Giugno 6th, 2022 Riccardo Fucile
PARLA IL RAPPRESENTANTE DI UN REGIME CRIMINALE CHE STUPRA DONNE E BAMBINI
Il Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della
Cooperazione Internazionale, Ambasciatore Ettore Francesco Sequi, ha convocato questa mattina alla Farnesina, su istruzione del Ministro Luigi Di Maio e di comune accordo con Palazzo Chigi, l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov.
Sequi – secondo quanto riporta AdnKronos – ha respinto con fermezza le accuse di amoralità di alcuni rappresentanti delle istituzioni e dei media italiani, espresse in recenti dichiarazioni dal Ministero degli Esteri russo. Il Segretario Generale della Farnesina ha inoltre rigettato le insinuazioni relative al presunto coinvolgimento di media del nostro Paese in una campagna anti-russa.
L’Ambasciatore Sequi ha rinnovato la condanna per l’ingiustificata aggressione all’Ucraina da parte della Federazione Russa, e ha ribadito l’auspicio del Governo italiano che si possa giungere presto a una soluzione negoziata del conflitto su basi eque e di rispetto della sovranità ucraina e dei principi del diritto internazionale.
Ha infine sottolineato l’importanza di definire rapidamente un’intesa per sbloccare le esportazioni di grano dai porti ucraini al fine di evitare gravi conseguenze per la sicurezza alimentare globale.
(da agenzie)
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Giugno 6th, 2022 Riccardo Fucile
I DUE OBIETTIVI PRINCIPALI ERANO DENUNCIARE UNA PRESUNTA “RUSSOFOBIA” E DIMOSTRARE CHE “LE SANZIONI DANNEGGIANO L’ITALIA”. DUE TEORIE CHE NON A CASO RIMBALZANO IN CONTINUAZIONE SU TELEGRAM, CONDIVISE DALLA RETE DI “PUTINIANI” SU CUI STA INDAGANDO IL COPASIR
L’attacco del ministero degli Esteri di Mosca all’Italia per la «violazione dei diritti dei cittadini russi» era stato pianificato già dagli inizi di marzo, pochi giorni dopo l’invasione dell’Ucraina. Una campagna di disinformazione che ha due obiettivi: denunciare la «russofobia» e dimostrare che «le sanzioni contro la Russia danneggiano soprattutto i Paesi che le applicano».
È uno dei temi su cui più si mobilita la rete dei sostenitori di Putin – politici, influencer, giornalisti freelance – con interviste tv, post sui social network e petizioni, rilanciati dai siti web filorussi. Su questa attività, che punta a diffondere notizie false per scopi di propaganda, l’indagine del Copasir è in fase avanzata.
Gli analisti e gli esponenti del Comitato parlamentare di controllo sull’attività dei servizi segreti prevedono che la pressione aumenterà nei prossimi giorni, come sempre avviene in corrispondenza di scadenze politiche e parlamentari cruciali: il 21 giugno il premier Mario Draghi riferirà alle Camere in vista del Consiglio europeo e poi si voterà la risoluzione di maggioranza sulla guerra.
Un appuntamento decisivo per chi ha come obiettivo il boicottaggio dell’azione del governo e contesta, oltre alla scelta dell’Italia di aderire convintamente alle sanzioni contro Mosca, l’invio di armi e apparecchiature militari alle autorità ucraine. Come si è visto sin dalle prime settimane del conflitto, la propaganda si attiva per screditare l’azione dell’esecutivo guidato da Draghi e per dimostrare che le sanzioni «danneggiano soprattutto chi le decreta».
La «russofobia»
Il 5 marzo l’ambasciata russa in Italia posta sulla sua pagina Facebook un annuncio esplicito: «A causa dell’aggravata situazione internazionale e della campagna di disinformazione anti russa dei media, il numero di casi di discriminazione nei confronti dei cittadini russi all’estero è aumentato vertiginosamente».
