Destra di Popolo.net

SALLUSTI LASCIA “IL GIORNALE”, DOPO 12 ANNI SI E’ DIMESSO DA DIRETTORE

Maggio 13th, 2021 Riccardo Fucile

POTREBBE ANDARE A DIRIGERE UN ALTRO GIORNALE DI CENTRO-DESTRA… PER LA SUCCESSIONE SI PARLA DI PORRO, GIORDANO O SENALDI

Il direttore de “Il Giornale”, Alessandro Sallusti, lascia il quotidiano di proprietà di Silvio Berlusconi dopo 12 anni. La notizia è stata riportata da Dagospia, che riporta anche di un “caos” in casa Berlusconi per la successione alla direzione editoriale del giornale.
Sallusti era direttore dal settembre 2010, quando era subentrato a Vittorio Feltri. Dal 2017 è anche direttore del sito di informazione on line InsideOver, affiliato con il quotidiano.
Per la sua successione si pensa a una soluzione interna come Nicola Porro, vicedirettore del quotidiano e conduttore di Quarta Repubblica su Rete 4, oppure l’inviato Stefano Zurlo e l’editorialista Augusto Minzolini.
Tra gli esterni i più accreditati sono Mario Giordano e Pietro Senaldi.
Sallusti dovrebbe lasciare per “un altro incarico” non ancora noto, non è escluso che vada a dirigere un altro giornale di centrodestra.
(da agenzie)

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SALVINI RINVIATO A GIUDIZIO PER DIFFAMAZIONE DI CAROLA RACKETE

Maggio 13th, 2021 Riccardo Fucile

PER IL SOLO REATO DI ISTIGAZIONE A DELINQUERE IL PM CHIEDE INVECE L’ARCHIVIAZIONE, MA L’AVVOCATO DI CAROLA SI OPPONE: “DEFINIRLA CRIMINALE E COMPLICE DI TRAFFICANTI E’ ISTIGAZIONE A DELINQUERE AGGRAVATA DAL RUOLO DI MINISTRO DEGLI INTERNI”

L’avvocato della ex comandante della Sea Watch 3: “Definire l’ex comandante della Sea Watch3, Carola Rackete, delinquente, criminale e complice di trafficanti di esseri umani è istigazione a delinquere”
Alessandro Gamberini, avvocato di Carola Rackete, ha ribadito il suo no davanti al giudice alla richiesta di archiviazione formulata dalla procura di Milano nei confronti del leader della Lega ed ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per il reato di istigazione a delinquere.
“Definire l’ex comandante della Sea Watch3, Carola Rackete, “delinquente”, “criminale” e “complice di trafficanti di esseri umani” è istigazione a delinquere” ha detto l’avvocato.
Il procedimento milanese a carico di Salvini è scaturito dalla querela presentata alla procura di Roma dall’attivista tedesca che a fine giugno 2019 fu arrestata dopo aver forzato il blocco della motovedetta della Guardia di Finanza per portare la Sea Watch3 all’interno porto di Lampedusa e far sbarcare 42 migranti ospitati a bordo della nave.
Un’iniziativa duramente criticata da Salvini che – prima in una diretta Facebook del 3 luglio 2019 e poi in un comizio del 18 luglio – attaccò Rackete definendola “sbroffoncella”, “delinquente” e “criminale” in quanto, a suo giudizio, direttamente responsabile del tentato omicidio dei 5 militari delle Fiamme Gialle a bordo della motovedetta speronata dalla Sea Watch3 per entrare nel porto dell’isola.
Parole che, aveva scritto Carola Rackete nella deuncia-querela, non sono “manifestazioni di un legittimo diritto di critica” ma “aggressioni gratuite e diffamatorie alla mia persona con toni minacciosi diretti e indiretti”. Gli atti di indagine furono poi trasferiti per competenza territoriale da Roma a Milano, città di residenza del leader della Lega.
Il fascicolo fu affidato al pm Giancarla Serafini che, fatti tutti gli accertamenti investigativi del caso, dispose la citazione diretta a giudizio di Salvini ma soltanto per il reato di diffamazione, chiedendo l’archiviazione dall’accusa di istigazione al delinquere. Richiesta a cui Carola Rackete, attraverso il suo legale, si è opposta.
“Sono parole ancora più gravi – ha detto oggi in aula l’avvocato Gamberini – perchè pronunciate da un leader di partito che ricopriva l’incarico istituzionale di Ministro dell’Interno”.
La palla passa ora al gip Cipolla.
Tre gli scenari possibili: il giudice potrebbe accogliere la richiesta della procura e della difesa Salvini e disporre l’archiviazione, ordinare nuove e più approfondite indagini oppure disporre l’imputazione coatta del leader della Lega che, in questo caso, si ritroverebbe sotto processo non solo per diffamazione di Carola Rackete ma anche per istigazione a delinquere nei confronti dell’ex comandante della Sea Watch3.
Per sapere quale sarà il verdetto bisognerà comunque aspettare ancora qualche giorno: il giudice, come da prassi, è entrato in riserva.
(da Globalist)

