Novembre 29th, 2022 Riccardo Fucile
“LEGGE DI BILANCIO OFFENSIVA”: MANIFESTAZIONE IL 15 DICEMBRE
I soldi in legge di bilancio non bastano, e i medici scendono in piazza. Una manifestazione è stata indetta per il 15 dicembre, a Roma, da molti sindacati e associazioni di medici, veterinari e dirigenti sanitari.
Le organizzazioni protestano, tra le altre cose, contro “il definanziamento ulteriore della sanità pubblica previsto nei prossimi anni, che costringerà molti cittadini a doversi pagare le cure di tasca propria”.
Intervistato da Fanpage.it, il segretario nazionale di Anaao-Assomed – sindacato medico tra i più rappresentativi – Pierino Di Silverio spiega cosa ha motivato la decisione di protestare: “Nella manovra ci sono briciole per il personale medico e chi opera nel pronto soccorso. La cifra è 200 milioni di euro, di cui 60 ai medici, e in più sono programmati per il 2024”.
Nelle scorse settimane le associazioni del mondo medico avevano fatto notare la necessità di intervenire per compensare i costi del caro bollette, e qui il governo “ha dato un segnale, i soldi previsti bastano per dare un po’ di respiro”, dice Di Silverio. Ma “non basta la luce a curare il paziente. Se non vogliamo avere sale operatorie con tutte le luci accese ma senza medici, occorre fare qualcosa per il personale”.
La manovra non affronta i problemi sistematici della sanità (“e dire che le premesse sembravano buone, con un ministro medico”), e in più proprio dal ministero della Sanità c’è stato un incomprensibile “silenzio istituzionale, anche rispetto alle nostre continue richieste di incontro”.
Ora, per un faccia a faccia è troppo tardi. “Ormai un colloquio serve a poco”, afferma il segretario, “si va avanti finché non avremo risposte concrete, non promesse”. La legge di bilancio è “francamente offensiva per noi. Con la flat tax agevoli i liberi professionisti e il lavoro a gettone, mentre dici di voler premiare i medici? È una contraddizione inaccettabile”.
La protesta del 15 dicembre non sarà un’occasione isolata, ma “il primo passo di un periodo di proteste”. Ci si rivolgerà ai cittadini (perché “quando il cittadino comprende che non ci sono i giusti investimenti, la rivolta professionale si trasforma in una rivolta sociale”) e se serve si fermeranno gli ospedali: “Se necessario arriveremo a bloccare anche l’attività negli ospedali. Siamo disposti a tutto. Se non diamo segnali di questo tipo, i medici continueranno ad andare via dagli ospedali”.
La questione è che “non c’è solo il problema del personale e non c’è solo il problema delle bollette dell’elettricità: sono interconnessi. E invece sul personale non è arrivato niente. Lo aspettavamo come acqua nel deserto”.
Anche Fiaso, la federazione delle Asl e delle aziende ospedaliere italiane, ha criticato la legge di bilancio del governo Meloni. Il suo presidente, Giovanni Migliore, sempre a Fanpage.it afferma che le risorse destinate al caro bollette sono “pienamente sufficienti” a compensare il rincaro del 70% (media nazionale) dei costi dell’energia. Ma i problemi del personale restano senza risposta.
“La questione del personale è semplice”, spiega Migliore, “Per assicurare le prestazioni che ci chiedono i cittadini – recupero delle lista d’attesa, assistenza a domicilio – abbiamo bisogno di professionisti. Solo che da una parte siamo vincolati a un limite di spesa per il personale che è quello del 2004, vent’anni fa. E dall’altra, se anche potessimo superare il tetto di spesa, spesso non ci sono le risorse per farlo”.
È già in vigore una misura che permette “assumere a tempo indeterminato gli operatori sanitari e i professionisti che hanno lavorato per almeno 18 mesi nel periodo Covid. Ci consentirebbe di arruolare decine di migliaia tra infermieri e medici, ma non tutte le Regioni hanno potuto farlo perché le risorse finanziarie non ci sono”. La spesa dello Stato, insomma, è troppo bassa: “Quest’anno e i prossimi, la percentuale di Pil che investiremo in sanità è attorno al 6,2%, e va a scendere. Paesi come Francia o Germania investono almeno due punti in più”.
