Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
ANCHE FAUCI PREOCCUPATO: “PICCO DI CASI FUORI CONTROLLO”
Ritardi nella distribuzione dei vaccini e “ostacoli” al Pentagono per la squadra di transizione. Il presidente eletto Joe Biden tira fuori le unghie contro Donald Trump su due temi particolarmente sensibili per gli americani: l’organizzazione della campagna vaccinale anti-Covid e la tutela della sicurezza nazionale.
Sul primo fronte, Biden ha lanciato un monito all’amministrazione Trump per i ritardi sul fronte della distribuzione dei vaccini, annunciando il proprio piano per vaccinare rapidamente più persone possibile.
Le previsioni erano di 20 milioni di americani vaccinati entro la fine dell’anno. Nel suo intervento, Biden ha poi sottolineato che la situazione sul fronte dei contagi e dei decessi negli Usa è prevista “tragicamente” in peggioramento nelle prossime settimane
A sottolineare la gravità della situazione è anche Anthony Fauci. “Siamo di fronte a un picco dei casi diventato fuori controllo sotto diversi aspetti”, ha dichiarato il virologo in un’intervista alla Cnn sull’evolvoluzione della pandemia negli Usa. Fauci ha anche confermato come gli Usa siano in ritardo sulla tabella di marcia per la distribuzione dei vaccini.
A pochi giorni dal ballottaggio in Georgia, il democratico ha attaccato il suo predecessore anche sul delicato tema della sicurezza nazionale. In un video pubblicato sui suoi canali social, Biden ha dichiarato che la sua squadra “non sta ricevendo tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno dall’amministrazione uscente nelle principali aree chiave di sicurezza nazionale”, un comportamento che il democratico ha definito “irresponsabile”.
Il presidente eletto ha denunciato che il suo team ha “incontrato ostacoli” da parte della leadership politica del Dipartimento della Difesa e dell’Ufficio di gestione e bilancio degli Stati Uniti che potrebbero minare la sicurezza nazionale durante la transizione.
Non solo: Biden ha avvertito che potenze straniere ostili potrebbero trarre vantaggio se la sua squadra venisse tagliata fuori dalla condivisione di informazioni vitali da parte dell’amministrazione del presidente uscente. Prima di Natale, il Pentagono ha bruscamente interrotto gli incontri con i funzionari della transizione.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
COME LA PENSIAMO NOI: UN MEDICO AL SERVIZIO DELLO STATO E’ LIBERO DI NON FARE VACCINI, A UNA CONDIZIONE, DIA LE DIMISSIONI. LO STIPENDIO GLIELO PAGANO I CITTADINI PERCHE’ FACCIA IL SUO DOVERE
Ci sono dei momenti in cui cosa è giusto e cosa è sbagliato è evidente e qualunque
tentativo di relativismo è pretestuoso e, in certi casi, pericoloso: Matteo Salvini che, pur di nutrire malcontento, difende i medici no-vax è un esempio di questo atteggiamento, su cui d’altronde il leghista ha costruito la sua intera carriera politica. “Sono favorevole all’educazione ma sono contro l’obbligo. È giusto che i medici spieghino, informino ma le costrizioni non mi piacciono”, ha spiegato il leader della Lega.
“I medici hanno giurato di volere salvare la loro vita e quella dei pazienti, vanno rispettati ma le liste di proscrizione no”, ha poi sottolineato Salvini a proposito dei medici no vax.
L’obbligo vaccinale è un’ipotesi da considerare nel caso in cui la dannosa propaganda anti-vaccinista e complottista prenda piede e ci condanni tutti a non vedere la fine dell’incubo del Covid.
Non è auspicabile, perchè ci si aspetterebbe che un paese civile riconosca un comportamento utile per la società e per il singolo individuo, ma coltivare l’egoismo sfrenato delle persone è ciò che i sovranisti riescono a fare meglio, fino a far credere che – pur vivendo in una comunità – sia legittimo compiere scelte egoiste e pericolose in nome di una presunta ‘libertà ‘.
Dimenticando che la libertà , in una società , finisce quando inizia quella altrui.
Salvini dimentica poi un’altra cosa, ossia il concetto di ordine professionale: un medico che si rifiuta di ricevere e di somministrare il vaccino non è un medico. Non c’è un margine di manovra.
