Destra di Popolo.net

FAUCI AVVERTE L’EUROPA: “LA PANDEMIA TORNERA'”

Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile

LO SCIENZIATO AMERICANO: “L’ITALIA SIA PRUDENTE, SERVONO PIU’ TEST”

Anthony Fauci, il virologo consigliere del presidente Trump, in un’intervista rilasciata oggi a Paolo Mastrolilli per La Stampa, avverte l’Europa: «La pandemia ritornerà ». Lo scienziato americano aggiunge: «La Cina ha taciuto, fatevi il vostro vaccino. L’Oms non è perfetta ma il mondo ne ha bisogno».
Il virus era un’arma biologica, o è sfuggito dal laboratorio?
«Diversi virologi evoluzionisti hanno analizzato il Covid e sono convinti che non è stato creato deliberatamente. Quanto è successo è perfettamente compatibile con ciò che accade in natura».
Bill Gates ci ha detto che ci sono almeno 8 possibili vaccini.
«Esistono diversi candidati, molti sostenuti dal governo Usa, e altri indipendenti. La fase 1 dei test è stata fatta molto presto, e la 3 inizierà  nella prima metà  di luglio. In autunno avremo abbastanza informazioni per sapere se i vaccini sono sicuri ed efficaci. La speranza è averli disponibili per la distribuzione tra fine anno e inizio del 2021. Siamo ottimisti, in base ai dati preliminari».
Vista la concorrenza, l’Europa dovrebbe sviluppare il suo vaccino?
«Ha molti scienziati e compagnie buone, credo che dovrebbe cercare di farlo. I cinesi ci stanno provando, così come molte aziende americane, e americane-europee. La mia previsione è che avremo più di un vaccino, che potrà  essere usato non solo nel paese che lo ha sviluppato, ma condividerlo con tutto il mondo»
Dobbiamo aspettarci la seconda ondata?
«Le future infezioni sono inevitabili. Bisogna avere personale, test e risorse per identificare i casi, isolarli e tracciare i contatti. Se lo faremo, quando avverranno le infezioni potremo evitare che diventino una seconda ondata».
Se non la faremo, andrà  peggio della prima?
«E’ possibile, ma è difficile dirlo ora».
Come giudica la riapertura in corso in Italia?
«Quello che state facendo è giusto, vi incoraggio ad usare prudenza. Quando riapri devi essere pronto a rispondere ad ogni incremento, perciò servono i test».
Perchè l’Italia è stata colpita così duramente?
«Avevate molti visitatori cinesi, e l’infezione si è diffusa prima che sapeste cosa accadeva. C’è stata un’inflitrazione silenziosa, soprattutto al Nord».
Però l’effetto è stato diverso in Lombardia e Veneto.
«In Lombardia c’erano più visitatori cinesi, l’età  media della popolazione è alta, test e ospedali non erano pronti».

(da agenzie)

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FONTANA VUOLE SOSTITUIRE GALLERA PER SALVARE SE STESSO

Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile

REGOLAMENTO DI CONTI TRA LEGA E FORZA ITALIA, FONTI DELLA REGIONE: “LA DECISIONE E’ NELL’ARIA”… COME SE LE RESPONSABILITA’ DEI DUE NON FOSSERO LE STESSE

