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IL BARCONE DEL NAUFRAGIO DI CUTRO TENUTO INSIEME CON GRAFFETTE E CHIODI ARRUGGINITI

Marzo 11th, 2023 Riccardo Fucile

I RESTI DELL’IMBARCAZIONE RECUPERATI DAI VIGILI DEL FUOCO

Erano graffette e chiodi arrugginiti a tenere insieme il fasciame dello scafo del Sammer Love naufragato a Steccato di Cutro. Il legno era marcio e scrostato. I resti del barcone su cui erano i naufraghi sono sulla spiaggia della cittadina in provincia di Crotone.
La foto che oggi pubblica il Corriere della Sera mostra quel che resta dell’imbarcazione recuperata dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco. Con tutte le sue anomalie strutturali. Che possono essere state causate dall’impatto con le rocce presenti nei fondali a poche decine di metri dal naufragio. Ma anche dalle condizioni del peschereccio. Che si è disintegrato nell’impatto causando morti e dispersi: ieri è stato trovato il corpo della 73esima vittima. Una bambina di 6 anni. Con lei sono 29 i minori morti: 20 avevano tra gli 0 e i 12 anni di età. «Dalle foto è difficile stabilire quali parti del barcone siano quelle recuperate e se rappresentano la prua, la poppa o i laterali.
Diventa quindi arduo fare un’analisi tecnica sulle condizioni e, soprattutto, accertare la spugnosità del legno, o, se i chiodi arrugginiti hanno contribuito a staccare i rinforzi dell’intelaiatura del barcone», spiega al quotidiano Marco Ferrando, docente di ingegneria navale all’Università di Genova.
L’imbarcazione ha avuto anche un’avaria al motore: «Una barca con quel mare e con un motore in panne non è governabile. In ogni caso gli scafisti si sono presi un rischio avvicinandosi così tanto alla riva».
(da agenzie)

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STRAGE DI CUTRO E PARTY DI SALVINI, L’AMAREZZA DEI PARENTI: “ENNESIMO SCHIAFFO”

Marzo 11th, 2023 Riccardo Fucile

“IO HO L’ORRORE DI QUEI CORPI IN TESTA, NON RIESCO A DIMENTICARLI E LORO NON SONO NEPPURE VENUTI A DIRCI UNA PAROLA DI CONFORTO”

