Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
“CONTRO NEW ZELAND OLTRE OGNI LIMITE”
Sono cambiati sia la spiaggia, da Auckland a Barcellona, che il mare, dal Golfo di Hauraki al Mediterraneo, però la sfida tra macchine volanti per il predominio dell’orbe terracqueo è la stessa: Luna Rossa, la Nazionale italiana della vela alla sesta campagna di Coppa America, contro Team New Zealand, l’arcirivale che ha deciso di riportare le ostilità là dove nacquero nel lontano 1851, in Europa. Li avevamo lasciati in Nuova Zelanda, tre anni fa in piena era Covid, la Luna mai così vicina a conficcare le unghie nel sacro graal della vela e i maestri kiwi veloci e imprendibili; era finita 7-3 e ancora fa male.
Li ritroviamo oggi davanti alla costa di Barcellona, Italia-Nuova Zelanda è il secondo match di giornata della Vuitton Cup che salpa con quattro regate del primo girone festeggiando il ritorno del title sponsor storico, rimasto alla finestra prima che Pietro Beccari, il ceo rientrato alla maison dopo una lunga regata tra Fendi e Dior, decidesse che panta rei, tutto scorre, e la Vuitton Cup è ancora la selezione degli sfidanti: «Quando l’ho detto a Grant Dalton, grande capo di New Zealand e leggenda della vela, era ben felice. L’America’s Cup per noi è un fatto sentimentale».
Tutto, in questo ambiente di ruvidi marinai chiamati a darsi battaglia nell’interesse dei grandi marchi (del lusso ma non solo), sa di cuore buttato oltre l’ostacolo. Gli Ac75 sono concentrati di alta tecnologia, proiettili friabili come le auto di Formula 1, ma nella loro anima palpitano otto uomini che fanno mestieri molto diversi: i due piloti timonano (Spithill e Bruni, quelli di Luna Rossa, dietro un cupolino Wrs mutuato dalla MotoGp per migliorare la penetrazione dell’aria), i due trimmer regolano le vele e i quattro ciclisti pedalano a testa bassa, senza mai guardare fuori, per produrre i watt che consentono alla barca di alzarsi sui foil e decollare. La vela volante se la sono inventata i kiwi ed è giusto considerarli favoriti, ma il team Luna Rossa Prada Pirelli, facendo scelte controcorrente (il prototipo in house, ad esempio) ha disegnato uno scafo molto veloce e ha in testa un unico obiettivo: portare la Coppa America in Italia per a prima volta in 173 anni di storia.
Polemiche e sfide: «Ci spingiamo al limite»
Obbligatorio vincere la Vuitton, dunque, tra arsenico e vecchi merletti perché in banchina già striscia la prima polemica: gli inglesi di Ineos, che sono challenger of records e dovrebbero fare l’interesse degli sfidanti, hanno accettato che il defender partecipi ai due round robin, però il risultato non verrà conteggiato. Inedito, ma non del tutto (successe a Bermuda nel 2017). «Ottima scelta per l’evento» sorride Peter Burling, timoniere kiwi. «È un enorme vantaggio, per il detentore della coppa, regatare insieme a noi.
Ma, in questa piccola maratona, dobbiamo concentrarci sugli altri challenger e pensare giorno per giorno» svicola via Jimmy Spithill, veterano della Luna, abile a evitare lo scontro il giorno zero dopo una Coppa, l’ultima a Auckland, dove in certi momenti la tensione si era tagliata con il coltello. Se le quattro penalità rifilate agli italiani domenica, nelle regate di riscaldamento, a qualcuno sono sembrate un avvertimento, Spithill sa essere diplomatico: «Ci spingiamo al limite, tutti hanno fatto errori e tutti hanno avuto problemi di affidabilità. Saranno i risultati a giudicarci».
La rotta è tracciata. Alla fine dei round robin, uno tra Luna Rossa, Ineos (Gbr), American Magic (Usa), Alinghi (Sui) e Orient Express (Fra) tornerà a casa. Poi semifinali a quattro e finale Vuitton. Se questo rebus non diventasse ancora una volta una faccenda tra italiani e kiwi, anche i pesci del Mediterraneo sgranerebbero gli occhi.
