Giugno 29th, 2020 Riccardo Fucile
“NON TI CONVIENE GIRARE SENZA SCORTA”… ATTENDIAMO DI SAPERE QUANDO LO STATO ANDRA’ A PRELEVARE QUESTE PERSONE A CASA
Ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha presenziato alla cerimonia di commemorazione dei seimila morti per Coronavirus a Bergamo e provincia.
Un minuto di silenzio è stato osservato dall’orchestra prima dell’esecuzione della messa di Requiem di Donizetti.
Ad assistere al concerto 243 sindaci di tutta la Bergamasca, i rappresentanti degli operatori sanitari e alcuni famigliari delle vittime, un pubblico ristretto per via delle misure di sicurezza.
Il presidente della Repubblica, accompagnato dal sindaco di Bergamo, Giorgio Gori e dal governatore lombardo, Attilio Fontana ha percorso il viale che porta alla chiesa di Ognissanti, la stessa che nel marzo scorso ha accolto le bare delle vittime attendendo il convoglio militare.
Purtroppo la sua presenza nella cittadina ha scatenato gli account-con-numeretti o con bandierine che hanno coperto di insulti il presidente della Repubblica.
Naturalmente insieme a quelli che dicono che il COVID-19 è stata “tutta una truffa ai danni degli anziani e della economia italiana”, come se i seimila morti fossero uno scherzo. Tra questi anche i simpaticissimi-issimi-issimi che fanno battute sulla “mummia”.
Secondo alcuni account “bandierinati”, poi, Mattarella, presenziando alla cerimonia, sta “speculando” sui morti per Bergamo.
Insieme c’è anche chi minaccia l’incolumità del presidente della Repubblica, sostenendo che al presidente della Repubblica non conviene girare senza scorta, così come a Conte, perchè entrambi… “non sono molto popolari”.
E infine c’è chi accusa Mattarella di essere “un massone globalista insieme a Bill Gates”. Una girata di sugo li seppellirà ?
Attendiamo di sapere quando lo Stato italiano andrà a trovare queste persone a casa.
(da agenzie)
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Giugno 29th, 2020 Riccardo Fucile
COSA ASPETTA IL GOVERNO ITALIANO A CHIEDERE CONTO DELLE MINACCE DI UN DELINQUENTE ALLA STAMPA ITALIANA?… DOVE SONO I SOVRANISTI DELLA DOMENICA CHE “PARLANO A NOME DEL POPOLO ITALIANO”?
Il lavoro che da mesi, ormai, sta portando avanti Nello Scavo sulle pagine di Avvenire ha
una importanza che spesso, in Italia, viene sottovalutata.
Nelle sue inchieste, infatti, mette in evidenza la responsabilità dei governi — nel triangolo Malta, Libia e Italia — in merito a quello che sta succedendo nel Mediterraneo: come reagiscono i vari stati ai naufragi, come avvengono le comunicazioni, come — spesso — alcuni alti funzionari arrivino a parlare direttamente con gli scafisti (qualche mese fa, svelò come Bija arrivò a parlare con funzionari del Viminale).
Nelle ultime ore, ci sono state minacce a Nello Scavo da parte di un ex funzionario del governo maltese, praticamente nel silenzio generale.
Su Twitter, Nello Scavo ha più volte chiesto conto ai membri del governo dell’isola della loro gestione dei naufraghi che si avvicinano alle loro coste partendo dalla Libia. La risposta che ha avuto, attraverso un tweet pubblico e visibile a tutti, da Neville Gafa’, ex direttore dell’ufficio del premier maltese, è inquietante: «Ferma i tuoi sporchi affari — ha scritto in un tweet — o noi fermeremo te».
Nel silenzio dell’opinione pubblica italiana — soltanto alcuni giornalisti e, recentemente, anche la scrittrice Michela Murgia hanno solidarizzato con Nello Scavo -, Carola Rackete si è inserita in questo dibattito, difendendo la libertà di stampa e, nella fattispecie, il lavoro del giornalista di Avvenire.
