Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
PERQUISITE 27 ABITAZIONI, IN CAMPO 500 AGENTI, OTTO ARRESTI… GESTIVANO IL TRAFFICO DI DROGA IN TURINGIA
Pericolosi, terroristi e criminali: le autorità tedesche hanno condotto una serie di operazioni coordinate nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro di una rete di neonazisti sospettati di essere coinvolti nel traffico di droga e nel riciclaggio.
In Turingia la polizia ha riferito di avere perquisito 27 abitazioni ed esercizi commerciali, mettendo in campo oltre 500 agenti.
Analoghe operazioni sono state condotte anche Assia e in Sassonia-Anhalt. Otto sospettati, di età tra i 24 e i 55 anni sono stati arrestati
Secondo quanto riporta l’emittente pubblica Mdr, i sospettati sono membri di un’organizzazione neonazista che da anni è coinvolta nel traffico di droga in Turingia. L’operazione di polizia è frutto di una serie di intercettazioni sulle attività dell’organizzazione.
(da Globalist)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
ORA QUALCUNO CI SPIEGHI COME SI POSSONO CHIAMARE I CARABINIERI PER UN VALORE DI 2 EURO E MEZZO DI MERCE SOTTRATTA: MA IN QUEL SUPERMERCATO NESSUNO SI VERGOGNA?
Non ha i soldi a sufficienza per fare la spesa e ruba delle scatole di cibo per i gatti randagi che accudisce
da tempo. Ma quando i carabinieri arrivano nel supermercato i militari “chiudono un occhio”: saldano il conto e non denunciano il “ladro”. È accaduto mercoledì 25 febbraio in un supermercato di Lecce. Una storia con tanto amore.
Protagonisti: un signore di 85 anni dal cuore grande e un equipaggio dei carabinieri con tanta umanità per l’attempato avventore che, pur di sfamare dei gattini, non ha esitato a nascondere parte degli acquisti nel giubbotto mettendo a repentaglio la propria fedina penale.
L’anziano, da quel che sa, era un cliente abituale del supermercato. si limitava ad acquistare scorte di cibo per i gattini randagi che accudisce nelle vicinanze della sua abitazione. Senza comprare tanto altro. Neppure per se stesso.
Così anche mercoledì ha raggiunto a piedi il supermercato distante poche decine di metri dalla sua abitazione.
Nel suo portafogli, però, aveva soltanto la metà dei soldi necessari per pagare qualche scatoletta di cibo per gatti. E pur di portare a casa il cibo per gli amici a quattro zampe il cliente ha tentato di eludere i controlli alle casse.
I suoi movimenti non sono sfuggiti ai commessi e agli addetti alla sicurezza. Immediata la richiesta di intervento inoltrata ai carabinieri. Al loro arrivo, raccolte le testimonianze, i militari non hanno adottato alcun provvedimento nei confronti dell’85enne.
Vuoi per l’esiguità del valore della merce che l’anziano voleva sottrarre (appena 2euro e 50 centesimi) vuoi per il fine nobile di quel gesto, ossia sfamare i gatti randagi, i militari hanno deciso di “perdonare” l’avventore e di pagare di tasca propria la somma mancante.
Il cibo è stato così restituito all’anziano che, felice come un bambino, ha ringraziato i carabinieri per fare rientro subito dopo a casa dove, ad attenderlo, c’erano i suoi amici a quattro zampe da sfamare.
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
HA INCASSATO IL CONTRIBUTO PREVISTO PER LE FAMIGLIE IN DIFFICOLTA’ ECONOMICA… SCOPPIATO LO SCANDALO ORA DICE CHE LO DARA’ IN BENEFICENZA, PARTITO IN IMBARAZZO: “INCREDULI, NON SAPPIAMO SPIEGARCELO”
Un contributo di 240 euro come rimborso per i centri estivi organizzati dal Comune. L’ha chiesto e ottenuto Sonia Fregolent, 46 anni, senatrice della Lega ed ex sindaco del Comune di Sernaglia (Treviso), dove ora ricopre anche il ruolo di consigliere comunale.
