Maggio 21st, 2024 Riccardo Fucile
LA FOTO DELL’INIZIATIVA ELETTORALE POSTATA DALL’ASSESSORA REGIONALE PIEMONTESE CHIORINO A ROASIO, PRESENTI I CANDIDATI IN REGIONE
In vista delle regionali in Piemonte e delle elezioni europee, un’iniziativa elettorale dell’assessora di Fratelli d’Italia Elena Chiorino organizzata in un bar a Roasio non è passata inosservata sui social.
Chiorino ha infatti pubblicato su Facebook e Instagram le foto di un evento chiamato “Aperitivo tricolore” con il sottosegretario Andrea Delmastro, nelle quali però si vede il calendario di Benito Mussolini appeso a un muro.
All’evento, per raccontare «il buongoverno di Giorgia Meloni», erano presenti anche il consigliere regionale di FdI Carlo Riva Vercellotti e i candidati in regione Simona Coda e Davide Eugenio Zappalà. «Raccontiamo questi cinque anni al governo della Regione, raccontiamo quello che faremo con Fratelli d’Italia per il Piemonte, per l’Italia e in Europa», si legge nel post di Chiorino.
(da agenzie)
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Maggio 21st, 2024 Riccardo Fucile
LA MOGLIE DEL DEPUTATO FORZISTA INSISTEVA PER PORTARE IL GATTO DALLA FIGLIA CON LA VETTURA… LO SFOGO DELL’AUTISTA (ANCHE LUI INDAGATO), COSTRETTO A TRASPORTARE MICCICHÉ ALLE VISITE MEDICHE, ALLE CENE, IN AEROPORTO: “ORA MI SONO ROTTO I COGLIONI…”
Farmaci, sigarette, il gatto con il “trasportino”, teglie di pasta al
forno per il compleanno, pesce fresco, il dispenser per il sapone, il caricatore dell’iPad, piante grasse e persino il bidone con la benzina. Quando il deputato regionale Gianfranco Miccichè (FI) chiamava, il suo autista alla guida dell’auto blu regionale era pronto a soddisfare qualsiasi richiesta.
Ben 33 viaggi sempre su richiesta del viceré forzista, sono finiti sotto la lente della Procura di Palermo negli sviluppi dell’inchiesta sul ristoratore palermitano Mario Di Ferro, che ha patteggiato 4 anni per droga e ammesso di aver ceduto gratis cocaina a Miccichè. “Mai portato il gatto dal veterinario con l’auto blu, questo è certo. Se ci sono stati altri episodi saranno chiariti”, replica il deputato.
Miccichè è accusato di peculato e truffa aggravata, perché in maniera a dir “poco spregiudicata” avrebbe usato l’auto blu per fini personali per sé, la sua famiglia e i collaboratori, facendosi scarrozzare tra Palermo e Cefalù, dove ha la residenza estiva e per la quale ha ricevuto il divieto di dimora. In auto blu Miccichè si fa accompagnare alla visita medica, alle cene, in aeroporto.
L’autista, accusato di truffa aggravata e con il divieto di dimora a Palermo e Monreale, avrebbe falsificato le dichiarazioni per le missioni (“209 ore e 20 minuti”) all’Assemblea regionale, affermando di trovarsi al lavoro mentre era al bingo o insieme alla compagna, e ricevendo 10.822 euro.
Ad accompagnare Messina negli spostamenti c’è Vito Scardina (non indagato), “assunto formalmente come collaboratore per attività politico-istituzionale” ma in realtà un vero “collaboratore domestico”. È Scardina a piazzare le esche per i topi, sistemare la doccia, lavasca e l’antenna della tv nella villa di Cefalù. Cucina le fave, compra il pesce fresco e le lasagne a Palermo, prende i farmaci e le sigarette, e persino il gatto.
“Me la potete portare Paki? – chiede la moglie di Miccichè a Scardina, che poi cambia idea – Devi portare il gatto a Cochi (figlia di Miccichè, ndr.), ora ti mando l’indirizzo”. Dalle intercettazioni emerge però la perplessità dell’autista, che teme ripercussioni. “La signora aveva chiesto di scendere il gatto con il trasportino, ci rissi a Vito ’na machina blu un’acchiana (non sale, ndr) il gatto”, dice Messina alla compagna.