“Sono milanese, sono stato vent’anni al Comune, conosco ogni via della mia città  e ne sono innamorato. Mi sono sposato qui, ho due figli al liceo, se servirà  candidarmi, non mi tirerò indietro”: in un’intervista rilasciata a Repubblica in piena emergenza Coronavirus, il 25 marzo scorso, Giulio Gallera rispondeva così alla domanda se avesse intenzione di correre per la poltrona di sindaco di Milano.
Due mesi e mezzo dopo — e mentre Luigi Cajazzo viene sostituto da Marco Trivelli come dg al Welfare nel Pirellone — alcune voci lo danno invece addirittura in uscita dalla Regione Lombardia.
Ad avvalorare le voci un lancio di Askanews che riporta come diverse fonti da Palazzo Lombardia affermino che “la decisione è nell’aria”, e da più parti si ipotizza che sia “una questione di giorni”.
Secondo alcune ricostruzioni inizialmente si pensava che Fontana avrebbe dato il benservito a Gallera nel mese di luglio, ma questo cronoprogramma avrebbe subito nelle ultime ore un’accelerazione.
A livello politico la sensazione è che, dopo la bufera dell’emergenza Coronavirus, nella maggioranza in Regione Lombardia sia cominciato lo scontro tra la Lega del presidente Fontana e Forza Italia, che esprime l’assessore Gallera.
Quest’ultimo in queste ore è impegnato nella Terza commissione, Sanità  e Politiche sociali, per discutere l’aggiornamento del Piano socio-sanitario, alla luce di quanto accaduto nell’emergenza.
Anche questo tema, da giorni, è un motivo di frizione tra le due anime della maggioranza al Pirellone ed è uno dei punti su cui Fontana ha sterzato nell’ultimo periodo.
Mercoledì scorso, in commissione Sanità , la maggioranza di centrodestra aveva deciso di sospendere il voto sul Piano sociosanitario integrato 2019 — 2023, approvato dalla giunta a novembre, perchè occorreva “procedere ad una riflessione complessiva”.
Ma a parlare apertamente della possibilità  di un addio di Gallera è anche Pierfrancesco Majorino del Partito Democratico su Twitter: “Si dice che Fontana stia per cacciare Gallera. La troverei una mossa curiosa. Fino a ieri han detto che andava tutto bene. E poi sinceramente il Presidente come può chiamarsi fuori? Lo sanno pure i muri che hanno deciso tutto lui e i suoi…”.
Di certo anche i verbali di Gioacchino Cajaniello certificano come la sanità  regionale lombardia sia un affare interno tra Lega e Forza Italia.
Di certo Gallera è entrato ormai nel cuore (s fa per dire…) degli italiani, sia per la sua spiegazione dell’indice R0 che per l’improvvisa scoperta in diretta tv ad Agorà  che anche la Regione poteva istituire la zona rossa in Lombardia.
Se davvero fosse sostituito, ci mancherà .

(da “NextQuotidiano”)

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MANCATA ZONA ROSSA ALZANO: DOPO FONTANA E GALLERA, IL PM DI BERGAMO SENTIRA’ GIUSTAMENTE ANCHE CONTE, LAMORGESE E SPERANZA COME PERSONE INFORMATE SUI FATTI

Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile

SALVINI EMETTE GIA’ LA SENTENZA: “CHI SBAGLIA DEVE PAGARE”   DIMENTICANDO CHE NON C’E’ ALCUN PROCESSO E CHE I TRE ESPONENTI DEL GOVERNO SONO TESTIMONI COME GALLERA E FONTANA… CI AUGURIAMO CHE LA PROCURA NON ESPRIMA PARERI A RADIO PADANIA DOPO L’AUDIZIONE

I pm di Bergamo sentiranno, come persone informate sui fatti, il premier Giuseppe Conte e i ministri della Salute Roberto Speranza e dell’Interno Luciana Lamorgese. Secondo quanto si apprende l’audizione, che potrebbe essere anche fatta a Roma, verterà  sulla mancata istituzione della zona rossa nei comuni di Nembro e Alzano Lombardo.
Un altro passaggio nelle indagini sulla mancata decisione nei primi giorni di marzo di isolare i due comuni della Bergamasca dove era stato individuato il secondo importante focolaio di coronavirus in Lombardia, dopo che a fine maggio sono stati ascoltati il governatore della Lombardia Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Giulio Gallera. Entrambi, convocati come persone informate sui fatti.
Non c’è un processo, non ci sono capi di imputazione, non c’è un calendario delle udienze. Ma Matteo Salvini ha già  emesso la sua sentenza dopo la notizia della convocazione — come persone informate sui fatti — da parte della Procura di Bergamo nei confronti di Giuseppe Conte, Luciana Lamorgese e Roberto Speranza per il caso dei ritardi nell’istituzione delle zone rosse ad Alzano e Nembro, i due comuni del Bergamasco fortemente colpiti dal Coronavirus all’inizio dell’emergenza.
Il giudice Salvini, nonostante si stia parlando di udienze di rappresentanti delle istituzioni come persone informate sui fatti (senza alcun capo di imputazione, visto che si è solamente in fase di indagini preliminari), ha già  deciso che «chi sbaglia deve pagare».
In realtà , però, i pm hanno convocato il Presidente del Consiglio, il ministro della Salute e quello dell’Interno perchè citati dal governatore lombardo Attilio Fontana e dall’assessore al Welfare e alla Salute della Regione Lombardia Giulio Gallera (e seguendo la logica salviniana dovrebbero essere anche loro già  ritenuti colpevoli di un reato che ancora non è stato contestato).
«Giustizia è fatta», scrive Salvini. Come detto, però, Conte, Lamorgese e Speranza non sono accusati di nulla. Come non lo erano Giulio Gallera e Attilio Fontana. L’indagine sui ritardi nell’istituzione delle zone rosse ad Alzano e Nembro è ancora alle fasi iniziali e, come sempre, vengono chiamati in causa — a riferire, non a difendersi da qualche contestazione — tutti gli attori protagonisti di questa vicenda.
Dopo che i pm di Bergamo ascolteranno il Presidente del Consiglio e i due ministri, forse sarà  avviato un processo per stabilire le responsabilità .
Insomma, oggi Salvini si è travestito da giudice con la toga, senza conoscere i passi di un’inchiesta della Procura. Fino a che non c’è alcun rinvio a giudizio, infatti, nessuno è imputato.