(da Il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
LE SOCIETA’ TRATTENGONO IL 30% SULLA MERCE CONSEGNATA, LA COMPETIZIONE IN STRADA AUMENTA E TUTTI INCASSANO MENO
Il percorso verso più diritti è ancora complicato, pieno di ostacoli. Nonostante una
sensibilizzazione generale verso la necessità di nuove tutele, dopo il periodo di grande richiesta (e sfruttamento) del Covid nel 2020-2021, i rider che consegnano cheeseburger e pizze nelle città vivono ancora una situazione complessa, da lavoratori autonomi senza troppe garanzie. L’unica piattaforma che ha aperto alla contrattazione nazionale, riconoscendo i rider come «subordinati», è Just Eat, ma proprio una settimana fa è andata in scena la protesta dei lavoratori legati a quel servizio, a Firenze: «In base all’algoritmo dobbiamo correre più di Pogacar…». L’algoritmo punisce se la consegna non arriva, o se arriva in ritardo.
La paga
Ma quanto può guadaganre un rider? Ancora poco, anche se le valutazioni sono soggettive. E relative. Il contratto nazionale di Just Eat prevede un pagamento orario, di 8,75 euro lordi, più incentivi per il numero di consegne effettuate. E rispetto a prima questo contratto (tra l’altro scaduto a marzo, che deve essere rinnovato) «può sembrare un passo avanti sicuramente» commenta Angelo Avelli, attivista di Deliverance, il sindacato informale nato a Milano.
«In realtà – aggiunge – con le altre società, principalmente Glovo e Deliveroo, la situazione è peggiorata in termini di pagamento: se nel 2020 si potevano prendere 5 euro lordi a consegna, oggi è difficile andare oltre i 3,75. L’accesso alla piattaforma, soprattutto per Deliveroo, è libero e fa crescere la concorrenza tra i rider e quindi fa scendere il costo delle consegne per le società stesse»
L’accesso ai diritti
Oltre le paghe, c’è prima di tutto una questione di accesso ai diritti: «È capitato di rider che sono caduti a terra, che hanno avuto un incidente e il cui account è stato bloccato perché non sono arrivati in tempo – commenta Avelli -. Spesso è da queste situazioni, tra l’altro, che nasce la sindacalizzazione. Si rivolgono a noi soprattutto quando vogliono chiedere alle piattaforme la riattivazione dell’account, quando ritengono di aver subito un torto. Non ci sono dinamiche sindacali classiche, nella maggior parte dei casi i rider sono ragazzi stranieri, restano lavoratori autonomi sfruttati»
I numeri
Sulle strade delle città italiane ci sono almeno 30mila rider. Da Roma in giù si tratta di una platea mista: molti studenti, qualcuno che arrotonda lo stipendio con un secondo lavoro, tanti migranti. Al centro-nord, invece, i lavoratori del food delivery stranieri sono l’80%, con una prevalenza di pakistani e africani. «Nel complesso le stime parlano di un 30-40% di persone che fa questo lavoro in modo stabile» ancora Avelli. Oltre il 50% è caratterizzato da una certa rotazione.
I nodi economici e sindacali
I giganti erano 4: Deliveroo, Glovo, Just Eat e Uber Eats. Proprio un anno fa l’ultimo ha lasciato l’Italia. «Just Eat fa contratti part time, Glovo permette ai rider di prenotare degli slot di tempo e consegna perchè usa un punteggio prestazionale, Deliveroo invece utilizza il free login: si può lavorare quando e dove si vuole, senza ranking reputazionale», spiega Roberta Turi, segretaria nazionale della Nidil Cgil, il settore del sindacato che si occupa proprio delle ultime forme di lavoro.
La sindacalista tenta il dialogo con Glovo e Deliveroo, rappresentati da AssoDelivery. In queste settimane prova a ristudiare il fenomeno, con interviste e approfondimenti, per cercare di capire come cambiare le regole. Una legge specifica che normi questo settore, infatti, ancora non esiste. «C’è un trend di aumento dei rider, perché la competizione tra chi è in strada è un elemento strategico per le piattaforme: alcune offrono la consegna a chi è disponibile in zona, dunque più rider ci sono e più c’è la garanzia che il prezzo da pagare la consegna rimarrà basso». Un dato da tenere particolarmente d’occhio in un sistema in cui le aziende hanno una marginalità davvero bassa se si pensa che il prodotto più trasportato è il classico hamburger. Le piattaforme si prendono circa il 30% del valore della merce consegnata.
