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“COSÌ NON VA BENE”: MELONI SI SFOGA IN CHAT CONTRO LE USCITE DI RAMPELLI E MOLLICONE (ESPONENTI DELLA MINORANZA INTERNA DI FRATELLI D’ITALIA) E MALAN SULLE COPPIE GAY

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

IL VERO PROBLEMA DI FRATELLI D’ITALIA E’ NELLA CLASSE DIRIGENTE, O MEGLIO “DIGERENTE”, A VIA DELLA SCROFA NON SANNO PIÙ CHI MANDARE IN TELEVISIONE A PARLARE DI GOVERNO NEI TALK

“Così non va bene”. L’altro giorno Giorgia Meloni ha perso la pazienza. Si è sfogata in privato. E ha fatto sapere all’esterno di essere contrariata. La misura per la premier era davvero colma.
Prima c’è stato il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli che sabato sera a “In Onda” su La7 ha parlato di coppie gay che non possono “spacciare” bambini per propri figli. Apriti cielo. Poi lunedì è stata la volta dell’accoppiata Mollicone-Malan. Con il primo, presidente della commissione Cultura della Camera, che sempre in tv ha sostenuto che la maternità surrogata è un reato grave, “più grave della pedofilia”.
E il secondo, capogruppo in Senato, che su Twitter ha affermato che “le coppie omogenitoriali non esistono”. Con tanto di foto di due papà con in braccio un bebè. Tre esponenti di Fratelli d’Italia al centro di polemiche feroci. Che sono cadute, alla fine, addosso a lei: la premier e presidente del partito. Sicché Meloni ha preso il cellulare e ha scritto d’imperio: “Così non va bene”.
Lo ha voluto mettere a verbale in una chat interna dove da ore rimbalzavano i link di queste sparate, con annesse le reazioni dell’opposizione (la “capa” continua a essere presente in tantissimi gruppi dove legge tutto e quando capisce che la situazione inizia a essere insostenibile scrive e sbotta, come in questo caso).
Attenzione: in questa presa di distanza dai suoi parlamentari non c’è una repentina svolta di Meloni su questi temi. Non è diventata, e non vuole esserlo, Giorgia Schlein né farsi chiamare Elly Meloni. E’ pur sempre la leader del tormentone di quando era all’opposizione, “genitore 1, genitore 2”. Tuttavia in particolare le hanno dato fastidio il tono e le espressioni usate dai suoi.
L’uso delle parole vanno scelte con estrema cura, si è sfogata, soprattutto adesso che il partito con la fiamma, il suo, governa il paese. Sulla maternità surrogata, è il ragionamento di Meloni, la linea non cambia. Anzi, c’è un progetto di legge incardinato in Parlamento a firma di Fratelli d’Italia, solo che sull’argomento d’ora in poi l’unica deputata a parlarne sarà Eugenia Roccella, ministro della Famiglia, come è d’altronde accaduto sempre domenica in tv da Lucia Annunziata. Gli altri è meglio che si occupino d’altro.
La faccenda però è molto più complessa: agita le viscere dell’aspirante partito della nazione e in un certo senso, di rimbalzo, anche l’inquilina di Palazzo Chigi.
In Via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia, da settimane si trovano davanti a un problema: non sanno più chi mandare in televisione a parlare di governo nei talk. Francesco Lollobrigida corre di qua e di là, ma seppur ministro di peso e della real casa, è difficile che riesca a sdoppiarsi.
Gli altri grandi polemisti e animali da telecamera – Giovanni Donzelli, Andrea Delmastro e Augusta Montaruli – sono fuorigioco da un po’ per vicende varie (la rivelazione dei documenti sul caso dell’anarchico al 41 bis Alfredo Cospito per i primi due e le dimissioni da sottosegretario all’Istruzione per la deputata dopo la sentenza della Cassazione).
(da Foglio)

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PARLIAMO DI WAGNER PERCHE’ L’ITALIA IN LIBIA E IN TUNISIA NON CONTA PIU’ UNA MAZZA