Insomma, nè più e nè meno — visto il ruolo di colui che ha minacciato Nello Scavo — quello che avrebbe dovuto fare la politica italiana.
«L’ex direttore dell’ufficio del PM di Malta ha minacciato un giornalista italiano — ha scritto Carola Rackete -. Malta è infatti coinvolta in molti affari sporchi, come l’uso di pescherecci maltesi per riportare i rifugiati in Libia dalla zona di ricerca maltese, come esposto da Nello Scavo nei suoi articoli su Avvenire».
Un messaggio di supporto che arriva dalla capitana della Sea Watch che proprio l’anno scorso, in questo periodo, aveva riportato a Lampedusa i naufraghi a bordo della nave della ong tedesca, forzando il blocco delle autorità italiane.
Un messaggio che sarebbe dovuto arrivare anche da altri settori della politica e delle istituzioni. Questi ultimi, invece, restano pericolosamente in silenzio: c’è il dramma dei migranti e ci sono le minacce per chi lo racconta. E pochi, pochissimi, che ne parlano.
(da agenzie)
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Giugno 29th, 2020 Riccardo Fucile
A GENNAIO LA CORTE SUPREMA ITALIANA STABILI’ CHE IL SUO ARRESTO NON ERA GIUSTIFICATO… “QUEI MIGRANTI ANCORA OGGI ANNEGANO PERCHE’ L’EUROPA VUOLE CHE ANNEGHINO, NEGANDO ROTTE SICURE”
Un anno fa il capitano Carola Rackete guidò la Sea-Watch 3 senza autorizzazione nel porto di Lampedusa, dopo che il suo equipaggio aveva salvato 53 naufraghi. L’allora ministro degli Interni Matteo Salvini aveva rifiutato l’ingresso della nave in porto e durante più di due settimane di stallo la situazione a bordo era arrivata allo stremo.
Così il 29 giugno del 2019 Carola Rackete fece attraccare la nave in porto senza autorizzazione e venne arrestata. A gennaio la Corte Suprema italiana ha stabilito che il suo arresto non era giustificato.
”Un anno fa, sono entrata nel porto di Lampedusa senza autorizzazione, dopo che il mio equipaggio e io abbiamo salvato 53 persone dal naufragio e dopo che tutta l’Europa ci ha abbandonato per più di due settimane. Il nostro equipaggio ha dovuto farlo come parte della flotta di soccorso civile perchè l’Unione europea aveva ritirato tutte le sue navi, pur sapendo che i rifugiati in fuga dalla guerra in corso in Libia stanno tentando l’attraversamento”, ha dichiarato alla Dpa.
”Il nostro equipaggio doveva essere in mare perchè sappiamo che i diritti umani sono universali e il diritto marittimo non si preoccupa dei passaporti: ho pensato che dovevamo essere in mare non solo per effettuare il salvataggio, ma anche come segno di resistenza contro il razzismo strutturale delle autorità europee”, ha aggiunto.
L’attivista rivolge quindi un appello a ”tutti i cittadini dell’Ue” che ”dovrebbero sapere: quelle persone che stanno annegando nel Mediterraneo – almeno 96 morti entro questo mese – non sono vittime di un incidente imprevisto o di un disastro naturale. Annegano perchè l’Ue vuole che anneghino, spaventando coloro che potrebbero tentare di attraversare. Annegano perchè l’Europa nega loro l’accesso a rotte sicure e non lascia altro che rischiare la vita in mare. E nessuno sarebbe entrato in una simile barca, a meno che non fosse più sicuro della costa!”, ha dichiarato. ‘
‘Come cittadini europei, dobbiamo interrompere questa politica! Dobbiamo abbattere la fortezza Europa, creata per far morire i poveri dalle coste del Mediterraneo dove nessuno li vede. Ci deve essere uguaglianza e libertà per tutti, per vivere e muoversi senza paura per la propria vita”, ha proseguito.