Una proposta di Fiaso è impiegare gli specializzandi: “Oggi abbiamo una carenza di specialisti, ma abbiamo tanti medici. Io, come azienda sanitaria pubblica, non posso utilizzare un medico non specialista. Ma lo stesso medico” nella sanità privata “può esercitare a pieno diritto”.
“Serve una legge per arruolare gli specializzandi per 24 o 36 mesi al massimo, per per traghettare il Ssn in questi 2-3 anni. Dopo si spera che, grazie all’investimento nelle borse di studio per le specializzazioni, avremo più specialisti”, conclude Migliore. Per De Silverio, però, “non è più il momento di soluzioni-tampone. Servono risposte programmate e di lungo periodo”.
(da Fanpage)
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Novembre 29th, 2022 Riccardo Fucile
IL CASO SCUOLA DELLA VILLA DI 100 METRI QUADRATI COSTRUITA NEL 1995 DA UN IMPRENDITORE A ISCHIA: LA SENTENZA DI CONDANNA CON PENA DELLA DEMOLIZIONE RISALE AL 2003, MA È STATA ABBATTUTA SOLO NEL 2021, DOPO SVARIATE RICHIESTE DI SANATORIA
La sentenza penale di condanna definitiva per abusivismo edilizio, che
comporta la pena accessoria della demolizione, risale al 2003. La casa, però, una villa di circa 100 metri quadrati edificata nel 1995 a Ischia in una zona a rischio idraulico e di frana molto elevato (tecnicamente area «R4»), è stata abbattuta solo nella primavera del 2021.
Accade nel Comune di Ischia, in una località situata circa 110 metri sopra il livello del mare, a ridosso di un versante franoso e di un canale di scolo delle acque.
Il protagonista della vicenda è un piccolo imprenditore edile, il quale nel 1995 realizza sul terreno di sua proprietà un manufatto di 75 metri quadrati. Non ha alcun titolo edilizio legittimo. Scatta il sequestro da parte dell’autorità giudiziaria.
Il proprietario presenta istanza di condono – sebbene l’edificio sia stato costruito ampiamente oltre i termini – ai sensi della sanatoria approvata nel 1994 dal primo governo Berlusconi. La pratica resta dormiente, come la maggior parte delle 27.000 che ingolfano gli uffici tecnici dei sei Comuni (Ischia, Barano, Forio, Casamicciola, Serrara Fontana, Lacco Ameno) dell’isola campana.
A novembre 1997 l’immobile è dissequestrato dall’autorità giudiziaria affinché il proprietario, nel frattempo condannato in Tribunale, proceda alla demolizione. Nel 1998 il prefabbricato abusivo con lamiere va giù, ma dalle sue ceneri ecco che spunta una villa, anch’ essa completamente abusiva, di un centinaio di metri quadrati e sei stanze. Presto abitata dall’uomo e dal suo nucleo familiare.
A novembre 1998 i vigili urbani effettuano un sopralluogo ed accertano opere abusive che consistono «in un manufatto di circa 100 metri quadrati ed alto metri 3 circa». Il Comune emana una ordinanza di demolizione, ma ad essa non segue la benchè minima iniziativa finalizzata a dare ad essa esecuzione. La villa da cento metri quadrati rimane lì, dove non potrebbe stare e dove è pericoloso che resti innanzitutto per chi la abita.
Nel 2003, nel frattempo, ecco che arriva il terzo condono edilizio. Il proprietario della casa in zona R4 decide che è il momento di osare e presenta una seconda istanza di sanatoria, questa volta relativa ai trenta metri quadrati aggiunti al primo abuso, quella da settanta, per il quale aveva già richiesto il condono nel 1995 ed aveva pure riportato una condanna. Il Comune richiede integrazioni, procede nell’istruttoria e sollecita alla Soprintendenza il parere.
Nel frattempo, però, la Procura della Repubblica ha aperto una seconda indagine su quell’immobile di 100 metri quadrati sorto al posto di quello, anch’ esso abusivo, di 75 metri quadri. Anche questa inchiesta si conclude nel 2001 con una condanna in primo grado per l’autore degli abusi edilizi e nel 2003 con la conferma della sentenza in Corte di Appello. Prima, però, che le ruspe accendano i motori trascorreranno ancora 18 anni. Gli avvocati continuano a dare battaglia con una serie di ricorsi (incidenti di esecuzione) finalizzati a dimostrare che il provvedimento di demolizione va bloccato. Infine, a maggio 2021 – ventisei anni dopo il primo abuso edilizio in quella zona R4 – la demolizione .