Sui canali Telegram viene rilanciato il messaggio per giorni, l’Italia è accusata di essere in prima linea nella «russofobia» e il 28 marzo si avvia la petizione su Change.org «contro la disumanizzazione del popolo russo da parte dei nostri media».
Esattamente quanto denunciato dal ministro degli Esteri Sergey Lavrov due giorni fa, nel suo ennesimo attacco al nostro Paese. Le sanzioni Negli ultimi giorni la tesi più accreditata dalla rete filorussa è che «la colpa del taglio delle forniture di gas verso l’Europa è dell’Ucraina» e soprattutto che «l’Ue è la vera vittima delle misure contro la Russia».
È il cavallo di battaglia della portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova: «Per la mancanza di materie prime russe molti produttori di carta, vetro, cosmetici, potrebbero dover chiudere».
Messaggio rilanciato da Cesare Sacchetti, gestore di un canale Telegram con oltre 60 mila iscritti, ritenuto uno degli appartenenti al circuito della disinformazione: «L’Ue è costretta a tornare sui propri passi e pagare il gas in rubli».
Alle sanzioni come boomerang per chi le applica attinge anche il freelance Giorgio Bianchi. Intervenendo il 2 aprile in collegamento dall’Ucraina al convegno della «Commissione dubbio e precauzione», il giornalista definì le sanzioni «la pistola che spara direttamente nelle mutande del contribuente e delle imprese europee». I gruppi filorussi si scatenano su Twitter e Telegram, prendendo di mira il governo italiano anche su aspetti apparentemente minori: «Si è esportato il 20% in meno del vino friulano. Una cosa è certa: le sanzioni all’Italia stanno funzionando».
I documenti riservati
Ci sono diverse influencer russe attive, secondo gli apparati di sicurezza, nel lavoro di disinformazione e propaganda. Una è Ekaterina Sinitsyna, residente da tempo nel nostro Paese, la quale ha pubblicato un video mostrando documenti riservati che avrebbe ricevuto dall’ambasciata ucraina in Italia in cui viene «accusata di attività volte all’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione e alla propaganda di guerra» e ha raccontato di aver «inoltrato il messaggio all’ambasciata russa», marcando così la propria posizione.
Il post di Maria Dubovikova, che invece risiede a Mosca – «L’Osce ha armato sottobanco gli ucraini contro i russi» – è stato condiviso dal blog maurizioblondet.it . Ieri sera Maurizio Blondet, criticando il servizio del Corriere , rivendicava la libertà di chi «ha e difende opinioni contrarie a quelle prescritte dal potere del Draghistan».
(da il Corriere della Sera)
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Giugno 6th, 2022 Riccardo Fucile
SI VOTA A LONDRA TRA LE 18 E LE 20
Il primo ministro britannico Boris Johnson dovrà affrontare un voto di
sfiducia sul Partygate nelle prossime ore. È stata infatti superata la soglia del 15 per cento dei deputati conservatori che hanno chiesto il voto alla Camera dei comuni, ovvero 54 deputati.
Si voterà quindi tra le 18 e le 20, ora di Londra (ovvero tra le 17 e le 19 in Italia). Lo ha annunciato il deputato Sir Graham Brady, presidente del Comitato dei parlamentari conservatori, spiegando che «i voti verranno conteggiati subito dopo».
Tecnicamente il voto sarà sul ruolo di Johnson quale leader di partito, ma in caso di sfiducia di oltre la metà dei suoi (180 deputati) si dovrà dimettere anche come premier.
Un portavoce del premier ha affermato che il voto servirà a porre fine alle speculazioni sulla sua leadership: «Stasera c’è l’occasione per concludere questo stillicidio e consentire al governo di tracciare una linea e andare avanti. Il primo ministro accoglie con favore l’opportunità di parlare del suo caso ai membri del parlamento».
