Agosto 16th, 2024 Riccardo Fucile
DOPO AVER CAPTATO L’ACQUA DEL TORRENTE CALCINARA, LA PORTA FINO AL CENTRO DELLA CITTÀ. MA L’ACQUA SI SPRECA FINENDO IN MARE… IL MOTIVO? NON È CONSIDERATA PER USO CIVILE (PROBLEMA OVVIABILE CON UN POTABILIZZATORE)
Sono lì da almeno 2400 anni, costruiti dai greci, e ancora oggi portano acqua nel cuore
di Siracusa. Basta visitare il parco archeologico aretuseo per averne prova e vedere acqua in abbondanza che sembra un miracolo in questo anno di grande siccità: proprio sopra il Teatro Greco, alla grotta del Ninfeo, sgorga l’acqua trasportata fin qui dall’acquedotto. Sono almeno tre, dei sette di cui risultano notizie, gli acquedotti costruiti dai greci (forse con il contributo non irrilevante di quel genio che fu Archimede) ancora funzionanti. Almeno in un caso portano acqua fino alla città: non acqua potabile ma almeno utile per irrigare i campi.
Si tratta dell’acquedotto Galermi, costruito da Gelone nel 480 Ac, scavato nella roccia corre per una trentina di chilometri a partire dalle campagne di Sortino, sempre in provincia di Siracusa, per arrivare fino in città, dopo aver captato l’acqua del torrente Calcinara, il maggiore affluente dell’Anapo: aveva una capacità, si legge in un cartello, di 500 litri al secondo. Ma la verità, dolorosa per chi in questi giorni patisce la sete, è che l’acqua trasportata da questi acquedotti il più delle volte finisce sprecata, spesso a mare.
«L’acqua – spiega Nino Di Guardo, ingegnere idraulico che da anni si dedica allo studio dei sistemi idraulici siracusani e non solo – viene dirottata a mare perché non ha un uso civile. Gran parte dell’acqua del canale Galermi si perde soprattutto nella parte finale che poi è quella più vicina alla città».
Basterebbe, in fondo, un potabilizzatore. Ma se anche quell’acqua portata dalle infrastrutture costruite dai greci finisse nella rete cittadina non servirebbe a nulla visto che a Siracusa si perde (secondo l’Istat) il 65,2% di acqua trasportata dalle reti cittadine ma qualcuno fa riferimento a un dato di Utilitalia che parla, nel capoluogo aretuseo, di una perdita del 67,6 per cento.
E insieme a quello delle perdite c’è il tema della qualità dell’acqua “contaminata” dal sale a causa dell’eccessivo sfruttamento negli anni delle sorgenti. Sulle bollette c’è l’avvertenza che l’acqua è sconsigliata ai malati di cuore e ipertesi e per tutti coloro che presentano patologie legate al contenimento del cloruro di sodio.
(da agenzie)
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Agosto 16th, 2024 Riccardo Fucile
COSA DICONO I DATI AGGIORNATI DI BANKITALIA: SIAMO ARRIVATI A 2.948,5 MILIARDI DI EURO
Cresce ancora il debito pubblico italiano, arrivano fino a 2.948,5 miliardi di euro. È la Banca d’Italia a certificarlo, con un aggiornamento dei dati sui conti pubblici.
A giugno, spiegano da via XX Settembre, il debito delle pubbliche amministrazioni è aumentato di 30,3 miliardi di euro rispetto al mese precedente, arrivando così alla cifra da capogiro vicina ai tremila miliardi.
Bankitalia ha sottolineato che l’incremento riflette “il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (15,3 miliardi), la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (45,4 miliardi), nonché l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (1,4 miliardi)”.
Bankitalia sottolinea che mentre il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 30,4 miliardi, mentre quello delle amministrazioni locali è diminuito di 0,1 miliardi. Per quanto riguarda gli enti di previdenza, il debito è rimasto pressoché invariato.
Ma da chi è detenuto questo debito? Nel suo report Bankitalia precisa che la quota detenuta dall’istituto è diminuita al 23,1%, dal 23,3% del mese precedente. E ancora: “A maggio (ultimo mese per cui questo dato è disponibile) quella detenuta dai non residenti si è collocata al 28,9% (dal 28,8% del mese precedente) e quella detenuta dagli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) al 14,3% (dal 14,1% del mese precedente).
