Agosto 23rd, 2024 Riccardo Fucile
SEI ALUNNI STRANIERI SU DIECI OTTERREBBERO LA CITTADINANZA ITALIANA, CIRCA 560.000
La mappa demografica del nostro Paese è destinata a cambiare qualora lo Ius scholae diventasse realtà: sei alunni stranieri su dieci che attualmente studiano nelle aule scolastiche otterrebbero la cittadinanza italiana.
I potenziali beneficiari sarebbero circa 560mila, di cui oltre 300 mila nel primo anno di applicazione e i restanti nei successivi quattro anni.
A fornire questa stima, sulla base dei dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito, è la rivista specializzata Tuttoscuola che ha preso in considerazione la proposta portata avanti da Forza Italia in questi giorni, ovvero il requisito dello svolgimento di un primo ciclo di istruzione (primaria e secondaria di primo grado) completo per diventare cittadini italiani.
Un’idea contrapposta a quella dell’opposizione che la chiede dopo cinque anni di scuola. Quindi, gli studenti che potrebbero avvalersi dello Ius scholae per il primo anno sarebbero quelli iscritti in terza media (ultimo anno del primo ciclo) delle statali e delle paritarie, più quelli che sono già alle superiori (che avrebbero alle spalle già il primo ciclo e beneficerebbero “a ritroso” della ipotizzata nuova norma), e infine gli iscritti ai percorsi di istruzione e formazione professionale gestiti dalle Regioni.
Si tratta di circa il 7% della popolazione scolastica complessiva e dell’1,2% degli aventi diritto di voto. L’effetto sarebbe molto diverso sul territorio, con nuovi equilibri: cinque potenziali nuovi concittadini italiani su sei vivono al Centro e, soprattutto, al Nord.
Meno del 15% nel Meridione. La maggior parte dei “nuovi” concittadini si registrerebbero in Lombardia (15.078), Emilia Romagna (6.227) e Veneto (6.067).
Entrando nello specifico: se il Parlamento approverà una legge che prevede per gli alunni stranieri l’acquisizione della cittadinanza italiana, secondo lo Ius scholae per l’intero primo ciclo di istruzione (primaria e secondaria di primo grado), ne beneficerebbero nel primo anno di applicazione circa 310mila ragazzi.
Interessante anche la proiezione fatta da Tuttoscuola su cinque anni: dei 262mila iscritti tra quarta primaria e seconda media si può stimare che una piccola parte (il 5%) non raggiunga per vari motivi la terza media.
Si arriva così a 249mila alunni che raggiungerebbero in questo arco di tempo il traguardo della licenza media e quindi della cittadinanza italiana grazie nello scenario ipotizzato.
Nel quadriennio successivo acquisirebbero quindi i requisiti per ottenere la cittadinanza in base allo Ius scholae altri 250mila alunni stranieri circa, che si aggiungerebbero ai 310mila circa del primo anno di applicazione. In totale nel quinquennio i “nuovi italiani” grazie all’ipotizzata misura sarebbero circa 560 mila.
Numeri che fanno riflettere il mondo del sindacato. “Bene che si manifestino – spiega la segretaria nazionale della Cisl Scuola, Ivana Barbacci – anche da parte di forze dell’attuale maggioranza di governo segnali di attenzione e disponibilità verso ipotesi, come quella dello Ius scholae, che guardano in direzione di nuovi e più efficaci percorsi di integrazione, responsabilizzazione e inclusione sociale. C’è da augurarsi che in questa direzione si possano compiere passi concreti evitando lotte ideologiche e contrapposizioni politiche strumentali. Sarebbe una scelta di civiltà molto positiva e produttiva di effetti benefici per il nostro Paese”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Agosto 23rd, 2024 Riccardo Fucile
IL FONDATORE SPERAVA CHE I BIG “VETERANI” SI SCHIERASSERO CON LUI, E INVECE PIPPA: FICO, TAVERNA E COMPAGNIA STANNO IN SILENZIO (E SOTTO SOTTO, TIFANO CONTE, CHE POTREBBE TOGLIERE IL VINCOLO DEI DUE MANDATI)
I Cinque stelle la chiamano “costituente”, ma nient’altro è che un congresso. Con due
mozioni: quella di Beppe Grillo e quella di Giuseppe Conte. Il primo vorrebbe un Movimento più autonomo dal Pd, più ancorato alle origini, mentre l’ex premier vorrebbe stabilizzare il M5S all’interno del campo largo, strutturarlo di più come partito, libero dai dogmi del vecchio grillismo. E uno dei due, alla fine del congresso, rischia di essere scaricato.
