Dicembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
IL RACCONTO DRAMMATICO DELLA SUA DEGENZA
Sono le due di notte e l’inferno sembra sceso qui, al reparto 5A3 del San Giuseppe di Empoli. Eppure questo è solo il primo dei gironi, il più sopportabile di tutti: una signora chiede dell’acqua, le infermiere da fuori la sua stanza le urlano che mancano dieci minuti alla fine della terapia, e che potranno vestirsi con lo scafandro solo fra un po’, perciò dovrà pazientare ancora con il casco dell’ossigeno; un signore è in preda alle allucinazioni e vaneggia contro il soffitto, parlando a qualcuno al piano superiore; un altro bestemmia in dialetto, e poi c’è chi si lamenta o chiede aiuto invocando Maria; chi tossisce in continuazione senza riuscire a parlare, mentre qualcuno viene portato in rianimazione perchè qualcosa non va.
E poi ci sono io che ho paura di morire. Che quella, la paura, ce l’ho da un anno, o meglio ad ogni bronchite, ma adesso ha raggiunto il suo massimo picco.
Così cerco di non pensarci ma ci penso comunque, perchè la tosse si è calmata ma non i pensieri peggiori. Perciò scrivo queste righe sulle note del telefono, per urgenza e per bisogno come faccio sempre: anche ora che mi sembra tutto impossibile, lontano e confuso.
Tutti i progetti di lavoro e di vita, di famiglia e amicizia, scomparsi sotto il peso che mi schiaccia il petto, incapace di espandersi, tra costole e vertebre che prendono fuoco. Perciò scrivo, in questa prima tregua, perchè soffrire per niente non ha mai senso, e allora diamogli forma a questo dolore e facciamone qualcosa. Sempre e comunque, finchè si può.
Sono le due di notte e i ruoli si sono invertiti. I malati, ridotti a numeri e grafici nei servizi dei tg, ora tornano ad avere una loro identità , una vita da curare in modo individuale, con pazienza e amore da parte del personale.
Un’attenzione tanto costante quanto anonima, sin dal pronto soccorso: sulle tute sterili di chi combatte in prima linea non ci sono più i cartellini con foto tessere, nomi e cognomi, ruoli e gerarchie. Il Covid ha annullato anche questo, ogni cenno alle storie di OSS, infermieri e medici, tutto ciò che mi permetterebbe di ringraziarli, un domani, incontrandoli per caso, per strada o al cinema, a fare la spesa o al ristorante.
Dove ritorneremo, molto presto, se li aiuteremo in questo sforzo collettivo soprattutto in queste feste. Oggi che loro sono tutti uguali, bianchi da capo a piedi, coi soli occhi scoperti ma appannati da una visiera di plastica, perchè non c’è da perdere tempo e l’unico spazio è quello per l’azione, rapida e decisa, anche se è inverno ma fa un caldo bestia lì dentro.
Perchè l’inferno è sceso al San Giuseppe, ma qualcuno continua a non voler capire. Il mare di scetticismo non si arresta, anzi si riversa attraverso di me e ciò che sono: “Se si è ammalato Iacopo che non usciva da febbraio… Se lo hanno contagiato i suoi genitori che sono sempre stati attenti… Se solo il babbo andava al lavoro e a fare la spesa… Se non hanno mai fatto vita sociale e si sono isolati in casa… Allora tutto ciò che ci viene richiesto, tutti i lockdown generalizzati e le chiusure dei locali, le mascherine da indossare e le norme igieniche imposte… Sono inutili o inefficaci, perciò tanto vale tornare a vivere come prima, e rimettersi alla sorte se davvero esiste un contagio”
Che poi io me li immagino, dopo una mia eventuale dipartita: “Eh ma era disabile, aveva una malattia genetica rara, sarebbe bastata una bronchite qualunque ad ucciderlo: è morto col Covid e non di Covid”.
Ancora molto, avrebbero loro detto, di quel che a stento riesco a leggere in queste ore. Dalla mia camera del 5A3 del San Giuseppe di Empoli, reparto Covid, mentre fuori le ambulanze non smettono di strillare. Per questo scrivo, perchè chiudere gli occhi qui è impossibile: sono le due di notte e l’inferno è già sceso. Non smettiamo di pensarci, non smettiamo e stiamo attenti.