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

L’ITALIA HA PERSO IL CONTROLLO, IL MAGREB E’ UN BUCO NERO

Da anni l’Italia ha ormai completamente perso il controllo della Libia. Agli occhi di Roma, il Paese dal quale salpano migliaia e migliaia di migranti diretti verso le coste italiane è una sorta di buco nero. Nel territorio libico, al contrario, è sempre più forte l’influenza di altri Paesi, tra cui Russia e Turchia.
I flussi migratori dalla Libia nel 2023 non stanno rappresentando la minaccia più diretta alle coste dell’Italia. Al contrario, per la prima volta dopo tanti anni è dalla Tunisia che si sta registrando il più alto numero di partenze. Secondo i dati del Viminale, alla vigilia del completamento del primo trimestre del nuovo anno, dalle coste tunisine sono partite 12.083
persone, mentre da quelle libiche 7.057.
La scusa Wagner mentre l’Italia ha perso Libia e Tunisia
Questo non esclude però che sussista ancora oggi un problema con la Libia. Anche perché il dato precedente risulta in aumento dell’80% rispetto allo stesso periodo del 2022. La rotta riguardante il Paese un tempo dominato da Gheddafi è quindi ancora molto trafficata. Anzi, da alcuni mesi a questa parte è possibile parlare di due e non più una rotta libica. A fianco di quella “tradizionale”, che ha storicamente avuto base lungo le coste della Tripolitania, si è sviluppata adesso quella della Cirenaica. Del territorio cioè controllato dal generale Haftar.
Forse è proprio questo che ha portato nei giorni scorsi membri del governo italiano a parlare di una possibile influenza dell’agenzia russa Wagner nell’aumento degli sbarchi. Haftar da anni è appoggiato dai contractors inviati da Mosca, essendo il generale uno degli uomini di fiducia del Cremlino nella regione. Tuttavia, fonti diplomatiche e fonti libiche tendono ad attribuire l’apertura di una nuova rotta migratoria unicamente alle velleità dei trafficanti locali di fare affari al pari dei gruppi criminali stanziati in Tripolitania.
Del resto, nell’est della Libia l’economia è ferma, di soldi ne girano sempre meno e sono in molti ad aver deciso di gettare in mare i propri pescherecci per fare affari con il macabro traffico di esseri umani. Per di più dal vicino Egitto, lì dove la penuria di grano sta affossando la società e sta mandando sul lastrico migliaia di famiglie, da mesi arrivano sempre più migranti in fuga. Un mix quindi letale per le speranze di porre fine nell’immediato all’aumento di sbarchi.
E non sono pochi poi coloro che credono in una strategia politica di Haftar per farsi accreditare agli occhi dell’Italia e dell’Europa. Il generale vorrebbe cogliere la palla al balzo per fare ciò che hanno già fatto altri Paesi della regione: sfruttare l’emergenza immigrazione per chiedere favori e soldi dai governi dirimpettai.
Gli errori dell’Italia e quei milioni al vento
Ridurre il tema immigrazione alla semplice (e presunta) influenza russa nel Maghreb è riduttivo. Anche perché il vero tema da affrontare è un altro: qual è il reale peso dell’Italia in Libia e in Tunisia? La risposta è semplice: ridotto, se non nullo, rispetto al recente passato. Quando, nel caso libico, invece Roma poteva esercitare pressione, o quanto meno una certa influenza, sul governo locale.
