Destra di Popolo.net

PER IL PROSSIMO VIOLENTATORE CHE DICE CHE LA VITTIMA ERA “CONSENZIENTE” CI VUOLE IL DOPPIO DELLA PENA

Maggio 4th, 2021 Riccardo Fucile

CI AVEVE ROTTO I COGLIONI CON LA STORIELLA DELLA VITTIMA CHE “NON ASPETTAVA ALTRO CHE ESSERE STUPRATA”… NON SOLO UOMINI DI MERDA, MA ANCHE SENZA PALLE

Consenziente.
Sono tutte “consenzienti”, secondo la difesa, le ragazze che denunciano uno stupro. Tante ragazze, tante storie diverse, ma sempre questa identica argomentazione: ci stavano e poi hanno inventato la violenza.
Consenzienti, dunque, le ragazze di “Terrazza Sentimento”, consenzienti anche quando viene somministrata loro la droga dello stupro, consenzienti le due turiste stuprate dai carabinieri a Firenze, consenziente la ragazza stuprata a Cagliari al Poetto, consenziente, ancorché ubriaca perfino l’educatrice di un centro per minori in provincia di Ravenna, rinchiusa in una stanza e violentata per una notte (e poi inseguita da tre video diffusi dai suoi molestatori).
Consenziente anche Martina Rossi, morta in Spagna, secondo il sospetto dai magistrati, mentre cercava di fuggire ad un tentativo di stupro.
Il consenso (che non c’è) e il rituale del video (che c’è sempre più spesso) per la felicità dei segaioli. Che poi è il nuovo modo di esibire la preda nel tempo dei social. Per spiegare al mondo che quella donna, quella ragazza, sono una conquista di maschio seduttore, in realtà solo uno sfigato incapace di conquistare una donna in modi normali.
È un diritto di difesa, si potrebbe obiettare. E lo è, a patto che nessuno dimentichi il fatto che una ragazza viene trascinata nella polvere, screditata, sottoposta a indagine e dubbio, subendo (di fatto) un secondo stupro, per effetto di questa gogna pubblica.
Nessun giustizialismo, accertamento dei fatti e sentenza.
Ma se uno sostiene che “la vittima era consenziente” e tale non era, si introduca come aggravante il doppio della pena.
Perchè nella vita ti devi prendere le tue responsabilità.
Essere un coglione non è un’attenuante e criminalizzare la vittima è da uomini di merda.
Punto.

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RAI ANNUNCIA LA REPRESSIONE: “O SI SCUSA O FEDEZ MAI PIU’ DA NOI”

Maggio 4th, 2021 Riccardo Fucile

PRIMA FANNO PRESSIONI PER CENSURARE IL SUO INTERVENTO, ORA SI PASSA ALLE MINACCE QUANDO DOVREBBERO SPROFONDARE DALLA VERGOGNA… FEDEZ NESSUN PASSO INDIETRO

Secondo il quotidiano «Il Messaggero», la Rai sarebbe decisa a sbarrare l’ingresso all’artista fino a che la vicenda non verrà chiarita
Senza ammissione di colpa, Fedez non potrà rimettere piede in Rai. Sarebbe questa, secondo il Messaggero, la posizione di viale Mazzini all’indomani della controversia con i rapper. L’artista, dopo essersi esibito sul palco del concerto del primo maggio, ha diffuso sui suoi social alcune parti di una telefonata avvenuta con la vicedirettrice di Rai 3 Ilaria Capitani, accusandola di aver tentato di censurarlo.
Il quotidiano afferma che la linea in Rai è molto semplice: «mai più Fedez in video, finché non si chiarisce la vicenda primo maggio (ovvero lui ammette di aver sbagliato) e non si decide se fargli causa o no».
Nella vicenda era intervenuto con un commento ufficiale anche il direttore di Rai 3, Franco Di Mare, che ha definito le dichiarazioni di Fedez «gravi, infamanti e infondate». Di Mare sarà in vigilanza Rai domani, mercoledì 5 maggio.
Fedez non fa passi indietro
Dal canto suo, però, l’artista sembra essere irremovibile. Nelle sue story su Instagram più recenti è tornato sulla vicenda pubblicando la foto dei like al suo discorso: «Per quasi 2 milioni di persone non era inopportuno», ha scritto, riferendosi all’espressione utilizzata da Capitani in relazione al contesto del suo intervento.
(da agenzie)