(da agenzie)
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Dicembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
“UN INSULTO INACCETTABILE AI FAMILIARI DELLE VITTIME”… IMBARAZZO DEI DIRIGENTI DELLA LEGA DI BERGAMO
Dopo la frase choc della consigliera comunale leghista toscana Eleonora Leoncini, che ha
definito una “fake news” la foto dei camion militari che la scorsa primavera trasportavano nei cimiteri di altre regioni le vittime bergamasche del Coronavirus, il Comune di Bergamo ha affermato di star preparando una querela che discuterà lunedì 28 dicembre.
Gli avvocati dell’amministrazione comunale hanno infatti affermato che ci sono tutti gli estremi per la denuncia e che avranno novanta giorni di tempo per rifletterci e in caso presentarla.
Già l’assessore ai Servizi cimiteriali di Bergamo Giacomo Angeloni, che ha definito quanto detto come un insulto inaccettabile nei confronti dei bergamaschi e dei famigliari delle vittime, aveva affermato sul suo profilo Facebook di essere pronto a querelare di propria iniziativa la consigliera.
Sulle frasi della collega di partito si è espresso anche il leghista e deputato bergamasco Daniele Belotti: “Verificherò al meglio la situazione e poi spiegherò alla consigliera un paio di cose in modo educato e pacato”.
“I morti nei camion a Bergamo sono una fake news perchè erano le stesse foto del passato”: ha detto la consigliera comunale di San Casciano, responsabile della Lega nel Chianti, durante una seduta del consiglio comunale.
A denunciare l’accaduto è stato il Partito democratico che, attraverso un video su Facebook, ha affermato: “Il dolore delle loro famiglie è una fake news. Qui siamo oltre l’espressione di opinioni. Qui siamo alla follia totale. Il segretario della Lega Matteo Salvini non ha nulla da dire?”.
(da agenzie)
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Dicembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
LA SUA ASSOLUZIONE FA SALTARE OGNI IPOTESI DI ACCORDO TRA M5S E PD, ALLONTANA CALENDA DAI DEM, MENTRE IL CENTRODESTRA NON TROVA ACCORDO SUL CANDIDATO
Ha postato le immagini dell’inaugurazione del presepe in piazza del Campidoglio, ha presenziato alla donazione di 300 pasti a ex detenuti in difficoltà , ha annunciato l’abolizione del canone agli operatori di car sharing a Roma.
Il Natale di Virginia Raggi è un Natale di frenetico attivismo e “di luci accese per guardare avanti con fiducia”.
Messaggio, quest’ultimo, lanciato ai suoi concittadini ma soprattutto a se stessa, sindaca che quest’ultimo scorcio dell’anno ha fatto diventare icona del paradosso.
Attaccata dai suoi compagni di Movimento, derisa dagli esponenti di tutti gli altri partiti e confinata dai sondaggi a una percentuale che supererebbe di poco il 20 per cento, l’avvocata è stata rilanciata dall’assoluzione nel processo nomine e ora è, oltre al tenace Calenda che duella col Pd e al momento ha solo l’appoggio di “Azione”, l’unica vera candidata alla sua successione.
Colpi di coda di questo 2020 imprevedibile. Un amministratore uscente (amministratrice in questo caso) che nelle formule della politica è solitamente una costante diventa una variabile impazzita, capace di complicare i giochi delle maggiori forze, o coalizioni, e insieme di metterne a nudo incertezze e ritardi.
Non aspettavano l’ora di vedere Raggi fuori campo gli stessi maggiorenti grillini, Di Maio in testa, pronti a sacrificare Roma sullo scacchiere di un accordo nazionale sulle candidature nelle grandi città al voto, che prevede per i 5Stelle Napoli (leggi Roberto Fico) e non la Capitale.
Invece i vertici pentastellati sono ora “costretti” a sostenere la discussa inquilina del Campidoglio. Sì, proprio lei diventa d’un tratto paladina del Movimento, lei vista anche da Beppe Grillo come la sorella meno brava (eufemismo) dell’altro volto femminile della conquista delle metropoli, di quella Chiara Appendino che invece alle prossime elezioni non ci sarà .
