Marzo 9th, 2023 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIERE REGIONALE DI FRATELLI D’ITALIA RAPPRESENTA DEGNAMENTE IL SUO ELETTORATO
Joe Formaggio non è reale, fin da quel nome che sembra uscito da
un album di fumetti. Il consigliere regionale veneto di Fratelli d’Italia è il parto di un comico, di un radical-chic fazioso che gli ha versato addosso tutti i luoghi comuni sulla destra dei suoi incubi: l’odio per i rom, i gay e i migranti, che lui chiama con nomi ben più coloriti; l’amore per la carne di maiale (in funzione antislamica), le armi, Putin e Mussolini, di cui possiede un mezzobusto di mezzo metro che fa sembrare lillipuziano quello di La Russa; la passione sfrenata per la legittima difesa e per qualche illegittima offesa.
L’ultima sul suo conto è che avrebbe festeggiato l’otto marzo palpeggiando una consigliera leghista, Milena Cecchetto, nel palazzo del Consiglio Regionale, anche se lui sostiene di essersi limitato a darle una cameratesca manata sui fianchi per farla scendere dal bracciolo di un divano: affettuosità tra alleati.
Comunque sia, con l’accusa di molestie il quadro è quasi completo: gli manca di assaltare Montecitorio vestito da Sioux.
Poiché però Joe Formaggio – lo ribadiamo – è palesemente un attore di simpatie progressiste che recita la parte del reazionario becero per alimentare false dicerie sulla presenza nel nostro Paese di parecchia gente che la pensa ancora in un certo modo, resta da capire chi siano, e che cosa pensino, quei mattacchioni che sono riusciti a inserirlo nelle liste di Fratelli d’Italia e quelli, persino più numerosi, che gli hanno poi dato il loro voto.
(da Il Corriere della Sera)
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Marzo 9th, 2023 Riccardo Fucile
OSSESSIONATA DAL CONSENSO, MELONI E’ DIVENTATA REGINA NELL’ARTE DI IMBOSCARSI
La leader accusata di essere troppo ruvida è diventata morbida, morbidissima. Praticamente un’ombra. Giorgia Meloni ha fatto il pieno di voti in questi ultimi anni alzando la voce, sempre e comunque, inseguendo ossessivamente la sovraesposizione su tutti i temi.
C’è da presumere, senza bisogno di essere fini analisti, che tra i suoi voti abbia covato l’esasperazione di vedere – “finalmente”, hanno pensato i suoi elettori – “qualcuno che dice le cose come stanno”.
Il “finalmente” è la benzina del nuovismo per cui qualsiasi leader mai stato prima al governo gode di un carico di speranza inimmaginabile per chi ci è già passato.
Meloni imperversava sui social urlando contro le accise della benzina. Ci si sarebbe aspettato che nostra signora dell’indignazione avesse preso di petto la questione del prezzo dei carburanti, avrebbe mostrato lo stesso piglio contro la lobby del petrolio oltre a scardinare le maledette accise. Non l’ha fatto (in politica accade di non poter fare cose che si vorrebbero fare o banalmente di non riuscirci) ma soprattutto è scomparsa.
Nascosta dal paravento del suo ruolo istituzionale che – a detta dei suoi – le impone un nuovo senso della misura. Meloni ha lasciato campo ai suoi ministri e ai sottosegretari (preferibilmente del suo partito) talvolta usati come opposizione al suo stesso governo.
Pensateci, anche di fronte alla marea di gente che qualche giorno fa ha manifestato contro il pestaggio di fronte alla scuola di Firenze, nonostante le improvvide uscite del ministro Valditara che ha additato una preside colpevole secondo lui di apologia di antifascismo, la voce chiara e secca di Meloni – quella che ha fatto esultare certe discutibili femministe per l’avvento della “donna forte” – non s’è sentita. In disparte.
Qualcuno la chiama “saggezza” (non ultimo Adriano Celentano in un’intervista al Corriere) ma non si può non ricordare come ai tempi del governo Draghi fosse proprio Meloni a pretendere che l’ex presidente del Consiglio riferisse su tutto ciò che accadeva nel Paese.