Il Partygate la pietra dello scandalo
Il voto su Johnson arriva dopo mesi di polemiche e malumori in seno al suo partito legati alle conseguenze del Partygate. Lo scandalo ha visto il primo ministro britannico essere coinvolto insieme ai suoi collaboratori più stretti in evidenti violazioni delle regole anti Covid tra il 2020 e il 2021, compreso il lockdown obbligatorio.
Mentre il Paese era travolto da contagi e decessi alle stelle, Johnson si intratteneva in eventi e feste tutt’altro che solitarie. Una questione sfociata anche nella multa inflitta dalla polizia direttamente al premier, che è diventato così il primo capo di governo in carica colpito da un provvedimento simile nella storia britannica. Per tutte queste ragioni i Tories continuano a registrare un riscontro più che negativo nei sondaggi attuali e degli ultimi mesi.
Cosa potrebbe succedere
«Il numero delle lettere di sfiducia inviate da deputati ribelli al Comitato 1922 è salito a 54 nel corso del week-end», ha fatto sapere Graham Brady, il presidente di un organismo interno al gruppo Tory incaricato di raccogliere iniziative simili e d’indire nel caso le votazioni sul leader di turno.
«Diversi contestatori hanno fatto in modo che la loro adesione fosse formalizzata non prima di domenica pomeriggio, in modo da far scattare l’annuncio dopo la fine dei quattro giorni di celebrazioni pubbliche del Giubileo di Platino senza turbare la grande festa per i 70 anni di regno della regina Elisabetta», ha continuato.
Se Johnson supererà indenne il voto di stasera con meno di 180 voti ostili tra i suoi sarà al riparo da un altro voto di sfiducia interno al partito almeno per un anno, «a meno di cambiamenti di regole»., come spiega anche Brady.
Sulla carta il primo ministro sembra di poter contare ancora sulla fiducia di più della metà dei deputati Tory. Lo scrutinio però sarà segreto e quindi soggetto a incognite che potrebbero essere fatali per il governo dell’attuale inquilino di Westminster.
(da Open)
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Giugno 6th, 2022 Riccardo Fucile
UN LAVORATORE STAGIONALE GUADAGNA 1.180 EURO AL MESE E SERVE AI CLIENTI BOTTIGLIE D’ACQUA A 5 EURO L’UNA O SPRITZ A 15 EURO… UNA PALLINA DI GELATO COSTA 3 EURO E 50, UN PIATTO DI PAPPARDELLE AL PESTO 24 EURO, IL PARCHEGGIO GIORNALIERO 37 EURO… E PER GLI STRAORDINARI PAGAMENTI IN NERO… BENVENUTI NELL’ECONOMIA DA RAPINA
La nuova cameriera del Bar Mariuccia serve ai tavoli bottigliette d’acqua al prezzo di 5 euro l’una. A fine giugno verrà pagata 1.180 euro, con regolare contratto da lavoratrice stagionale. Questo significa che qui a Portofino il suo lavoro vale 236 bottigliette d’acqua al mese.
«Ho 19 anni. Lavoro per aiutare mia madre che lavora sempre, fa la barista e le pulizie nelle case dei turisti. Voglio essere indipendente, dare il mio contributo alle spese».
Cosa ti ha colpito di più nei primi giorni di lavoro?
«Una signora mi ha sgridato perché avevo appoggiato il bicchiere un po’ di lato, secondo lei. E poi, ricordo, una mancia da 15 euro, la più alta finora: era un padre di famiglia, un uomo italiano. L’ho portata in cassa, perché mi hanno spiegato che devo fare così. E alla fine del mese quella mancia, con tutte le altre, verrà divisa fra noi camerieri».
Venerdì a Portofino ha attraccato il mega yacht «Skyfall», da allora copre metà dell’orizzonte. Ma è la grande attrazione: tutti vanno a fotografarlo perché è stato usato come scenografia in uno degli ultimi film di 007. Dopo lo splendore cinematografico, ora è riconvertito in charter: barca in affitto. I soldi finiscono a una società di Londra, di cui non è dato sapere. Una settimana di giugno: 310 mila euro. «Stanno tornando tutti per fortuna», dice il maître del ristorante Stella. «Mancano solo i russi».