(da agenzie)

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CASAPOUND, NOTIFICATO L’AVVISO DI SEQUESTRO, CONTESTATO SOLO IL REATO DI OCCUPAZIONE ABUSIVA

Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile

PER IL GIP NON CI SONO PROVE SUFFICIENTI PER SOSTENERE L’ACCUSA DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE… SE IL PM ERA DI SINISTRA ORA IL GIP SARA’ SOVRANISTA? O LA SI FINIRA’ DI ACCUSARE SEMPRE I MAGISTRATI A SECONDA DELLA CONVENIENZA POLITICA?

È stato notificato l’avviso di sequestro preventivo per il civico 8 di via Napoleone III a Roma, sede abusiva dal 2003 del movimento di estrema destra CasaPound. Il 4 giugno, il palazzo dell’Esquilino aveva ricevuto l’annuncio: venti famiglie, non tutte in difficoltà  — tra loro anche alcuni impiegati del Comune — saranno mandate via dall’immobile.
Come si legge nelle carte, quello che viene contestato è il solo reato di occupazione abusiva. Nulla di fatto, invece, per l’associazione a delinquere, reato ipotizzato dalla Procura e per il quale il gip aveva già  chiesto un supplemento di indagini e per cui ha invece stabilito non ci siano prove a sufficienza per sostenere questa accusa.
Tra i 16 indagati per i quali la Procura aveva ipotizzato entrambe le accuse (occupazione abusiva e associazione a delinquere) non figura Andrea Antonini, volto noto delle tartarughe frecciate, diversamente da come invece era stato annunciato una settimana fa. Confermate invece le accuse per una delle vecchie guardie del movimento, Gianluca Iannone, e per il leader Simone Di Stefano.
Al mancato sgombero, in questi 17 anni, si aggiunge un danno erariale da 4,5 milioni di euro. La somma corrisponde, secondo un’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza, alla mancata riscossione dei canoni d’affitto. Per questo motivo la Corte dei conti ha citato in giudizio 8 dirigenti statali.
“Deve ritenersi sussistente il concreto pericolo che la libera disponibilità  del predetto bene da parte degli indagati — scrive il gip nel decreto — possa protrarre o ad aggravare le conseguenze del reato commesso determinando un ulteriore danno erariale di rilevante entità  per lo Stato. L’ulteriore disponibilità , in capo agli indagati, dell’immobile abusivamente occupato, consentirebbe, infatti, la prosecuzione dell’attività  criminosa e potrebbe aggravare le conseguenze del reato il quale ha natura permanente. Ne discende che ben può, pertanto, sottoporsi a sequestro il bene pubblico al fine di impedire il protrarsi dell’illecita occupazione del bene stesso”.
“Non sussistono in definitiva — conclude il gip — elementi che consentono di ricondurre ad unità  le diverse vicende giudiziarie ai fini della valutazione della sussistenza del delitto di partecipazione ad un’associazione nonchè di accertare se le condotte poste in essere, per quanto riprovevoli, siano espressive di ideologie o sentimenti razzisti o discriminatori, ovvero se sussista lo scopo dell’incitamento alla discriminazione nel senso anzidetto, per motivi fondati sulla qualità  personale del soggetto e non invece sui suoi comportamenti sulla ritenuta assenza di condizioni di parità ”.