Quindi dopo aver parlato con Scardina, Miccichè chiama la moglie: “C’è un problema con la macchina… facciamo una cosa, Vito viene in treno e lo andate a prendere alla stazione”. La moglie dice di non capire, e Miccichè replica: “Elena, non devi capire!”.
Per gli inquirenti, Messina e Scardina sarebbero andati a Cefalù con l’auto blu per prendere il gatto e riportarlo a Palermo, poi Scardina avrebbe raggiunto da solo la clinica veterinaria. […]
(da Il Fatto Quotidiano)
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Maggio 21st, 2024 Riccardo Fucile
LA RELATRICE DELLE NAZIONI UNITE ANALIZZA I MASSACRI COMPIUTI A GAZA
Francesca Albanese è la relatrice Onu per i diritti umani in Palestina che, dopo la pubblicazione di un apporto in cui ha parlato apertamente di genocidio da parte di Israele sulla popolazione palestinese nel conflitto in corso a Gaza, ha avuto diversi problemi nel continuare il suo lavoro di monitoraggio e raccolta di testimonianze. L’esercito israeliano le impedisce di entrare nella Striscia di Gaza e così ha dovuto raccogliere le testimonianze su quello che sta avvenendo nella zona di conflitto dai pazienti evacuati da Gaza per motivi sanitari e curati in altri paese. Con lei abbiamo provato a fare un quadro della situazione in Palestina, a Gaza come a Rafah come nel resto della Cisgiordania, e abbiamo provato a fare una riflessione su quello che sta avvenendo anche nel nostro paese intorno al conflitto tra Israele e Palestina.
Negli ultimi mesi è stato davvero difficile per lei svolgere il suo lavoro, cosa le è successo?
Innanzitutto non è facile dal punto di vista professionale guardare in faccia le brutture di una umanità che ti si dissolve davanti agli occhi mentre un popolo viene genocidato. Per me c’è stata la fatica di dover documentare le atrocità che stanno accadendo senza poter andare fisicamente sui territorio dove vengono commesse. C’è stato per me un diniego dell’esercito israeliano ad entrare nei territori palestinesi, questo ha significato che ho dovuto fare una serie di visite negli ospedali dove sono stati ricoverati i pazienti palestinesi evacuati per motivi di salute da Gaza verso l’Egitto, il Qatar, la Giordania. Inoltre ho dovuto parlare con le vittime al telefono che è qualcosa di disumanizzante.
Anche in Italia sono arrivate le immagini dei convogli di aiuti umanitari per la popolazione presi d’assalto dagli israeliani, cosa sta accadendo?
La società israeliana e la gran parte della gente è malata di un indottrinamento e di una ideologia razzista nei confronti dei palestinesi, c’è una disumanizzazione totale. Quelli che abbiamo visto sono convogli attraversano la Cisgiordania, dalla Giordania, passano per Israele, e si è visto anche nelle scene che sono state diffuse in occidente, c’era l’esercito, l’esercito era nei paraggi e non è intervenuto. Perché non è intervenuto l’esercito? I coloni israeliani della Cisgiordania, persone che non avrebbero diritto a stare lì, prendono d’assalto aiuti destinati ad una popolazione alla fame. La malnutrizione è talmente poderosa che alcuni medici americani di istanza a Gaza, mi hanno spiegato che il motivo principale per cui le persone non si riprendono dalle ferite è che sono troppo malnutrite. Ed io li ho visti i bambini malnutriti in Egitto, è spaventoso, ed è spaventoso che tutto questo avviene nel 2024 sotto l’occhio vigile dell’esercito che non punisce nessun crimine dei coloni.
Qual è la fotografia di Rafah in questo momento? Che previsioni fa, anche se è difficile, nel breve periodo sullo sviluppo della situazione?
