Giugno 16th, 2024 Riccardo Fucile
DECINE DI INCHIESTE VEDONO PROTAGONISTI I RAPPRESENTANTI DEL PARTITO DI GIORGIA MELONI
“Quelli sono terrorizzati da Reggio Calabria”. Nel gergo del capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Calabria Giuseppe Neri, per il quale la procura antimafia ha chiesto invano l’arresto per scambio elettorale politico mafioso, “quelli” sono i neo colleghi di partito di FdI, che lo hanno accolto a braccia aperte a dispetto degli anni di militanza nel centrosinistra.
Il terrore invece si deve alle tante, troppe volte in cui il nome di questo o quell’esponente del partito di Giorgia Meloni è finito nelle carte di un’inchiesta giudiziaria, fra gli indagati di un procedimento o gli imputati a processo.
Il “valore aggiunto” di Pittelli secondo Giorgia Meloni
Fra gli ultimi in ordine di tempo, l’ex senatore Giancarlo Pittelli, massone di alto rango, condannato a 11 anni come consigliori del boss di Limbadi Luigi Mancuso per aver messo a disposizione di tutto il suo casato di ‘ndrangheta “il proprio rilevante patrimonio di conoscenze e di rapporti privilegiati con esponenti di primo piano a livello politico-istituzionale, del mondo imprenditoriale e delle professioni”. Quando da Forza Italia era transitato fra i meloniani, la stessa premier se n’era gloriata pubblicamente con un tweet: “La comunità di FdI cresce, si rafforza e dà il suo benvenuto a Giancarlo Pittelli: un valore aggiunto per la Calabria e per tutta l’Italia”.
Il passo indietro obbligato di Valentino in Csm
Gli inciampi però non sono solo circostanza recente, ma trend storico. Senza andare troppo alle radici, quando il partito si chiamava Msi e il suo campione reggino Ciccio Franco, con l’aiuto dell’élite della ‘ndrangheta reggina e di personaggi del calibro di Stefano Delle Chiaie e Pierluigi Concutelli, capitalizzava i Moti, già ai tempi di An c’era qualche problema. E non è certo archeologia giudiziaria se è vero che quello che Giorgia Meloni avrebbe voluto come vicepresidente del Csm, l’ex senatore Giuseppe Valentino, due anni fa ha dovuto fare un passo indietro. All’epoca risultava indagato in un procedimento connesso al maxiprocesso antimafia Gotha, circostanza di cui per altro era perfettamente consapevole: chiamato nel 2021 in aula a riferire dei suoi rapporti con Paolo Romeo – missino della prima ora, massone di alto rango, per i pentiti uomo di Gladio e piduista condannato a 25 anni come esponente di rilievo della direzione strategica della ‘ndrangheta – aveva avuto la possibilità di fare scena muta.
Il sindaco della ‘ndrangheta
Agli atti sono rimaste e hanno pesato le sue conversazioni con Romeo – insieme a Giorgio De Stefano, per i giudici Giano bifronte del potere politico-mafioso – negli anni in cui erano impegnati a definire l’assetto istituzionale della città di Reggio Calabria. Dettaglio non di secondo piano, all’epoca Romeo era già stato condannato come eminenza grigia del clan De Stefano, storicamente uno dei cinque che da decenni hanno in mano il potere a Reggio Calabria e non solo.
Il “campione” su cui puntare è Peppe Scopelliti, in seguito sindaco di Reggio e governatore della Calabria, condannato definitivamente a 4 anni e 7 mesi per aver taroccato il bilancio del Comune, facendo sparire un rosso da centinaia di milioni di euro. Dirigente del Fronte della Gioventù come Meloni e in quegli anni insieme a lei fra gli enfant prodige della destra, frequentazioni trasversali dalla curva ai salotti, da picciotti e gregari di ‘ndrangheta ai rampolli della cosiddetta Reggio bene, viene considerato un “braciolettone” ma in grado di fare il “cane di mandria”. Copyright di Paolo Romeo, che mette giù i termini della questione: “Che non faccia il podestà e allora dura, altrimenti il prossimo anno votiamo”.
L’assessore di An “Sono stato poliziotto, massone e ‘ndranghetista”
Lui invece ci prova, favorisce solo un clan – raccontano le inchieste – e gli altri entrano in subbuglio. Per trovare una soluzione ci è voluta una doppia riunione romana. Motivo? “Peppe doveva mettersi in riga con le varie famiglie, doveva smettere di favorire così tanto i De Stefano”, racconta il pentito di ‘ndrangheta Seby Vecchio, ex assessore comunale di An, rimasto a piede libero abbastanza tempo da transitare in FdI, che quando inizia a collaborare davanti ai pm esordisce così: “Sono stato un poliziotto, un politico, un massone regolare e uno ‘ndranghetista”.