È la strage dei bambini quella che si è consumata il 26 febbraio a Cutro, in provincia di Crotone. A poche ore dalla manifestazione “Fermiamo la strage subito!” il mar Jonio ha restituito il corpo di un’altra bambina, di età compresa presumibilmente tra i quattro e i cinque anni, portando a 74 il numero delle vittime.
E mentre in Calabria ancora si cercavano cadaveri e si soccorrevano centinaia di persone in mare, a Como il ministro dei Trasporti Matteo Salvini festeggiava il cinquantesimo compleanno con un party a sorpresa, nel quale la premier Giorgia Meloni ha cantato insieme a lui “La canzone di Marinella” di Fabrizio De André, immortalata in un video che è già diventato virale. Un ennesimo schiaffo alle vittime del naufragio, dicono ora a Crotone.
Anche coloro che hanno lasciato la Calabria sono indignati: “Ognuno è libero di fare quello che vuole, tutti vorremmo essere felici e festeggiare qualcosa ma noi oggi siamo in lutto e non abbiamo nulla da festeggiare” ha detto Alidad Shiri, che nel naufragio ha perso il cugino 17enne Atiqullah.
Era stato lui, il 10 marzo a scagliarsi contro la scelta del Governo di non fare visita ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime il giorno in cui è stato convocato il Consiglio dei ministri a Cutro. E, dopo la pubblicazione del video della festa per il compleanno di Salvini, si dice disgustato: “Non voglio fare un commento politico perché non sono un politico, ma è tutto terribilmente triste. Io ho l’orrore di quei corpi nella testa, non riesco a dimenticarli e loro non sono neppure venuti a dirci una parola di conforto”.
Shiri ha lasciato la Calabria per cercare di tornare alla propria vita in una città del nord ma il suo pensiero è costantemente rivolto al cugino: “Ho ancora la speranza che sia vivo, magari che si sia allontanato quella notte stessa dell’arrivo dopo aver raggiunto la riva a nuoto”. Speranza flebile, a dire il vero, perché a parte uno scafista pare che nessun altro si sia staccato dal gruppo delle persone che sono state soccorse in spiaggia. “Mi auguro che le ricerche proseguano” ha detto.
E così, del resto, sta avvenendo. Anche in questa mattinata di vento sferzante, che alza la sabbia sulla spiaggia di Steccato di Cutro in cui si ammassano i rottami dell’imbarcazione e da cui vigili del fuoco, volontari, guardia di finanza e guardia costiera continuano a scrutare il mare incessantemente.
Sono stati proprio i sommozzatori della guardia costiera a trovare il corpo di un’altra bambina, che ha portato a settantaquattro il numero delle vittime, trenta delle quali minorenni e ventuno sotto i 12 anni. La permanenza in acqua di quasi 15 giorni ha reso il cadavere praticamente irriconoscibile cancellando ogni particolare. Sulla spiaggia è arrivato il medico legale con la polizia scientifica per i rilievi e per provare a scorgere dei segni particolari, anche dagli indumenti indossati, per poter effettuare l’identificazione.
Trentadue, invece, le salme che sono rimaste nel palazzetto dello sport di Crotone, davanti al quale i cittadini continuano a portare fiori, lumini e poesie. Da lì anche oggi partiranno altri feretri alla volta dei paesi d’origine dei migranti, quasi tutti diretti in Afghanistan. Entro martedì la struttura dovrebbe essere svuotata.
E mentre il Palamilone si svuota di cadaveri, il centro di accoglienza Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto si riempie di nuovo. 487 migranti sono sbarcati, dopo la mezzanotte, da un peschereccio malandato scortato dalla guardia costiera fino al porto di Crotone. Il peschereccio è stato intercettato nel pomeriggio di ieri a circa 70 miglia dalla costa calabrese a seguito di una segnalazione di Frontex. Le unità navali della Guardia costiera lo hanno agganciato al largo dalla costa crotonese e, con l’aiuto del rimorchiatore “Alessandro Secondo” sono riusciti a condurlo al sicuro nel porto nonostante le pessime condizioni ed il sovraffollamento dell’imbarcazione. Nei loro volti – hanno detto Carmelo Bossi e Matteo Castellini dell’equipaggio del rimorchiatore Alessandro Secondo – abbiamo visto la paura ed il terrore perché hanno dovuto affrontare questa traversata terribile su quello scafo messo malissimo per scappare dalla loro terra”.
Dai dati raccolti dall’ufficio immigrazione della questura di Crotone tra i migranti soccorsi ci sono 370 pakistani, 85 egiziani, ma anche siriani e afgani. Complessivamente ci sono una quarantina di minori. Dalle nazionalità dei migranti che si trovavano a bordo, si ipotizza che il viaggio sia iniziato dal porto di Tobruk in Libia (punto di incontro tra Pakistan ed Egitto) e non dalla Turchia come avviene di solito. La traversata è durata 5 giorni. Sono in corso le indagini per individuare gli scafisti ed accertare il porto di provenienza della imbarcazione. Tutti, al momento, sono al centro di Isola. Da dove nelle prossime ore dovrebbero ripartire verso altre destinazioni. “In questa struttura c’è un flusso continuo – ha detto il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce – lo chiamano dinamico ma spesso porta i numeri delle persone presenti ben oltre la capienza. Adesso c’è l’attenzione dell’Italia rivolta verso questi luoghi a causa della tragedia di Cutro ma qui gli arrivi di migranti avvengono senza soluzione di continuità, come anche i soccorsi. E anche questo dimostra che quella notte qualcosa non ha funzionato”.
(da La Repubblica)

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COSA NON TORNA SULLA STRAGE DI CUTRO: UN “MAYDAY” E’ STATO LANCIATO VIA RADIO NEL MAR JONIO 24 ORE PRIMA CHE IL CAICCO SI SCHIANTASSE DAVANTI A STECCATO DI CUTRO

Marzo 11th, 2023 Riccardo Fucile

ADESSO QUELLA RICHIESTA DI AIUTO DIVENTA OGGETTO DELL’INDAGINE: BISOGNERA’ CAPIRE PERCHÉ QUEL SEGNALE, CLASSIFICATO COME “SAR CASE 384”, NON È STATO “ABBINATO” ALLA SEGNALAZIONE DI FRONTEX CHE AVVISTÒ POI IL BARCONE 40 MIGLIA AL LARGO DELLE COSTE CALABRESI