Da un punto di vista tecnico l’invasione di Rafah è già cominciata perché da oltre una settimana ci sono bombardamenti, e con l’avanzamento dell’esercito si sta spingendo la popolazione verso il mare. Gli Stati Uniti hanno “avvertito” Israele che una invasione di Rafah avrebbe rappresentato una linea rossa da non sconfinare, un po’ tardi ma hanno dato questo avvertimento, ma comunque gli israeliani hanno già varcato quella linea. Per il futuro penso che o si ferma quella macchina che ha già commesso un genocidio a Gaza, oppure si continuerà a vedere l’espansione della violenza in altre zone dei territori occupati palestinesi, e si continueranno a contare i morti in quello che è oggi il più grande cimitero del mondo che è Gaza.
Com’è invece la situazione in Cisgiordania?
Dal 7 ottobre c’è una violenza completamente senza vincoli e senza restrizioni nei confronti dei palestinesi, sono state introdotte nuove misure di confinamento fisico. Questo vuol dire che non è garantita la libertà di movimento per i palestinesi anche nelle zone controllate dall’Autorità Nazionale Palestinese.
Sono forme di apartheid?
Certo che c’è l’apartheid, ma si è incattivito. In Cisgiordania sono state uccise dopo il 7 ottobre, dai coloni armati o dall’esercito israeliano, circa 500 palestinesi, tra cui molti bambini, sono stati imprigionate 9000 persone, molti dei quali senza capo d’accusa e senza mandato di cattura, ma questa purtroppo è la prassi. C’è un sistema di illegalità talmente profondo e talmente oggettivo, talmente evidente a tutti, che è scioccante, ma non desta meraviglia.
C’è un aumento della violenza verbale e fisica, anche nel nostro paese, intorno al conflitto tra Israele e Palestina: crede che possa esserci un’escalation?
Io credo che continuerà ad esserci molta violenza sia nei territori palestinesi che fuori. Ho sempre detto che nella repressione delle libertà fondamentali dei palestinesi, c’è anche un po’ di nostra libertà ed ora lo stiamo vedendo. Il diritto di protesta è uno degli anticorpi delle società democratiche, il diritto di confrontarsi, di esprimere un’opinione contraria, di dissentire e di comunicarlo al potere, che sia quello di un’università che gestisce fondi, e anche le tasse degli studenti, o di un governo. Il modo in cui i governi occidentali stanno reprimendo le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese è un segno di quanto siano fragili e di quanto siano in pericolo le democrazie occidentali.
(da Fanpage)
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Maggio 21st, 2024 Riccardo Fucile
PERCHÉ IL PRESIDENTE È STATO FATTO SALIRE PROPRIO SUL PIÙ MALMESSO DEI TRE, UN BELL 212 CON TRENT’ANNI SULLE SPALLE E APPARATI DI NAVIGAZIONE INADATTI A QUEL CLIMA? – IL VELIVOLO SI È ROVESCIATO IMPROVVISAMENTE, COME CAPOVOLTO DA UN COLPO DI VENTO O UNA MASSA D’ARIA. O COME SE LA DOPPIA TURBINA SI FOSSE BLOCCATA ALL’IMPROVVISO
L’agenzia di Stato Irna si è affrettata a chiudere il caso: «Il
presidente ha trovato il martirio nello schianto di un elicottero causato da un guasto tecnico ». Una versione netta che cerca di spazzare via qualsiasi sospetto. Ma quando un leader scompare in una situazione di crisi, dubbi, illazioni e teorie complottiste sono destinate ad aleggiare a lungo sopra i rottami. A partire proprio dalla questione dei tre elicotteri.
Il primo comunicato ufficiale infatti sosteneva che il Bell 212 di Raisi era scortato da altri due elicotteri. Nel video che mostra l’ultimo decollo si distinguono con chiarezza la sagoma di un robusto MI Mil-17 russo e di un altro Bell.
Entrambi sono a terra e non hanno i rotori in movimento: quindi non hanno volato in formazione assieme al presidente, affiancandolo per rendere più difficile identificare su quale mezzo si trovasse o proteggendolo con i sistemi di contromisure anti-missile presenti almeno sul Mil-17.
(da per “la Repubblica)
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Maggio 21st, 2024 Riccardo Fucile
LA MANAGER CHE HA OSATO RIFIUTARE DI PRESTARSI ALLA CORRUZIONE E IL POTERE DISARMANTE DELLA SINCERITA’
Prima che la spediscano in un centro di rieducazione, vorrei spendere qualche parola in difesa di Ivana Semeraro, la manager che ha osato rifiutare un versamento di 40 mila euro al comitato di Giovanni Toti, come suggeritole al telefono dall’arzillo imprenditore Spinelli, «perché potrebbe sembrare corruzione».