”Fino a quando ciò non diventerà realtà , il salvataggio in mare civile continuerà ad essere come i vigili del fuoco volontari che tentano di spegnere gli incendi intenzionalmente in fiamme dagli incendiari dell’Ue e del più ampio Nord del mondo. E nonostante la Corte Suprema italiana abbia convalidato la mia decisione di entrare nel porto e portare le persone in sicurezza in conformità con il diritto marittimo, la criminalizzazione del salvataggio in mare continua; nel mio caso e nelle indagini su altri che agiscono in solidarietà con le persone in movimento”, ha continuato l’attivista.
Inoltre i Paesi europei stanno sfruttando la crisi causata dal coronavirus per ”mettere da parte i diritti umani e per smettere di rispettare la legge del mare”.
”Devo sottolineare ancora una volta che, nonostante sia al potere la nuova coalizione del governo italiano, nulla di fondamentale è cambiato all’interno dell’Ue e alle frontiere esterne dell’Ue. Se c’è stato un cambiamento, le cose sono peggiorate durante l’ultimo anno”, ha proseguito l’attivista.
”Malta, in primo luogo, ma anche altri stati europei, tra cui la Germania, stanno usando la pandemia di coronavirus come scusa per abbandonare i diritti umani e per smettere di rispettare la legge del mare. Nel fine settimana di Pasqua, nonostante la loro posizione fosse nota alle autorità dell’Ue, i naufraghi sono stati lasciati alla deriva per giorni nella zona di salvataggio maltese, prima di essere intercettati da una “nave della flotta fantasma” privata che il governo maltese aveva assunto per riportare illegalmente i 51 sopravvissuti e 5 corpi in Libia. Altri sette erano già annegati. Da allora si sa poco di ulteriori casi simili, perchè gli occhi civili in mare sono indesiderati. Diversi stati europei, tra cui Spagna, Malta, Italia, Paesi Bassi e Germania, continuano a ostacolare il salvataggio e il monitoraggio delle missioni in mare e in volo”, ha affermato.
Spiegando la sua decisione di non rilasciare interviste un anno dopo il suo approdo a Lampedusa, Rackete afferma che ”questa storia, tuttavia, non dovrebbe riguardare affatto me. Questo è il motivo per cui non voglio essere io a parlare. L’inquadramento persistente di me e di altri volontari di salvataggio nel Mediterraneo come eroi è una narrazione profondamente problematica. Rimuove i riflettori dalle persone che abbiamo salvato e crea erroneamente l’illusione che alcune persone siano uniche o diverse. Ma come la maggior parte degli europei, noi – in quanto membri dell’equipaggio di Sea-Watch 3 – siamo soprattutto una cosa: dei privilegiati. Ciò non significa che non affrontiamo alcun problema nella vita. Significa che nel mio caso, come donna bianca, non ho avuto paura per un secondo che la polizia potesse uccidermi durante l’arresto o dopo in cella come invece è successo a molti neri, anche in Germania. Ed è per questo che dobbiamo agire”, ha spiegato.
”Se ci sono eroi in quella storia, sono le persone che abbiamo incontrato in mare e che sono sopravvissute molto più che attraversare il mare in una barca indegna. Non è necessario che una persona bianca salga sul palco come una presunta “voce dei senza voce””, ha spiegato.
”Le persone che salviamo potrebbero aver perso molte cose nella loro vita, ma non hanno perso la propria voce e sono gli esperti delle proprie esperienze. Se vogliamo superare il razzismo strutturale, dovremmo iniziare ascoltandoli. Questo è il motivo per cui non farò interviste per l’anniversario della missione Sea-Watch 3 dell’anno scorso. Invece, chiedo a tutti di ascoltare coloro che l’Europa preferirebbe far affogare piuttosto che permettere di raggiungere le sue coste”, ha concluso.