Se n’era parlato pochi giorni dopo il naufragio: un «mayday» lanciato via radio nel mar Jonio, da posizione sconosciuta, circa 24 ore prima che il caicco Summer Love si schiantasse davanti a Steccato di Cutro.
Adesso quel «mayday» diventa oggetto dell’indagine sui mancati soccorsi della notte fra il 25 e il 26 febbraio.
Più precisamente: fra i passaggi dell’inchiesta ci sarà anche un approfondimento sul perché quel «mayday», classificato come «Sar case 384», non è stato «abbinato» (come dicono i tecnici) alla segnalazione di Frontex che avvistò poi il barcone 40 miglia al largo delle coste calabresi.
C’è una richiesta di soccorso, il coordinamento Sar chiede «a tutte le unità navali dello Jonio» di «prestare attenzione» ma nessuno avvista barche in difficoltà. Possibile che 23 ore dopo non scatti il collegamento fra il «mayday» e la segnalazione del caicco, sia pure avvistato in quel momento non in pericolo ma con «possibili persone sotto coperta» (quindi migranti)?
L’informazione del «Sar case 384» è arrivata — da Roma — alle singole capitanerie di porto? A giudicare dalla relazione di servizio della Guardia costiera si direbbe di sì. Ma non tornano né il giorno né gli orari del «Sar case 384» già noto.
Finora si era parlato di una richiesta di soccorso datato 25 febbraio, ore 4.57. L’allegato della Guardia costiera riferisce invece dell’evento 384 datato 24 febbraio e allarme partito alle ore 20.51. Perché lo stesso evento, classificato con lo stesso numero, non coincide nei tempi? Sono stati confusi due eventi diversi?
La Guardia costiera descrive una serie di attività per rintracciare (inutilmente) «il chiamante» del mayday. «Alle 21.01 la Centrale operativa di Roma contatta Roccella e annotando la conversazione scrive: il chiamante parlava in inglese, la comunicazione non sembrava riconducibile al fenomeno migratorio, anche tenuto conto del tono della voce e che non sembrava concitata».
Dunque la chiamata di aiuto non sembra credibile ma la Guardia costiera chiede lo stesso a Frontex un sorvolo di controllo e «chiede di trasmettere in streaming le immagini del pattugliamento nelle acque italiane». Il velivolo «non rileva situazioni di pericolo» e l’intervento si chiude con le «chiamate radio per tutta la notte».
(da Il Corriere della Sera)

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MENTRE A CUTRO VENIVA RITROVATO IL CORPO DI UNA BAMBINA, LA 74ESIMA VITTIMA, NEL COMASCO ANDAVA IN ONDA LA FESTA E IL KARAOKE DI MELONI, SALVINI E BERLUSCONI (E LORO CONVIVENTI)

Marzo 11th, 2023 Riccardo Fucile

UN CENTINAIO GLI INVITATI: AMICI STRETTI, PARENTI E LEGHISTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO. PRESENTE ANCHE ANTONIO ANGELUCCI, CHE HA DA POCO ACQUISTATO IL 70% DEL “GIORNALE” DAL CAV… IL “CAPITONE” E LA MELONI CANTANO “LA CANZONE DI MARINELLA”

Ci voleva la festa per i 50 anni di Matteo Salvini, organizzata in gran segreto da Francesca Verdini in un agriturismo fighetto a Uggiate Trevano, in provincia di Como, per far sedere allo stesso tavolo Berlusconi e Meloni (con la “moglie” Marta Fascina il primo, con Giambruno e figlia Ginevra al seguito la seconda).
Un centinaio gli invitati, tra amici strettissimi, parenti, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, e i ministri leghisti Giancarlo Giorgetti, Giuseppe Valditara e Roberto Calderoli.
Presente al party anche Antonio Angelucci, l’editore di “Libero” e de “il Tempo”, che ha da poco acquistato il 70% de “il Giornale” dal Cav (contro la sua volontà).
Oltre ai presenti, stanno facendo rumore anche i grandi assenti: Licia Ronzulli, Attilio Fontana, Vittorio Feltri, Augusto Minzolini, Maurizio Belpietro e Vittorio Sgarbi.
Il menù? Due primi e un secondo: pacchero al ragù bianco ed emulsione di prezzemolo, risotto alle erbe aromatiche e spinaci e manzo scottato e verdurine di stagione dell’orto.
Mentre a Cutro si ritrovava il corpo dell 74esima vittima nel naufragio, una bambina.
(da Dagoreport)

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COSA RESTA DELLA SANITÀ PUBBLICA? BEN POCO. IN 16 REGIONI ITALIANE SU 21 LE STRUTTURE SANITARIE PUBBLICHE EROGANO PIÙ INTERVENTI IN FORMA PRIVATA (“INTRAMOENIA”) CHE QUELLI COPERTI “DALLA MUTUA”