Si annuncia un’estate rovente, un’estate sold-out.
La solita estate italiana, un caffè al banco del bar «Calata 32» costa 2 euro senza scontrino. Ma le gelaterie della piazzetta stanno sparando scontrini come stelle filanti: una pallina di gelato – una – parte da un minimo di 3 euro e 50 e fuori la coda è continua.
Un giorno di parcheggio costa 37 euro e 50 centesimi, più 50 centesimi rispetto all’estate del 2021. Inflazione, rincari. Tutto prenotato al famoso Ristorante Puny: 24 euro per un piatto di pappardelle al pesto. E per sedersi al tavolino del ristorante Stella, che guarda il mare, bisogna sapere che solo il coperto costa 5 euro.
«Piacerone!», urla un signore in bermuda bianchi a un altro signore con gli occhiali da James Dean. Nessun prezzo è esposto nelle vetrine delle boutique. Come se indicarlo potesse offendere qualcuno. L’unica agenzia immobiliare ha un cartello fuori: «Si riceve solo su appuntamento». E poi nella calca, altri bar, altri spritz a 14 euro, altre bottigliette d’acqua a 5 euro.
È qui che lavora una cameriera di 25 anni di nome Swami Rojas, origini peruviane: «Sono in Italia da sei anni, trovo solo lavori con contratto a termine. Devo accettarli per vivere. Prima facevo la barista in un locale di Santa Margherita Ligure e sono dovuta scappare, perché non mi pagavano gli straordinari e mi trattavano male. Qui sono in regola. Ma so che con questo lavoro e con questo tipo di contratto non potrò mai farmi una famiglia e avere un futuro».
Lo stipendio di Swami Rojas, compresi sabati, domeniche e notti non arriva a 1.300 euro al mese. «Una casa minuscola in affitto, dalle parti di Rapallo, costa 400 euro. Spero di non aver mai bisogno del dentista».
Per il nuovo negozio stagionale di Dolce&Gabbana sul fronte del porto – lo chiamano pop-up perché nasce a fine maggio e chiude a fine ottobre – stanno cercando uno «store manager»: tre mesi di lavoro a tempo pieno. Lo store manager arrivato da Milano per inaugurare la boutique, in attesa della nuova assunzione, dice soltanto questo: «Non posso parlare dello stipendio, perché per contratto non possiamo dire quanto guadagniamo nemmeno fra colleghi».
Cercano anche una commessa al negozio di Pinotti Cashmere, e lì invece si può sapere: 1.300 euro al mese per una impiegata di quarto livello. La commessa che aspetta rinforzi nel negozio, intanto che aspetta, racconta la sua vita: «Abitavo a Genova. Facevo avanti e indietro. Non sono tanti chilometri, ma ci si mette un’ora per le strade disastrate e le code continue. Spendevo 400 euro solo di viaggi: autostrada e benzina. Arrivavo a casa di sera molto tardi, ripartivo all’alba. Allora ho deciso di cercare un alloggio nella zona. Impresa non facile, ma ci sono riuscita: un monolocale a Rapallo per 400 euro di affitto. La spesa è la stessa. Ma se non altro risparmio un po’ di vita e ci guadagno del sonno».
C’è, almeno qui a Portofino, una doppia economia: quella per i locali e quella per i turisti. Questo per dire che quando dimostri di essere una commessa in uno dei negozi del paese, la bottigliette d’acqua tornano a costare 1 euro. Sembra cioè, in atto, una specie di economia da rapina: prendersi tutto e subito.
Con l’idea che quel turista non lo rivedrai mai più. In Liguria non si trovano bagnini: ne mancano più di cento. A molti camerieri viene proposto un doppio livello di paga: «Straordinari cash». Cioè in nero.
