Dicembre 1st, 2020 Riccardo Fucile
L’EURODEPUTATO HA INVOCATO L’IMMUNITA’ PARLAMENTARE
Scoppia lo scandalo a Bruxelles che rischia di travolgere anche il Parlamento europeo, dopo che la polizia è
intervenuta in un bar del centro venerdì scorso e ha interrotto una festa tra almeno 25 uomini.
Davanti agli occhi degli agenti si stava consumando una vera e propria orgia, con tanto di stupefacenti a disposizione dei partecipanti, tra cui c’erano diversi diplomatici e un eurodeputato, secondo quanto riporta il quotidiano belga Dh.
Spericolata l’identificazione del parlamentare europeo, di cui ancora non si conosce il gruppo politico. L’uomo avrebbe tentato di scappare all’arrivo della polizia, ma una volta raggiunto ha invocato l’immunità parlamentare.
Per tutti i partecipanti è scattata la multa, visto che anche in Belgio sono vietate le feste per la pandemia di Coronavirus, con la chiusura obbligatoria di bar e ristoranti.
(da agenzie)
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Dicembre 1st, 2020 Riccardo Fucile
HA SULLA COSCIENZA MIGLIAIA DI MORTI
Negli ultimi giorni del’amministrazione arriva anche la notizia dell’addio di Atlas, il neurocardiologo diventato l’uomo di riferimento di Trump nella commissione anti-Covid.
Entrato nelle grazie del presidente uscente per i suoi interventi su Fox News e ideologo dell’immunità di gregge pur senza alcuna competenza di epidemiologia, Scott Atlas è responsabile di gran parte della disinformazione sulla pandemia arrivata dalla Casa Bianca e la notizia del suo addio sui social è stata accolta con un sollievo amaro e rabbioso.
A rendere noto l’addio di Atlas alla task force anti Covid è stato lo stesso dottore, pubblicando la sua lettera di dimissioni sui suoi profili social. Una lettera nella quale ribadisce le linee guida del suo controverso pensiero sul virus e sulla gestione della pandemia che vede gli Stati Uniti sfiorare i 14 milioni di contagiati totali con oltre 274mila morti.
E proprio queste sono le accuse principali nei suoi confronti sui social, dove la maggior parte dei commenti gli rinfaccia il numero altissimo di morti, con una media di oltre mille al giorno nel mese novembre, e la gestione totalmente ideologica e senza competenze dell’emergenza.
(da agenzie)
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Dicembre 1st, 2020 Riccardo Fucile
LA FOTOGRAFA TAJ CALENDA, FERITA DURANTE UNA MANIFESTAZIONE: “GLI ABUSI DELLA POLIZIA SONO UN PROBLEMA STRUTTURALE”
“La polizia ha caricato e non ho visto più niente, ho sentito un colpo sulla guancia destra, una manganellata.
Ma niente di grave, il volto si è già sgonfiato. La tensione è sempre più alta in Francia, ho paura che ci saranno violenze sempre più gravi e che qualcuno morirà ”. A parlare sulle pagine del Corriere della Sera è Tay Calenda, 31enne fotografa figlia del politico Carlo Calenda.
La giovane, che vive a Parigi da dieci anni, ripercorre gli attimi vissuti durante la Marcia delle libertà , svoltasi sabato in Francia: la fotoreporter, che partecipava per lavoro e non in qualità di manifestante, ha ricevuto un colpo allo zigomo durante una carica delle forze dell’ordine.
Ora racconta:
“Sono tanti anni che seguo le manifestazioni, quest’estate ho fotografato anche i cortei dei poliziotti e penso che anche loro spesso siano vittime di una gestione dissennata dell’ordine pubblico. Ciò non toglie che la manifestazione di sabato fosse giusta e che l’idea di limitare la libertà di stampa vietando di filmare gli agenti sia incomprensibile”
A chi le domanda se la vicenda dei 4 agenti di polizia implicati nel pestaggio a Parigi del produttore musicale nero Michel Zecler segni uno spartiacque, Tay Calenda risponde:
“In Francia gli abusi della polizia sono un problema strutturale. Gli agenti spesso sono giovani, malpagati, poco formati, mandati allo sbaraglio da gerarchie alle quali nessuno chiederà conto”
Dopo i fatti di sabato, Carlo Calenda aveva scritto su Twitter “mannaggia alla miseria! Tay! I figli manifestanti! Per fortuna è tosta come l’acciaio. Daje figlia”, condividendo il post dell’account Twitter di ‘Reporters En Colère’ che mostrava il volto ferito di sua figlia.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 1st, 2020 Riccardo Fucile
“OCCORRE UN ACCORDO EUROPEO PER EVITARE CHE LE PERSONE VADANO A SCIARE ALL’ESTERO”
“Rimango senza parole che si parli di sci con 600 morti al giorno. Andare a sciare per divertirsi sapendo che questo causerà un aumento dei contagi e dei morti? Penso che questo non sia un Paese normale”. Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia dell’Università di Padova, commenta in questo modo il tema delle vacanze sulla neve durante il periodo natalizio.
Interventuo alla trasmissione Buongiorno, su Sky TG24, Crisanti ha spiegato come “il problema non è l’impianto da sci, se sanifico le cabine o i sedili delle seggiovie, il problema è l’assembramento che si crea prima e dopo, la socialità che c’è, gli alberghi pieni”.