Marzo 10th, 2023 Riccardo Fucile

I PAZIENTI SONO OBBLIGATI A SBORSARE UN MUCCHIO DI QUATTRINI PER NON DOVER ASPETTARE MESI PER FARE UN ESAME E CURARSI… UN CITTADINO SU DIECI RINUNCIA ALLE CURE PER DIFFICOLTA’ ECONOMICHE

Dietro le liste di attesa che si allungano all’infinito ci sono senz’altro la carenza di medici e l’obsolescenza di macchinari come Tac e risonanze. Ma a costringere gli assistiti ad aprire il portafoglio per aggirarle o a rinunciare proprio alle cure c’è anche il fenomeno di Asl e ospedali pubblici che, in barba alle leggi, erogano più prestazioni in modalità «solvente» che in regime Ssn.
Così le aziende sanitarie risanano i propri bilanci e il 42% dei medici che fa il doppio lavoro rimpinguano per bene lo stipendio, mentre le famiglie italiane sono arrivate a spendere oltre 1.700 euro l’anno per curarsi.ù
A svelare l’altra faccia dello scandalo liste d’attesa sono due relazioni di oltre 150 pagine ciascuna sulla cosiddetta «intramoenia», l’attività privata che i medici esercitano appunto all’interno delle strutture pubbliche.
Ma di privato se ne fa già tanto anche nel pubblico. Infatti dopo il calo legato al Covid del 2020, la spesa degli assistiti per l’«intramoenia» nel 2021 è salita da 816 milioni a un miliardo e 86 milioni, riportandosi così vicina ai livelli pre-pandemici.
Ma a scandalizzare è il fatto che in ben 16 regioni su 21 ci sono strutture sanitarie pubbliche che erogano più interventi in forma privata che non in regime mutualistico. Con casi al limite dell’assurdo che spuntano dalle tabelle relegate tra gli allegati della relazione al Parlamento.
All’ospedale Salvatore Paternò in Sicilia gli interventi al cristallino eseguiti privatamente sono qualcosa come 140 volte più numerosi di quelli fatti dal pubblico. Al Cardarelli di Napoli e al Policlinico di Parma le ecografie eseguite privatamente per ostetricia sono due volte tanto quelle eseguite in regime Ssn.
Al Rummo, in Campania, le visite pneumologiche private sono il 250% di quelle fatte nel pubblico. Di test cardiovascolari da sforzo all’ospedale Moscati in Calabria privatamente se ne fanno il triplo che nel pubblico. E la quota dei solventi supera il 300% all’Arnas Garibaldi in Sicilia.
Le elettromiografie eseguite in forma privata all’ospedale romano San Giovanni sono il doppio di quelle in regime Ssn, mentre 165% è la percentuale di privato per lo stesso esame alla Asl di Biella in Piemonte. All’ospedale umbro di Umbertide è sicuramente più facile ottenere pagando un intervento a orecchio, naso, bocca e gola, visto che la quota di privato è circa il 220% di quella assicurata gratuitamente grazie alle tasse che versiamo per il servizio sanitario nazionale.
Di esempi se ne potrebbero fornire molti altri ed è inutile dire che, mentre nel pubblico – secondo l’ultimo report di Cittadinanzattiva – si arrivano ad attendere fino a 720 giorni per una mammografia, un anno per Tac e risonanze, pagando nel 57% dei casi si aspettano meno di 10 giorni, tra gli 11 e i 30 per le visite specialistiche, tra i 30 e i 60 per gli accertamenti diagnostici in un altro 28% di casi, mentre ad attendere oltre è solo il 14% dei solventi.
(da “la Stampa”)

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RIFORMA FISCALE IN ARRIVO, OVVIAMENTE LE NUOVE TRE ALIQUOTE IRPEF FAVORIRANNO IL CETO MEDIO ALTO