Negli ultimi anni, invece, l’azione dell’Italia in Libia è coincisa con decine di milioni buttati al vento. Milioni messi sul tavolo, di fatto, per rafforzare la Guardia costiera libica. Che però, al netto di ogni giudizio morale, anziché pattugliare le coste per contrastare i flussi dìimmigrazione irregolare sembrerebbe essersi dedicata a tutt’altro.
Calcolatrice alla mano, l’Italia ha investito sulla Guardia costiera libica una somma considerevole che non ha portato a nessun allentamento della pressione migratoria. Tra il 2017 e il 2022, i vari governi italiani hanno stanziato 44,44 milioni di euro, 11 dei quali soltanto nel 2022. Senza dimenticare i molteplici decreti e accordi precedenti.
Il primo risale al 2007, con Giuliano Amato ministro dell’Interno. Roma si impegnò a cedere tre guardacoste classe Bigliani e altrettante vedette classe V5000 alle autorità libiche. Il decreto legge del 31 gennaio del 2008 stanziò inoltre 6,2 milioni di euro per consentire alla guardia di Finanza di partecipare alla missione in Libia.
A seguire, dai rubinetti italiani, sgorgheranno tanti altri milioni. Quasi 5 con un decreto nel dicembre 2009, poco più di 1,2 con un altro decreto nel novembre 2009. Nel 2019 ancora 8 milioni, seguiti da 4,6 milioni stanziati nel dicembre 2012. L’anno successivo ecco 2 milioni e 895 mila euro. E così via, di milione in milione.
Tornando al presente, uno dei primi viaggi all’estero effettuato da Giorgia Meloni è stato a Tripoli. Qui il premier spiegava di aver firmato un memorandum d’intesa con il governo libico per la consegna di cinque vedette finanziate dall’Ue.
Chi controlla la Libia
In una cornice del genere la storia dei migranti rischia perennemente di essere ridotta ad un mero spot elettorale. Non esiste – o almeno non se ne vede traccia – una politica estera dell’Italia capace di creare le condizioni per interrompere il flusso migratorio libico. E questo, come detto, perché l’influenza italiana in Libia è flebile.
Al contrario, sul territorio libico è solida l’influenza di altri Paesi, Russia e Turchia in primis. Eppure, anziché affrontare questo nodo rilevante, c’è chi punta il dito contro una presunta regia del gruppo Wagner, accusato di incrementare intenzionalmente i flussi migratori per punire i governi pro Kiev.
Negli anni Roma si è concentrata in un derby tutto europeo con la Francia per contendersi le zone di influenza nel territorio libico. Con il risultato che sia l’Italia che l’Eliseo hanno lasciato avanzare altri attori internazionali. Ankara, nonostante non poche difficoltà attuali legate al terremoto del 6 febbraio, è la prima alleata del governo di Tripoli. Mosca dal canto suo ha in Haftar il proprio principale riferimento. Più defilate, ma comunque sempre molto importanti, le petromonarchie. Con il Qatar storicamente più vicino a Tripoli e gli Emirati invece più allineati con le autorità dell’est della Libia.
Un mosaico diplomatico quindi in cui il nostro Paese è chiamato adesso al doppio degli sforzi per tornare a difendere i propri interessi. I recenti accordi commerciali ed energetici siglati da Giorgia Meloni a Tripoli, possono rappresentare unicamente il primo passo ma non certo l’unico. E non è detto che tale passo possa portare a benefici immediati.
(da true-news.it)