Indicare quali sono i medici che stanno facendo resistenza al vaccino serve a capire quali sono i seri professionisti che hanno a cuore la salute dei pazienti, e chi non lo è.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
“ANCHE 4-5 DIRIGENTI AMMINISTRATIVI E DIPENDENTI HANNO SALTATO LA FILA”
Il chirurgo Luigi Ricciardelli, 51 anni, da 13 in servizio al Cotugno di Napoli, non è stato sottoposto al vaccino anti-Covid nel corso del V-Day.
Il motivo? A suo dire, gli è stato preferito il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, l’unico governatore italiano che si è sottoposto al vaccino Pfizer il 27 dicembre. Quella dose, spiega a Il Mattino, doveva essere «mia o di un altro collega in fila o di un infermiere che lavora in prima linea».
Secondo quanto riporta Il Mattino, Ricciardelli è tornato a casa come primo nella lista delle riserve. «De Luca? La sua adesione immediata alla campagna può essere un segnale. Ma a chi ha dato l’esempio in questo caso? A medici e infermieri?», aggiunge.
A saltare la fila, stando al chirurgo, non sarebbe stato soltanto De Luca ma anche altri. Chi? «Dipendenti e dirigenti amministrativi […] Sono arrivato alle 11 e rimasto fino alle 13. Ne ho contati 4 o 5. Sia chiaro: anche loro hanno diritto alla fiala, al secondo giro a mio avviso in quanto non hanno contatti diretti con gli ammalati», racconta.
Da qui la protesta. Quello che contesta il chirurgo (che condivide il massimo rigore imposto da De Luca in Campania per ridurre il pericolo di una terza ondata violenta) è che nel primo giorno di vaccinazioni «andavano indicati i primi 100 da vaccinare in base alla classe di rischio, prediligendo chi è più esposto». «Il vaccino è l’unico modo per passare all’attacco e sconfiggere il virus», conclude.
(da Fanpage)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
FIGLIO DI ITALIANI EMIGRATI IN FRANCIA PER SFUGGIRE ALLA MISERIA, E’ STATO UNO DEI GRANDI DEL NOVECENTO … SI E’ SPENTO ALL’ETA DI 98 ANNI
Addio a Pierre Cardin. Lo stilista nato in Veneto, ma cresciuto in Francia, si è spento oggi
29 dicembre a Neuilly-sur-Seine, all’età di 98 anni.
Cardin è stato uno tra i più importanti couturier della seconda metà del Novecento, uno stilista visionario e pioniere del pràªt-à -porter.
La miseria spinse i suoi genitori a trasferirsi in Francia nel 1924.
A 14 anni, nel 1936, il giovane Pierre, il cui nome italiano, Pietro, era stato francesizzato, cominciò l’apprendistato da un sarto a Saint- à‰tienne.
Nel 1945 giunse a Parigi lavorando prima da Jeanne Paquin e poi da Elsa Schiaparelli. Primo sarto della maison Christian Dior durante la sua apertura nel 1947, fu partecipe del successo del maestro che inventò il New Look.
Fondò la sua casa di moda nel 1950
Nel 1950 fondò la sua casa di moda. Cardin divenne celebre per il suo stile futurista, ispirato alle prime imprese dell’uomo nello spazio. Preferiva tagli geometrici spesso ignorando le forme femminili. Amava lo stile unisex e la sperimentazione di linee nuove. Nel 1954 introdusse il bubble dress, l’abito a bolle.
Nel ’59 fu il primo stilista ad aprire in Giappone un negozio d’alta moda. Le sue collezioni dal 1971 sono state mostrate nella sua sede, l’Espace Cardin, a Parigi, prima di allora nel Teatro degli Ambasciatori, vicino all’Ambasciata americana, uno spazio che il couturier ha utilizzato anche per promuovere nuovi talenti artistici, come teatranti o musicisti.
I soggiorni a Venezia
Cardin ritrovò le sue radici italiane con l’acquisto del palazzo Ca’ Bragadin a Venezia dove risiedeva durante i suoi frequenti soggiorni nella città lagunare. Negli anni ’80 acquistò il Palais Bulles, progettato dall’eccentrico architetto Lovag Antti. Tutto, dal pavimento al soffitto, era riempito da forme sferiche.