Il caporalato
Un ambiente in cui, come se non bastasse, si sta facendo strada l’illegalità organizzata. «La maggior parte dei rider intervistati – racconta la sindacalista – dice che questo è l’unico lavoro che hanno trovato, l’unico che garantisce di essere pagati con certezza. Si tratta perlopiù di migranti, molti non parlano la lingua. Questo però favorisce sacche in cui si forma il caporalato digitale: ci sono inchieste di diverse procure che hanno messo gli occhi su gruppi di migranti a cui i mezzi per spostarsi vengono affittati. Ci sono inoltre spostamenti di gruppi di persone improvvisi da città a città, com’è stato appurato a Cagliari, dove dal giorno alla notte sono comparsi nuovi rider». Si tratterebbe di un vero e proprio racket, con il quale le società di delivery non c’entrano nulla e di fronte a cui possono poco, per come è pensato il sistema. Accanto a questo, è oramai palese il fenomeno degli account fantasma, ovvero identità lavorative digitali che vengono utilizzate sulla piattaforma in subappalto. Anche su questo le forze dell’ordine stanno cercando di fare chiarezza.
(da Il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
APPLAUSI PER L’EX SEGRETARIO ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI PESARO, POI LA CENA CON LILIANA SEGRE
Guerra e pace. Non è facile rimettere piede nella tua vecchia casa, specie quando molti dei nuovi inquilini la pensano all’opposto di te. Matteo Renzi, specializzato nella mossa del cavallo, sapeva bene che questa grande rentrée era assai delicata. L’ex premier aveva messo in conto pure qualche fischio. Ma la strada, anche con sua sorpresa, è tutta in discesa. «Bentornato Matteo», dice il volontario che lo accoglie sul palco.
Così, dopo due anni di assenza, l’ex premier è tornato sul palco della Festa dell’Unità. L’onda è buona. In platea ci sono 1.500 persone. E l’ex segretario del Pd ne approfitta: «Sono qui perché penso che il centrosinistra debba ripartire. E per questo vi dico: non fate a Elly Schlein quello che è stato fatto a Veltroni, a me stesso e un po’ anche a Zingaretti. Basta al fuoco amico contro il segretario. Ora, per mandare a casa questo governo che non funziona, servono i voti di tutti, anche quelli del centro». Applausi e abbracci. I mesi di bordate di Renzi contro il Pd in campagna elettorale sembrano quasi allucinazioni. «Il passato è passato», ripete.
Ad accompagnare il leader di Italia viva c’è Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro appena eletto eurodeputato, che di Renzi fu fedelissimo. Arrivare a questo evento non è stato per niente facile anche per un esponente di rilievo come Ricci, che ha dovuto fronteggiare i mal di pancia nel Pd marchigiano (e non solo), cioè di tutti quei dem che di Renzi non vorrebbero nemmeno vedere più l’ombra. Ma alla fine è arrivata una chiamata da Roma e i mal di pancia si sono sopiti come per magia. Del resto, non è un segreto che la leader Elly Schlein abbia stretto un accordo con Renzi, basato su un assunto chiave: «Niente veti», perché già dalle prossime Regionali (Liguria, Emilia-Romagna e Umbria) per vincere serviranno i voti di tutto questo agognato «campo largo».
Renzi si rivolge poi retoricamente ai suoi detrattori: «Chi non mi vuole dice: “Renzi fa cadere i governi…”. Bene: è vero. Io adesso voglio costruire un’alternativa, perché vedere al governo Meloni, Salvini e quel bellimbusto del generale Vannacci assieme a Tajani è un male per il Paese», arringa l’ex leader dem. Che poi dice a chiare lettere: «Io posso stare in una coalizione se a capo c’è il Pd. Se invece a capo di questa ipotetica alleanza ci sono “grillini” e “Travaglio boys” allora dico di no. Io mi fido dell’operazione politica di Schlein».
Dopo il doppio flop tra Europee e Amministrative a Firenze, lo spariglio dell’ex premier è sorprendente: «Quando hanno distribuito l’umiltà io ero in ferie — dice scherzando —. Io non sono più il centravanti. I gol io non li faccio più. Però Renzi un po’ di consensi li porta ancora: 1, 2, 3 che siano, questo non importa. Ma questa è una sfida che dobbiamo vincere». Al contempo non mancano però le bordate contro il capo del M5S: «Giuseppe Conte dice che io faccio perdere voti al fronte progressista? Non prendo lezioni da lui. Lo dice uno che da premier ha firmato i decreti sicurezza con Salvini. E poi dice una cosa del genere a me che da premier ho lavorato con Barack Obama, mentre “Giuseppi” oggi non sa se in Usa voterebbe per Trump o Harris o in Francia per Macron o Le Pen».
