Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
DA DETERMINANTE A IRRILEVANTE IL PASSO E’ BREVE
Uno dei temi di queste elezioni Regionali è il flop di Italia Viva. Un risultato disastroso più o
meno dappertutto per il movimento di Matteo Renzi con le umiliazioni dell’1,7% di Ivan Scalfarotto in Puglia e dello 0,6% di Daniela Sbrollini in Veneto, ma soprattutto del 4,5% in Toscana.
Numeri e risultati che hanno scatenato i social, pronti a prendere in giro il partito dell’ex premier.
A rendere ancora più clamoroso il flop di Italia Viva sono state le previsioni della vigilia che, soprattut
to in Toscana e Puglia, dipingevano una situazione di enorme difficoltà per il Pd. Una situazione che doveva rendere ancora più importante il peso di IV per consentire la vittoria di Giani ed essere decisiva nella sconfitta di Emiliano in Puglia.
I risultati invece hanno dato un quadro completamente diverso, con l’ex presidente del Consiglio regionale toscano che ha vinto con oltre otto punti di vantaggio su Susanna Ceccardi, rendendo superfluo il 4,5% del partito di Renzi, e il governatore pugliese riconfermato al timone della regione sempre con otto punti di scarto su Raffaele Fitto e Scalfarotto che ha difeso con poca convinzione la sua candidatura, ammettendo il “risultato deludente”.
Reazione simile a quella del suo leader, Matteo Renzi, che ha ringraziato due volte Giani per il successo in Toscana, intestandosi nuovamente lo stop a Salvini, per postare una sua foto con Vincenzo De Luca, il dominatore delle Regionali in Campania, senza menzionare minimamente le fallimentari candidature di Scalafarotto in Puglia e della Sbrollini in Veneto, dove la candidata di Italia Viva ha preso meno voti di Paolo Benvegnù di Rifondazione Comunista.
Il flop di Italia Viva è stato molto commentato sui social, con tante battute sotto al commento di Luciano Nobili, per il quale i voti di Italia Viva erano “decisivi in Toscana” e “anche stavolta Salvini lo abbiamo fermato noi”, oppure al video in cui Ettore Rosato ringraziava le “migliaia” di persone che hanno votato il partito di Renzi promettendo la strutturazione della startup del movimento.
E così tra giochi di parole sul nome del partito e battute sull’ormai famosa promessa di Renzi di lasciare la politica il flop di Italia Viva è stato di tendenza su Twitter per diverse ore.
Le critiche degli elettori nei confronti di Matteo Renzi sono state piuttosto sferzanti, anche alla luce delle premesse della vigilia. La candidatura di Ivan Scalfarotto in Puglia aveva avuto proprio come obiettivo quello di frenare l’avanzata di Michele Emiliano. Al contrario, Italia Viva è entrata nella coalizione che ha supportato Eugenio Giani in Toscana e, nonostante il risultato al di sotto delle aspettative, ha comunque rivendicato di essere parte del successo del neo governatore contro Susanna Ceccardi. Anche questo eccessivo protagonismo, unito — come si diceva — al fatto di essersi intestato il secondo stop a Salvini, è stato oggetto di critiche sui social network.
(da agenzie)
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Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
DANIELA SBROLLINI HA OTTENUTO LO 0,62%
Scegliere di andare da soli alle elezioni può essere una scelta coraggiosa, soprattutto se ti espone a dei risultati davvero deludenti, al di là di ogni previsione.
Com’è andata Italia Viva in questa tornata elettorale? Generalmente non bene e gli occhi erano puntati sul partito di Matteo Renzi alla sua prima vera prova delle urne (voti veri, non sondaggi). Ma c’è una regione italiana dov’è andata peggio di altre, il Veneto. Qui Daniela Sbrollini non era entrata nella coalizione di centrosinistra e aveva scelto la corsa solitaria.
Risultato? Lo 0,62% dei voti in una regione dove Luca Zaia, il nuovo governatore, ha fatto man bassa.