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TERREMOTO A SCOTLAND YARD, L’INCHIESTA DELLA BARONESSA LOUISE CASEY INCHIODA LA “METROPOLITAN POLICE”, DESCRITTA COME “ISTITUZIONALMENTE RAZZISTA, MISOGINA, SESSISTA E OMOFOBA”

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

CASI DI STUPRO ARCHIVIATI, AGENTI CHE MOSTRANO I GENITALI ALLE COLLEGHE, RITUALI DI INIZIAZIONE COME QUELLO DI URINARE SULLE NUOVE RECLUTE… SOTTO ACCUSA LA LEADERSHIP DI SCOTLAND YARD

L’inchiesta indipendente della baronessa Louise Casey inchioda la gloriosa polizia della capitale: un «club machista», un covo di «razzismo, misoginia e omofobia».
Le indagini indipendenti sono durate un anno, dopo lo stupro e brutale omicidio di Sarah Everard, la 33enne londinese nel 2021 rapita e assassinata da un poliziotto, Wayne Cousens. Da allora c’è stato un altro caso clamoroso, quello dell’agente David Carrick, 48 anni, che nelle scorse settimane ha ammesso almeno 24 capi di accusa tra cui decine per stupro, molestie e maltrattamenti. Ma, a quanto si legge nel report di 363 pagine, le gravissime deficienze della polizia londinese sarebbero sistemiche e il corpo «istituzionalmente razzista, misogino, sessista e omofobo».
Il rapporto cita episodi inquietanti. Vari casi di stupro, per esempio, sarebbero stati archiviati a causa di un frigo rotto, dove sono andate distrutte le prove. Discriminazione costante verso le poliziotte, buste di urina contro le loro auto, agenti maschi che mostravano i genitali, sex toys nelle tazze del caffè, squallidi rituali di iniziazione, come quello di urinare sulle nuove reclute.
Per questo, Casey ha esortato Scotland Yard a intraprendere una radicale pulizia interna, per restaurare l’onore del corpo di polizia, «chiedere scusa per gli errori del passato e ricostruire la fiducia dei cittadini». Altrimenti, la “Met” «dovrebbe essere sciolta e riformata radicalmente ». Sic transit gloria mundi.
(da Repubblica)

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IL BAR DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE NON FA SCONTRINI

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

PER GHIONE E LA TROUPE DI “STRISCIA” MINACCE E BOTTE

Curioso ma vero: al bar dell’Agenzia delle Entrate non fanno gli scontrini. La troupe di Striscia la Notizia, guidata da Jimmy Ghione, va a controllare il bar all’interno dell’Agenzia delle Entrate di Eur 6 di Roma, in zona Torrino e finisce male.
Le anticipazioni confluiscono nella puntata in onda questa sera, su Canale 5 a partire dalle 20.35, dove tutto sarà mostrato in maniera integrale. Questo bar era stato già segnalato, tant’è che Jimmy Ghione era stato già nel 2018 per chiedere spiegazioni. Questa volta, però, è andata diversamente.
Nella puntata in onda questa sera di Striscia la notizia sarà chiarito tutto. Ci sono state botte e spintoni a Jimmy Ghione, autore del servizio, e a uno dei cameraman che era con lui. Le segnalazioni li hanno portati al bar dell’Agenzia delle Entrate, i cui gestori avrebbero l’abitudine di non emettere scontrini. Una circostanza quantomeno curiosa, trattandosi proprio del bar dell’Agenzia delle Entrate. Gli stessi gestori del bar avrebbero aggredito Jimmy Ghione.
Jimmy Ghione, l’inviato di Striscia la Notizia, avrebbe chiesto spiegazioni ai gestori del bar sulle mancate emissioni degli scontrini. Il programma, infatti, avrebbe ricevuto tantissime segnalazioni.
Quando Jimmy Ghione si è presentato sul posto, si è ritrovato a dover fronteggiare la reazione spropositata del barista che ha colto di sorpresa la troupe. Jimmy Ghione si è ritrovato senza microfono e poi è stato colpito al volto. Il cameraman, invece, ha avuto la peggio: ha battuto la testa cadendo dopo essere stato spinto.
(da agenzie)

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BONUS EDILIZI, 1,7 MILIARDI DI CREDITI D’IMPOSTA FASULLI: LI AVEVANO RICHIESTI ANCHE DEFUNTI E CLOCHARD

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

L’INDAGINE DELLA PROCURA DI AVELLINO, 21 INDAGATI… E POI IL PROBLEMA ERA IL REDDITO DI CITTADINANZA?