Con il suo teatro da 500 posti a sedere, le piscine con vista sul Mar Mediterraneo era luogo di feste ed eventi. L’interno era arredato con pezzi di design, le Sculptures utilitaires disegnate dallo stesso Cardin, che dal 1977 ha dato vita ad una collezione di mobili eleganti dalle forme sinuose.
Nel golfo di Cannes, a Thèoule-sur-Mer, a sud della Francia, quest’opera architettonica nell’88 è stata designata dal Ministero della Cultura quale monumento storico.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
SICUREZZA, EFFICACIA ED EFFETTI COLLATERALI
1 – Come sono composti i vaccini anti Covid
Hanno composizioni diverse. I vaccini di Pfizer-BioNTech e Moderna sono vaccini a Rna messaggero. Quello di AstraZeneca utilizza il metodo del vettore virale. L’Rna messaggero è una sequenza di basi genetiche sintetizzata in laboratorio. Essendo una molecola instabile, la sequenza di Rna viene incapsulata in una nanoparticella di grasso. Deve essere conservata a temperature molto basse: -20 per Moderna, -70 per Pfizer-BioNTech. Il vaccino non contiene altro, a eccezione degli eccipienti. Al momento dell’iniezione va diluito con una normale soluzione fisiologica.
2 – Quanti e quali sono i vaccini in via di approvazione o approvati?
I vaccini approvati nel mondo oggi sono 7: tre cinesi e due russi, oltre a Moderna e Pfizer-BioNTech. Le procedure di approvazione nei vari paesi sono però differenti. Russia e Cina non hanno autorità regolatorie indipendenti. In Europa e nelle Americhe le aziende produttrici dei vaccini raccolgono i dati delle sperimentazioni condotte sull’uomo e le inviano alle autorità regolatorie (Fda negli Usa ed Ema in Europa) per la valutazione. A gennaio anche in Europa dovrebbe arrivare Moderna, che ha già completato le sperimentazioni. Subito dopo è attesa AstraZeneca. A marzo Johnson&Johnson e poco più tardi anche Sanofi.
3 – E perchè ci è voluto così poco se di solito si aspettano anni?
Per due motivi. Il primo è che la scienza ha sfruttato l’esperienza della prima Sars. Nel 2003 fu messo a punto un vaccino, mai usato perchè quel coronavirus si è estinto. Anche l’uso dell’Rna messaggero si è diffuso negli ultimi anni in oncologia. Il secondo motivo è che le fasi di sviluppo – messa a punto in laboratorio, test sull’uomo e produzione – sono avvenute in contemporanea anzichè in sequenza. È un rischio finanziario: il fallimento di una delle tappe porterebbe a un enorme spreco di risorse. Ma i fondi messi in campo dai governi hanno mitigato i rischi per le aziende.
4 – Per quanto tempo i vaccini saranno efficaci?
Lo scopriremo solo con il tempo. Il coronavirus è noto da meno di un anno, non possiamo avere dati per periodi di tempo più lunghi. Gli studi sui 4 coronavirus che causano raffreddore e su quello della Sars suggeriscono che l’immunità duri un anno. Ma sono supposizioni. Gli anticorpi nelle persone guarite sembrano durare 6-9 mesi. Un campione di vaccinati verrà seguito nel tempo proprio per studiare l’andamento della loro memoria immunitaria. Allo scadere della protezione, sarà necessario ripetere il vaccino. È possibile che l’iniezione debba diventare una routine.
5 – Proteggono solo dai sintomi oppure anche dal contagio?
Non lo sappiamo. Le sperimentazioni sull’uomo hanno coinvolto in media 20-40mila volontari per ciascun vaccino. Fare a tutti tamponi regolari sarebbe stato complicato: ai test sono stati sottoposti solo i volontari con i sintomi del Covid. Il risultato è che per gli asintomatici non abbiamo dati. Per capire se il vaccino protegge solo dai sintomi gravi o previene anche il contagio serviranno test ripetuti su un campione di volontari, dopo l’inizio della campagna di vaccinazione. Finchè resterà l’incertezza, i vaccinati dovranno mantenere tutte le precauzioni per evitare di contagiare gli altri.
