Dicembre 23rd, 2020 Riccardo Fucile
LA NOTIZIA RIPORTATA DAL GUARDIAN
A farcelo scoprire, questa mattina, è stato il Guardian.
Il quotidiano britannico, infatti, ha reso nota l’iniziativa delle famiglie italiane delle vittime del coronavirus che stanno preparando un’azione legale nei confronti del governo per quanto accaduto ai loro parenti.
La causa famiglie vittime Covid arriva nell’indifferenza generale dei quotidiani italiani, che hanno preferito lasciare spazio alle storie strappa-lacrime degli italiani rimasti bloccati nell’aeroporto di Londra, subito dopo l’interruzione dei voli tra la Gran Bretagna e l’Italia a causa della cosiddetta variante inglese del coronavirus.
Uno dei principali quotidiani britannici, invece, ha dedicato un ampio spazio alla notizia, raccontando come le 500 famiglie abbiano promosso un’azione legale contro il primo ministro, il ministro della Salute e il presidente della regione Lombardia per presunta negligenza criminale nella gestione della pandemia.
Nella giornata di oggi, mercoledì 23 dicembre, l’istanza di causa civile verrà presentata presso la procura di Bergamo che, come sappiamo, è una delle città al centro della provincia più colpita dalla prima ondata di coronavirus.
La richiesta di causa civile è stata formulata dall’avvocato Consuelo Locati che chiede 259mila euro a titolo di risarcimento per ciascuna delle 500 famiglie che hanno intentato causa. Consuelo Locati rappresenta, infatti, i membri di Noi Denunceremo, un gruppo per i parenti delle vittime del covid che si è formato ad aprile e che, da allora, sta facendo sentire costantemente la propria voce.
Una voce che, però, a quanto pare viene ascoltata pochissimo in Italia, dove i media del nostro Paese sembrano non dare troppo peso a una causa che mette di fronte al governo e alle istituzioni locali sia la cattiva gestione della mancata zona rossa di Alzano e Nembro, sia l’assenza di un piano pandemico strutturato che potesse in qualche modo contribuire a diminuire gli effetti dell’epidemia nel Paese.
La causa civile, infatti, è stata promossa a partire principalmente da questa nuova notizia, emersa in seguito ad alcune inchieste di Report che hanno raccontato di una sorta di insabbiamento — avvenuto al livello di vertice dell’Organizzazione Mondiale della Sanità — del mancato aggiornamento del piano pandemico italiano, fermo al 2016. Una notizia recente, che ha dato ancora maggiore impulso alla richiesta di una causa civile.
Il Guardian ha riportato anche le dichiarazioni di Luca Fusco, il rappresentante dell’associazione Noi Denunceremo: «Questa azione legale è il nostro regalo di Natale per quelli che avrebbero dovuto agire e non l’hanno fatto, mentre in Italia, nel giorno di Natale, ci saranno 70mila sedie vuote (quelle delle vittime del coronavirus nel Paese, ndr). Con una pianificazione adeguata, come richiesto più e più volte dall’UE e dall’OMS, siamo certi che ce ne sarebbero stati molti meno». Ma sui giornali italiani, tranne poche eccezioni, tutto tace.
(da agenzie)
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Dicembre 23rd, 2020 Riccardo Fucile
“SEMBRA ESSERE ANCORA PIU’ CONTAGIOSA”… SI TRATTA DI CASI ARRIVATI DAL SUDAFRICA
“Si tratta di una notizia che nessuno vorrebbe dare”: così il ministro della Salute britannico,
Matt Hancock in conferenza stampa ha annunciato che nel Regno Unito è stata rilevata un’altra nuova variante del Covid-19, di cui finora sono stati accertati due casi. Si tratta di contatti di casi che sono arrivati dal Sudafrica nelle ultime settimane.