La Guardia di Finanza di Avellino e Napoli, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Avellino, ha sequestrato crediti d’imposta fittizi per circa 1.7 miliardi di euro: si tratta del sequestro di crediti d’imposta più alto di sempre.
La maxi truffa ruotava attorno ai bonus per l’edilizia, principalmente “Ecobonus” e “Bonus Facciate”. A insospettire la Procura, sono state alcune anomalie emerse dai controlli dell’Agenzia delle Entrate: per esempio alcune comunicazioni di cessione risultavano intestate a persone senza fissa dimora, decedute, oppure con precedenti penali.
Ma in certi casi, una cosa non escludeva l’altra. Sono state, in altri casi, inoltrate istanze anche per immobili inesistenti, con fatture assenti oppure riportanti importi «incoerenti».
In ben duemila casi, i lavori sarebbero dovuti essere realizzati in comuni inesistenti. Gli indagati sono 21: dovranno rispondere del reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato. Nei loro confronti, sono in corso perquisizioni nelle province di Napoli, Avellino, Salerno, Milano, Lodi, Torino, Pisa, Modena e Ferrara. I sequestri eseguiti oggi – uno preventivo emesso dal gip e un altro d’urgenza della Procura di Avellino – hanno di fatto impedito che i crediti, per 1.7 miliardi, potessero essere utilizzati in compensazione, o monetizzati presso gli intermediari finanziari.
I lavori dichiarati per i quali sono stati inoltrare richieste di bonus, quotidianamente e anche dopo l’introduzione delle norme tese a contrastare le frodi, avrebbero avuto un costo di circa 2,8 miliardi di euro.
(da agenzie)

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BEPPE FIORELLO SUI DIRITTI CIVILI: “ESSERE GENITORI VUOL DIRE SAPERE AMARE, NON CERTO ESSERE UOMO O DONNA”

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

L’ATTORE: “CI SONO FAMIGLIE DEFINITE NORMALI CHE HANNO FATTO COSE TREMENDE AI FIGLI”

L’unica cosa che conta, a detta di Beppe Fiorello, è «la libertà di amarsi ed essere amati». Queste sono le parole con cui esordisce in un’intervista rilasciata a La Stampa, in cui commenta il tema delle famiglie arcobaleno. «Ci sono persone che chiedono di voler bene a bambini che hanno bisogno di un nucleo familiare e di protezione. Penso che questa discriminazione sulle famiglie omogenitoriali, sui figli di coppie gay, sia una cosa che deve rientrare il prima possibile, si sta parlando della vita dei bambini», afferma Fiorello.
Il cui parere sull’argomento non si è formato in maniera improvvisa: l’attore infatti debutta dietro la macchina da presa con il film Stranizza d’amuri (dal 23 marzo nei cinema), in cui racconta la storia del duplice delitto di Giarre.
Una storia attuale
Ovvero il caso di cronaca nera risalente al 31 ottobre 1980, quando Giorgio Agatino Giammona e Antonio Galatola vennero trovati uccisi da un colpo di pistola alla testa, «colpevoli» di essersi innamorati l’uno dell’altro. Una storia a suo avviso drammaticamente attuale: «Ci sono persone, e non solo nell’estremo Sud, ma in tutto il Paese, convinte che l’esorcismo sia utile e debba essere tuttora praticato – afferma Fiorello -. Questa cosa mi spaventa, mi preoccupa. Ed è qui che dobbiamo fare domande alla Chiesa».
Che tipo di domande? «Dobbiamo chiedere come sia possibile che si dia ancora disponibilità di ascolto a genitori convinti che il loro figlio abbia il diavolo in corpo. Come è possibile che nessuno dica a queste persone che non si tratta di diavolo, ma di amore? C’è chi, al contrario, procede con l’idea che gli esorcismi siano utili e, ripeto, non parlo di fantasie di sceneggiatori. La Chiesa non può dare disponibilità a visioni di questo tipo». In questo senso, esprime fiducia nei confronti di Papa Francesco, la cui apertura «è una fonte di luce»: «Mi auguro che ogni giorno diventi più concreta, che le sue parole e le sue idee diventino atti e proposte concrete. Il solo fatto che un Papa si debba esporre per convincere l’umanità che l’omosessualità è amore, che due persone dello stesso sesso che si amano non deve essere un problema, è preoccupante».
Il dibattito in corso
Il delitto di Giarre portò alla nascita di Arcigay, associazione nata per tutelare i diritti Lgbtq+ in Italia. Diritti sui quali negli ultimi tempi si sta discutendo molto, soprattutto dopo lo stop richiesto dal prefetto di Milano, Renato Saccone (su impulso del ministero dell’Interno), alla trascrizione degli atti di nascita dei figli di coppie omogenitoriali. «Forse l’Italia non è mai andata avanti, o è ferma su se stessa. E’ convinta di essere andata avanti e ora sta scivolando indietro. Credo ci siano stati sprazzi di evoluzione, subito inibiti, contestati. Gran parte del Paese è ancora ferma, immobile», commenta Fiorello.
E al deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli che aveva parlato di figli non biologici «spacciati come propri», Fiorello risponde: «Il termine mi ha colpito molto. Le parole hanno un peso, penso che ognuno debba dire la propria idea, sono per la libertà di espressione, non possiamo ascoltare solo una parte. Se uno non è d’accordo deve dire la sua opinione, ma deve farlo attraverso la gentilezza, l’educazione e il dibattito civile. E poi bisogna trovare un punto d’accordo». Anche se, su quale sia questo punto d’accordo, ritiene che ci sia poco da discutere: «Lo sappiamo tutti, essere genitori vuol dire saper amare, non certo essere uomo o essere donna. Ci sono decine e decine di casi di famiglie cosiddette normali che hanno fatto cose tremende ai figli. Famiglie che hanno dato il cattivo esempio, dove ci sono state violenze, dove si è generato l’odio, dove i figli non sono stati accettati. I discorsi di questi giorni non hanno senso».
(da agenzie)

