Marzo 23rd, 2023 Riccardo Fucile
DALL’AEROPORTO DESERTO AI CONSORZI PER ORGANIZZARE SAGRE A QUELLI FANTASMA… GARANTISCONO 10 MILIONI DI GETTONI AGLI AMMINISTRATORI
L’ultimo carrozzone lo ha appena rimesso in vita il ministro
delle Infrastrutture Matteo Salvini: la società Stretto di Messina spa nata nel 1981 e che negli ultimi anni ha avuto zero dipendenti ma ha pagato un liquidatore e una manciata di consulenti e revisori dei conti vari.
Adesso il leader della Lega l’ha rimessa in piena attività per realizzare, si fa per dire, il Ponte per unire Sicilia e Calabria. Ma difficilmente ci riuscirà, considerando che non c’è traccia dei dieci miliardi di euro per mettere in piedi la grande opera.
Si crea la scatola vuota, intanto, che si va a sommare alle 886 società pubbliche controllate da ministeri, Regioni, Comuni ed enti vari che hanno più amministratori che dipendenti.
Compiti inesistenti
Anzi, alcune di queste non hanno nemmeno un addetto ma pagano una pletora di componenti di cda, revisori dei conti ed esperti. In alcuni casi per compiti che potrebbero essere svolti dagli enti proprietari stessi o che poco o nulla hanno a che fare con il servizio pubblico. Si va dalla società che gestisce un aeroporto turistico per pochi intimi all’ente che dal 1979 andrebbe chiuso e che invece continua a restare in piedi malconcio. E, ancora, ci sono consorzi di Comuni che servono ad organizzare qualche sagra, ma anche una miriade di sigle sconosciute ai più e di cui si sono dimenticati in alcuni casi anche gli enti controllanti: ma non la politica che poi puntuale piazza qualche amico nel sottobosco di governo.
Il dossier
I numeri delle scatole vuote di Stato li ha messi nero su bianco l’ultima relazione del Servizio di controllo parlamentare della Camera sulla galassia delle società pubbliche. Si legge nel dossier, che riprende anche alcuni studi del ministero dell’Economia: “Su un totale di 3.240 società partecipate, 886 società, pari al 27,35 per cento, risultano prive di dipendenti (559) o con un numero di dipendenti inferiore al numero degli amministratori (327)”.
Il rapporto dipendenti-amministratori
La legge Madia del 2016 prevede la chiusura per le società che non rispettano alcuni parametri, a partire dal rapporto tra dipendenti e amministratori. Ma nonostante i rilievi della Corte dei conti, in Italia esistono ancora quasi 900 carrozzoni che pagano altrettanti amministratori per una spesa difficile da stimare (considerando che in diversi casi non c’è traccia di bilanci recenti): il valore del patrimonio amministrato comunque si aggira intorno al miliardo di euro (ma non produce alcun valore aggiunto), i costi vari si stimano intorno ai 100 milioni di euro e solo per gli emolumenti la spesa è di circa 9 milioni.
Le sigle sconosciute
Alcune storie sono davvero singolari. Scorrendo l’elenco del ministero dell’Economia, in base al quale l’Ufficio parlamentare ha calcolato il numero dei carrozzoni, ci si imbatte in sigle sconosciute ai più: chi si ricorda, a esempio, del Consorzio aziende sanitarie siciliane? Nessuno, nemmeno nelle Asp dell’Isola. Certo difficile arrivare al record dell’Eipli, l’Ente nazionale per l’irrigazione e la trasformazione fondiaria di Potenza ma con sedi anche in Campania e Puglia: messo in liquidazione nel lontano 1979 è stato salvato e prorogato grazie a 31 decreti ministeriali. E ancora ha in capo un amministratore con compenso da 50 mila euro all’anno.
Quelle strane rinascite
In alcuni casi si assiste al miracolo della rinascita, come per la Stretto di Messina spa: è accaduto a esempio all’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica. E a proposito di Stretto di Messina: qui l’ultimo compenso per il liquidatore era di 160 mila euro all’anno e per il nuovo cda è stata prevista pure la deroga al tetto dei 240 mila euro.