Ma i volti storici del partito, da Roberto Fico a Paola Taverna, da Virginia Raggi a Vito Crimi, da che parte stanno? Grillo si aspetterebbe che prendessero le sue parti, almeno loro, i fedelissimi con cui tante battaglie ha combattuto. Gli devono tutto. E invece la vecchia guardia è stranamente silenziosa.
D’altronde, da una parte c’è l’attaccamento e il rispetto per la figura di Grillo, ma dall’altra c’è in gioco il loro futuro. Se volessero proseguire sotto il segno del Movimento e candidarsi ancora, infatti, avrebbero bisogno dell’appoggio di Conte e della possibilità che il limite dei due mandati venga quantomeno allentato.
Fico ha spesso assunto il ruolo di mediatore. Quando le liti squassavano ogni cosa, toccava a lui ricucire, tenere unite le varie anime. Due estati fa ha fatto da paciere, insieme a Luigi Di Maio, proprio tra Conte e Grillo, che fin dal primo momento non si sono amati. Eppure, questa volta, sembra che Fico preferisca restare defilato
«Non è mai stato un mistero – ragiona un parlamentare vicino al leader – il sogno di Fico di diventare sindaco di Napoli, la sua città, o magari di correre per la Regione Campania». Allo stesso modo, anche Raggi, che spesso era intervenuta in difesa di Grillo e della purezza dei valori del M5S, si è eclissata. «Ed è nota la sua voglia di correre ancora».
L’ex sindaca di Roma aveva già strappato una deroga per ripresentarsi alle comunali a Roma, con il “mandato zero” cucito su misura per lei. Ora potrebbe puntare al Parlamento. E poi, se qualcuno ambisse a diventare ministro o sottosegretario, avrebbe bisogno di tenere in piedi l’alleanza con il Pd per provare a battere il centrodestra. E questa certezza può darla solo Conte.
Tutti, insomma, si muovono con prudenza. L’unico a intervenire pubblicamente è l’ex ministro Danilo Toninelli, che è tutt’ora uno dei tre probiviri del Movimento 5 stelle: «Questo processo costituente è morto in culla: non si può rilanciare nulla se alla base c’è un litigio autodistruttivo tra Grillo e Conte». Senza un accordo tra i due, quindi, «l’unica strada possibile è una separazione consensuale».
Le truppe cresciute sotto il cappello dell’ex premier ormai si sentono più contiani che grillini. Non hanno problemi, quindi, a schierarsi pubblicamente dalla parte del leader. «L’assemblea degli iscritti è sovrana», dice la senatrice Alessandra Maiorino, che si scaglia contro il tentativo del fondatore di «mettere dei paletti: non sarebbe democratico» e fa emergere, prosegue, una certa «paura da parte di Grillo».
(da agenzie)
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Agosto 23rd, 2024 Riccardo Fucile
“RAGGIUNTI 10 ANNI DI VITA NEL NOSTRO PAESE E LA MAGGIORE ETÀ, E PRETESA LA CONOSCENZA DELLA LINGUA ITALIANA, NON È POSSIBILE CHE PASSINO 3 O 4 ANNI PER OTTENERE LA CITTADINANZA”… LA FRECCIATA A VANNACCI: “PAOLA EGONU E MYRIAM SYLLA PER ME SONO ITALIANISSIME”…LA CITAZIONE DI TONY BLAIR: “SONO PER UNA SOCIETÀ MULTICULTURALE E MULTIETNICA”
Luca Zaia, leghista e presidente della Regione Veneto, cosa pensa dello Ius scholae?
«Come sempre nel nostro Paese si parte da riflessioni molto ideologiche e poco pratiche. Penso che prima di parlare di Ius scholae o Ius soli si dovrebbe ragionare su che valore diamo alla cittadinanza italiana e sull’opportunità di accettare o meno il doppio passaporto».
In che senso? È contrario al doppio passaporto?
«Siamo la culla della cultura, del fashion, del food, siamo invidiati da tutto il mondo. Perché non ci comportiamo da paese leader e ragioniamo sull’opportunità di concedere una sola cittadinanza? Giappone, Cina, Germania, solo per citarne alcuni, vietano la doppia cittadinanza. Questo orgoglio italiano esiste o no?».
Ma tornando allo Ius scholae, qual è il suo pensiero?
«Le ultime carte che ho visto sul progetto Ius scholae prevedevano la cittadinanza per chi ha fatto un percorso scolastico di almeno 10 anni. Facendo due conti: a 6 anni iniziano con la elementare, più 10 anni fanno 16. A 18 quegli stessi ragazze e ragazzi possono richiedere la cittadinanza italiana. Ed è a questo punto della faccenda che c’è il vero problema».
Di quale problema parla?