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LO SCANDALO DEL PNRR, ASSUNZIONI FERME NEGLI ENTI LOCALI: “NON VENGONO A LAVORARE PER GLI STIPENDI BASSI”

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

SOTTO ACCUSA I CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO

Il totale è un – 0,12%. L’opera di rafforzamento del personale della Pubblica Amministrazione per l’attuazione del Pnrr non sta avendo il successo sperato. Le proiezioni della Ragioneria Generale dello Stato dicono il tentativo di allargare gli organici di Regioni, Province, Comuni e Città Metropolitane sta procedendo a rilento.
Anzi, peggio: l’anno scorso i dipendenti sono diminuiti di qualche centinaio. A differenza, spiega oggi Il Sole 24 Ore, di quel che è accaduto nel resto della Pa dove un piccolo aumento di dipendenti si incontra quasi ovunque.
Anche le agenzie fiscali hanno perso lavoratori. Nelle città metropolitane e nelle province si è verificato il crollo maggiore: l’anno scorso il personale si è ridotto dello 0,97% e dello 0,99%. A fine 2021 un emendamento al decreto Pnrr-1 del governo Draghi ha introdotto un meccanismo di spazi aggiuntivi per le assunzioni a tempo. Nelle stime avrebbe dovuto portare fino a 15 mila tecnici ed esperti nei Comuni. Ci sono stati 2.492 nuovi ingressi, meno di un quinto del previsto.
Le cause e le conseguenze
Le spiegazioni per questo flop sono molte. La prima è che il decreto che ha ripartito i 30 milioni destinati a pagare i tecnici è arrivato 14 mesi dopo la norma che lo prevedeva. Ma soprattutto, come ha detto il presidente dell’Anci Antonio Decaro, «i professionisti non vengono a lavorare da noi». Perché l’incrocio fra il tempo determinato e i livelli retributivi più bassi non rende appetibili i posti. E nella ripresa post-pandemia tutti partecipano a più selezioni per poi scegliere quella più conveniente economicamente. Ma oltre alle cause c’è il problema delle conseguenze. I 40 miliardi che il Piano indirizza agli enti territoriali passano attraverso quasi 6mila «soggetti attuatori». Tra questi i comuni impegnati in almeno un investimento sono 5.708. E l’80% di loro ha meno di 10mila abitanti. Gli uffici tecnici sono spesso all’osso e tra poco si entrerà nella fase di bandi e aggiudicazioni. Con il rischio che alla fine si blocchi tutto.
(da agenzie)

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NINNA NANNA NINNAOOOO, QUESTO LOLLO A CHI LO DOOO?