‘Ndragheta e politica
Sono i primi anni Duemila e a Roma ci sono due incontri. Il primo per “parlare di ‘ndrangheta e di politica” negli uffici di An alla presenza “di Sarra, dell’allora senatore Giuseppe Valentino e di Umberto Pirilli” che di lì a poco sarebbe diventato eurodeputato. La seconda, al cospetto dei rappresentanti dei vertici dei clan più importanti di Reggio Calabria, con Sarra a fare da garante per le decisioni prese.
“Credere, obbedire, ballare”
Vecchio è attendibile, hanno più volte confermato i giudici, incluso nel processo in cui Alberto Sarra, braccio destro di Scopelliti ed ex sottosegretario regionale anche lui con An in pedigree, è stato condannato a 13 anni come riservato di ‘ndrangheta. Scopelliti e Pirilli – per i magistrati strumento del progetto dei clan di prendersi le istituzioni, dal Comune al Parlamento Ue – ai tempi della sentenza risultavano indagati in procedimento connesso. A far salire le quotazioni di Scopelliti, sarà poi un finto attentato – “una buffonata”, l’ha definita il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo in sede di requisitoria – che grazie a tre informative del Sismi, firmate da Marco Mancini, in quel periodo curiosamente spesso in città, diventa una minaccia della ‘ndrangheta. Dopo quell’ordigno senza innesco piazzato in bagni in cui nessuno passa, Scopelliti diventa una star dell’antimafia e a Reggio Calabria inizia l’era del “credere, obbedire, ballare”, infinita estate da cicala, che ai clan fa fare grandi affari e lascia la città in rovina.
Frana tutto quando il bubbone dei conti a Reggio Calabria scoppia e le inchieste iniziano a far saltare fuori i legami fra la destra che ha governato e i clan. Il Comune viene sciolto per mafia. Scopelliti è già governatore, ma l’onda lunga lo raggiunge: c’è “continuità nella contiguità”, dice la relazione.
L’arresto del coordinatore regionale di FdI
Archiviata quella stagione con Scopelliti in carcere per i conti del Comune taroccati e progressivamente scaricato da An, per il partito di Giorgia Meloni le cose certo non migliorano. Le indagini sul clan Valle Lampada a Milano nel frattempo hanno travolto anche il consigliere regionale Franco Morelli, poi condannato definitivamente a 8 anni e 3 mesi perché, come l’ex giudice Giglio – anche lui condannato – “uomini ridotti alla condizione di ricattabilità e subalternità”. E anche il nuovo corso a Reggio inciampa nell’ennesimo dirigente che rotola nella polvere per i rapporti con i clan di ‘ndrangheta. Lui si chiama Sandro Nicolò, è stato travolto dall’inchiesta antimafia “Libro Nero” e arrestato mentre di FdI era assessore regionale e coordinatore. Per i magistrati era in tutto e per tutto espressione del clan Libri, lo stesso che gli ha ammazzato il padre. Su di lui, le cosche avevano puntato alle regionali del 2014, tanto da esultare in chiaro alla notizia dei risultati: “Con Sandro abbiamo vinto”. Ma l’ex coordinatore di FdI – hanno svelato poi altre indagini – pescava anche fra altre famiglie: “Compare non stai facendo niente per questa campagna elettorale, non ti stai impegnando, io te lo dico, vedi un attimo nella famiglia tutti quanti, però», dice Nicolò intercettato a un uomo del clan Serraino. «Dobbiamo spingere un pò di più, di più, di più» gli dice. La rilevanza penale di interlocuzioni e accordi la definirà il processo, rimane il dato inequivocabile dei rapporti intimi con esponenti dei clan del Reggino.
Le regionali del 2020 e il “derby di ‘ndrangheta” fra i candidati FdI
In FdI è un terremoto, da Roma spediscono in riva allo Stretto in qualità di commissario Edmondo Cirielli, attuale viceministro degli Esteri. È sotto il suo mandato che nascono le candidature di Domenico Creazzo e Giuseppe Neri. Il primo è stato arrestato venti giorni dopo l’elezione in consiglio regionale. L’accusa di aver usato suo fratello Antonio come intermediario per chiedere e ottenere dal clan Alvaro, sostegno e voti alle regionali del 2020. In primo grado è stato assolto, la procura ha fatto appello. Così come ricorso ha presentato contro la decisione del gip di non arrestare Giuseppe Neri, suo grande competitor in FdI in quella tornata elettorale e – emerge dall’inchiesta – anche nella ricerca di consensi fra le famiglie di ‘ndrangheta. Due indagini naturalmente connesse che raccontano manovre e interlocuzioni con i clan di Reggio e provincia per accaparrarsi consensi di mafia. E con la consapevolezza piena – è l’accusa dei magistrati a Neri, condivisa anche dal gip – che fossero voti di clan. Degli Araniti soprattutto, ma anche di altre cosche ha personalmente contattato.