I muri di Genova sono tappezzati con un manifesto con scritto: «Cercasi schiavo. Per locali, ristoranti, alberghi e B&B. Con l’arrivo dei turisti ci mancano servi da sfruttare».
È la campagna di lotta del sindacato Usb, l’unico che sembra interessato a questo tipo di lavoratori: «Assistiamo con forte preoccupazione alla campagna mediatica portata avanti dai rappresentanti delle imprese del turismo sulla mancanza di manodopera nel settore. Migliaia di lavoratori sono oggi stigmatizzati come fannulloni poiché il reddito di cittadinanza fornirebbe loro l’alibi per rifiutare molte offerte di lavoro. La mancanza di manodopera è un dato di fatto, ma sulle cause reali si stende un velo pietoso».
Secondo la rivista Altroconsumo, la spiaggia di Alassio è la più cara d’Italia: 323 euro per prenotare un ombrellone nella prima settimana di agosto. Quelle di Santa Margherita, Paraggi e Portofino sono nelle primissime posizioni.
Una stanza per la sola notte di sabato 2 luglio al Belmond Hotel costa su Booking 2.760 euro, lo stipendio mensile dell’addetto alla reception non arriva alla metà.
Nella calca della famosa piazzetta c’è adesso una ragazza di vent’ anni che si chiama Sara Martino, sta spingendo un carrello sotto il sole, 33 gradi, lavora come stagista in una pasticceria a 600 euro al mese.
Eccola, è l’estate italiana del 2022.
Un cameriere del ristorante «Splendido mare» dice che bisogna saper vivere in un modo nuovo: «Conta solo il tempo presente. Dopo il Covid e la guerra, qui nessuno fa più piani per il futuro. I soldi bastano solo per vivere. Io a questo penso, a farcela un giorno dopo l’altro». Sembra una canzone di Luigi Tenco, ma è la nuova musica del tempo. Tutto si vede chiaramente a Portofino. «Piacerone!», urla qualcuno in piazzetta. Piacere loro.
(da La Stampa)
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Giugno 6th, 2022 Riccardo Fucile
LE VERIFICHE DEGLI 007 SULLA RETE DEI “PUTINIANI D’ITALIA”, CIOE’ QUATTRO SFIGATI (E ORMAI SPUTTANATI) CHE SUONANO LA GRANCASSA A MOSCA: “STIAMO FACENDO GLI APPROFONDIMENTI SULLE FORME DI DISINFORMAZIONE E DI INGERENZA STRANIERE”
Il dossier sui «putiniani» d’Italia è destinato ad ingrossarsi. Dopo
l’articolo del Corriere di ieri, è la vicepresidente del Copasir Federica Dieni (M5S) a confermare il lavoro che il comitato sta portando avanti per mettere a punto la rete degli italiani filo Putin composta di politici, economisti, freelance, opinionisti: «Stiamo facendo gli approfondimenti sulle forme di disinformazione e di ingerenza straniere. Siamo in attesa di alcune risposte».
Un lavoro complesso quello del Copasir, un’indagine su tv, giornali, social network per fare chiarezza su un’eventuale minaccia «ibrida» russa che tenterebbe di influenzare il dibattito nei Paesi occidentali con propaganda, disinformazione, fake news.
L’indagine, avviata nei primi giorni del mese scorso, fa seguito all’approfondimento già avviato sul tema, anche con le audizioni del direttore dell’Aise Giovanni Caravelli, del direttore dell’Aisi Mario Parente, del presidente dell’Agcom Giacomo Lasorella e dell’ad della Rai Carlo Fuortes. Fuortes avrebbe ragionato sulla necessità di rivedere il format dei talk, soprattutto su temi complessi come quello della guerra, evitando le contrapposizioni urlate per lasciare più spazio agli approfondimenti.