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IL MURALES DI FEDEZ CHE DOMA IL CAVALLO DELLA RAI

Maggio 4th, 2021 Riccardo Fucile

LA NUOVA OPERA DELL’ARTISTA HARRY GREB

“Non è la Rai”, la nuova opera dell’artista Harry Greb, è spuntata questa mattina in via Podgora, a due passi da viale Mazzini, dove si trova la storica sede della Rai.
Il protagonista è Fedez, che si trova in groppa al Cavallo Morente, opera dello scultore Francesco Messina che si trova esposto all’ingresso della sede principale della Rai, in viale Mazzini 14
Nell’opera di Greb invece Fedez è ritratto come un cavaliere di altri tempi ma con le scarpe Nike ai piedi (per fortuna niente cappellino, altrimenti la Lega si sarebbe arrabbiata). L’agenzia di stampa Dire scrive che Fedez sembra domarlo con le sue parole che scandisce attraverso un microfono rosso.
Sul fianco del cavallo si leggono scritte come ‘Censura tv pubblica + bugie pubbliche’, ‘Ddl Zan’, ‘Provita o profitti?’, ‘Diritti dei lavoratori’ e ‘Stop omofobia’.
Così Harry Greb, che negli ultimi mesi ci ha abituato alla sua cronaca per immagini murali, racconta ciò che sta accadendo in queste ore. Non pare una presa di posizione netta da una parte o dall’altra, piuttosto la sua opera sembra descrivere una sorta di scontro generazionale tra le nuove vie di comunicazione e la tv pubblica.
Intanto oggi a Rtl il deputato del Pd Alessandro Zan, parlando del ddl contro l’omofobia, ha elogiato il cantante: “Fedez è un artista che come tanti altri non accetta che nel Paese dove vive ci siano discriminazioni nei confronti di persone che subiscono quotidianamente crimini d’odio per la loro condizione personale. Negli Usa è normale: gli artisti denunciano ogni forma di discriminazione e di violenza”.
Sul caso Fedez “dalla Rai mi sarei aspettato delle scuse più importanti, la Rai non ha fatto una bella figura, mi aspetto che queste cose non succedano più. In un Paese civile non può esserci nessuna forma di censura”.
(da agenzie)

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LA NOTA DELLA SOCIETA’ LUSSEMBURGHESE CHE SMENTISCE ITALIA VIVA E CHIUDE LA VICENDA