Semeraro sa benissimo che finanziare la politica alla luce del sole è un’attività legittima. Però sa altrettanto bene che si presta a un fondato sospetto, dal momento che di solito chi sovvenziona il potere non è un benefattore disinteressato, ma un creditore che si aspetta la restituzione del «prestito» sotto forma di leggi amiche e altri favori.
I pragmatici ci spiegheranno che è sempre andata così fin dai tempi di Giulio Cesare foraggiato da Crasso. Peccato che quasi nessuno abbia mai il coraggio di dirlo. Questa forma di coraggio Platone la definiva parresìa e mio padre «cunta nen bale» (dal piemontese «non raccontar bugie»). Neanche a te stesso.
Chiamare le cose con il loro nome è un fatto talmente inusuale che sembra credibile solo nel mondo delle favole (il bambino di Andersen che dice «il re è nudo»). Peccato lo si pratichi così poco nella vita reale, perché tra i suoi molti pregi ha anche quello di sveltirla e semplificarla.
Se Ivana Semeraro avesse usato una formula di rifiuto più ambigua, probabilmente Spinelli avrebbe provato a insistere. Invece ha chiuso subito la telefonata, a riprova del potere disarmante della sincerità.
(da corriere.it)
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Maggio 21st, 2024 Riccardo Fucile
L’ITALIA STA CON I PAESI DELL’EX BLOCCO SOVIETICO, IL PAESE FONDATORE DELL’UE NON C’E’ PIU’
L’Europa è lontana. Valicare le Alpi con le idee è un’impresa
titanica. Anche in questo caso, come per i viaggi, la parte del leone la fa il low-cost. Politica spazzatura. La propaganda di destra in questi giorni usa il volto di un uomo giudicato assassino, estradato da un carcere della Florida a una prigione italiana (un detenuto doc, vista la sua vicinanza ideologica al governo). Un evento, l’arrivo del detenuto a Fiumicino, con tanto di fanfara, come se fosse un capo di Stato.
L’immagine è quella di Giorgia Meloni grande statista a cui tutto riesce – senza dire che il governatore della Florida, Ron DeSantis, è un italo-americano di provata destra, avversario di Joe Biden e sbeffeggiato dal contendente di partito Donald Trump che lo ha liquidato strapazzandone il cognome (“Santorum”). Con le elezioni europee tutto ciò non ha nulla a che fare, ovviamente. Ma il messaggio della leader che gioca sulle due sponde dell’Atlantico come se fossero quelle di una bocciofila romana deve colpire l’immaginario degli elettori. La politica trash è il palinsesto asfissiante di RaiMediaset. Dell’Europa, poco o nulla.
Che idea di Europa ha la destra-destra? Alcune idee sono note da tempo: estendere l’ideologia etno-nazionalista al continente (lo diceva già il primo punto del programma elettorale di FdI per il 2022) e difendere l’identità giudaico-cristiana e antislamica. Per la destra questo è il fondamento della politica estera europea: sigillare le frontiere con campi di concentramento (alcuni per procura) per gli immigrati clandestini.
In relativa continuità con le politiche nazionali ed europee adottate dai governi precedenti, non necessariamente di destra. Niente di nuovo, dunque. Perché allarmarsi? Ma non è così. La destra vuole accreditarsi in Europa come assolutamente in sintonia con la tradizione europeista. Tuttavia, i segnali che manda parlano un linguaggio molto diverso e irricevibile.
La destra non ha una cultura dei diritti. Anzi, asseconda l’idea che i diritti appartengano a qualcuno, per cui la maggioranza ha il diritto di decidere se e quali sostenere. In altre parole, i diritti dei trans* sarebbero diritti per e di coloro che non sono “normali”; pertanto, è legittimo che il governo stia dalla parte della maggioranza “normale”. Ecco quindi che, mentre Meloni dice in tv che il suo governo si batte contro le discriminazioni, l’Italia non aderisce alla dichiarazione del Consiglio dell’Unione europea per promuovere nei Paesi membri politiche di uguaglianza e rispetto dei diritti umani nei confronti delle persone della comunità LGBT+.