(da agenzie)

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I FURBETTI DELLA CASSA INTEGRAZIONE: SCOVATE 2.143 AZIENDE CHE HANNO FRODATO LO STATO RICHIEDENDOLA SENZA AVERNE DIRITTO O MANIPOLANDO I DATI

Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile

MIGLIAIA DI ASSUNZIONI RETRODATATE PER FAR RISULTARE PARENTI E AFFINI COME LAVORATORI… QUELLO CHE DENUNCIAMO DA TEMPO: BASTA DARE AIUTI AD AZIENDE A PIOGGIA, MOLTE SANNO SOLO SPECULARE E TRUFFARE GLI ITALIANI ONESTI E POI PIANGONO AIUTI DALLO STATO

L’appetito vien mangiando, ma qualcuno rischia una brutta indigestione. Perchè tra le migliaia di aziende che hanno chiesto la cassa integrazione Covid – quella messa in piedi dal Governo con il decreto Cura Italia di marzo – ce ne sono centinaia che ne hanno fatto richiesta pur non avendone diritto nè tantomeno bisogno.
Insomma richieste fittizie, che rischiano di configurarsi come altrettante truffe ai danni dell’Inps, il cervellone che gestisce le domande.
In un’ultima istanza come una frode nei confronti degli italiani perchè la cassa integrazione è pagata con i soldi pubblici.
Secondo i dati di cui Huffpost è a conoscenza, la Direzione antifrode e gli ispettori dell’Istituto di previdenza ne hanno scovato 2.143. In soli due mesi, aprile e maggio. Un numero enorme se si considera che sono poco meno di tutte quelle segnalate nel 2019, pari a circa 2.300. Insieme a migliaia di assunzioni retrodatate per far figurare parenti e affini come lavoratori dell’azienda e quindi beneficiari della cassa integrazione.
Quelle imprese create ad hoc
Negli scorsi due mesi è arrivata all’Inps una raffica di iscrizioni da parte di aziende che gli ispettori definiscono incompatibili con il lockdown. Aziende che non esistevano e che sono state create appositamente per ottenere l’ammortizzatore sociale che il Cura Italia ha fissato in nove settimane (il decreto Rilancio ha poi allungato la disponibilità  della cassa integrazione di altre nove settimane, divise in due tranche).
Viene definito lavoro fittizio perchè il rischio è che dietro queste aziende non ci sia nessuno, che siano cioè inesistenti nella realtà . Più in generale, il numero totale delle aziende a forte rischio di frode sono, come si diceva, 2.135.
Da fantasmi a lavoratori, e quindi beneficiari di cassa integrazione. Le assunzioni retrodatate al 17 marzo per infilare parenti e affini
Dietro queste aziende che si sono iscritte all’Inps ci sono migliaia di comunicazioni, sempre all’Istituto, relative a nuove assunzioni. Fatte in modo retroattivo. Al 17 marzo, data di approvazione del decreto Cura Italia che ha sbloccato la cassa integrazione. E così parenti, affini o in generale soggetti che non lavoravano in quell’azienda sono risultati in servizio. Da invisibili a lavoratori. E l’azienda ha chiesto la cassa integrazione per loro.
Così l’Inps blocca le imprese a rischio frode
Ma come hanno fatto la Direzione antifrode e gli ispettori dell’Inps a scovare i casi sospetti? La risposta è Frozen, una metodologia di controllo automatizzata basata su sistemi statistici predittivi, quindi non ex post.
In pratica si calcolano degli indici di rischio che permettono di individuare le aziende a rischio frode. Superati certi livelli, che vuol dire certezza, le richieste di queste aziende vengono bloccate. Il sistema è tarato proprio sulle frodi, anche sulla cassa integrazione. Perchè quelle relative alla cassa Covid non sono le sole possibili truffe scovate dall’Inps. Un fenomeno diffuso, e già  accertato, è quello delle aziende che hanno lavoratori messi in cassa integrazione e però, contemporaneamente, questi lavoratori lavorano in nero per la stessa azienda o per altre aziende.
Questi, come i casi di truffa da cassa Covid, rientreranno in un rapporto dettagliato che le strutture dell’Inps stanno già  redigendo. Dentro si parlerà  anche di quelle aziende e di quei lavoratori che emergono solo perchè chiedono la cassa. I controlli sindacali non arrivano dappertutto e il proliferare dello smart working hanno aperto buchi neri che si prova a far riaffiorare. Per capire, anche qui, se ci sono in campo richieste fittizie. I furbetti della cassa integrazione potrebbero spuntare anche qui.