Maggio 4th, 2021 Riccardo Fucile

IL TENTATIVO DI GETTARE FANGO SU REPORT FALLISCE… L’AZIENDA ANNUNCIA QUERELA

Mentre Italia Viva continua ad andare a picco nei sondaggi, il partito di Matteo Renzi prosegue nella sua “sindrome da Calimero” annunciando interrogazioni parlamentari dopo la pubblicazione del video di Report che immortalava il senatore – ex Presidente del Consiglio ed ex sindaco di Firenze – durante un incontro con Marco Mancini (del Dis) in un autogrill nei pressi di Fiano Romano.
Dopo le continue querele presentate dal leader del partito nei mesi precedenti – a proposito, oggi è la Giornata Mondiale della libertà di stampa -, anche con clamorose gaffe, IV è passata al contrattacco nei confronti della trasmissione di Ranucci.
Lo ha fatto tirando in ballo una società lussemburghese che – secondo la nota firmata dal deputato Luciano Nobili con cui è stata annunciata un’interrogazione parlamentare – avrebbe ricevuto soldi da Report e dalla Rai per realizzare inchieste “contro” Renzi.
Tarantula Luxembourg, tirata in ballo, smentisce e replica con ironia.
“In seguito all’interrogazione parlamentare presentata a firma di Luciano Nobili, in cui si fa riferimento a presunti rapporti economici intercorsi tra Tarantula Luxembourg SARL e la RAI (in cui la nostra società avrebbe beneficiato di circa 45mila euro per ‘condurre servizi confezionati per danneggiare l’immagine di Matteo Renzi’), ci vediamo costretti – nonostante l’assurdità della vicenda – a dover negare la totalità della faccenda con estrema fermezza”, si legge sulla pagina Facebook della società con sede in Lussemburgo.
“Tarantula Luxembourg SARL non ha mai emesso una fattura di tale importo né alla RAI, né a REPORT, né a nessuna delle persone coinvolte in quest’assurda vicenda. Non riusciamo ad immaginare il motivo di queste calunnie, ma valuteremo nelle sedi opportune eventuali azioni legali da intraprendere. Ringraziamo comunque per la pubblicità”, si legge nella conclusione della nota social della società.
(da agenzie)

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REPORT INDAGA SU RENZI E ITALIA VIVA TIRA FUORI UN FALSO DOSSIER

Maggio 4th, 2021 Riccardo Fucile

ERA FINITO NELLE MANI DI BECHIS, MINZOLINI E DEL FOGLIO

Un tempismo perfetto. Ieri, nello stesso giorno in cui Report ha mandato in onda l’incontro a dicembre in autogrill, nel pieno della crisi di governo, tra Matteo Renzi e lo 007 Marco Mancini, il renziano Luciano Nobili ha presentato un’interrogazione al ministro dell’economia e finanze Daniele Franco su “una presunta fattura da 45mila euro ad una società lussemburghese” che la trasmissione di approfondimento diretta da Sigfrido Ranucci avrebbe pagato “per confezionare servizi contro Renzi”. Un’accusa che lo stesso Ranucci rispedisce subito al mittente.
“Si tratta di un falso dossier che gira da due mesi”, assicura il conduttore. L’esponente di Italia Viva, in una nota con cui ha annunciato l’interrogazione, ha sostenuto che vuole “vederci chiaro e capire se soldi pubblici sono stati utilizzati per pagare informatori allo scopo di costruire servizi confezionati per danneggiare l’immagine di Renzi”. “Ci chiediamo con preoccupazione – ha specificato – se la Rai compri informazioni con i soldi degli italiani per le sue trasmissioni di inchiesta”.
Nell’interrogazione chiesto dunque se siano intercorsi rapporti economici nel mese di novembre 2020 fra la società Tarantula Luxembourg Sarl e la Rai TV. Se la redazione di Report abbia mai avuto rapporti con il dottor Francesco Maria Tuccillo, ex collaboratore della Piaggio Aerospace. E se vi siano stati rapporti economici fra la società lussemburghese e Tuccillo. Un’interrogazione relativa a servizi sulle vicende societarie di Alitalia e Piaggio Aerospace, in cui vengono citati i rapporti di Renzi con gli Emirati Arabi. Viene inoltre adombrato lo scambio di mail tra l’ex portavoce di Palazzo Chigi, Rocco Casalino, e la Rai, aventi ad oggetto servizi che sarebbero stati confezionati con l’obiettivo di danneggiare l’immagine di Renzi, circostanza quest’ultima smentita dallo stesso Casalino.
La riposta di Ranucci
Ranucci però non ci sta e assicura che quel carteggio relativo ai rapporti sulla società lussemburghese è un falso. “Si tratta di un dossier falso – afferma Ranucci – e falsa è anche l’informazione sulle mail tra me e Casalino. Si sostiene tra l’altro che quello scambio sia stato su carta intestata, che io non uso mai. Ci troviamo di fronte – prosegue – a un dossier avvelenato, confezionato da una manina proprio mentre stiamo realizzando un servizio che andrà in onda questa sera (ieri per chi legge ndr) sull’incontro tra Renzi e Mancini, l’agente che era stato coinvolto in un’attività di dossieraggio illecito nel caso Telecom nel 2006 e nel rapimento di Abu Omar.
Quel dossier era finito anche nelle mani di Bechis, di Minzolini e del Foglio. Nessuno ha pubblicato il mio nome, essendosi resi conto del tipo di materiale. In 25 anni – conclude – Report non ha mai pagato una fonte e soprattutto non ha mai realizzato servizi contro”.
La società Tarantula Luxembourg, oggetto dell’interrogazione di Italia Viva scrive su Facebook di non aver mai emesso fatto fattura di tale importo né alla Rai né a Report
Su Italia Viva il conduttore è ancor più diretto: “L’amarezza più grande è prendere atto che queste note vengono proprio dalle stesse persone che in queste ore hanno evocato la libertà di espressione nel caso Fedez. La libertà di espressione non si può evocare come fosse una maglietta, che te la sfili la sera e la rimetti in un cassetto e la rindossi quando ti fa comodo”.
E Renzi? Prova a difendersi. “Messaggio agli inconsolabili – scrive – il Governo Conte non è caduto per intrighi, complotti o incontri segreti (all’autogrill…).
(da La Notizia)