Peggio ancora fece nei governi Conte, Gentiloni e Renzi. All’opposizione Giorgia Meloni pretendeva (giustamente o meno) che il presidente del Consiglio si disincagliasse dal suo ruolo istituzionale “per rispondere agli italiani”.
Se fosse così la riforma della giustizia e le dichiarazioni del ministro Nordio non hanno meritato una sua presa di posizione. Pochi comunicati, molto sbiaditi e le diplomatiche risposte che non rispondono a nulla e non prendono posizione. La vicenda Donzelli-Delmastro l’ha sfiorata di passaggio, come se non fosse anche la presidente del loro partito. Un capolavoro di nascondimento è l’atteggiamento tenuto sulla strage di Cutro: un video, guardando fissa in camera, in cui come unico contenuto politico riesce a porre una domanda retorica scandalizzata: “Ma davvero credete che non li avremmo salvati?”. Sì, hanno risposto in molti.
Ma una presidente del Consiglio dovrebbe dare risposte, non porre domande. Giorgia Meloni ha una dichiarazione, una al giorno, per le feste comandate e per gli incontri ufficiali. Sarà, c’è da scommetterci, fornita di un’ottima dichiarazione perfettamente equilibrista per la farsa del Consiglio dei ministri di oggi a Cutro.
Riuscirà a non scontentare gli addolorati e a non far sentire traditi gli xenofobi. Sarà una dichiarazione magica, come al solito, che evoca l’idea che gli elettori si sono fatti di lei (non corroborata dai fatti) e che non offre troppi spunti agli oppositori. “Saggezza”, la chiamano. E invece è solo imboscamento.
(da La Notizia)
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Marzo 9th, 2023 Riccardo Fucile
72 MORTI SULLA COSCIENZA DI CHI NON HA ATTIVATO I SOCCORSI NON SI CANCELLANO
Urla “vergogna”, “assassini”. Poi il lancio di peluche contro le auto
di Meloni e dei ministri Salvini e Tajani diretti al Consiglio dei ministri a Cutro, in provincia di Crotone, dopo la strage del naufragio dello scorso 26 febbraio che ha provocato 72 vittime accertate.
Sempre a Cutro sono comparse scritte contro il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, poi subito cancellate.
Ma le contestazioni in piazza proseguono.
La Germania si è detta “pronta a redistribuire i superstiti”. Parigi apre ai cambiamenti delle regole di Dublino, ma chiede all’Italia maggiore impegno.
Intanto, le opposizioni alla Camera hanno abbandonato la commissione Affari costituzionali dove si discuteva la proposta di legge della Lega che vorrebbe ripristinare tutti i decreti sicurezza di Salvini.
Meloni e i suoi ministri sono arrivati a Cutro intorno alle 16 e, ad attenderli, hanno trovato un centinaio di manifestanti, che si sono radunati davanti al municipio intonando slogan contro il governo. Presente anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, finito nel mirino delle opposizioni proprio per la gestione del naufragio e che, secondo il Pd, «dovrebbe essere indagato per strage colposa».
Questa mattina, per le strade di Cutro, sono spuntate scritte anche contro di lui. Sono tre invece i ministri assenti. Si tratta di Guido Crosetto (Difesa) e Eugenia Roccella (Famiglia), mentre il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti è collegato in videoconferenza
Sui cartelli dei manifestanti che si sono radunati oggi a Cutro si leggono frasi inequivocabili, come «Potevano essere salvati» o «Non nel mio nome». «Chiediamo giustizia. A 15 giorni dalla tragedia ancora non emerge la verità. E ieri volevano trasferire le salme. Vogliamo una vera politica di accoglienza», ha urlato uno dei manifestanti durante il presidio in piazza della Scacchiera, davanti al comune che oggi ospiterà il consiglio dei ministri.
«Questa è una terra di emigrati – hanno aggiunto i manifestanti – e sappiamo cosa vuol dire lasciare la propria terra. La nostra è una manifestazione pacifica ma non ci vogliono qui, nonostante il permesso della Questura. Vogliono relegarci in un vicolo ma non ci sposteremo. Dovranno prenderci di peso».