«Raggiunti 10 anni di vita in Italia e la maggiore età, e pretesa la conoscenza della lingua italiana, bisogna velocizzare le procedure per ottenere la cittadinanza. In questo l’Italia è colpevole, perché chi fa domanda aspetta anche 3 o 4 anni. I cittadini mi fermano e si lamentano di questo, ma mai nessuno al mercato mi ha chiesto conto dello Ius scholae».
Dunque anche uno dei presidenti di regione più progressisti, che già si è detto favorevole al fine vita e ai diritti civili per le coppie omosessuali, non è d’accordo con lo Ius scholae.
«Trovo legittimo che ci possa essere una discussione sulla cittadinanza, rispetto le idee di tutti ma non sono nemmeno per lo Ius soli»
Può spiegare perché è contro lo Ius soli?
«Perché è una scelta che non ci fornisce alcuna garanzia. Saranno davvero italiani? Avranno progetti di vita? Conosceranno la nostra lingua? La cittadinanza non è a tempo determinato e nemmeno revocabile».
La sua non è una posizione un po’ troppo di chiusura?
«Questo non vuol dire che non dobbiamo essere solidali, ma un conto è essere solidali un altro è dare un passaporto. Consideriamo anche la posizione geografica dell’Italia. Se diamo la possibilità a tutti coloro che nascono qui di avere la cittadinanza, sarebbe sufficiente partire da uno dei Paesi vicini e mettere al mondo un figlio qua, per poi tornare a casa».
E dove sta il problema?
«Diventeremmo fortemente attrattivi, perché il passaporto italiano è una garanzia: diventi europeo, ti inserisce in un sistema di cure sanitarie e servizi universalistici»
Cosa pensa delle aperture di Forza Italia sullo Ius scholae?
«FI è libera di esprimere la sua opinione. Ad utile contributo io porto questa riflessione ma usciamo dal tema del colore della pelle e degli sbarchi. Io sto parlando anche di un cittadino americano, piuttosto che giapponese o austriaco. Non buttiamola sempre sul razzismo».
Non crede che questa visione sia limitante rispetto alla società contemporanea?
«La vedo come Tony Blair, sono per una società multiculturale e multietnica col rispetto delle identità e processi di integrazione impeccabili».
È un terreno scivoloso se pensa che c’è chi, come Roberto Vannacci, sostiene che Paola Egonu non sia italiana.
«Paola Egonu e Myriam Sylla per me sono italianissime. Sono ragazze che hanno un progetto di vita. Infatti penso che a volte tirare in ballo i testimonial sia fuorviante. Paola e Myriam hanno chiesto loro di diventare cittadine italiane, hanno compiuto una scelta».
Tra la posizione contraria di Salvini e quella più tecnica e possibilista di Piantedosi, con chi si schiera?
«È giusto che una nazione ne parli e che decida ma ripeto: la base da cui partire è il valore che noi vogliamo dare alla cittadinanza e non ultima la scelta sul concedere o meno il doppio passaporto».
Marina Berlusconi ha detto che sui diritti civili si sente più in sintonia con la sinistra.
«Da cittadina e grande imprenditrice ha posto una questione centrale che riguarda la vita delle persone».
(da La Repubblica)
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Agosto 23rd, 2024 Riccardo Fucile
LA SVOLTA COMBATTIVA DEL MINISTRO DEGLI ESTERI (RIANIMATO DA MARINA E PIER SILVIO) METTE IN DIFFICOLTA L’UNDERDOG DELLA GARBATELLA: SE FRATELLI D’ITALIA SI SPOSTA AL CENTRO LASCIA SPAZIO AL GENERALE CON SALVINI A RUOTA. SE INSEGUE LE POSIZIONI DI VANNACCI, I BERLUSCONIANI SONO PRONTI A RIPRENDERSI I VOTI MODERATI FINITI A FDI
La sindrome dell’accerchiamento è uno dei piatti forti nel menu di casa Meloni.
Ilcomplotto invisibile della magistratura contro Arianna Meloni, sorella della presidente del Consiglio, è solo l’ultimo dei casi in ordine cronologico. Eppure, c’è un assedio reale che sta prendendo forma intorno a palazzo Chigi
Di mezzo c’è invece un accerchiamento tutto politico con due protagonisti in grande fermento: al centro Antonio Tajani che sta forgiando la sua Forza Italia con un profilo liberale e moderato che nemmeno ai tempi della leadership di Silvio Berlusconi si è davvero materializzata.