Si verificano le attività di chi avrebbe veicolato notizie false ai fini della propaganda filo russa. Il 25 aprile il senatore M5S Vito Petrocelli venne espulso dal Movimento 5 Stelle per un post su Twitter dove augurava con un’ironia sprezzante buona festa della Liberazione mettendo al posto della «zeta» normale la «Z» grande, simbolo delle armate di Putin. Era presidente della commissione Esteri del Senato Vito Petrocelli e non voleva saperne di dimettersi, nonostante gli ultimatum espliciti di Conte.
Secondo quanto risulta al Copasir in quell’occasione gli attivisti filo Putin si sono mobilitati per una campagna di «mail-bombing» verso indirizzi di posta elettronica del Senato. Una campagna che il senatore Petrocelli non smentisce, ma la ridimensiona: «Erano mail contrarie alla mia rimozione dalla presidenza della commissione. Ma erano tutte mail con nome e cognome, qualcuna anche con la città», dice. Poi aggiunge: «Io non sono putiniano. Ormai nel nostro Paese c’è un neo maccartismo dilagante che continua a crescere e non si fermerà».
È cominciato il 4 maggio il lavoro del Copasir e ulteriori elementi potrebbero essere acquisiti nella missione che il comitato farà prima a Washington il 12 giugno e poi a Bruxelles. T
ra i personaggi che avrebbero fatto parte della «rete» secondo gli apparati di sicurezza c’è Manlio Ducci, 84 anni, che ha scritto un libro sulla guerra che lo stesso Putin ha citato il 9 maggio per le celebrazioni del giorno della Vittoria. Anche Alessandro Orsini ha sposato le sue tesi e con lui Giorgio Bianchi un freelance che risulta essere «stato presente in territorio ucraino con finalità politiche di attivismo politico-propagandistico filorusso».
Bianchi non smentisce la sua presenza in Ucraina, ma respinge al mittente l’accusa di essere putiniano: «Oggi fare il proprio lavoro con onestà intellettuale e dire delle cose che non sono allineate ti fa finire in questa sorta di “lista di proscrizione”». Tra gli attivisti è citato anche l’economista Alberto Fazolo e lui dice di provare «compassione per i servizi d’intelligence costretti a fare certe cialtronate». C’è poi Maurizio Vezzosi per il quale il dossier è «un goffo tentativo di delegittimazione a ogni costo».
(da Il Corriere della Sera)
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Giugno 6th, 2022 Riccardo Fucile
IL PERSONALE E’ COMPOSTO DALLA 2^ BRIGATA MOBILE DEI CARABINIERI, DAI PARA’ DELLA TUSCANIA E DAI GIS
Il generale di brigata Nicola Conforti, vice capo del II Reparto del Comando generale della proiezione estera dei carabinieri, spiega oggi in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera chi sono i militari italiani che si trovano oggi a Kiev.
Nella capitale ucraina opera il personale della 2^ Brigata Mobile dei carabinieri, che comprende, oltre al 7° e al 13° Reggimento, anche il Reggimento paracadutisti “Tuscania” e il Gruppo di intervento speciale (Gis).
I militari proteggono l’ambasciata italiana e prenderanno parte con gli specialisti del Ris alla task force europea presso la Corte penale internazionale dell’Aja che indaga sui crimini di guerra russi.
«La sicurezza delle ambasciate italiane è uno dei principali compiti assegnati all’Arma in via esclusiva. Un impegno non privo di pericoli, come testimonia purtroppo l’uccisione l’anno scorso del carabiniere Iacovacci. Il periodo di permanenza è di circa 3-4 anni, a differenza dei contingenti di rinforzo che vengono avvicendati ogni circa sei mesi».
I carabinieri in missione all’estero, spiega Conforti, sono «circa un migliaio. Anche in Niger, Gibuti, Somalia, Palestina.
Puntiamo sulla qualità più che sulla quantità degli operatori che, anche con i corsi di aggiornamento linguistico, riescono a integrarsi con la comunità locale».