Infine il report fa il punto sulle entrate tributarie, in altre parole sulle tasse dei contribuenti che sono arrivate nelle casse dello Stato, che a giugno sono state pari a 42 miliardi di euro, una cifra in aumento: “A giugno 2024 le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 42 miliardi di euro, in aumento del 9,9% (3,8 miliardi) rispetto al corrispondente mese del 2023. Nel primo semestre del 2024 le entrate tributarie sono state pari a 248,8 miliardi, in aumento del 7,5% (17,5 miliardi) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
(da agenzie)
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Agosto 16th, 2024 Riccardo Fucile
FILOMEN: SI È RIVOLTO AI SOCI E SIMPATIZZANTI CON L’APPELLATIVO DI ‘CAMERATI’. TERMINOLOGIA CHE IL PRESIDENTE DEL COMITATO RICOLLEGA ALL’ESPERIENZA MILITARE, MA LE SUE SIMPATIE NEOFASCISTE SONO NOTE. UN MODO PER LANCIARE MESSAGGI AL MONDO DELLA DESTRA NOSTALGICA
Ieri in serata, per gli auguri di Ferragosto, il presidente del comitato culturale il Mondo
al contrario, Fabio Filomeni, ex tenente colonnello della Folgore, ha scritto questa mail ai simpatizzanti: «Forza generale, siamo con te e siamo pronti per la nuova avventura politica». Il generale è Roberto Vannacci e sulla “nuova avventura politica” non ci sono altri dettagli, ma lo si ipotizza da tempo: l’attuale eurodeputato della Lega potrebbe fondare un suo partito.
Il comitato Mondo al contrario nacque otto giorni dopo lo scoppio del caso attorno al libro di Vannacci, ad agosto dello scorso anno. A gennaio di quest’anno il Mondo al contrario aveva aperto anche un tesseramento, 30 euro l’anno per l’adesione come socio ordinario. Mentre lo scorso 5 agosto il comitato, con un post sul sito, aveva annunciato di apprestarsi «a divenire una realtà culturale ed anche politica».
Di fronte a questa ultima dichiarazione, abbastanza palese, Matteo Salvini si era affrettato a rimarcare che il futuro di Vannacci era nella Lega. Il 19 e 20 settembre a Viterbo è stata organizzata la prima festa nazionale di ‘Noi con Vannacci’.
Piccola curiosità della comunicazione di Filomeni, strettissimo sodale dell’eurodeputato: si è rivolto ai soci e simpatizzanti con l’appellativo di “camerati”. Terminologia che il presidente del comitato ricollega sempre all’esperienza militare, ma le sue simpatie neofasciste sono note e non tutti i fan del generale sono soldati o ex tali. Un modo come un altro per giocare con le parole e lanciare messaggi al mondo della destra nostalgica.
(da La Repubblica)
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Agosto 16th, 2024 Riccardo Fucile
I DUE INVIATI HANNO SEMPLICEMENTE FATTO IL LORO MESTIERE: DOCUMENTARE L’ATTACCO UCRAINO IN RUSSIA
Secondo alcuni media indipendenti, citati da Repubblica, il ministero degli Affari Interni russo intenderebbe avviare un procedimento penale contro i giornalisti italiani che hanno realizzato un reportage dalla regione di Kursk. Si tratta, nello specifico, di Stefania Battistini e Simone Traini, che hanno realizzato un reportage dalla città di Sudzha, ora in mano agli ucraini. Rischierebbero un processo per «attraversamento illegale del confine di Stato». Il servizio è stato trasmesso dal Tg1. Finora non ci sono conferme ufficiali da parte del Cremlino.
Sul suo account X, Battistini ha però postato dei messaggi particolari. Oltre a ricordare i nomi dei colleghi uccisi dall’inizio del conflitto, l’inviata Rai ha citato l’articolo 79 della Convenzione di Ginevra per cui «i giornalisti nelle zone di guerra devono essere trattati come civili e protetti come tali, a condizione che non prendano parte alle ostilità». La giornalista ha poi condiviso il sostegno del collega Andrea Vianello che ha scritto: «Forza Stefania Battistini e Simone Traini. Al fianco del giornalismo coraggioso e libero».