La seconda variante del nuovo Coronavirus scoperta nel Regno Unito è legata a persone che sono arrivate nel Paese dal Sudafrica e dunque il governo di Londra imporrà restrizioni “immediate” ai viaggi e quarantene rigorose alle persone che sono rientrate dal quel Paese nelle ultime due settimane. Lo ha reso noto il ministro della Sanità britannico, Matt Hancock.
La variante del SARS-CoV-2 sembra contenere più mutazioni di quella che ha cominciato ad estendersi con rapidità nel sud dell’Inghilterra.
La seconda nuova variante del Covid-19 rilevata nel Regno Unito è “altamente preoccupante, perchè è ancora più contagiosa e sembra essere ulteriormente mutata”. Lo ha dichiarato il ministro della Salute britannico, Matt Hancock, assicurando che i due casi accertati, che avevano avuto contatti con casi arrivati dal Sudafrica, e il loro entourage stretto, sono stati messi in quarantena.
(da TPI)
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Dicembre 23rd, 2020 Riccardo Fucile
“PRIMA VOLTA CHE UN PIANO DI VACCINAZIONE HA TALE ESTENSIONE”
Le speranze ci sono ma il rischio è davanti a tutti.
”Il processo di vaccinazione dell’intera popolazione è un processo lungo e tra l’altro è un cimento, una specie di gara, a cui non abbiamo mai partecipato. È una cosa che viene organizzata con questo tipo di estensione in assoluto per la prima volta”.
Lo ha detto su Sky TG24 Massimo Galli, direttore del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano.
”Non siamo mai stati – ha spiegato – nella condizione di dover fare un’operazione di questo tipo, quindi ci si possono aspettare criticità di ogni genere, nei confronti delle quali però bisognerà avere un atteggiamento positivo, altrimenti non si va da nessuna parte”. “Non riusciremo a vaccinare abbastanza persone entro il mese di gennaio” per contenere la terza ondata, ha aggiunto.
”A costo di essere noioso – ha aggiunto – ribadisco che tocca individualmente anche a tutti noi cercare di restare fuori dai guai, muoverci il meno possibile, avere un comportamento ragionevole e ragionato per contenere il fenomeno. Dobbiamo cercare di non ‘allungare il brodo al virus’ non favorirlo nel rimanere tra noi. Lo vorremmo fuori il prima possibile, ma per farlo dobbiamo darci il tempo per la vaccinazione, che prenderà i suoi tempi perchè è un’opera titanica. Bisogna collaborare”.
(da agenzie)
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Dicembre 23rd, 2020 Riccardo Fucile
DIECI TREND DA TENERE D’OCCHIO NELLO SVILUPPO DELLA PANDEMIA: LO STUDIO DELLA FONDAZIONE EDISON
Una analisi della Fondazione Edison sulla situazione aggiornata dei decessi per Covid-19 in
base alle statistiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dei governi nazionali evidenzia alcuni dati e trend precisi.
1) L’Italia è ormai il Paese europeo con il più alto numero di decessi totali dall’inizio della pandemia e in particolare quello con il più alto numero di morti nella seconda ondata. (Ci si riferisce qui ai dati ufficiali comunicati dai governi all’Organizzazione Mondiale della Sanità . Anche se altre fonti come l’ufficio di statistica spagnolo indicherebbero invece proprio nella Spagna il Paese europeo con più decessi totali).
2) L’Italia è il quinto paese al mondo per decessi da Covid-19 dall’inizio della pandemia, dopo Stati Uniti, Brasile, India e Messico.
3) Tuttavia, l’Italia è il primo Paese del G-20 per numero di decessi ogni milione di abitanti e il terzo assoluto nel mondo dopo San Marino e Belgio.
4) L’escalation dei decessi in Italia durante la seconda ondata è stata impressionante: siamo l’unico paese europeo che nelle ultime cinque settimane consecutive a tutto sabato scorso ha fatto registrare tra i 4.500 e i 5.000 morti ogni settimana. Il che ci sta portando a superare in queste ore i 70.000 decessi totali dall’inizio della pandemia.