6 – Quante le dosi previste in Italia e negli altri Paesi europei?
L’Italia alla fine della campagna vaccinale (fra un anno) avrà ricevuto 202 milioni di dosi di vaccini prodotti da sei aziende: Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca, Johnson&Johnson, Sanofi e CureVac. A queste forse si aggiungerà la biotech italiana ReiThera, che deve iniziare la fase due delle sperimentazioni. Il vaccino va somministrato in due dosi: la dotazione è quindi sufficiente per 101 milioni di persone. I vaccini non sono acquistati dagli Stati, ma dalla Commissione Europea, e suddivisi in base alla popolazione. A noi spetta il 13,5% di quelli comprati da Bruxelles.
7 – Come e in che tempi avviene la campagna di vaccinazione?
Nel primo trimestre 2021 in Italia arriveranno 10 milioni di dosi (8,7 da Pfizer e 1,3 da Moderna) per le categorie prioritarie: operatori sanitari (1,4 milioni), personale e ospiti delle Rsa (570 mila) e over 80 (4,4 milioni). Subito dopo toccherà alla fascia 60-79 anni (13 milioni) e alle persone con altre malattie (7 milioni). Tra il secondo e il terzo trimestre saranno vaccinati anche insegnanti e personale scolastico, con gli altri operatori dei servizi essenziali: forze dell’ordine, personale delle carceri e dei luoghi di comunità . Nel quarto trimestre il vaccino arriverà a tutti gli altri.
8 – Sono stati riscontrati effetti collaterali? E quali?
Fino a oggi 2 milioni di persone sono state vaccinate con Pfizer o Moderna. Ci sono state 8 reazioni allergiche gravi, subito dopo l’inoculazione, tutte risolte. Per questo l’iniezione avviene in una struttura medica con assistenza in caso di shock anafilattico. Le sperimentazioni hanno mostrato alcuni effetti collaterali leggeri: per Pfizer dolore nel luogo della puntura (80% dei vaccinati), stanchezza (60%), mal di testa (50%), dolore muscolare o brividi (30%), dolore alle articolazioni (20%), febbre (10%). Un volontario su mille ha avuto una paralisi temporanea dei muscoli del viso.
9 – Che cos’è l’immunità di gregge? Come si ottiene?
È la percentuale di vaccinati che bisogna raggiungere affinchè risulti protetto anche chi non è vaccinato. Non incontrando più persone da contagiare, il virus a quel punto smette di circolare. La percentuale è tanto più alta quanto maggiori sono la contagiosità del virus e la sua diffusione nella popolazione. Per il morbillo, che ha un indice di contagiosità altissimo, 18, serve immunizzare il 95% delle persone. Per il coronavirus si dovrà arrivare al 70-80%. Oltre ai vaccinati, vanno considerati immuni anche i guariti. Purtroppo però entrambi i tipi di protezione sono temporanei.
10 – Se tutto va bene quando si potrà tornare alla vita di prima?
Saremo a un buon punto il prossimo autunno, con il completamento della campagna di vaccinazione. A quel punto si apriranno diversi scenari. Sars-Cov-2 potrebbe mutare e diventare più mite, diventando in tempi brevi simile agli altri 4 coronavirus che ci causano un raffreddore. Oppure potrebbe restare pericoloso per anni, costringendoci a vaccinazioni ripetute e al mantenimento delle precauzioni. Molto dipende dalla sua rapidità di mutazione, dall’efficacia dei vaccini, dalla loro capacità di proteggerci dal contagio e dalla durata dell’immunità .
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
DISTRUTTO IL CENTRO DI PETRINJA, CROLLI IN UN ASILO E IN UN OSPEDALE… IL SISMA AVVERTITO ANCHE IN ITALIA
Forte terremoto in Croazia. Dopo il sisma di ieri, oggi alle 12.20 è stata registrata una
scossa di magnitudo 6.4: l’epicentro 44 chilometri a sud-est di Zagabria, a una profondità di 10 chilometri.
I media regionali parlano di gravi danni a Petrinja – che ha 25 mila abitanti – con il centro distrutto, edifici crollati, almeno una vittima: una ragazzina di 12 anni. Interrotta l’elettricità e le linee telefoniche.