(da agenzie)
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Agosto 16th, 2024 Riccardo Fucile
L’ARTISTA SHEPARD FAIREY HA REALIZZATO GRATUITAMENTE UN POSTER PER KAMALA COME FECE NEL 2008 PER OBAMA
Se per Barack Obama il motto scelto nel 2008 era «Hope», «speranza», per Kamala
Harris ora è «Forward», «avanti».
Ma lo stile inconfondibile del poster elettorale è lo stesso e porta la firma dell’artista e attivista Shepard Fairey, creatore del brand «Obey», che lo ha presentato ufficialmente ieri sui suoi (segutissimi) canali social.
Nel 2008 Obama rappresentava la speranza di una svolta dopo la presidenza Bush, ora si tratta di andare avanti «per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati», scrive l’artista che ha tratto ispirazione dalle parole della candidata democratica: «Non torneremo indietro».
«Abbiamo una reale opportunità di andare avanti. Se agiamo, possiamo portare avanti il nostro desiderio di un pianeta sano, di responsabilità aziendale, verso l’uguaglianza e lontano dal razzismo, sessismo, xenofobia e omofobia, per un accesso equo alle opportunità, per il pieno accesso alle cure mediche che desideriamo o di cui abbiamo bisogno, per politiche di immigrazione giuste» ha scritto ancora Fairey, che ha aggiunto: «Harris e il suo vice Tim Walz sono la nostra migliore possibilità per respingere l’invasione del fascismo e le minacce alla democrazia».
L’artista ha infine precisato che tutti possono liberamente scaricare e condividere l’immagine perché non si tratta di un lavoro commerciale, ma di un atto di pura militanza politica: «Non sono stato pagato per questo e non ne trarrò alcun beneficio economico, l’ho fatto perchè mosso dalla ricerca di un futuro migliore». Iniziativa, dunque, svincolata dal marketing ufficiale della campagna elettorale di Harris, ma che, come era stato per Obama, avrà sicuramente un peso nella comunicazione tra gli elettori democratici di sinistra e tra le fasce giovanili dell’elettorato dem: non dimentichiamo che Shepard era stato un sostenitore del «socialista» Bernie Sanders.
(da agenzie)
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Agosto 16th, 2024 Riccardo Fucile
22.000 EURO DI RISARCIMENTO ALLA FAMIGLIA DELLA VITTIMA PER DANNI MATERIALI E MORALI
Il tribunale civile di Firenze ha condannato al risarcimento dei danni i genitori di un adolescente, minorenne, che in un episodio di bullismo causò fratture a entrambe le braccia a un ragazzino più piccolo, di due anni meno, per averlo affrontato e spinto a terra provocandogli le doppie rotture di ulna e radio e una prognosi di 40 giorni.
La sentenza è stata emessa dal giudice onorario Micaela Picone, riportata dal Corriere Fiorentino: si tratta della terza sentenza simile emessa nel giro di pochi mesi dal tribunale di Firenze.
L’aggressione durante una partita
In questo caso i genitori devono risarcire 22.000 euro di danni materiali e morali alla famiglia della vittima, più le spese legali. L’episodio risale a circa quattro anni fa e avvenne durante una partitella di calcio ai giardini di via Circondaria, zona ex Macelli comunali. A un certo punto l’aggressore interruppe il gioco ed ebbe un alterco con la vittima, un ragazzino meno robusto e più giovane di età, che lui spinse con notevole violenza a terra tanto da rompergli le ossa degli avambracci. Al processo i testimoni, anche adulti, hanno confermato il fatto.
L’obbligo di educazione
Per la sentenza i genitori hanno responsabilità educative alla base dell’aggressione. “L’obbligo di vigilanza per i genitori del minore non si pone come autonomo rispetto all’obbligo di educazione, ma va correlato a quest’ultimo”, riporta la sentenza, “i genitori devono vigilare che l’educazione impartita sia consona e idonea al carattere e alle attitudini del minore, e che quest’ultimo ne abbia tratto profitto”. Quindi, anche se i genitori dell’aggressore non erano presenti, per il tribunale di Firenze l’atto violento compiuto dal figlio verso l’altro ragazzo è conseguenza delle loro responsabilità educative.