E il mediatore dei clan ordina al capogruppo di FdI: “Tu devi rispondere a me”
“Questi te lo dico ad occhi chiusi, mille voti tra Reggio e provincia, ma proprio perché li conosco”, dice l’attuale capogruppo di FdI in Regione Calabria a Luigione Dattola, che si sappia non indagato. Anche lui candidato ma alle comunali, anche lui di FdI, anche lui speranzoso di un appoggio dei clan per la competizione in arrivo. E si affida a Neri, che per lui bussa alla porta del mediatore degli Araniti e genero del boss Mimmo “il Duca”Araniti, Daniel Barillà, di recente finito ai domiciliari anche per le sue manovre elettorali. All’epoca, i rapporti con lui si sono raffreddati. Dopo le regionali del 2020, le interlocuzioni di Neri con il clan Araniti sono venute fuori, il neoconsigliere regionale si è spaventato e si è eclissato. Ma Barillà è alleato a cui non vuole – o non può – rinunciare. Per questo torna all’ovile e incassa senza battere ciglio gli ordini: “Ti ho sostenuto?! Si! E tu mi devi rispondere a me. Se io me ne fotto dei tuoi amici è un altro conto. Questo è il ragionamento che devi fare”.
Il comunicato di solidarietà stoppato da Roma
Circostanze su cui il partito di Giorgia Meloni non ha proferito fiato, Neri è rimasto capogruppo e nessuno ne ha chiesto le dimissioni. Anzi, nei giorni successivi all’arresto, mentre sui giornali iniziavano a circolare le chiacchierate di Neri con esponenti di più clan, condite di minacce e insulti a giornalisti. Lo stop è arrivato da Roma. La linea imposta è quella del silenzio. O del “calati juncu che passa la china”, abbassati giunco quando passa la piena. Strategia che storicamente anche la ‘ndrangheta adotta quando gli arresti ne scuotono le fondamenta.
(da repubblica.it)
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Giugno 16th, 2024 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DI ULTRADESTRA, SMOTRICH: “L’ANNUNCIO DELL’IDF È DELIRANTE”, MA L’ESERCITO REPLICA: IL GOVERNO SAPEVA TUTTO”
L’ufficio del primo ministro Netanyahu ha fatto sapere che
“quando il primo ministro ha sentito domenica mattina la notizia di una pausa umanitaria nei combattimenti per 11 ore al giorno, ha detto al suo segretario militare che ciò era inaccettabile”.
Lo riporta Haaretz aggiungendo che dopo il chiarimento “il primo ministro è stato informato che non vi è alcun cambiamento nella politica dell’IDF e che i combattimenti a Rafah continueranno come previsto”.
Il ministro di ultradestra israeliano Bezalel Smotrich critica sui social l'”annuncio delirante” dell’Idf secondo cui ci saranno pause umanitarie quotidiane nei combattimenti su una strada chiave nel sud della Striscia di Gaza per consentire la consegna degli aiuti umanitari ai palestinesi.
Lo riporta il Times of Israel. In un tweet, il ministro di estrema destra lamenta che “gli ‘aiuti umanitari’ che continuano a raggiungere Hamas lo mantengono al potere e potrebbero mandare in malora i risultati della guerra”. “Il capo di stato maggiore e il ministro della Difesa rifiutano fermamente da sei mesi l’unica via che consentirebbe la vittoria, ovvero l’occupazione della Striscia e l’istituzione di un governo militare temporaneo lì fino alla completa distruzione di Hamas, e sfortunatamente il Primo Ministro Netanyahu non vuole o non è in grado di imporre loro questo”, scrive Smotrich.
Duro scontro in Israele tra il governo e l’esercito. L’Idf ha respinto le critiche sulla sospensione dei combattimenti nei pressi del corridoio umanitario di Gaza, e anche l’affermazione secondo cui la classe politica non sarebbe stata informata della decisione. Lo riporta Haaretz.
L’esercito ha affermato che ‘la decisione è militare’ e che Netanyahu aveva recentemente incaricato i capi della sicurezza di aumentare gli aiuti a Gaza e di consentire un accesso più sicuro agli operatori umanitari alla luce della nuova udienza della Corte internazionale di giustizia e degli incidenti in cui operatori sono stati uccisi dal fuoco dell’IDF
(da agenzie)
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Giugno 16th, 2024 Riccardo Fucile
“IL SENTIMENTO DELLO ‘SCONFORTO’ È STATO DENUNCIATO DAL 42% DEGLI INTERVISTATI. EMERGE UNA PERCEZIONE DI TRISTEZZA, INSODDISFAZIONE E SCORAGGIAMENTO”… “UN CITTADINO SU QUATTRO MANIFESTA UN’EMOZIONE INTENSA DI IRRITAZIONE E FRUSTRAZIONE E SI SENTE AI MARGINI E IMPOTENTE NELL’AZIONE, CHE FACILMENTE PUÒ SFOCIARE IN RANCORE” …“GLI UNICI PARTITI CRESCIUTI IN TERMINI ASSOLUTI SONO PARTITO DEMOCRATICO E AVS
L’affluenza nazionale italiana alle elezioni europee è stata la più bassa che si sia mai registrata, se si escludono le chiamate per i referendum. Il 49,69% della popolazione è andata a votare, che equivale a 24.622.587 cittadini su un totale di 49.552.399 elettori. Questo significa che un numero molto limitato di persone ha voluto partecipare alle elezioni, dimostrando un disinteresse crescente per la politica europea, e probabilmente anche per quella nazionale.