Marzo 10th, 2023 Riccardo Fucile

L’ENNESIMA MARCHETTA DELLA DESTRA ASOCIALE AI BENESTANTI E IN CULO AI POVERI

Filtrano nuove informazioni sulla riforma fiscale del governo Meloni, annunciata alcuni giorni fa e che dovrebbe arrivare al Consiglio dei ministri entro marzo, forse già la prossima settimana.
La sottosegretaria Sandra Savino ha chiarito alcune delle modifiche alle tasse che il governo ha intenzione di apportare, e alcuni documenti di presentazione del testo ha dato ulteriori indicazioni.
La legge delega – che darà al governo il mandato per scrivere una riforma fiscale – avrà 21 articoli. Quando questa sarà approvata, prima dal governo a marzo e poi dal Parlamento entro maggio, il governo avrà due anni esatti per approvare tutti i decreti necessari a completare la riforma del fisco.
Questo, almeno, è il piano dell’esecutivo di Giorgia Meloni. Entro il primo anno si farà una ‘pulizia’ delle norme già esistenti, raggruppandole, coordinandole con le leggi europee ed eliminando quelle non più attuali. Entro il secondo anno si procederà con le modifiche vere e proprie.
Cosa cambia con le tre aliquote Irpef e chi ci guadagna
Ciò che si sa, perché confermato da diverse fonti di governo, è che si intende riformare le aliquote fiscali dell’Irpef, riducendole da quattro a tre e con “aliquote più basse”, si legge nei documenti di presentazione della riforma.
Ci saranno, quindi, tre scaglioni di reddito invece di quattro. Il governo non ha ancora definito quali saranno le quote di tassazione e le soglie di reddito, ma le ipotesi diffuse sono principalmente due.
La situazione attuale prevede quattro scaglioni: al 23% fino a 15mila euro di reddito, 25% tra i 15mila e i 28mila euro, 35% tra i 28mila e i 50mila euro e infine 43% sopra ai 50mila euro.
Per la riforma, una possibilità è che la prima aliquota sia fissata al 25%, la seconda al 33% e la terza 43%.
La seconda possibilità, invece, è che la prima aliquota sia al 23%, con le altre al 33% e al 43%. Come detto, non sono stati definite le soglie di reddito esatte, ma secondo alcune ipotesi questa divisione dovrebbe agevolare soprattutto i redditi medio-alti.
La legge delega prevederà un intervento anche sull’Iva: si parla di “razionalizzazione del numero e delle aliquote”. Una delle ipotesi è che si porti l’Iva a zero su alcuni beni considerati essenziali. Il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha detto che anche la normativa europea prevede l’aliquota zero, ma “ci si deve lavorare”.
Se venisse messa in atto, come fatto per i vaccini contro il Covid-19, i prodotti interessati potrebbero essere alimentari essenziali come pasta, pane, latte, acqua, carne e pesce. Ma siamo sicuri che i commercianti abbasseranno anche se di poco i prezzi?
Ires più bassa per le aziende che investono in innovazione o assumono
L’intenzione del governo è di introdurre una Ires – imposta sul reddito delle società – con due aliquote. Una resterebbe al 24% come adesso, mentre un’altra sarebbe più bassa e si applicherebbe a chi fa certi tipi di investimenti o nuove assunzioni.
In particolare, verrebbe premiato con una tassa più bassa chi investe in beni strumenti innovativi in un breve arco di tempo. Un’altra possibilità che l’Ires più bassa venga usata anche per spingere ad assumere persone che percepiscono il reddito di cittadinanza.
In parallelo, invece, si va verso un superamento dell’Irap. L’imposta regionale dovrebbe essere superata da una “sovraimposta” con una base imponibile “corrispondente a quella dell’Ires”.
Meno controlli per le aziende se accettano la dichiarazione precompilata delle Entrate
Uno dei cambiamenti anticipati riguarda anche i controlli per le aziende. L’Agenzia delle Entrate, infatti, dovrebbe preparare una dichiarazione dei redditi precompilata biennale per le piccole imprese. Lo farà sfruttando i dati a sua disposizione sui bilanci dell’azienda.
Se le imprese aderiranno all’iniziativa, non riceveranno controlli o accertamenti per i due anni previsti. Altrimenti ci saranno controlli immediati. Per le grandi aziende, invece, si andrebbe verso un modello detto di “cooperative compliance”, che sostanzialmente permetterebbe una sorta di negoziato tra l’Agenzia delle Entrate e l’azienda in questione.
(da Fanpage)

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ANGELUCCI PORTA IN DOTE A GIORGIA MELONI “IL GIORNALE” E L’INTERO NETWORK DI QUOTIDIANI DI DESTRA

Marzo 10th, 2023 Riccardo Fucile

COSA SPINGE GLI ANGELUCCI A INVESTIRE NELL’EDITORIA? LA CARTA STAMPATA SERVE A ENTRARE NEI SALOTTI BUONI: FANNO GOLA GLI AFFARI DELLA SANITÀ IN LOMBARDIA, VISTO CHE QUELLI DEL LAZIO SONO GIÀ SOTTO CONTROLLO