La galassia delle controllate
Nella galassia delle controllate con più amministratori che dipendenti c’è poi l’aeroporto Duca d’Aosta di Gorizia: una striscia di terra dove atterrano solo aerei da turismo, ogni tanto, con un hangar che ospita 15 piccoli aerei privati. In compenso ci sono tre componenti di cda e sei componenti del collegio sindacale: “Speriamo in un rilancio della struttura, i soci stanno approvando un nuovo piano”, dicono al telefono. I soci? Sono più degli aerei che vi atterrano giornalmente: i Comuni di Gorizia e di Savogna d’Isonzo, la Provincia di Gorizia e le Camere di commercio di Gorizia e Trieste. Nemmeno l’aeroporto di Fiumicino, 30 milioni di passeggeri, ha così tanti soci.
Il Consorzio nazionale per la ricerca per la gambericoltura
Ma nell’elenco delle scatole con più amministratori che addetti compare anche il Consorzio turistico della via lattea: tra le news sul sito una notizia medica del novembre scorso e un’altra sui certificati online del 2021. Un’attività intensa insomma. Poi ci sono il Gal i Luoghi del Mito o il Gal dell’Oltrepo Pavese, la Società consortile del Gran Sasso di Laga, il Consorzio nazionale per la ricerca per la gambericoltura, l’autodromo del Veneto, la società agricola di Cittadella. C’è di tutto tra le attività delle controllate pubbliche: pesce, grano, auto. Poco importa che di queste oltre 200 siano in perdita: tanto alla fine chi paga?
(da La Repubblica)
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Marzo 23rd, 2023 Riccardo Fucile
UN DIPENDENTE SU TRE ARRIVA A GUADAGNARE 12.000 EURO LORDI L’ANNO
Abbiamo imparato il significato di “working poor” vent’anni fa con i film di Ken Loach, venendo a conoscenza di una grande massa di lavoratori che non guadagnano abbastanza da superare la soglia della povertà. Un fenomeno che adesso sembra diventato tipicamente italiano, visto che il nostro è l’unico tra i Paesi Ocse ad aver registrato un valore negativo (-2,9%) nella variazione dei salari medi tra il 1990 ed il 2020. In Francia, solo per fare un esempio, in questi ultimi trent’anni le retribuzioni sono aumentate del 31%.
Secondo uno studio commissionato dal precedente ministro del Lavoro Andrea Orlando ad un gruppo di esperti, un quarto dei lavoratori italiani è a rischio povertà. Se gli occupati in Italia sono oltre 23 milioni, ecco che ci troviamo di fronte a una platea di 5 milioni e ottocentomila persone in grande difficoltà. Precari, immigrati, part time, personale a servizio della gig economy, giovani del Sud e donne: sono loro gli “ultimi” che fanno fatica ad arrivare a fine mese.
L’economista Ocse Andrea Garnero, che ha partecipato allo studio del ministero di via Veneto, spiega: «Il lavoro povero deriva dai bassi salari, ma soprattutto dal fatto che molti dipendenti sono costretti a lavorare meno ore di quante vorrebbero. L’Italia ha il dato più alto dei Paesi Ocse di part time involontario. A questo bisogna aggiungere il precariato».
Un anno fa si cominciò a parlare di salario minimo a 9 euro e 50, tuttavia l’allora governo Draghi non riuscì a mettere in piedi una proposta sostenuta da tutta la maggioranza, e la premier Giorgia Meloni la settimana scorsa è andata al congresso della Cgil per ribadire il suo no al salario minimo.
Collaboratori e Partite Iva
Mezzo milione di lavoratori, soprattutto giovani e donne, non solo fanno fatica a vivere dignitosamente, ma non avranno neanche una pensione sufficiente. L’indagine sui redditi dei parasubordinati, realizzata da Nidil Cgil e Fondazione Giuseppe Di Vittorio, porta alla luce una vera e propria emergenza sociale.
Il reddito medio di 211 mila collaboratori nel 2021 è stato di 8.500 euro lordi, 11 mila per gli uomini e 7 mila per le donne, che costituiscono il 60% del totale. La fascia di età fino a 34 anni rappresenta il 48% e guadagna in media 5.700 euro, mentre gli adulti da 34 a 64 anni sono il 49% e guadagnano 11 mila euro lordi all’anno. I senior, oltre i 65 anni, sono poco più del 2% e hanno un reddito lordo annuo di quasi 15 mila euro.
Ci sono poi 341 mila professionisti che hanno portano a casa 15.800 euro lordi: 18.400 euro gli uomini e 13.200 le donne, che sono circa la metà. Le partite Iva under 34 sono il 33% e guadagnano mediamente 12.300 euro lordi l’anno, quelli tra i 35 e i 64 anni hanno un reddito lordo medio di 17.600 euro. Gli over 65 sono il 3% del totale e dichiarano circa 18.300 euro.