«È un risultato deludente — ha commentato Daniela Sbrollini, senza giri di parole — ma questo è solo l’inizio di un progetto futuro. Sarebbe un grave errore fermarlo proprio adesso. Oggi che Zaia ha fatto il più grande risultato di un presidente di regione in Italia e il centrosinistra ha confermato la debolezza del suo progetto».
Ma il risultato assolto non basta a dare la dimensione complessiva di questa sconfitta. Occorre fare un confronto con le altre liste. E Daniela Sbrollini è finita dietro addirittura al Movimento 3V (Vaccini Vogliamo Verità ) e dietro a Paolo Benvegnù di Rifondazione Comunista.
Quanto di più lontano dalla dimensione di Italia Viva, che da sempre si è battuta a favore della scienza (memorabili le prese di posizione di Matteo Renzi a favore di Roberto Burioni) e che si è sempre scagliata con l’estrema frammentazione della sinistra, che aveva creato una galassia di partiti al di fuori della coalizione progressista di cui Renzi stesso aveva fatto parte in più tornate elettorali.
Insomma, Italia Viva ha combattuto spesso con quelli che possono essere definiti i suoi demoni. Ma, almeno in Veneto, il risultato è stato beffardo: il nuovo partito di Renzi è stato superato anche da quegli stessi principi che dava per scontato aver superato.
(da agenzie)
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Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
C’ERA SOLO UN CANDIDATO SINDACO, QUELLO DEL CARROCCIO, MA NON E’ RIUSCITO NEMMENO A FARSI ELEGGERE, PIUTTOSTO LA GENTE NON E’ ANDATA A VOTARE
Un solo candidato sindaco che però non è riuscito a farsi eleggere dai suoi concittadini. È quanto
accaduto a Lesina, in provincia di Foggia, dove Primiano Leonardo Di Mauro della civica “Lesina Azzurra” per 58 schede non indosserà la fascia tricolore. Alle Comunali non e’ stato raggiunto il quorum: ai seggi si è recato il 49 per cento degli aventi diritto.
Alle urne si tornerà nella primavera prossima. Lo scorso 23 agosto, a Foggia, all’indomani della presentazione delle liste Matteo Salvini aveva già festeggiato quello che da Lesina sarebbe stato il primo sindaco leghista. “Un sindaco pugliese lo abbiamo già eletto ancor prima del confronto elettorale”.
Racconta il Fatto che il “mentore” di Primiano Leonardo Di Mauro è Massimo Casanova, il proprietario del Papeete:
Clamoroso in Puglia: il comune di Lesina (Foggia) non ha eletto il suo sindaco. Alla urne si è presentata una sola lista civica di centrodestra e un solo candidato: Primiano Leonardo Di Mauro. Per convalidare la votazione sarebbe servito il quorum del 50% più uno degli elettori, l’affluenza invece è stata del 49,01%. Le elezioni si dovranno ripetere, resta a bocca asciutta il candidato sostenuto da Mr. Papeete, Massimo Casanova, l’amico di Salvini che a Lesina è proprietario di una grande tenuta.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IN PIEMONTE LA SOSPENSIONE E’ GIA’ STATA REVOCATA E SONO GIA’ RIENTRATI NEL PARTITO… IN VENETO BARBISAN ASSUNTO COME PORTABORSE DA UN EUROPARLAMENTARE LEGHISTA
Matteo Gagliasso e Claudio Leone, consiglieri regionali in Piemonte eletti con la Lega erano stati sospesi per aver percepito il bonus 600 euro. Ma la punizione è durata appena poco più di un mese. Racconta Repubblica Torino:
L’ha comunicato il capogruppo Alberto Preioni, durante la riunione settimanale di organizzazione dei lavori dell’Aula. Finisce così, dopo poco più di un mese, la sospensione dei due consiglieri, finiti nella bufera per aver chiesto, ottenuto e poi restituito, i 600 euro stanziati dal governo per i liberi professionisti durante l’emergenza Covid: Leone aveva fatto domanda per la sua società di negozi di abbigliamento e telefonia e Gagliasso per la sua attività da libero professionista come consulente immobiliare. Soldi restituiti alle casse pubbliche non appena è esploso lo scandalo innescato dai parlamentari e poi allargatosi agli enti locali, Regione inclusa, dove anche Diego Sarno del Pd è stato pizzicato tra i furbetti e ha restituito il bonus impegnandosi a devolvere sei mesi di stipendi per un fondo di sostegno ai lavoratori danneggiati dall’emergenza. Negli ultimi trenta giorni i due esponenti della Lega non hanno partecipato ai lavori dell’Aula e delle commissioni e nemmeno alla campagna elettorale per le amministrative. Avevano anche il divieto di utilizzare i simboli di partito. Fino a ieri, quando è scattato il perdono, in concomitanza con la fine del rush elettorale
Non è la prima volta che un furbetto del bonus nella Lega viene graziato. Anche in Veneto il consigliere Barbisan se l’è cavata facendosi assumere come portaborse dell’europarlamentare leghista Da Re.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
SARA’ STATO IL “BUON GOVERNO” DELLA LEGA O UN MODO PER TOGLIERSELA DI TORNO?