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COME FACEVA RENZI A SAPERE DEL VIDEO IN AUTOGRILL?

Maggio 4th, 2021 Riccardo Fucile

IL LEADIRINO DI ITALIA VIVA SAPEVA DEL FILMATO PRIMA DELLA MESSA IN ONDA DI REPORT….GETTARE FANGO SU CHI FA INCHIESTE SCOMODE

Nessun atto di accusa, ma una strana coincidenza messa in evidenza da Report: come faceva Matteo Renzi a sapere del video in autogrill prima ancora della messa in onda della puntata?
Se lo domanda la stessa trasmissione di Rai3 che ieri sera (lunedì 3 maggio) ha mostrato le immagini di quell’incontro – immortalato da una donna che si trovava lì di passaggio (come raccontato dalla stessa testimone oculare) – con Marco Mancini del DIS (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza).
Il senatore, dunque, era già a conoscenza dell’esistenza di quel filmato. Come è stato possibile? Un interrogativo lecito ed emerso ancor prima della trasmissione, con Italia Viva che – si legge in una nota firmata dal deputato Luciano Nobili – aveva già chiesto un’interrogazione parlamentare per verificare una (presunta) accusa nei confronti della trasmissione di Sigfrido Ranucci e della Rai: aver pagato 45mila euro una società (con sede in Lussemburgo) per confezionare servizi contro Matteo Renzi.
Il conduttore – vice-direttore di Rai3 – ha smentito questa ricostruzione, sottolineando come la sua trasmissione, in 25 anni di vita, non abbia mai pagato alcun informatore o testimone.
E, soprattutto, che Report non realizzi inchieste a favore o contro qualcuno. E la smentita ufficiale arriva anche dalla società lussemburghese tirata in ballo da Luciano Nobili.
Come già raccontato ieri, con le anticipazioni della puntata andata in onda in prima serata su Rai3, quell’incontro risale al mese di dicembre del 2020. Una donna, ferma anche lei nei pressi dell’Autogrill all’altezza di Fiano Romano – comune a Nord-Est della capitale non distante dall’autostrada A1 che collega proprio Roma (anche) a Firenze) – nota un uomo che attira la sua attenzione.
Lei non lo sa – come si evince dal video -, ma si tratta di Marco Mancini, membro del Dis. Poco dopo, ecco arrivare – a bordo di un’Audi blu dai vetri oscurati – Matteo Renzi che scende e si trattiene all’esterno dell’Autogrill per circa 40 minuti con l’uomo. Poi, una pacca sulla spalla e il saluto: il leader di Italia Viva riparte verso Firenze, mentre Mancini torna verso Roma.
(da agenzie)