Terrore e blackout nella capitale croata. E per precauzione è stata fermata la centrale nucleare di Krsko in Slovenia. La Croazia centrale è stata poi attraversata da uno sciame di altre scosse minori, la più forte delle quali è stata alle 13.34 di magnitudo 4.5, con epicentro 14 chilometri da Sisak, cittadina non lontata da Petrinja.
“Le prime scene di Petrinja sono davvero drammatiche, ci sono molte macerie”, si legge sul sito web di Radio Sarajevo. In un tweet la Croce Rossa Croata, intervenuta per i soccorsi, parla di “situazione molto grave”.
All’emittente 24 Sata, il sindaco di Petrinja, Darinko Dumbovic, ha riferito che metà della città è distrutta. “È terribile – ha detto – ci sono morti e feriti, abbiamo visto una bambina morta in una piazza, il centro è distrutto. È un disastro”. Il governo ha subito mobilitato l’esercito, inviando nella città colpita un primo contingente di 300 militari
Anche a Zagabria si sente il suono di molte sirene. Nella capitale, la forte scossa ha causato danni all’edificio del governo centrale.
Nel darne notizia, i media locali aggiungono che il premier Andrej Plenkovic e gli altri membri del governo sono stati evacuati velocemente. Plenkovic è partito subito dopo per Petrinja. In visita alla città colpita anche il presidente croato Zoran Milanovic: “Quello che è accaduto è orribile. È stato un anno orribile, la vita di una bambina è andata perduta”, ha detto Milanovic, promettendo che “questa città sarà ricostruita, ma nessuno sarà in grado di compensare i danni emotivi e spirituali subiti”.
Il sindaco di Zagabria, Milan Bandic, ha chiesto ai suoi concittadini di non utilizzare le auto per tenere libere le strade ai servizi di emergenza intervenuti dopo lo scossa di terremoto e perchè possano “ripulire tutto il prima possibile”. A Zagabria inoltre, riferiscono i media locali, il traffico è in tilt perchè manca l’elettricità e i semafori non funzionano. Interrotte le linee telefoniche e non funziona Internet.
La televisione regionale N1 ha trasmesso un video dalla città di Petrinja, epicentro del sisma, dove si vede un palazzo che è crollato su un’auto.
La scossa è stata avvertita anche in Italia, con centinaia di chiamate ai vigili del fuoco: da Bolzano al Friuli, dal Veneto fino all’Abruzzo. La terra ha tremato per diversi secondi. Secondo l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, la scossa è stata sentita lungo la costa Adriatica, da Trieste all’Abruzzo.
Quella di ieri era stata di magnitudo 5.2 ed era stata sentita anche in Friuli-Venezia Giulia. “Si tratta probabilmente della stessa sequenza di ieri, quando ci sono state scosse fino a magnitudo 5 – ha detto all’Agi Alessandro Amato dell’Ingv – e purtroppo il versante adriatico propaga con molta intensità , quindi non sorprende si sia avvertito nel nord est italiano e anche al Centro”. Segnalazioni sono arrivate perfino dalla zona a Nord di Napoli. Molta paura tra i cittadini, ma per ora in Italia non si registrano danni nè feriti.
Il boato è stato percepito anche in Slovenia, Ungheria, Serbia, Bosnia ed Erzegovina. La scossa è stata segnalata dagli utenti sui social anche a Vienna e Monaco di Baviera.
“Dopo un altro potente terremoto in Croazia, il secondo negli ultimi 2 giorni, ho parlato nuovamente con il primo ministro Andrej Plenkovic”, ha twittato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
“Siamo pronti ad aiutare. ho chiesto a Janez Lenarcic di essere pronto a recarsi in Croazia non appena la situazione lo consentirà . Siamo al fianco della Croazia”. Lenarcic, commissario Ue alla Gestione delle emergenze, ha confermato che il centro di coordinamento europeo è in contatto con le autorità croate: “Siamo pronti ad aiutare”.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
A RISCHIO LA CAMPAGNA VACCINALE ITALIANA?
L’ombra del compromesso sulla somministrazione del vaccino Oxford solo per gli under 55 preoccupa per la grande quantità di dosi concordate dall’Italia. E la soluzione d’emergenza ventilata con Pfizer non compensa i timori
È il terzo giorno consecutivo in cui l’Italia combatte con in mano una nuova arma. Le dosi di vaccino anti-Covid, Pfizer-BioNtech, continuano a essere inoculate in tutto il Paese, in uno scenario di entusiasmo che al momento però non è ancora specchio di una vittoria definitiva.