Sarà stato il buon governo della Lega, sarà stato l’annuncio che in caso di sconfitta sarebbe
tornata a occupare la poltrona di europarlamentare: Susanna Ceccardi non ha perso solo le elezioni regionali in Toscana che hanno visto la vittoria di Eugenio Giani. à‰ stata sconfitta anche nella sua Cascina, dove è stata sindaco, anzi il primo sindaco della Lega in Toscana.
Ma Giani ‘vola’ con il 46% anche nel territorio di Pisa, ‘feudo’ della rivale Susanna Ceccardi che è stata sindaca di Cascina dove il candidato del centrodestra in questo momento è al 51%, mentre nella città della torre pendente arriva addirittura al 55%. Repubblica Firenze racconta cosa ne pensano in paese:
Anzi, ieri sera prendeva meno voti rispetto al resto della regione. Con metà delle sezioni scrutinate la figlia di questa cittadina di 45mila abitanti, ha il 38,5% delle preferenze, cioè un punto e mezzo in meno rispetto a quanto prende in Regione, contro il 49,5% di Giani.
L’odiato Pd raggiunge il 37,5%, contro il 35% toscano e lei è davanti all’avversario giusto in una o due sezioni. Ce n’è per far tremare Cosentini e i suoi, che così diventano piuttosto critici. Viene fuori che il ricordo di Ceccardi sindaco non è felice nemmeno tra chi l’ha sostenuta appassionatamente nel 2016. «Se mi fossi dovuto basare su quello che ha fatto qui non la votavo. Ha avuto un’occasione e l’ha buttata via», dice amareggiato uno dei candidati della lista civica.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IL CENTRODESTRA VINCE SOLO DOVE NON CI SONO CANDIDATI LEGHISTI… E IN VENETO MOLTI BIG DELLA LEGA RESTANO FUORI DAL CONSIGLIO REGIONALE
Matteo Salvini sconfitto in Toscana, oscurato dalla vittoria di Zaia in Veneto. Il centrodestra vince dove non ci sono candidati leghisti. Cosa potrebbe ancora andare storto per il Capitano?
La sconfitta di Susanna Ceccardi è un risultato che colpisce prima di tutto il leader della Lega, che ora se la deve vedere nel centrodestra con Giorgia Meloni.
“Lo sbandierato 7 a 0 non si è avverato e ora Salvini e, con lui, il centrodestra, si ritrova con un pugno di mosche in mano”, dice a mezza bocca un big di Forza Italia. Nel centrodestra è iniziato il ‘processo’ a Matteo Salvini.
Il mancato ‘cappotto’ alle regionali sbandierato più volte ai comizi, una campagna tutta incentrata sui social perdendo di vista il ‘contatto’ con il territorio e una gestione quasi militare della Lega, avrebbero fatto storcere il naso a non pochi in via Bellerio e tra gli alleati.
