Maggio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
CHI STRAPARLA DI VALORI OCCIDENTALI E CRISTIANI DOVREBBE ALMENO CONOSCERLI E PRATICARLI
ll candidato Vannacci (gemello diverso del Salvini) promette «il
sabotaggio di chi vuole distruggere i valori occidentali, romani e cristiani». Ci fornisca, per cortesia, l’elenco completo dei suddetti valori: così che noi si capisca se saremo o non saremo sabotati. E soprattutto possa capirlo persino lui.
Tra i valori occidentali, per esempio, c’è senza dubbio alcuno la tolleranza, fondamento delle democrazie francese e americana e per li rami di tutte le successive.
Se l’intolleranza dovesse essere messa al bando con l’inflessibilità del mondo classico (ed eccoci ai valori romani: multietnici e multisessuali come pochi altri), il Vannacci, in compagnia del Salvini, sarebbe mandato in esilio in Dacia o in Bitinia a fare da servente di qualche capo barbaro, che farebbe capire a questi due vivaci omoni chi somministra gli sganassoni più forti; o in remote regioni germaniche a pescare alborelle, attività comunque ottima per mantenere vivace la pagina Instagram.
Quanto ai valori cristiani, il Vannacci e il Salvini, sbandieratore di rosari, rischiano davvero grosso. Se la parola di Cristo è quella evangelica, praticamente ad ogni rigo il duo è fuori contesto, fuori canone, fuori luogo.
Il rischio, ad ogni loro passo, ad ogni loro parola, è quello dell’apostasia: con la religione cristiana, due così, c’entrano quanto Pupo con la Costituzione.
Non fosse che il Nuovo Testamento (ecco i valori cristiani) è gentile anche con i meno disposti alla gentilezza.
Cristianamente parlando, dunque, il duo Vannacci-Salvini può contare sul perdono. Sui valori occidentali e romani, no, non possono contare. Non ne fanno parte.
(da repubblica.it)
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Maggio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
AL GIOVANE ANTONIOZZI VA RICONOSCIUTO DI NON AVER DATO SEGUITO ALLA MINACCIA DI FAR LICENZIARE I DUE CARABINIERI, SI E’ LIMITATO A PRENDERLI A CALCI
Il ragazzo fermato dai carabinieri di Roma per guida pericolosa abbassa il finestrino e minaccia: «Voi non sapete a chi sono figlio. Sono il figlio di Antoniozzi, il parlamentare, e vi faccio licenziare».
Non lasciamoci distrarre da quel «a chi sono figlio» che rivela un’invidiabile dimestichezza con la sintassi di Checco Zalone. Concentriamoci piuttosto sulla transizione dal classico «lei non sa chi sono io» al più articolato «lei non sai di chi sono figlio io».
Nel caso specifico, il punto debole è che il padre di cui il ragazzo si vanta di essere figlio è sì un parlamentare di Fratelli d’Italia, a sua volta figlio di un ex ministro (parentela di cui non sappiamo se si sia mai vantato da giovane con i carabinieri), però non proprio conosciutissimo dal vasto pubblico, e comunque non al punto da poter essere sbandierato come lasciapassare.
Il padre avrà appreso con giustificato orgoglio che il figlio ha un’elevata considerazione del suo casato.
Ma se l’essere imparentati con l’onorevole Antoniozzi autorizza a sentirsi imperatori del mondo, non vorrei trovarmi nei panni di un carabiniere costretto a chiedere la patente a una prozia di Lollobrigida: chissà quali maestosi alberi genealogici si sentirebbe sbattere in faccia a mo’ di avvertimento.
Quanto al giovane Antoniozzi, gli va riconosciuto di non aver dato seguito alla minaccia di far licenziare i carabinieri. Si è limitato a prenderli a calci, patteggiando una condanna a otto mesi di reclusione.