Torna dunque il tema dei contributi erogati dal Governo per aiutare chi è in difficoltà economica, che invece vanno a beneficio di altri che, come in questo caso, percepiscono uno stipendio di circa 12 mila euro al mese. Un malcostume che, ancora una volta, si scopre essere tutto interno alla Lega.
Ecco dunque un’appendice dello scandalo sul bonus Iva scoppiato la scorsa estate, con protagonisti altri tre leghisti: Alessandro Montagnoli, Riccardo Barbisan e addirittura il vicepresidente della Regione Veneto Gianluca Forcolin.
Sonia Fregolent, avvocato di professione, salviniana, eletta in parlamento nel 2018, ha quindi usufruito del servizio erogato dal Comune. La giunta aveva deciso di andare incontro alle famiglie in un anno difficile destinando 2.244 euro come contributo per i centri estivi. Non era prevista una soglia reddituale e la senatrice ha fatto richiesta. Dopo qualche mese il bonus è stato assegnato.
“Mi chiedo con quale credibilità ora la senatrice possa rivolgersi alle famiglie che stanno facendo pesanti sacrifici per far quadrare i conti”, si chiede Giovanni Zorzi, segretario del Pd trevigiano, parlando con la Tribuna di Treviso.
Del caso sono già stati interessati il commissario provinciale Gianangelo Bof e il segretario regionale Alberto Stefani. Ma la base del partito è in subbuglio.
Molti chiedono un trattamento uguale a quello che ebbero Montagnoli, Barbisan e, soprattutto, Forcolin, tenuto fuori dalle liste del presidente Luca Zaia nella corsa alle regionali. Sonia Fregolent, interpellata da Repubblica, ha preferito non rispondere: “Non voglio essere maleducata ma non rilascio dichiarazioni”.
Fregolent si è avvalsa di un contributo pubblico di cui aveva diritto, ma il fatto che abbia accettato il denaro qualche problema di opportunità , non di legittimità , lo ha posto. Fregolent, infatti, è stata eletta senatrice nel 2018 e quindi gode di un lauto stipendio. Inoltre è stata sindaco di Sernaglia per due mandati, ininterrottamente dal 2009 al 2019. Poi ha fatto il salto nella politica nazionale, ma continua a ricoprire un seggio in consiglio comunale.
In realtà i casi sono tre, nello stesso Comune.
Perchè il vicesindaco Gesus Bortolini ha preso 800 euro per il bonus computer (domanda presentata dalla moglie). Lo stesso aveva fatto la famiglia dell’assessore Vanni Frezza, che poi però ha ritirato la domanda, dopo che le minoranze avevano chiesto di poter accedere agli atti delle elargizioni.
Commento di Gianangelo Bof, commissario provinciale del Carroccio: “Sono incredulo, non so spiegarmelo. Al di là di tutto, del fatto che Fregolent ne avesse diritto o meno, che abbia o meno restituito tutto, resta una questione di opportunità politica”
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
A MOLTENI POTREBBE ANCHE NON ESSERE ASSEGNATA ALCUNA DELEGA…SALVINI RITORNA SULLA PISTOLA ELETTRICA CHE GLI PIACE TANTO MA IL SINDACATO LO CONTESTA
L’arrivo del sottosegretario all’Interno della Lega Nicola Molteni, che fu vice di Salvini nel governo
gialloverde e che firmò i decreti sicurezza, ha ringalluzzito le aspettative del “Capitano” sul tema dei migranti che spesso gli ha fatto gioco nella sua azione politica. Ma Luciana Lamorgese non ha intenzione di cambiare rotta
Molteni invita al “dialogo, confronto e collaborazione” ma interpellato sulla questione della reintroduzione dei decreti sicurezza spiega anche: “Lo decideranno i segretari di partito con il presidente del Consiglio”
Salvini invece punta sul tema dei Taser: “Daremo anche al Viminale il nostro contributo di idee, sono contento che da oggi un uomo di legge, come l’avvocato Molteni, torni al ministero, perchè ci sono dei dossier che avevamo lasciato sul tavolo, come quello sul Taser, la pistola elettrica, di cui non si ha più notizia, una cosa che servirebbe non solo alle forze dell’ordine, ma al ‘sistema Italia. Non so perchè da un anno e mezzo non se ne sa più nulla”.