I dipendenti
«Il 30% dei lavoratori dipendenti guadagna meno di 12 mila euro lordi all’anno», evidenzia Elena Granaglia, docente di Economia di Roma Tre e membro del coordinamento del Forum Disuguaglianze e Diversità, che aggiunge: «Il grosso del lavoro povero si riscontra in settori come il turismo, ma anche nei servizi alla persona. È molto grave che attività così importanti come quelle svolte da chi assiste bambini, anziani e disabili vengano svalorizzate. E anche quello che sta facendo il governo con la riforma del reddito di cittadinanza non aiuta».
Nel rapporto che Granaglia ha curato insieme a Michele Bavaro e Patrizia Luongo si legge che l’incidenza dei bassi salari tra le donne è molto più alta che tra gli uomini, sia in termini di salario annuale che settimanale. Sebbene in Italia l’occupazione femminile sia stata in aumento negli ultimi decenni (seppure ancora sotto le medie europee), è la diffusione dei contratti part-time a penalizzare le donne rispetto agli uomini. Inoltre, i giovani (tra i 16 e i 34 anni) hanno un’incidenza di bassi salari quasi doppia rispetto al gruppo più anziano (tra i 50 e i 65 anni).
I contratti pirata
Michele Faioli, docente di diritto della Cattolica e consigliere del Cnel, ricorda che su mille contratti depositati ce ne sono 800 pirata: «Sempre più datori di lavoro puntano al ribasso, oltre al problema della retribuzione mensile questi contratti sono più deboli per quel che riguarda gli straordinari, la malattia, la maternità e in generale le tutele legate alla persona».
Equo compenso
Si avvicina il via libera definitivo delle norme sulla giusta remunerazione dei professionisti, orfani dal 2006 delle tariffe abolite con le “lenzuolate” di Bersani. Dopo l’ok del Senato di ieri sarà necessario un terzo passaggio alla Camera. Il provvedimento prevede che banche, assicurazioni e aziende con più di 50 dipendenti, o con un fatturato di oltre 10 milioni, debbano versare al professionista a cui affidano un incarico un compenso “equo”. Gli accordi per pagamenti al ribasso saranno considerati nulli. Gli ordini e i collegi potranno sia sanzionare gli iscritti che accettano di incassare somme al di sotto di quelle fissate dai parametri ministeriali, sia promuovere una “class action” per difenderli.
(da La Stampa)
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Marzo 23rd, 2023 Riccardo Fucile
IL TIPICO CASO DI UNA POLEMICA SUL NULLA
La maternità surrogata in Italia è appannaggio di 250 coppie
all’anno. E il 90% di chi la chiede è una coppia eterosessuale.
I numeri li fornisce oggi il Corriere della Sera, che parla di «stime empiriche». E aggiunge che non ci sono dati certi, ma sicuramente le coppie gay sembrano più numerose perché immediatamente riconoscibili. Con due padri, visto che l’adozione alle coppie dello stesso sesso è preclusa, è chiaro che i bambini sono nati con la maternità surrogata. Invece le coppie eterosessuali che vi ricorrono cercano di nasconderlo. Nel timore (comprensibile) che vengano loro tolti i figli. Anche se finora la giurisprudenza è stata unanime nel segnalare che il modo in cui è stato concepito un bambino non è un argomento per toglierne l’affido.
L’Ucraina e la Grecia
Fino a qualche tempo fa la meta preferita per la maternità surrogata era l’Ucraina. La guerra ha cambiato le prospettive ma non di molto. Poi c’è la Grecia. Entrambi i paesi non accettano coppie gay. Di solito i genitori tornano da quei paesi con un atto di nascita che li indica come padre o madre del bambino nato. Senza accennare alle tecniche di concepimento. Infine, ci sono i conti sulle registrazioni a Milano. Dal 7 luglio fino allo stop sono state in totale 38. La grande maggioranza riguarda madri che hanno effettuato la fecondazione eterologa nei paesi in cui è legale.
Ma anche bambini nati all’estero in paesi che riconoscono l’omogenitorialità. Un terzo delle trascrizioni milanesi (parliamo quindi di circa 13 casi su 38) riguarda bambini figli di due padri nati con la Gestazione per altri. Ma comprende anche i nati degli anni precedenti che non erano stati ancora trascritti.