(da il Corriere della Sera)
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Novembre 29th, 2022 Riccardo Fucile
TRA I COMMERCIANTI ROMANI LA STRAGANDE MAGGIORANZA È FAVOREVOLE ALL’IPOTESI DI ALZARE A 60 EURO IL TETTO PER L’OBBLIGO DI PAGAMENTO CON IL POS
“Nun se ponno pagà due paste de due euro e quaranta con il bancomat. Sono d’accordo con la proposta del governo perché non se ne può più co sto bancomat”, dice la titolare di una pasticceria di Centocelle, quartiere a sud-est della Capitale.
Tra i piccoli esercenti sono in tanti a favore delle nuove regole che il governo Meloni ha inserito nella legge di Bilancio in discussione alla Camera
Il governo vuole portare a 60 euro la soglia oltre la quale scatterà la sanzione per l’esercente o il professionista che non accetta il pagamento digitale. A fare storcere il naso ai tanti commercianti sono i costi delle transazioni con i pagamenti tramite Pos
“E’ una questione di educazione più che di una legge. Perché non si può venire a pagare un caffè di 1 euro con il bancomat quando si sa benissimo che noi abbiamo tante spese. Preferisco dire il caffè è offerto”, lamenta invece la proprietaria di un bar.
Divergenti invece le posizioni dei tassisti che si dividono tra i favorevoli e contrari al provvedimento. “Va eliminato l’uso delle carte sotto i dieci euro”, propone un tassista. Ma c’è anche chi dice: “Ormai si va verso la moneta elettronica, non c’è niente da fare”.
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2022 Riccardo Fucile
SVENTOLAVA LA BANDIERA DELLA PACE E UNA MAGLIA INNEGGIANTE ALL’UCRAINA
È stata la sua ultima corsa su un campo da gioco quella di ieri. Lo ha detto lo
stesso Falco, l’invasore di campo che durante la partita Portogallo-Uruguay dei Mondiali 2022 ha attraversato il prato del Lusail Stadium sventolando una bandiera arcobaleno e indossando una maglia di Superman – suo marchio di fabbrica – su cui campeggiavano le scritte «Save Ulkraine» e «Respect for Iranian Woman».
«La chiamerò The last dance», ha scritto in un post su Instagram in cui ha ribadito i messaggi di ieri. Uno «per l’Iran dove ho amici che soffrono, dove la donna non viene rispettata» ha scritto, lanciando un appello: «Il mondo deve cambiare, lo possiamo fare insieme con gesti forti, che vengono da cuore, con coraggio».
Riguardo alla bandiera arcobaleno della pace, il Falco – all’anagrafe Mario Ferri – ha scritto: «La Fifa ha vietato le fasce da capitano con l’arcobaleno e le bandiere per i diritti umani sugli spalti, hanno bloccato tutti, ma non me, come un Robinhood 2.0 ho portato il messaggio del popolo. Vogliamo un mondo libero che rispetta tutte le razze e tutte le idee».
Infine, ha rivelato: «Sono stato un mese in guerra a Kiev come volontario e ho visto quanto quel popolo stia soffrendo. Vogliamo la pace in Ukraina, slava Ukraina». «Infine ha dichiarato: Infrangere le regole se lo si fa per una buona causa non è mai un reato».
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2022 Riccardo Fucile
IL TESTO INTEGRALE
La procura di Napoli ha aperto un’indagine che parte proprio dagli allarmi inascoltati e in particolare da quelli lanciati, tutti via posta elettronica certificata, dall’ex sindaco di Casamicciola, l’ingegnere (e omonimo dell’ex premier) Giuseppe Conte.
Mentre la conta delle vittime è arrivata a 4 dispersi e 8 vittime, infatti, i magistrati, competenti sul territorio dell’isola che fronteggia il capoluogo, hanno avviato delle verifiche per capire se il disastro di sabato scorso avrebbe potuto essere evitato con una manutenzione del territorio più efficiente. E se qualcuno si era accorto che un costone del monte Epomeo rischiava di franare giù.
Avvertimenti che sostiene di aver lanciato l’ingegner Conte che già ieri ha spiegato di aver agito per senso civico, inviando ben 23 mail a tutte le autorità del caso, sapendo che gli interventi ritenuti necessari già nel 2009 non sono mai stati portati a termine. Le immagini che Open pubblica, se riscontrate dai controlli sui server promessi dai pm, darebbero risposta alle prime domande della procura di Napoli: quando sono stati mandati questi allarmi e a chi.