(da agenzie)
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Marzo 9th, 2023 Riccardo Fucile
UNA INFORMATIVA CHE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI TRA ERRORI, INESATTEZZE E MANCATE RISPOSTE
Nove giorni, errori macroscopici, affermazioni false e nessuna risposta alla domanda delle domande: chi, la sera di sabato 25 febbraio, ha deciso che ad uscire in mare per controllare quel barcone segnalato da un aereo di Frontex nel mare Ionio dovessero essere le motovedette della Finanza e non i mezzi specializzati della Guardia costiera?
Chi ha deciso che, per quella che era in tutta evidenza una imbarcazione che trasportava migranti, doveva essere avviata una operazione di polizia e non di soccorso?
Prima alla Camera, poi al Senato, Matteo Piantedosi non chiarisce assolutamente nulla sulla catena di comando che, nelle sei ore antecedenti al naufragio di Cutro, avrebbe potuto cambiare le sorti di quel barcone lasciato nel mare in tempesta con il suo carico di 180 vite, più di metà delle quali andate perdute.
Si autoassolve il ministro dell’Interno, partecipa allo scaricabarile di Stato che fa risalire alla non segnalazione dell’emergenza da parte di Frontex tutte le scelte fatte nelle ore successive. E, soprattutto dà risposte che, oltre ad ignorare prassi consolidate nel soccorso in mare, sono palesemente false.
Addirittura, mostrando di ignorare persino la storia dei soccorsi in mare, fa la conta di 4.745 morti in mare “solo nel 2016, anno in cui era ancora operante l’operazione navale umanitaria Mare Nostrum avviata all’indomani del naufragio di Lampedusa dell’ottobre 2013 dispiegando un possente dispositivo aereonavale e con la presenza di navi Ong”. Peccato che la missione Mare Nostrum nel 2016 era terminata ormai da due anni.
Improponibile l’autodifesa sul mancato intervento dei mezzi della Guardia Costiera: “L’attivazione di un soccorso – la tesi di Piantedosi – non può prescindere da una segnalazione di una situazione di emergenza. Solo ed esclusivamente se c’è tale segnalazione, si attiva il dispositivo Sar. Laddove, invece, non venga segnalato un distress, l’evento operativo è gestito come un intervento di polizia. È esattamente quanto avvenuto nel caso in questione”.
Ignora evidentemente il ministro dell’Interno non solo le regole del Piano Sar in vigore, ma soprattutto quelle che da anni sono le indiscusse linee guida della Guardia costiera, sancite da innumerevoli sentenze della magistratura: e cioè che tutte le imbarcazioni che trasportano migranti “devono essere considerate subito in distress, in ragione del fatto che sono sovraccariche, inadeguate a percorrere la traversata, prive di strumentazione e di personale competente”.
E il caicco avvistato il 25 febbraio alle 22.26 dall’aereo di Frontex sicuramente come barca di migranti era stata classificata dalle sale operative informate, diversamente non sarebbe stata disposta una operazione di polizia nei confronti di un’imbarcazione sulla quale – pur navigando senza evidenti emergenze – una rilevazione termica segnalava la presenza di numerose persone sottobordo e di un satellitare che interloquiva con una utenza turca.
Invoca “fiducia e rispetto nell’esito degli accertamenti giudiziari” Piantedosi, accolla tutte le responsabilità “agli scafistiche volevano sbarcare evitando i controlli”, rivela che i mezzi della Finanza rientrarono in porto una prima volta con l’intenzione di aspettare il caicco all’ingresso delle acque territoriali.
E nega qualsiasi responsablità dell’Italia in quelle sei ore di buco nei soccorsi, fermando alle 4 del mattino (pochi istanti prima del naufragio) il momento in cui, con una telefonata da bordo al 112, “per la prima volta, si concretizza l’esigenza di soccorso per le autorità italiane”. Come se quel mare grosso che costringe la Finanza al rientro in porto non fosse un elemento sufficiente di rischio per un barcone di certo meno attrezzato di un mezzo militare.