I 150 mila presunti figli in attesa di riconoscimento
Infine c’è la cifra di 150 mila presunti figli in attesa di riconoscimento. Si tratta semplicemente di un numero sbagliato. Perché riguarda una ricerca realizzata nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità. Uno studio a campione da cui emergeva che il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni ha figli.
Proiettando la percentuale sulla popolazione gay e lesbica italiana si arrivava a una stima di 100 mila figli. Aggiornata a 150 mila in questi giorni. Ma questo calcolo segnala semplicemente quanti genitori a un certo punto della loro vita si sono scoperti o dichiarati gay. Non quanti sono in realtà in attesa di riconoscimenti.
(da agenzie)
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Marzo 23rd, 2023 Riccardo Fucile
L’EX PREMIER E’ LO STESSO CHE NELL’EVOCARE PIERSANTI MATTARELLA, IL FRATELLO DEL CAPO DELLO STATO ASSASSINATO DALLA MAFIA, LO DEFINÌ GENERICAMENTE ‘UN CONGIUNTO’… QUANDO CONFUSE (SI SPERA) L’8 SETTEMBRE CON IL VENTICINQUE APRILE
Può bastare un lapsus a impiccare un uomo, un politico, uno statista? Mercoledì, nel suo discorso alla Camera davanti a Giorgia Meloni, il vicecapo dell’opposizione Giuseppe Conte ha parlato del «delitto Andreotti», mai esistito, volendo in realtà alludere al «delitto Matteotti». Sui social lo hanno crocifisso, ma a chi non è mai capitato di sbagliare una parola e di accorgersene solo quando ormai gli era già scappata di bocca?
Diverso è il caso di quel presidente del Consiglio che, nell’evocare Piersanti Mattarella, il fratello del Capo dello Stato assassinato dalla mafia, lo definì genericamente «un congiunto» per non correre il rischio di sbagliarne il nome e il grado di parentela, a lui evidentemente ignoti. O di quell’altro premier che, nel commemorare la drammatica ricorrenza dell’armistizio, della fuga del Re e della consegna di mezza Italia e dell’intero esercito ai nazifascisti, definì l’Otto Settembre «una data particolarmente simbolica della storia patria perché pose fine a un periodo buio e diede inizio a un periodo di ricostruzione prima morale e poi materiale, il miracolo economico», confondendolo (si spera) con il Venticinque Aprile. A
ltro che gaffe o bisticcio verbale momentaneo: lì si trattò di un autentico ammutinamento nei confronti dei manuali di terza media.
Massimo Gramellini
(da il Corriere della Sera)
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Marzo 23rd, 2023 Riccardo Fucile
FAI LA PROPAGANDISTA DI UN REGIME CRIMINALE, ACCETTANE LE CONSEGUENZE
«Così adesso tutti sanno che sono bielorussa». Il 28 gennaio,
alzando la coppa del primo Slam vinto in Australia di bicipite e endorfine, a 24 anni Aryna Sabalenka rivendicava quel senso di appartenenza di cui oggi lamenta la zavorra. La tigre di Minsk con il felino tatuato sull’avambraccio, amica personale di Alexander Lukashenko, di ritorno da Melbourne era stata ricevuta a palazzo. Seduta al tavolo in un tripudio di frutta, fiori e vodka, il cagnolino bianco del presidente comodamente accomodato in poltrona, Aryna si era goduta i complimenti di Lukashenko: «Sei il nostro orgoglio! Ti auguro salute e vittorie».
All’invidia di certe colleghe, infatti, in tempi (lunghi) di guerra si è aggiunto anche un velo d’insofferenza per quel nazionalismo così sbandierato: «Purtroppo le cose non vanno bene con alcune ragazze ucraine — ha ammesso Sabalenka alla vigilia del Master 1000 di Miami, seconda tappa dello swing Usa —. Mi rendo conto che non è colpa di nessuno, noi non abbiamo fatto nulla personalmente agli ucraini, ma subiamo la situazione generale. Ho deciso di ignorare tutto ciò e concentrarmi su di me: non posso controllare i sentimenti delle altre. Sono stata male per diverso tempo, perché non capivo come mai la gente mi odiasse senza motivo. Adesso ho compreso e ho deciso di mettermi tutto alle spalle».