In realtà , racconta Repubblica, sul tema migranti la Lega potrebbe non toccare palla:
Ce n’è abbastanza per mettere in guardia la titolare del dicastero, donna poco avvezza alle polemiche, che però alcuni punti fermi li ha già in mente. Ha intenzione, anzitutto, di tenere la delega all’immigrazione, come avvenuto finora. Nè ovviamente ha in programma di cambiare nuovamente le norme sugli sbarchi da poco modificate con il contributo dell’ex sottosegretario del Pd Matteo Mauri, che non ha mancato anche in queste ore di ringraziare per il lavoro svolto. E, a chi l’ha sentita, Lamorgese ha ribadito che la linea in questo settore la attua non un sottosegretario ma il responsabile del ministero ed è comunque di competenza del governo nella sua interezza. Le modifiche ai decreti Salvini, si fa inoltre notare, le aveva indicate il Capo dello Stato Sergio Mattarella. Non è neppure scontato, peraltro, che a Molteni vengano date le competenze sulla pubblica sicurezza. E una decisione ancora da prendere, e in corsa ci sono pure gli altri due sottosegretari appena nominati, il grillino Carlo Sibilia e Ivan Scalfarotto di Italia Viva
Ma anche sui taser la polemica è appena iniziata: Daniele Tissone, segretario generale del maggiore sindacato di polizia Siulp, ai microfoni di Radio Capital, commenta così l’ipotesi di darli in dotazione alle forze dell’ordine avanzata da Salvini: “Il taser, la pistola elettrica, evita l’utilizzo dell’arma da fuoco ma non è un giocattolo. Servono dissuasori che rispondano alle esigenze giuridico-operative degli operatori garantendo anche la sicurezza di terzi.
“Secondo criteri di adeguatezza e professionalità si può utilizzare il taser per rendere inoffensive le persone, vanno evitate tuttavia situazioni di esposizione al pericolo”, spiega Tissone sottolineando che la pistola elettrica va sempre impiegata “nei casi in cui la difesa sia proporzionale all’offesa”.
Indubbiamente, “vanno rispettati una serie di protocolli di sicurezza con un’adeguata formazione del personale che, non dimentichiamo, può andare incontro a responsabilità civili e penali”, aggiunge Tissone, il quale poi evidenzia i rischi: “quello della salute delle persone ma anche di coloro che trovandosi nelle vicinanze potrebbero essere inavvertitamente colpite, motivo per cui occorre verificare la rispondenza ai requisiti tecnici richiesti” .
Insomma, brutta giornata per la Lega…
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
“QUALCUNO CHE CONOSCEVA I SUOI SPOSTAMENTI LO HA VENDUTO”… EMERGE CHE L’AMBASCIATORE AVESSE CHIESTO ALLA FARNESINA DI RADDOPPIARE LA SCORTA MA NON C’E’ STATO RISCONTRO ALLA SUA MOTIVATA RICHIESTA
La moglie di Luca Attanasio ne è convinta. E rivela questa sua convinzione durante un’intervista a Il Messaggero: “Il mio Luca è stato tradito da qualcuno che gli stava molto vicino”.
E ancora: “L’unica risposta che mi sono data e che posso dare è che qualcuno che conosceva i suoi spostamenti ha parlato, lo ha venduto e lo ha tradito. Mentre io ho perso l’amore della mia vita”. Parole strazianti. Ed effettivamente il dubbio della moglie di Attanasio è condiviso da molti.
E ovvero: chi sapeva della missione dell’ambasciatore? Chi è che ha segnalato a che ora e in che punto sarebbero passate le due jeep bianche su cui viaggiavano i sette (lui, il carabiniere Vittorio Iacovacci, l’autista Mustafa Milambo, il vicedirettore del Pam in Congo Rocco Leone e tre congolesi — di cui non si hanno tracce)?
Alcune informazioni utili potranno essere date da Leone, che — dopo essere già stato sentito dai Ros e fagli 007 italiani — verra ascoltato anche a Roma, in procura. Quello che è trapelato da quanto ha detto lui è che gli assalitori fossero sei (cinque armati di kalashnikov e uno di machete). Ma non tanto di più.
