oggi tutti i centri sportivi per le attività individuali. Restano off limits spogliatoi, docce e bar e i gestori dovranno garantire la sanificazione e il numero degli ingressi. Saranno quindi consentiti, tra gli altri, golf, tiro con l’arco, tiro a segno, atletica, equitazione, vela, canoa, attività sportive acquatiche individuali, canottaggio, tennis, corsa, escursionismo, arrampicata sportiva, ciclismo, mountain-bike, automobilismo,motociclismo e go-kart. La Lombardia ha già riaperto dal 5 maggio i maneggi, l’addestramento dei cani e la pesca sportiva in tutto il suo territorio. Via libera anche al raggiungimento delle seconde case, anche se esclusivamente per la manutenzione”
Si dice che il governatore della Lombardia potrebbe prima o poi accorgersi del fatto che tutte queste attività comportano più gente in strada. Ma il presidente della Regione alla fine dice che non c’è problema.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 8th, 2020 Riccardo Fucile
“TRA DUE SETTIMANE TUTTI IN OSPEDALE, INCOSCIENTI”
La zona dei Navigli, a Milano, è tornata a riempirsi oggi, ad appena quattro giorni dall’allentamento del lockdown: tanti i ragazzi a passeggio, molti dei quali senza mascherina.
Ed è subito scoppiata la polemica sui social per le foto e alcuni video postati che testimoniano l’affollamento di una delle zone più famose della movida milanese.
“Tra due settimane tutti di nuovo a casa o in ospedale! Incoscienti!” scrive Megamax su Twitter. Un altro utente, Matteo T., si rivolge direttamente al sindaco Giuseppe Sala: “Ma un po’ di controlli sui Navigli vogliamo farli? Con la scusa del takeaway tutti i bar a fare cocktail e vendere birra… e pieno di gente senza mascherine. Il famoso primo weekend di marzo non vi ha insegnato niente?”.
Anche su Facebook non sono mancate le lamentele, con commenti duri postati ad esempio sotto un video nel gruppo ‘Locale dei Navigli’.
In particolare, molti si lamentano della mancanza di controlli, altri invocano il lanciafiamme di De Luca.
(da agenzie)
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