(da Huffingtonpost“)

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BRACCIANTI SFRUTTATI E VENDUTI A GIORNATA: 60 ARRESTI E 14 AZIENDE AGRICOLE ITALIANE SEQUESTRATE TRA COSENZA E MATERA

Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile

FINALMENTE SI AGISCE: INDAGATI PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E SFRUTTAMENTO 22 TITOLARI ITALIANI DI AZIENDE AGRICOLE

Braccianti obbligati a lavorare dall’alba al tramonto, costretti a vivere in tuguri, “venduti” a giornata dai caporali, considerati e chiamati “scimmie”.
Nei giorni in cui il provvedimento di regolarizzazione inserito nel Decreto Rilancio mostra i suoi limiti e la propria sostanziale inefficacia per i più, una maxioperazione anticaporalato, messa a segno dalla Guardia di Finanza di Cosenza fra il cosentino e Matera, scatta una fotografia impietosa della filiera dello sfruttamento nei campi. Dimostrata dai numeri.
Oltre 200 braccianti venivano pagati 0,80 centesimi a cassetta per la raccolta di agrumi o 28 euro al giorno per quella di fragole, mentre le 14 aziende sequestrate oggi superano gli 8 milioni di euro di valore. Ad arricchirsi sui campi sono in pochi. E illecitamente.
Su richiesta Luca Colitta e per ordine del gip Flavio Serracchiani, agli arresti sono finite 52 persone, 12 in carcere e 38 ai domiciliari, tutte accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per altre 8 persone è stato invece disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Due le organizzazioni criminali smantellate. La prima viveva dello sfruttamento dei braccianti nei campi, la seconda, che contava sull’appoggio di un dipendente del Comune di Rossano,   spolpava i migranti dei pochi guadagni promettendo documenti regolari, ricongiungimenti familiari o matrimoni di comodo.
Fra gli arrestati, ci sono 22 titolari o gestori di aziende agricole, tutti italiani, che schiavizzavano i lavoratori migranti nei campi, dichiarando poche o nessuna delle centinaia di ore effettivamente lavorate.
Il classico sistema del “lavoro grigio”, che in agricoltura permette di comunicare l’inizio di un rapporto lavorativo con un bracciante e solo a fine mese le giornate. E in busta paga – sempre che ci sia – sono sempre assai meno di quelle effettive.
A procurare la manodopera, 16 caporali, per lo più italiani. Erano loro a gestire i rapporti con gli imprenditori e stabilire le modalità  del reclutamento, fissare le condizioni dell’impiego sui campi dei singoli braccianti, organizzare i furgoni utilizzati per il trasporto dei lavoratori sui campi, tenere la contabilità  reale delle giornate di lavoro e a retribuire i lavoratori con paghe da fame, trattenendo la maggior parte di quanto versato dai titolari delle aziende agricole.
Veri e propri capi di un’organizzazione criminale strutturata, alle loro dipendenze avevano anche 8 sub-caporali, in parte stranieri, incaricati della gestione dei braccianti e del loro trasporto nei campi.
“Abbiamo individuato oltre duecento lavoratori sfruttati e lesi nella loro dignità  – dice il comandante della Guardia di Finanza di Cosenza, Danilo Nastasi – Questa indagine mette fine ad una situazione di illegalità  che rappresenta una vera e propria piaga sociale, ma anche economica, perchè falsa la leale concorrenza tra le imprese e lede profondamente la dignità  umana”. Si trattava di un sistema, solido e collaudato, tutto basato sullo sfruttamento di 200 lavoratori, spesso irregolari o richiedenti asilo reclutati nei centri d’accoglienza, costretti a subire ricatti e vessazioni da parte di caporali e padroncini.
“Era una vera e propria rete ben strutturata – ha spiegato il tenente colonnello Valerio Bovenga, comandante del Gruppo di Sibari – Questi braccianti sono soggetti sfruttati, considerati come oggetti di proprietà  dei caporali e delle aziende”. Per loro, i lavoratori non erano uomini, ma “scimmie”.
Così li chiamavano nelle conversazioni intercettate dagli investigatori della Finanza, che per mesi hanno ascoltato imprenditori e caporali. “Domani mattina là  ci vogliono le scimmie” si sente dire ad uno dei caporali travolto dall’inchiesta, a cui il suo interlocutore risponde “va bene, le scimmie le mandiamo là  e qui restano 40 persone”. Quasi a marcare la differenza, come se i braccianti stranieri non fossero uomini. Con loro, padroni e padroncini lesinavano persino sull’acqua.
Quando i lavoratori, assetati dopo ore di lavoro nelle serre, chiedevano almeno di poter dissetarsi, veniva data loro acqua del canale di irrigazione. “Ai neri gli mancano un paio di bottiglie d’acqua. Nel canale, gliele riempiamo nel canale – dice intercettato uno dei padroncini – Se ci sono un paio di bottiglie vuote.. hai visto quelle che trovi quando togli i cespugli? Vicino ai canali ci sono le bottiglie”.
Ultimo anello della catena della filiera del lavoro nero, pur di avere una paga, spesso da fame, i migranti erano costretti a lavorare a qualsiasi condizione, a raggiungere i campi su furgoncini e auto scassate, a vivere in casolari e ruderi privi di tutto messi a disposizione dai caporali, dietro pagamento di somme spropositate.
Senza diritti nè tutele, molti braccianti sono caduti nella trappola di chi, dietro pagamento di importanti somme di denaro, promette documenti regolari, organizza matrimoni di comodo, fa sperare a chi non vede i propri cari da anni di poterli riabbracciare grazie a pratiche di ricongiungimento familiare aggiustate ad hoc. Bastava un matrimonio di comodo, che durava giusto il tempo di regolarizzare la posizione degli stranieri e avviare le pratiche per un rapido divorzio. Tutto finto, tranne i guadagni dei caporali in colletto bianco.