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PURGHE STALINISTE: LA SEZIONE DI ITALIA VIVA CRITICA SU TWITTER L’APPOGGIO DEL PARTITO A ISRAELE E IL PROFILO VIENE CANCELLATO

Maggio 13th, 2021 Riccardo Fucile

IRONIA SUL WEB: “SE MI CONTRADDICI, TI CANCELLO”, “RENZI MANO DI FORBICE”

Sul social, la sezione riminese aveva replicato alla partecipazione del partito a una manifestazione pro-Israele a Roma, mentre è in corso il conflitto con i palestinesi. Dopo la cancellazione del profilo scatta l’ironia: “Se mi contraddici ti cancello”, “Quattro elettori e un funerale”, “Bannati senza gloria”, “Renzi mani di forbice” e “Rimini Viva non deve morire” sono solo alcuni dei titoli cinematografici proposti dagli utenti
È finita con una cancellazione da Twitter e l’ironia del web lo scontro via social tra il profilo di Italia Viva e quello della sezione di Rimini del partito di Matteo Renzi. Terreno di scontro sono le nuove tensioni tra Palestina e Israele, dopo l’annuncio del partito di aver preso parte alla manifestazione pro-Israele a Roma: “La nostra delegazione in piazza al Portico di Ottavia a Roma per difendere il diritto ad esistere dello Stato di Israele”, si legge nel tweet del partito.
Ma nella formazione c’è chi non è d’accordo con questa presa di posizione, ricordando le sofferenze e i soprusi ai danni della popolazione palestinese dei Territori Occupati: “E i palestinesi no? Ma scherziamo?”, ha replicato il profilo di Italia Viva Rimini. Risultato: la risposta è scomparsa e cercando sul popolare social il profilo della sezione riminese del partito si nota che è stato cancellato.
Un provvedimento che ha scatenato l’inevitabile reazione social, tra chi ipotizza un’operazione di censura e chi, invece, ha risposto con ironia, tanto da lanciare un #cineRiminiViva, hashtag usato per commentare i fatti d’attualità con titoli di celebri film storpiati.
E allora fioccano le proposte: da “Se mi contraddici ti cancello” a “Quattro elettori e un funerale”, fino a “Bannati senza gloria”, “Renzi mani di forbice” o “Rimini Viva non deve morire”. E c’è chi, infine, ripropone la famosa foto ritoccata dalla quale Josif Stalin fece eliminare il suo ministro degli Interni e organizzatore delle Grandi purghe, Nikolaj Ivanovič Ežov, dopo che quest’ultimo fu riconosciuto colpevole di spionaggio e tradimento.
(da Il Fatto Quotidiano)

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AGGREDITI E PICCHIATI DUE GIOVANI PALESTINESI NEI PRESSI DELLA MANIFESTAZIONE DI SOSTEGNO A ISRAELE

Maggio 13th, 2021 Riccardo Fucile

LA DIGOS INDAGA SUL FERIMENTO DEI DUE GIOVANI A POCA DISTANZA DALLA SINAGOGA… COME MAI SALVINI E MELONI NON FANNO UN POST DI CONDANNA?