Sullo ius scholae è intenzionato ad andare avanti, non si tratta solo un “temporale agostano” come sperano Lega e Fratelli d’Italia. Il motivo? «Non perché sono un pericoloso lassista che vuole aprire le frontiere a cani e porci. Ma perché la realtà italiana è questa e dobbiamo pensare a quello che sono gli italiani oggi», ha detto il ministro degli Esteri
Il ragionamento si è spinto anche più in là, facendo crescere il nervosismo a via Bellerio e via della Scrofa, sedi di Lega e Fratelli d’Italia: «Preferisco uno che ha i genitori stranieri e canta l’inno di Mameli a uno che è italiano da sette generazioni e non canta l’inno. Chi è più patriota dei due?», ha sentenziato il ministro degli Esteri.
Non è mancata la punzecchiatura agli alleati: «Se ne parlo qualcuno si arrabbia». E infatti la Lega ha colto lo spirito polemico e subito ha rilanciato su Instagram un video di Silvio Berlusconi, ospite da Fabio Fazio. «Lo Ius soli noi non lo vogliamo», dice nel filmato l’ex presidente del Consiglio, definito un «grande» nel post del partito di Matteo Salvini.
Del resto sul versante della destra radicale, c’è chi sostiene l’esatto contrario rispetto a Tajani. Su tutti spicca l’eurodeputato Roberto Vannacci. Ne sa qualcosa Paola Egonu, che secondo il generale non è italiana per «i tratti somatici». Intanto, l’eurodeputato eletto con la Lega sta addestrando la sua armata politica. Se sarà Brancaleone si vedrà. Intanto c’è un’associazione che si fa movimento. Poi, chissà, quando diventerà partito.
Fatto sta che Giorgia Meloni si trova in una morsa inedita: in passato era abituata a duellare con Matteo Salvini, ma ha sempre saputo come contrastare le bizzarrie del leader della Lega.
La conseguenza? Se Fratelli d’Italia si sposta al centro lascia spazio a Vannacci con Salvini a ruota, se insegue le posizioni del generale ecco che i berlusconiani sono pronti a riprendersi i voti moderati finiti a FdI nelle ultime elezioni. Anche perché, come hanno spesso ragionato negli ambienti forzisti, «il successo di Meloni è basato sulla capacità di prendere i voti dei nostri elettori».
La svolta combattiva di Tajani genera quindi uno scenario inedito, sconosciuto a Giorgia Meloni, perché è accompagnato dal timore di una possibile «discesa in campo» di Pier Silvio Berlusconi, al netto delle continue smentite ufficiali che non rassicurano i vertici di Fratelli d’Italia.
Le antenne dei meloniani sono ritte, si scrutano i sommovimenti in corso ad Arcore. Di sicuro i fedelissimi della premier hanno preso nota: c’è stato un cambio di passo dei forzisti da quando Marina Berlusconi ha manifestato una «sintonia con la sinistra di buon senso» sui diritti civili.
Da alleato yes-man, Forza Italia si è trasformata in un controcanto quotidiano. E non di soli diritti si parla. Basti pensare alla questione dell’autonomia differenziata, prima votata in parlamento e poi quasi sconfessata.
Il presidente della regione Calabria e vicesegretario di Fi, Roberto Occhiuto, è apertamente ostile alla riforma. Tajani è più felpato ma non meno scettico. E resta aperto il fronte europeo, dove i berlusconiani sono orgogliosamente dalla parte del Ppe di Ursula von der Leyen, bocciata da Meloni al momento del voto.
Certo, l’antifona resta la solita: «Siamo leali al governo». Ma per ammissione del segretario di Forza Italia, l’obiettivo è «quello di prendere voti al centro», collocandosi tra il Pd e Fratelli d’Italia. Una strategia possibile, sicuramente. Ma al prezzo di rimarcare quotidianamente le distanze nei confronti della destra di Meloni e Salvini. Ad agosto è accaduto sui diritti, in autunno avverrà sulla manovra economica.
Insomma, gli azzurri stanno seguendo i consigli di Pier Silvio Berlusconi, d’intesa con la sorella Marina, su un partito che stia nella maggioranza. Ma con una maggiore autonomia
(da agenzie)
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Agosto 23rd, 2024 Riccardo Fucile
“DA QUANDO FORZA ITALIA HA SUPERATO LA LEGA, NON SA PIÙ COSA INVENTARSI”… “I DIRITTI SONO DI TUTTI, NON HANNO BANDIERE DI PARTITO. MA QUANDO SI PASSA DALLA PROPAGANDA ALLA POLITICA, SALVINI PUNTUALMENTE ANNASPA”
“Che la Lega sia contraria a Forza Italia sullo ius Scholae non mi sorprende, del resto se l’esponente di punta della Lega è Vannacci è quella l’idea di italianità, di ‘italiano vero’, che ha anche Salvini. Poi da quando FI ha superato la Lega, Salvini non sa più cosa inventarsi per risalire la china e deve necessariamente trovarsi un ‘nemico’ per giocare due ruoli contemporaneamente, quello di lotta e di governo”. Così Francesca Pascale, ex compagna del leader e fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi, contattata da LaPresse.