(da agenzie)
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Giugno 29th, 2020 Riccardo Fucile
KLEMENTYNA SUCHANOW DENUNCIA: “I SOVRANISTI FARANNO DI TUTTO PER CANCELLARE IL BALLOTTAGGIO, PRONTE LEGGI SPECIALI, MA LA POLONIA VUOLE EUROPA E LIBERTA’, E IN GIOCO IL SUO FUTURO”
Sperano i liberal polacchi, ma con timori di un scontro grave, dopo i risultati parziali del
primo turno delle presidenziali. Con un’alta partecipazione al voto, superiore alla media, il presidente sovranista uscente Andrzej Duda è primo col 41,8 per cento. Ma il giovane sfidante liberalconservatore europeista Rafal Trzaskowski, sindaco di successo della capitale Varsavia e volto della società civile, ha preso ben il 30,8 per cento.
Al ballottaggio che si terrà tra due settimane dunque Trzaskowski può farcela coi voti degli elettori di molti candidati liberal esclusi ieri.
Al tempo stesso si temono pressioni e forzature, forse persino leggi eccezionali, da parte del PiS, Diritto e Giustizia, il partito sovranista euroscettico omofobo e antieuropeo al potere dal 2015. Sentiamo Klementyna Suchanow, leader delle femministe e del movimento Lgbtq polacco, spesso bersaglio della campagna dei filo-Duda.
Cosa significa per l’Europa questo ballottaggio? Sembra quasi una scelta tra Angela Merkel e Marine Le Pen…
“Sì, e spero che l’Europa lo capisca in tempo. La Polonia può tornare una democrazia normale o scivolare nel baratro ungherese o russo. Spero che per una volta la Ue capisca e reagisca in tempo”.
Perchè Trzaskowski potrebbe farcela?
“Perchè è diventato il volto della società civile che ha voglia di Europa e libertà . Come dite a volte voi italiani può diventare il nostro ‘Papa straniero’. Il suo 30 e passa per cento è un buon segno, al ballottaggio molti voti andati a questo primo turno ad altri eterogenei candidati democratici potrebbero andare a lui. La campagna di odio contro di lui presunto agente straniero e di noi Lgbtq sembra non bastare ai sovranisti per vincere”.
Gli elettori dell’ultradestra come voteranno al ballottaggio?
“Non hanno accordi chiari con Duda e il PiS, temo piuttosto come molti qui leggi eccezionali, un minigolpe o misure d’emergenza per fermare il cambiamento. Temiamo che cancellino il ballottaggio con qualsiasi pretesto pur di non perdere il potere. La polizia si prepara a misure speciali persino per limitare il diritto alle ferie. Ma restiamo ottimisti”.
Cosa è in gioco per l’Europa?
“Cambiare il presidente in Polonia sarebbe un enorme primo passo verso un’Europa normale, la Polonia è oggi il primo campo di battaglia tra due scelte: Angela Merkel o Marine Le Pen. La speranza è grande per la Ue intera, ecco la posta in gioco. Se noi polacchi imporremo la svolta sarà bene per l’Europa intera e la sua normalizzazione democratica”.
Quanti avranno il coraggio di votare per Trzaskowski in nome dei valori europei?
“Molti non amano il suo partito, ma Trzaskowski ha saputo diventare candidato del paese reale e della società civile che vogliono Europa, libertà e valori liberalconservatori occidentali. Il volto nuovo del cambiamento, il candidato non del suo partito bensà di chi vuole valori moderni e cambiamento. E scelte non ungheresi nè putiniste mascherate. Gli piace essere visto così, vuole continuare a battersi e a questo punto sarà difficile per Duda fare altre campagne come quelle violentissime contro di noi Lgtbq. Con Trzaskowski spero anche in una normalizzazione dei rapporti con la Germania”.
(da Open)
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Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile
HIDALGO CONSERVA PARIGI, PHILIPPE ELETTO A LE HAVRE, I VERDI VINCONO A LIONE, BORDEAUX E STRASBURGO …. LA DESTRA PERDE MARSIGLIA DOPO 25 ANNI
Una catastrofe annunciata per il presidente Emmanuel Macron, che dimostra ancora una volta le fragilità de La Rèpublique en marche (Lrem), in un contesto nazionale segnato da un tasso di partecipazione ai minimi storici.
A tre mesi e mezzo dal primo turno, la Francia è tornata alle urne per il ballottaggio delle elezioni municipali, tra mascherine, gel disinfettante e seggi sanificati in 4.800 comuni.
A Parigi si conferma la sindaca uscente, la socialista Anne Hidalgo, che si attesta attorno al 50% delle preferenze battendo la rivale repubblicana, Rachida Dati e quella de Lrem, l’ex ministro della Salute, Agnès Buzyn.
Nonostante fino a pochi mesi fa sembrasse in piena crisi, la prima cittadina in carica ha avuto la meglio sulle sue sfidanti concentrando la campagna elettorale sul tema dell’ambiente, diventata ormai la prima sfida politica in Francia.
I Verdi trionfano a Lione e Bordeaux, dove Pierre Humic viene dato al 46,8 per cento, davanti al sindaco uscente, il repubblicano Nicolas Florian sostenuto anche da Lrem, dietro al 43,2 per cento, mentre Philippe Poutou, del Nuovo Partito Anticapitalista (Npa), è terzo con il 10 per cento.
Il Rassemblement National di Marine Le Pen, si aggiudica la città di Perpignan con Louis Aliot (52,7%) , portando a casa un magro bottino, considerando che Aliot negli ultimi 15 giorni ha nascosto persino il simbolo del partito perchè gli avrebbe portato piu’ danno che consenso
Una “ondata verde” che, come era prevedibile dopo i risultati del primo turno e gli ultimi sondaggi, ha raffreddato le speranze de la Rèpublique en marche del presidente Emmanuel Macron. Il partito della maggioranza presidenziale ha pagato cara la sua giovane età e la conseguente assenza sul territorio, lasciando il passo a una sinistra che sembra aver ritrovato la capacità di dialogare al suo interno sotto l’impulso di Europa-Ecologia-I Verdi, partito ambientalista
Per sbarrare la strada al ritorno della sinistra, la formazione della maggioranza si è alleata con i Repubblicani in molte città come Bordeaux, Tolosa e Clermont-Ferrand. Un paradosso per il partito del presidente Emmanuel Macron, che punta ad orientare l’ultima parte del suo mandato proprio sui temi ambientali.
Ma adesso Macron vuole al più presto voltare pagina per lasciarsi alle spalle il pessimo risultato di queste municipali. Macron vuole cambiare musica, ma prima bisogna prendere un decisione sul direttore d’orchestra. Il primo ministro Edouard Philippe fino ad oggi ha diretto fedelmente l’esecutivo senza mai steccare, ma la sua presenza sembra essere diventata ormai una nota stonata per Macron, che vuole tornare sulla scena come unico solista.
Secondo le indiscrezioni trapelate sulla stampa in questi ultimi giorni, tra l’Eliseo e Matignon (sede del governo), sono sorti attriti riguardanti soprattutto la gestione della crisi sanitaria. Il capo dello Stato e quello dell’esecutivo sarebbero ormai ai ferri corti, tanto che il secondo ha deciso di candidarsi a sindaco nel suo feudo di Le Havre, in Normandia, dove è primo al il 59% dei voti secondo le prime stime. Una sorta di paracadute, nel caso in cui il presidente dovesse decidere di metterlo alla porta.