La particolare campagna elettorale ha verticalizzato il senso della chiamata al voto mettendo – per quasi tutti i partiti in campo – il proprio leader candidato o una personalità “simbolo” di forte richiamo. Per chi non si è esposto su una di queste due posizioni il risultato non è stato soddisfacente, ad esempio per il Movimento 5 Stelle.
Si è portata la discussione – troppo – spesso sullo scontro ideologico, lontano dai reali bisogni e interessi dei cittadini. Di sicuro quello che emerge dallo sfondo è una scarsa notorietà e una mancanza diffusa di fiducia nei confronti delle istituzioni europee, una percezione di lontananza e di quasi estraneità rispetto alle questioni che vengono trattate a livello europeo e delle decisioni prese a livello comunitario. Tutto questo sembra stridere all’indomani di un importante G7 proprio in terra nostrana.
Anche la diffusione negli ultimi giorni delle immagini dei parlamentari che si accapigliano alla Camera dei deputati, offre il fianco alla disillusione nei confronti della politica in generale. Con un’affluenza al di sotto del 50%, più che deficit di democrazia, […] ci troviamo di fronte ad un difetto di fiducia.
Gli unici partiti che in termini di valori assoluti sono cresciuti in questa tornata elettorale sono il Partito Democratico (+250.000 voti circa) e Alleanza Verdi e Sinistra (+550.000 voti circa), denunciando così la composizione principalmente di centro destra tra le file dell’astensione. Dalle rilevazioni realizzate dopo le giornate elettorali emerge che, a fronte di un 35% (che potremmo definire ormai fisso nelle ultime tornate elettorali) di gente che è sempre stata convinta della propria decisione di non recarsi al seggio, ben il 65% ha deciso proprio all’ultimo e addirittura uno su quattro proprio il giorno del voto.
Tra coloro che non sono andati a votare il sentimento dello «sconforto» è stato denunciato dal 42% degli intervistati, mentre la «rabbia» è stata denunciata dal 26,6% Più indietro emerge il «desiderio di cambiamento» (11,5%) e la «speranza» (3%) – fonte Euromedia Research.
Da tutto questo emerge una percezione dominante di tristezza, insoddisfazione e scoraggiamento tipica di quando ci si trova di fronte a una situazione difficile e deludente che non si sa come governare con le proprie forze.
Scatta in tal senso una sensazione di apatia e abbandono che potremmo anche definire noncuranza e lassismo. Diversa è la denuncia di un cittadino su quattro che manifesta invece un’emozione intensa di irritazione e frustrazione sentendosi considerato ingiustamente ai margini e impotente nell’azione, che facilmente può sfociare in rancore.
La stessa Europa, intesa come l’insieme delle istituzioni europee, non è considerata coesa e unita dal 70,2% del campione intervistato dalla banca dati di Euromedia Research. Un cittadino su due si è dimostrato indifferente all’appuntamento elettorale denunciando l’incapacità della politica di poter essere marcata e forte nelle decisioni necessarie per il nostro Paese.
È importante garantire che tutti i settori della società siano inclusi nel processo democratico e che tutte le loro preoccupazioni e i bisogni siano rappresentati in maniera adeguata. Il vero rischio altrimenti è quello di offrire ai cittadini prove convincenti che la politica non sia la vera guida del Paese Europa come già ne è persuaso il 40,7%.
Alessandra Ghisleri
per “La Stampa”
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Giugno 16th, 2024 Riccardo Fucile
DI QUESTI, CIRCA 28 SONO SERVITI PER L’ORGANIZZAZIONE DEGLI EVENTI, TRAMITE APPALTI A SOCIETÀ CON UNA LUNGA CONSUETUDINE CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE… IL CASO DELLA NAVE “GODDES OF THE NIGHT”, DESTINATA ALLA POLIZIA E SEQUESTRATA PER LE CONDIZIONI INACCETTABILI DEGLI ALLOGGI IN CUI DOVEVANO SOGGIORNARE GLI AGENTI
La spesa complessiva a carico delle casse statali non è stata resa
nota ufficialmente. Secondo quanto ha calcolato Domani sulla base di documenti pubblici, i contratti direttamente legati all’organizzazione del G7 targato Giorgia Meloni valgono almeno 50 milioni. Più di metà di questa somma, circa 28 milioni, è stata assorbita dall’organizzazione degli eventi.
Oltre a quello pugliese, anche gli altri 20 incontri istituzionali gestiti dalla presidenza italiana, per esempio i G7 degli Esteri a Capri, dell’Ambiente a Torino, della Giustizia (Venezia) e delle Finanze (Stresa), che si sono già svolti tra aprile e maggio. La gara indetta dalla Consip ha visto scendere in campo una pattuglia di soliti noti, aziende che vantano una lunga consuetudine con la pubblica amministrazione.