5) In Italia, il numero di decessi durante la seconda ondata supererà nel giro di una settimana il numero di morti della prima ondata.
6) Una campagna vaccinale efficiente e a regola d’arte e una gestione prudente di assembramenti, distanziamenti e trasporti sarà cruciale per evitare che ad inizio primavera il numero di morti per Covid-19 dall’inizio della pandemia possa superare in Italia il livello di 100.000.
7) Spagna e Francia erano state colpite per prime dal Covid-19 durante la seconda ondata, seguite dal Regno Unito, mentre Italia e Germania hanno visto crescere il numero dei morti soprattutto da inizio novembre. Nelle ultime due settimane la tendenza dei decessi settimanali sta calando in Spagna e Francia; nel Regno Unito è in calo ma con segnali di ripresa della mortalità forse in seguito alla diffusione della “variante inglese”; in Italia il numero dei morti è calante ma resta elevato; in Germania è in fortissima crescita.
8 ) La Germania, a differenza di quanto è accaduto nella prima ondata, sta ora sperimentando un aumento molto sostenuto dei decessi. Il basso numero di morti in Germania durante la prima ondata non si spiega solo con il modello sanitario tedesco. Durante la prima ondata tutti i Paesi dell’Est Europa erano stati toccati molto poco dal Covid-19. La Germania dunque non era stata minacciata da Est. Invece durante la seconda ondata tutto l’Est Europa è stato colpito pesantemente dalla pandemia, in particolare i paesi prossimi con la Germania, come Polonia, Cechia e Ungheria. Durante questa seconda ondata la Germania è stata dunque completamente “accerchiata” dal Covid-19 ed ha finito anch’essa col capitolare. Nella settimana in corso la Germania potrebbe per la prima volta superare l’Italia per numero di decessi settimanali e oltrepassare la Spagna per numero di decessi cumulati nella seconda ondata.
9) Nella seconda ondata il Nord Est, il Centro e il Mezzogiorno d’Italia sono stati colpiti molto di più che durante la prima ondata del Covid-19. In termini di decessi cumulati ogni 100.000 abitanti le regioni più investite dalla seconda ondata sono state: Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia, Provincia autonoma di Trento, Piemonte e Liguria. Il Veneto è stato colpito quasi quanto la Lombardia; la Toscana ha superato l’Emilia-Romagna.
10) Il picco dei decessi ogni 100.000 abitanti misurato sulle ultime due settimane sta ora toccando soprattutto il Triveneto, in particolare Friuli-Venezia Giulia, Provincia autonoma di Trento e Veneto.
(da agenzie)
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Dicembre 23rd, 2020 Riccardo Fucile
“LA FRENATA DEL CONTAGIO E’ SEMPRE MENO EVIDENTE”
Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe conferma nella settimana 16-22 dicembre, rispetto alla precedente, una lieve flessione dei nuovi casi (106.794 vs 113.182), a fronte di una sostanziale stabilità dei casi testati (465.534 vs 462.645) e in linea con la riduzione del rapporto positivi/casi testati (22,9% vs 24,5%). Si riducono del 9,2% i casi attualmente positivi (605.955 vs 667.303) e, sul fronte degli ospedali, diminuiscono ricoveri con sintomi (24.948 vs 27.342) e terapie intensive (2.687 vs 3.003); in calo anche i decessi (3.985 vs 4.617). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:
Decessi: 3.985 (-13,7%)
Terapia intensiva: -316 (-10,5%)
Ricoverati con sintomi: -2.394 (-8,8%)
Nuovi casi: 106.794 (-5,6%)
Casi attualmente positivi: -61.348 (-9,2%)
Casi testati +2.889 (+0,6%
Tamponi totali: 28.289 (+2,6%)
“I dati di questa settimana — dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe — confermano che la frenata del contagio è sempre meno evidente, come documentato dalla stabilizzazione dei rapporti positivi/casi testati e positivi/tamponi totali, dalla modesta riduzione dell’incremento percentuale dei casi totali (5,7% vs 6,4%) e dalla lieve flessione dei nuovi casi settimanali (-5,6%)”.