La dichiarazione è stata proposta dalla presidenza belga in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia. In Italia si insiste nel dire che il documento ha “solo” un valore simbolico. Così non è. Perché gli effetti comportamentali non sono affatto simbolici. Un esempio: l’ospedale fiorentino di Careggi è bersaglio di un’azione punitiva che nega ai ricoverati con varianza di genere l’accesso ai farmaci salvavita. Il clima scatenato dalla destra ha l’effetto di provocare minacce ai familiari e ai medici che assistono questi pazienti.
Minimizzare la scelta dell’Italia di non aderire al documento europeo dicendo che è simbolico è cattiva informazione. Rifiutando quel documento si invia un chiaro messaggio politico: sui diritti, l’Italia di destra si schiera con i paesi dell’ex blocco sovietico e limitrofi: Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Lituania, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.
L’Italia di Ventotene, che fu tra i fondatori dell’Unione, qui non c’è.
(da editorialedomani.it)
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Maggio 21st, 2024 Riccardo Fucile
I 400 VOTI FATTI CONFLUIRE SULLA LISTA TOTI IN CAMBIO DI PROMESSE DI LAVORO NON MANTENUTE
“È da quando sono bambino, dagli anni ‘60, che è noto che qui ci sono delle famiglie un po’ così… che spostano voti”. Così un residente del quartiere Certosa di Genova descrive una situazione che, allo stesso tempo, viene subito circoscritta da tutti: “Parliamo di 3-400 voti su una comunità di migliaia di persone originarie di Riesi – aggiunge Enrico d’Agostino della Casa della Legalità, che negli anni è stato minacciato per le denunce e gli esposti presentati su questa realtà – il resto della comunità sono davvero bravissime persone arrivate con nulla, cinquant’anni fa, e oggi sono parte integrante e sana del quartiere”.
Eppure, in anni di crescita dell’astensione, 400 voti sono un contributo che fa gola a tutti.
Qui a gestire i voti sarebbero i fratelli Testa di Bergamo: “Scendono sempre sotto elezioni – spiegano al bar della piazza che diventa il naturale punto di ritrovo della comunità riesina di Certosa – dicono ‘vota questo, vota quello’, ma in maniera molto gentile, cordiale, offrono da bere…”. Dietro a quello che tutti vedono in piazza sotto elezioni, secondo la procura ci sarebbe scambio di voti in cambio di promesse di posti di lavoro (che per altro non sarebbero state mantenute).
A favorire alcuni candidati delle liste di Toti in Regione sarebbero state persone collaterali a Cosa Nostra e a famiglie già note in città per precedenti sentenze.
Lo storico cassiere del super market di Certosa, Umberto Lo Grasso, che negli anni ha girato diversi partiti e ora è consigliere comunale per la lista Toti, viene oggi accusato di favoreggiamento, avrebbe avvisato gli altri indagati di stare attenti e non parlare al telefono, perché c’erano indagini in corso.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Maggio 21st, 2024 Riccardo Fucile
TUTTI I NOMI DEI FINANZIATORI DELLA FONDAZIONE DI TOTI CON RELATIVE CIFRE
Circa tre settimane prima dell’arresto di Giovanni Toti a Genova,
alle ore 11 del 18 aprile nella sede legale di Ponte Raffaele Rubattino a Genova si è tenuta l’assemblea della società Terminal Rinfuse Genova srl, presieduta da Sabina Cardellini.
È la società nel porto di Genova al centro dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il Governatore della Liguria, Giovanni Toti. Quel giorno la società ha approvato il bilancio 2023 che si è chiuso con un utile di 652.665,82 euro e ha deciso di distribuirlo integralmente ai due soci, il gruppo guidato da Aldo Spinelli, che ha il 55% della società, e quello guidato da Gianluigi Aponte, che ne ha il 45%.