“Salvini strumentalizza ogni tema, i diritti sono di tutti non hanno bandiere di partito – sottolinea -, ma quando si passa dalla propaganda alla Politica, Salvini puntualmente annaspa. Non mi meraviglia quindi la differenza delle parti, la Lega di Salvini strumentalizza, cerca di rafforzare il suo egoistico profilo elettorale che ormai appartiene solo a se stesso, a differenza di Forza Italia che cerca di badare agli interessi di tutti con la lungimiranza lasciata in eredità dal padre fondatore Silvio Berlusconi”.
“Ci sono due modi per affrontare il tema della cittadinanza, così come ci sono due modi per affrontare in generale il tema dei diritti civili. Il primo consiste nel politicizzare ed estremizzare il dibattito, in modo da creare due tifoserie contrapposte che urlano slogan le une verso le altre, senza però risolvere nulla. È un modo fanciullesco.
Poi c’è un metodo adulto per affrontare questi temi che è quello della maturità e della responsabilità, perché sono questioni che interessano la società nella sua interezza, che riguardano tutti a prescindere dalle simpatie partitiche di ciascuno di noi”.
“Se non si crede nella capacità della scuola di formare cittadini, quindi chi pensa che un minore straniero nato in Italia, che sia stato residente legalmente e senza interruzioni in Italia, e che ha frequentato regolarmente per almeno 5 anni uno o più cicli scolastici, non sia italiano, vuol dire che giudica incapace la scuola e i professori che lo hanno formato – è il ragionamento della Pascale -. Io invece credo nell’importanza della scuola, nella qualità del personale docente e amministrativo che lavora nella scuola. Il problema non è la cittadinanza, ma la scarsità di risorse destinate all’istruzione.
(da agenzie)
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Agosto 23rd, 2024 Riccardo Fucile
NEL ROGITO D’ACQUISTO DEL LOCALE DI 50 METRI QUADRI E’ INDICATO COME 30.000 SUI QUASI 70.000 COMPLESSIVI SIANO IL FRUTTO DI UNA ELARGIZIONE LIBERALE FATTA DALLA FONDAZIONE IN CUI SIEDONO ARIANNA MELONI E FABIO RAMPELLI
Un regalo di 30mila euro per acquistare la storica sede missina di Acca Larenzia, al
Tuscolano. È giallo attorno alla donazione della Fondazione Alleanza Nazionale grazie a cui l’associazione neofascista Acca Larenzia è riuscita ad acquistare l’immobile che ogni 7 gennaio ospita la liturgia del “presente” con i saluti romani per ricordare Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, uccisi nel 1978.§
Come riporta il quotidiano Domani, nel rogito d’acquisto del locale di 50mq, di proprietà dell’Inail, è indicato come 30mila sui quasi 70mila complessivi siano il frutto di una elargizione liberale fatta dalla Fondazione in cui siedono la sorella della presidente del consiglio, Arianna Meloni e Fabio Rampelli.
La cifra, però, non sarebbe contenuta nel bilancio del 2023 della Fondazione, che ha lasciato la proprietà interamente all’associazione Acca Larenzia, riservandosi di esercitare un diritto di prelazione in caso di vendita.
La sede, che ospita numerosi eventi, è un covo della nostalgia. All’interno, oltre a una grande croce celtica, ci sono anche i poster di Benito Mussolini e la bandiera dell’Impero tedesco adottata da Hitler nel 1933. A capo dell’associazione Acca Larenzia, c’è il presidente Giovanni Feola, coordinatore del Fronte Europeo per la Siria e responsabile di Solid onlus per il Vicino Oriente. Feola è uno storico militante di CasaPound, per la quale nel 2013 si candidò alla presidenza del VII municipio.
I soci dell’associazione sono due. Uno era Mirko Giannotta, figlio di Carlo Giannotta, lo storico custode della sezione dell’Msi di Acca Larenzia. Giannotta, funzionario Ama, è deceduto poche settimane fa. La camera ardente si è svolta proprio davanti alla sede neofascista del Tuscolano. Poi, al funerale, è stato celebrato da numerosi militanti con i saluti romani.
L’altro socio è una figura storica della destra italiana, l’ex parlamentare Domenico Gramazio, da sempre uno dei grandi sponsor della premier Giorgia Meloni. Fu lui a premiarla nel 2021 con la Caravella Tricolore, il premio organizzato dalla Fondazione Alleanza Nazionale, di cui Gramazio continua a essere uno dei mattatori.