Se le situazioni regionali sono piuttosto eterogenee, è evidente che in generale le misure di contenimento introdotte con il dpcm del 3 novembre 2020 stanno esaurendo i loro effetti. “L’incremento percentuale dei casi infatti — afferma Renata Gili, Responsabile Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione Gimbe — che la scorsa settimana era in flessione in tutto il Paese, questa settimana ha invertito la tendenza in 6 Regioni”. Per quanto riguarda i ricoveri, continua la lenta discesa delle curve, ma l’occupazione da parte di pazienti COVID supera ancora la soglia del 40% nei reparti di area medica in 9 Regioni e quella del 30% nei reparti di terapia intensiva in 8 Regioni. La curva dei decessi sale in maniera meno ripida, ma il numero è ancora molto elevato e sfiora i 4.000.
«Al di là del potenziamento delle misure restrittive per il periodo di Natale — continua il Presidente — due fattori influenzeranno nei prossimi mesi l’evoluzione della pandemia nel nostro Paese: l’avvio della campagna vaccinale e la diffusione della variante UK recentemente isolata».
Campagna vaccinale.
“Al momento — spiega Cartabellotta — è possibile solo fare previsioni di massima rispetto al raggiungimento di una copertura vaccinale del 60-70% della popolazione”. Vero è che il piano strategico del Ministero della Salute Vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 riporta oltre 202 milioni di dosi potenzialmente disponibili (pari a 101 milioni di cicli vaccinali completi). Tuttavia, prima che gli accordi preliminari di acquisto si concretizzino in forniture, bisognerà attendere il completamento degli studi clinici in corso, la submission della documentazione completa all’European Medicines Agency (EMA) da parte delle aziende produttrici e la successiva approvazione condizionata, ossia l’autorizzazione in condizioni di emergenza per la valutazione di efficacia e sicurezza. Analizzando lo status di approvazione dei vaccini:
Le dosi certe sono solo poco più di 10 milioni entro marzo 2021 e 22,8 milioni entro giugno 2021: quelle del vaccino Pfizer-BioNTech, approvato dall’EMA il 21 dicembre, e quelle di Moderna che dovrebbe avere il via libera il prossimo 6 gennaio.
I vaccini di AstraZeneca e Johnson & Johnson sono in fase di rolling review (revisione ciclica), ovvero EMA valuta i dati man mano che vengono resi disponibili, ma nessuna delle due aziende ha ancora effettuato la submission dei dati completi per l’approvazione condizionata.
CureVac ha annunciato il 14 dicembre l’arruolamento del primo paziente nello studio di fase 3.
Sanofi-GSK ha già comunicato lo slittamento della consegna delle dosi al 2022.
Variante UK di SARS-CoV-2. Isolata già ai primi di ottobre, è stata resa ufficialmente nota solo il 14 dicembre. Il 18 dicembre il New and Emerging Respiratory Virus Threats Advisory Group (NERVTAG) — comitato di esperti che supporta il Governo britannico — ha pubblicato un documento dove si afferma che “esistono moderate evidenze di una sostanziale maggior trasmissibilità rispetto ad altre varianti”. Tuttavia, come ribadito anche dall’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) e dal report governativo Investigation of novel SARS-COV-2 variant oggi sulla base delle evidenze disponibili non è possibile trarre conclusioni definitive su:
meccanismi che determinano la probabile maggior trasmissibilità della variante;
conseguenze sulla severità della malattia: nessun dato su decorso clinico peggiore, mortalità più elevata o maggior vulnerabilità di particolari gruppi di popolazione;
resistenza alla risposta anticorpale e relativo impatto sulla possibilità di reinfezione e/o sulla riduzione di efficacia dei vaccini: su questo Pfizer-BionTech e Moderna hanno annunciato una valutazione che richiederà circa 2 settimane e, in caso di mancata efficacia dell’attuale vaccino sulla variante UK, prevedono di sintetizzare un nuovo vaccino in 6 settimane.