Quella proroga trentennale a Spinelli (e Msc) costava più di quel che rendeva
L’utile 2023 del Terminal Rinfuse Genova è stato il più alto degli ultimi anni: nel 2022 era ammontato a 409.076 euro e nel 2021 ad appena 31.559 euro. Quando a inizio 2022 il gruppo Aponte decide di trasferire quella quota dalla Itaterminaux srl (che per errore dei magistrati inquirenti nell’ordinanza su Toti viene considerata ancora azionista) alla Csm Italia gate spa del gruppo Msc che oggi la detiene, viene chiesto a un commercialista, Luca Rai, di stabilirne il valore. Per farlo esamina anche il piano industriale che prevede il più alto utile nel 2027 con 1.505.000 euro. La società viene valutata 6,7 milioni di euro. Nell’autunno 2021 però per avere quella proroga trentennale della concessione che è al centro della inchiesta giudiziaria, la Terminal rinfuse Genova si è impegnata a fare investimenti per 55 milioni di euro. Significano in media 1,833 milioni di euro l’anno. E in nessun anno nemmeno nelle previsioni più rosee degli azionisti la società avrebbe mai ripagato quella somma. Era evidente anche solo dalla lettura dei bilanci che quella operazione per cui Spinelli è accusato di avere pagato tangenti (attraverso finanziamenti legali) non aveva alcun senso economico.
Il pressing sulla autorità portuale per ottenere l’allungamento della concessione
Eppure la proroga trentennale della concessione stava a cuore ad entrambi i soci: Spinelli di cui abbiamo letto tutto in queste settimane, ma anche Aponte (patron di Msc crociere, Snav, Gnv e tante altre società e nell’ultimo anno diventato azionista al 50% di Italo treno e nuovo proprietario del Secolo XIX di Genova), che non risulta indagato e di cui per questo si è parlato assai meno.
Spinelli è accusato di avere versato al comitato Toti 40 mila euro in contributi legali divisi fra quattro società subito dopo avere ottenuto dalla autorità portuale di Genova la proroga trentennale di quella concessione. Una delle quattro società che versa un contributo da 10 mila euro euro era per altro proprio la Terminal Rinfuse di Genova, di cui era azionista al 45% il gruppo di Aponte.
Il ruolo di Aponte che ottiene più di Spinelli con quella delibera
Il patron di Msc crociere non è restato ai margini di quella proroga trentennale della concessione al Terminal rinfuse di Genova, anzi. Se è Spinelli ad assediare Toti e il presidente dell’autorità portuale, Paolo Emilio Signorini per la durata della proroga che inizialmente sperava fosse di 40 anni, è stato invece Aponte a incidere direttamente sul testo di quella delibera di proroga.
Il suo legale, Alfonso Lavarello, riesce a fare inserire nella delibera una clausola che prevede la revoca della concessione in caso di cambiamento d’uso del terminal. Scrivono i magistrati nell’ordinanza: «Nella bozza della delibera di rinnovo della concessione Terminal Rinfuse, in via di elaborazione da parte degli uffici dell’Autorità di Sistema Portuale, era stata effettivamente inserita la clausola in questione, così come suggerita da Aponte tramite Lavarello, finalizzata a consentire all’AdSP di revocare la concessione in caso di mutamenti nella destinazione d’uso del terminal». Sull’autorità portuale, dunque, incide più Aponte di Spinelli per quella delibera. Ed è chiaro perché: non vuole che abbia troppo potere l’ex patron del Genoa, e nei piani di Aponte c’è un secondo passaggio che è ben raccontato nell’ordinanza.
Toti sapeva benissimo che la concessione serviva a tutt’altro. «Sei Pinocchio se lo neghi»
Visti i bilanci del Terminal Rinfuse è chiaro che quella concessione non è un affare avendola pagata molto più del suo rendimento annuale. Ma nessuno dei protagonisti pensa davvero che per 30 anni si tengano le rinfuse in quel Terminal. Lo sa benissimo lo stesso governatore Toti che incontrando Spinelli ci scherza su: «Ah ah (ride) … ma non ci crede nessuno. Neanche … ma neanche Pinocchio», ricevendo come risposta dall’imprenditore: «Ma Presidente… ma perché cioè era chiaro … cioè era chiaro era logico che …se noi non diciamo che facciamo rinfuse l’hai capita chi abbiamo contro? … Abbiamo contro tutto il mondo».