(da corriere.it)
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Maggio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
L’ANTIRICICLAGGIO SEGNALO’ “SPESE PERSONALI” E “TRASFERIMENTI A FAVORE DI PERSONE POLITICAMENTE ESPOSTE”
Se i finanziamenti ricevuti dal Comitato Giovanni Toti, secondo i
magistrati, potrebbero celare una forma di corruzione, c’è un capitolo della storia che attiene solo alla sfera dell’opportunità. Si tratta delle spese private fatte dal presidente della regione Liguria con soldi del Comitato, cioè dei suo donatori.
Una storia che segna un po’ l’inizio dell’inchiesta sul “Sistema”. E che si snoda tra ristoranti di mete turistiche extra-lusso, come Forte dei Marmi e Saint Tropez, hotel del centro di Roma e boutique d’alta moda.
Giovanni Toti, oggi agli arresti domiciliari per corruzione, era solito strisciare la sua carta oro da Prada, ma anche in alberghi d’eccezione. Segna l’inizio, dicevamo, perché è tutto scritto in una relazione dell’antiriciclaggio datata 2018, nella quale per la prima volta i detective finanziari segnalavano alla procura di Genova i grandi donatori dei comitati di Toti e indicavano anche dei trasferimenti di denaro dai conti delle strutture politiche ai conti personali del governatore.
Basti pensare che dal 2016 al 2018 oltre cento sono state le operazioni di addebito, per un totale di quasi 30mila euro, alla voce hotel Valadier, tra i più iconici alberghi di Roma. E poi pagamenti per l’affitto di case a uso personale e bonifici ai propri familiari.
Nulla di anomalo, certo, se non fosse che il denaro utilizzato dal presidente della Liguria per le sue spese personali era quello del tesoretto del comitato Change, la fondazione nata nel 2016 da un’idea dell’ex giornalista di Mediaset con «finalità divulgative», negli ambiti di «cultura, ambiente, politiche sociali, salute e sicurezza». Queste operazioni, finite allora sotto la lente dell’antiriciclaggio, sarebbero state effettuate a titolo personale in base ai versamenti del comitato, finanziato da privati.
Nelle carte dell’inchiesta giudiziaria – in tutto gli indagati sono 25, 10 i destinatari di misure cautelari – si parla infatti di soldi trasferiti dal nuovo comitato, nato dopo Change e in sua sostituzione, sui conti personali e privati di Giovanni Toti. Un modus operandi che, dunque, andava avanti da tempo.
L’Espresso nel 2018, oltre a rivelare i nomi dei finanziatori di Change, aveva anche svelato che 173mila euro incassati da Change erano finiti su più depositi personali del presidente e che quelli arrivati sul conto corrente aperto presso banca Generali erano stati usati non a caso per spese personali. Come si diceva, ristoranti, mutuo, abbigliamento e via discorrendo.
«Dagli approfondimenti svolti risulta che i fondi trasferiti dal comitato Change a Giovanni Toti vengono utilizzati per spese di natura personale. Inoltre, sono emersi trasferimenti a favore di altre persone politicamente esposte. In questi casi sembrerebbero utilizzati per finalità elettorali», si legge in una segnalazione di sei anni fa dell’autorità antiriciclaggio di Banca d’Italia. Tra questi c’era già allora Marco Bucci, al tempo impegnato nella prima campagna elettorale, che aveva ricevuto 102mila euro dal Comitato Change.
Per quanto riguarda i resoconti finanziari sulle spese personali, nessun rilievo penale: si tratta del denaro di privati che arriva a un comitato fatto da privati, i quali possono scegliere come usare quelle determinate risorse. Finalità divulgative? Finalità culturali, così come sbandierato da Toti in riferimento agli obiettivi di Change? In realtà, oltre alla «cultura» o alle «politiche sociali» c’è anche un pizzico di Prada. Ed quando l’antiriciclaggio cerca di far luce sui versamenti di Change e Toti che matura l’indagine di Genova sull’intreccio tra finanziamenti elettorali e concessioni portuali. Una storia fatta di soldi, interessi elettorali e imprenditoriali, di porti e spiagge (non solo di Forte dei Marmi o Saint Tropez), ma anche di vezzi, soggiorni in località esclusive, abiti griffati, ristoranti stellati. Quelli pagati, da molto tempo addietro, anche coi soldi dei benefattori che hanno creduto nel progetto politico di Toti.