Antonio Angelucci compra giornali. Dopo Libero e Il Tempo ora sta per aggiungere anche Il Giornale alla sua collezione. Silvio Berlusconi ha provato a resistere fino all’ultimo, opponendosi alla vendita propugnata dalla figlia Marina e dal fratello Paolo. Settanta per cento Angelucci, trenta ai Berlusconi. Il comitato di redazione l’ha comunicato ai cinquanta giornalisti: il passaggio delle azioni avverrà entro giugno. In redazione si parla di perdite annue pari a quattro milioni di euro. Troppi per la famiglia. Prima della pandemia era stata chiusa la redazione romana, un segnale di totale dismissione per un foglio politico.
Che ne se fa Antonio Angelucci di un terzo quotidiano d’area? Cantano tutti nel coro del centrodestra.
Il Giornale, diretto da quasi due anni da Augusto Minzolini, in realtà seguiva uno spartito diverso. Le aveva cantate ai No Vax, per esempio. Giorgia Meloni in privato si è lamentata spesso per l’eccesso di autonomia filo Forza Italia della testata milanese. A palazzo Chigi avevano fatto uno studio sui pezzi giungendo alla conclusione che fossero addirittura tra i più ostili, quelli che venivano intervistati di più erano i forzisti di lotta e governo, Giorgio Mulé e Licia Ronzulli; così Angelucci, dicono, l’ha comprato anche per portarglielo in dote.
L’ambizione è più vasta. Punta a un polo editoriale meloniano. Il sogno è aggiungervi l’acquisto de La Verità
Il disegno consisterebbe nell’acquisirne il possesso e lasciare al suo posto – pagato a peso d’oro con un contratto di dieci anni – il suo fondatore. Belpietro ha smentito.
Cosa muove invece don Antonio? I giornali come biglietti da visita per entrare nei salotti buoni. Fanno gola gli affari della sanità in Lombardia. Quelli del Lazio sono già sotto controllo. Tutta l’operazione scommette sulla lunga permanenza della premier al potere.
A sua volta Meloni ha capito che la carta stampata ha ancora il suo peso nella formazione della pubblica opinione. Al Giornale ci aveva fatto un pensierino del resto anche Urbano Cairo, il proprietario del Corriere della Sera.
Augusto Minzolini rimarrà? Molti puntano sul suo abbandono, quando i giochi saranno fatti. Antonio Angelucci, 79 anni, invece è in Parlamento da quindici anni ma nessuno conosce la sua voce. Non dà interviste, non partecipa al dibattito pubblico. Riesce a farsi eleggere regolarmente dal centrodestra sin dal 2008 risultando sempre in fondo nella classifica delle presenze elaborate da Openpolis, e in cima in quelle per il reddito.
Alle ultime politiche voleva candidare uno dei figli con Fratelli d’Italia. Una strana concezione della politica. E dell’editoria. Nel 2006 acquistò anche un piccolo giornale di sinistra, Il Riformista, e lo insediò a Botteghe Oscure, la mitica sede del Pci. Di fronte vi parcheggiava il suo Ferrari di colore giallo.
(da a Repubblica)

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SMONTIAMO UNA VOLTA PER TUTTE LA STORIELLA DEL “NON SI TROVA PERSONALE, MA I GIOVANI NON HANNO VOGLIA DI LAVORARE”

Marzo 10th, 2023 Riccardo Fucile

A SMASCHERARE QUESTA NARRAZIONE CI HA PENSATO LA GIORNALISTA CHIARA TADINI, CHE SI È MESSA A RISPONDERE AGLI ANNUNCI PER UN POSTO ESTIVO SULLA RIVIERA ROMAGNOLA… RISULTATO? TURNI MASSACRANTI (E ILLEGALI) E STIPENDI DA FAME, SPESSO IN PARTE AL NERO