Nella prossima staffetta di forniture, che dovrà garantire il rispetto della fasi previste dal piano vaccinale, c’è il cavallo da corsa su cui l’Italia ha deciso di puntare già dalla scorsa estate e che proprio per questo non smette di destare timori.
Da AstraZeneca dipenderanno infatti quasi il 60% delle dosi previste per i primi tre mesi del 2021, 40 milioni in tutto il 2021, le stesse su cui la dichiarazione di Speranza di poche ore fa ha confermato le aspettative riposte:
«Se arriva subito al traguardo anche AstraZeneca, entro il primo trimestre si aggiungeranno altri 16 milioni di dosi. Risultato finale: già dal primo aprile potremmo avere 13 milioni di vaccinati, raggiungendo così la fase 1 del piano»
Dice bene il ministro Speranza, tutto questo potrebbe avvenire «se» Astrazeneca dovesse arrivare subito al traguardo.
Un condizionale che nonostante il trascorrere dei mesi, a oggi deve essere ancora mantenuto, nello scenario di una sperimentazione rivelatasi tutt’altro che serena.
I documenti presentati all’ente regolatore europeo sono ancora al vaglio, in una dinamica di ritardi e compromessi che ancora una volta non promettono al vaccino di Oxford un iter rassicurante.
La fase 1 di cui parla Speranza, e cioè quella che porterebbe a vedere i primi effetti epidemiologici della somministrazione con 13 milioni di persone vaccinate, dipenderebbe dunque dalla scommessa dell’Italia su un candidato vaccino che al momento sembrerebbe essere davvero efficace solo per una certa categoria di popolazione.
Le dichiarazioni delle ultime ore del Ceo Pascal Soriot sui dati più incoraggianti del vaccino di Oxford — forse alla base di un via libera anche da parte del Regno Unito — contribuiscono ora a dare qualche speranza in più alla scommessa italiana.
Una sfida che negli ultimi mesi il governo ha rischiato a più riprese di perdere in modo definitivo.
Perchè Astrazeneca è sembrato il cavallo vincente
Più facile da trasportare e meno costoso. Due elementi di certo non secondari alla luce della difficile logistica a cui le dosi Pfizer ci hanno costretto in questi giorni.
A differenza della formula americana, bisognosa dei suoi -70 gradi per conservarsi in sicurezza ed efficacia, il vaccino Astrazeneca può essere mantenuto alla temperatura di frigorifero per almeno 6 mesi.
Un fattore che sulla carta renderebbe più facile sia il trasporto che lo stoccaggio a livello globale. Anche le dosi di Moderna saranno in grado di resistere in una temperatura di frigorifero, ma non più di 30 giorni.
Sui costi poi il vantaggio è piuttosto evidente, si parla di cifre che vanno da 1,78 euro a 2,80 euro per dose contro i 12 euro del vaccino Pfizer e i 14,68 del vaccino Moderna, attualmente il più caro fra tutti.
Perchè a oggi potrebbe non esserlo
Il vaccino AZD1222 è stato sviluppato congiuntamente dall’Università di Oxford e dalla sua società spin-out Vaccitech con la tecnica del vettore virale. È stato cioè usato un virus simile al SARS-Cov-2 ma non aggressivo, a cui sono state incollate le informazioni genetiche capaci di allertare la risposta immunitaria dell’organismo.
A maggio 2020, l’azienda britannica AstraZeneca aveva ricevuto un ingente finanziamento dall’americana Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA), di cui lo studio della fase 3 è stato parte integrante.
Le risorse promettenti messe in campo hanno però più volte minato le aspettative riposte, nel corso di una sperimentazione senza dubbio complessa:
Il primo intoppo, risolto nel giro di pochi giorni, era avvenuto a causa di effetti collaterali ritenuti gravi su un volontario sottoposto a somministrazione. La sperimentazione era stata tempestivamente bloccata per poi essere ripresa.