(da agenzie)

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DENUNCIA DAY A BERGAMO: DEPOSITATI 40 ESPOSTI, NE ARRIVERANNO ALTRI 150

Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile

“SI ACCERTINO LE RESPONSABILITA’ DELLA POLITICA, CHIEDIAMO LA VERITA'”

Uno dietro l’altro, davanti alla procura di Bergamo. In mano i documenti da presentare ai magistrati. Negli occhi la tensione e il dolore di chi ha perso in poche settimane, o in pochi giorni, il papà , la mamma, il marito o un altro familiare per il Covid. E che ora chiede che si appuri se ci sono stati errori nella gestione dell’emergenza.
Che, se c’è qualcuno che ha sbagliato, chi ha sbagliato paghi.
“Siamo andati in procura per avere le risposte che ancora nessuno ci ha dato. Lo abbiamo già  detto, ma lo ripetiamo: nessuno ce l’ha con medici e infermieri, anzi. A loro abbiamo chiesto di essere dalla nostra parte. Chiediamo però i magistrati capiscano cosa sia successo a livello istituzionale e amministrativo”.
Tradisce tutta la stanchezza di una giornata difficile la voce di Cristina Longhini. Farmacista che lavora a Milano, stamattina era a Bergamo per presentare – con il comitato Noi Denunceremo – la denuncia per il decesso di suo papà , Claudio. Morto per coronavirus a 65 anni, il 19 marzo, dopo che per giorni – prima che fosse finalmente ricoverato – gli erano state sostanzialmente negate diagnosi e cure.
Insieme a lei, davanti alla procura, altri familiari: “È stato come rivivere, insieme, nonostante le mascherine, quel dolore che non siamo riusciti a elaborare nei mesi scorsi”, racconta ancora ad HuffPost, mentre ripercorre il primo Denuncia Day di Bergamo.
Il primo, perchè oggi sono stati presentati una quarantina di esposti. Ma a breve ce ne saranno altri: “Ne stiamo preparando circa altre 150. Torneremo presto, per portarle in procura. Riteniamo di doverlo fare sempre qui, a Bergamo, perchè è stato l’epicentro della tragedia”, spiega ad HuffPost Consuelo Locati, l’avvocato che ha aiutato il comitato a scrivere gli atti da portare ai magistrati.
Tra questi c’era anche il suo, con la storia di suo padre, anche lui vittima di Covid. Ultimo della lista, perchè voleva dare spazio prima agli altri. “Ho presentato prima le denunce tutte insieme, in quanto avvocato. Poi i familiari sono andati uno ad uno a portare il loro esposto, la loro storia”.
Sono state ore difficili per chi ha perso un familiare e non ha avuto modo di salutarlo, nè di essergli accanto nei suoi ultimi giorni. “Abbiamo vissuto un momento molto sentito, molto forte”, spiega ancora Locati. Al comitato è stata messa a disposizione una sala, con alcuni funzionari che hanno aiutato i familiari a formalizzare la denuncia.
La speranza di chi era lì è che si arrivi alla verità . Si riesca a capire se almeno alcune di queste morti, con una gestione diversa della crisi Covid, avrebbero potuto essere evitate.
Non fanno nomi e cognomi da Noi Denunceremo, lasciano che siano i magistrati ad arrivarci. Ma tra i tanti dubbi che si pongono ce n’è uno che si portano dentro da mesi: perchè l’area di Bergamo non è stata fatta zona rossa per tempo? Due settimane di chiusura in più – non sono i soli a pensarlo – avrebbero, forse, ridotto i danni.
Per Luca Fusco, ideatore del comitato dopo la morte del padre per Covid, la politica ha delle responsabilità : “La prima – spiega all’Ansa – è quella di non aver chiuso la Valseriana quando doveva essere chiusa, cioè il 23 febbraio, lasciando trascorrere 15 criminali giorni, fino all′8 marzo quando la Regione Lombardia è diventata zona arancione”.
In queste due settimane, continua Fusco, “noi bergamaschi abbiamo viaggiato, lavorato, bevuto il caffè e fatto gli aperitivi e a quel punto il virus ha circolato senza problemi. Sono anche convinto che se ci fosse stata la chiusura tempestiva della zona rossa nella provincia di Bergamo forse non avremmo dovuto chiudere tutta la Lombardia. E probabilmente avremmo evitato il lockdown italiano”.
Per chi ha denunciato oggi, e per chi lo farà  nelle prossime settimane – non solo a Bergamo, ma anche probabilmente nel resto di Italia – inizia adesso una lunga attesa. Il percorso per accertare eventuali responsabilità  non sarà  breve. Lo sanno, ma hanno pazienza:
“Il nostro unico obiettivo era offrire le nostre testimonianze”, spiega ancora Cristina Longhini. “Lasciamo lavorare la magistratura – è l’invito di Fusco – magari si scopre che la pandemia era incontrollabile, anche questa sarebbe una verità . Noi vogliamo sapere se si poteva fare qualcosa e, se si poteva e qualcuno non l’ha fatto, allora è colpevole”.
Come è nato il Comitato “Noi denunceremo”
Il Comitato nasce a Bergamo dall’omonimo gruppo Facebook che ha raccolto, ad oggi, oltre 55mila aderenti. Lo scopo dell’Ente è quello di raccogliere le testimonianze delle vittime dell’epidemia di Covid-19 e/o dei loro familiari, per fornire, all’Autorità  Giudiziaria, il materiale necessario ad accertare se l’ecatombe che ha colpito il nostro Paese potesse essere evitata attraverso l’adozione delle misure di prevenzione e protezione previste dalla legge. Il fine che si propone il Comitato non è, quindi, la vendetta ma l’accertamento della verità , perchè il sacrificio di migliaia di persone non sia stato vano e quanto accaduto non possa ripetersi.
Che tipo di procedimento legale state avviando?
La prima iniziativa avviata dal Comitato, per il tramite dei suoi avvocati, è quella di predisporre e depositare, per ciascuno dei suoi aderenti, un esposto-denuncia descrittivo di ciò che gli è capitato: la mancanza di assistenza domiciliare, il ricovero difficoltoso o tardivo, l’assenza di informazioni ai familiari. Gli esposti-denuncia ripercorrono inoltre, la diffusione dell’epidemia sul territorio e la sconvolgente impreparazione mostrata dalle autorità  politico-amministrative nel contrastarla.
Quali potrebbero essere le responsabilità ?
I filoni di indagine saranno diversi: da quello legato alla mancata chiusura dell’Ospedale di Alzano da parte delle autorità  della Regione Lombardia, a quello che riguarda la mancata istituzione di una zona rossa nel bergamasco, a quello inerente le Rsa ove, del tutto improvvidamente, per disposizione delle autorità  regionali, vennero ricoverati malati Covid. Inoltre ci sarà  poi il filone relativo alla mancata adozione delle misure di sicurezza e protezione previste dai piani pandemici, regionali e nazionali.
Quali potrebbero essere le conseguenze per ASL/Stato enti locali?
Potrebbero profilarsi responsabilità  penali e civili in capo a chi rivestiva “posizionidi garanzia”, e, quindi, responsabilità  civili (con obbligo di risarcimento dei danni) in capo agli stessi soggetti, e agli enti che rappresentavano.
Cosa dovrebbe fare oggi un familiare di una vittima Covid-19 o un cittadino guarito ma che ancora conserva le conseguenze della malattia, e che magari non è nemmeno stato testato
L’invito ai familiari delle vittime e, più in generale, ai cittadini colpiti dal virus (che, in alcuni casi, ne subiranno per molto tempo, se non per sempre, le conseguenze) è quello di far pervenire le loro testimonianze. Questo servirà  a fare chiarezza sulla vicenda.