Il piano in realtà è un altro: ottenere la proroga di 30 anni per le rinfuse, aspettare la costruzione della diga foranea di Genova già approvata dal governo di Giorgia Meloni e inaugurata da Matteo Salvini nel maggio 2023, e poi spostare le rinfuse a Savona e a Genova inserire al loro posto i container. Aponte fa inserire una clausola grazie a cui tutto dovrà essere ridiscusso con l’autorità portuale quel giorno proprio perché Spinelli non diventi il dominus unico del porto di Genova.
Fatto questo però i due imprenditori iniziano a lavorare a un loro accordo, tessuto con pazienza proprio da Lavarello. E giungono a una bozza che prevede la divisione fra i due del Terminal Rinfuse e del grosso dei business portuali.
Scrivono i magistrati: «Lavarello, esaltando quindi la portata dell’accordo, chiariva che questo non si limitasse esclusivamente a definire la ripartizione del Terminal Rinfuse tra Spinelli e Aponte, ma ponesse le basi per strutturare e consolidare concordemente le posizioni dei due rispettivi gruppi logistici (“Prevede tutto, non la divisione del terminal, prevede tutto, tutto vuol dire tutto, tutto quello che era in sospeso o materia di litigio … accosti, tempi, ingressi, tutto”)».
Quando Spinelli era riverito da tutti e Ciampi festeggiava con lui il Livorno
Aldo Spinelli è stato per decenni il signore dei porti e non solo di quelli a Genova e Livorno. Ha avuto il controllo anche delle squadre di calcio delle due città, e tutti i politici di ogni schieramento lo hanno sempre riverito e cercato quando avevano bisogno di qualcosa. Oggi sembra che non lo conosca più nessuno, ma nella sua bacheca ci sono le foto con tutti i potenti della politica di ogni epoca. Anche quelle con l’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che il 19 settembre 2004 si recò in forma privata allo stadio di Livorno per assistere alla partita con il Chievo e festeggiare il ritorno in Serie A della squadra di calcio. Nelle tribune Spinelli e Ciampi festeggiavano il gol del Livorno (che poi però perse la partita). Ma gli anni passano per tutti, e oggi il vero potente di Genova è diventato Aponte, l’imprenditore della Piana di Sorrento oggi residente in Svizzera che ha costruito quello che oggi è il primo gruppo del mondo di trasporto navale sia di merci che di passeggeri. L’acquisizione di Italo treno è stata pensata anche per Genova, per unire treni, porto e navi. Quella del Secolo XIX immaginata nello stesso contesto ne fa ormai il nuovo Doge della città, anche se il gruppo è mondiale e la residenza in Svizzera.
Tutti i soldi dati a Toti e ad altri partiti dai big del porto di Genova
Tutti i grandi gruppi imprenditoriali hanno finanziato la politica in questi anni, e ovviamente il maggiore beneficiario dal 2015 in poi è stato il governatore della Liguria, Toti, nelle cui mani stava saldamente il potere. Il gruppo Spinelli è ritenuto il suo grande finanziatore e negli anni ha versato o alla fondazione o al comitato elettorale di Toti 89.300 euro, qualche migliaio di euro in più di quelli contestati nell’ordinanza dei pm di Genova.
Spinelli che prima donava contributi al Pd, che aveva in mano quella Regione, ha poi finanziato negli ultimi anni anche la Lega con 30 mila euro e il pagamento di una cena elettorale da 900 euro e Forza Italia per 25 mila euro. Non risulta invece nei tabulati ufficiali dei partiti il contributo da lui confessato per la Lista Bonino-Pannella.
Spinelli però non era il solo a finanziare i partiti. Non sono molti, ma ci sono anche i contributi del gruppo Aponte: 14.050 euro versati da 4 società al Comitato Toti.
Il più generoso finanziatore di Toti è però il gruppo Europam-Black oils (petrolio) che dal 2020 in poi ha versato 305.300 euro. A Toti sono poi arrivati 58 mila euro dal gruppo Amico & C, 50 mila euro dalla Base Genova srl, 45 mila euro dalla Sanlorenzo spa, 30.450 euro dalle Officine Meccaniche e navali San Giorgio, 30 mila euro dalla Pellegrini spa, 17 mila euro dalla Grimaldi holdings e 15 mila euro dal gruppo Messina che aveva finanziato con 10 mila euro nel 2016 anche il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano.