“Non si trova personale”. “I giovani non hanno più voglia di lavorare”. “Non c’è più spirito di sacrificio, preferiscono stare sul divano a prendere la disoccupazione”. Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito o letto sulle pagine dei giornali queste frasi ripetute dagli imprenditori?
Non fanno eccezione quelli del settore turistico, con centinaia di appelli lanciati a mezzo stampa o social in cui albergatori, ristoratori e titolari di stabilimenti balneari denunciano la difficoltà nel reperire baristi, camerieri, cuochi, animatori e altre figure lavorative del comparto.
Ho provato a candidarmi ad alcune offerte di lavoro stagionale sulla riviera romagnola, mettendo in curriculum le mie reali esperienze nel settore turistico (e omettendo, per ovvi motivi, la laurea in giornalismo e le mie attività lavorative in ambito giornalistico). Le proposte ricevute, purtroppo, hanno confermato i miei dubbi sull’affidabilità degli appelli degli imprenditori balneari.
Tra le offerte di lavoro alle quali ho risposto inviando il mio (finto) curriculum, c’è un hotel a tre stelle della zona tra Cesenatico e Bellaria. L’annuncio pubblicato online dava poche informazioni: si cerca animatrice o animatore, preferibilmente con un anno di esperienza, preferibilmente conoscenza della lingua inglese, contratto a tempo determinato, turno diurno e stipendio 1.000-1.200 euro al mese. Non passano neanche cinque minuti dall’invio della mia candidatura che vengo ricontattata telefonicamente dal titolare.
Innanzitutto non mi era mai capitato di ricevere una risposta in maniera così rapida; oltre a questo, mi stupisce la gentilezza della persona dall’altra parte del telefono, che fa di tutto per mettermi a mio agio e si aspetta che sia io a fargli una proposta di retribuzione.
Il tutto con una semplice chiamata telefonica nel quale non mi chiede neanche di descrivere le mie esperienze precedenti (che ho appena abbozzato nel curriculum): sembra quasi che stia aspettando solo che io dica “Ok, accetto” per offrirmi il lavoro.
L’albergatore mi spiega che in passato si è rivolto alle agenzie di animazione per l’invio di animatori, ma di avere avuto problemi perchè “sono ragazzi pagati poco e inquadrati male”. Sembra una buona partenza. Prosegue spiegandomi subito gli orari di lavoro: due ore al mattino, dalle 10 a mezzogiorno, poi tre ore al pomeriggio, due ore di pausa per la cena e di nuovo dalle 20.30 fino alle 10 di sera.
Benissimo, visto che sembra già deciso a offrirmi il lavoro passo subito al sodo: contratto e retribuzione. “Considera che noi non possiamo assumerti come animatrice, ma ti assumeremo come tuttofare come abbiamo fatto in precedenza con altre animatrici”.
Perchè non può assumermi come animatrice? Forse perchè il tuttofare è il livello di inquadramento più basso del Ccnl del turismo…?
Ma lui continua: “Per quanto riguarda lo stipendio dimmi tu, a quanto pensavi?”. La butto sul ridere: “Beh allora direi 10mila euro al mese”. Dopo un rapido scambio di battute arriva la proposta, quella vera. “Io offro 1.200 euro al mese, che non sono pochi”. In effetti ho visto di peggio, anche se in questa offerta si richiede anche il lavoro serale, che per legge deve essere pagato di più.
“Naturalmente non saranno proprio 1.200 in busta paga”. Alt: in che senso? L’albergatore farfuglia un po’: “Mah, adesso devo sentire bene con il commercialista… Sai, una parte dei soldi si dà in busta paga… L’altra fuori busta…”. Cioè in nero? “Si esatto, fuori busta”. Ma come? Non erano le agenzie di animazione quelle che pagavano poco e male? Ringrazio per l’offerta e riaggancio.
Un secondo imprenditore mi chiama un paio d’ore dopo l’invio del mio curriculum. La posizione da ricoprire, si legge nell’annuncio, è quella di barista in un bar in spiaggia poco lontano dall’hotel della prima offerta. “Tempo parziale mattina dalle 7.30 alle 15.30” (e già viene da chiedersi perchè scrivano tempo parziale se poi la giornata lavorativa è la classica full time da otto ore).
La prima cosa che mi specifica il titolare è che in realtà stanno cercando un “aiuto barista”. Gli orari sono quelli, dal lunedì alla domenica senza giorno di riposo – cosa illegale: il dipendente stagionale, alla pari di qualunque altro dipendente, ha diritto a 24 ore di riposo consecutive settimanali, e se la norma non viene rispettata le multe possono arrivare fino a 10mila euro.
Passiamo a contratto e retribuzione, e qui la situazione si fa davvero confusionaria. “Il contratto è a tempo determinato per tre mesi, però devo sentire con il commercialista se posso farti anche un contratto da apprendista, perchè con quello riesco a darti qualcosa in più in busta paga e a pagare meno contributi”.
Mi pare strano: un apprendista è pagato più di un non apprendista? Provo a chiedere delucidazioni: “Ma intendi il contratto di apprendistato? Perchè in tal caso la retribuzione è inferiore, non superiore a quella di un normale dipendente”. “Ah… Non lo so… Non me ne intendo…”. Vabbè, confidiamo nell’eventuale aiuto del commercialista.
Ma lo stipendio per un normale contratto a tempo determinato qual è? “1.100 euro”. Lordi o netti? La mia domanda lo spiazza: “Oddio non lo so, io faccio un bonifico da 1.100 euro… Sei la prima che me lo chiede in tanti anni”.
Terzo imprenditore, titolare di due stabilimenti balneari nella stessa zona dei primi due colloqui. “Cerchiamo due bariste, ma facciamo una gran fatica a trovare personale”, premette subito. Poi mi spiega le mansioni, che vanno ben oltre quelle della semplice barista: “Siamo in pochi e quindi tutti fanno tutto, dal preparare i caffè, al servirli al tavolo, alle pulizie, alla cassa, a darmi una mano a me ai fornelli”.
Lavoro anche di cucina quindi: bene, di solito il settore è pagato di più. La stagione è quella che qui viene definita “lunga”, da Pasqua fino a metà settembre. La giornata lavorativa va dalle 8 del mattino alle 20.15 di sera e si lavora su turni di 8 ore e mezza.
Chiedo informazioni sul giorno di riposo: “Eh qui siamo in pochi, non riusciamo a fare il giorno di riposo”. Questo significa lavorare per più di 5 mesi full-time senza neanche un giorno per rifiatare. E chi ha mai “fatto una stagione”, come si dice nel settore, sa bene quanto siano massacranti le giornate di lavoro. Bene, passiamo all’argomento retribuzione. “Il primo mese io do 1.300 euro, poi se la ragazza va bene si passa a 1.500”. Lordi o netti? Anche in questo caso ricevere una risposta precisa è quasi impossibile:
“1.300 sono quelli in busta paga… Non so… Io do quelli… Immagino siano lordi”. Anche se fossero netti, comunque, significherebbe meno di 5 euro all’ora. Figuriamoci netti. “Grazie per l’offerta, ci penso e in caso ci risentiamo”.
Chiara Tadini
(da Today)