(da editorialedomani.it)
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Maggio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
ALDO SPINELLI “INCAPACE DI INTENDERE E DI VOLERE”?
È arrivato il momento decisivo per la Liguria. Oggi il presidente della Regione Giovanni Toti si farà interrogare dai pubblici ministeri Luca Monteverde e Federico Manotti, che conducono l’inchiesta sulla corruzione a Genova. Ai domiciliari dallo scorso 7 maggio, il governatore non ha ancora deciso sulle dimissioni proprio perché aspetta l’esito dell’interrogatorio.
Se riuscirà a ottenere la libertà avrà ancora l’agibilità politica per continuare il mandato. Se non ci riuscirà, allora lascerà. E a quel punto cadranno anche i motivi che oggi lo lasciano agli arresti domiciliari.
Intanto gli avvocati che assistono Aldo e Roberto Spinelli hanno chiesto un parere sullo stato psicologico dell’imprenditore. L’incarico lo ha ricevuto Marco Lagazza, psichiatra e criminologo.
Parzialmente incapace
Il Fatto Quotidiano fa sapere oggi che i legali Alessandro Vaccaro e Andrea Vernazza hanno chiesto a Lagazza se il comportamento di Aldo Spinelli possa essere in qualche modo spiegabile con lo stato emotivo in cui versava dopo la morte della moglie, avvenuta nel 2021.
Il figlio Roberto durante gli interrogatori ha detto che il padre era «impossibile da gestire» e che la famiglia ha pensato più volte di farlo affiancare da un amministratore di sostegno. O addirittura di arrivare all’interdizione.
Roberto ha anche sostenuto di aver intimato al padre di smettere di finanziare Toti. Come se Aldo fosse un uomo ricco che non sapeva quello che faceva. Ma sotto la lente c’è anche l’interrogatorio di garanzia, durante il quale l’imprenditore ha cominciato a parlare a ruota libera e contro il parere del suo avvocato. Se la tenuta psicologica dell’imprenditore venisse definita a rischio, la sua situazione potrebbe cambiare di molto. Così come quella degli altri indagati.
I soldi dalla lista Toti al conto di Cozzani
Intanto, oltre ai tre bonifici da 55 mila euro verso il conto personale del governatore, gli inquirenti hanno trovato un altro accredito da 27 mila euro. Stavolta il beneficiario è Mauro Cozzani, l’ex capo di gabinetto di Toti. Ma secondo l’avvocato si tratta di soldi arrivati per il suo ruolo di mandatario elettorale. L’avvocato Stefano Savi dice al Corriere della Sera che il presidente è pronto a farsi interrogare e spera nella libertà.
Le dimissioni del governatore
L’interrogatorio è il primo passo verso la richiesta della revoca degli arresti domiciliari che verrà presentata al giudice per le indagini preliminari. E se dovesse essere ottenuta, il presidente potrebbe confrontarsi con la sua maggioranza e decidere se dimettersi o meno. Diversamente la strada è segnata. E la Liguria si preparerà al ritorno al voto.
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
È L’ENNESIMO TAGLIO AI FONDI DI CIÒ RESTA DELLE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO
Nel decreto del Masaf oltre 83 milioni di euro sono stati dirottati
dalle politiche attive per il lavoro alle imprese agricole. Una conferma che il supporto alla formazione non sta andando secondo le previsioni del governo
Un taglio, l’ennesimo, ai fondi dell’ex Reddito di cittadinanza, visti come un bacino di risorse da usare in base ai desiderata del governo. Questa volta sono stati prelevati 83,7 milioni di euro nel decreto Agricoltura, firmato da Francesco Lollobrigida. Certo, l’intervento ha una ratio nobile: sostenere, per tutto il 2024, le imprese agricole con sede nelle zone colpite da alluvioni. Un modo per favorire le assunzioni, alleviando la pressione fiscale.