È il caso di Pomilio Blumm, sede a Pescara, che ha per clienti, tra gli altri, l’Agenzia delle Entrate, l’Istat, l’Inail e nel 2021 ha siglato un ricco contratto con l’Ice (39 milioni di euro) per una campagna a favore del Made in Italy. All’azienda abruzzese, che fa capo alla famiglia Pomilio, è stato assegnata la fetta più importante di un lotto che vale in totale 13 milioni, per la «progettazione, organizzazione, allestimento e gestione chiavi in mano» del vertice di Borgo Egnazia e degli altri eventi legati al G7. Un altro appalto, per 11 milioni complessivi, è andato al raggruppamento di imprese guidato da Triumph Italy, marchio ben conosciuto nei palazzi governativi e delle aziende di Stato.
La società romana gestita e controllata da Maria Criscuolo ha lavorato anche per il G20 del 2021, ai tempi di Mario Draghi, quando un appalto per organizzare il vertice era stato assegnato anche a Pomilio Blumm.
Fin qui i contratti milionari, ma gli eventi del G7 hanno garantito incarichi a pioggia per decine di piccole imprese. Per il solo servizio di “registrazione, accreditamento e controllo accessi” è stato assegnato un appalto da 900mila euro alla società romana After.
A Brindisi, invece, la Marina Militare ha stanziato 109mila euro per il “ripristino della facciata del Castello Svevo. I lavori sono stati affidati a un’azienda di Monopoli, la Engineering Planning construction.
Per buona parte degli appalti il governo ha scelto la strada della procedura negoziata senza pubblicazione di un bando o, in alternativa, l’affidamento diretto. Questo è quanto prevede, per esempio, il decreto legge varato a inizio anno che riguarda gli interventi infrastrutturali, quelli sulle strade, in primo luogo. La spesa prevista supera di poco i 18 milioni di euro e riguarda non solo l’area di Borgo Egnazia, ma anche le altre località scelte per ospitare i vertici tra ministri del G7.
Il decreto è stato approvato a marzo e come spesso accade in Italia prevede anche la nomina di un commissario ad hoc con un compenso di 50mila euro. La scelta è caduta su un dirigente dell’Anas, Fulvio Maria Soccodato, già subcommissario per la ricostruzione dopo il terremoto del 2016 nell’Italia centrale. Strada facendo, il parlamento ha aggiunto al testo del decreto un comma supplementare che in qualche modo riguarda la vicenda della nave albergo per le forze dell’ordine. Il testo licenziato dalle camere allarga infatti anche al Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno la possibilità di affidare lavori senza gara. E qui si arriva alla “Goddess of the night” (Dea della notte).
Secondo quanto risulta a Domani, i contratti intitolati “Noleggio nave per evento G7 2024” sono due, per un valore complessivo di 6,2 milioni. Il primo vale 5,4 milioni, l’altro 800mila euro. La “Goddess of the night”, già Mykonos Magic e prima ancora Costa Magica, sarebbe di proprietà della società cipriota Acheon Akti e batte bandiera delle Bermuda, uno schema classico per risparmiare sulle tasse.
La controparte del contratto è la società Magic Mykonos Inc, probabilmente una società off shore che fa capo all’armatore cipriota. Alla Mykonos è stata a suo tempo richiesta una cauzione con polizza fideiussoria di 630.000 euro, di cui ora verrà certamente richiesta l’escussione. A fine maggio la nave era in un cantiere in Turchia, dopo aver trascorso all’àncora gran parte degli ultimi due anni, di fatto in disarmo.
Il Viminale ha ricevuto garanzie sui lavori effettuati per rimettere in sesto l’ex nave da crociera. Garanzie che alla prova dei fatti si sono rivelate insufficienti. I 6,2 milioni pattuiti, affermano fonti governative, non erano ancora stati versati. E ora il ministero è pronto ad avviare una causa per il risarcimento dei danni subiti.
(da Domani)
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Giugno 16th, 2024 Riccardo Fucile
“SE ILARIA E’ LIBERA E’ GRAZIE ALLA PRESSIONE POLITICA DI MIGLIAIA DI ITALIANI, LI RINGRAZIO: QUANDO C’E’ UNA PERSECUZIONE POLITICA IGNOBILE VERSO UN INNOCENTE, LA RISPOSTA POLITICA DEVE ESSERE ANCORA PIU’ FORTE”
Avrebbe dovuto essere il suo primo intervento pubblico da eurodeputata, ma l’atteso videocollegamento con Ilaria Salis – rientrata ieri dall’Ungheria – alla festa di Sinistra Italiana a Milano alla fine non c’è stato.
“Non è in condizioni di intervenire, è ancora molto stanca e provata”, hanno fatto sapere gli organizzatori. Al suo posto c’era il padre, Roberto Salis, che ha annunciato di essersi “dimesso irrevocabilmente dal ruolo di portavoce di Ilaria e da candidato contro terzi”, in quanto “è stata una esperienza bellissima, ma adesso deve parlare Ilaria”. Poi ha fatto sapere: “Cosa vuole fare Ilaria dovete chiederlo a lei, credo che nei prossimi giorni inizierà la sua campagna di comunicazione nel ruolo che le compete”.