(da agenzie)
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Agosto 16th, 2024 Riccardo Fucile
SOTTO LA LENTE D’INGRANDIMENTO ALCUNI SETTORI CONSIDERATI PIÙ A RISCHIO COME QUELLO EDILE E AGRICOLO
Su 736 aziende ispezionate nei primi dieci giorni di agosto, circa il 40% non aveva
valutato o implementato le misure di prevenzione specifiche contro il caldo. E’ il bilancio dei controlli dell’Ispettorato nazionale del lavoro, impegnato da fine luglio a fine agosto in una campagna di vigilanza straordinaria per monitorare i rischi lavorativi legati all’esposizione al caldo.
Sotto la lente dell’agenzia alcuni settori considerati più a rischio: cantieri edili (457 aziende ispezionate), cantieri stradali (70 aziende), agricoltura(181 aziende) e settore florovivaistico (28 aziende).
Tra le violazioni più rilevanti troviamo la mancata valutazione del rischio microclima, la mancanza di verifica d’idoneità del Pos (Piano operativo di sicurezza) al Psc (Piano di Sicurezza e Coordinamento) da parte del committente e la mancata fornitura ai lavoratori di specifiche misure di protezione contro le influenze atmosferiche.
(da agenzie)
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Agosto 16th, 2024 Riccardo Fucile
DA MILANO A NEW YORK, HONG KONG E POI A SIDNEY, LA SCELTA DI UNA PROFESSIONISTA DI TALENTO, ORA E’ RESPONSABILE INNOVAZIONE ASIA-PACIFICO DI AMAZON
Due giovani italiani su tre vorrebbero trasferirsi all’estero. Secondo l’Indagine Ipsos per Fondazione Barletta i ragazzi di oggi ritengono che i loro genitori siano stati più felici e l’85% è pronto a «scappare» oltre confine per avere un futuro migliore. E sono numerose le testimonianze di professionisti in erba che stanno avendo carriere di successo.
Come Chiara Longhi, milanese 34enne che dopo aver studiato al Liceo Classico Tito Livio e la laurea triennale all’Università Bocconi in economia e management dei beni culturali ha scelto di prendere il diploma magistrale alla New York University.
E ha già fatto un lungo percorso in multinazionali tech di successo all’estero come Aol (oggi Yahoo) a New York e Linkedin a Hong Kong e oggi vive in Australia a Sydney, dove è responsabile del dipartimento di innovazione di Amazon per l’area Asia-Pacifico e Giappone.
Il suo sogno sarebbe tornare in Italia e crescere la sua bambina di quasi un anno nel nostro paese perché ritiene che sia il più bello del mondo, ma per il momento non intravede le giuste opportunità.
Esperienze in altri paesi sin da piccola: il quarto anno del liceo alle Hawai e l’Erasmus a Buenos Aires
La passione per il viaggio e la scoperta di nuove culture, usanze e tradizioni inizia sin da quando era bambina, soprattutto grazie allo spirito avventuriero della mamma che porta Chiara e i suoi fratelli in giro per il mondo con zaini in spalla. «Confrontarsi con il diverso, il non sapere tutto sono la migliore scuola di vita, non impari molto quando tutto è semplice» le diceva sempre mamma Paola. Nel suo curriculum anche il quarto anno del liceo trascorso a Kauai, l’isola più remota delle Hawaii, vivendo con una famiglia locale e l’Erasmus a Buenos Aires in Argentina. Il suo esordio nella multinazionale di Jeff Bezos rappresenta anche l’inizio di un’ altra avventura. Infatti lascia Linkedin e Hong Kong per trasferirsi a Sydney con un biglietto di sola andata non per un impiego “standard”, ma con l’incarico prestigioso del lancio di Amazon in Australia.
La missione di Chiara: aiutare le grandi aziende a innovare
Ma in cosa consiste oggi il suo lavoro? «La mia principale missione è aiutare le grandi aziende a crescere attraverso l’innovazione. Il mio ruolo consiste nel rapportarmi con dirigenti di multinazionali che sono interessati a portare nuovi prodotti e/o servizi sul mercato, e cercano supporto per farlo nella maniera piu innovativa e efficiente possibile. Noi mettiamo a disposizione il nostro “know-how” aziendale, tecnologico e ingegneristico. Mi ritengo molto fortunata perché ogni giorno mi relaziono con persone, aziende, e problemi differenti. Dalla compagnia medtech che sta cercando nuove modalità per supportare i propri pazienti, all’azienda automobilistica interessata a migliorare le performance dei propri veicoli, alla compagnia agricola che sta modernizzando i sistemi di raccolta nei campi. Insomma, è difficile annoiarsi!» racconta Chiara.
