Luglio 31st, 2023 Riccardo Fucile
“NELLA MIA CITTÀ LO STOP È ARRIVATO PER CIRCA 1.500 PERSONE SU UN TOTALE DI 5 MILA PERCETTORI. NELL’SMS DELL’INPS GLI VENIVA DETTO DI “ISCRIVERSI” AI SERVIZI SOCIALI DEL COMUNE. MA CHE VUOL DIRE? QUESTE PERSONE SI AGGIUNGERANNO AGLI OLTRE 3 MILA SOGGETTI FRAGILI GIÀ IN CARICO”… “SI TROVANO A VEDERSI TOGLIERE QUEL POCO CHE LO STATO GLI DAVA, MENTRE SONO IN CONDIZIONE DI ASSOLUTO BISOGNO”
Mentre 169 mila beneficiari del reddito di cittadinanza venivano liquidati dall’Inps con un sms, a Cosenza, per precauzione, hanno rafforzato le misure di sicurezza intorno agli uffici del Comune: «Abbiamo mandato la polizia municipale», racconta Franz Caruso, sindaco della città calabrese
Qual è la situazione a Cosenza?
«Nella mia città lo stop è arrivato per circa 1.500 persone su un totale di 5 mila percettori. Nell’sms dell’Inps gli veniva detto di “iscriversi” ai servizi sociali del comune. Ma che vuol dire? Queste persone si aggiungeranno agli oltre 3 mila soggetti fragili già in carico a quegli uffici. E noi già non abbiamo nemmeno il personale per svolgere la normale attività quotidiana».
In che modo il Comune dovrà occuparsi di chi verrà escluso dal reddito da agosto?
«Gli uffici dei servizi sociali dovranno verificare se siano davvero occupabili oppure siano soggetti fragili. Andrà fatto entro ottobre. Il problema è che per tre mesi questi poveri cittadini non ricevono niente e non riceveranno nemmeno il pregresso dovuto».
Ma qualcuno vi aveva preparato? Sapevate che l’sms avrebbe detto ai beneficiari di rivolgersi al comune?
«Assolutamente no, non ne avevamo alcun sentore. Come sindaco non ho ricevuto nessuna comunicazione».
«Questa gente è esasperata. Si trovano a vedersi togliere quel poco che lo Stato gli dava, mentre sono in condizione di assoluto bisogno. Peraltro gli è stato comunicato con un messaggio burocratico e freddo». « Non siamo la Francia, ma di fronte alla disperazione non è improbabile che la gente scenda in piazza».
(da la Stampa)
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Luglio 31st, 2023 Riccardo Fucile
I COMUNI DEVONO GESTIRE LA RABBIA CAUSATA DAL GOVERNO
È bastato un sms per scatenare una dura reazione delle
opposizioni contro il governo nella calda domenica di ieri. Il messaggio in questione è quello che l’Inps ha inviato a oltre 169mila percettori del reddito di cittadinanza per annunciare la sua sospensione.
Poche righe che hanno diffuso il panico in alcuni uffici comunali con persone intente a chiedere spiegazioni per quello che è stato visto come un’annuncio improvviso.
Con le nuove modifiche introdotte dal governo Meloni, infatti, chi non ha a suo carico nel nucleo familiare minori, disabili o over 65 non riceverà più – a partire già dal mese di agosto – il sussidio.
Una misura che ha scatenato un forte malcontento sociale, soprattutto a Napoli e provincia dove ad ricevuto l’sms sono stati circa 21mila nuclei famigliari. Il direttore dell’area dell’Inps, Roberto Bafundi, è dovuto intervenire nel week end per sedare gli animi dei cittadini e ha detto che «nessuno sarà lasciato indietro».
La rabbia rischia di trasformarsi in manifestazioni di piazza dopo che già sui social è diventato virale in poche ore l’hashtag #ilgovernodellavergogna. Potere al Popolo ha annunciato un presidio in piazza a Napoli per la giornata di oggi.
«Il governo Meloni fa la guerra ai poveri, ma intanto propone la pace fiscale per gli evasori e per le grandi imprese, che macinano profitti su profitti. È un Robin Hood al contrario: toglie ai poveri e dà ai ricchi», ha detto Giuliano Granato, portavoce nazionale di Potere al Popolo e membro del coordinamento nazionale di Unione Popolare.