Al punto che qualcuno ha iniziato a mettere in discussione la leadership del ‘Capitano’ nel centrodestra. La maledizione del Papeete sembra perseguitare l’ex ministro dell’Interno. Molti tra leghisti, esponenti azzurri e di Fdi si sono chiesti: perchè sempre stressare le campagne elettorali e farle diventare un referendum su se stesso? I toni usati durante i comizi non sono piaciuti specialmente alla ‘vecchia guardia’ del Carroccio e nel mirino sono finiti i fedelissimi di ‘Matteo’.
Questa tornata elettorale, in particolare, si caratterizza per un dato: fallisce anche il secondo assalto ad una roccaforte rossa. Dopo l’Emilia Romagna anche la Toscana, ridimensiona le ambizioni del numero uno della Lega.
La conquista delle sole Marche, grazie a un candidato di Giorgia Meloni, è ”poca roba rispetto alle aspettative”, confida un leghista di lungo corso, che aveva creduto alla possibilità di dare una prima ‘spallata’ al governo Conte.
Dalle parti di Via Bellerio cominciano a interrogarsi sulla strategia del ‘Capitano’. Certo, i ‘numeri’ raccontano di una Lega saldamente in testa nella coalizione di centrodestra. Eppure, con l’avanzata della Meloni e le percentuali bulgare portate a casa da Luca Zaia, qualcuno inizia a chiedersi se non ci possa essere un’alternativa. Spiega il Fatto:
Ebbene, fin quasi alle 8 della sera, i leader del centrodestra sembrano scomparsi, mentre gli altri sono già apparsi più volte davanti alle telecamere. Solo passate le 20 Matteo Salvini decide di scendere nella sala stampa di Via Bellerio e vedere il bicchiere mezzo pieno. “In Toscana era difficile, ma è un buon punto da cui ripartire… E sul referendum siamo sempre stati per il Sì… ”, afferma il leader leghista. Che però è il vero sconfitto di queste elezioni.
La dèbà¢cle in Toscana brucia moltissimo, perchè arriva dopo quella in Emilia-Romagna e dopo giorni di sondaggi testa a testa. Susanna Ceccardi aveva più chance di Lucia Borgonzoni e il leader si era speso in una campagna elettorale tostissima ma più soft, senza scivolate da bullo tipo citofonare a improbabili spacciatori. E invece è andata male, malissimo, con la Ceccardi sconfitta da un candidato, Eugenio Giani, tutt’altro che invincibile
E in Veneto non è solo la figura di Zaia, che ha triplicato la Lega, a oscurare Salvini. Molti big del Carroccio potrebbero rimanere a bocca asciutta in consiglio regionale. Spostando gli equilibri interni al partito:
La previsione dei sondaggi è stata ampiamente rispettata e Zaia ha fatto ciò che Salvini gli aveva chiesto: stravincere, non vincere. Col rischio di passare per malevoli, abbiamo il sospetto che l’intenzione di «Matteo» fosse quella di rendere la vita più complicata a «Luca», quasi che una vittoria al 60% fosse una mezza sconfitta. Se così era, gli è andata male pure questa, oltre alla spallata fallita al governo e alla conquista mancata della Toscana.
Ora Salvini ha semmai un problema in più: la Lista Zaia (col nome di Zaia nel simbolo) triplica quella della Lega (col nome di Salvini nel simbolo), 46% contro il16% e ripropone con forza la distanza tra la «Lega pedemontana», come l’ha chiamata Ilvo Diamanti, e la «Lega nazionale» che mira alla conquista del Sud, progetto cardine della stagione salviniana fin qui fallito.
Altro guaio: molti big, proprio per il diktat imposto da via Bellerio, sono stati costretti a correre nella compagine del partito ed ora rischiano direstare fuori. Questo, più di tante sottigliezze politologiche, potrebbe terremotare gli equilibri interni al Carroccio.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
ALTA TENSIONE CON GLI ALTRI DETENUTI
Finita la quarantena a cui tutti i detenuti vengono sottoposti per l’emergenza Covid, i fratelli
Marco e Gabriele Bianchi e il loro amico Mario Pincarelli sono stati trasferiti, come previsto sin dall’inizio, nel reparto precauzionale di Rebibbia, il G9, definito dagli altri carcerati il braccio degli infami, riservato a pedofili e assassini di donne e bambini.