E siccome in tanti, tra gli stand delle grigliate, gli fanno battute su questo ritorno a casa, l’ex segretario se la cava così: «Non mi sento come il figliol prodigo, anche perché sennò dovrei uccidere il vitello grasso — sorride —. Semplicemente ammiro tutti i volontari e le volontarie che fanno parte di questa comunità». E c’è pure il tempo per spiegare i motivi della sua scissione di 5 anni fa: «Io sono venuto via dal Pd con una scelta che mi è costata moltissimo — riavvolge il nastro —. Ho scelto di lasciare il partito che portai al 40% un minuto dopo aver fatto nascere il governo Conte II. Era un periodo durissimo. Avevano arrestato da poco i miei genitori e i grillini mi facevano il segno delle manette. Non sapete quanto mi è costato. Ma impedimmo il trionfo certo di Salvini».
La campagna d’autunno è iniziata. Intanto Ricci pungola la sua ex stella polare: «Matteo, però in questi anni qualche operazione strana in giro per l’Italia l’hai fatta. Non si può stare a Genova con Bucci e in Liguria con il centrosinistra». Ma il «figliol prodigo», che non ha mai amato il candidato in pectore dem Andrea Orlando, sul post Toti per ora non si sbottona. Anche perché è ora di correre a cena con la senatrice a vita Liliana Segre, che aspetta Renzi e la moglie Agnese sulle colline di Pesaro nella villa di Paola Tittarelli.
(da Il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
CHI HA COMMESSO UNA VIOLAZIONE “PER INCERTEZZA” (VIENE DA RIDERE…) NON PAGA MULTE… SANZIONI TRIBUTARIE PIU’ BASSE DAL 1 SETTEMBRE
Da settembre chi non è in regola con l’Agenzia delle Entrate potrebbe avere vita più facile, con
l’entrata in vigore di uno dei decreti fiscali del governo Meloni.
Infatti, la norma varata quest’anno dall’esecutivo avrà due effetti che diminuiranno le sanzioni: in un caso, si parla di chi ha fatto errori ‘involontari’ di interpretazione delle norme, che avrà la possibilità di non pagare alcuna multa; in un altro, invece, di chi ha commesso violazioni come la omessa o infedele dichiarazione, che vedrà la punizione ridotta di molto.
Niente multa per chi si mette in regola entro due mesi
Per quanto riguarda la prima categoria, dal 1° settembre scatterà uno ‘scudo’ per chi è colpevole di una violazione involontaria, per così dire. Si parla, perciò, di quelle irregolarità che sono nate perché il contribuente era incerto sull’interpretazione di una norma tributaria, sulla sua portata e su come si dovesse applicare.
In questo caso, se l’incertezza è “oggettiva”, cioè si riscontra che effettivamente una normativa poteva lasciare spazio a dubbi, il cittadino potrà aspettare un atto dell’Agenzia delle Entrate (che sia una circolare, un interpello o altro) che ne chiarisce il funzionamento. Solo una volta che questo documento è stato pubblicato, questo potrà effettivamente essere accusato di comportamento scorretto.
Qui entra in gioco lo ‘scudo’. Se il cittadino si mette in regola entro sessanta giorni dalla pubblicazione della circolare, presentando una dichiarazione integrativa e pagando l’imposta in più che era dovuta, sarà esentato dal pagamento di qualunque multa o sanzione.
Sanzioni abbassate per chi evade
In più, lo stesso decreto contiene anche un ridimensionamento delle sanzioni tributarie. Queste vengono ridotte, secondo il principio dichiarato dal governo di una maggiore “proporzionalità”, e più in linea con l’entità delle multe in altri Paesi europei.
Le sanzioni tributarie riguardano, ad esempio, chi presenta una dichiarazione dei redditi incompleta, o chi non la manda proprio. Questo coinvolge sia i redditi dei dipendenti, che i sostituti d’imposta e l’Iva.
Va chiarito che le multe ridotte saranno valide solo per chi commette queste violazioni dopo il 1° settembre 2024. A chi lo ha fatto in passato, invece, si applicheranno le sanzioni precedenti, che erano più alte. Per fare alcuni esempi, per un omesso versamento delle imposte la multa scende dal 30% al 25% del dovuto. Per chi invece non presenta la dichiarazione dei redditi si passa dal tetto massimo del 240% al 120%, la metà.