Ilaria Salis, che domani festeggerà il suo quarantesimo compleanno, è stata arrestata a Budapest nel febbraio del 2023 con l’accusa di aver aggredito tre neonazisti durante le manifestazioni per il Giorno dell’Onore, per la quale rischia fino a 24 anni di carcere. Con l’immunità derivata dall’elezione a europarlamentare il processo è stato sospeso ed è potuta rientrare in Italia dopo oltre un anno passato in un carcere ungherese: i domiciliari, infatti, le erano stati concessi solo lo scorso maggio.
“Credo che con Ilaria abbiate fatto un ottimo acquisto. Si sa che ‘ogni scarrafone è bell’ ‘a mamma soja’, ma ve ne renderete conto. Ilaria riserverà grandi sorprese per tutti, sarà una grande sorpresa per la maggioranza”, ha detto ancora Roberto Salis.
Per poi aggiungere: “Io ora sono oggetto di una shitstorm totale, ma sono contento di fare io da parafulmine perché magari questo lascia lavorare più serena Ilaria. Questo fa parte del processo di lotta politica del fascismo: i fascisti hanno fatto sempre così, quando hanno un avversario politico devono cercare di demolirlo. Hanno fatto così con Gobetti, con Gramsci, con Matteotti. Bisogna guardare avanti ed essere forti”.
Sulla scelta di accettare la proposta di candidatura alle europee ha detto: “La scelta che abbiamo fatto il 30 aprile è stata la scelta giusta perché, se Ilaria è andata prima ai domiciliari e poi ha avuto questa concessione da parte dell’Ungheria dell’immunità accelerata, è solo merito della pressione politica che avete messo voi e Ilaria. Questo dimostra ancora una volta che quando ci sono delle aggressioni politiche ignobili, ci deve essere una risposta politica altrettanto forte se non più forte”.
(da Fanpage)
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Giugno 16th, 2024 Riccardo Fucile
IL PADRE, ROBERTO, LASCIA INTENDERE CHE ILARIA POTREBBE RINUNCIARE ALL’IMMUNITÀ: “DOBBIAMO FARE IN MODO CHE VENGA CANCELLATA QUESTA ACCUSA”
«È la fine di un incubo», dice Roberto Salis entrando con la figlia
nel portone di casa alle 19 di ieri. Papà Salis non ha avuto esitazioni a fare il suo mestiere di padre fino in fondo, diventando il principale attivista del movimento per la sua liberazione.
Missione compiuta. E ieri babbo Salis compie lo sforzo finale: un viaggio di duemila chilometri, quasi senza pause, per andarsi a riprende Ilaria a Budapest e riportarla a casa, a Monza.
Liberata dai giudici ungheresi senza neanche aspettare la proclamazione ufficiale dei risultati elettorali, la Salis aspetterà in patria la proclamazione della sua elezione a eurodeputata.
Se la scelta di Roberto Salis di evitare il viaggio aereo era dettata dalla volontà di non spettacolarizzare troppo il rientro a casa della figlia, con troupe appostate a Linate o Malpensa, è stato raggiunto solo in parte. La Salis rientra da privata cittadina, senza accoglienze istituzionali né festeggiamenti di parte, ma trovando il marciapiede affollato di giornalisti.
Lei stanca e sorridente, senza parlare: «È stravolta e ha bisogno di una doccia», dice papà Roberto, che provvede come in queste settimane, ad affrontare i media: raccontando che «c’è stata emozione, ci siamo anche fatti anche una foto davanti al cartello di Monza, perché era una bella esperienza».
Domani la donna compie quarant’anni: «Faremo qualcosa per il compleanno, ne dobbiamo festeggiare due perché abbiamo saltato quello dell’anno scorso».
A partire da oggi, la Salis dovrà fare i conti col suo nuovo ruolo di personaggio pubblico. Ad aleggiarle sopra il procedimento penale ungherese, che non si chiude con l’elezione al Parlamento di Strasburgo. L’immunità europea è assai più vasta di quella concessa ai parlamentari italiani, perché protegge oltre che dall’arresto anche dai processi. Per proseguire il procedimento contro la Salis, la magistratura ungherese ha bisogno del via libera del Parlamento comunitario, cui ha già annunciato l’intenzione di chiedere l’autorizzazione: a meno che non sia l’imputata a rinunciarvi.
Una frase detta da Roberto Salis ieri sera sembra lasciare aperta questa possibilità: «Adesso dobbiamo fare in modo – dice – che venga cancellata questa accusa per cui Ilaria ritiene di essere innocente», ed è chiaro che l’unico modo a disposizione della Salis per venire scagionata è accettare di venire processata.
«Adesso do le dimissioni non solo da portavoce di mia figlia dice Salis senior – ma anche da candidato conto terzi. A questo punto esco completamente di scena e da ora in avanti tutti i giornalisti si possono rivolgere all’ufficio stampa di Avs», è il congedo di Roberto Salis dai media. Sotto casa, rimangono i fotografi ma nessuna Volante: qui, a differenza che a Budapest, Ilaria non ha niente da temere.