Nel dettaglio, però, quei soldi verranno usati per garantire degli sgravi contributivi destinati al personale. Resta il dato politico dietro l’operazione: il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida chiede e la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, mette simbolicamente mano al portafogli. Dimostrando anche quali siano i rapporti di forza interni alla squadra di governo.
L’operazione non è proprio un inno alla fiducia verso le politiche attive del lavoro. Gli 83,7 milioni erano stati infatti piazzati sul Supporto per la formazione e il lavoro, uno dei pilastri post Reddito di cittadinanza: sulla carta dovrebbe garantire il ritorno nel mondo del lavoro dei cosiddetti idonei, in precedenza percettori del Rdc.
Nell’attesa di terminare i corsi previsti, ogni persona incassa un assegno mensile di 350 euro. Era la grande novità annunciata da Calderone rispetto al sussidio introdotto dal primo governo Conte, bandiera del Movimento 5 stelle: spingere alla ricerca di nuova occupazione alimentando la retorica anti-divanista.
Numeri alla mano, però, il progetto non sta funzionando granché. Il ministero del Lavoro aveva stimato una platea di circa 250mila beneficiari. Fino al marzo 2024, meno del 25 per cento ha effettivamente avviato percorsi di formazione.
Di fronte a dati quantomeno deludenti, il governo ha quindi deciso di usare una parte di quel plafond, oltre il 5 per cento, come un piccolo bancomat quantomeno per l’anno in corso. Una spia su un meccanismo pensato male e sovrastimato nell’impatto.
Lo stanziamento iniziale rischia di non essere impiegato completamente. Poco male, comunque. Quelle risorse sono buone per altro, a cominciare dai provvedimenti elettorali. Ne sa qualcosa Lollobrigida, che da parte sua ha portato a casa un decreto ad hoc per il settore agricolo.
Non è del resto la prima volta che il decreto Agricoltura mostra alcuni problemi sulle coperture economiche. Come raccontato da Domani, infatti, i 102 milioni di euro messi a disposizione per gli interventi contro la siccità sono il riutilizzo di vecchie risorse, risalenti addirittura al 2017. Per un capitolo, invece, sono stati attinti soldi freschi: l’istituzione di un dipartimento per le politiche del Mare.
(da Editorialedomani)
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Maggio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
QUESTA MATTINA TRASFERITA AGLI ARRESTI DOMICILIARI A BUDAPEST… IL PADRE: “IL PRIMO PASSO PER RIVEDERLA IN ITALIA”
L’attivista Ilaria Salis è uscita nella mattinata di oggi, giovedì 23 maggio, dalla prigione di massima sicurezza di Gyorskocsi utca a Budapest. Era rinchiusa lì da oltre 15 mesi.
Salis è stata trasferita al domicilio dove sconterà la misura cautelare degli arresti domiciliari in attesa della fine del suo processo. S
alis è stata arrestata l’11 febbraio del 2023 assieme a due antifascisti tedeschi con l’accusa di aver partecipato a due aggressioni nei confronti di tre militanti di estrema destra
Il 15 maggio una commissione di secondo grado del tribunale di Budapest ha accolto il ricorso presentato dai suo legali e le ha concesso la detenzione ai domiciliari con il braccialetto elettronico e dietro il pagamento di una cauzione di 40mila euro.
Dopo alcuni giorni di attesa il bonifico, partito la settimana scorsa dall’Italia, è arrivato e Salis è uscita quindi dal carcere. Domani è prevista la terza udienza del processo a suo carico.