Il premier ha più volte affermato che non abbandonerà il suo posto, e fino a quando farà parte dell’esecutivo delegherà l’incarico al sindaco uscente, il repubblicano Jean-Baptiste Gastinne. Ma Macron non può liberarsi così facilmente della figura più popolare del suo governo, che continua a crescere nei sondaggi a differenza del presidente.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile
TRZASKOWSKI AL BALLOTTAGGIO POTRA’ CONTARE SUL 13% DEI VOTI RACCOLTI DAL LIBERALE HOLOWNIA… POLACCHI IN MASSA AL VOTO NELLE GRANDI CITTA’ PER CACCIARE LA CRICCA SOVRANISTA
Qualche giorno fa, Andrzej Duda è anche andato da Donald Trump, primo leader
straniero a far visita a Washington post-lockdown, per farsi dare la ‘benedizione’ politica in vista delle presidenziali di oggi in Polonia.
Non sarebbe servito, stando ai primi exit poll diffusi subito dopo la chiusura dei seggi alle 21. Il presidente uscente, candidato del potente Pis (Diritto e giustizia) dell’ultranazionalista Jaroslaw Kaczynski, non ce la fa passare al primo turno.
Si ferma al 41,8 per cento e il 12 luglio se la vedrà in ballottaggio con RafaÅ‚ Trzaskowski (30,4 per cento), sindaco di Varsavia, candidato di Piattaforma Civica, partito liberal-conservatore che annovera tra i suoi dirigenti anche l’ex presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk. La domanda resta: il covid fiacca i sovranismi?
La Polonia potrebbe fornire delle risposte, pur parziali, in vista del ‘big test’ con le presidenziali di novembre negli Stati Uniti.
Perchè 5 anni fa, la Polonia ha un po’ anticipato quello che si è poi affermato come trend politico abbastanza globale: l’ultranazionalismo al governo, il sovranismo, in Europa anti-europeismo, in Gran Bretagna la Brexit, negli Stati Uniti la vittoria di Trump. E dunque il ballottaggio del 12 luglio dirà se la pandemia cambia anche il corso delle cose politiche in Polonia e magari nel mondo. Sulla carta, a giudicare dai risultati di oggi e dall’andamento del voto, è possibile.
Trzaskowski e Duda hanno la stessa età . Entrambi nati nel ’72, ma di segno politico totalmente diverso.
Il presidente uscente ha caratterizzato la sua campagna attaccando i movimenti Lgbtq, oltre che ‘occupando’ le tv asservite con la sua presenza e propaganda.
Il sindaco di Varsavia è firmatario, già dall’anno scorso, del manifesto Lgbtq per i diritti degli omosessuali, trans, lesbische. Al ballottaggio potrà contare sui voti degli elettori del liberal Szymon HoÅ‚ownia, star della tv, presentatore di un noto talent show in Polonia, oggi ha incassato il 13,3 per cento delle preferenze.
Ma secondo alcuni sondaggi pre-voto, anche una parte dei voti di alcuni candidati di estrema destra (se ne sono presentati ben quattro su un totale di 10) potrebbero virare su Trzaskowski e non su Duda.
Questioni di competizione politica sullo stesso campo, probabilmente. Ma le presidenziali in Polonia sono il primo test elettorale nazionale in periodo di pandemia. Nel paese non c’è stato un vero e proprio lockdown e nemmeno una epidemia molto diffusa. Ma gli effetti del covid sull’economia sono già annunciati se non visibili. Si riverseranno come una punizione su chi governa? Vale a dire: dal governo del premier Mateusz Morawiecki alla presidenza Duda, entrambi ‘controllati’ dal potente leader del Pis Kaczynski?
Il voto di oggi sembra suggerire questa ipotesi. L’affluenza alle urne si è attestata intorno al 48 per cento: che è tanto in tempi di covid e anche in confronto alle ultime presidenziali: nel 2015 votò il 34 per cento degli aventi diritto.
Ma soprattutto l’affluenza più alta è stata registrata nelle città oltre i 500mila abitanti: oltre alla capitale Varsavia, Cracovia, Breslavia, Åà³dź e PoznaÅ„.
Ed è proprio nei centri urbani che il Pis sta perdendo voti, negli ultimi due anni, a partire da Varsavia dove nel 2018 Trzaskowski ha battuto il candidato di Kaczynski, Patrik Jaki, nel 2018. Come le forze nazionaliste di altri paesi, anche il Pis è più forte nelle campagne e periferie.