Alla fine, suona come una beffa per il governo che prometteva di tenere i migranti lontani dall’Italia la rivendicazione di averne salvati 36.000 in cinque mesi. Anche con le operazioni di polizia perché – dice Piantedosi – “è infondato che le missioni di law enforcement non siano in grado di effettuare anche salvataggi”. Quel che è certo è che la notte del 25 febbraio non sono state in grado di farlo.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Marzo 9th, 2023 Riccardo Fucile
IL GOVERNO MOSTRA GRANDE EFFICIENZA IN QUESTO CASO; SCRITTE SUBITO CANCELLATE
«Cutro non difende Piantedosi»: è questo il testo di una scritta
apparsa questa mattina su una parete lungo la strada che collega la Statale 106 a Cutro, dove oggi pomeriggio era in programma la riunione del Consiglio dei ministri in cui il governo Meloni è chiamato a dare risposte sul tema immigrazione, dopo il naufragio del barcone di migranti dello scorso 26 febbraio che ha provocato almeno 72 vittime.
Non è l’unico messaggio al veleno contro l’esecutivo e in particolare il ministro dell’Interno – al centro di infuocate polemiche nell’ultima settimana – apparso alla vigilia del Cdm sulla strada che conduce a Cutro. In un’immagine compare il numero dei decessi, «+72», con una croce e a seguire le parole: «Cutro e la Calabria come Siria e Pakistan abbandonati a se stessi».
E ancora: «Il Governo arriva, i morti rimangono», «Benvenuti in Italia», «Anche Cutro è un comune italiano» e «La loro speranza è uguale alla nostra». Ad accendere una polemica con il governo a poche ore dal Consiglio dei ministri è anche il sindaco di di Crotone Vincenzo Voce. Parlando questa mattina ad Agorà, sulla Rai, Voce ha detto di non essere stato invitato a partecipare alla riunione straordinaria, neppure per un saluto, definendo questo fatto uno sgarbo istituzionale, considerato che «Crotone ha fatto la parte principale in questa tragedia».
(da agenzie)
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Marzo 9th, 2023 Riccardo Fucile
GLI ULTRA’ DEL BAYERN LO INSULTANO IN UNO STRISCIONE DOPO IL DIVIETO DI TRASFERTA IMPOSTO AI TIFOSI DELL’EINTRACHT CHE NON POTRANNO ESSERCI CONTRO IL NAPOLI
Nella curva del Bayern Monaco, nel corso della partita di ieri di Champions contro il Psg, è apparso uno striscione contro il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
L’attacco è riferibile al divieto di trasferta per i tifosi dell’Eintracht deciso dal Viminale in occasione della sfida contro il Napoli di mercoledì 15 marzo.
“No ai divieti dei tifosi! Piantedosi uomo di merda”
La motivazione sarebbe quella di impedire scontri tra le tifoserie considerando la partita una gara ad alto rischio sotto questo pinto di vista, ma in Germania il divieto non è stato visto di buon occhio, considerando che La Faz oggi ha scritto “non ci vuole molta fantasia per dire che i ministeri dell’Interno hanno una certa vicinanza a importanti società calcistiche del loro Paese. Non sarebbe la prima volta che gli interessi politici vengono preferiti alla concorrenza leale”.
(da agenzie)
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Marzo 9th, 2023 Riccardo Fucile
IL CARO PREZZI SPINGE SEMPRE PIÙ ITALIANI ALLA RICERCA DELLE OFFERTE NELLA GRANDE DISTRIBUZIONE (MA IL GOVERNO DEVE PENSARE A FINANZIARE I TRAFFICANTI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA)
I prezzi crescono e per non dover stringere troppo la cinghia
soprattutto sul fronte alimentare sempre più famiglie si rivolgono ai discount: secondo i dati diffusi dall’Istat sulle vendite al dettaglio, a gennaio gli acquisti sono cresciuti rispetto allo stesso mese del 2022 del 6,2% in valore ma sono diminuiti in volume del 2,4%.
Il carovita ha allontanato sempre più famiglie dai piccoli negozi di vicinato per andare alla ricerca delle offerte nei discount alimentari. Se la grande distribuzione ha registrato un aumento dell’8,2% delle vendite in valore, i supermercati hanno segnato un +7,3% e i discount alimentari un +10,1%.