Vale la pena di leggere la lettera integralmente. Anche perché, soprattutto nella parte finale, è molto esplicita. Dopo le premesse di rito, l’ingegner Conte racconta di una situazione apparentemente nota a tutte le autorità del luogo:
“È opportuno ricordare che nella notte del 13 febbraio 2021 si verificava presso il Vallone la Rita, il crollo di uno degli storici stabilimenti termali ivi insistenti, per cui la Protezione civile regionale insieme al Soccorso alpino e speleologico della Campania hanno ispezionato il canale tombato, quasi sicuramente ostruitosi a seguito degli evidenti crolli. I tecnici intervenuti hanno riscontrato l’esistenza di una situazione decisamente catastrofica, la possibilità di ulteriori crolli e l’urgenza di ripulire tutto l’alveo sia dalla vegetazione, sia dall’immondizia e dai blocchi di materiale solido presente all’interno. Considerato che i lavori richiesti non sono stati realizzati, può sussistere lo stato di grave crisi per la calamità naturale”imminente“, nei comuni di Casamicciola Terme e di Lacco Ameno, dato dal pericolo imminente nella zona del Vallone della Rita.
Considerato, altresì, che l’Autorità di Bacino competente, il Sindaco di Casamicciola Terme e il sindaco di Lacco Ameno, pro tempore, hanno segnalato la concreta possibilità, in caso di allerta meteo, di evacuazione della popolazione dell’unico presidio sanitario ospedaliero dell’isola d’Ischia, delle case popolari nonché della scuola media. Con la precisazione che nella zona di confluenza dell’alveo vi è anche una centrale di trasformazione dell’Enel, il sottoscritto in ottemperanza al senso civico che lo anima.
Invita Le Autorità di indirizzo, per le rispettive competenze, ad adottare tutte le iniziative necessarie per la sicurezza e la salute delle persone che operano a valle dell’alveo La Rita. Inoltre tutti gli alvei naturali di Casamicciola Terme, nonostante i fondi stanziati, per l’inerzia della pubblica amministrazione, in un perverso gioco di scarica barile, non sono stati oggetto di alcun intervento dopo l’alluvione del novembre del 2009. C’è quindi, l’eventualità concreta di una nuova alluvione nelle stesse zone, per cui si chiede di porre in essere determinate azioni di protezione della popolazione, che non può essere il sempice avviso di un’allerta Meteo”
(da Open)
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Novembre 29th, 2022 Riccardo Fucile
LA PROPOSTA È FIRMATA DAI PARLAMENTARI TRANCASSINI (FRATELLI D’ITALIA), BENVENUTO (LEGA) E SCERRA (M5S)
È un cashback da 5.500 euro. Ma vale solo per loro: i deputati. Mentre il
governo sforbicia il Reddito di cittadinanza, taglia lo sconto sul caro benzina, destina le briciole alla sanità (2 miliardi già mangiati dall’inflazione), gli onorevoli si sono regalati, senza troppa pubblicità, un maxi-bonus per comprarsi tablet, smartphone, schermi a 34 pollici, Airpods e pc.
La determina di Montecitorio è stata firmata giovedì scorso, il 24 novembre, dai questori della Camera. Giusto un mese prima di Natale. In calce ci sono le firme di tre deputati: Paolo Trancassini di Fratelli d’Italia, Alessandro Manuel Benvenuto della Lega e Filippo Scerra del M5S.
Lo spunto per elargire il gettone è il varo della nuova disciplina delle “dotazioni d’ufficio” a disposizione degli eletti. A sentire i tre questori che hanno licenziato il provvedimento, questo bonus andrebbe incontro alle “esigenze individuali e l’aggiornamento tecnologico” dei 400 onorevoli. Rispetto alla scorsa legislatura, balza all’occhio soprattutto l’importo: nel 2018, sotto la presidenza del grillino Roberto Fico, i questori confermarono l’extra per computer e telefonini.
Ma era meno della metà rispetto a quello attuale: 2.500 euro a testa di rimborso spese. Ora invece il bonus è stato gonfiato, con un aumento del 120%, all’avvio di una legislatura segnata dall’austerity e con i soldi in cassa che, dicono un po’ tutti i partiti, sono pochi e vanno spesi bene al centesimo. Con qualche eccezione per gli eletti, a quanto pare.