Il padre Roberto dice all’agenzia di stampa Ansa che «finalmente abbiamo la possibilità di riabbracciare Ilaria, speriamo che questa sia una tappa temporanea prima di vederla finalmente in Italia».
(da agenzie)
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Maggio 22nd, 2024 Riccardo Fucile
L’ITALIA È L’ULTIMO PAESE EUROPEO PER NUMERO DI COPPIE CON FIGLI DOVE LAVORANO ENTRAMBI I PARTNER. PER IL 50% DEI CITTADINI LA MAMMA CHE LAVORA “FA DEL MALE” AL SUO BEBÈ
Se la mamma lavora, il figlio soffre? Per più di un italiano su due,la
risposta è inequivocabilmente sì. Dopo una sfilza di “ma va già all’asilo?” e “ma con chi sta quando vai a lavoro? Ma poverino!” chi ha un figlio tra gli zero e i sei anni, insomma in età prescolare, il sentore l’aveva già avuto.
Con la ricerca “Donne, Lavoro e Sfide Demografiche. Modelli e strategie a sostegno dell’occupazione femminile e della genitorialità”, realizzata da Fondazione Gi Group e Valore D, ora ne abbiamo la statistica certezza: nel nostro Paese stereotipi e maternità vanno a braccetto
Nei racconti dei genitori spunta spesso il pediatra che sconsiglia di portare il bimbo al nido, che poi si ammala troppo spesso, o di conoscenti che non riescono a trattenersi dal commentare quando e come la mamma decide di rientrare al lavoro. Se decide di rientrare, perché troppo spesso il conto tra asilo e baby sitter e lo stipendio nemmeno torna.
Nella sua lunga intervista nel podcast di Diletta Leotta “Mamma dilettante”, la premier Giorgia Meloni si dilunga sulla sua complicata gestione di lavoro e maternità, compreso quel misto di senso di colpa e consapevolezza di star facendo la cosa giusta.
Sentimento complesso, e vagamente opprimente, in cui tantissime donne italiane si possono senza dubbio riconoscere. Me la premier nemmeno una parola spende sui cambiamenti strutturali che il suo governo potrebbe mettere in piedi per rendere l’Italia un paese un pelo più a misura di mamma.
Il nostro è l’unico Paese in cui più della metà dei rispondenti (54,1%) si dice d’accordo con l’affermazione che una madre che lavora “danneggia” i figli in età prescolare, contro una media europea del 30%. E siamo anche il Paese con la più alta percentuale di accordo con l’affermazione per cui «se c’è poco lavoro è giusto vada data priorità agli uomini», il 25,4%, rispetto a una media europea dell’11,4%.
L’Italia è anche l’ultimo paese per numero di coppie con figli dove lavorano entrambi i partner (51,1%). All’estero avviene nel 63,2% dei casi in Spagna, nel 69% in Germania, nel 69,2% in Francia, nel 78% in Olanda e nel 78,9% in Svezia.
Non stupisce nemmeno il record italiano di inattività femminile, il più alto in Europa (31%, rispetto a una media UE del 18,2%) e la più ampia quota di donne che lavora in part-time involontario: il 51,7%, oltre 30 punti percentuali sopra la media europea del 19,6%.
(da La Stampa)
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Maggio 22nd, 2024 Riccardo Fucile
I SONDAGGI DANNO DA MESI L’OPPOSIZIONE LABURISTA DI KEIR STARMER IN NETTO VANTAGGIO SUI CONSERVATORI, AL POTERE DA 14 ANNI
Il primo ministro Tory britannico Rishi Sunak ha deciso di avviare le procedure per lo scioglimento della Camera dei Comuni, indicando la data del 4 luglio per le elezioni politiche nel Regno Unito: la cui convocazione è anticipata così di circa 6 mesi rispetto alla scadenza naturale della legislatura.