“Considerato che le risposte a questi interrogativi non arriveranno tutte in tempi brevi — conclude Cartabellotta — occorre rivalutare complessivamente il piano di gestione pandemica, rafforzando ulteriormente le misure di contenimento dell’epidemia, incluso il tracciamento dei casi positivi alla nuova variante». Infatti, la World Health Organization e l’ECDC raccomandano di potenziare gli sforzi per controllare e prevenire la diffusione del virus sia con l’intensificazione delle attività di testing & tracing e di sequenziamento virale, sia continuando a sensibilizzare la popolazione sull’importanza delle misure di distanziamento sociale e sull’uso delle mascherine. Anche perchè, come ribadito ieri dall’AIFA, la vaccinazione individuale non potrà conferire alcuna “patente di libertà ””.
(da agenzie)
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Dicembre 23rd, 2020 Riccardo Fucile
L’OMS CONFERMA: “VALUTAZIONI IN CORSO SU QUESTA IPOTESI”
La nuova variante del virus tratterebbe i bambini come gli adulti. Gli esperti del Nervtag, il
gruppo consultivo istituito dal governo del Regno Unito per valutare le mutazioni del virus, ha individuato forti indizi di una maggiore propensione a infettare gli under 15. E a diffondersi con maggiore velocita’
Tra le consapevolezze scientifiche conquistate in duri mesi di ricerca su un virus del tutto sconosciuto, di una cosa si era arrivati ad aver evidenza: i bambini presenterebbero una resistenza all’infezione maggiore degli adulti, risultando così meno contagiosi a Covid-19.
Oggi la notizia che arriva dagli esperti è che la variante inglese potrebbe aver cambiato anche questa evidenza, stravolgendo così, ancora una volta, lo scenario della lotta al virus. Anche l’inviato dell’Oms sulla pandemia David Nabarro ha dichiarato che la variante «sembra essere più facilmente trasmissibile da giovani e bambini», ma ulteriori ricerche sono ancora «in corso».
A rendere conto dell’ipotesi fondata sono gli scienziati del NERVTAG (New and Emerging Respiratory Virus Threats Advisory Group): il gruppo di esperti istituito dal governo britannico per studiare e monitorare la variante Covid che preoccupa il mondo.
Durante una sessione di domande e risposte ai giornalisti, il team scientifico del Nervtag ha non solo confermato «la grande rapidità di trasmissione» provocata dalla variante VUI-202012/01 «rispetto alle altre mutazioni attualmente presenti nel Regno Unito», ma ha avanzato la tesi secondo cui il nuovo genoma del virus «presenta una maggiore propensione a infettare i bambini». Nel provare a capire le motivazioni di un’ipotesi simile e i rischi che comporterebbe, ricostruiamo le informazioni fornite dalle voci degli scienziati del Nervtag.
Il presidente del Nervtag e professore di malattie infettive emergenti presso l’Università di Oxford, ha posto come dato primario da poter confermare quello della maggiore capacità di contagio da parte della nuova variante Covid.
Nonostante la cautela mostrata dalla comunità scientifica sulla percentuale del 70% comunicata in primis da Boris Johnson per annunciare un lockdown totale, gli ulteriori studi sulla mutazione lascerebbero secondo il Nervtag ormai pochi dubbi. VUI-202012/01 rende molto più contagioso il virus contro cui si combatte.
