Aprile 30th, 2024 Riccardo Fucile
L’APPELLO DELLA MADRE: “CAMBIATE LE LEGGI”… LA PROPOSTA DEL M5S: INTRODURRE IL REATO DI “OMICIDIO SUL LAVORO”
Il prossimo 3 maggio saranno passati 3 anni dalla morte di Luana d’Orazio, la ragazza di 22 anni stritolata da un orditoio manomesso nella fabbrica dove lavorava di Montemurlo, in provincia di Prato. La madre della ragazza, Emma Marrazzo, oggi, martedì 30 aprile, è è intervenuta durante una conferenza stampa al Senato organizzata per illustrare il ddl del M5S che introduce il reato di ‘omicidio sul lavoro’.
La legge “attuale è ipocrita, servono pene più severe, con l’aggravante. Sennò tutto è inutile. Nel caso della morte di Luana, i proprietari dell’azienda hanno patteggiato per omicidio senza dolo. E il dolo, che fine ha fatto? La proprietaria Luana Coppini ha avuto 2 anni, il marito un anno e 6 mesi, con la condizionale. E una multa di 10mila e 300 euro. L’azienda ha subito ripreso a funzionare, Luana è morta il 3, le macchine sono state riaccese il 5″, ha raccontato ancora la donna in un’intervista a Repubblica.
“Io so che queste sono morti volute perché sul tema lavoro ci sono troppe cose che non vanno e noi vedove di mariti o figli sappiamo cosa vuol dire”, aggiunge la donna che ricorda: “Il 29 aprile, 4 giorni prima di morire, avevamo saputo insieme dalla televisione della morte di Mattia Battistetti, ucciso in un cantiere di Montebelluna. Luana aveva detto: ‘Ma come fanno a succedere queste cose’. Era un ragazzo di 23 anni. Poi è successo a lei”.
La mamma della 23enne dice di aver voluto guardare durante il processo le foto delle perizie. “Tutte, le ho guardate. Il corpo aveva fatto quattro giri completi intorno all’asse, prima che un operaio fermasse la macchina, che stava andando alla velocità massima. Ormai sembrava un gomitolo, aveva la testa schiacciata contro il rullo. È stato terribile guardare quelle immagini, ma ho dovuto farlo”.
Durante l’incontro al Senato Emma Marrazzo ha ricordato anche la strage del cantiere dell’Esselunga e afferma che “i lavoratori dovrebbero essere messi su un piedistallo perché senza di loro l’Italia si fermerebbe”. “Mia figlia si alzava alle 5 del mattino per andare a lavorare – ha aggiunto – e mia figlia quel 3 maggio era il numero 185 di morti bianche di quell’anno. Non si può continuare così”.
(da Fanpage)
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Aprile 30th, 2024 Riccardo Fucile
“ANCHE SE PASSA E SE NE VA, ABBIATE LA FORZA DI RICOMINCIARE DA CAPO OGNI VOLTA CHE SI CADE”
José Mujica ha un tumore all’esofago, lo ha annunciato lo
stesso ex presidente uruguaiano oggi in un conferenza stampa convocata appositamente dopo la diagnosi medica dei giorni scorsi. Il politico 88enne ha spiegato che la malattia è stata rilevata durante un controllo medico venerdì scorso. “Devo informarvi che venerdì scorso mi sono recato all’ospedale di Casmu per un controllo, durante il quale è stato scoperto che ho un tumore all’esofago, che ovviamente è molto complicato e lo è doppiamente nel mio caso, perché soffro di una malattia immunologica da più di 20 anni”, ha detto l’ex presidente
Pepe Mujica ha aggiunto che il cancro è già esteso e ha colpito, tra le altre cose, i suoi reni, il che crea “evidenti difficoltà” per la chemioterapia o le tecniche chirurgiche. “I medici stanno valutando tutto questo, stano facendo analisi cellulari” ha aggiunto.
“Nella mia vita, più di una volta la Triste Mietitrice si aggirava intorno alla branda, ma ha continuato a farmi da pastore in tutti questi anni. Questa volta mi sembra che arrivi con la falce pronta”, ha proseguito con una delle sue solite metafore, aggiungendo: “Vedremo cosa succede”.
“Nel frattempo e finché potrò, continuerò ad essere attivo e lottare coi miei compagni e a divertirmi con le verdure. Finché reggerò, continuerò”, ha detto Mujica che ha voluto lanciare un messaggio anche ai giovani. “Voglio dire alle ragazze e ai ragazzi che la vita è bella, anche se passa e se ne va. Il nocciolo della questione è ricominciare da capo ogni volta che si cade, e se c’è rabbia trasformatela in speranza e lottate con amore, non lasciatevi ingannare dall’odio. Nessuno si salva da solo ”.