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UN PAESE IN CUI REPORT DEVE DIFENDERSI DALLE INCHIESTE DI RENZI E NON VICEVERSA E’ UN PAESE FINITO

Maggio 4th, 2021 Riccardo Fucile

PER RENZI E’ NORMALE FISSARE INCONTRI CON I SERVIZI SEGRETI NEGLI AUTOGRILL

Il quadro è questo. Un programma giornalistico anticipa un’inchiesta su un rilevante leader politico nazionale, primo (e assai compiaciuto) responsabile della caduta di un governo in carica nel bel mezzo della più grave pandemia degli ultimi cento anni.
L’anticipazione mostra lo stesso leader intento a intrattenersi per 40 minuti in Autogrill con uno 007 di lungo corso, proprio nel vivo di una crisi di governo che ruota – tra le altre cose – attorno alla delega del Presidente del Consiglio ai Servizi segreti. Nessuno sa cosa si sono detti.
Quello che è certo è che, dal giorno dopo, il politico sorpreso in Autogrill comincia a picconare sistematicamente il premier perché rinunci a quella delega, trasformandola in una battaglia politica senza quartiere.
In un Paese normale, democratico, il suddetto leader, che ritiene non esserci nulla di anomalo, compromettente e meno che pulito nella sua condotta, ha una e una sola strada davanti a sé: fa una nota e si difende punto su punto, nel merito delle contestazioni che gli vengono mosse, spiegando nel dettaglio cosa ci faceva con lo 007 in Autogrill, cosa si sono detti e perché dal giorno successivo ha cominciato a chiedere a Conte di restituire la delega ai servizi.
E non lo fa per rispondere a quel programma o questo giornalista, ma ai cittadini italiani, che hanno tutto il diritto di essere a conoscenza di incontri, azioni o atti potenzialmente rilevanti per le sorti del Paese.
Invece no, qui in Italia il partito del suddetto leader fa un’interrogazione parlamentare in cui accusa il giornalista di aver pagato 45.000 euro una fonte lussemburghese per mettere nel mirino il sopraddetto leader.
E il giornalista in questione è costretto a fare un video di 2 minuti e 19 secondi per fare quello che il politico non ha voluto o saputo fare: dare spiegazioni, nel merito e nel metodo.
Siamo al paradosso: invece di rispondere alle inchieste dei giornalisti, i politici “indagano” e accusano a loro volta i giornalisti, come se fossimo in Russia… o in Arabia Saudita.
Già solo il fatto che sia il giornalista a doversi difendere dalle accuse del politico di turno dà la misura dello stato di perversione politico-mediatico in cui è precipitato questo Paese.
E non importa se il leader si chiama Renzi, il programma Report e il giornalista Ranucci. Il problema è che un Paese in cui Report è costretto a difendersi dalle “inchieste” di Renzi (e non viceversa) è un Paese finito.
(da NextQuotidiano”)

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“GLI ASSEMBRAMENTI PER LO SCUDETTO UN ERRORE GRAVISSIMO CHE COSTERA’ VITE UMANE”

Maggio 4th, 2021 Riccardo Fucile

IL PRIMARIO DI TOR VERGATA ANDREONI: “NON ESISTE EDUCAZIONE CIVICA E SENSO DELLA COMUNITA’ NEANCHE DI FRONTE A UNA PANDEMIA”