A fare le spese del malcontento sociale sono i sindaci dei comuni più piccoli lasciati soli dal governo. Il Viminale è in allerta in attesa di eventuali disordini nei prossimi giorni.
La Cgil ha lanciato l’allarme sui centri per l’impiego che rischiano di esplodere in un momento in cui il personale è ridotto per via delle ferie estive e ha anche per questo ha chiesto la proroga della sospensione. Per il momento, però, il governo non intende fare dietrofront anche perché l’eliminazione del reddito di cittadinanza è stata uno dei punti principali della campagna elettorale di Giorgia Meloni.
Se il salvataggio della ministra del Turismo Daniela Santanchè dalla mozione di sfiducia presentata dal Movimento Cinque stelle ha compattato la maggioranza, la sospensione del reddito di cittadinanza e i condoni fiscali per gli evasori rischia di generare lo stesso effetto nelle opposizioni.
«Hanno trattato 169mila persone come se fossero una rubrica telefonica. Non capiscono che dietro ci sono famiglie, problemi, ansie, preoccupazioni, pericoli perla tenuta sociale. Hanno tirato una linea… Si comportano come le multinazionali che senza umanità licenziano via Whatsapp», ha detto Francesco Boccia, capogruppo Pd al Senato in un’intervista al Corriere della Sera. La stessa reazione di indignazione è arrivata da esponenti di Sinistra Italiana e del Movimento.
Anche Beppe Grillo è intervenuto sul caso con un tweet: «Ormai è chiaro: il focus di questo governo è la lotta ai poveri e l’annientamento della dignità dei lavoratori. Il salario minimo si potrebbe già approvare ad agosto ma le vacanze estive non possono attendere».
Si prospetta un’estate calda per il governo.
(da agenzie)
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Luglio 31st, 2023 Riccardo Fucile
“FINORA AI CITTADINI SOLO I 3.000 EURO DALLA REGIONE”
Il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini all’attacco del governo Meloni.
In un’intervista a La Stampa il governatore critica l’esecutivo sui fondi per l’alluvione. E dice che quelli stanziati per la ricostruzione pubblica sono insufficienti. Mentre quelli per i privati, semplicemente, non sono mai arrivati.
«Ad oggi, dopo quasi tre mesi, i cittadini hanno ricevuto solo i primi 3 mila euro che come Regione, insieme alla Protezione civile nazionale, abbiamo stanziato con procedure spedite. Ma è un contributo di primo sostegno. Alle imprese nulla, e non sanno ancora come verificare e periziare i danni. Comuni, Province, Consorzi di Bonifica e Agenzia regionale di protezione civile non vedono un euro da settimane. Il governo ha sottovalutato un punto che pure avevamo evidenziato in modo ossessivo fin dal primo giorno: il fattore decisivo è il tempo, perché i lavori per mettere in sicurezza fiumi e frane e ripristinare le strade vanno fatti in estate. E perché famiglie e imprese hanno bisogno di certezze per ripartire».
Il governo e la Regione
Nel colloquio Bonaccini aggiunge che con il governo «non c’è il raccordo che auspicavamo. Lo dico con rammarico, perché non era mai accaduto che il governo procedesse senza alcun coordinamento con le Regioni interessate da un provvedimento. Se fosse accaduto lo stesso con il sisma del 2012 sarebbe stato un disastro. E invece abbiamo sempre avuto piena collaborazione con i sei governi che si sono succeduti nel tempo. Anche in Parlamento la maggioranza ha detto no alle proposte avanzate da Comuni, associazioni di categoria, sindacati, atteggiamento che ci appare incomprensibile. Al contrario, il raccordo con la struttura del Commissario Figliuolo è pressoché quotidiano. Ma con poche risorse e procedure non definite o sbagliate anche il Commissario non può fare miracoli. Di recente ho incontrato la presidente Meloni e auspico che le cose possano cambiare il prima possibile».
Il Pnrr
Anche sul Pnrr, secondo Bonaccini, «a oggi, il governo non ha attivato alcun confronto con le Regioni. Abbiamo saputo tutto dai giornali, la stessa denuncia l’ha fatta il presidente della Conferenza delle Regioni, Fedriga. Registro poi che nel momento in cui l’intero Paese è devastato da eventi estremi e la mia terra è sconvolta dal dissesto, il governo taglia proprio sugli investimenti per la difesa del suolo e la gestione delle alluvioni. E si taglia anche sulla sanità del territorio, come se la pandemia non ci avesse insegnato nulla. A me pare non solo sbagliato, ma anche incomprensibile».