Infine, ha aggiunto che l’unica libertà che esiste è nella testa e si chiama “volontà”. “Se non la usiamo non siamo liberi. E questo va capito. Questa sfida spetta alle nuove generazioni. E la vita è così bella che non ha senso sacrificarla alla stupidità” ha concluso.
Mujica, presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015, è famoso per la sua austerità, semplicità e lo stile diretto, José “Pepe” Mujica è stato uno dei leader più importanti dell’onda progressista in America Latina, diventando un influente riferimento per la sinistra mondiale. Prima di essere eletto 40esimo Presidente del Paese sudamericano, è stato Ministro dell’Allevamento, dell’Agricoltura e della Pesca mentre in seguito è stato eletto senatore altre due volte. Si è dimesso da quest’ultima carica nel 2020, ritirandosi dall’attività politica per dedicarsi alla militanza popolare.
(da Fanpage)
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Aprile 30th, 2024 Riccardo Fucile
L’EX LEADER DI AN AVEVA DICHIARATO DI ESSERE STATO INGANNATO DALLA COMPAGNA ELISABETTA TULLIANI (CHE HA AVUTO 5 ANNI DI PENA)
Condannato Gianfranco Fini per il «caso della villa di Montecarlo» che, 14 anni fa, accelerò la fine della carriera politica dell’ex leader di Alleanza nazionale. Il tribunale di Roma ha inflitto all’ex presidente della Camera – che era presente in aula – una pena di due anni e otto mesi. Condannata anche Elisabetta Tulliani a 5 anni, il fratello Giancarlo a 6 anni e il padre dei due, Sergio a 5 anni.
La pm di Roma, Barbara Sargenti, aveva chiesto 8 anni per il politico, 9 anni per la compagna Elisabetta Tulliani, 10 anni per il cognato Giancarlo Tulliani e 5 anni per il padre dei due, Sergio Tulliani. L’avvocatura generale dello stato, invece, aveva chiesto l’assoluzione. Dopo le repliche dei quattro difensori, nella mattina del 30 aprile, è stata emessa la sentenza.
Il tentativo di Elisabetta Tulliani di “scagionare” Fini
Elisabetta Tulliani, lo scorso mese, aveva provato a difendere Fini rendendo delle dichiarazioni spontanee in aula: «Dopo un lungo travaglio interiore, sento l’obbligo morale di offrire un contributo alla verità. Finora non ho partecipato al processo per non turbare, alla luce dell’eco mediatica, le mie figlie ancora adolescenti. Il processo ha già turbato la mia famiglia, ma il mio silenzio continuerebbe a danneggiare le persone a me care. Sento il dovere di confessare al collegio giudicante le mie responsabilità: ho nascosto a Gianfranco Fini, padre delle mie figlie, le intenzioni di mio fratello di acquistare la casa di Montecarlo. Ero certa che il denaro per l’acquisto fosse di mio fratello. Non ho mai detto a Fini del denaro ricevuto da mio padre, di cui ignoravo la provenienza. Il comportamento di mio fratello è la più grande delusione della mia vita. Mai avrei immaginato che mi avrebbe coinvolto in vicende che ho appreso dalle indagini e che mi hanno travolta».
La vicenda
La versione di Elisabetta Tulliani cozza, tuttavia, con quella di Fini stesso, che invece ha imputato alla compagna di essere parte attiva dell’inganno: «Quella dell’appartamento di Montecarlo è stata la vicenda più dolorosa per me – aveva affermato in precedenza Fini -. Sono stato ingannato da Giancarlo Tulliani e dalla sorella Elisabetta. Loro insistettero perché mettessi in vendita l’immobile. Giancarlo mi disse che una società era interessata ad acquistarlo, ma non sapevo che della società facevano parte lui e la sorella: la sua slealtà e la volontà di ingannare e raggirare credo si sia dimostrata in tutta una serie di occasioni».
Il reato di riciclaggio, per il quale Fini è stato condannato, riguarda, appunto un’operazione immobiliare a Montecarlo. La contessa Annamaria Colleoni, nel 1999, lasciò in eredità ad Alleanza nazionale la sua residenza monegasca. Nel 2008, la villa fu ceduta al cognato dell’ex leader della destra. Secondo l’accusa, tuttavia, la compravendita è avvenuta grazie ai soldi dell’imprenditore Francesco Corallo, accusato a sua volta di associazione a delinquere finalizzata al peculato, riciclaggio ed evasione fiscale. Stando all’originario impianto accusatorio, Corallo non avrebbe erogato allo Stato italiano 85 milioni di euro di tributi erariali, parte dei quali è confluita in una società, la Printemps, attraverso cui Giancarlo Tulliani ha comprato l’appartamento monegasco di boulevard Princesse Charlotte. L’immobile, acquistato per soli 300 mila euro, è poi confluito in un’altra società schermata, riconducibile a Elisabetta Tulliani.
(da Open)
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