«Qualcuno può indicarmi le prove che questa nuova variante è “il 70% più trasmissibile rispetto alla vecchia variante?”», chiede un utente su Twitter. Il presidente Horby non tarda a fornire riferimenti, mostrando attraverso documenti ufficiali la conferma di come il cluster si sia diffuso «con una rapidità di trasmissione nettamente superiore rispetto alle altre mutazioni attualmente presenti nel Regno Unito» e come gli studi aggiornati al 20 dicembre continuino a correlare il 65% dei casi verificatisi nelle zone di Londra, Sud-Est e Inghilterra orientale, alla nuova variante Covid.
Neil Ferguson: «Bambini più infettati»
Il membro del Nervtag, Neil Ferguson, professore ed epidemiologo di malattie infettive all’Imperial College di Londra è stato una delle principali voci durante l’incontro a sostenere la questione riguardante i bambini.
«Quello che abbiamo visto nel corso di un periodo di cinque o sei settimane è che, in modo costante, i casi legati alla variante ha riguardato soggetti sotto i 15 anni d’età in modo molto più significativo rispetto al virus non modificato».
Un dato definito da Ferguson come «indizio» di una «maggiore propensione» a infettare i bambini e che al momento richiederebbe ulteriore necessità di approfondimento scientifico. «Non è ancora stabilito il definitivo nesso di causalità ma i dati cominciano a parlare chiaro».
Wendy Barclay: «Ora i bambini come gli adulti»
Professoressa del Nervtag e specialista in virologia presso l’Imperial Medicine, Wendy Barclay ha aggiunto ulteriori dettagli sull’impatto nei bambini della nuova variante. «Ci sono cambiamenti nel modo in cui il virus modificato entra nelle cellule umane», ha fatto sapere, spiegando come a causa di una modifica del genere la suscettibilità nei bambini ha raggiunto l’intensità di quella riscontrata negli adulti.
«Per questo da questi dati ci aspettiamo in futuro di vedere ancora più bambini infettati».
La scuola il silenzioso campo d’azione
Alla luce dei pochi dubbi rimasti da parte degli scienziati britannici sull’effettiva maggiore potenza di trasmissione della variante, come è possibile che la mutazione VUI-202012/01 sia stata così contagiosa in un periodo di relativo lockdown? La risposta che arriverebbe dai dati pone al centro una forte diffusione tra i bambini e le scuole come i principali fulcri del contagio. Negli ultimi mesi il Regno Unito ha tenuto aperte le scuole basandosi su una delle valutazioni scientifiche più evidenti da inizio pandemia. E cioè che i bambini fossero meno sensibili al contagio.
È su questa sicurezza che la variante avrebbe prima silenziosamente e poi in maniera sempre più evidente, guadagnato terreno, diffondendosi in modo capillare tra i più piccoli. Intanto il governo inglese aveva avviato già dai primi di dicembre dei piani di monitoraggio negli istituti scolastici, fino alla dichiarazione delle ultime ore da parte di Boris Johnson sulla messa in discussione della riapertura delle aule a gennaio.
I rischi
Quali conseguenze potrebbe avere la conferma dell’ipotesi avanzata dagli studiosi del Nervtag? Una variante che tratta i bambini come gli adulti, potrebbe rischiare di mettere in un pericolo maggiore gli under 15? Gli esperti fanno sapere che nei casi finora riscontrati tra i bambini è risultato assenti qualsiasi tipo di sintomo aggravato, rilevando un comportamento del virus nell’organismo identico a quello che già conosciuto. Il punto allora sta nelle conseguenze esterne che la maggiore facilità di diffusione tra i bambini potrebbe comportare: in buona sostanza la ripercussione sugli adulti.
La rilassatezza con la quale la popolazione finora è stata abituata a considerare la potenzialità di contagio da parte dei bambini ha fatto sì che le abitudini restrittive fossero mantenute in maniera meno rigorosa nei confronti dei più piccoli. Il pericolo dunque è quello di incentivare una catena epidemiologica che vedrebbe nella famiglia il suo terreno d’azione preferito.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 23rd, 2020 Riccardo Fucile
UNA SEQUENZA PARZIALE E’ STATA INDIVIDUATA AGLI OSPEDALI RIUNITI DI ANCONA
Un caso della cosiddetta variante inglese del Covid-19 è stato rilevato a Loreto, in provincia di Ancona.