In allegato al provvedimento, c’è un elenco di beni rimborsabili da Montecitorio, dunque dai contribuenti, lungo quanto una lista della spesa: portatili, smartphone, tablet completi di accessori, cuffie come le costose Airpods della Apple, monitor fino a 34 pollici (la scorsa legislatura erano 32, meglio abbondare). Già prima del voto qualche parlamentare aveva storto il naso per il gruzzolo troppo esiguo riservato agli acquisti tecnologici. Racconta un ex questore di Montecitorio: “Dicevano che 2.500 euro non bastavano.
Incassare il gettone è facile. I controlli sono tutti interni: il vaglio è affidato al collegio dei questori. Insomma, alcuni deputati certificano gli scontrini presentati da altri deputati. Poi scatta il rimborso. Altra novità rispetto agli anni passati: nel 2018 i grillini inserirono alcune penali, per limitare l’erogazione dei fondi.
Per esempio, erano previste trattenute nel caso in cui un parlamentare non partecipasse ad almeno il 50% delle sedute in Aula o non presentasse almeno l’80% delle proposte di legge o degli atti ispettivi in formato elettronico, per risparmiare sulla carta. Di questo passaggio, nel provvedimento varato il 24 novembre, non c’è più traccia.
Niente penali e bonus più che raddoppiato. La giostra dei gettoni di Montecitorio gira a pieno regime. L’austerity del Paese resta fuori dal Palazzo.
(da La Repubblica)
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Novembre 29th, 2022 Riccardo Fucile
POSSONO COLPIRE FINO A 150 KM, OLTRE LE LINEE DI DIFESA RUSSE
Il Pentagono sta valutando una proposta della Boeing per fornire all’Ucraina piccole bombe di precisione a basso costo, montate su razzi disponibili in abbondanza, consentendo a Kiev di colpire lontano dietro le linee russe, mentre l’Occidente fatica a soddisfare la domanda di ulteriori armi.
Le scorte militari degli Stati Uniti e degli alleati si stanno riducendo e l’Ucraina ha sempre più bisogno di armi più sofisticate man mano che la guerra si trascina. Il sistema proposto dalla Boeing, denominato Ground-Launched Small Diameter Bomb (GLSDB), è uno di una mezza dozzina di piani per la produzione di nuove munizioni per l’Ucraina e per gli alleati americani dell’Europa orientale, hanno dichiarato fonti industriali.
Sebbene gli Stati Uniti abbiano respinto le richieste per il missile ATACMS con una gittata di 185 miglia (297 km), la gittata di 150 km (94 miglia) del GLSDB consentirebbe all’Ucraina di colpire obiettivi militari preziosi che sono stati fuori portata e di continuare a portare avanti i suoi contrattacchi disturbando le retrovie russe.
Il GLSDB potrebbe essere consegnato già nella primavera del 2023, secondo un documento esaminato da Reuters e da tre persone che hanno familiarità con il piano. Combina la bomba GBU-39 Small Diameter Bomb (SDB) con il motore a razzo M26, entrambi comuni negli inventari statunitensi.
Doug Bush, il responsabile degli acquisti di armi dell’esercito americano, ha dichiarato ai giornalisti al Pentagono la scorsa settimana che l’esercito sta valutando anche la possibilità di accelerare la produzione di proiettili d’artiglieria da 155 millimetri – attualmente prodotti solo in strutture governative – consentendo agli appaltatori della difesa di costruirli.
L’invasione dell’Ucraina ha fatto aumentare la domanda di armi e munizioni di fabbricazione americana, mentre gli alleati statunitensi nell’Europa dell’Est stanno “piazzando molti ordini” per una serie di armi da fornire all’Ucraina, ha aggiunto Bush.
“Si tratta di ottenere quantità a basso costo”, ha dichiarato Tom Karako, esperto di armi e sicurezza presso il Center for Strategic and International Studies. Secondo Karako, il calo delle scorte statunitensi spiega la fretta di procurarsi altre armi ora, affermando che le scorte stanno “diventando basse rispetto ai livelli che vorremmo tenere a portata di mano e certamente ai livelli di cui avremo bisogno per scoraggiare un conflitto con la Cina”.
§Karako ha anche notato che l’uscita degli Stati Uniti dall’Afghanistan ha lasciato a disposizione molte bombe aeree. Non possono essere facilmente utilizzate con gli aerei ucraini, ma “nel contesto odierno dovremmo cercare modi innovativi per convertirle in sistemi standoff”.