Aggressione al Ghetto Ebraico durante la manifestazione indetta dalla Comunità Ebraica al Ghetto di Roma in solidarietà alla popolazione d’Israele
Secondo le informazioni apprese erano le ore 18.30 di mercoledì 12 maggio quando due ragazzi, un palestinese di ventisei anni e un siriano di ventuno, si sono rivolti alla Polizia di Stato presente sul posto durante la cerimonia al Portico di Ottavia raccontando di essere stati aggrediti e picchiati da quattro persone nei pressi del luogo della manifestazione, vicino a piazza San Bartolomeo all’Isola, a poca distanza dalla Sinagoga.
Attivata la macchina dei soccorsi con la chiamata al Numero Unico delle Emergenze 112 con la richiesta di un’ambulanza, è intervenuto il personale sanitario, che ha medicato sul posto il giovane siriano, mentre il palestinese è stato trasportato in ospedale.
Da quanto si apprende i due al momento dell’aggressione avevano la bandiera della Palestina. Sul caso indaga la Digos e le indagini sono in corso. Al vaglio le telecamere di sorveglianza presenti in zona, le cui immagini potrebbero aver immortalata l’aggressione o i responsabili in fuga.
A destare preoccupazione – oltre alla gravità dell’aggressione Roma – è il luogo: il pestaggio è avvenuto all’altezza del ponte dei Quattro Capi, quello che unisce l’Isola Tiberina con il Lungotevere. Proprio lì, a pochissimi metri, stava per prendere il via la manifestazione/veglia pro-Israele a cui hanno partecipato moltissimi politici italiani.
Poco prima delle 18, i poliziotti che erano impegnati nel servizio di ordine pubblico per la manifestazione pro-Israele hanno ricevuto la segnalazione di un pestaggio avvenuto a pochi metri da lì. Una volta giunti sul ponte dei Quattro Capi, gli agenti hanno trovato due ragazzi pieni di lividi sul volto. Si tratta di un palestinese di 26 anni e di un siriano di 20.
Uno dei due ragazzi, all’arrivo della Polizia, stringeva ancora nel pugno la bandiera della Palestina. E, proprio lui, avrebbe raccontato agli agenti di esser stato picchiato da un gruppetto di coetanei (tre o quattro persone). I due sarebbero stati aggrediti d’improvviso, proprio nella zona della manifestazione pro-Israele e proprio pochi istanti prima dell’inizio della veglia.
(da agenzie)

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PERCHE’ STAVOLTA LA COLPA E’ DI ISRAELE

Maggio 13th, 2021 Riccardo Fucile

LA GESTIONE SCELLERATA DELLA DEPORTAZIONE DI DECINE DI PALESTINESI DA GERUSALEMME EST PER FAR POSTO AI COLONI ISRAELIANI… UNA SERIE DI PROVOCAZIONI DELLA DESTRA AL GOVERNO A CUI HAMAS NON VEDEVA L’ORA DI RISPONDERE