Gli incidenti diplomatici nel torneo femminile, però, dove russe e bielorusse giocano con bandiera neutrale sperando nella riammissione a Wimbledon dopo il bando del 2022, sono ormai all’ordine del giorno. Tsurenko (Ucr) che ha un attacco di panico e si ritira con Sabalenka, Kostyuk (Ucr) che si rifiuta di stringere la mano a Gracheva (Rus), Potapova (Rus) che non si rende conto che entrare in campo in California con la maglia dello Spartak Mosca è come buttare fiele in un vespaio e viene ammonita dalla Wta.
(da Il Corriere della Sera)
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Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile
MELONI BOCCIATA SU TUTTI I TEMI CON UN GIUDIZIO NEGATIVO DAL 64% ALL’80%, ANCHE GLI ELETTORI DI CENTRODESTRA DANNO UN VOTO PESANTEMENTE NEGATIVO
Gli italiani bocciano pesantemente il Governo sulla sanità. SWG: “Solo 2 su 10 apprezzano le politiche sanitarie di Meloni. La riforma del sistema la prima priorità per gli elettori”
Lo rileva un recentissimo sondaggio della SWG che ha misurato l’andamento della fiducia degli italiani verso l’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni. La luna di miele sembrerebbe finita e si passa da un 50% di elettori convinti dell’efficacia del Governo registrato a ottobre al 39% di oggi.
Ad apprezzare meno il Governo sarebbero i giovani sotto i 35
anni, le persone in condizioni economiche difficili, gli abitanti del sud e delle grandi città e i laureati.
Più favorevoli al Governo sono invece le casalinghe, i cattolici praticanti, i residenti al Nord, la fascia d’età tra i 35 e i 55 anni, i lavoratori autonomi, i benestanti e chi vive nei piccoli centri.
Se andiamo nel merito dei settori di intervento del governo la fiducia verso il suo operato crolla sulla sanità: l’80% degli italiani ritiene che il Governo stia agendo poco o per niente per risolvere i problemi del sistema sanitario.
Una conferma sul fatto che la sanità sia comunque uno dei temi sui quali è più alta la sensibilità degli italiani viene anche dal fatto che proprio la riforma del sistema sanitario sia indicata dagli italiani sia indicata al primo posto tra le prime 5 priorità che dovrebbe affrontare il Governo.
Ma il giudizio negativo è grande anche su gestione del Pnrr, politica estera, economica, del lavoro, lotta alla povertà, migranti, lotta all’evasione fiscale, all’inquinamento ambientale, politiche fiscali e scuola. Su questi temi il giudizio negativo varia tra il 64% e l’80%.
In pratica la metà degli elettori di centrodestra non è soddisfatto.
(da agenzie)
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Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile
L’IMPORTO MEDIO MENSILE È DI 1359 EURO (PIÙ ALTO AL NORD: 1456 EURO) E L’ETÀ MEDIA DEI PENSIONATI È DI 74 ANNI
Oltre il 55% delle pensioni erogate in Italia ha un importo inferiore ai 750 euro e circa il 65% si attesta sotto i mille.
Lo rende noto l’Inps, spiegando che l’importo medio mensile è di 1.359,53 euro, con un valore più elevato al Nord (1.456,71 euro). Complessivamente le pensioni vigenti al 1 gennaio 2023 sono 17.718.685.
L’età media dei pensionati è pari a 74,1 anni, con una differenza tra i generi di 4,7 anni (71,5 anni per gli uomini e 76,2 anni per le donne).
Nella distribuzione per classi di importo mensile delle pensioni si osserva una forte concentrazione nelle classi basse.
Delle 9.883.267 pensioni con importo inferiore a 750 euro il 43,1% (4.272.173) beneficia di prestazioni legate a bassi redditi, come integrazioni al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile.
(da agenzie)
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Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile
GLI HACKER AL SERVIZIO DEL CREMLINO
Soprannominato inizialmente “il cuoco di Putin“, Yevgeny
Prigozhin possiede un vero e proprio impero aziendale, dal mondo del catering a quello dei diamanti, passando per il gruppo mercenario Wagner e “fabbriche di troll”.
Un gruppo di hacker ha recentemente violato il dipartimento IT che gestisce l’intero gruppo economico, facendo emergere le attività illecite, i tentativi di screditare avversari politici e i rapporti con l’FSB, il Servizio federale per la sicurezza della Federazione Russa.
Parliamo dei #Wagnerleaks, raccontati nel dettaglio da Dossier Center lo scorso 13 marzo 2023 dal titolo “Le truppe informatiche di Prigozhin“. L’indagine è collegata a quella sull’omicidio di tre giornalisti nella Repubblica Centrafricana, uno dei Paesi africani dove operano i Wagner, che cercavano di realizzare un documentario sui mercenari.