Il dato di gennaio è migliore se si guarda all’andamento congiunturale: rispetto a dicembre si è avuto un aumento complessivo delle vendite dell’1,7% in valore e dell’1,2% in volume ma la Confcommercio sottolinea che il dato è legato anche al buon andamento dei saldi. Con lo sconto infatti si riesce ad acquistare più merce a parità di valore limitando l’effetto dell’inflazione.
In questo scenario economico, dove continua a persistere un clima di incertezza e di inflazione elevata, sottolinea l’associazione «occorre fare tutto il possibile per sostenere i consumi e la domanda interna per la tenuta delle filiere produttive di eccellenza del made in Italy e per accompagnare la crescita del Paese». Interventi a sostegno dei consumi li chiede anche la Confesercenti puntando a un taglio più graduale degli sconti sulle bollette.
(da il Messaggero)
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Marzo 4th, 2023 Riccardo Fucile
CI RIVEDIAMO GIOVEDI SERA 9 MARZO
Come avevamo da tempo programmato, ci prendiamo una breve pausa, dopo una lunga “tirata” ininterrotta di quasi un anno (ogni tanto occorre prendere respiro)
Il blog riprenderà le pubblicazioni nella serata di giovedì 9 marzo.
Un grazie alle centinaia di amici, comunque la pensino, che ogni giorno visitano il nostro sito, anche dall’estero, gratificandoci del loro interesse e permettendoci di veicolare notizie, idee e contenuti informativi.
Orgogliosi di rappresentare una destra diversa, popolare, sociale, antirazzista, solidale, legalitaria, attenta ai diritti civili.
Un abbraccio a tutti e a presto.
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Marzo 4th, 2023 Riccardo Fucile
AUTO E VETRINE DISTRUTTE E CARTELLI DIVELTI, ALCUNI MANIFESTANTI E DUE AGENTI FERITI, 5 FERMATI
Alcuni manifestanti e due agenti feriti, cinque fermi (quattro donne
e un uomo), 140 identificati, almeno 35 portati in Questura. Fumogeni e bombe carta. Vetrine rotte a colpi di pietra, danneggiati edifici, auto e negozi.
Succede durante la manifestazione degli anarchici a Torino, in solidarietà ad Alfredo Cospito. Il corteo è avanzato al grido di “Fuoco alle galere”, “Fuori tutti dal 41 bis” e “Assassini”. I dimostranti hanno divelto cartelli stradali e li hanno usati come ariete. Imbrattato un obelisco. Lanciate bottiglie e altri oggetti, la polizia ha risposto con i lacrimogeni.
I dimostranti hanno tentato di accendere un fuoco con bancali in legno, lanciato petardi lungo il percorso e preso a martellate le vetrate di un istituto bancario
Almeno in mille hanno risposto alla chiamata della galassia anarchica che ha lanciato per oggi a Torino la manifestazione nazionale “al fianco di Alfredo Cospito”, l’anarchico della Fai Frinin in sciopero della fame da oltre 130 giorni. Arrivano da tutt’Italia, ma anche dall’estero, Francia, Germania, Spagna Portogallo.
“Sono 20 anni che gli anarchici martellano contro il 41 bis e le carceri speciali. È una forma di tortura che offende la dignità”, dice Lello Valitutti, storico anarchico torinese. E ancora: “Dobbiamo difendere Alfredo. Dobbiamo rispondere combattendo, ne va della nostra sopravvivenza politica”. Gli anarchici da giorni annunciavano una manifestazione “decisa e arrabbiata”.
Tra i manifestanti a prendere la parola, il 76enne Pasquale Valitutti, storico esponente anarchico, che ha esortato i manifestanti a «lottare» per Cospito. «Finché Alfredo respira dobbiamo lottare per lui. Ma se Alfredo muore questi vigliacchi e assassini devono pentirsi di quello che stanno facendo: dobbiamo fargliela pagare», ha detto Valitutti, aggiungendo inoltre come sono oltre «40 anni che noi anarchici martelliamo contro il 41 bis. Dobbiamo lottare perché Alfredo non muoia. Possiamo accettare una sconfitta militare, perché liberarlo è impossibile. Ma non possiamo accettare una sconfitta politica».
(da agenzie)
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