Tra i suoi compiti anche la selezione dei nuovi talenti con il ruolo di ’bar raiser’
E dato che è considerata un talento di alto livello, la dirigente ha un’altra mansione speciale che viene affidata a pochi e che inizialmente veniva svolta dallo stesso Jeff Bezos, vale a dire la responsabilità a livello globale delle assunzioni. Il suo ruolo si chiama in inglese: bar raiser, letteralmente «colui o colei che alza l’asticella» nella scelta dei nuovi dipendenti, una sorta di arbitro oggettivo che ha come obiettivo principale quello di eliminare pregiudizi o “bias” nei confronti dei candidati intervistati, e garantire un livello alto dei talenti che entrano a fare parte della compagnia.
Ha lanciato anche un incubatore di innovazione per altre multinazionali
Chiara ha inoltre lanciato in Asia e Oceania un programma chiamato InnovateXAction, un “Innovation incubator” per dirigenti di medie-grandi aziende. «Per 2-3 giorni mettiamo a completa disposizione il nostro team di innovazione. Discutiamo delle tecniche e modalità. pratiche utilizzate internamente prima di portare sul mercato nuovi prodotti o servizi (pensa a Kindle, Amazon Prime, Amazon Go, Ring etc). I partecipanti segnalano poi un problema aziendale specifico che stanno affrontando, e mettono in pratica le conoscenze acquisite ideando una serie di soluzioni che possano risolvere il problema definito nella prima fase. A fine concorso, il team di Innovazione di Amazon premia l’idea più innovativa, offrendo supporto per la realizzazione del primo prototipo, cosi che possa essere subito testato sul mercato. Negli ultimi due anni ho visto dei progetti assurdi trasformarsi da bozze di idee a prodotti e servizi reali, tutto in pochi mesi. Sarebbe bellissimo portare InnovateXAction in Italia un giorno» prosegue la giovane manager.
La consulenza ad altre aziende con la sua start up ’The Moonshot Company’
Chiara, che insieme alla sua famiglia ha ottenuto la cittadinanza australiana, perché ritenuta capace di contribuire alla crescita della nazione, non ama fermarsi mai e ha anche aperto una sua start up: The Moonshot Company con la quale fornisce consulenza a individui e aziende. Il termine “Moonshot” (letteralmente: lancio sulla Luna) deriva dal progetto di volo spaziale Apollo 11, che portò il primo essere umano sulla Luna nel 1969. «Con TheMoonshotCompany il mio obiettivo è quello di aiutare I miei clienti a trovare e raggiungere il loro moonshot- ne abbiamo tutti uno, serve solo una strategia e step pratici per individuarlo!». La startup è stata recentemente premiata agli Australian Women’s Small Business Champion Awards, come business emergente di successo in Australia.
I riconoscimenti internazionali e l’aiuto a crescere a potenziali talenti come lei
A Chiara non mancano neanche riconoscimenti internazionali. E’ stata infatti nominata tra le “The 10 Most Empowering Women in Business to Watch in 2023”, e selezionata come membro di “Rare”, il programma globale di leadership creato da Google, e volto a formare la prossima generazione di leader. Chiara è anche una delle mentori più richieste, soprattutto nel settore “Girl tech”, comunità in cui da anni è molto attiva. «Penso che avere esempi reali da seguire sia una componente indispensabile nella formazione della prossima generazione. Voglio che mia figlia cresca sapendo che “if there is a will, there is a way”. Se vuoi qualcosa, e ci dedichi tempo, sforzo e sacrificio, c’è poco che non puoi raggiungere. Ed è questo il messaggio che cerco di trasmettere nel mentorship che faccio». Solo pochi mesi fa, Chiara ha portato alla vittoria un gruppo di ragazzine a cui faceva da mentore per il concorso Tech Girls Movement foundation, un programma finalizzando a creare la prossima generazione di leader femminili nel campo STEM.