Chi non dichiara tutto (con il reato di infedele dichiarazione) vede la sanzione scendere parecchio: prima oscillava dal 90% al 180%, mentre dal 1° settembre in poi sarà fissa al 70%, pur con una soglia minima di 150 euro sotto cui non si potrà calare. Infine, se la dichiarazione incompleta viene integrata in ritardo, ma prima che l’Agenzia delle Entrate abbia fatto dei controlli, la multa è pari al 50% del dovuto.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
I GIUDICI DEL TRIBUNALE DI PALERMO: “LA LEGGE EUROPEA PREVEDE CHE SIANO VALUTATE PRIMA MISURE ALTERNATIVE E I CASI VANNO GIUDICATI SINGOLARMENTE PER OGNI INDIVIDUO”
Le norme del governo Meloni in materia di immigrazione subiscono ancora una volta uno stop dai tribunali. Su sei uomini trattenuti nel nuovissimo centro per il trattenimento di Porto Empedocle, cinque sono stati liberati perché i giudici di Palermo non hanno convalidato la loro detenzione, ritenendo insufficienti le motivazioni.
Si apre così un possibile nuovo scontro con la magistratura, dato che Fratelli d’Italia si è affrettato a parlare di “giudici rossi” e a condannare la decisione.
Poco meno di un anno fa, a settembre 2023, era stata la giudice di Catania Iolanda Apostolico a non convalidare il trattenimento di un giovane tunisino nel centro di Pozzallo. Ne era nato uno scontro politico, che aveva messo al centro la giudice e che si è poi risolto con la decisione del governo, lo scorso mese, di ritirare i ricorsi contro la decisione e modificare leggermente il decreto.
Cosa hanno deciso i giudici sui migranti detenuti a Porto Empedocle
Ora si ripropone una situazione simile. Il centro di Porto Empedocle, aperto il 14 agosto dopo un’accelerata dei finanziamenti (forse anche per compensare i ritardi del progetto dei centri in Albania, ancora fermi), doveva svolgere la stessa funzione di quello di Pozzallo: rinchiudere le persone richiedenti asilo che potrebbero essere rimpatriate in alcuni Paesi considerati “sicuri”, per il tempo dello svolgimento delle cosiddette “procedure accelerate di frontiera”, che dovrebbero richiedere al massimo 28 giorni.
Chi vuole restare fuori dai centri in attesa che la procedura sia completata dovrebbe avere con sé il proprio passaporto oppure versare una cauzione che va da 2.500 a 5mila euro, abbassata proprio dopo il caso Apostolico.
La stessa procedura che dovrebbe applicarsi anche in uno dei centri in Albania – cosa che rende la sentenza di Palermo potenzialmente problematica per il governo.
Sui primi sei uomini trattenuti nel nuovo centro di Porto Empedocle, infatti, cinque sono già usciti dopo pochi giorni (erano arrivati sabato). Due giudici di Palermo, infatti, hanno stabilito che le motivazioni utilizzate dalla questura di Agrigento, che si è basata sui decreti del governo, non erano sufficienti. In particolare, non c’era una valutazione sulla situazione specifica delle persone detenute.
Il trattenimento delle persone migranti, infatti, non può mai avvenire ‘in automatico’, ma deve seguire una verifica caso per caso delle condizioni personali.
In più, la detenzione dovrebbe essere una misura estrema da mettere in atto solo “dopo che tutte le misure non detentive alternative sono state debitamente prese in considerazione”, come recita una direttiva europea citata dai giudici, secondo quanto riportato dal manifesto.
Fatto sta che al momento, in attesa di eventuali ricorsi, in tutto il centro di Porto Empedocle, resta una sola persona. Un uomo tunisino di 23 anni, l’unico in Italia al momento per cui si stanno attuando le procedure accelerate.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
CON DEI VESTITINI ATTILLATI E TACCHI A SPILLO, LE RAGAZZE ENTRANO IN UN RIFUGIO SUL MAR NERO COME SE FOSSE LA COSA PIÙ NORMALE DEL MONDO… LA MACCHINA PROPAGANDISTICA DEL CREMLINO VUOLE FAR PASSARE COME NORMALITÀ L’ARRIVO DELLA GUERRA “IN CASA”
Il Cremlino ha pubblicato ieri un bizzarro video che esalta i suoi rifugi antiatomici appena
costruiti, mentre l’Ucraina continua la sua incursione in territorio russo.
Girato nella popolare località turistica di Sochi, sul Mar Nero, il video mostra due giovani donne che sorridono mentre entrano in un rifugio, come se si trattasse di una parte della vita quotidiana.
Il filmato è stato girato mentre le forze ucraine sono entrate nella terza settimana di operazioni militari nella regione russa di Kursk.
Rifugi antiatomici in cemento armato sono stati costruiti nelle strade della città nella Russia occidentale e anche nella Crimea annessa, mentre il governo di Putin cerca di mitigare la minaccia di attacchi dall’Ucraina.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »