Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile
LA STRATEGIA DI METTERE IN GIRO BALLE PER FARE TERRORISMO MEDIATICO… NELLE LINEE GUIDA PER LA SCUOLA NON ESISTE ALCUN PLEXIGLAS… IN OGNI CASO MEGLIO UN FIGLIO PROTETTO DAL PLEXIGLAS CHE MORTO DI COVID-19 PERCHE’ HA UN GENITORE COGLIONE
«E se io devo mandare mia figlia a scuola, chiusa nel plexiglas senza un contatto con i suoi amici e le sue maestre io a scuola non ce la mando»: Matteo Salvini a Codogno continua a diffondere bufale che poi ribadisce anche a Mezz’ora in più: “Pensare di mettere il plexiglas per dividere bimbo tra bimbo e bimbo con la maestra è un fallimento educativo”. E ancora: “I numeri fortunatamente dicono che il virus di adesso non è il virus di febbraio e quindi mi rifiuto di pensare che le scuole riaprano a settembre fra plexiglas, mascherine e classi chiuse”.
Salvini non si è ancora evidentemente accorto che nelle linee guida per la scuola che il governo ha presentato venerdì non c’è traccia di plexiglas.
È una strategia di comunicazione ben precisa quella del Capitano, che inventa e mette in giro fregnacce sugli avversari politici che non hanno alcun senso se non nell’ottica di fare terrorismo.
Il problema è che c’è persino qualcuno che ci crede. Così quando il 14 settembre le scuole riapriranno senza plexiglas lui potrà dire che è tutto merito suo.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile
LA FRASE ESATTA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA IN TOSCANA GIANI ERA: “LA LEGA STA FACENDO UNA CAMPAGNA FOTOCOPIA DELL’EMILIA-ROMAGNA, DOVE IL MIO AVVERSARIO E’ SALVINI CHE SI PORTA DIETRO AL GUINZAGLIO UNA CANDIDATA”
Susanna Ceccardi e la Lega accusano Eugenio Giani di aver dato della “cagna” alla
candidata del Carroccio alla presidenza della Regione Toscana per colpa dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera in cui il presidente del Consiglio Regionale della Toscana dice che è “al guinzaglio di Salvini”.
La risposta “incriminata” è questa:
Pensa che la Toscana sia divenuta contendibile per la prima volta, come ha spiegato la sua avversaria?
«In Emilia Romagna i leghisti dicevano le stesse cose, mi sono sentito con il presidente Bonaccini l’altro giorno ed ho subito capito: stanno facendo una campagna fotocopia, dove il mio avversario è Salvini che si porta dietro al guinzaglio una candidata».
Ceccardi utilizza una tattica di comunicazione politica che è vecchia come Matusalemme: dice che non vuole fare la vittima e intanto fa la vittima, con la pagina della Lega a tirarle la volata.
“Non voglio fare la vittima, una certa sinistra griderebbe allo scandalo se un nostro esponente dicesse a una donna dello schieramento avversario che è buona soltanto a stare al guinzaglio come una cagna: si leverebbero le grida di indignazione a livello internazionale. No, io non mi sento una vittima.”
Si tratta, tra l’altro, della stessa strategia utilizzata da Lucia Borgonzoni quando era candidata in Emilia-Romagna, che non ha portato tantissima fortuna alla parlamentare che doveva dimettersi per entrare in consiglio regionale ma poi non lo ha fatto (a proposito, la Ceccardi invece lascerà la poltrona di europarlamentare?).
Peccato che, vista la grande attenzione con cui legge i giornali, Ceccardi non si sia accorta della rubrica che le ha dedicato Aldo Grasso in prima pagina proprio sul Corriere:
“La ricordiamo ospite fissa di Announo di Michele Santoro (era giovane, era determinata) intenta a esprimere pensieri come questo: «Chi mi accusa di tenere più alla vita di un chihuahua che alla vita di un immigrato, non capisce che i chihuahua non sbarcano a migliaia sulle nostre coste». Quando diventa sindaco si rifiuta di appendere la foto del presidente della Repubblica, perchè «Mattarella è un retaggio dell’Ancien Règime». Negli anni si è distinta per la lotta all’unione civile delle coppie gay («Il registrucolo degli amanti omosessuali»), ai migranti, a chi aiuta i migranti e per una squisita sensibilità femminista: «La violenza è parte dell’uomo e della donna, è parte della natura». Che si menino!
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile
VANNO DIMINUITI QUELLI DEI PARLAMENTARI
Secondo gli italiani il premier Giuseppe Conte guadagna troppo poco, così anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
I parlamentari, invece, se la passano fin troppo bene e, a fine mese, dovrebbero trovare qualcosa in meno in busta paga.
È quanto emerge da un sondaggio condotto dall’istituto Noto e riportato da Il Giorno che basa i risultati sull’immaginario collettivo del Paese. I dati raccolti si riferiscono a quanto lo Stato dovrebbe pagare una carica pubblica e a quanti soldi quella carica effettivamente percepisce — sempre secondo le ipotesi degli italiani. Ogni cifra è dunque fittizia, non aderente alla realtà , ma si basa su delle stime.
Le cifre
Se Mattarella guadagna 12.000 euro mensili, secondo gli italiani dovrebbe esserci un incremento di 6.000 euro, portando il suo stipendio finale a 18.000 euro.
Stessa cosa per Conte: dai 6.700 percepiti, il compenso ideale sarebbe di 8.000 (+1.300). C’è invece un allineamento per i ministri: sia lo stipendio sperato che quello incassato raggiungono i 4.500 euro.
Diversa è la situazione per i parlamentari nazionali che, secondo il campione intervistato, hanno una retribuzione eccessiva. Da uno stipendio di 12.290 euro, lo Stato dovrebbe invece versare per ognuno di loro 3.000 euro al mese — decurtando, di fatto, più di 9.000 euro per ogni mensilità . Lo stesso accade per i parlamentari europei: dai 14.000 euro guadagnati, la cifra ideale, per gli italiani, è di 4.000.
Taglio degli stipendi, ma in misura minore in alcuni casi, anche per assessori regionali (-2.395), sindaci (-2.000 euro), consiglieri regionali (-5.800 euro), assessori comunali (-1.400 euro), governatori regionali (-3.300 euro) e presidenti di società pubbliche (-8.000 euro).
Professori e infermieri
Quelle degli infermieri e dei professori di scuola media e superiore sono categorie che, per il Paese, dovrebbero vedere riconosciuti degli aumenti di stipendio. Se quindi il professore guadagna circa 1.960 euro, lo Stato dovrebbe versargliene circa 2.700. Gli infermieri, con uno stipendio di 1.700 euro dovrebbero arrivare almeno a 2.300 alla fine del mese.
(da Open)
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Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile
TRAFFICI RADDOPPIATI, TUTTI I NUMERI E LE ROTTE
Caravelle ricche di oro bianco in arrivo dal Nuovo Mondo. Durante il lockdown, le rotte
marittime commerciali e le aree portuali europee non sono mai state chiuse, allo scopo di garantire l’approvvigionamento alimentare degli Stati membri.
All’interno di alcune “caravelle” — altro non sono che mastodontiche navi cargo — sono stati trasportati ingenti quantitativi di cocaina stipati in quei containers corrosi e sbiaditi dalla salsedine dell’oceano Atlantico.
Le forze di polizia europee sono sempre state pronte a dare battaglia, mettendo a segno numerosi sequestri a danno di alcune grosse spedizioni in arrivo da oltre oceano, ma in generale gli arrivi dall’America Latina non sono mai diminuiti.
Anzi, la criminalità organizzata internazionale sembra aver scelto il lockdown e le settimane immediatamente precedenti, per realizzare consistenti operazioni di traffico via mare.
“Il traffico di cocaina con containers marittimi ha continuato a livelli paragonabili e addirittura superiori a quelli visti nel 2019”, si legge nel rapporto EU Drug Markets-impact of covid- 19 di Europol e Emcdda, European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction.
Il mercato della cocaina è il secondo grande mercato di droghe illecite nell’UE, con un valore minimo di vendita stimato nel 2017 attorno ai 9,1 miliardi di euro.
I sondaggi di alcune agenzie europee di settore stimano che nel corso del 2019 circa 4 milioni di cittadini europei hanno fatto uso di cocaina.
Il consumo sarebbe ancora concentrato nella parte occidentale e meridionale dell’Europa, ma alcune città europee come Anversa, Barcellona, Parigi, Milano, Eindhoven e Utrecht, secondo il report Wasterwater analysis and drugs: a European multi-city study — 2019, hanno registrato una drammatica impennata nell’utilizzo di questa sostanza. In queste città , la presenza di benzoilecgonina nelle fognature delle città , il metabolita adibito allo smaltimento della cocaina che si trova nelle urine, è schizzata da 300 parti per 1000 mg nel 2015 a 600 parti per 1000 mg nel 2019.
“La pandemia ha avuto un enorme impatto negativo sulle nostre vite e sulle nostre economie”, spiega a TPI Catherine De Bolle, direttrice dell’Europol. “Tuttavia, questa tendenza economica non è stata registrata per quanto riguarda il traffico internazionale di droga. Questi mercati illegali continuano a generare profitti enormi, anche durante la pandemia. I sequestri di droghe illegali in alcuni paesi dell’UE durante il primo semestre del 2020 sono stati superiori a quelli degli stessi mesi degli anni precedenti”.
È un dato di fatto che le restrizioni globali contro gli spostamenti delle persone abbiano dato del filo da torcere al mercato delle OCGs, Organised Crime Groups (le organizzazioni criminali), ma — come riporta un report pubblicato il 29 maggio dall’Emcdda e dall’Europol — il traffico di cocaina tramite containers via mare ha continuato a reiterarsi raggiungendo livelli ben al di sopra della media.
Nel primo quadrimestre del 2020, sono stati sequestrate in Belgio circa 18 tonnellate di cocaina: in quattro mesi è stato sequestrato un quantitativo corrispondente alla metà della cocaina sequestrata durante il corso dell’intero 2017, 44 tonnellate. I traffici, insomma, sono quasi raddoppiati.
Il traffico di droga durante il lockdown: le rotte
Il 23 aprile scorso, la polizia di Anversa assieme alle forze speciali, irrompeva alle prime luci dell’alba nell’immensa area portuale della città per sequestrare un carico di cocaina dal valore di 200 milioni di euro. Il problema per le organizzazioni criminali durante la pandemia non è mai stato quello di fare arrivare la cocaina in Europa: il traffico marittimo è stato infatti l’unico settore economico al mondo a non aver subito restrizioni. Lo è stato invece la spedizione, la vendita al dettaglio e lo stoccaggio della merce illegale.
In un’inchiesta pubblicata a fine maggio dall’Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP) sulla riconfigurazione del mercato latino-americano della cocaina, si sottolinea come ad inizio lockdown i produttori colombiani abbiano velocemente sostituito pericolose rotte interne con strategici spostamenti notturni attraverso i passi di montagna o con motoscafi ad alta velocità , difficili da intercettare, difficili da prendere, che permettevano di raggiungere le aree portuali di imbarco per le rotte europee.
Dal primo gennaio al 19 maggio 2020, i porti europei interessati al traffico di cocaina sono stati: Amburgo e Anversa, per ricevere i containers imbarcati al porto di Santa Marta in Colombia; Leixoes, Rotterdam e Anversa per i carichi provenienti da Cartagena; la Svezia come nuovo punto d’arrivo per la cocaina proveniente da Barranquilla, sempre Colombia, e ancora Anversa per le spedizioni in partenza dal Golfo di Urabà , Colombia. Al netto di tutto, la città portuale fiamminga di Anversa è diventata nei mesi di lockdown il cuore pulsante del commercio internazionale di cocaina.
Anversa, la capitale europea della cocaina
Interpellato sul tema, l’ufficio del procuratore di Anversa, risponde a TPI in perfetto italiano ai dubbi sottoposti in merito a questo exploit di criminalità nell’area portuale. “Allo stato attuale, tutte le agenzie coinvolte nella lotta contro questo fenomeno hanno adottato misure interne di contrasto contro il virus COVID-19”, spiega in merito ai margini di operatività dei nuclei di polizia durante il lockdown. “Alcune indagini possono essere sospese (per motivi di sicurezza sanitaria interna, ndr) ma quando è necessario un intervento immediato tutti sono pronti ad agire tempestivamente”.
Le considerazioni in merito alle strategie adottate dalla polizia di Anversa in materia di contrasto all’attività criminale nell’area portuale sono lapidarie: “Le contromisure, già in atto, hanno dimostrato la loro efficacia (come il maxi sequestro del 23 aprile, ndr) e saranno intensificate o modificate solo a causa di nuovi fenomeni nel panorama del narcotraffico”.
Quello che la squadra del procuratore di Anversa cerca di fare è prendere i “pesci grossi” capaci di corroborare i contatti criminali locali con i partners d’oltre oceano: “Risulta essere molto difficile stabilire quante gangs criminali siano attive nell’area portuale di Anversa. In generale conosciamo bene alcune figure chiave coinvolte nel traffico, ma collegare questi pesci grossi ai vari canali d’importazione può rivelarsi difficile dato che ci sono molti strati e sub strati gerarchici all’interno di queste organizzazioni”.
5mila euro solo per parlare
La capacità d’infiltrazione delle gangs del Belgio nell’area portuale di Anversa è capillare e ben affinata. I lavoratori del porto ricevono dai 75 ai 125mila euro se contribuiscono all’approdo sicuro di un container di cocaina (Stoker and Thijssen, 2018). Ma non è tutto: secondo le autorità portuali europee, le organizzazioni criminali sono disposte a pagare 5mila euro un qualsiasi operatore portuale solamente per “have a conversation”, solo per chiacchierare del più e del meno e sondare la disponibilità del lavoratore ad un ipotetico coinvolgimento nelle operazioni di scarico. Inoltre, gli operai del porto sono facilmente riconoscibili per la loro divisa inconfondibile, e nel momento in cui qualcuno di loro “collabora con una gang per il trasbordo di un carico di droga, diventa facilmente pedinabile e di conseguenza minacciabile assieme all’intera famiglia” (Emcdda, 2019).
Il fattore commerciale che ha visto le rotte marittime e le attività portuali europee perpetuarsi senza alcuna restrizione, combinato all’elevata capacità di controllo delle organizzazioni criminali all’interno dell’area portuali, ha fatto in modo che l’Europa inginocchiata dal Coronavirus diventasse, lentamente e in silenzio, anche l’Europa inginocchiata dalla cocaina.
(da TPI)
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Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile
RIGUARDA SEMPLICEMENTE L’ESTENSIONE A MANIFESTAZIONI DI ODIO DEI REATI GIA’ PREVISTI PER LA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE E RELIGIOSA, CON UN INASPRIMENTO DELLA PENA
La possibile introduzione di una legge contro la omotransfobia e la misoginia in Italia sta facendo molto discutere.
Come spesso accade nel campo dei diritti civili, a scontrarsi su fronti opposti sono, da un lato, i partiti di sedicente centrodestra e la Chiesa cattolica, in particolare dalla Cei (la Conferenza episcopale italiana), e, dall’altro, il centrosinistra insieme alle associazioni Lgbti.
In realtà , la legge contro la omotransfobia non riguarda la possibile concessione di nuovi diritti civili, bensì l’estensione a manifestazioni di odio fondate su omofobia o transfobia di alcuni reati, già previsti, legati alla discriminazione razziale o religiosa.
Secondo il mondo conservatore la legge istituirebbe, di fatto, un “reato di opinione”: “Affermare che l’unico matrimonio esistente è quello tra uomo e donna diventerà reato”, protestano da destra. A questi timori l’area progressista e liberal risponde con i dati sulle violenze per motivi di genere o di orientamento sessuale e parla di tentativo di “oscurantismo” da parte della Chiesa.
Il disegno di legge prevede di intervenire sui reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica o religiosa, attualmente previsti agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale.
In particolare, si vorrebbe estendere l’istigazione a delinquere e gli atti di violenza (non la propaganda, invece) alle manifestazioni d’odio fondate su omofobia o transfobia. In pratica, commette reati motivati da “stigma sessuale, in particolar modo nei confronti delle persone omosessuali e transessuali” rischierebbe fino a quattro anni di reclusione.
“Non serve una nuova legge, esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio”, osserva la Cei». “Un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide”.
“In Italia esiste un serio problema di razzismo e discriminazione verso le persone omosessuali e transessuali”, sottolinea il deputato Alessandro Zan (Pd), relatore de disegno di legge contro la omotransfobia e la misoginia. “Affermare che ‘esistono già adeguati presidi’ per contrastare questo fenomeno significa non voler prendere atto di una dura realtà di discriminazione nei confronti della quale noi sentiamo la responsabilità politica ed etica di intervenire”, osserva la presidente della Commissione Giustizia alla Camera, la deputata M5S Francesca Businarolo.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile
ERA IN COMPAGNIA DEL SUO FIDANZATO DI 22 ANNI… “NON PERDONO I MIEI AGGRESSORI, MI FANNO SOLO TANTA PENA”
Hanno iniziato con gli insulti, poi il branco è passato alle vie di fatto. 
Sette giovani dal marcato accento locale, fra i quali una ragazza, hanno aggredito a Pescara un ragazzo gay di 25 anni.
La violenza, avvenuta 45 minuti dopo la mezzanotte, si è verificata sul lungomare vicino la Nave di Cascella, sulla riviera dirimpetto ai giardinetti di piazza Primo Maggio, come riporta Il Centro.
A terra è rimasto il ragazzo, ex studente universitario alla D’Annunzio e residente fuori regione. Finito in ospedale all’alba, i medici hanno riscontrato la frattura della mascella sinistra.
«Non perdono i miei aggressori, mi fanno solo tanta pena», ha dichiarato lui stesso. Era in compagnia del suo fidanzato di 22 anni, pescarese. Passeggiavano mano nella mano, diretti verso casa, in direzione nord, quando uno dei due ha subito l’aggressione di stampo omofobo nelle stesse ore in cui nel Circolo Aternino si svolgevano le celebrazioni dell’Abruzzo Pride.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile
EUROPE ECOLOGIE LES VERTS LA VERA SORPRESA DEL PRIMO TURNO… AL BALLOTTAGGIO A LIONE, TOLOSA E BORDEAUX … LA DESTRA RISCHIA A MARSIGLIA
La Francia al voto per le municipali: 4.800 città , da Parigi a Bordeaux, da Lione a Marsiglia, devono scegliere nuovo sindaco e consiglio comunale.
Nel primo test elettorale post-Covid sono chiamati alle urne 16 milioni di francesi con mascherina obbligatoria e distanziamento sociale.
Pesa il rischio astensione: a mezzogiorno solo il 15,2% dell’affluenza. Già al primo turno avvenuto il 15 marzo – nel mezzo dell’epidemia – un elettore su due (44%) non è andato a votare, rispetto al 63% registrato nelle municipali del 2014. I ballottaggi (anche fra tre o quattro candidati) si svolgono con tre mesi di ritardo, e questo aumenta l’incertezza sulle tendenze politiche registrate al primo turno.
L’exploit dei Verdi
Il successo dei candidati del partito Europe à‰cologie Les Verts (Eelv) è stata la sorpresa del voto del 15 marzo, sulla scia del buon risultato già ottenuto un anno fa alle europee (13,4%, davanti a socialisti e France Insoumise).
Il partito che oggi governa una sola città con più di 100 mila abitanti (Grenoble dove il sindaco Eric Piolle ha buone chances di essere rieletto) potrebbe conquistare altre metropoli. La sfida più importante è a Lione – terza città di Francia – dove Grègory Doucet, 46 anni, dirigente dell’ong Handicap International, è arrivato in testa al primo turno (28,5%) e potrebbe battere il candidato ex maconista Yann Cucherat.
La corsa di Eelv mette in crisi la destra in varie città .
A Bordeaux Nicolas Florian, delfino dell’ex premier Alain Juppè, dovrà vedersela con il verde Pierre Hurmic.
Anche l’attuale sindaco di Tolosa, Jean-Luc Moudenc, sostenuto da Les Rèpublicains (Lr), è sfidato dall’ambientalista Antoine Maurice, sostenuto da una lista di coalizione tra socialisti, comunisti e France Insoumise.
Altre città che potrebbero diventare a guida Eelv sono Strasburgo, Lille e Besanà§on dove invece i duelli sono tra ambientalisti e altri candidati della sinistra.
La rivincita di destra e sinistra
Nel 2017 l’elezione di Emmanuel Macron alle presidenziali e poi il trionfo alle politiche del suo partito, La Rèpublique en Marche (Lrem), aveva travolto le due tradizionali forze di governo: Ps e Lr. Il voto delle municipali è una rivincita del bipolarismo classico e dei “vecchi partiti” che dovrebbero conservare molte delle città dove governano.
L’esempio più clamoroso di vitalità del moribondo partito socialista è Parigi dove Anne Hidalgo dovrebbe trionfare. La gauche dovrebbe mantenersi anche a Rennes, Nantes e Digione e potrebbe conquistare – con una lista di coalizione – la seconda città di Francia, Marsiglia, storica roccaforte della destra.
Il partito conservatore Lr che ha già confermato o conquistato sindaci e maggioranze al primo turno nel 56% delle città con più di 9mila abitanti. Per i ballottaggi ci sono vittorie quasi scontate come quella dell’attuale sindaco di Nizza, Christian Estrosi.
En Marche si ferma
Creato nel 2016 il partito di Macron, Lrem, non ha nessun sindaco nè consigliere municipale. E ha clamorosamente mancato questa opportunità . Il simbolo della dèbà¢cle è Parigi dove Lrem si è diviso tra due candidati e poi ha dovuto cambiare in corsa quello ufficiale Benjamin Griveaux, sostituito da Agnès Buzyn distaccata nei sondaggi di venti punti da Hidalgo. A Lione si è consumato un pasticcio tra il candidato macronista Yann Cucherat che ha deciso di allearsi – senza chiedere ai vertici di Lrem – con la destra dei Rèpublicains.
Alla fine il partito di Macron potrà rivendicare forse un successo – spesso alleandosi con Lr – a Strasburgo, Aix-en-Provence e Pèrigueux. Un caso a parte è quello del porto normanno di Le Havre, dove si presenta Edouard Philippe. Il premier è arrivato in testa ma è tallonato dallo sfidante comunista, Jean-Paul Lecoq. E l’esito di Le Havre è guardato da vicino perchè potrebbe avere conseguenze sul governo.
Ambizioni deluse per Le Pen
Alle municipali del 2014 l’allora Front National aveva lanciato la sua conquista al potere, prendendo il governo di una quindicina di città . Questa volta il Rassemblement National ha conservato già al primo turno molti comuni, come Frèjus e Hènin-Beaumont, ma non riesce ad avanzare a livello locale. L’unica presa su cui Le Pen punta è Perpignan, la città al confine con la Spagna dove il suo ex compagno, Louis Alliot, è favorito nella corsa a sindaco. Se vince, sarà la più grande città governata dal Rassemblement National anche se Alliot ha fatto praticamente di tutto per cancellare il simbolo del partito dalla campagna.
(da “La Repubblica”)
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Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile
SCELTA DA JOLE SANTELLI, PER LA PROCURA AVREBBE FAVORITO FAMIGLIE MAFIOSE DI REGGIO CALABRIA
L’assessora alle Infrastrutture della Regione Calabria, Domenica Catalfamo, è indagata
non solo per corruzione, ma anche per concorso esterno con la ‘ndrangheta.
Lo scrive oggi Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Lucio Musolino tornando sull’inchiesta della Dda che ha portato all’amministrazione giudiziaria le società Avr e Ase. Tra loro 8 amministratori del Comune di Reggio Calabria, del Consiglio comunale, della Città Metropolitana, del Consiglio regionale ed ex Provinciale e del Comune di Taurianova ai quali sono contestati reati contro la Pa per indebite pressioni per l’assunzione di personale segnalato
Con l’inchiesta “Helios ”, la Dda di Reggio sta scardinando i rapporti tra la politica e la società Avr che si occupa della raccolta dei rifiuti, per conto del Comune, e della manutenzione delle strade in tutta la provincia.
Per la città metropolitana, la dirigente Catalfamo era il responsabile del progetto per i lavori della strada Gallico-Gambarie. Probabilmente a causa di quell’appalto, di 43 milioni di euro, i pm l’hanno iscritta nel registro degli indagati per concorso esterno.
I carabinieri stanno approfondendo il tentativo della ‘ndrangheta di infiltrare l’Avr che —scrivono — “ha concesso assunzioni di soggetti sponsorizzati dalla politica e affidato lavori a ditte gradite dalla criminalità organizzata”.
Il quadro è inquietante. Nominata assessore da Jole Santelli (Forza Italia), oggi Domenica Catalfamo è in giunta regionale assieme al capitano “Ultimo” Sergio De Caprio.
Per gli inquirenti, però, potrebbe avere favorito le famiglie mafiose reggine. Il sospetto vale anche per l’amministratore unico della società Claudio Nardecchia, un imprenditore romano noto in Calabria e in Toscana.
Non è un caso che i carabinieri considerano di “interesse operativo ” un messaggio da lui ricevuto nel maggio 2015 quando è stato “invitato a un incontro con Luca Lotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio”.
L’incontro alla fine non c’è stato, ma i tanti omissis nelle informative lasciano intendere che l’inchiesta “Helios ”potrebbe allargarsi sul fronte dei rapporti con le cosche. Sono già chiari, invece, i “benefit ” che l’assessore Catalfamo ha ricevuto dall ‘Avr. “Un foulard di Dior per Mimmuzza tua”. Era il regalo di Natale che una dipendente dell’azienda ha ritirato su richiesta di Nardecchia.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 28th, 2020 Riccardo Fucile
HA PORTATO A CASA TANTE PERSONE CHE ARRIVAVANO DA ZONE A RISCHIO SENZA AVER SUBITO ALCUN CONTROLLO
Paolo Berizzi racconta oggi su Repubblica la storia di un autista di Noleggio con conducente (NCC) chiamato solo con le iniziali M. C. che racconta il suo lavoro di febbraio e di marzo: i due mesi durante i quali la falce del virus, nella Wuhan italiana con epicentro la Val Seriana, ha colpito più duro. L’uomo è stato sentito dalla procura di Bergamo.
«Tra febbraio e marzo ho fatto 3mila e 700 chilometri. Ho preso imprenditori della Val Seriana di ritorno dalla Cina e li ho accompagnati dall’aeroporto a casa. Arrivavano a Orio al Serio, Linate, Malpensa. Quando, con il lockdown, gli aeroporti hanno chiuso, sono andato a recuperare i clienti in Svizzera – a Zurigo, o a Lugano per i jet privati – e a Nizza. Perchè tanti clienti di rientro hanno dovuto volare su questi scali. Poi macchina fino a Bergamo».
Si ferma un attimo. Aggiunge: «Mi chiedevo – visto che presto si è capito che il coronavirus girava nella Bergamasca ben prima del 21 febbraio e che le aziende della Val Seriana hanno rapporti stretti con la Cina – perchè queste persone, che tornavano da Pechino, Shanghai, Wuhan, Shenzhen, non venissero messe in quarantena. La stessa domanda se la sono fatta anche i miei colleghi».
Il driver ha osservato e assistito alla strage orobica del Covid 19 (6mila morti, di cui 670 in città , ndr) da una prospettiva particolare: il suo posto di guida. «Non abbiamo mai smesso di lavorare». Già .
Perchè dalla chiusura decisa dal governo e entrata in vigore il 10 marzo era esentato anche il trasporto pubblico non di linea, taxi e Ncc.
Lo stupore dell’autista – per come lo descrive ora – non era solo riferito ai mancati “filtri” su imprenditori e uomini d’affari di rientro dalle aree da dove il coronavirus è partito. «Ho visto tantissimi studenti, Erasmus e non, che atterravano a Orio al Serio, accolti dalle famiglie al completo. Mamme, papà , fratelli, nonni. Baci e abbracci e zero controlli».
Siamo ancora a febbraio. «Ho fatto 3mila chilometri in un mese». Il 12 marzo il governo chiude 23 aeroporti italiani.
Come cambia, a quel punto, il lavoro degli Ncc che caricano clienti per 90 centesimi a chilometro? «Nizza, Zurigo, Lugano. Molti si sono fatti venire a prendere lì. Anche al confine. Un’auto dall’aeroporto. Un’altra, la mia, dal confine. Hanno rivisto i piani di viaggio in base a divieti e chiusure».
Quanto hanno contribuito questi “ritorni” non mappati – un combinato aereo-auto Ncc – a diffondere il virus a febbraio nelle valli bergamasche? E che succede quando i contagi impazzano?
(da “NextQuotidiano”)
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