Maggio 26th, 2020 Riccardo Fucile
CHE L’IDEA DEGLI ASSISTENTI SIA BALZANA E’ EVIDENTE, MA SENTIR PARLARE DI REPRESSIONE CHI INNEGGIAVA A PINOCHET E OGGI A ORBAN E’ VOMITEVOLE
Che gli assistenti civici siano una idea nata male e gestita peggio è abbastanza ovvio. In una società nella quale non mancano i violenti, i bulli, i menefreghisti e gli screanzati che già insultano e qualche volta aggrediscono vigili urbani e forze di polizia, non facciamo fatica a immaginarci quale trattamento potrebbero ricevere persone non preparate, prive di poteri di polizia, che non possono nemmeno fare multe e magari non siano fisicamente prestanti
Chiarito questo fa abbastanza ridere che ai vari livelli diversi sovranisti forcaioli non abbiano trovato di meglio che accusare il governo di avere vocazioni autoritarie o peggio
E già qui si cade nel ridicolo: ragazzi o padri di famiglia disarmati e con indosso un innocente fratino paragonati ai carabineros cileni o alla polizia di Erdogan o simili
Ma quel che fa più rabbrividire è che queste accuse arrivino dagli amanti del filo spinato, da quelli che inneggiano al manganello, da quelli che hanno difeso gli aguzzini di Aldrovandi, Stefano Cucchi e di tanti altri e nello stesso tempo irriso le famiglie che chiedevano verità e giustizia.
Da quelli che dei detenuti spesso dicono ‘marcire in galera’ oppure ‘gettate la chiave’, salvo che non sia un sequestratore di persone
Evidentemente la demagogia è arrivata a livelli così alti che un fratino è un tentato golpe mentre Orban e Bolsonaro sono specchiati democratici.
(da Globalist)
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Maggio 26th, 2020 Riccardo Fucile
MA INVECE CHE METTERE IN GALERA GLI IMPRENDITORI CHE EVADONO LE TASSE I SOVRANISTI PENSANO A FARE CONDONI PER GLI SFRUTTATORI
C’è un tesoretto che cresce di anno in anno nel nostro Paese. Un bottino sempre al riparo dai
riflettori e dalle statistiche ufficiali.
A produrlo è un esercito di lavoratori in nero, con tanti stranieri tra le sue fila. Si tratta di un mercato invisibile fatto di 630mila immigrati, con o senza permesso di soggiorno, che sfugge a ogni controllo del fisco o degli ispettori del lavoro.
E dietro il quale si nasconde sfruttamento e concorrenza sleale. A metterlo su una bilancia, peserebbe come punto di Pil: la bellezza di 15 miliardi di euro. Con un mancato gettito fiscale per le nostre casse pubbliche di oltre 7 miliardi.
Oltre 600mila lavoratori stranieri in nero.
A fotografare il valore del lavoro nero degli stranieri in Italia è un dettagliato studio della fondazione Leone Moressa. I risultati? Premesso che la ricerca analizza il lavoro nero di tutti gli immigrati in Italia (con o senza permesso di soggiorno), si parte dal dato Istat secondo cui ben il 18,6% dei lavoratori senza regolare contratto nel nostro Paese è straniero. Tanti, troppi: per dare un termine di confronto, basta ricordare che l’incidenza dei residenti stranieri sul totale della popolazione è dell’8,7%.
Dunque, secondo le stime dei ricercatori, nel 2019 in Italia sono 630mila gli occupati stranieri non in regola dal punto di vista lavorativo, cioè senza un regolare contratto di lavoro. Un piccolo esercito che produce una ricchezza (non dichiarata) pari a 15 miliardi di euro, un punto di Pil.
Il buco nero dell’edilizia. A livello territoriale, quasi la metà dei lavoratori stranieri in nero (46%) si trova al Nord. A livello settoriale, invece, il 70% lavora nei servizi (compresi dunque colf e badanti).
Interessante notare, tuttavia, come in agricoltura ben il 43% del totale dei lavoratori stranieri sia in nero e anche nelle costruzioni (27%) la quota sia di oltre 1 ogni 4 (settore quest’ultimo escluso dalla regolarizzazione appena varata dal governo).
Un mare di tasse evase.
Oltre alla mancata tutela dei diritti dei lavoratori e alla distorsione del mercato, il lavoro nero (in questo caso di manodopera immigrata) determina anche una perdita per le casse dello Stato sotto forma di mancato gettito fiscale. I ricercatori della Moressa arrivano a stimare che il mancato gettito fiscale per le casse pubbliche sia in tal caso di 7,2 miliardi di euro. «Questo dato testimonia come il lavoro nero danneggi non solo i lavoratori stessi, a cui sono negati diritti e tutele, ma anche il sistema economico nel suo insieme».
(da agenzie)
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Maggio 26th, 2020 Riccardo Fucile
DICANO COSA HANNO AVUTO IN CAMBIO PER SOTTRARRE AL PROCESSO SALVINI, INVECE CHE NASCONDERSI DIETRO PALLE RIDICOLE
Mentre la Giunta per le immunità del Senato è riunita da circa un’ora e mezza per decidere se respingere o accogliere la la richiesta dei magistrati siciliani di rinviare a giudizio il leader della Lega Matteo Salvini sul caso Open Arms, arriva il colpo di scena che volge le carte in favore dell’ex ministro dell’Interno.
I senatori di Italia Viva che fanno parte della Giunta – Giuseppe Cucca (che è anche vicepresidente), Francesco Bonifazi e Nadia Ginetti – decidono di non prendere parte al voto. Di fatto salvando il capo leghista, che dalla sua parte ha già dodici voti sicuri ((5 della Lega, 4 di Forza Italia, 1 di Fratelli d’Italia, 1 delle Autonomie e quasi sicuramente il voto dell’Ex M5s Mario Giarrusso) contro otto a favore del processo (Anna Rossomando del Pd, Pietro Grasso di Leu, Gregorio de Falco del Misto e i cinque senatori M5s).
Queste le pretestuose motivazioni addotte da Bonifazi, capogruppo dei renziani in Giunta: “Italia Viva ha deciso di non partecipare al voto sulla vicenda Open Arms: ci rimettiamo dunque all’aula. Non c’è stata a nostro parere un’istruttoria seria, così come avevamo richiesto sia in questo caso che nella precedente vicenda Gregoretti: era necessario ricevere indicazioni sui rischi reali di terrorismo (se non le ha date Salvini semmai costituirebbe un’aggravante …n.d.r.) e sullo stato di salute riguardo alle imbarcazioni bloccate in mare dall’ex ministro dell’Interno, che non sono arrivate (bastava leggere quanto hanno dichiarato i medici che sono saliti a bordo…n.d.r.)”.
E conclude: “Dal complesso della documentazione prodotta, non sembrerebbe emergere l’esclusiva riferibilità all’ex Ministro dell’Interno dei fatti contestati”. Insomma, Italia Viva ritiene che Salvini non sia l’unico responsabile di quanto accaduto, ma abbia ricevuto “l’avallo del governo”. E qui siamo alla solita polemica renziani per destabilizzare il governo.
La parola finale spetterà comunque all’Aula, che entro fine giugno dovrà pronunciare il verdetto definitivo.
(da agenzie)
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