Nel colloquio con Rinaldo Frignani il generale aggiunge che l’impegno dei militari è rivolto alla pace: «Abbiamo formato 12mila peacekeeper di 115 Paesi e 17 organizzazioni internazionali, ma portiamo il nostro know how anche “a domicilio”. La sicurezza si evolve, dobbiamo essere sempre pronti».
(da Open)
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Giugno 6th, 2022 Riccardo Fucile
CONTINUA LA FARSA
Un articolo che ricalca, per modi, quello già pubblicato – diverse
settimane fa – da Gianni Riotta sul quotidiano La Repubblica. E ora Alessandro Orsini passa al contrattacco.
Questa volta contro “Il Corriere della Sera” che, nell’edizione domenicale, ha inserito il nome del professore di Sociologia del Terrorismo nell’elenco di quei profili che alimentano la propaganda di Putin e del Cremlino. Per questo motivo, come si legge tra le pagine de “Il Fatto Quotidiano”, ora scatterà la denuncia.
Nell’articolo pubblicato (sia nella versione cartacea che in quella online) su Il Corriere della Sera – a doppia firma, Monica Guerzoni e Fiorella Sarzanini – Alessandro Orsini viene inserito nel novero di quei personaggi pubblici che (anche via social, oltre alle sue ospitate televisive) hanno aperto il fronte della propaganda russa – sulla guerra in Ucraina – sui media italiani. Personaggi nostrani e stranieri, con il professore che viene definito così: “Docente licenziato dall’Università Luiss dopo il clamore suscitato dalle sue apparizioni televisive”.
Il riferimento è alla decisione della nota università romana di non rinnovare il contratto in scadenza. Il tutto, dunque, condito da quell’elenco intitolato: “La rete di Putin in Italia: chi sono influencer e opinionisti che fanno propaganda per Mosca”.
Le narrazioni di Orsini su quel che sta accadendo in Ucraina dall’alba del 24 febbraio – prima con l’invasione dei mezzi militari inviati dal Cremlino, poi con i primi missili lanciati che hanno sancito l’inizio della guerra, ospitate anche da “Il Fatto Quotidiano” – sono ben note e a tutti coloro i quali, nel corso di questi lunghi mesi di conflitto, hanno imparato a conoscerlo.
(da NextQuotidiano)
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Giugno 6th, 2022 Riccardo Fucile
NON DOPO AVER DEFINITO IL CREMLINO “UN PALAZZO DI MERDA” E ACCUSATO GILETTI DI FARE PROPAGANDA A PUTIN
Domenica sera, nel corso della puntata di “Non è l’Arena” (La7), è andata in scena un’accesa discussione a distanza tra Alessandro Sallusti e il conduttore Massimo Giletti (collegato, per l’occasione, dalla piazza Rossa di Mosca).
Il direttore di Libero, dopo una serie di interventi di personalità di spicco della propaganda russa – tra cui anche Marija Zacharova (portavoce del Ministro degli Esteri Lavrov) – ha deciso di abbandonare il collegamento in diretta in polemica proprio con il giornalista di La7. Rinunciando anche al compenso pattuito.
Una puntata, quella di “Non è l’Arena”, nel segno delle tensioni. Tutto è partito – così come il pensiero conclusivo (che sa di commiato) di Alessandro Sallusti sulla scelte di Giletti di condurre la trasmissione dalla piazza Rossa della capitale russa:
“Quando ho saputo che andavi a Mosca ero molto orgoglioso del fatto di conoscerti, immaginavo che avresti parlato al popolo russo o con Putin o avresti fatto qualcosa di utile, qualcosa per cui tutti noi saremmo andati fieri della nostra libertà di informazione E invece mi ritrovo un asservimento totale alla peggiore propaganda che ci possa essere, tra l’altro utilizzando anche gli utili idioti, che non mancano mai”.
Finisce così? Assolutamente no.