(da agenzie)
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Giugno 16th, 2024 Riccardo Fucile
DALLA FINE DELLA REPUBBLICA DI WEIMAR AI GIORNI NOSTRI
Hermann Heller nel 1933 parlava di “liberalismo autoritario” rispecchiando nella teoria politica la fine della Repubblica di Weimar. Le sue parole di allora sembrano descrivere in modo inquietante le caratteristiche del liberalismo di oggi: limitazioni della sfera pubblica a favore della libertà delle imprese; sostituzione delle politiche sociali con interventi statali a vantaggio delle banche e delle industrie; esautoramento dei Parlamenti e del potere legislativo in nome dell’efficacia delle decisioni politiche.
Le similitudini con la realtà politica odierna sono evidenti. Le vittorie delle destre più radicali sono state preparate da questo liberalismo autoritario, purtroppo con la complicità del Partito democratico. Si continua a fingere che esso appartenga a una tradizione di sinistra, quando è chiaramente una formazione democristiana: basti pensare ai suoi leader di maggiore spessore.
La capitalizzazione del dissenso da parte di quello che viene chiamato populismo di destra è basata anche su fattori positivi: la mobilitazione sociale contro le guerre e il nuovo totalitarismo progressista delle tecnocrazie transnazionali.
È la rivolta dei nowhere contro gli everywhere, dei perdenti della globalizzazione, della Francia profonda, degli svantaggiati della vecchia Germania Est.
È la reazione culturale, qui interpretata da Vannacci, alla nuova cappa culturale illiberale del politically correct imposto dall’alto che confonde sesso e genere, Patria e nazionalismo, razza e razzismo, tutela delle minoranze e dittatura delle minoranze. È la rivolta contro un’industria della cultura che ha ucciso la lingua, i classici e anche nei libri e nei film veicola il catechismo progressista.
Mi sarei augurata che la critica alle oligarchie transnazionali e le classi dirigenti a esse asservite provenisse da un’alternativa di sinistra che riesumasse le tradizioni migliori del liberalismo e della socialdemocrazia, salvasse la rivoluzione moderna e i diritti delle minoranze e dei migranti, e avesse come riferimento la riforma del multilateralismo e non un ripiegamento sul Vecchio concetto di nazione sovrana.
Come si vede in Francia, in Germania, in Olanda, in Belgio come già in Svezia e in Finlandia, le destre radicali saranno legittimate dal liberalismo autoritario che le inghiottirà e le renderà funzionali al nuovo vero totalitarismo rappresentato dalle due destre – centrosinistra e centrodestra – sostenuto acriticamente dall’apparato mediatico. Il vero nuovo potere si serve delle burocrazie internazionali e dell’accademia per legittimare il passaggio dalle democrazie liberali al nuovo autoritarismo rafforzato dalle guerre.
I sostenitori del federalismo europeo non si accorgono delle contraddizioni che richiedono una riflessione approfondita sulla cessione di sovranità alle organizzazioni internazionali. L’Europa è divenuta una struttura illiberale in cui ad esempio il debito e la fiscalità comune sosterranno l’economia di guerra con un travaso di potere alla Commissione, organo non democratico e ormai esecutore di interessi statunitensi, non europei.
Fu la Guerra di indipendenza americana a creare il bilancio comune e a dar vita agli Stati Uniti. Sarà la guerra in Ucraina a creare il debito comune europeo? Il momento hamiltoniano tuttavia non rafforza l’Europa democratica e federale, ma i ceti politici, imprenditoriali, burocratici espressione delle oligarchie tecnocratiche.
Quando entrai in diplomazia credevo in una burocrazia di commis d’État che difendesse lo Stato con la politica ridotta a politichese. Per questo, senza alcun confitto di natura personale, sono perplessa nel vedere la direttrice del Dis (servizi segreti), Elisabetta Belloni, candidata a tutte le cariche, con sviolinate dalla destra meloniana, da Forza Italia, dal Pd e da Di Maio. Purtroppo la burocrazia al potere è emblematica della nuova gestione dell’esistente nella quale la visione strategica è proibita.
Ricordate Hannah Arendt? Adolf Eichmann che scinde le finalità dai mezzi e quindi si adopera per la Soluzione finale è un eccellente burocrate. L’importante è eseguire e mai mettere in discussione la decisione politica. Lo sterminio di palestinesi è in corso. Sono complici Biden e i leader progressisti europei. Biden, Von der Leyen, Meloni&C. hanno espresso solidarietà a Israele quando l’azione brutale a Gaza era iniziata. L’esperto dell’Onu per la promozione dei diritti umani, Alfred de Zayas, li accusa di complicità con crimini di guerra di Netanyahu. Due istituzioni dell’Ordine liberale, la Cpi e l’onusiana Cig competenti per le accuse a Israele sono state sconfessate dagli Usa. Spiace che illustri esponenti della comunità ebraica italiana esprimano allarme per l’avanzata delle destre e non per questi aspetti agghiaccianti delle democrazie liberali.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Giugno 16th, 2024 Riccardo Fucile
SEDICENTI PATRIOTI CHE SI VERGOGNANO DEL TRICOLORE
No cara presidento. Avvicinare una bandiera non è una
provocazione. Se lei e i suoi sedicenti “camerati” foste coerenti con le valanghe di minchiate che avete diffuso fra i babbioni che vi seguono e vi votano, a chi vi avvicinasse una bandiera di quella che chiamate patria, bandiera colorata del sangue di chi donò la propria vita per unirla e sottrarla al dominio straniero, riservereste un abbraccio, non pugni e calci.