Marzo 21st, 2023 Riccardo Fucile

GIORGIA MELONI AL SENATO PARLA DI GEOPOLITICA E IL COGNATO, IL MINISTRO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, SI ADDORMENTA, STANCO E SCOMPOSTO

In vista del Consiglio europeo del 23 e 24 marzo 2023, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta al Senato con ministri e viceministri assisi al tavolo del governo.
L’unico fuori, seduto su una sedia il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida di cui si nota la posizione poco composta, gambe divaricate, stomaco in bella vista.
Particolarmente affaticato e deconcentrato, si sfiora il viso – proprio come i neonati con i loro movimenti inconsapevoli durante il sonno – per poi sfinito crollare appennicandosi cullato dalle voce della cognata.
(da Dagoreport)

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INCREDIBILI REGOLE DELLA QUESTURA DI MILANO: RICHIEDENTI ASILO ACCAMPATI DI NOTTE IN FILA PER POTER AVERE UN APPUNTAMENTO PER LA PRESENTAZIONE DELLA RICHIESTA DI ASILO

Marzo 21st, 2023 Riccardo Fucile

UN SOLO GIORNO ALLA SETTIMANA PER AVANZARE LA RICHIESTA… LA SOLUZIONE ESILARANTE DELLA QUESTURA DOPO AMPI STUDI: INVECE CHE 120 APPUNTAMENTI OGNI 7 GIORNI, PASSIAMO A 240 OGNI 15 GIORNI… QUALCUNO LI AVVISI CHE HANNO INVENTATO INTERNET E IL TELEFONO PER PRENOTARE

Che le nuove regole non avrebbero risolto il problema, era apparso evidente già dalle prime anticipazioni. Ancora una volta, nella notte tra lunedì e martedì 21 marzo, infatti, centinaia di persone richiedenti asilo si sono radunate in via Umberto Cagni. La speranza è sempre la stessa, ottenere un appuntamento dagli addetti all’ufficio Immigrazione della Questura di Milano, così come l’esito: tante persone che aspettano, scontri con la polizia e pochi che riescono a entrare.
Fuori dalla caserma Annarumma, infatti, anche la scorsa notte gli agenti della polizia hanno dovuto eseguire alcune cariche di alleggerimento per placare la ressa che si era creata. Qualcuno è rimasto ferito, dalle prime informazioni sembrerebbe in modo non grave. Un 26enne è stato trasportato in codice giallo all’ospedale Niguarda di Milano per una ferita alla testa. Un 44enne, invece, è stato trasportato sempre al Niguarda in codice verde per un trauma da caduta. Sarebbe, infatti, finito contro le transenne che delimitano l’area dell’ingresso della caserma.
Le nuove regole della Questura
Questa è una situazione che va avanti da molti mesi e che si è ripetuta ogni notte tra domenica e lunedì fino allo scorso 5 marzo. Le tensioni tra le persone che cercano di essere ricevute per presentare le loro richieste di protezione internazionale e i pochi agenti incaricati di tenere sotto controllo la situazione, hanno portato anche a episodi di violenza come manganellate e lanci di lacrimogeni.
Il problema principale era che gli appuntamenti che venivano fissati ogni settimana erano troppo pochi in confronto al numero di persone che li richiedevano. Per questo motivo, già dal venerdì precedente in molti si accampavano in via Cagni sperando di essere tra i primi della fila.
Ammessa l’esistenza del problema, dalla Questura hanno ideato un piano: a partire da questa settimana, non vengono accettate solo 120 persone alla volta, ma 240. Tuttavia, nulla è cambiato: queste richieste, infatti, non vengono più accettate di settimana in settimana, ma ogni 15 giorni. “Il numero di persone che entrerà sarà sempre lo stesso”, hanno fatto notare i volontari dell’Associazione Naga di Milano, intervistati da Fanpage.it, “non è nulla di risolutivo”.
(da Fanpage)

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