I festeggiamenti per lo scudetto dell’Inter, con folle riversate in strade e piazze senza rispetto per le norme anti-Covid, sono stati “un errore gravissimo che certamente costerà qualche vita umana. Così diamo il peso di quello che è accaduto”.
Lo dichiara ad ‘Agorà’ su Rai3 Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma.
“Che in quell’assembramento ci sia stata un’ulteriore diffusione del virus, è cosa certa – spiega l’esperto – Abbracciarsi, urlare, cantare e via dicendo sono tutti sistemi validi per far esplodere il virus, visto che si è parlato di ‘bomba biologica’” anche già con la partita Atalanta-Valencia che si giocò a Bergamo il 19 febbraio 2020. E se è vero che gli assembramenti sono stati all’aperto, “quando si sta così in una calca, abbracciati, cantando e urlando, ovviamente anche all’aperto la trasmissione è quasi certa”, precisa Andreoni.
“Potremmo iniziare a vedere un incremento dei casi tra 2-3 settimane – stima l’infettivologo – Poi abbiamo capito che i casi più gravi li vedremo tra 4-5 settimane e gli eventuali decessi tra 4-6 settimane. Questo è il tempo che ci vorrà per capire quello che realmente è accaduto”.
Andreoni ha poi spiegato: Un lockdown di 24 ore, nell’ultimo giorno di campionato, il 23 maggio, in prospettiva dello scudetto? Ripensando agli affollamenti dei tifosi dell’Inter domenica scorsa in piazza Duomo e altri punti di Milano per l’imminente vittoria del campionato, “forse un lockdown avrebbe almeno mitigato”.
E aggiunge: “A me viene una parola: rassegnazione – riflette l’esperto – In Italia ogni volta che vediamo dei fenomeni diciamo che non si può fare nulla. E’ molto difficile governare queste cose che rispecchiano il fatto che non esiste l’educazione civica e il senso della comunità neanche di fronte a un’epidemia così mortale come questa. Ognuno dovrebbe avere il peso di questo”.
(da agenzie)

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SALVINI ATTACCA IL SINDACO SALA PER LA FESTA DEGLI INTERISTI, MA IN PIAZZA C’ERA LA CONSIGLIERA COMUNALE LEGHISTA SARDONE

Maggio 4th, 2021 Riccardo Fucile

A PARTE CHE SEMMAI LA RESPONSABILITA’ E’ DEL QUESTORE E NON DEL SINDACO, LA LEGHISTA (CON LA MASCHERINA DELL’INTER) PROVA A GIUSTIFICARSI: “PASSAVO PER CASO”

Ricordate la scena di ‘Tre uomini e una gamba’ quando Aldo, nelle vesti di Ajeje Brazof, prova a giustificarsi davanti a un controllore sul tram dicendo: “Io neanche ci volevo salire, mi ci hanno tirato su con la forza”.
Ecco, un qualcosa di simile è avvenuta a Milano, in pieno centro, domenica pomeriggio.
Era il giorno della festa scudetto dei tifosi dell’Inter che hanno invaso Piazza Duomo per celebrare la conquista del titolo. Una folla che ha provocato molte polemiche per via dell’emergenza sanitaria. Molti di loro, infatti, erano privi di mascherina e non hanno mantenuto il distanziamento sociale.
Salvini ha attaccato Beppe Sala per non aver organizzato un evento per evitare assembramenti, ma tra le persone in piazza c’era anche la leghista Silvia Sardone.
Perché è stata citata quella scena cult di Aldo, Giovanni e Giacomo? Perché ricorda molto da vicino la giustificazione data dalla consigliere leghista a Palazzo Marino (nonché eurodeputata del Carroccio). Intervistata da La Stampa, infatti, ha detto:
“Ero lì per altri motivi. Ero alla Rinascente perché dovevo comperare un vestito perché a luglio sono stata invitata a un matrimonio. A un certo punto mi sono arrivati i messaggini dei miei amici che mi dicevano che erano in Duomo a festeggiare lo scudetto. Mi sono affacciata, li ho salutati e sono andata a piedi verso Cairoli. Ma quando sono passata io non c’era tutto quell’assembramento, la partita era finita da un pezzo”.
Ed era lì, di passaggio per fare altro, proprio indossando la mascherina nerazzurra. Come si evince anche dal selfie pubblicato su Instagram in quei momenti di festeggiamenti.
Insomma, la casualità ha voluto che lei fosse lì in quel momento. Con quella mascherina. Il tutto mentre Salvini attaccava Beppe Sala per non aver “organizzato” i festeggiamenti (prevedibili) dei tifosi dell’Inter.
(da NextQuotidiano”)

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