Alle spalle di Giletti appare il palazzo del Cremlino (fin dall’inizio della puntata, il conduttore ha più volte ribadito il fatto che quella strutture fosse anche “italiana” per via degli architetti che hanno partecipato alla realizzazione della stessa) e anche su quell’esaltazione il direttore di Libero ha deciso di controbattere: “Quel palazzo che tu hai le spalle, faresti bene a ricordarlo a chi ti sta di fianco (ossia due giornalisti dei media di Stato russi, ndr), è il palazzo dove sono stati organizzati, decisi e messi in pratica i crimini peggiori contro l’umanità del secolo scorso e di questo secolo quello è un palazzo di merda, tu dovresti avere il coraggio di dire ai tuoi interlocutori che quel palazzo che hai alle spalle è un palazzo di merda perché lì il comunismo ha fatto le più grandi tragedie del secolo scorso e di questo secolo”.
Oltre al passato, però, c’è anche la stretta attualità. Poco prima, infatti, Giletti era stato più volte pizzicato (come una sorta di rappresentante dell’informazione italiana tout-court) dalla portavoce del Ministro degli Esteri Russo, Marija Zacharova, con attacchi anche personali. E anche per questo, Sallusti ha deciso di interrompere il collegamento e rinunciare al compenso: “A me fa tristezza vedere un giornalista che stimo venire chiamato bambino e incompetente da una cretina che non sa nemmeno di che cosa sta parlando. Noi la libertà ce l’abbiamo e sappiamo che cos’è e la difendiamo. Io di fare la foglia di fico a quegli altri due coglioni che hai di fianco non ci sto e per cui mi alzo e rinuncio al compenso pattuito: a questa sceneggiata io non voglio più partecipare”.
(da NextQuotidiano)
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Giugno 6th, 2022 Riccardo Fucile
POCHE DECINE DI PRESENTI E C’ERA PURE UN CARTELLO IRONICO: “VOLEVA ANDARE A MOSCA MA HA PREFERITO BUCCINASCO”
Ci sono storie che esistono solamente nella narrazione social-
propagandistica e realtà che, invece, raccontano dinamiche e “tassi di partecipazione” molto diverse rispetto alla realtà dei fatti.
Perché, secondo quanto pubblicato da Matteo Salvini su Twitter, la sua presenza al comizio della Lega a Buccinasco (in provincia di Milano) è stata accolta da una folla in stile “festa della scudetto del Milan”. Complice un grandangolo e la scelta di immortalare il “gruppetto” di fan presenti sul posto, quel che ha provato a spiegare il segretario del Carroccio non rappresenta la vera realtà.
Il leader della Lega ha pubblicato sui social un collage di foto: nella prima si vede un banchetto del Partito Democratico (con tanto di bandiere) completamente vuoto, nella seconda mostra la “folla” che sta assistendo al suo comizio in quel di Buccinasco. Nello stesso parco e nello stesso momento (a pochi metri di distanza), dunque, ci sarebbe la dimostrazione del successo del Carroccio e dell’insuccesso del PD. Ma le cose sono realmente andate così? Ci sono foto – scattate dal fondo di quella “platea” che dimostrano il contrario.
A pubblicare l’immagine dal fondo è stata l’Assessora al Welfare, all’Innovazione Sociale e alla Cultura del Comune di Buccinasco, Rosa Palone. Senza l’espediente utilizzato dal team social del leader della Lega, il comizio di Salvini a Buccinasco sembra aver avuto molto meno successo.
Quella folla infinita in stile Woodstock era, in realtà, un gruppetto di poche decine di persone. Nessuna platea oceanica. Anzi, l’arrivo del leader della Lega in quel della provincia di Milano è stato accolto anche con alcuni cartelli piuttosto ironici.
“Voleva andare a Mosca, ma ha preferito Buccinasco”. Perché Salvini, questo weekend, doveva andare in Russia per quel viaggio organizzato (in gran segreto) all’oscuro di Palazzo Chigi. Dopo quegli incontri con l’ambasciatore di Mosca a Roma a insaputa del Presidente del Consiglio Mario Draghi.
(da NextQuotidiano)
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