La guerra è guerra ovunque, l’orrore è orrore ovunque. E vedere i razzi sul cielo di Tel Aviv e di altre numerose città israeliane, fa male agli occhi quanto vedere i raid aerei israeliani sopra Gaza, rappresaglia contro rappresaglia, morti civili contro morti civili. L’orrore è ovunque, ma le responsabilità non si possono tacere.
E non si può non ricordare, soprattutto, che quanto vediamo ora è figlio di mesi di soprusi e di provocazioni dell’estrema destra israeliana, quella che sta attualmente al governo, contro i palestinesi.
Intendiamoci: sbrogliare la matassa del conflitto israelo-palestinese non è materia semplice, a meno di non essere tifosi di una o dell’altra parte.
Però non possiamo far finta di non vedere quel che è successo a Gerusalemme Est negli ultimi mesi, con la distruzione di decine di stabili palestinesi nel quartiere di Sheikh Jarrah, né con la più recente decisione di deportarne altre decine – la decisione della corte è stata rinviata, ma è bastata l’attesa a scatenare l’inferno – sempre per far spazio agli insediamenti dei coloni israeliani.
Deportazioni e insediamenti abusivi, vale la pena di ricordarlo, visto che quelle case appartengono ai palestinesi da almeno 70 anni, come ha ricordarto anche l’Onu, parlando di “sfratti forzati” e di “insediamenti israeliani illegali”
E non possiamo far finta di non vedere le restrizioni rigidissime imposte nel nome della pandemia di Covid-19 agli arabo-palestinesi durante il Ramadan, in un Paese che viaggia verso l’immunità di gregge, mentre ai gruppi di ultra-destra israeliani veniva consentito di sfilare nei medesimi luoghi scandendo slogan come “Morte agli arabi”, impunemente.
E ancora, non possiamo far finta di non vedere la repressione brutale delle proteste che ne sono scaturite, con centinaia di manifestanti palestinesi colpiti a sangue dalla polizia e dall’esercito israeliano.
La pioggia di missili di Hamas e la conseguente contro-rappresaglia israeliana su Gaza sono diretta conseguenza di questa serie di eventi, nei quali è difficile non scorgere – a meno di non chiudere gli occhi – chi è l’aggressore e chi la vittima, chi il provocatore e chi il provocato.
Poi, certo, i guerrafondai si reggono il gioco a vicenda: Hamas usa Netanyahu, e viceversa, per radicalizzare lo scontro, fomentare l’odio verso il nemico e capitalizzare politicamente il conflitto. E, presto o tardi, forse già è accaduto ieri, i torti si sommano in misura tale da nascondere ogni ragione, e seppellire ogni responsabilità.
Però non possiamo nasconderci dietro a un dito, né tantomeno dietro alla retorica dell’unica-democrazia-del-Medio-Oriente: dietro le bombe che cadono su Gaza e Tel Aviv c’è l’ignobile gestione israeliana della questione di Gerusalemme Est, degli insediamenti dei coloni nei Territori palestinesi, più in generale.
Tutto il resto è propaganda. E, ancora una volta, l’ennesima, orrore.
(da Fanpage)

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SONDAGGIO PIEPOLI SULLA FIDUCIA NEI LEADER: MATTARELLA 62%, DRAGHI 59%, CONTE 58%, SPERANZA 45%, LETTA 34%, GENTILONI 33%, CASELLATI E FICO 32%, ZINGARETTI 30%, MELONI 28%, SALVINI 27%, DI MAIO 25%, BERLUSCONI 18%, RENZI 10%

Maggio 13th, 2021 Riccardo Fucile

I SOVRANISTI ANNASPANO, CONTE A UN SOFFIO DA DRAGHI, BENE IL RIGORISTA SPERANZA E LETTA, SCOMPARE RENZI

Il presidente del Consiglio Mario Draghi batte il suo predecessore Giuseppe Conte di un solo punto. Questo il dato principale del sondaggio sulla fiducia nei leader politici condotto lo scorso 10 maggio dell’Istituto Piepoli e pubblicato da Affaritaliani.it.
Rispetto ai dati dei sondaggi politici del 3 maggio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella risulta in rialzo al 62 per cento, in seconda posizione il premier Draghi in rialzo al 59 per cento, ma il nuovo capo del Movimento 5 Stelle Conte risulta vicinissimo al 58 per cento. Fuori dal podio (quarta posizione) ma in salita il ministro della Salute Roberto Speranza al 45 per cento. Enrico Letta, segretario del Partito democratico, risulta in lieve rialzo al 34 per cento. Poi il commissario europeo Paolo Gentiloni (33 per cento, stabile).
Entrambi stabilmente al 31 per cento i presidenti delle due Camere, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico. Al 30 per cento il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Giorgia Meloni al 28 per cento batte di un punto Matteo Salvini al 27 per cento, entrambi stabili. Secondo il sondaggio politico sulla fiducia nei leader, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sarebbe in leggero rialzo al 25 per cento, Silvio Berlusconi stabile al 18 per cento. In ultima posizione Beppe Grillo e Matteo Renzi, entrambi stabili al 10 per cento.
(da agenzie)

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CALENDA E’ FINALMENTE AL SUO POSTO: UN IDOLO DELLA SEDICENTE DESTRA

Maggio 13th, 2021 Riccardo Fucile

HA RAGIONE PERA: CHI PIU’ DI UN PARIOLINO LEGATO AI POTERI FORTI POTREBBE RAPPRESENTARE MEGLIO IL CENTRODESTRA A ROMA?