(da agenzie)

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PAUL MCCARTNEY: “RESTITUITE I SOLDI DEI BIGLIETTI PER I MIEI CONCERTI CANCELLATI””

Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile

L’EX BEATLE GIUDICA VERGOGNOSO CHE IL GOVERNO ITALIANO PERMETTA CHE VENGANO CONSEGNATI VOUCHER INVECE CHE RESTITUIRE I QUATTRINI… L’ITALIA E’ GIA’ STATA MESSA IN MORA SIA DALLA UE CHE DA AGCOM PURE PER GLI ANTICIPI VERSATI AI TOUR OPERATOR E MAI RESTITUITI, ALTROVE SI TRATTA DI APPROPRIAZIONE INDEBITA

Paul McCartney, dalla sua pagina Facebook, critica la decisione, presa in Italia, di non rimborsare gli spettatori per i live cancellati a causa del coronavirus, ma di consegnare i voucher.
“È veramente scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi. Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo. Siamo fortemente in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto”. McCartney aveva annunciato il suo tour estivo, con tappa il 10 giugno a Napoli e il 13 giugno al Lucca Summer Festival. Due eventi cancellati per l’emergenza Covid-19 che non è stato possibile riprogrammare per il 2021.
“A tutti i fan degli altri Paesi che avremmo visitato quest’estate è stato offerto il rimborso completo. L’organizzatore italiano dei nostri spettacoli e i legislatori italiani devono fare la cosa giusta in questo caso. Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire ma questo è un vero insulto per i fan”, ha spiegato l’artista nel post, scritto in italiano.
Nel nostro paese il governo, su indicazione di Assomusica (l’Associazione italiana di promotori di musica dal vivo), ha stabilito un decreto che autorizza i possessori dei biglietti acquistati per gli spettacoli dal vivo di richiedere un voucher di pari valore.

(da agenzie)

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SONDAGGIO IXE’: CALA ANCORA LA LEGA, CRESCE IL PD

Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile

LEGA 25%, PD 21,4%, M5S 17,2%, FDI 14,4% FORZA ITALIA 7,6%

Tra il partito di Matteo Salvini e quello di Nicola Zingaretti solo 3,6 punti percentuali di distanza.
La Lega resta il primo partito al 25 per cento, ma ha perso mezzo punto percentuale.
Una nuova flessione che porta il partito di Salvini lontanissimo dai record della scorsa estate.
Segue il Pd al 21,4 che recupera lo 0,5. Sono questi i dati sulle “intenzioni di voto” secondo l’ultimo sondaggio di Ixè per il programma Cartabianca
Cala di 0,3 punti anche l’altro partito di maggioranza, il M5S, sceso al 17,2.
Crescono di misura (+0,1%), il partito di Giorgia Meloni, assestato al 14,4, quasi il doppio di Forza Italia che recupera un +0,2 per cento (7,6 per cento).
Sotto la soglia del 5% seguono Europa Verde (2,3, -0,1 per cento), La Sinistra (2, -0,4 per cento), Italia viva (1,9, +0,4 per cento), +Europa (1,7, +0,1).
Rispetto ai dati di tre mesi fa, la Lega ha perso due punti, il Pd 1,1, il M5S invece ha recuperato 1,6 per cento.

(da agenzie)

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