Una sequenza parziale, secondo quanto anticipa oggi il Corriere Adriatico, è stata individuata dal Laboratorio di Virologia degli Ospedali Riuniti di Ancona: si tratta di una persona che non ha avuto collegamenti diretti con la Gran Bretagna e che si è sottoposta a tampone molecolare nei giorni scorsi perchè aveva un forte raffreddore e che ora è in isolamento con la famiglia.
“Nel frattempo abbiamo approfondito gli accertamenti – dice all’agenzia di stampa Ansa il direttore del Laboratorio Stefano Menzo – e ora sappiamo che si tratta della variante inglese”.
La notizia è stata anticipata anche dalle pagine locali di Ancona del Resto del Carlino. L’equipe del Laboratorio di Virologia è stata tra le prime in Italia a isolare il virus del Covid-19 durante la prima ondata e, ricorda Menzo, più recentemente ne ha isolato altre varianti, le cosiddette spagnole, al centro della seconda ondata pandemica.
E sulla maggiore capacità di trasmissione di quella inglese, che ha suscitato l’allarme del governo britannico e di quelli di mezzo mondo, “sappiamo al momento solo quello che ci dicono i colleghi inglesi. Noi abbiamo isolato il virus ora e cominciamo a studiarlo, siamo solo agli inizi”.
Per altro – fa notare – “la maggiore diffusione potrebbe dipendere anche da altri fattori, ad esempio dai comportamenti delle persone o dall’allentamento di alcune misure” come appunto potrebbe essere successo nel Regno Unito. E comunque “si tratta di una variante che si è diffusa prima tra i giovani, nelle scuole, e quindi ha avuto un volano, un trampolino di lancio notevole”.
Per quanto riguarda la vaccinazione anti covid, che ha avuto il via libera dell’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) dopo quello dell’Ema, “la nuova variante non dovrebbe essere tanto diversa da inficiarla”, ma anche in questo caso bisogna aspettare ulteriori dati. Intanto il Laboratorio di Virologia di Torrette procederà al suo studio: “cercheremo di capire se gli anticorpi neutralizzanti, che hanno sviluppato i pazienti italiani contro altre varianti del virus, sono efficaci a neutralizzare questa variante”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 23rd, 2020 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA STA ANDANDO IN DIREZIONI DIVERSE, RESTA LA FIGURA DI MERDA DI CHI HA VOLUTO SPECULARE SULLA TRAGEDIA PER ISTIGARE ALL’ODIO RAZZIALE
Le indagini sull’omicidio ginecologo Stefano Ansaldi in pieno centro a Milano stanno
andando in tutt’altra direzione, in quest’ultimo periodo. Non si esclude, tra le altre cose, nemmeno la pista del suicidio per un ginecologo che ha ritenuto così urgente violare le norme Covid, recarsi nella città meneghina senza un biglietto di ritorno per la Campania (lui è originario di Benevento) e senza una prenotazione in una struttura alberghiera, oltre ad avere un passato — dal punto di vista finanziario — piuttosto confuso. Eppure, lo ricordiamo adesso per lo stato di avanzamento delle indagini rispetto ai primi sospetti, quotidiani come Libero e il Giornale, oltre a Matteo Salvini (che spesso fa da amplificatore per le notizie pubblicati da questi ultimi), avevano già emesso la loro sentenza. La colpa era stata dei nordafricani.