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IL CONSIGLIO DI STATO ASSESTA UNO SGANASSONE ALLA MELONI SULLE CONCESSIONI BALNEARI: LA PROROGA AL 2024, APPENA APPROVATA DAL PARLAMENTO, È ILLEGITTIMA E DEVE ESSERE DISAPPLICATA

Marzo 10th, 2023 Riccardo Fucile

LA SENTENZA DEI GIUDICI AMMINISTRATIVI SI APPLICA ANCHE ALLA NORMA INSERITA CON IL DECRETO MILLEPROROGHE PER ACCONTENTARE I BALNEARI, GRANDI SOSTENITORI DI MELONI E SALVINI

È illegittima qualsiasi proroga automatica sulle concessioni balneari, compresa quella fino al 31 dicembre 2024 disposta pochi giorni a dal decreto milleproroghe.
Lo ha deciso la sesta sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2192 del 1° marzo, che si è pronunciata incidentalmente anche sulla recentissima proroga di un anno, a distanza di appena cinque giorni dalla sua approvazione, dichiarando che dovrà essere disapplicata.
Il Consiglio di Stato si è espresso su un ricorso presentato dall’Autorità Garante della Concorrenza contro il Comune di Manduria. L’amministrazione pubblica, nel novembre del 2020 con una delibera di giunta aveva disposto l’estensione delle concessioni balneari fino al 2033.
L’Agcm aveva bocciato sin da subito quell’atto, ritenendolo in evidente contrasto col diritto europeo. Il comune di Manduria, piccolo centro in provincia di Taranto, aveva tirato dritto per la propria strada. Il Garante della Concorrenza, a quel punto, ha deciso di impugnare la delibera di fronte al Tar di Lecce, il quale però ha respinto il ricorso.
Tutto finito? Assolutamente no. L’Autorità per la Concorrenza ha bussato alla porta del Consiglio di Stato. E ha ottenuto ragione.
«La questione controversa – affermano i massimi giudici amministrativi – è stata già oggetto di interpretazione da parte della Corte di giustizia Ue e gli argomenti invocati per superare l’interpretazione già resa dal giudice europeo non appaiono idonei a indurre ragionevoli dubbi, come confermato anche dal fatto che i principi espressi dalla sentenza Promoimpresa sono stati recepiti da tutta la giurisprudenza amministrativa nazionale sia di primo che di secondo grado, con l’unica isolata eccezione del Tar Lecce»Il Consiglio di Stato ha affermato che le proroghe sulle concessioni balneari sono contrarie alla direttiva europea Bolkestein e al Trattato fondativo dell’Unione europea, in quanto rappresentano dei rinnovi automatici ai medesimi titolari. E pertanto devono essere immediatamente disapplicate.
Nella decisione del Consiglio di Stato rientra anche la proroga al 2024 appena approvata dal parlamento.
(da agenzie)

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