Lo anticipa Sky News, mentre è in corso un consiglio dei ministri ad hoc. I sondaggi danno da mesi l’opposizione laburista di Keir Starmer in netto vantaggio sui conservatori, al potere da 14 anni.
Secondo i calcoli dei commentatori, Sunak dovrebbe annunciare lo scioglimento del Parlamento nel giro di due o tre settimane al massimo, se volesse giocarsi la carta di un voto a luglio, tenuto conto dei 40 giorni di campagna elettorale prescritti dalla legge. Altrimenti se ne riparlerà dopo la pausa estiva dei lavori di Westminster, vale a dire non prima di ottobre (in caso di convocazione entro metà settembre) o di novembre.
(da agenzie)
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Maggio 22nd, 2024 Riccardo Fucile
IL PRIMO FIRMATARIO E’ UN SENATORE DI FDI, CASUALMENTE IMPRENDITORE NEL SETTORE COSMETICO
Tra gli atti parlamentari depositati a Palazzo Madma, spunta un disegno di legge dedicata agli acconciatori, termine ombrello che raggruppa le professioni di barbiere, parrucchiere e – non ne vogliano i puristi dell’italiano – hair stylist.
Il primo firmatario è Renato Ancorotti, senatore di Fratelli d’Italia che ha fatto la sua fortuna imprenditoriale nel settore della cosmetica. Lo raccontano come amico personale della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Insieme ad altri esponenti della maggioranza, Ancorotti vuole dare una delega al governo affinché istituisca, presso il ministero delle Imprese del Made in Italy, il registro nazionale degli acconciatori. La proposta, si legge, «intende porre in rilievo e riconoscere la qualità professionale degli acconciatori nonché garantire il cliente rispetto ai servizi prestati dagli stessi professionisti».
I senatori firmatari sottolineano che parrucchieri e barbieri, oggi, svolgano «un ruolo fondamentale per la salute dei clienti poiché, rientrano nelle loro attività non solo la prestazione di trattamenti tricologici complementari, ma anche l’utilizzo di prodotti cosmetici». Prodotti su cui Ancorotti ha basato la sua carriera professionale.
Nel testo, a mo’ di esempio, si parla di coloranti e decoloranti per capelli. Ma spesso i parrucchieri si occupano anche del make-up dei propri clienti. «Da tale esigenza discende la necessità, non più procrastinabile, di istituire un registro degli acconciatori professionali». Tuttavia, è lo stesso disegno di legge a stabilire che l’iscrizione la registro non costituisce una condizione vincolante per lo svolgimento del lavoro di acconciatore, «ma rappresenta un elemento di riconoscimento e di affidabilità su cui fondare l’attività professionale».
Il sodalizio di Meloni con il mondo della cosmetica
A Bologna, ogni anno, si tiene il Cosmoprof: è una delle fiere più conosciute al mondo per l’industria della cosmetica e della bellezza professionale. Meloni ne è una fedele frequentatrice.
Tra i personaggi più noti che vi partecipano c’è Ancorotti: il senatore è tra i leader del settore in Italia, essendo proprietario di aziende di cosmetica che producono trucchi per conto di moltissimi marchi internazionali. All’ultima edizione della fiera, Meloni ha avuto come cicerone personale proprio Ancorotti. Nel suo ruolo di imprenditore, è stato nominato due volte presidente dell’associazione di categoria, Cosmetica Italia. Parallelamente, Ancorotti ha racimolato diverse esperienze politiche: consigliere provinciale di Cremona con Forza Italia, assessore e consigliere comunale a Crema con il Popolo della libertà e nel 2022, infine, è riuscito a centrare il seggio al Senato nelle file di Fratelli d’Italia. Tra le attività a Palazzo Madama di Ancorotti, si segnalano due emendamenti all’ultima legge di Bilancio, affinché si applicasse l’esenzione dell’Iva agli interventi di chirurgia estetica.
(da Open)
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