L’ex senatore e deputato, infatti, ha condotto anche l’edizione del 2023 dedicando il saluto iniziale ad Arianna Meloni, la sorella della premier, presente al convegno. Era il 21 aprile del 2013. Un mese dopo, il 19 maggio, davanti a un notaio arriva l’elargizione liberale della Fondazione Alleanza Nazionale all’associazione di Gramazio, che con quei soldi il 6 luglio riesce ad acquistare le mura di Acca Larenzia.
(da EditorialeDomani)
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Agosto 23rd, 2024 Riccardo Fucile
ILARY E MICHELE, COPPIA DI MONTORO: “PERCHE’ QUI? SIAMO POVERI”
Festeggiano il matrimonio al McDonald’s con amici e parenti. Protagonisti di una delle feste nuziali più originali in assoluto, Ilary e Michele, coppia di Avellino. “Perché qui? Beh, siamo poveri”, spiegano i ragazzi scherzando ai microfoni del programma ‘Ci vuole Costanza’.
Coroncina di cartone sulla testa degli sposi e l’immancabile Happy Meal. Una festa originale all’insegna del divertimento e della genuinità. Entusiasmo e buon umore per una festa particolare ma genuina in cui ha prevalso il desiderio di Michele e Ilary di celebrare la loro unione superando qualsiasi ostacolo. Durante il conviviale oltre i tipici panini non potevano mancare le patatine fritte, un cult per i frequentatori abituali del fast food. Non è la prima coppia che scegli il Mc Donald’s per la festa di nozze. Due coniugi francesi Ophélie e Thomas Billaudeau hanno deciso di celebrare il giorno più bello della loro vita nel segno di panini, ketchup e maionese.
Le immagini del party hanno fatto velocemente il giro del web, diventando subito virali. Tanti i commenti pubblicati sui social network. “Bravi ragazzi, siete un esempio”, scrivono gli utenti elogiando la scelta della coppia.
(da agenzie)
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Agosto 23rd, 2024 Riccardo Fucile
DA ALLORA È SPARITA DAI RADAR… L’UFFICIO STAMPA NON FORNISCE DETTAGLI: L’AGENDA È TOP SECRET – I DEPISTAGGI PER LA STAMPA…MA È NORMALE CHE UN PRIMO MINISTRO NON COMUNICHI I SUOI SPOSTAMENTI? CHE NON FACCIA SAPERE SE È IN ITALIA O ALL’ESTERO?
Notte di giovedì 22 agosto, attorno all’una del mattino. Un corteo di auto blu, quello di
Giorgia Meloni, lascia la masseria Beneficio. Lo fa sotto gli occhi di chi vigila sulla sicurezza della leader e della sua famiglia. Direzione della premier: ignota. L’indomani mattina, all’ora del caffè, l’Ansa batte la notizia: la presidente del Consiglio ha lasciato all’alba la Puglia.
Certo è che l’apparato delle forze dell’ordine attivo da quasi due settimane attorno alla location di lusso di questo spicchio di val d’Itria e composto da Digos, finanzieri e carabinieri – che collabora con la scorta presidenziale – viene smantellato.
La presidente del Consiglio è partita. Ma per andare dove? Per 36 ore, nessuno sa o vuole dirlo. Ne parla la politica, si interrogano i ministri, anche i più vicini alla leader. L’ufficio stampa, sollecitato, non risponde o non fornisce dettagli. Meloni è scomparsa dai radar. Come volatilizzata.
Passo indietro, a quella notte di giovedì. Primo dettaglio significativo: le auto lasciano la masseria ad un orario insolito. Non ci sono cronisti, che ricostruiranno l’accaduto all’alba del giorno dopo. All’una di notte, la premier non può prendere aerei di linea. Quanto ai voli di Stato, nessuna partenza significativa dagli aeroporti di Bari, Brindisi e Grottaglie: lo chiarisce una consultazione rapida dei siti specializzati.
E dunque, dove è andata la presidente del Consiglio? Qui si apre un campo incerto composto da speculazioni, indiscrezioni, piccoli e incomprensibili depistaggi. Quattro gli scenari più solidi, senza comunque poter escludere altre opzioni. Tra queste, quella che circola nel primo pomeriggio e che parla di una apparizione a sorpresa al Meeting, visto che sarebbe in corso contatti informali tra i due staff.
Il primo: Meloni ha raggiunto la sorella in Sardegna. Lì, pare, Arianna soggiorna con le figlie da un paio di giorni. Dicono a Sud, in provincia di Cagliari. Sui social, però, nessuna foto. Possibile che nessuno le abbia incrociate? Né arrivano indicazioni chiare da fonti della sicurezza sull’isola. Gira voce che la premier possa arrivare in giornata, ma al momento nulla di confermato.
Seconda opzione: Meloni all’Argentario. È stata a Porto Ercole un week end di luglio, l’anno scorso aveva trascorso qualche giorno in barca in quell’area. Negli hotel di Porto Santo Stefano e Porto Ercole, però, non sembra esserci traccia della presidente del Consiglio.
Terzo scenario: la premier è andata in costiera amalfitana, l’avrebbe promesso a dirigenti locali di FdI. Vero, ma anche in questo caso, non risulta agli apparati di sicurezza regionali, né ad altre fonti.
Quarto scenario: nel 2023 si imbarcò per l’Albania, magari ha deciso di replicare. Oppure verso la Grecia. L’orario insolito in cui ha lasciato la masseria Beneficio potrebbe far propendere per questo scenario, ipotizzando un viaggio notturno su una barca o un traghetto. E però, qui iniziano i depistaggi, le mezze notizie, le supposizioni.
Come dicevamo, nessuna notizia ufficiale viene fornita dall’ufficio stampa della leader. Fonti ufficiose assicurano però che Meloni nella giornata di ieri avrebbe fatto tappa a Roma. Questo presupporrebbe che abbia viaggiato in auto nella notte per la capitale. E che da lì si possa muovere per raggiungere qualche altra località di vacanza (la Sardegna, di nuovo?)
E dunque, torna la domanda: è in barca, magari fuori dall’Italia? O a casa, a Roma? E se è così, perché nessuno fornisce questa informazione? Non è usuale che si perdano le tracce di un presidente del Consiglio. Senza scomodare altre democrazie e altre presidenze (negli Stati Uniti i movimenti e gli appuntamenti di Potus sono schedulati con cura e rispetto della stampa, come ovviamente vengono indicati anche i luoghi che il Presidente sceglie per riposare in vacanza, d’estate o nei fine settimana): basta in questo caso fare riferimento agli esempi italiani del passato.
Di norma veniva indicato quantomeno il Paese in cui si trova un presidente del Consiglio – se in Italia o altrove – e comunque il luogo di villeggiatura. Non significa ovviamente conoscere sempre i dettagli più riservati – eventuali gite in giornata, o incontri slegati dall’attività di governo, né eventuali tappe in un ristorante o al cinema – ma certamente avere contezza sulla località in cui una figura istituzionale di massimo livello come il capo del governo si trova: Silvio Berlusconi a villa Certosa, Romano Prodi a Castiglion della Pescaia, Matteo Renzi a Forte dei Marmi, Mario Draghi sul litorale laziale a Lavinio o in Umbria, Giuseppe Conte a Cortina.
Accadde una volta che Berlusconi scomparisse per 24 ore dai radar, con grande allarme dei palazzi della politica e della stampa, che infine lo individuò l’indomani in Umbria, in un centro Messegue.
Domanda che pone in altri termini anche il presidente di Italia viva al Senato Enrico Borghi: “Chiediamo di sapere se la presidente del Consiglio è in territorio italiano o no e nel caso se abbia affidato ad altro ministro le sue deleghe”.
(da La Repubblica)
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Agosto 23rd, 2024 Riccardo Fucile
FONDAZIONE E FDI CONDIVIDONO LA SEDE, LA FIAMMA E LA DIRIGENZA, DA AGOSTO 2023 E’ ENTRATA NEL BOARD ANCHE ARIANNA MELONI… GRAMAZIO IL PONTIERE TRA ESTREMISTI E IL PARTITO
La sorella della premier, Arianna Meloni, l’ex sottosegretario, Giuseppe Valentino, il già sindaco di Roma, Gianni Alemanno e poi il volto nuovo della destra in tv: Francesco Giubilei.
Ci sono nomi e cognomi della destra che conta nell’organigramma della fondazione di Alleanza Nazionale, prodiga di doni ai fascisti del terzo millennio di Acca Larentia.
La fondazione gestisce un patrimonio consistente, fatto non solo di immobili e proprietà. Custodisce, infatti, la fiamma tricolore che ancora arde nel simbolo di Fratelli d’Italia.
È difficile separare il nuovo corso della fondazione dal partito di Giorgia Meloni: oltre alla dirigenza, condividono anche la sede storica, in via della Scrofa al civico 39. La fondazione è il fortino ideologico, culturale ed economico del partito.
All’interno del Cda si trovano oltre a senatori e deputati di Fdi anche esponenti politici che hanno rotto con il nuovo corso atlantista del partito come Alemanno, ex sindaco di Roma. Ma sono al fianco di figure come Italo Bocchino, grande sostenitore della premier, ex deputato finiano e oggi direttore del Secolo d’Italia. Giubilei, invece, è il direttore scientifico della fondazione, ma non compare nel board. Ognuno interprete diverso della destra post missina, legato, però, a un’appartenenza comune che ha le radici nella storia di Acca Larentia.
Il filo di Arianna
A saldare ancor di più il legame tra i vertici del partito e la fondazione è arrivata Arianna Meloni, in questi giorni alle prese con la finta indagine (la procura di Roma, come subito anticipato da Domani, ha smentito l’esistenza di un fascicolo a questo giornale) a suo carico ventilata da Il Giornale. Una indiscrezione copiosamente commentata da prime e seconde file del partito che sono scese in campo per dimostrare fedeltà e ossequio alla sorella della leader.
Nel cerchio magico di Arianna Meloni c’è Paolo Signorelli, piazzato prima come capo ufficio stampa di Enrico Michetti, il candidato a sindaco di Roma, e successivamente portavoce di Francesco Lollobrigida, suo marito .
Il numero di Signorelli era nella rubrica di Fabrizio Piscitelli, il narco-ultrà ucciso il 7 agosto 2019 nel parco degli Acquedotti. La pubblicazione delle chat tra boss e giornalista, datate 2017-2018, hanno portato alle dimissioni del portavoce. Dimissioni salutate da un comunicato nel quale Lollobrigida ha ricordato che Signorelli si reca ogni domenica in chiesa.
Arianna Meloni è entrata lo scorso anno nell’organigramma della fondazione. Un cambio di guardia con il marito Lollobrigida, che le ha lasciato il posto. C’era pure fino all’anno scorso Ignazio La Russa, il presidente del Senato. Siede nella fondazione anche un’altra fedelissima della coppia, si tratta dall’avvocata calabrese Maria Modaffari, che occupa un posto chiave nel ministero di Lollobrigida: è la capo della segreteria politica oltreché presente nella commissione di garanzia del partito, dove si valutano le azioni disciplinari nei confronti di iscritti ed eletti.
In commissione di garanzia c’è un altro nome con molteplici ruoli, si tratta di Filippo Milone, presente anche nell’organigramma della fondazione, presidente della società editrice del Secolo d’Italia e consigliere della ItalImmobili Srl, la cassaforte che detiene il patrimonio immobiliare della fondazione.
Grande amico di La Russa, in passato fedele collaboratore dell’imprenditore e vicerè di Milano, Salvatore Ligresti, ma anche sottosegretario nel governo di Mario Monti.
Alla nomina di Milone nel governo tecnico, le cronache ricordarono il suo passato nei burrascosi anni di Tangentopoli e una vecchia condanna per abuso d’ufficio (con successiva riabilitazione). In quei giorni arrivò lo scudo dell’amico La Russa: «Mi ha fatto vedere il suo certificato penale e non c’è scritto nulla». Nel 2010 Milone era anche finito citato in una conversazione tra due manager Finmeccanica a proposito di un contributo per la festa del Pdl.
La destra di Gramazio
Ma torniamo in via della Scrofa, lì dove c’è la sede della fondazione e di Fratelli d’Italia. Nell’ultima relazione del presidente sulla gestione, a firma dell’ex sottosegretario e avvocato Giuseppe Valentino, c’è un ampio riferimento alle attività svolte dalla fondazione: come la promozione di iniziative culturali, premi, rassegne.
Tra queste c’è anche il premio Caravella Tricolore, rinato grazie all’impegno dell’ex senatore Domenico Gramazio, pizzicato nel 2013 a cena con Massimo Carminati, il nero della banda della Magliana. L’ambita Caravella quest’anno è andata al giornale di casa, Il Secolo d’Italia, impegnato nel contrasto delle fake news, al quotidiano ‘Il Tempo’, a Bruno Vespa, a Hoara Borselli per le sue inchieste, ma anche ad un avvocato, a un saggista e, tra gli altri, a un imprenditore dello spettacolo circense.
In prima fila c’è sempre Gramazio, che ne 2021 aveva premiato l’allora leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, e che da sempre sostiene l’ascesa politica della presidente del Consiglio. Proprio Gramazio è da sempre amico dei fascisti del terzo millennio di Acca Larentia, ospite di recente a eventi e dibattiti che sui social network sono stati presentati con tanto di volti e immagini oscurate.
Non solo: ma come ha scoperto Domani è nell’associazione Acca Larentia, che ha ricevuto 30mila euro per acquistare la storica e omonima sede romana. In quella sede dove campeggiano ancora ritratti del Duce e simboli del Ventennio. Gramazio resta un uomo cerniera tra i mondi istituzionali e quelli di strada. Mondi che si dicono divisi, ma che camminano a braccetto anche davanti al notaio.
Giovanni Tizian e Nello Trocchia
(da editorialedomani.it)
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