Dipendenti sottopagati e in nero
I dipendenti del dipartimento IT è composta da qualche dozzina di persone, alcuni dei quali lavorano in quella che viene identificata come la “Fabbrica di troll”, altri per la compagnia Concord e nel social network russo “YaRus” (ЯRus). Secondo i documenti trapelati, nel 2021 si contavano circa 40 impiegati tra project manager, sistemisti, sviluppatori back-end e front-end, web designer e tester, tutti stipendiati con somme ritenute modeste per il mercato russo. I dipendenti sono legati anche ad altre realtà, come i media Nevskiye Novosti, Ekonomiku Segodnya, Riafan e altri ancora.
Alcuni risultano giovani studenti ed ex borsisti della Oxford Russian Foundation, riconosciuta come come “indesiderata” a causa dei legami con l’imprenditore russo in esilio Michail Borisovič Chodorkovskij, mentre altri avrebbero maturato esperienze militari e all’interno del GRU, l’intelligence russa. Prima dell’assunzione e per identificare eventuali “spie”, ogni candidato viene sottoposto a un interrogatorio obbligatorio affiancato da un poligrafo.
Ciò che emerge dall’indagine, come riportato nei documenti contabili del gruppo, è che buona parte del personale viene pagato in nero, mentre altri ricevono dal 40 al 60% dello stipendio in contanti. Il clima di lavoro viene descritto come non accettabile, alcuni degli specialisti qualificati non hanno retto la gestione di Prigozhin e il suo comportamento nei confronti dei dipendenti, a tal punto da concludere la collaborazione e trasferirsi in Paesi “ostili”.
Le attività “base”
“Lakhta” è il nome fornito alla “fabbrica di troll” del gruppo Wagner. Secondo gli ex dipendenti, attualmente lavorerebbero circa 400 persone, decine di queste impiegate nel commentare all’interno di siti di informazione, anche ucraini, e in piattaforme come Youtube. Il budget stimato nel 2022 risulta intorno ai 70 e 100 milioni di rubli al mese, dove però vengono escluse alcune “operazioni speciali”.
Per le proprie attività nelle piattaforme esterne alla Russia, il gruppo utilizza alcuni servizi per aggirare il blocco degli indirizzi IP, mentre per ovviare le protezioni contro la pubblicazione automatica dei commenti vengono acquistati servizi per superare i captcha (i test che vengono richiesti da alcuni siti per verificare che l’utente sia realmente un essere umano o un bot automatizzato). Con questo sistema, la “fabbrica di troll” avrebbe speso nel 2021 dai 35 ai 50 mila rubli al mese per pubblicare circa un milione di commenti automatici al mese.
Per le interazioni su VK e Youtube, come i “like” e i “dislike” (o “non mi piace”), il gruppo acquista servizi da società esterne come z1y1x1 e Youliker con un budget intorno ai 900 mila rubli al mese. Non mancano gli acquisti di account credibili sulle piattaforme VK, Youtube, Facebook e Instagram per aggirare i blocchi dei bot. Secondo quanto riscontrato da Dossier Center, parte del budget della “fabbrica di troll” veniva speso per gestire account operanti per inserire e modificare i contenuti su Wikipedia.
Il social “YaRus”
Tra i progetti del gruppo c’è il social media russo “YaRus“. Creato nel 2019, nel 2021 ci lavoravano circa 63 persone, per un costo complessivo di 10 milioni di rubli al mese, con la maggior parte degli stipendi pagati in contanti. Parte del budget viene speso per la ricerca e il caricamento di contenuti ritenuti interessanti, in particolare video tratti dal Web. Altri contenuti vengono invece prodotti dallo staff di Prigozhin, operanti presso tre appartamenti di San Pietroburgo.
Il progetto pare essere fallimentare, ma i suoi contenuti non vengono rimossi come in altre piattaforme, permettendo di creare un “deposito” di materiale disponibile per essere poi diffuso in queste ultime. Il team viene impiegato anche per generare interazioni, pubblicando manualmente commenti e mettendo “like” ai contenuti della stessa piattaforma che gestiscono. Quest’ultima operazione, secondo Dossier Center, viene seguita da una trentina di persone divisi in due turni giornalieri attraverso diversi account personali. Le recensioni su AppStore e Google Play sarebbero state effettuate da società esterne, tra queste la russa Go Mobile (Гоу Мобайл).