E i tre principali indagati per la morte del 21enne Willy Monteiro Duarte, massacrato a calci e pugni il 6 settembre scorso a Colleferro dopo aver cercato di difendere un amico dal branco, sembra siano destinati a restarci a lungo, avendo anche rinunciato al ricorso al Tribunale del Riesame di Roma. Messi in carcere dal gip del Tribunale di Velletri, Giuseppe Boccarrato, e vistasi aggravare l’accusa, da omicidio preterintenzionale a omicidio volontario, dopo una primissima relazione fatta dal prof. Saverio Potenza, consulente medico-legale della Procura, al sostituto procuratore Luigi Paoletti, i due fratelli esperti di arti marziali e l’amico avevano proseguito la loro battaglia, cercando di ottenere l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare e puntando soprattutto agli arresti domiciliari, a quel beneficio subito concesso al coindagato Francesco Belleggia.
Gli elementi sinora raccolti dai carabinieri sull’uccisione del giovane di Paliano sono però solidi e alle prime testimonianze se ne sono aggiunte altre, coincidenti e pesanti in particolare per i tre indagati in carcere. La difesa della cosiddetta banda di Artena ha così depositato la rinuncia al ricorso. Dietro le sbarre del G9, dunque, senza troppe speranze di poter varcare in tempi brevi quella soglia.
Era stata la stessa Direzione del carcere a decidere subito di destinare i Bianchi e Pincarelli al reparto precauzionale.
Troppo rischioso tenere i tre tra i detenuti comuni visto il reato di cui sono accusati. Rischi evidenziati poi alla direzione carceraria dalla stessa difesa dei Bianchi e di Pincarelli, che anche a Rebibbia, durante la quarantena, non avrebbero tra l’altro rinunciato alla loro indole violenta, scontrandosi con un detenuto di nazionalità marocchina, tanto che la figlia di quest’ultimo ha chiesto provvedimenti tramite l’associazione “Detenuti liberi”.
(da agenzie)
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Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
“NON CONIUGA I VERBI, PARLA ALL’INFINITO. MA TE PARE CHE LO BOCCIAMO?”
L’esame di italiano dell’attaccante del Barcellona Luis Alberto Suarez, sostenuto il 17 settembre scorso presso l’Università per stranieri di Perugia, è stato “una farsa”.
Così lo definisce il procuratore capo di Perugia Raffaele Cantone, nelle otto pagine del decreto con cui ha delegato la Guardia di finanza a fare perquisizioni locale e informatica negli uffici dell’Università perugina.
Sono indagate cinque persone: la rettrice Giuliana Grego Bolli, il direttore generale Simone Olivieri, l’esaminatore Lorenzo Rocca, la preparatrice didattica che ha fatto da tutor a Suarez, Stefania Spina e Cinzia Camagna.
“I primi quattro, in concorso tra loro, rivelavano i contenuti della prova di esame orale del 17 settembre – si legge nel decreto – all’esito della quale veniva rilasciata in favore di Suarez Diaz Luis Alberto l’attestazione della conoscenza italiana di livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento necessario per il conseguimento della cittadinanza italiana”. L’inchiesta sull’Università per Stranieri era nata a febbraio, e dalle intercettazioni sono emerse le circostanze che riguardano il giocatore del Barcellona, al centro delle trattative di mercato estivo che lo hanno indicato per giorni come il futuro attaccante della Juventus di Pirlo, anche se adesso, dopo l’arrivo a Torino di Alvaro Morata, la sua destinazione pare essere l’Atletico Madrid.
Particolarmente eloquenti le conversazioni telefoniche intercettate dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Perugia. Come questa intercorsa il 12 settembre, cinque giorni prima della prova di Suarez, tra un professore (Diodato) e la tutor Stefania Spin:
Diodato: “Comunque…tornando seri…hai una grande responsabilità perchè se lo bocciate ci fanno gli attentati terroristici”
Spina: “Ma te pare che lo bocciamo!”