Sebbene siano già state prodotte alcune unità GLSDB, ci sono molti ostacoli logistici all’approvvigionamento regolare. Il piano della Boeing richiede una deroga alla scoperta dei prezzi, esentando l’appaltatore da una revisione approfondita che assicura che il Pentagono stia ottenendo il miglior affare possibile. Qualsiasi accordo richiederebbe inoltre che almeno sei fornitori accelerino le spedizioni delle loro parti e dei loro servizi per produrre rapidamente l’arma.
Un portavoce della Boeing non ha voluto commentare. Il portavoce del Pentagono, il tenente comandante Tim Gorman, ha rifiutato di commentare la fornitura di “capacità specifiche” all’Ucraina, ma ha detto che gli Stati Uniti e i loro alleati “identificano e considerano i sistemi più appropriati” che potrebbero aiutare Kyiv.
Il GLSDB è prodotto congiuntamente da SAAB AB (SAABb.ST) e Boeing Co (BA.N) ed è in fase di sviluppo dal 2019, ben prima dell’invasione, che la Russia definisce “operazione speciale”. In ottobre, l’amministratore delegato di SAAB, Micael Johansson, ha dichiarato a proposito del GLSDB: “Siamo in attesa di contratti a breve”.
Secondo il documento – una proposta della Boeing al Comando europeo degli Stati Uniti (EUCOM), che supervisiona le armi dirette in Ucraina – i componenti principali del GLSDB proverrebbero dalle attuali scorte statunitensi.
Il motore a razzo M26 è relativamente abbondante e il GBU-39 costa circa 40.000 dollari l’uno, rendendo il GLSDB completo poco costoso e i suoi componenti principali facilmente disponibili. Sebbene i produttori di armi siano in difficoltà con la domanda, questi fattori rendono possibile la produzione di armi entro l’inizio del 2023, anche se a basso ritmo.
Secondo il sito web di SAAB, il GLSDB è a guida GPS, può sconfiggere alcuni disturbi elettronici, è utilizzabile in tutte le condizioni atmosferiche e può essere impiegato contro i veicoli blindati. Il GBU-39 – che fungerebbe da testata del GLSDB – è dotato di piccole ali pieghevoli che gli consentono di planare per oltre 100 km se sganciato da un aereo e di colpire bersagli con un diametro di appena un metro.
In uno stabilimento di produzione nelle zone rurali dell’Arkansas, la Lockheed Martin sta raddoppiando gli sforzi per soddisfare la crescente domanda di lanciarazzi mobili noti come HIMARS, che hanno avuto successo nel colpire le linee di rifornimento russe, le postazioni di comando e persino singoli carri armati. Il primo appaltatore della difesa statunitense sta lavorando per risolvere i problemi della catena di approvvigionamento e le carenze di manodopera per raddoppiare la produzione a 96 lanciatori all’anno.
Lockheed Martin ha pubblicato più di 15 posti di lavoro legati alla produzione di HIMARS, tra cui ingegneri della qualità della catena di approvvigionamento, analisti degli acquisti e ingegneri di collaudo, secondo il suo sito web.
“Abbiamo fatto investimenti in termini di infrastrutture nella fabbrica dove costruiamo gli HIMARS”, ha dichiarato Becky Withrow, responsabile delle vendite dell’unità missilistica di Lockheed Martin.
Nonostante l’aumento della domanda, a luglio il direttore finanziario di Lockheed Martin ha dichiarato a Reuters di non aspettarsi entrate significative dall’Ucraina fino al 2024 o oltre. Il direttore finanziario di Raytheon Corp (RTX.N), un altro importante appaltatore della difesa statunitense, ha fatto eco a questa tempistica in un’intervista rilasciata a Reuters quest’estate.
L’HIMARS spara missili Guided Multiple Rocket Launch System (GMLRS), che sono proiettili a guida GPS con testate da 90 kg. La Lockheed Martin produce circa 4.600 missili all’anno; finora ne sono stati inviati all’Ucraina più di 5.000, secondo un’analisi della Reuters. Gli Stati Uniti non hanno rivelato quanti proiettili GMLRS sono stati forniti all’Ucraina.