Ancora altre due settimane per avere una risposta che potrebbe avere una valenza non solo polacca.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile
TRA LE NEW ENTRY CON INCARICHI APICALI ANCHE LA MOGLIE DI BRUNO VESPA E L’EX CONSIGLIERE REGIONALE CAPELLI
Roberto Maroni e Angelo Capelli. Entrambi furono protagonisti dalla riforma della sanità
lombarda realizzata nel 2015, alla quale ancora oggi ci si riferisce proprio come “riforma Maroni”:
Capelli (Nuovo Centro Destra) ebbe il ruolo di relatore, insieme al collega della Lega Fabio Rizzi. La suddetta riforma è stata ampiamente discussa in questi mesi, sia per gli effetti che ha prodotto anche nella gestione dell’emergenza Covid, sia per l’imminente scadenza della fase sperimentale quinquennale e per la necessità , sollevata da diversi operatori del settore, di una sua profonda revisione.
Tale riforma è stata pesantemente criticata sul piano politico non solo da sinistra, ma anche da Roberto Formigoni, il quale sostiene che il suo successore abbia in questo modo peggiorato il modello sanitario lombardo da lui forgiato.
Ora Capelli entra a far parte del board degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi, mentre Maroni diventa consigliere degli Istituti Clinici Zucchi.
Entrambe le strutture fanno parte del Gruppo San Donato, galassia che include anche il San Raffaele e in forza alla quale c’è da tempo anche un altro ministro dell’Interno: Angelino Alfano, ex Forza Italia e poi fondatore del Nuovo Centro Destra.
Dal 2019 Alfano è presidente della holding della famiglia Rotelli, tra i leader nazionale della sanità privata.
Tra i nuovi ingressi annunciati dal prestigioso Gruppo figurano anche Augusta Iannini (moglie di Bruno Vespa), vicepresidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali e già a capo dell’Ufficio Legislativo del ministero della Giustizia.
Iannini è stata nominata nel CdA del Policlinico San Donato e in quello dell’Ospedale San Raffaele, insieme ai consiglieri Patrick Cohen, amministratore delegato del Gruppo AXA Italia, e a Flavio Valeri, già amministratore delegato di Deutsche Bank Ag.
Nel CdA della Casa di Cura La Madonnina entrano poi i consiglieri Ilaria Romagnoli, Head of Italy Wealth Management di Rothschild, e Caterina Bima, notaio, consigliere di amministrazione di UniCredit Leasing, di ASTM Spa e di Fondazione Cassa Risparmio di Torino. Gianni Papa, già direttore generale di Unicredit, entra nel CdA dell’Istituto Clinico Villa Aprica, nonchè del centro Resnati dell’Ospedale San Raffaele, il principale tra quelli gestiti dal Gruppo.
(da TPI)
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Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile
L’ARTISTA CRISTINA DONATI MEYER HA INTEGRATO IL MONUMENTO CON LA BAMBINA SCHIAVA SESSUALE COMPRATA DAL GIORNALISTA IN ERITREA
L’artivista Cristina Donati Meyer, ha ‘completato’ il monumento a Indro Montanelli, integrandolo con la bambina dodicenne, “schiava sessuale, che il giornalista comprò in Eritrea, durante l’occupazione italiana” si legge in una nota che aggiunge: “Non occorreva colorare la statua, era sufficiente aggiungere, sulle ginocchia del vecchio la bambina eritrea di 12 anni della quale abuso’ da soldato colonialista”.
Elusa la sorveglianza della polizia e scavalcando la doppia fila di reti e transenne, l’artista-attivista, ha posato in braccio a Montanelli il fantoccio di una bambina eritrea e affisso un cartello esplicativo: ‘Il vecchio e la bambina’.
Gli agenti della polizia sono intervenuti prontamente, interrotto la performance e fermato l’artista che dopo essere stata identificata e’ stata rilasciata dopo circa un’ora.