Sull’altro campo un’eventuale condanna della sindaca di Roma avrebbe agevolato il Pd, che un pensierino (più di uno) a un’intesa con l’altro partner dell’unione giallorossa che sostiene Conte lo ha sempre fatto. E invece come si può proseguire il dialogo con un Movimento che ha come espressione la donna definita da Zingaretti “il principale problema di Roma?”.
Situazione che, peraltro, ha pure portato alla rottura del già esile filo del confronto con Carlo Calenda, il quale continua a maramaldeggiare sulla mancanza di candidati da parte dei dem. E non ha tutti i torti, visto che i rumors su una figura forte pronta a scendere nell’agone (Paolo Gentiloni, lo stesso Zingaretti) si sono spenti rapidamente.
Il fatto è che neppure il centrodestra ha un nome, atteso che Giorgia Meloni (altra leader di partito nata e cresciuta a Roma) non gradisce l’opzione Bertolaso e le bocce sono ferme.
Non è azzardato parlare di una rivincita per la prima cittadina costretta sempre a remare controvento, sfidando mai sopite accuse di malgoverno e sberleffi.
Ora Raggi si concede persino l’ironia di paragonarsi a Spelacchio, l’albero di piazza Venezia “deriso e poi rinato, come questa amministrazione”.
Si lascia persino andare a un tweet d’orgoglio nel rispondere a Vittorio Sgarbi che l’ha paragonata a una cameriera: “Io nella mia vita ho lavorato e tra le tante cose ho fatto anche la cameriera, che è un lavoro più che dignitoso”. E per questa reazione ha finito per ricevere pure applausi.
L’impavida Virginia non vincerà , probabilmente, seppur adesso si veda come naturale avversaria del centrodestra al ballottaggio. Ma, in attesa di un voto che potrebbe anche slittare oltre la primavera, il suo successo l’ha già ottenuto: ha indotto i big grillini diffidenti a inghiottire la sua presenza e si può specchiare nel vuoto di candidature di Pd, meloniani, berlusconiani e salviniani.
Chi l’avrebbe mai detto?
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
“CIO’ CHE PERDIAMO SENZA L’UE NON POTRA’ ESSERE COLMATO”… “IL PREMIER DICE SEMPRE CHE NOI BRITANNICI SIAMO I MIGLIORI AL MONDO, INVECE A VOLTE SIAMO I PEGGIORI”… “IL PROBLEMA DI BORIS? NON CREDE IN NIENTE”
“Macron è stato un genio sinistro”, racconta Howard Jacobson, “quando ha bloccato i porti
e la frontiera tra Dover e Calais ufficialmente a causa della nuova variante del Covid, ha fatto capire a noi britannici che cosa sarebbe successo in caso di un’uscita senza accordo dall’Ue”, il cosiddetto e temuto “No Deal”.
“Ciò”, prosegue, “ha rotto la resistenza di Johnson e del suo governo ed è stato decisivo per arrivare a un’intesa con l’Ue”.
Il 78enne romanziere inglese, premio Booker con “L’enigma di Finkler”, è certo del ruolo, inconsapevole o meno, del presidente francese nell’accordo della Brexit raggiunto alla Vigilia di Natale di un complicatissimo anno come il 2020.
“Poi certo”, aggiunge Jacobson al telefono dalla sua casa di Soho, nel centro di Londra dove si è rinchiuso da molti mesi per proteggersi dal Covid e completare la sua prossima opera in uscita, “è difficile essere sollevato da mille pagine in cui si parla di accordi sui pesci e sulla libera concorrenza”.
Perchè, Jacobson?
“Uscire dall’Ue sarebbe stato molto peggio. Ma questo è un sollievo amaro, molto amaro. Ricordiamocelo: avremo meno di quanto avevamo un tempo in Ue, e se abbandoniamo un attimo l’euforia del presente, niente potrà cancellare la follia totale dell’uscita dall’Unione Europea. Anche se Johnson e i suoi presenteranno questo accordo come un grande successo. Ma la maggioranza dei britannici sa che non è così, anche se oramai ciò non conta più nulla per cambiare le cose”.
Quindi lei non crede che questo accordo e successo politico di Johnson possa far dimenticare il suo primo anno da primo ministro a Downing Street, segnato da errori e critiche?
“Johnson avrà un rimbalzo di popolarità dopo questa intesa con l’Ue, sicuramente. Ma molte persone oramai non lo sopportano più per l’inadeguatezza cronica che ha mostrato in questi mesi, soprattutto riguardo la crisi del Coronavirus: è stato terribile, e mia moglie Jenny che ha collaborato al tracciamento degli esposti agli infetti di Covid sa bene quanto questo sistema (e non solo) sia stato disastroso. Ciò ha fatto ricordare a molti quelle promesse astruse del premier durante la campagna del referendum Brexit del 2016. Tutto questo si incastra nell’ottimismo forzato e farlocco che contraddistingue Johnson”
A cosa si riferisce in particolare?
“A quando Johnson dice che noi britannici siamo i migliori al mondo, che abbiamo le cose migliori al mondo, eccetera. Ma non è affatto vero. Basterebbe essere efficienti quando si fanno le cose. Invece questo governo di recente ha più volte dimostrato che in alcuni casi siamo i peggiori al mondo e in quel caso dovremmo vergognarci. Certo, siamo stati i primi in Occidente a somministrare il vaccino anti Covid e questa è una bellissima notizia. Ma allo stesso tempo, nel governo a Londra qualcuno millantava che questo vaccino è inglese, mentre invece è americano, tedesco e realizzato da immigrati turchi. Tutte cose scomparse dalla nostra narrazione”.
È l’irriducibile eccezionalismo britannico?
“Sì. E anche la nozione di sovranismo, o di sovranità , di cui si è riempito la bocca Johnson nella sua propaganda Brexit per tutti questi anni. Ursula Von Der Leyen, la presidente della Commissione Ue, glielo lo ha ripetuto chiaro e tondo: se il mantra è la sovranità , è difficile negoziare con qualcuno. È lo stesso meccanismo che ti fa dire che il Regno Unito è un posto meraviglioso senza se e senza ma, senza un minimo di autocritica, come incarna l’indole di Johnson, per cui tutto deve essere una vittoria come in una guerra. Mentre lui, a parte l’accordo di ieri, continua a perdere. Il problema principale di Boris è di personalità : non crede in niente. E se no credi in niente non sai come agire”.
Crede che il destino politico di Johnson sia segnato?
“Lo sarebbe stato di certo, se fosse tornato senza un accordo da Bruxelles. Ora, dopo l’intesa con l’Ue, può prendere tempo e respirare per un annetto, che però secondo me sarà molto lungo per tutti, perchè sono convinto che Johnson continuerà a commettere errori. A lungo andare secondo me non ha molta speranza e non credo potrà ottenere un nuovo mandato. Anche nella conferenza stampa di ieri per annunciare l’accordo Brexit alla nazione, non è apparso affatto trionfalista come credevo e il suo spirito era segnato da qualcosa. Forse dalla convinzione interiore che, nonostante tutto, non andrà lontano”.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
TIPICI METODI DA KGB: ELIMINANO I CANDIDATI ALLE PRESIDENZIALI PER GARANTIRE LA DITTATURA DI PUTIN… I SOVRANISTI ITALIANI SERVI DI PUTIN TACCIONO
«Hanno sfondato la porta e l’hanno portata via per interrogarla». Così Alexey Navalny, il dissidente che ha osato sfidare i servizi segreti russi ed è sopravvissuto ad un tentativo di avvelenamento, ha denunciato su Twitter il fermo di una sua collaboratrice, Lyubov Sobol.
La donna è accusata di aver violato «con l’uso della violenza o con la minaccia di usarlo» il domicilio di un presunto agente del Servizio di sicurezza federale (Fsb), Konstantin Kudryavtsev, lo stesso con cui Navalny aveva parlato fingendosi un funzionario per farsi raccontare alcuni dettagli sul suo avvelenamento.
Lunedì, dopo la telefonata registrata da Navalny, la sua collaboratrice sarebbe andata presso l’appartamento a Mosca dell’agente, identificato come tale da un’indagine dal sito web investigativo Bellingcat.
La donna è stata fermata e portata via per un’interrogatorio questa mattina: la polizia avrebbe fatto irruzione nel suo appartamento verso le 7 e, dopo aver allontanato il marito e la figlia, l’avrebbero portata via. Al momento il suo cellulare rimane spento e nè la portavoce di Navalny, nè il capo del suo fondo, sanno dove si trovi.
Per Navalny, che era finito in coma dopo essere stato avvelenato lo scorso agosto, l’arresto di Sobol, oltre a segnare l’inizio di un’inchiesta nei confronti della donna, è una chiara risposta dei servizi segreti russi all’indagine condotta dallo stesso dissidente per smascherare i suoi avvelenatori, mettendo in grande imbarazzo i servizi segreti russi e il Cremlino, nonostante il governo russo continui a negare tutto.
Ma sull’arresto di Sobol — 33 anni e di mestiere avvocato — potrebbe pesare anche la sua intenzione di candidarsi alle elezioni parlamentari che si terranno il prossimo anno in Russia.
Come Julija Galjamina, anche Sobol intende candidarsi alle elezioni per il rinnovo della Duma (la Camera bassa del Parlamento russo) che si terranno nel settembre 2021, ma un’eventuale condanna penale la renderebbe ineleggibile.
(da agenzie)
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Dicembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
“QUANDO HO VISTO LE CODE DI PERSONE BISOGNOSE DAVANTI AI CANCELLI DI “PANE QUOTIDIANO” NON POTEVO NON FARE NULLA”… CROCCO E’ GIA IMPEGNATO IN UNA FONDAZIONE IN INDIA PER I BAMBINI ORFANI E ABBANDONATI
Ha fondato la Hublot, un marchio di orologeria di alta gamma, ha vissuto 37 anni a Milano
e ora qui ci sono i suoi figli.
Carlo Crocco è l’imprenditore (anche se ora non è più proprietario del marchio) che ha staccato un assegno da 100 mila euro e l’ha consegnato al sindaco di Milano Beppe Sala con una missione: consegnarlo oggi come regalo di Natale a Pane Quotidiano, l’associazione milanese che nelle due sedi (la principale è in viale Toscana) da molti anni accoglie gli ultimi, quelli che hanno bisogno. Senza chiedere loro chi sono, ma donando cibo e conforto.
Nei giorni scorsi le file di persone fuori dai cancelli di Pane Quotidiano sono state immortalate in video che dai social sono finiti nei telegiornali, sui giornali: sempre più lunghe, perchè la crisi sociale ed economica del coronavirus ha seguito inevitabilmente quella sanitaria, con sempre più persone che hanno perso il lavoro, o comunque hanno più bisogno.
Racconta Carlo Crocco: “Sono molto legato a Milano, dove torno spesso anche perchè tre dei miei figli vivono qui. E quando ho visto quelle code di persone in attesa di un sacchetto di cibo ho pensato che dovevo fare qualcosa: ho stima di Sala, che già mi aveva contattato per chiedermi una mano, e ho pensato che aiutare questa associazione sarebbe stato il modo migliore per dare il mio contributo”.
Carlo Crocco ha fondato e presiede una fondazione – Main dans la Main – che è attiva in diverse regioni dell’India dove sostiene più progetti a favore dei bambini orfani, abbandonati o bisognosi e che presto arriverà con un progetto anche a Milano. E questo regalo di Natale, in qualche modo, si lega all’impegno della sua famiglia per chi ha meno. E non solo a Natale.
(da agenzie)
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Dicembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
I MILITARI HANNO FATTO QUATTRO CHIACCHIERE, UN BRINDISI E UNA VIDEOCHIAMATA AI PARENTI
Una storia di solitudine ma anche di senso di comunità . Ha telefonato ai Carabinieri della centrale operativa di Vergato, nel Bolognese per dire che si sentiva solo e per chiedere di poter condividere con qualcuno un brindisi natalizio.