Secondo intoppo, questo più rilevante sia in termini di rischi scientifici, sia in quelli legati ai tempi. L’annuncio del 90% di efficacia diffuso lo scorso 23 novembre è stato il risultato di un errore fortunato.
Un numero esiguo di partecipanti alla sperimentazione avrebbe ricevuto per sbaglio un quantitativo di vaccino inferiore a quello previsto, risultandone inaspettatamente più protetti.
Conseguenza: la comunità scientifica insieme all’Ema (Agenzia europea per i medicinali) ha voluto vederci più chiaro chiedendo all’azienda ulteriori dati e documenti, provocando così anche ritardi sulla tabella di marcia dell’intero piano vaccinale nazionale. Ora lo scenario di un compromesso con la stessa Ema è l’ulteriore evidenza di una complessità tutt’altro che risolta.
Terzo intoppo: il risultato migliore della formula (al 90%) è stato riscontrato esclusivamente tra under 55, garantendo un’efficacia nelle persone più anziane solo al 70%.
Motivo per il quale Ema starebbe pensando di autorizzare Astrazeneca solo nella somministrazione degli under 55. Meglio di niente, si direbbe in tempi difficili come quelli di una lotta a un virus sconosciuto. Non abbastanza, se l’arma vincente su cui si è programmato un intero piano strategico, si inceppa proprio nel momento più decisivo
Il compromesso con Ema: la falla delle categorie escluse che minano il Piano
Una delle ultime notizie è quella di una soluzione trovata a metà strada tra Ema e Astrazeneca per riuscire a garantire il via libera anche alla formula di Oxford. L’ok dell’ente regolatore europeo potrebbe valere solo per gli under 55, una categoria su cui il candidato vaccino sembra essere efficace al 90%, a differenza degli over. Un escamotage che va incontro soltanto a metà al piano vaccinale italiano, ora bisognoso di certezze e poche clausole.
La condizione degli under 55 che Ema vorrebbe imporre non è certo un dettaglio su cui chiudere un occhio, piuttosto un fattore che andrebbe a compromettere la libertà di diffusione e quindi di copertura della popolazione ancora da vaccinare.
Un problema che varrebbe in primis per gli anziani, ma non solo. Tra le categorie più fragili che in buona dose potrebbero rientrare nella fascia degli over 55, ci sarebbero difatti anche gli operatori sanitari.
L’80% di copertura. Quanto realistici i numeri di Speranza?
L’evoluzione epidemiologica del virus ci ha abituato ormai a parlare in termini di fasi. Anche sui vaccini il piano del governo riconosce 2 differenti step: il primo prevede 13 milioni di persone vaccinate con i primi concreti segni di un impatto epidemiologico sui numeri registrati. La seconda fase coinvolge 40 milioni di vaccinati che a quel punto, secondo il governo, permetterebbero il raggiungimento dell’immunità di gregge, con l’80% di copertura necessaria. Speranza precisa:
«Secondo il piano contrattuale nel primo trimestre noi dovremmo ricevere 8,7 milioni di dosi prodotte da Pfizer e 1,3 milioni prodotte da Moderna. Totale, 10 milioni di dosi, corrispondenti a 5 milioni di persone vaccinate, visto che con un richiamo servono due dosi a persona».
Per il primo trimestre di cui parla Speranza però erano attese anche 16 milioni di dosi di Astrazeneca, un arrivo che l’ottimismo del ministro da solo non riuscirà a garantire. Stesso discorso per le altre 24 milioni in programma nel secondo trimestre.
Servirà un’autorizzazione piena, senza compromessi di categorie e di fasce d’età . Va da sè che anche la “clausola” degli under 55, prefigurata da Ema per il via libera, potrebbe mettere in difficoltà la tabella di marcia di Speranza sulla fase 1.
Su un piano evidentemente numerico ma anche su quello dei contagi, escludendo dalla somministrazione le categorie ampiamente riconosciute come più a rischio, anziani e parte degli operatori sanitari.
I piani B silenziosi
Secondo un’indiscrezione riferita da Il Messaggero, il governo italiano si starebbe muovendo per l’acquisto di altre 18 milioni di dosi, probabilmente da Pfizer. Se confermata, la notizia di una strategia di acquisto già in corso alternativa ad Astrazeneca, suggerirebbe un clima ben diverso rispetto agli ottimismi sulla riuscita del piano vaccinale, diffusi negli ultimi giorni.
Sull’idea di un piano B, il commissario all’emergenza Domenico Arcuri si era esposto settimane fa anche con la possibilità di richiedere ulteriori dosi a Moderna, il vaccino attualmente più costoso tra tutti quelli disponibili o in attesa di sperimentazione. Ora le voci sembrerebbero ripiegare sul più economico Pfizer.
Speranza invece si era espresso sulla non particolare esigenza di un piano alternativo per le dosi in ritardo. Giorni fa in merito alla questione Sanofi aveva detto: «Con le dosi che attendiamo da tutte le altre aziende, anche senza Sanofi, l’Italia dovrebbe avere comunque una copertura sufficiente».
Anche la stessa Sanofi, al pari di Astrazeneca, sarebbe stata l’azienda su cui puntare di più per la quantità di dosi accordate. Ma in questo caso la speranza di un recupero è ormai andata persa, la fornitura non arriverà prima di giugno 2021.
(da Open)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
IN UN PAESE NORMALE NON E’ NECESSARIO CHE VADA LEI A PRESENTARE DENUNCIA, MA SONO LE FORZE DELL’ORDINE CHE VANNO A PRELEVARE NELLA NOTTE QUESTI CRIMINALI CHE ATTENTANO ALLA SICUREZZA DELLO STATO
Il suo volto è diventato un simbolo della campagna vaccinale contro il covid e i no-vax
l’hanno adesso presa di mira sui social.
“Ora vediamo quando muori” si legge in uno dei commenti rivolti a Claudia Alivernini, l’infermiera 29enne dello Spallanzani di Roma, prima vaccinata in Italia contro il coronavirus.
Prima dell’iniezione, Alivernini aveva bloccato i suoi profili social per tutelarsi, ma gli attacchi sono comunque arrivati sui profili istituzionali che diffondevano la notizia della vaccinazione. Su Instagram sono apparsi due profili fake a suo nome.
Si legge sul Messaggero:
Chi la conosce bene sa quanto sia rimasta scioccata, chiedendone subito la rimozione. L’infermiera che ha accettato di sottoporsi al vaccino «con profondo orgoglio e grande senso di responsabilità », ribadendo di «credere nella scienza», sta valutando in queste ore di denunciare l’accaduto alla polizia postale, probabilmente lo farà già questa mattina. Il reato paventato è quello di furto di identità , senza contare le eventuali minacce.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
L’ESPERTO DI DIRITTO DEL LAVORO: “IL CODICE CIVILE OBBLIGA IL DATORE DI LAVORO AD ADOTTARE TUTTE LE MISURE NECESSARIE PER GARANTIRE LA SICUREZZA FISICA E PSICHICA DEL LAVORATORE”
Il giurista esperto di diritto del lavoro Pietro Ichino ha confermato che se un dipendente rifiuta di vaccinarsi contro il Covid si può arrivare al licenziamento.
Ma non solo: si può rendere obbligatorio il vaccino, “ed in molte situazioni è previsto”.
“L’articolo 2087 del codice civile obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure suggerite da scienza ed esperienza, necessarie per garantire la sicurezza fisica e psichica delle persone che lavorano in azienda, il loro benessere”, ha ricordato l’ex senatore Pd e deputato di Scelta civica.
Quindi il datore di lavoro non solo può imporlo, aggiunge Ichino, “ma deve farlo”.
“Ovviamente se è ragionevole”, ha precisato, “in questo momento non lo sarebbe, perchè non è ancora possibile vaccinarsi. Ma, via via che la vaccinazione sarà ottenibile per determinate categorie – per esempio i medici e gli infermieri – diventerà ragionevole imporre questa misura, finchè l’epidemia di Covid sarà in corso”, chiarisce Ichino.
Il professore poi conclude: “Chiunque potrà rifiutare la vaccinazione; ma se questo metterà a rischio la salute di altre persone, il rifiuto costituirà un impedimento oggettivo alla prosecuzione del rapporto di lavoro”.
Quindi, o ti vaccini o ti licenzio? “Sì. Perchè la protezione del tuo interesse alla prosecuzione del rapporto cede di fronte alla protezione della salute altrui”.
(da agenzie)
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