(da agenzie)
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Luglio 31st, 2023 Riccardo Fucile
PROCURARSI IL FARMACO NON E’ REATO… “MI HANNO TRATTATA COME UNA CRIMINALE”
Ordina una pillola abortiva online, ma il medico la denuncia.
Joanna Parnieska, giovane donna polacca, racconta a la Repubblica gli orrendi soprusi che ha subìto dalla polizia di Cracovia per aver interrotto la gravidanza nel solo modo ancora legale nel Paese: con la pillola abortiva ordinata, appunto, online.
Tutto inizia lo scorso aprile quando, in un momento di fragilità, Parnieska chiama il medico e gli confida quanto avvenuto. Da quel momento «comincia un incubo», racconta al quotidiano. Il dottore la denuncia alla polizia, contravvenendo di fatto alla riservatezza. Quindi, l’irruzione degli agenti polacchi nel suo appartamento: «Mi hanno trattato come una criminale», dice la giovane donna.
L’interrogatorio e la perquisizione
Procurarsi la pillola abortiva autonomamente, come ha fatto Parnieska, non è reato in Polonia. Al contrario, aiutare qualcuno ad abortire, comporta il rischio di finire in galera per 3 anni. Quando è scoppiato il caso, condannato da Donald Tusk (capo dell’opposizione), gli agenti hanno cercato di estorcerle informazioni, convinti fosse stata aiutata ad abortire.
«L’intera azione – spiega Parnieska – era tesa a spaventare me e tutte le donne». La procura, guidata dal ministro dell’Interno, ha persino aperto un’inchieste per individuare gli eventuali complici. Quel giorno di aprile, gli agenti l’hanno trascinata in ospedale, poi interrogata e infine perquisita. Trasferita, poi, al reparto di ginecologia, la polizia – oltre ad averle chiesto di consegnare il cellulare e il computer – l’ha intimata di spogliarsi nuda e di fare dei piegamenti, come si fa di solito con i trafficanti di droga.
Pensieri suicidi
«Io non volevo togliermi le mutande, indossavo un assorbente», dice. Quando i poliziotti l’hanno interrogata, Joanna ha specificato subito che si era procurata la pillola da sola. Mentre la polizia si è giustificata dicendo che il colloquio aveva «fatto emergere il fatto che avesse ricevuto trattamenti psichiatrici per anni e che quel giorno avesse pensieri suicidi».
(da agenzie)
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Luglio 31st, 2023 Riccardo Fucile
NEL WEEK END “C’ERANO BOSCHI, BONIFAZI E NOBILI”
Durante lo scorso week end i vertici di Italia Viva si sono ritrovati al Twiga. Nel locale di Flavio Briatore hanno cenato con Daniela Santanchè. A parlare della circostanza è oggi il Corriere della Sera, che racconta come la cena sia stata a base di sushi e schiacciatine.
Santanchè ha ceduto di recente le sue quote del Twiga proprio a Briatore e al compagno Dimitri Kunz. Per dribblare le accuse di conflitto d’interesse con la sua carica di ministro del Turismo nel governo Meloni. Alla tavolata con la “Santa” erano presenti Maria Elena Boschi, il deputato Francesco Bonifazi e il consigliere regionale Luciano Nobili. Oltre all’ex parlamentare di Forza Italia Andrea Ruggieri, oggi direttore del renzianissimo Riformista. Ruggieri venerdì sera è stato il collante dei due tavoli.
I due tavoli
In partenza infatti a un tavolo c’erano Boschi e Bonifazi insieme all’avvocato tributarista Roberto Simoni. A un altro sedevano la ministra e alcuni suoi amici. Tra cui l’ex compagno Canio Mazzaro, indagato a Bergamo per truffa ai danni dello Stato proprio per una società che condivideva con Santanchè. E naturalmente Kunz.
In tutto alla tavolata hanno partecipato una ventina di persone. Alla fine tutti hanno assistito allo spettacolo del performer Alessandro Ristori. Bonifazi, ex tesoriere del Pd, è un habitué del Twiga. Non c’era invece Briatore.
(da agenzie)
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