Non c’è stata esecuzione, e questo lo ha detto l’autopsia. Ma le morti (a parte quella dell’autista), sono avvenute durante lo scontro a fuoco: iniziato da chi? Dai ranger o dai rapitori? Anche questo è troppo presto per dirlo. I dubbi sono ancora tanti, e le stranezze anche.
Come quella riportata oggi dal quotidiano La Stampa:
Luca Attanasio si era reso conto di operare in una zona molto pericolosa e per questo, raccontano adesso, aveva chiesto aiuto alla Farnesina per ottenere una scorta rafforzata, ma il suo allarme è rimasto inascoltato. è arrivato a Kinshasa nel 2017. Un anno dopo, nel 2018, ha inviato una lettera alla Farnesina, a Roma, per richiedere formalmente che la scorta di due carabinieri di cui disponeva venisse raddoppiata. Evidentemente, nel corso delle missioni che aveva compiuto nell’arco di dodici mesi aveva avvertito che sarebbe stato più prudente e sicuro operare con una difesa personale più consistente. Il ministero degli Esteri, in seguito alla sollecitazione ricevuta, ha inviato, come da prassi, un suo ispettore a verificare la situazione. Ma la visita e la verifica sul posto non hanno purtroppo portato ad un esito positivo. Tant’è che Attanasio ha continuato ad essere protetto solo da due militari. A rafforzare la sua richiesta, in verità , c’era anche il fatto che prima del suo arrivo, l’ambasciatore italiano a Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, aveva una scorta di quattro persone. Come mai furono poi ridotte a due? E sulla base di quali elementi non è stato espresso parere favorevole alla domanda di Luca Attanasio? La Farnesina, contattata in serata da La Stampa, non ha dato risposte in merito alla vicenda.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
LA LITE CON VAURO E I DUE PESI E DUE MISURE … L’ERRORE E’ PARTECIPARE ALLE SUE TRASMISSIONI
Ormai lo schema è sempre lo stesso: invito ospiti che possono accendere micce per esasperare i toni in
trasmissioni, li pungolo buttando lì frasi a mo’ di benzina sul fuoco e poi, alla fine, condanno le parole che vengono dette annunciando la fine delle ospitate televisive di questo o quel personaggio.
Il tutto condito, ora, da un concetto: non stai dicendo quel che voglio sentire e quindi hai torto.
Già in passato ci siamo occupati della televisione urlata che piace tanto al populismo da salotto e, in quel caso, avevamo sottolineato come Paolo Del Debbio fosse uno dei pochi giornalisti-conduttori a non esasperare mai i toni.
Ora, a dieci mesi di distanza, diverse puntate del suo Dritto e Rovescio hanno, di fatto, rovesciato quell’illusione.
E l’esempio più fulgido (anche se i sintomi erano evidenti da settimane) è arrivato ieri sera con lo scontro con Vauro alla presenza del parlamentare della Lega Galeazzo Bignami, di Giuseppe Cruciani, di Claudia Fusani e di Alba Parietti (in collegamento). E si parlava, ovviamente, degli insulti del professor Gozzini nei confronti di Giorgia Meloni.
Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: le parole pronunciate in radio dal professore Giovanni Gozzini nei confronti di Giorgia Meloni sono orrende, deprecabili, censurabili e degne di condanna.
Per questo motivo il rettore dell’Università di Siena ha deciso di sospenderlo e nella giornata di ieri il collegio disciplinare dell’Ateneo toscano ha avviato la procedura per sollevarlo (temporaneamente e senza stipendio) dal suo incarico.
Ed è questo il prezzo per aver dato sfogo, in diretta radiofonica, a una serie di vergognosi insulti alla leader di Fratelli d’Italia.
Detto ciò, però, i media sembrano sguazzare in questa polemica come non mai. E ieri sera Paolo Del Debbio, nel suo Dritto e Rovescio in onda su Rete4, ha rappresentato l’apice del doppiopesismo mediatico: non ricordiamo, infatti, trasmissioni (come sottolineato anche da Vauro in studio) con approfondimenti critici sulla violenza verbale esplosa sui social nei confronti di Laura Boldrini dopo che Matteo Salvini salì sul palco paragonandola a una bambola gonfiabile (con tanto di bambola gonfiabile).