D.: “Tante volte…
S.: “Per dirtela tutta, oggi ha chiamato Lorenzo Rocca che gli ha fatto la simulazione dell’esame e abbiamo praticamente concordato quello che gli farà l’esame! Quindi mi ha detto, guarda fagli scegliere ste due immagini…”
Il 15 settembre, la tutor Spina parla con un interlocutore sconosciuto agli inquirenti.
Spina: “Oggi c’ho l’ultima lezione e me la devo preparare perchè non spiccica na parola”.
Interlocutore: “Oddio…”
S.: “e far passare due ore di lezione con uno così non è facile, comunque a parte questo…
I. “e che livello dovrebbe passare questo ragazzo, B1?”
S.: “eee, non dovrebbe. Deve. Passerà , perchè con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perchè non ha il B1”
I: “e certo…
S.: “Il B1, il B1, cittadinanza…considera che è un A1”.
I.: “non c’è speranza”, ride
S. : “non coniuga i verbi, non coniuga i verbi. Parla all’infinito. Vabbè comunque queste sono cose che è chiaro che…che fai glielo fermi per il B1 cittadinanza? Cioè, voglio dì, fa’ ride no?”
(da agenzie)
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Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
“STIPENDIO DA 10 MILIONI, DEVE PASSARE”…MENTRE MILIONI DI IMMIGRATI DEVONO ASPETTARE ANNI, SE SEI UN CALCIATORE FAMOSO CORSIA PREFERENZIALE, UNA VERGOGNA
Irregolarità nella prova di certificazione della lingua italiana per Luis Suarez. Il Nucleo di Polizia
Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Perugia, nell’ambito di indagini parallele svolte fin dallo scorso febbraio, ha riscontrato diverse irregolarità : gli argomenti oggetto della prova d’esame sono stati concordate preventivamente con il calciatore.
Nonostante sia stata riscontrata la conoscenza elementare della lingua italiana necessaria per passare l’esame. Anche il voto finale è stato comunicato in anticipo al candidato: i militari della Guardia di Finanza stanno proseguendo le indagini acquisendo documenti presso gli uffici dell’Università . Tra gli indagati Rettore Università per Stranieri di Perugia, Giuliana Grego Bolli, e il Direttore Generale dell’università , Simone Olivieri, ma non il calciatore. Anche se la sua posizione non è certamente serena.
Dalle intercettazioni effettuate emerge l’accomodamento dell’esame, di cui erano a conoscenza anche l’esaminatore Lorenzo Rocca e Stefania Spina, incaricata della preparazione del candidato e dell’organizzazione della sessione d’esame.
“Per dirtela tutta – si legge nello stralcio dell’intercettazione tra Diodato e Spina -, oggi ho chiamato Lorenzo Rocca che gli ha detto la simulazione d’esame e abbiamo praticamente concordato quello che gli farà l’esame”: una mossa necessaria dato che, sempre secondo la Spina, “non spiccica una parola”.
Ai dubbi dell’interlocutore non riconosciuto (“che livello dovrebbe passare?”) la risposta di Spina è palese: “Non dovrebbe, deve, passerà , perchè con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perchè non ha il B1”.
Un compito difficile visto che “è un A1 (livello base)” e “non coniuga i verbi”, “parla all’infinito”.
IL BINARIO
Più facile instradare l’esame piuttosto che cercare un improbabile salto di qualità nella conoscenza dell’italiano: “Lui sta memorizzando le varie parti d’esame” emerge dall’intercettazione ambientale tra Rocca e la Rettrice, Grego: “Deve essere sul binario, ecco” e ancora “sul verbale non ho problemi a metterci la firma perchè in commissione ci sono io e mi assumerò la responsabilità dell’attribuzione del punteggio”.
Un esame concluso con foto, sorrisi e abbracci oltre al ringraziamento del Rettore a Suarez, durato una manciata di minuti invece delle canoniche due ore e mezza. Particolari che avevano sollevato polemiche e instillato il sospetto. Poi rivelatosi concreto dopo le indagini della Guardia di Finanza.
(da agenzie)
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