Protagonista della vicenda un 94enne di Alto Reno che ha chiamato i militari dicendo di essere “solo in casa: non mi manca niente, mi manca solo una persona fisica con cui scambiare il brindisi di Natale
Se ci fosse un militare disponibile, 10 minuti a venire a trovarmi perchè sono solo”.
Così, sentita la telefonata, gli uomini dell’Arma si sono recati a casa del signor Fiorenzo che li stava aspettando. Ai Carabinieri, il 94enne ha raccontato aneddoti di vita come quello dello suocero, il maresciallo Francesco Sferrazza che all’epoca della Seconda guerra mondiale comandava la stazione dell’Arma di Porretta Terme
Con l’anziano i Carabinieri hanno chiacchierato, fatto un brindisi e poi una videochiamata ai parenti dell’anziano. Un fatto analogo era accaduto qualche giorno fa, quando i Carabinieri della Stazione di Alto Reno Terme erano andati in soccorso di un altro anziano che da giorni era rimasto al freddo a causa di un’anomalia dell’impianto di riscaldamento.
(da agenzie)
argomento: Costume | Commenta »
Dicembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
“IN OSPEDALE HO PIANTO PER LA MIA GENTE”
“Nonostante tutto quello che sta accadendo posso dire che questo diventa il Natale più bello
della mia vita”: a dirlo è stato il presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, il cardinale Gualtiero Bassetti. In occasione della messa di Natale di questa mattina nella cattedrale di Perugia.
Il prelato è tornato a celebrare per la prima volta dopo la guarigione dal Covid, per il quale è stato a lungo ricoverato. “Questo – ha aggiunto con i giornalisti – è un giorno e un Natale speciale, anche se siamo ancora nel cuore di questa pandemia”.
Ripensando ai giorni difficili in cui era ricoverato per il Covid, il presidente della Cei ha confidato di “aver pianto”. “Non per me – ha detto – ma per la mia gente”. “In quei momenti – ha aggiunto prima di celebrare la messa del Natale – ti vengono in mente tutte le persone che hai incontrato nella vita. La morte di un pastore è sempre un momento corale, se fossi morto non sarei morto da solo”.
“Per me è speciale – ha detto ancora Bassetti – anche perchè posso riavvicinare la gente e posso offrire la mia preghiera, seppur ancora sofferta per la convalescenza”. “Questa è la gioia più grande che oggi mi ha fatto il Signore”, ha concluso il presidente della Cei. Nell’omelia il cardinale ha detto: “Fratelli e Sorelle, è davvero indescrivibile l’emozione con cui torno a celebrare la Santa Eucaristia nella nostra amata chiesa cattedrale, dopo i giorni drammatici del ricovero ospedaliero e poi della convalescenza”.
“Sono grato al Signore di poter essere ancora con voi a spezzare il pane e di vita. Ringrazio tutti per la vicinanza e la fervorosa preghiera al Signore e alla Madonna della Grazia. L’affetto e la preghiera di tanta gente, ne sono certo, mi ha aiutato tanto a vincere il male. Il Bambino Gesù, con la sua fragilità , ci insegna ad avere fiducia e a guardare al futuro sempre con speranza”.
(da agenzie)
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Dicembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
“IL VOLTO DI DIO E’ RIFLESSO NEL MALATO, NEL POVERO, NEL DISOCCUPATO, NELL’EMARGINATO, NEL MIGRANTE, NEL RIFUGIATO”
“Vaccini per tutti, specialmente per i più vulnerabili e bisognosi, loro al primo posto”. Lo ha chiesto Papa Francesco, rivolgendosi ai governanti, nel messaggio di Natale.
“Non possiamo lasciare che ci chiudiamo nei nazionalismi, nell’individualismo”, ha spiegato, che rischia di “renderci indifferenti” sulla base delle “leggi del mercato e dei brevetti che sono poste al di sopra delle leggi dell’amore”.
Bergoglio ha aggiunto che “siamo tutti sulla stessa barca. Ogni persona è un mio fratello. In ciascuno vedo riflesso il volto di Dio e in quanti soffrono scorgo il Signore che chiede il mio aiuto. Lo vedo nel malato, nel povero, nel disoccupato, nell’emarginato, nel migrante e nel rifugiato”
(da agenzie)
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