“La destra deve lanciare lo sguardo in alto e guardare a Calenda che è una candidatura d’eccellenza”. Dopo aver letto sul Foglio la strepitosa proposta del filosofo Marcello Pera (un acrobata del pensiero che in passato è stato capace di coniugare Popper con Berlusconi) la mia giornata si è illuminata scoppiettando come una fontana pirotecnica in una festa patronale.
I pochi lettori di questa rubrica sanno del mio debole per Carlo Calenda che assai ci rallegrò per aver creato dal nulla un partito del nulla (“Azione”) che nei sondaggi doppia regolarmente Italia Viva, il nulla che si è fatto partito di Matteo Renzi.
Si tratta di un misirizzi multiforme, un Proteo dei Monti Parioli, capace nella sua più recente e fortunata interpretazione di candidarsi nella Capitale e di investire cospicue risorse ed energie in un’intensa campagna elettorale tutta dispiegata all’insaputa dei cittadini romani
Se davvero un personaggio di tale creatività avesse finalmente trovato il suo autore nel professor Pera, e nel centrodestra la candidatura a sindaco, l’immaginazione potrebbe galoppare a briglia sciolta nelle praterie dell’Agro Romano.
Del resto, da uno che ha mollato il Pd il giorno dopo che era stato eletto dal Pd deputato europeo, pretendere patenti di coerenza sarebbe di cattivo gusto.
Ma soprattutto un Calendario sponsorizzato dal Salvini&Meloni&Berlusconi aprirebbe spazi di gustoso intrattenimento, e di imprevedibili trovate in una competizione dove i profili severi di Virginia Raggi e Roberto Gualtieri non inducono certo alla gaiezza.
Può darsi che nella sua birichina terza età il filosofo voglia divertirsi a far implodere la destra in ragione di qualche vecchia ruggine. “La destra deve stupire”, inziga, mentre Maurizio Crozza ha pronto un nuovo sketch sul candidato di se stesso a caccia di voti nella savana del Quarticciolo.
Forza Carlo, facci sognare.
(da il Fatto Quotidiano)

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“PICCHIATI E TRATTATI COME ANIMALI”: LE TORTURE SUI MINORI PALESTINESI NELLE CARCERI ISRAELIANE

Maggio 13th, 2021 Riccardo Fucile

IL RAPPORTO DI SAVE THE CHILDREN … COME MAI I NOSTRI POLITICI (SOVRANISTI E NON) NON VANNO IN PIAZZA PER DENUNCIARE ANCHE I CRIMINI DI ISRAELE?