E su Liliana Segre non venne fatta una trasmissione quasi ad hoc. Ed è qui che si è acuito lo scontro (l’intera puntata è disponibile su Mediaset Play, ma le discussioni in studio iniziano intorno a 1h e 52”).
E parliamo di strategia. Perchè Vauro, come si evince dalle sue frasi iniziali, sottolinea come le parole di Gozzini siano folli e sbagliate. Poi, però, fa un appunto che riporta alla mente alcuni comportamenti dei parlamentari di Fratelli d’Italia. E uno di loro è in studio: quel Galeazzo Bignami, protagonista del video censimento insieme al collega di partito Marco Lisei mostrando i cognomi di chi viveva nelle case popolari di Bologna.
Lì, per esempio, non ci fu alcuna trasmissione ad hoc per esprimere solidarietà . Ed è lì che Vauro punta il dito, sottolineando come la donna Giorgia Meloni non possa essere attaccata con epiteti come quelli utilizzati del professore di Siena, ma che occorrerebbe ricordare anche come la politica Giorgia Meloni non abbia espresso solidarietà in casi come quello di Bologna (o anche per gli insulti a Laura Boldrini fatti dal collega di coalizione Salvini).
Ma Paolo De Debbio ha messo in bocca a Vauro parole mai dette: «Dai, anche se non lo hai detto volevi dire che Gozzini ha fatto bene». Insomma, incendiare la trasmissione perchè se si grida la gente ti ascolta, se usi toni soft perdi ascolti.
(da Giornalettismo)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
“SIAMO COMPAGNI DI BATTAGLIA”… INVECE DI DISSOCIARSI DA UN REGIME CHE VIETA LA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE E IL DISSENSO LA MELONI PUBBLICA LA LETTERA INVECE CHE VERGOGNARSI
Pronti “a cooperare” con FdI, perchè “servono compagni di battaglia affidabili che abbiano una visione comune del mondo e diano risposte simili alle sfide dei nostri tempi”.
È il messaggio inviato dal premier ungherese Viktor Orbà¡n alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni in una lettera “per ribadire la nostra disponibilità a cooperare con lei e il suo partito”.
“Onorevole presidente – scrive Orbà¡n nella lettera resa nota dall’ufficio stampa di FdI – vorrei cogliere l’occasione in questo periodo difficile per ribadire la nostra disponibilità a cooperare con lei e il suo partito. Dopo aver passato sedici anni all’opposizione, ho imparato che la vittoria non è mai definitiva e la sconfitta non è mai fatale. Conta una cosa sola: se siamo pronti a continuare la lotta. A tal proposito servono compagni di battaglia affidabili che abbiano una visione comune del mondo e diano risposte simili alle sfide dei nostri tempi”.
“Auspico che la cooperazione tra Fidesz – Alleanza Civica Ungherese e Fratelli d’Italia – aggiunge Orban – continuerà anche in futuro e che riusciremo a mantenere le nostre relazioni di amicizia basate sulla politica del buon senso, sui valori cristiani e conservatori. Le auguro molta forza per fronteggiare le sfide che si prospettano e tanto successo e buona salute nell’affrontare i suoi impegni carichi di responsabilità “, conclude il premier ungherese.
Meloni e Orbà¡n condividono idee simili sull’Europa. Il premier nazionalconservatore ungherese è in costante conflitto con Bruxelles (sui migranti e non solo). Ora che la leader di FdI è l’unico partito del centrodestra a trovarsi da solo all’opposizione con il governo Draghi, è arrivata la lettera di solidarietà dal premier ungherese, che qualche giorno fa ha silenziato Klubrà¡dio, l’ultima radio libera del Paese, l’unica critica nei confronti del governo.
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
UNA MODIFICA DELLO STATUTO PER DARE A CONTE IL RUOLO DI CAPO POLITICO, AFFIANCATO DA ALCUNI VICE
Solo davanti a Beppe Grillo, Giuseppe Conte scioglierà la riserva. Dirà quindi se è pronto ad assumere la
guida del Movimento 5 stelle, se vuole farlo o se intende ancora stare ad aspettare l’anno che verrà .