La maternità in Australia e gli aiuti per continuare a lavorare
Ma quali sono gli incoraggiamenti e gli stimoli che la terra dei canguri offre a una giovane madre? «In realtà cambia da azienda a azienda. Io ho avuto un congedo di maternità di 5 mesi, mio marito, che lavora per Google, di 4. Non enfatizzerò mai abbastanza quanto averlo avuto vicino in quei mesi sia stato essenziale, non solo per me, ma anche per nostra figlia. Spero in un futuro in cui il congedo familiare non solo diventi paritario, ma anche adeguato all’enorme cambio che la nascita di un figlio comporta» spiega. In termini di supporto governativo, Chiara racconta di essere stata automaticamente inserita poche settimane dopo il parto in gruppo di donne residenti nella sua stessa area e che avevano partorito nello stesso periodo. Per due mesi il governo ha facilitato degli incontri settimanali in spazi comunali, per poi dare la liberta di continuare gli incontri indipendentemente se interessate. «Il servizio sanitario è anche ottimo. Venivo controllata gratuitamente e regolarmente, e mi e stato fornito ogni supporto possibile, includendo consulenze psicologiche gratuite per aiutare durante la transizione. Il mental health in Australia viene considerato con la serietà che si merita, quindi la prevenzione e’ al centro degli interessi governativi locali»
In Italia meno possibilità di carriera soprattutto per una giovane donna
Hai mai valutato di lavorare in Amazon Italia? «Non è tanto una questione di Amazon o meno, ma più delle reali possibilità lavorative in Italia. In generale, ho l’impressione che ci siano molte meno chance. O meglio, che non molte vengano date ai giovani. A 24 anni all’ estero mi avevano già resa responsabile di due nazioni asiatiche, non penso che se fossi stata in Italia avrei avuto questa possibilità, poi forse mi sbaglio» dice Chiara. Poi aggiunge: «Sono convinta che noi Italiani abbiamo una marcia in più. Sarà per la nostra cultura e tradizioni, la nostra educazione pubblica primaria (che io penso sia veramente una delle migliori), forse anche il nostro modo di vivere la vita».
Ai giovani di oggi: “Non abbiate paura di osare e di innovare”
E i giovani di oggi? «Li vedo pronti, un po’ arrabbiati, ma pieni di volontà di cambiare le cose, migliorarle. Io spero in un cambiamento nel modo di pensare, soprattutto nelle aziende più tradizionali. Che vedano il nuovo e il diverso come un valore aggiunto, non come un pericolo. Che possano accogliere a braccia aperte questa nuova generazione di talenti, invece che chiudere porte in faccia, o mai aprirne… E se questo non dovesse succedere, a malincuore, cercate altrove. Non tappatevi le ali per adeguarvi a un sistema che purtroppo, probabilmente non vi merita».
(da Il Corriere della Sera)
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Agosto 16th, 2024 Riccardo Fucile
L’EX ALLENATORE DELLA NAZIONALE MASCILE DI PALLAVOLO E’ RESPONSABILE SPORT DEL PARTITO: IL SUO PROGETTO DI LEGGE
Con le Olimpiadi, dove tanti degli atleti che indossavano la maglia azzurra della
nazionale sono italiani di seconda generazione, si è riaperto il dibattito sullo Ius Soli. E c’è chi spinge per rivedere la legge sulla cittadinanza.
Tra questi c’è anche Mauro Berruto, responsabile per lo Sport nel Partito democratico e deputato: alle spalle ha una lunga carriera da allenatore nella pallavolo ed è stato commissario tecnico della nazionale maschile anche nel 2012, quando ha vinto il bronzo alle Olimpiadi di Londra.
È firmatario, insieme alla deputata dem Ouidad Bakkali – di origine marocchina, già assessora e consigliera comunale a Ravenna, oggi presidente dell’intergruppo parlamentare che si occupa di diritto alla cittadinanza – di una mozione che punta proprio a riaprire il dibattito sullo Ius Soli: “La mozione è già depositata, doveva arrivare in Aula già a luglio, ma poi è slittata a causa della continua decretazione di urgenza, usata in modalità seriale. Comunque io e la collega l’avevamo presentata appositamente in questo periodo, perché sapevamo che i giochi olimpici avrebbero acceso il faro su questo tema”, afferma in un’intervista con Fanpage.it.