Inserzioni a pagamento
Le interazioni dei gruppi Telegram avvenivano con altri esterni a pagamento. Secondo i documenti raccolti da Dossier Center, alcuni pagamenti riguardavano la promozione del progetto “YaRus“. Altre attività di promozione risultano precedenti all’invasione in larga scala in Ucraina, acquistando spazi nel profilo VK “Anti-Maidan” e “Syria Military Chronicles“, rivolgendosi anche a blogger come Yuri Podolyak e il propagandista Vladlen Tatarsky che dal 2022 segue le forze russe in Ucraina. Tra i nomi più noti c’è quello del blogger russo Rybar che, secondo i documenti raccolti da Dossier Center, lavorò in passato come responsabile della “direzione internazionale” presso il gruppo della “fabbrica di troll” di Wagner.
Tra i protagonisti delle attività della “fabbrica di troll” viene citata anche la defunta Darya Dugina, figlia di Aleksandr Dugin. Fece parte del gruppo tra il 2018 e il 2019 lavorando presso il media russo Patriot (Патриот), anch’esso entrato sotto il controllo di Prigozhin. Secondo Dossier Center, dietro la pubblicazione dei commenti del leader dei Wagner nei media turchi ci sarebbe proprio Dugina. Di fatto, le inserzioni a pagamento non riguardavano solo la sfera online, ma anche quella dei media tradizionali.
Nell’elenco degli account Twitter che hanno pubblicato contenuti a pagamento del gruppo Wagner troviamo: @RadioStydoba, @ADedurenko, @leon_elk, @mitrofanbelov, @soulstra, @drunktwi, @literabook, @vezhlivo, @tvjihad, e @nourlnews.
Il gruppo degli squadristi digitali
Tra i dipendenti del gruppo ci sono dei veri e propri squadristi digitali. Questi operano nelle cosiddette “operazioni speciali” che riguardano interessi personali dello stesso Prigozhin, come shitstorm e molestie contro personaggi come l’attivista politica russa Ljubov’ Sobol’ legata all’oppositore Alexei Navalny. Per questo genere di attività verrebbero affiancate altre figure, una ventina di persone pagate come informatori dai 15 ai 25 mila rubli al mese.
A dirigere queste “operazioni speciali” sarebbe un ex dipendente di Ria Novosti, Ilya Gorbunov. Secondo una fonte di Dossier Center, Gorbunov avrebbe avviato un’indagine per raccogliere prove compromettenti contro il genero del ministro degli Esteri russo Lavrov, Alexander Vinokurov, con l’obiettivo di screditare il braccio destro di Putin. La vicenda è collegata a un procedimento penale nei confronti di persone collegate a Prigozhin, accusate di aver ordinato la violazione della scheda telefonica e dei servizi di messaggistica di Vinokurov.
I falsi canali di opposizione per aiutare Putin
Le attività di Gorbunov non riguardavano solo le attività di squadrismo digitale e di ricerca di elementi per screditare gli individui sgraditi a Prigozhin. Secondo quanto riportato da Dossier Center, il gruppo avrebbe ricevuto nel 2017 l’approvazione del Cremlino per creare gruppo online di pseudo-opposizione attraverso la piattaforma Telegram. Tra questi canali vi è una “micro rete” dedicata a San Pietroburgo impegnata a screditare il governatore Aleksandr Beglov, a quanto pare sgradito a Prigozhin.
Non risulta un’esclusiva, ma soltanto una conferma. In un articolo del 29 dicembre 2022 viene riportata la notizia di un Hackathon, ossia un evento in cui esperti informatici si incontrano per mettere insieme le proprie competenze per sviluppare o realizzare progetti oggetto dell’evento stesso, organizzato dal gruppo Wagner per lo sviluppo di un drone militare con un sistema di navigazione privo del segnale GPS.
Secondo i documenti ottenuti da Dossier Center, Prigozhin era intenzionato a sviluppare questo genere di drone fin dal 2021, ben prima dell’invasione in larga scala in Ucraina e probabilmente per altri progetti legati a Wagner, già operante con droni e quadricotteri in Siria o nella Repubblica Centrafricana.
I premi in denaro erano pari a un milione di rubli per il primo gruppo classificato, seguiti da 300 e 200 mila per il secondo e il terzo. Cifre che non risultano collegabili ad eventuali altri sponsor, risulta solo il gruppo Wagner in qualità di organizzatore. Il sito dell’evento, inoltre, venne pubblicato in un hosting americano (Amazon) che dopo le segnalazioni è stato disattivato.