Il momento in cui si deciderà di tornare al voto, nel 2022 o nel 2023, e ogni forza politica sceglierà come farlo. Con quale coalizione. Quale leader.
Chi ha parlato con l’ex presidente del Consiglio giura che nulla è ancora deciso, ma che il passo avanti gli è stato chiesto da tutti: dal fondatore del M5S, dal presidente della Camera Roberto Fico, dagli ex fedelissimi rimasti fuori dal nuovo governo, Alfonso Bonafede, Riccardo Fraccaro. Fino a Luigi Di Maio, che lo ha fatto ieri pubblicamente con l’intervista a Repubblica.
Per questo, dovrebbe esserci un incontro chiarificatore domenica a Bibbona. Un nuovo conclave nella villa al mare di Grillo, come quello che diede vita all’alleanza con il Pd e Leu nell’estate del 2019.
Quando Grillo ha fermato la votazione sull’organo collegiale e la raccolta delle candidature, aveva qualcosa in mente. Una nuova modifica dello statuto da proporre agli iscritti con un ruolo per Giuseppe Conte, probabilmente di nuovo quello del capo politico.
Affiancato però da alcuni vice cui sarebbero affidate deleghe precise per l’organizzazione del Movimento. Uno potrebbe essere proprio l’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Un’altra, la vicepresidente del Senato Paola Taverna. Queste idee sono nella testa dei dirigenti M5S e del suo Garante. Nessuno però è ancora pronto a scommettere che coincidano con la volontà dell'”avvocato del popolo”.
Conte oggi sarà a Firenze, dove riprenderà servizio all’università . Incontrerà il direttore Luigi Dei, il capo dipartimento di Scienze giuridiche che ha passato le ultime settimane a tentare di sgombrargli l’ufficio ormai occupato.
Subito dopo, terrà una lectio magistralis in diretta streaming con gli studenti e con chi vorrà vederla attraverso i canali dell’ateneo, ma ha già fatto sapere che non è in quella sede che intende parlare del suo futuro.
Aspetta di capire quali sono le garanzie che il Movimento è pronto a dargli, Conte. Non è un mistero che buona parte dei dirigenti Pd che gli sono rimasti più vicini avrebbero preferito che rimanesse un federatore, pronto a dar vita a liste civiche da affiancare ai partiti al momento del voto.
Ma tenere in vita l’alleanza senza stare a Palazzo Chigi, senza essere in Parlamento, senza guidare un partito, non è affatto semplice.
Così come non è semplice tenere vivi l’attenzione e il consenso incassati in questi anni da premier. Così, quella che prende corpo è l’idea che da sempre ha coltivato l’ex portavoce di Conte, Rocco Casalino. Metterlo alla guida del Movimento e cambiarne il volto e le ambizioni ancora una volta.
Dietro a tutto questo si combattono più linee, che forse solo la figura dell’avvocato potrebbe tenere unite. Di Maio ha tracciato il profilo di un M5S moderato e liberale, una forza di centro che – per come l’ha descritta, atlantista, europeista – potrebbe anche allearsi a destra, se ce ne fosse bisogno.
“Il Movimento non sarà mai moderato”, ha risposto seccamente – tra gli altri – il senatore Cioffi. Parlando per tutti quelli che ieri sono sobbalzati e si sono inviati le parole dell’ex capo politico in un misto di stupore e indignazione.
Roberto Fico, Stefano Patuanelli, Roberta Lombardi, perfino Paola Taverna, non si riconoscono nè nella parola moderato nè nel termine liberale.
Discutono piuttosto da mesi di un Movimento che deve scegliere il campo progressista e portare avanti la sua azione d’intesa con le forze del centrosinistra.
L’idea dell'”ago della bilancia”, cara per la verità anche a Bonafede e Fraccaro, sembra più un retaggio del passato. Soprattutto, spiega uno dei massimi dirigenti M5S, non ha niente a che fare con le intenzioni di Conte. Che vuole piuttosto, come ha detto più volte, portare avanti l’intesa con il Partito democratico e con tutto quel che ci sarà alla sua sinistra.
Non servirebbe solo a trovare una sintesi tra queste due anime, il passo avanti dell’ex premier. Ma anche a frenare l’emorragia che sta svuotando i gruppi parlamentari.