Quello che abbiamo visto alle Olimpiadi è lo specchio di una società che non è più la stessa del 1992, l’anno della legge sulla cittadinanza ancora in vigore. “Lo sport è in grado di mettere in luce la bellezza di un modello di società che esiste già, dimostrandoci che funziona – dice il deputato – E la mozione ha l’obiettivo di aprire un tavolo che possa rivedere una legge, quella del 1992, che appartiene a diversi mondi fa. È una legge scritta tre anni dopo la caduta del muro di Berlino, per capirci. È clamoroso che siamo ancora qui a discutere di questo tema”.
Perché serve lo Ius Soli, spiegato da Berruto
Non solo una mozione: Berruto è anche firmatario di una proposta di legge che apre alla possibilità di concedere la cittadinanza a ragazzi e ragazze nati in Italia da genitori stranieri, che praticano sport. Ma ci tiene a mettere in chiaro una cosa: che la cittadinanza è un diritto, non un merito. Questa proposta di legge non è che un primo passo: “Il punto di partenza per noi si chiama Ius Soli, perché chi è nato in Italia è italiano, punto. Questo è una premessa importante, prima di parlare della proposta di legge a mia prima firma su quello che potremmo chiamare lo ‘Ius Soli sportivo’. Perché nessuno di noi pensa che un talento possa essere un acceleratore nell’accesso a un diritto. Non è che se sei più veloce degli altri, allora ci deve essere una strada privilegiata per accedere a un diritto, non è questo il senso della proposta di legge. Un diritto è un diritto. Però lo sport a volte può essere un varco, un indicatore di una strada”.
Un ragionamento che è necessario fare, se si guarda alla composizione attuale del Parlamento e agli equilibri politici: aprire un dibattito serio e costruttivo su questo tema non sarà semplice, con la maggioranza di centrodestra che da tempo si oppone al principio secondo cui la nazionalità non dovrebbe essere basata sullo Ius Sanguinis – come è attualmente – ma sul fatto di essere nati e cresciuti in Italia. Appena si è ricominciato a parlare di Ius Soli, infatti, a poche ore dalla chiusura dei giochi di Parigi, la Lega ha pubblicato una nota in cui ribadiva la sua contrarietà a qualsiasi modifica della legge sulla cittadinanza, affermando che questa vada “benissimo così” e che non ci sia alcun bisogno né dello Ius Soli, né di altre “scorciatoie”. Una frecciata – esplicitata anche dall’aver scelto di mettere la foto di Antonio Tajani nel post social – diretta anche a Forza Italia, che nella contrarietà allo Ius Soli ha comunque aperto a una revisione della legge del 1992.
“Bisogna smetterla con questo approccio ideologico fondato sul consenso che può generare in due mesi. Chi è onesto lo sa che questo è un tema non più differibile. Riguarda il futuro del Paese”, replica Berruto. Insomma, l’obiettivo della proposta di legge – così come della mozione – è quello di riaprire un dibattito che si prospetta difficile: ad ogni modo, secondo il deputato dem, è necessario iniziare a fare un primo passo per la revisione della normativa: “Sappiamo che partiamo da posizioni diverse. Ma ci sono un milione di ragazzi che sono in un limbo. Il 75% di loro è nato in Italia, siamo ormai arrivati alla terza generazione”, aggiunge Berruto.
Oltre allo Ius Soli esiste un’altra fattispecie normativa, che ad esempio in Spagna è normata: il ‘doppio Ius Soli‘, cioè la concessione della cittadinanza ai figli nati in Italia da genitori a loro volta nati nel nostro Paese, ma ancora privi di cittadinanza italiana: “C’è chi dice che con lo Ius Soli arriverebbero flotte di migranti, solo per far nascere qui i figli e poi magari andarsene. Ma la verità è che al momento ci sono ragazzi nati in Italia da genitori a loro volta nati e cresciuti qui: parliamo di almeno vent’anni di residenza nel nostro Paese”, sottolinea Berruto.
Cosa c’è scritto nella proposta di legge sullo ‘Ius Soli sportivo
La sua proposta di legge sul cosiddetto ‘Ius Soli sportivo’ tiene conto anche di questo. Il deputato spiega: “La proposta di legge fondamentalmente si riferisce a ragazzi di ‘elevato interesse sportivo’, definito da una commissione apposita del Coni, che possono accedere all’iter per ottenere il passaporto in una serie di casi. Il primo è un incrocio con lo Ius Scholae: si può chiedere la cittadinanza dopo aver completato un ciclo di studi di cinque anni nella nostra scuola. Il secondo caso è appunto quello del doppio Ius Soli, cioè con almeno un genitore nato a sua volta in Italia, ma ancora privo di cittadinanza. Infine il terzo caso è quello per cui almeno un genitore (di figlio sempre nato in Italia) è regolare sul territorio da almeno più di un anno”.