E, dato che negli altri paesi non sono ancora state chiuse le piste da sci, c’è chi pensa di andare a sciare all’estero. Per questo, “bisognerebbe raggiungere un accordo europeo, servirebbe la responsabilità di altri Paesi, Svizzera, Austria, Francia, peraltro ancora toccati pesantemente”.
Crisanti, quindi, accoglie positivamente le possibili misure che il governo sta mettendo in atto per evitare che la curva possa risalire nuovamente. “Da quello che è trapelato mi sembra che le misure del Governo sono orientate al buonsenso, si cerca di fare in modo che queste feste di Natale siano un’occasione per consolidare i risultati ottenuti. È chiaro – continua Crisanti – che, se le feste di Natale e Capodanno si trasformano in un’occasione di assembramenti come durante l’estate, ricominciamo a gennaio e febbraio, è inevitabile. Più abbiamo socialità e più diamo occasione al virus di trasmettersi. C’è da bilanciare l’aspetto economico e di qualità della vita col fatto che questo si associa a maggiori ricoveri e morti”, conclude.
(da agenzie)
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Dicembre 1st, 2020 Riccardo Fucile
VERDI E AFD HANNO SVOLTO I LORO CONGRESSI, NELLA CDU APERTA LA SFIDA ALLA PRESIDENZA TRA PASSIONE E PARTECIPAZIONE
Siamo proprio sicuri che oggi i partiti politici abbiano esaurito la loro funzione? Sono davvero soggetti del
passato, superati da nuove forme di partecipazione e rappresentanza? Se mettiamo da parte l’Italia con il suo peculiare laboratorio e diamo uno sguardo intorno a noi, la risposta non è così certa.
In Germania, nel giro di una settimana, si sono tenuti i congressi di due partiti molto diversi tra loro, i Verdi e l’AfD. Diverse le ideologie, diverse le modalità degli incontri – uno virtuale, l’altro in presenza fisica – diversi i risultati; analoga invece la forza della discussione, la passione per il confronto di idee e tesi, la voglia di trovarsi e di alimentare una dialettica anche vigorosa sulle cose da fare.
Dagli schermi dei video i Verdi hanno discusso a fondo del loro posizionamento nello scenario politico tedesco a meno di un anno dalle prossime elezioni federali. Quaranta anni fa, quando nacquero e poi entrarono con clamore nel Bundestag (1983) presidiato sino ad allora per decenni da tre soli gruppi parlamentari (democristiani, socialdemocratici e liberali), molti temettero il peggio per la gestione del Parlamento e l’equilibrio del sistema. Da forza di contestazione frontale, con gli anni i Verdi sono diventati partito di riferimento per un’ampia platea di sostenitori — nei sondaggi quasi al 20% – e hanno governato a livello comunale, regionale e nazionale, smussando gli angoli più ideologici e premiando il pragmatismo della responsabilità . I realisti (Realos) hanno la meglio sui fondamentalisti (Fundis).
Oggi, presieduti in tandem da Annalena Baerbock e Robert Habeck, entrambi attratti dalle sfide di governo più che dalla mera testimonianza, si concentrano sulla prossima tornata elettorale. Tra le opzioni, è più verosimile una coalizione con la Cdu che non con Spd e Linke. Dopo un dibattito intenso, l’ala minoritaria si adegua alle scelte della maggioranza su temi qualificanti (ogm, referendum) e il partito ne esce rafforzato, anche con qualche punto a favore dei più intransigenti (riscaldamento globale).
Tutt’altra musica in casa Afd. Al congresso, il presidente Jà¶rg Meuthen attacca a testa bassa la corrente più radicale del partito, che chiude volentieri un occhio sulla contiguità con gruppi razzisti o di ispirazione neo-nazista. Un incontro originariamente dedicato al tema delle pensioni si trasforma in un durissimo scontro tra le due fazioni, con un forte contrasto tra dirigenti dell’Est movimentisti estremisti anti-sistema e quelli dell’Ovest più inclini all’opposizione parlamentare. Alla fine si impone Meuthen. Ma si rischia la spaccatura, pesano tra l’altro l’inconcludenza programmatica, il nervosismo per il calo di consensi del partito (al 7%) e i controlli discreti dei servizi di sicurezza. Eppure anche qui il partito si ritrova, discute con forza, si lacera e resta la sede principale dello scambio e della ricerca, pur se quasi disperata, di una sintesi e di un’offerta politica.
Non fa eccezione neanche la Cdu, sospinta in alto dalla nuova popolarità di Angela Merkel e impegnata in una difficile selezione del prossimo presidente del partito. La scelta prevista ora per gennaio è doppiamente rilevante, dato che chi conquisterà la guida della Cdu sarà probabilmente, non necessariamente, il candidato alla Cancelleria e dato che il candidato democristiano a capo del governo ha la quasi certezza di ritrovarsi alla Cancelleria dopo le elezioni politiche dell’autunno 2021.
I candidati alla presidenza della Cdu sono tre, Laschet, Merz e Rà¶ttgen, da mesi in aperta competizione tra loro. Per alcuni cultori di soluzioni di compromesso, la vivace lotta tra i tre ha già superato i livelli di guardia. Per molti altri, invece, sarà ancora il partito il campo migliore per ospitare e regolamentare la gara, e per assegnare la vittoria con modalità democratiche e trasparenti. Forse in Germania i partiti stancano meno che altrove.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 1st, 2020 Riccardo Fucile
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