E quella che lei chiama “reazione” e i giornalisti inscritti nei vostri libri paga hanno definito rissa, non è stata l’una né l’altra cosa. Si è trattato semplicemente di una volgare e vile aggressione.
Lei la chiama provocazione perché, forse, si rende conto di stare attuando, insieme ai partiti che formano il suo governo, un programma di separazione, di divisione, del nostro paese. Autonomia differenziata docet. E di sottoporre, di fatto, il nostro Paese alla influenza straniera. Esattamente il contrario di quello per cui diedero la vita i martiri risorgimentali.
E allora sì, le dò atto di tanta consapevolezza e, sì, la capisco. Avvicinare la bandiera italiana a un membro del vostro governo equivale a una provocazione.
Solo che a Calderoli la bandiera italiana fa schifo, mentre lei su quella bandiera ha costruito il suo astratto e metafisico sovranismo. Per raccattare voti. Tradendo poi, tutto ciò che ha enunciato in campagna elettorale. E non solo.
Avrebbe dovuto lasciare solo Calderoli con la sua repulsione alla NOSTRA bandiera. Invece lei e i suoi sedicenti “camerati” avete voluto difenderlo e aggredire il portatore di quella bandiera.
Per quella che lei ha chiamato “provocazione”
Ammettendo quindi, implicitamente, che a voi tutti la sola vista di quella bandiera causa vergogna
Giancarlo Selmi
(da Infosannio)
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Giugno 16th, 2024 Riccardo Fucile
“LE BANCHE RUSSE FINANZIANO LE PEN”
Levy denuncia che da 15 anni a sostenere Le Pen nel suo Paese siano le banche russe. “Per il papa, per i dissidenti sovietici, per vendetta. Lo ha detto più volte e regolarmente ha additato l’Europa come una delle responsabili del disfacimento dell’Unione sovietica, che Putin considera la più grande catastrofe del ventesimo secolo. Il secondo motivo è l’ideologia. Mai sottovalutare i dittatori, vederli soltanto come bestie di potere, affamati di tirannide, sono tutti degli ideologi. Putin è un ideologo. Putin crede in una nuova Europa che ridurrà le libertà, che spianerà lo stato di diritto, che privilegia i legami di sangue su quelli di cittadinanza. C’è persino una metafisica putiniana: la tellurocrazia, il potere della terra”. A ispirarlo è l’ideologo Aleksandr Dugin spiega il filosofo.
“Ho studiato Dugin, sviluppa queste tematiche, più razzismo e anti-semitismo, a cui si aggiunge l’idea di un’alleanza con l’islamismo radicale. Nello schema tellurocratico caro a Dugin, c’è un progetto di una grande alleanza fra ciò che chiama l’anima slava e l’islamismo radicale più violento. C’è questa ideologia e Putin pensa, lo ha detto, apertis verbis, che il principale ostacolo per costruire questa eurasia tellurocratica, che è il suo sogno, sia l’Europa come la pensiamo noi”.
“Queste elezioni vanno vero un’operazione verità – spiega il filosofo – la domanda che pone il presidente Macron è la seguente: ‘Volete veramente Le Pen al potere? Volete veramente i populisti di estrema destra che si impadroniscano delle istituzioni, volete veramente persone come Matteo Salvini. È questo il quesito che pone Macron”.
Ma perché così tanti francesi hanno votato per l’estrema destra? “Perché tanti italiani hanno votato per Salvini e Meloni? – controbatte il filosofo – perché le sinistre quella francese e quella italiana stanno crollando. Le ragioni sono le stesse e le conseguenze sono le stesse. Un parte della responsabilità incombe ai democratici e in particolare alla sinistra. Io la vedo la Francia, la sinistra si è messa dietro a Mélenchon, ha accettato di scendere a patti con il suo partito, che è diventato antisemita. Ha accettato di scendere a compromessi su cose essenziali. Poi abbiamo i conservatori onesti che sono anni che fanno compromessi con Le Pen, che giocano con le ambiguità Un giorno tutto questo presenta il conto e si paga un prezzo molto elevato. Voi vivete sotto Meloni e Salvini, noi faremo l’esperienza in Francia e non avremo imparato la lezione dell’Italia. Siamo in questa fase della storia dell’Europa”.
Le Pen è la Meloni francese? “Sì, e forse persino, una Meloni più Salvini”.
(da La Repubblica)
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