“Non era mia intenzione deturpare il monumento, anzi. Quella statua ha avuto, dopo oltre un decennio, un ruolo fondamentale per riaccendere una discussione e una riflessione, mai fatta in Italia, su cosa significo’ l’invasione e colonizzazione italiana in Etiopia, Eritrea, Somalia e Libia”, afferma Cristina Donati Meyer che prosegue: “Gas nervino sulle popolazioni civili, bombardamenti, stupri di massa, stragi, schiavizzazione di ragazze e bambine, spose bambine, acquistate dalle famiglie, sottrazione di beni artistici e monumentali, risorse e terre. Dovremmo essere tutti grati a Montanelli e al suo monumento, il quale, fungendo- in taluni casi da capro espiatorio — ha consentito alle italiane e agli italiani di conoscere e fare i conti con un passato orrendo: quello delle guerre e aggressioni coloniali”, conclude.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile
“SO CHE DO’ FASTIDIO PR QUELLO CHE DICO, MA DA QUI NON MI MUOVO, NON PRENDO UN EURO E NON MI INTERESSANO POLTRONE: SE VOGLIONO CACCIARMI LO FACCIANO SENZA NASCONDERSI”
I vertici di Palazzo Ducale, uno dei più importanti motori culturali di tutta la Liguria, faro
anche a livello nazionale, sono sotto esame e il livello di tensione con il Comune è alto.
Il rinvio dell’approvazione del bilancio consuntivo 2019 della Fondazione Palazzo Ducale ha fatto venire a galla i problemi ed esacerbato il confronto.
Il sindaco Marco Bucci, durante una recente riunione, a cui hanno partecipato il presidente Luca Bizzarri, la direttrice Serena Bertolucci e l’assessore alla Cultura Barbara Grosso, ha richiesto una serie di dettagli sulle varie attività (dalle mostre agli eventi, dalle locazioni al personale), che finora non sono stati forniti.
Il Ducale non vorrebbe soffermarsi in modo critico su quei dati (la richiesta riguarda il 2017-2018) non per una mancanza di trasparenza, ma perchè in realtà sentirebbe minacciati alcuni aspetti della propria indipendenza, in particolare gli elementi di autonomia sul fronte della proposta culturale.
Il Ducale è un motore sempre acceso, come dimostra l’immediata apertura post lockdown, fra le prime in Italia. L’iniziativa “A tu per tu con le Ninfee di Monet”, che ha raggiunto vari media nazionali, stimolato la curiosità di molti visitatori con continui tutto esaurito, per esempio, sarebbe finita nel mirino del Comune perchè portata avanti senza una “regia condivisa”, offuscando altre iniziative.
«Non sono allineati» è il leitmotiv che si ripete fra i corridoi di Palazzo Tursi per attaccare il recente operato del Ducale, messo in discussione anche per la perdita di visitatori paganti per le mostre organizzate rispetto agli anni scorsi.
«I dati? Nel 2017-2018 c’erano altri vertici — puntualizza subito Bizzarri — e comunque mi fa impressione essere messo sotto esame perchè se avessi saputo che una Fondazione si valuta solo per i numeri, sarei rimasto a fare televisione. Parliamo di quelli di oggi: è vero, i numeri dei visitatori paganti sono in calo, ma è un problema generalizzato. Non ho mai visto Bucci e Toti all’inaugurazione di una nostra iniziativa. Ilaria Cavo (assessore alla Cultura della Regione, ndr) mi sembra l’unica persona che abbia capito il nostro lavoro». Sta pensando alle dimissioni?
«No, io non mi muovo. So che do fastidio per quello che dico, ma io non ho cariche da difendere, per me questo è un servizio civile, sono qui per la città — continua Bizzarri — se vogliono sfiduciarmi, c’è un cda per farlo». Il sindaco conferma la messa sotto esame dei vertici.
(da agenzie)
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