L’81 per cento dei minori palestinesi detenuti nelle carceri gestite da Israele ha subito percosse fisiche e l’89 per cento abusi verbali, l’86 per cento è stato sottoposto a perquisizioni corporali, con umiliazione e vergogna; l’88 per cento non ha ricevuto cure adeguate e tempestive, anche quando esplicitamente richieste e a quasi la metà (il 47 per cento) è stato negato il contatto con un avvocato.
È quanto rivela il rapporto di Save The Children “Senza Difesa” visionato da noi di TPI in esclusiva.
Percosse, abusi psicologici e isolamento sono solo alcuni dei trattamenti disumani a cui sono soggetti i minori palestinesi all’interno del sistema di detenzione militare israeliano che l’Organizzazione Internazionale ha denunciato nel rapporto.
Attraverso le testimonianze di oltre 470 minori detenuti negli ultimi dieci anni provenienti da tutta la Cisgiordania, il rapporto “Senza Difesa” evidenzia come la maggior parte dei soggetti intervistati sia stato portato via dalla propria casa di notte, bendato, con le mani dolorosamente legate dietro la schiena.
A molti non è stato detto il motivo per cui venivano arrestati o dove stavano andando, né offerta la possibilità di difendersi e di servirsi di un avvocato.
“Hanno distrutto la porta d’ingresso, sono entrati nella mia stanza, mi hanno coperto il viso con un sacchetto e mi hanno portato via. Hanno detto a mio padre che sarei tornato il giorno dopo. Sono tornato dopo 12 mesi”, ha detto Abdullah (nome di fantasia) che da minorenne è stato arrestato ben sei volte.
Ogni anno centinaia di minori palestinesi come Abdullah vengono detenuti dalle autorità israeliane, e sono gli unici al mondo a essere sistematicamente perseguiti attraverso un sistema giudiziario militare invece che civile. Al momento sono 160. L’accusa più comune è il lancio di pietre, per il quale la pena massima è 20 anni di carcere
Dopo il loro arresto, i minori vengono trasferiti in centri dove vengono interrogati. Secondo le testimonianze raccolte nel rapporto visionato in esclusiva da TPI i detenuti sono costretti a giacere a faccia in giù sul pavimento di metallo di veicoli militari, senza poter usare il bagno, privati ​​di cibo e acqua, aggrediti fisicamente.
“Mi hanno arrestato mentre andavo a scuola a un posto di blocco militare. Hanno perquisito la mia borsa e mi hanno parlato in ebraico, una lingua che non capisco. Mi hanno ammanettato, buttato a terra e calpestato sulla schiena”, ha raccontato Fatima (nome di fantasia), arrestata quando aveva 14 anni.
Per i ragazzi intervistati dagli operatori umanitari di Save The Children, l’esperienza della detenzione è stata “crudele”, “disumanizzante”, “umiliante” e “terrificante”. Secondo Amina (nome di fantasia) arrestata a 15 anni, in carcere “non ti senti un essere umano”. “Siamo stati trattati come animali”, ha raccontato.
Anche Issa, come gli altri, è stato arrestato all’età di 15 anni. Nella sua brutale testimonianza, racconta di essere stato aggredito verbalmente dai militari durante tutto il tempo dell’interrogatorio. “Hanno messo una pistola sul tavolo per spaventarmi. Hanno detto brutte parole, parolacce. Non voglio pensare a quelle parole…La prigione era un posto orribile. Suonavano le sveglie a mezzanotte, alle 3 e alle 6, per non farci dormire a lungo, e se non ti svegliavi venivi picchiato. Sono stato picchiato più volte con bastoni di legno. Ho ancora mal di schiena a causa di un pestaggio particolarmente duro”, ha raccontato.
Fino alla metà dei minori intervistati da Save the Children per il rapporto visionato in esclusiva da TPI ha riferito di essere stato tenuto in isolamento, a volte per diverse settimane.
Più della metà di questi ha affermato di non essere stato autorizzato a vedere le proprie famiglie e in alcuni casi è stato fatto credere loro che le famiglie li avessero abbandonati, facendoli sentire spaventati, soli e rifiutati.
Oltre a raccontare in modo dettagliato l’esperienza dei bambini all’interno del sistema detenzione israeliano, il rapporto “Senza Difesa” rivela anche il profondo impatto della detenzione sulle vite dei ragazzi sin dal loro rilascio, con la stragrande maggioranza che afferma che queste esperienze li hanno cambiati per sempre.
Anche dopo la scarcerazione, i minori spesso lottano con insonnia, incubi, disturbi alimentari, cambiamenti comportamentali, rabbia o sentimenti di depressione, nonché strascichi fisici come stordimento, dolori muscolari cronici, mal di testa e tremori incontrollabili.
Una delle conseguenze più gravi denunciate dal dossier di Save The Children è la “normalizzazione” dell’esperienza detentiva. “La frequenza con cui avvengono gli arresti e le detenzioni fa sì che alcuni bambini finiscono per vedere la detenzione come normale o inevitabile”, si legge nel rapporto.
“La stragrande maggioranza (il 96 per cento) di ex detenuti crede che tutti i bambini palestinesi alla loro età rischino di essere incarcerati. Alcuni dichiarano che finire in carcere è ‘inevitabile’ data l’occupazione”.
“Non ricordo tutti i dettagli della mia detenzione, solo alcune parti. Cerco di non pensarci, è normale per me. Ci sono passato così tante volte che è diventato parte della mia vita”, racconta Rami (nome di fantasia), detenuto a 17 anni.
(da TPI)