La “sicurezza” e i furti
L’attività di “subappalto” rende il tutto meno tracciabile, ma di fatto non professionale. C’è da dire che la gestione interna risulta un colabrodo, con l’utilizzo di apparecchiature anche obsolete e con programmi “piratati” senza licenza. Il sistema di comunicazione di Wagner e della “fabbrica di troll” avviene attraverso dispositivi criptati e l’utilizzo di VPN, ma ogni forma di segretezza viene meno in quanto i numeri di serie e le associazioni con i dipendenti vengono registrati, scansionati o fotografati per poi essere inoltrati attraverso comuni canali di comunicazione online, di fatto intercettabili. Questa sorta di controllo dei loro stessi dipendenti riguarda il costante timore delle fughe di notizie. A questo si aggiunge uno scarso senso di protezione dei dati di fondamentale importanza, come ad esempio le password per accedere ai progetti depositate in chiaro in un file excel. Ad esempio, la password del progetto “Russia progressista” risulterebbe essere “Putin1488”.
Gli errori derivanti dal timore di fughe di notizie è strettamente collegato all’archiviazione dei pagamenti in nero. Per quale motivo una società come quella di Prigozhin detiene tutte le informazioni relative ai pagamenti in contanti dei dipendenti e collaboratori? Per evitare i furti. Di fatto, i budget per le operazioni illecite e quelle ritenute “segrete” del gruppo Wagner corrono il rischio di venire prosciugati senza controllo senza un tracciamento, pertanto ogni singola spesa viene scansionata e registrata nei propri registri contabili.
Secondo l’analisi di Dossier Center, il principale nemico di Prigozhin e dei servizi di sicurezza del gruppo Wagner sono i propri dipendenti, colpevoli di diffondere informazioni a giornalisti, oppositori, autorità fiscali e alle stesse agenzie governative. Sembra che Prigozhin abbia qualche problema con una di queste, l’FSB, a tal punto da inserire nella propria lista nera ogni dipendente del gruppo Wagner che abbia amici o parenti all’interno dell’agenzia federale russa
(da Open)
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Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile
IL CAMPIONE ITALIANO DI MARATONA: “L’ITALIA E’ UN BELLISSIMO PAESE DI GENTE DI GRAN CUORE”
È arrivata via social la risposta di Iliass Aouani, il maratoneta che domenica scorsa, a Barcellona, ha realizzato il primato italiano di maratona, con il tempo di 2h07:16.
Un record che ha dato lustro al nostro Paese ma che non lo ha sottratto ai cosiddetti “leoni da tastiera” che, su Instagram hanno dato sfogo a opinioni e giudizi davvero spiacevoli relativi alle sue origini.
«Quale record italiano? Lo abbiamo rubato alla federazione marocchina?» c’è chi ha scritto. Parole che fanno riferimento alle sue origini, visto che è nato a Fquih Ben Salah, in Marocco. Così, il maratoneta ha replicato, anche lui, via social.
Aouni ha scritto su Instagram un lungo messaggio. «L’Italia è un bellissimo paese di gente di gran cuore. 26 anni fa questa terra mi accolse e mi crebbe come fossi suo figlio e diede a me e alla mia famiglia opportunità di cui saremo sempre grati. Non amo chi approfitta dell’albero che, cadendo, fa più rumore della foresta che cresce per lanciare propagande che rappresentano l’Italia come un paese razzista. È ingiusto nei confronti dei veri italiani, che rappresentano il 99% della popolazione». «La mia non è una reazione di rabbia – ha continuato l’azzurro –, ma di semplice pena, perché questi commenti sono un’indicazione di una mentalità limitata e una vita mediocre, persone che probabilmente non hanno mai fatto sacrifici nella vita e che di conseguenza sono incapaci di riconoscere e rispettare i sacrifici altrui. La mia missione è quella di lasciare un impatto attraverso lo sport, insegnare che la diversità è una ricchezza e senza di essa non avremmo celebrato le ultime medaglie d’oro olimpiche, insegnare che una persona va giudicata dallo spessore del suo pensiero e comportamento e non dalla provenienza del suo nome o dalla quantità di melanina nella pelle. “Sii come un albero. Quando viene colpito da pietre, esso risponde dando i suoi migliori frutti» ha concluso Aouani.
(da agenzie)
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