Da notare il tono perentorio del tweet (e del titolo) del Giornale il 20 dicembre
Stesso discorso vale per Libero che, addirittura, aveva affermato che gli inquirenti fossero «sicuri» di questa pista:
Di sicuro, però, come dimostrano queste indagini piuttosto tormentate, c’è davvero poco. In coda a questi tweet del 20 dicembre, arriva anche il commento di Matteo Salvini che fa un passo in più rispetto a quanto riportato da Libero e dal Giornale, individuando persino presunte responsabilità politiche nel governo di Giuseppe Conte, reo di aver rimodulato — in seguito al passaggio in parlamento — i famosi decreti sicurezza che erano stati firmati dal leader della Lega quando era ministro dell’Interno:
La corsa di giornali e politici a individuare le responsabilità in un non meglio specificato gruppo di nordafricani ricorda da molto vicino quanto successo con il caso dell’omicidio del carabiniere Cerciello Rega. Anche in quella circostanza, la primissima notizia diffusa a mezzo stampa riguardava la pista di un omicidio commesso da alcuni nordafricani (venne utilizzata la stessa, identica espressione).
Salvo, poi, ripiegare quando si è scoperto che l’assassinio era stato commesso da due giovani americani. Nel caso dell’omicidio ginecologo, invece, siamo ancora molto lontani dal comprendere la verità .
Ma le recenti indiscrezioni della procura sembrano portare in una pista completamente diversa da quella che, in un primo momento, una sorta di pregiudizio latente aveva portato a dare per certa.
(da agenzie)
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Dicembre 23rd, 2020 Riccardo Fucile
O LE RUSPE VALGONO SOLO PER I POVERACCI E NON PER I COMPAGNI DI MERENDA?
L’uomo della ruspa non si è ancora pronunciato. Non sono bastati i risultati elettorali, l’esito nefasto dei tentativi di ricorso per presunta frode (smentita) fatti dal Presidente uscente e candidato Repubblicano.
Non è bastata neanche la certificazione arrivata con il voto finale dei Grandi Elettori americani. Nono sono bastate tutte queste evidenze per convincere Matteo Salvini a fare i complimenti al nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America: Joe Biden.
Ora, l’uomo delle ruspe (quello che le citava nelle dirette social, indossando anche discutibile magliette), come si posizionerà davanti al fatto che Donald Trump non lascia la Casa Bianca e la vuole occupare nel giorno dell’insediamento del nuovo inquilino?
Il 20 gennaio è ormai alle porte e la posizione ostruzionista del Presidente che a breve tornerà a essere ‘solamente’ un tycoon diventa di giorno in giorno sempre più macchiettistica.
Prima le grida in caps lock su Twitter paventando brogli talmente paradossali da costringere la campagna repubblicana a mollarlo (se non pubblicamente, quasi); poi gli eventi organizzati nei parcheggi (sbagliando location) con Rudy Giuliani.
Dopo le continue sconfitte sui ricorsi, la sua ira sembrava essersi placata, ma da alcuni giorni sta circolando la notizia: Trump non lascia la Casa Bianca il 20 gennaio.
Ovviamente sarà costretto a farlo, visto che tutte le strade tentate per sovvertire il risultato delle elezioni sono stati respinti, rigettati. Cestinati. Eppure non molla.
La sua scorza dura da imprenditore self-made man lo sta portando a una mossa fuori controllo che solleticherà anche i pruriti dei suoi elettori, ma lo ridicolizza agli occhi del mondo.
In tutto questo, dopo averlo sostenuto per tutta la campagna elettorale facendo diventare la mascherina (prima rifiutata, poi diventata veicolo di messaggi politici), Matteo Salvini resta in silenzio.
Ancora nessuna congratulazione al Presidente eletto (e prossimo inquilino della Casa Bianca) Joe Biden — ma per la Lega ci ha pensato Giancarlo Giorgetti — e nessun commento sul comportamento da attore navigato dell’uomo che ha sostenuto.
Belli i tempi delle ruspe annunciate e stampate sulle magliette.
Ma sulle ‘occupazioni’ illegittime e illegali degli amici, nulla da dichiarare.
(da Giornalettismo)
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