Il fatto che queste casistiche siano riferite a chi pratica sport – nella consapevolezza, è importante ribadirlo, che la cittadinanza è un diritto e non un merito – non è solo un primo passo, su cui è probabile una convergenza più ampia di forze politiche, ma anche una necessità pratica, per chi vorrebbe una carriera in questo settore: “Per coloro che devono aspettare i 18 anni per richiedere il passaporto c’è un problema proprio tecnico, nel senso che l’età di massima prestazione di diversi sport è molto bassa – dice Berruto – Se fino a 18 anni un atleta non può competere in manifestazioni europee o mondiali, rischia davvero di perdere un tempo che poi non torna più. Il paradosso che viviamo oggi è che in parte già esiste una specie di ‘Ius Soli sportivo’: i ragazzi che non hanno la cittadinanza possono infatti comunque iscriversi alle federazioni e partecipare ai campionati nazionali. Puoi diventare campione italiano, ma non puoi rappresentare la nazionale italiana fino a oltre il diciottesimo compleanno, quando puoi richiedere la cittadinanza”.
L’oro dell’Italvolley e le polemiche razziste
Il deputato poi aggiunge: “Però ci tengo a ripeterlo: non può essere il talento lo strumento di accesso a un diritto. Ma rivendichiamo che lo sport possa aprire una strada e rivendicare un percorso. Come ha già fatto in passato. Perché spesso vale più l’emozione di un’immagine, come quelle che ci sono arrivate dalle ragazze dell’Italvolley, di mille altre cose: dobbiamo trasformare quell’emozione in azione politica. È un dovere farlo”.
Una parte delle polemiche più indegne che ha accompagnato queste Olimpiadi si è concentrata proprio sulla nazionale femminile di pallavolo, vincitrice della medaglia d’oro. In particolare su due delle campionesse, Paola Egonu e Myriam Sylla, entrambe nate e cresciute in Italia da genitori di origine rispettivamente nigeriana e ivoriana. Non sono le uniche due componenti della squadra ad avere i genitori di origine straniera, ma sono le uniche due di cui questo aspetto è stato sottolineato da alcuni: “Chiamiamolo come vogliamo, ma il tema è quello del colore della pelle – dice Berruto – Lo dico con enorme rispetto e una profondissima amicizia e stima con Julio Velasco (l’allenatore della nazionale femminile) che è l’uomo per il quale ho fatto la mia carriera da allenatore: se vogliamo parlare di integrazione per quella squadra, è a lui che dobbiamo pensare. È arrivato dall’Argentina e ha ottenuto la cittadinanza da adulto, ma nessuno ha mai nemmeno pensato di fare le polemiche”.
Lo sport ci ha mostrato una realtà che è già in essere. Ora devono arrivare la leggi, nonostante c’è chi ancora freni: “Se c’è una funzione sociale che lo sport può svolgere è quella di anticipare dei temi su cui poi la realtà si allinea – afferma ancora Berruto – Io lo dico ossessivamente: basta aprire la porta di una palestra di qualsiasi disciplina per vedere ragazze e ragazzi che hanno colore della pelle diverso, provenienza geografica diversa, religione diversa, disponibilità economica diversa… ma di tutte queste differenze non interessa nulla a nessuno, perché giocano tutti per la stessa squadra. Hanno tutti lo stesso obiettivo, di passarsi la palla per fare un goal, una schiacciata o un canestro. Questa è la realtà già davanti ai nostri occhi, ma c’è chi vuole tenerli chiusi”.
Il deputato poi conclude: “Davanti a quelle ragazze, che cantano l’inno con trasporto, è difficile tenerli chiusi. Io mi sento molto più rappresentato da quelle ragazze e in loro vedo molto più l’appartenenza a una comunità e la voglia di giocare per la propria bandiera, per il proprio Paese, che dal conclamato patriottismo di una certa destra di governo”.
(da Fanpage)
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