Lo stesso Alessandro Di Battista si è disiscritto dal M5S, ma non è detto non possa rientrare. Non ha fatto nulla che renda incompatibile il suo ritorno. Non ha preso alcuna scelta definitiva. Con Conte alla guida, tutto potrebbe essere stravolto e cambiare di nuovo. Con un’unica costante: la via, ancora una volta, la indica Grillo. Davanti al mare di Bibbona, come un anno e mezzo fa.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 26th, 2021 Riccardo Fucile
TUTTI IN FLORIDA PER PARTECIPARE ALLA RASSEGNA ANNUALE DEI CONSERVATORI AMERICANI
FdI e Lega alla corte di Donald Trump fanno a gara a chi è più sovranista.
Alcuni leghisti ed esponenti di Fratelli d’Italia sono i protagonisti della trasferta negli Stati Uniti, a Orlando in Florida, per partecipare alla nuova edizione del Cpac (Conservative political action conference), la rassegna annuale dei conservatori americani in corso fino al 28 febbraio.
Giorgia Meloni quest’anno, però, non ci sarà . La sua partecipazione sembrava scontata, dopo il suo esordio a Washington DC, nel 2019, e l’invito nel febbraio 2020, ad Oxon Hill, Maryland. E invece, il suo nome non compare nella lista di speakers di questa nuova edizione.
Si trova già in Florida, invece, il responsabile Esteri e capodelegazione di FdI al Parlamento Europeo, Carlo Fidanza. Mentre per la Lega c’è Susanna Ceccardi, europarlamentare, membro della commissione Affari esteri, sconfitta alle ultime elezioni regionali in Toscana da Eugenio Giani del Pd. Con lei anche Silvia Sardone e Paolo Borchia.
Insomma, FdI, il solo partito del centrodestra all’opposizione del governo Draghi, non è però solo in America. A fargli compagnia e “concorrenza” infatti ci sono anche tre esponenti leghisti.
Così nonostante la riscoperta europeista di Matteo Salvini e la sua riconversione draghiana, il Carroccio vola negli States per partecipare alla Cpac, che quest’anno dimostrerà come Trump, nonostante i due impeachment e la sconfitta elettorale che gli ha negato il secondo mandato, rimanga il leader indiscusso del partito repubblicano per la grandissima presa che continua ad avere sulla sua base elettorale.
Una presa che dovrebbe essere confermata dallo “straw poll”, un sondaggio che si svolgerà tra tutti i partecipanti alla conclusione dei quattro giorni di lavori che con molta probabilità indicherà Trump come il candidato presidenziale in pectore del 2024. Per domenica è atteso proprio il suo intervento, il primo discorso pubblico da quando ha lasciato la Casa Bianca il 20 gennaio scorso: si concentrerà sul futuro del movimento conservatore e, secondo quanto anticipato da Fox News, non mancheranno anche duri attacchi alla presidenza Biden.
La conferenza sarà così il modo in cui Trump e i suoi alleati mostreranno che nel loro partito non c’è spazio per chi critica l’ex presidente. E tra questi, non mancano i sovranisti italiani, anche chi con il nuovo esecutivo guidato dall’ex banchiere si è scoperto europeista e ha ottenuto ministeri e sottosegretari, come appunto la Lega. Che nella competizione con i meloniani nel campo sovranista non vuole essere da meno.
Tra gli interventi della conferenza non compare nessuno dei repubblicani che hanno appoggiato l’impeachment per l’insurrezione al Congresso, come il senatore Mitt Romney e la deputata Liz Cheney, numero 3 della Camera.
Oppure ha additato le sue responsabilità , come il leader della minoranza al Senato, Mitch McConnell e l’ex ambasciatrice all’Onu, Nikki Haley. Interpellato da The Hill, l’organizzatore del Cpac Matt Schlapp ha detto che questi esponenti repubblicani non sono stati invitati perchè “semplicemente sono più moderati ed è per questo sono in contrasto con Trump e la sua agenda conservatrice”.
“Ma noi non censuriamo i discorsi – ha aggiunto – sarà veramente un esperimento per vedere a che punto è il movimento conservatore, compreso il sondaggio tra tutti i partecipanti”.
(da “La Repubblica”)
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