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CHI E’ ALESSANDRA BELLONI, LA PRIMA DONNA CHIAMATA A GUIDARE I SERVIZI SEGRETI

Maggio 13th, 2021 Riccardo Fucile

PERCHE’ LA SUA NOMINA NON PIACE AI CINQUESTELLE

Con la nomina dell’ambasciatore Elisabetta Belloni a capo del Dis, al vertice dunque dell’intelligence, ieri si è aperta un’altra crepa tra un’ampia parte del Movimento 5 Stelle e il resto della maggioranza che sostiene il Governo di Mario Draghi.
Alcuni esponenti dei 5S, dallo stesso ministro degli esteri Luigi Di Maio a Vito Crimi, come è prassi hanno fatto gli auguri all’ormai ex segretario generale della Farnesina, ma le truppe pentastellate, in particolare quelle più vicine all’ex premier Giuseppe Conte, sono furiose per quella scelta e per le modalità con cui è stata effettuata.
“Questo – assicurano fonti M5S – è l’ennesimo schiaffo al Movimento 5 Stelle e a Conte. Non sapevamo nulla e abbiamo appreso del cambio della guardia direttamente in Consiglio dei ministri”.
Non è del resto un mistero che il predecessore della diplomatica al Dis, il generale Gennaro Vecchione, sia stato uno degli uomini più vicini a Conte. Della scelta fatta da Draghi però, prima di entrare a Palazzo Chigi, il ministro Di Maio era stato informato. “Questo è un modo per attaccarci”, insistono i pentastellati, già sul piede di guerra per la riforma della giustizia penale.
E non a caso tra i primi a esultare per la nomina della Belloni sono stati Matteo Salvini e il presidente leghista del Copasir, Raffaele Volpi.
Ma dal Carroccio sono stati poi ancor più espliciti, parlando di buone notizie per loro perché, “come successo per Domenico Arcuri, sono l’ennesimo segnale di discontinuità rispetto alle scelte di Conte e dei 5 stelle”.
Il fronte è aperto. Il Consiglio dei Ministri intanto ha confermato per un anno Mario Parente alla guida dell’Aisi e ha scelto come nuovo segretario generale della Farnesina l’ambasciatore Ettore Francesco Sequi, un fedelissimo di Di Maio.
Palazzo Chigi, oltre alla nomina della Belloni, ha promosso gli ammiragli Giuseppe Berutti Bergotto e Paolo Pezzutti e i generali Vasco Angelotti, Ignazio Gamba e Nicola Zanelli, ha confermato Francesco Saverio Abate a capo del Dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare, della pesca e dell’ippica, Felice Assenza a capo del Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, Giuseppe Blasi a capo del Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale, e ha conferito l’incarico di segretario generale del Ministero della salute a Giovanni Leonardi.
Il profilo del nuovo capo del Dis.
La Belloni, 63 anni il prossimo primo settembre, dal maggio 2016 ricopriva l’incarico di segretario generale della Farnesina, anche in questo caso. E’ laureata in scienze politiche alla Luiss ed è entrata in carriera diplomatica nel 1985, ricoprendo vari incarichi, tra gli altri, a Vienna e Bratislava.
Nel 2004 è stata nominata a capo dell’Unità di crisi della Farnesina, gestendo, tra le varie emergenze, anche i rapimenti di italiani in Iraq e in Afghanistan e lo tsumani nel sudest asiatico. Dal 2008 al 2012 la Belloni è stato direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo e poi dal 2013 al 2015 direttore generale per le Risorse e l’innovazione. Promossa ambasciatore di grado nel 2014, nel 2015 è stata capo di gabinetto dell’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Parla inglese, francese, spagnolo e tedesco ed è vedova dell’ambasciatore Giorgio Giacomelli, morto a febbraio 2017.
(da La Notizia)

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