(da Open)
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Maggio 21st, 2024 Riccardo Fucile
CONTE, COSTRETTO A RINCORRERE, ALZA I TONI, LA PRIPRIOTÀ DI È FARE ELEGGERE I SUOI “MAGNIFICI SETTE” CHE HA PIAZZATO IN LISTA (DA TRIDICO ALLA MORACE), PER EVITARE UNO SMACCO… L’ORDINE DI SCUDERIA: “DATE LA PRIORITÀ AI CANDIDATI SCELTI DA CONTE”
A vederlo urlare invasato «Facciamo gol in Europa!», dopo un palleggio volante con Carolina Morace, si potrebbe pensare che Giuseppe Conte punti forte su queste elezioni europee. In realtà, il video condiviso sui profili social in coppia con l’ex calciatrice, candidata per il Movimento 5 stelle nella circoscrizione Centro, è l’ultimo tentativo di dare una scossa a una campagna elettorale che non decolla.
Nonostante la trovata dei comizi a teatro in versione Steve Jobs, con un buon riscontro di pubblico nelle prime due tappe a Milano e Ancona . Nonostante i toni sopra le righe adottati nelle ultime settimane per farsi spazio nel dibattito politico, come la definizione di «nuova Tangentopoli» in riferimento all’inchiesta ligure o l’evocazione della loggia P2 rispetto alla riforma della giustizia del governo Meloni. Fino alla battaglia in punta di par condicio per stoppare il duello tv tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, che volevano relegarlo in panchina.
L’impressione è che il presidente M5s si veda costretto a rincorrere, a recuperare terreno, anche se i sondaggi danno i 5 stelle intorno al 16%, in linea con le elezioni politiche.
Ma, ai piani alti del Movimento, nessuno crede a un risultato del genere, tutti sanno che storicamente alle Europee si perdono colpi: nel 2019, per intenderci, un anno dopo il trionfo e l’approdo al governo, i voti si erano dimezzati. A sentire i parlamentari M5s, «se va bene potremmo prendere il 12%», ma c’è anche chi teme di ritrovarsi intorno al 10%.
Il che significherebbe rischiare il doppiaggio da parte del Pd, con tutte le implicazioni politiche del caso, e portare a Bruxelles al massimo una decina di eurodeputati.
Su questi ragionamenti si basa la vera sfida di Conte, che non si è candidato in prima persona, ma ha scelto i suoi «magnifici sette» da piazzare direttamente in lista, senza passare dalle selezioni online e facendoli votare dagli attivisti in un elenco bloccato.
Va da sé che per l’ex premier veder rimanere fuori dal Parlamento europeo anche uno solo dei «suoi» volti di punta sarebbe uno smacco. In sostanza, se la delegazione M5s sarà in formato ridotto, almeno devono farne parte l’ex presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, l’ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, il fondatore di Banca Etica, Ugo Biggeri, e la stessa Morace. Poi la giurista animalista, Martina Pluda, il professore di pedagogia all’Università di Salerno, Maurizio Sibilio, e la manager Cinzia Pilo. E l’ex direttore de «La Notizia», Gaetano Pedullà, passato dalle «Europarlamentarie», ma chiamato in squadra da Conte.
Ecco perché è in corso un pressing asfissiante nei confronti di coordinatori regionali e rappresentanti territoriali del Movimento, coloro che organizzano eventi e comizi in giro per l’Italia: dovete spingere i candidati del presidente, anche a costo di penalizzare gli europarlamentari uscenti e gli altri nomi in lista passati dalla selezione online.
Si parla di un messaggio inviato via WhatsApp da Vito Crimi, ex capogruppo e capo politico (ad interim) M5s, ora dirigente «amministrativo» in via di Campo Marzio e tornato molto attivo proprio per questa campagna europea, tanto da organizzare la prima riunione con i candidati per Bruxelles.
Il senso dell’ordine di scuderia è più o meno questo: «Bisogna dare la priorità ai candidati scelti da Conte. I parlamentari uscenti se la possono cavare anche da soli, dato che hanno disponibilità economiche e più strumenti a loro disposizione».
(da La Stampa)
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