La riconversione di armi per uso militare regolare non è una tattica nuova. Il sistema antiaereo NASAMS, sviluppato da Kongsberg Defence and Aerospace e Raytheon, utilizza missili AIM-120, originariamente destinati a essere sparati da jet da combattimento contro altri aerei. Un’altra arma, la Joint-Direct Attack Munition (JDAM), onnipresente negli inventari statunitensi, è una bomba standard non guidata, dotata di alette e di un sistema di guida GPS.
(da Reuters)
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Novembre 29th, 2022 Riccardo Fucile
IL RESPONSABILE DEL RECOVERY PLAN: AD OGGI OBIETTIVI IRREALIZZABILI
«Il Pnrr non può essere un dogma». Il ministro degli Affari Europei Raffaele
Fitto lancia l’allarme sul Recovery Plan in un’intervista rilasciata a Repubblica.
Nella quale di fronte alla questione se effettuare o no modifiche, tagliare quelle opere del Piano che ad oggi sembrano irrealizzabili non smentisce: «Non cercate da me un titolo che potete dedurre da soli».
Per il ministro di Fratelli d’Italia la spesa prevista al 31 dicembre non arriva neanche ai 22 miliardi: «Stiamo osservando i dati precisi e temo proprio che i soldi non siano quelli: Quindi c’è una criticità che va posta, che è quella della capacità di spesa».
Il ministro si riferisce all’ultima quota fissata a settembre, «dopo che già i governi precedenti erano passati dagli iniziali 42 miliardi ai 33 dello step successivo».
Ma dal governo arriva preoccupazione per un altro gap: sui 55 obiettivi sempre a scadenza dicembre 2022, su 30 si scontano seri ritardi. Verosimile, nelle prossime settimane, «una rimodulazione al ribasso», sottolinea il titolare del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza.
Fitto punta il dito sul Sud: «Le questioni sono due. La prima si riferisce a un dato oggettivo. Ci sono 120 miliardi di opere pubbliche, sui 230 totali, e c’è un aumento delle materie prime del 35 per cento, quindi è facile la risposta al quesito».
Quindi va «probabilmente implementato», e anche armonizzato con i fondi di sviluppo e coesione, che sono stati spesi solo in minima parte tra il 2014 e il 2021. «Mentre ora, in tre anni dovremmo spendere il triplo». Un quadro, insiste, «che deve essere condiviso nel suo divenire con la Commissione. Come peraltro indica la scelta del presidente del Consiglio, Meloni: che ha voluto connettere queste deleghe in capo ad un unico ministero».
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2022 Riccardo Fucile
HA ORDINATO DI LICENZIARE TUTTI I SUOI CUOCHI, GUARDIE E CAMERIERI NEL TIMORE DI FINIRE STECCHITO… NON SI FIDA DI NESSUNO, MEN CHE MENO DI “MAD VLAD”, CHE VUOLE CONVINCERE MINSK A ENTRARE IN GUERRA CON LUI IN UCRAINA
Il leader bielorusso, Aleksander Lukashenko, avrebbe ordinato di sostituire i
suoi cuochi, guardie e camerieri dopo la morte improvvisa del ministro degli Esteri bielorusso, Vladimir Makei.
Lo ha dichiarato su Twitter Leonid Nevzlin, uno degli ex dirigenti della compagnia petrolifera russa Yukos, ricercato in Russia con accuse di reati economici e fiscali che lo stesso Nevzlin considera politicamente motivate.
Nel tweet, rilanciato dalla stampa ucraina, Nevzlin ha citato delle “fonti vicine ai servizi segreti russi” per affermare che Makei sarebbe stato avvelenato “con veleno sviluppato nel laboratorio speciale dell’Fsb (Servizio per la sicurezza russo)”.
Secondo l’oligarca, la versione dell’avvelenamento di Makei sarebbe confermata dal fatto che il ministro di 64 anni non aveva problemi di salute. Nevzlev ha inoltre affermato che la morte di Makei avrebbe causato il panico nei circoli della nomenclatura bielorussa, incluso Lukashenko. “Il dittatore non si fida di nessuno. Non senza ragione, crede che un magnifico funerale possa essere organizzato anche per lui dopo Makei”.
Infine, parlando della possibile motivazione di Mosca, Nevzlin ha sostenuto che “il Cremlino, non essendo soddisfatto del ritardo dell’ingresso dell’esercito bielorusso nella guerra contro l’Ucraina, è pronto a usare tutte le leve per fare pressione sul regime bielorusso”
(da agenzie)
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