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C’È DA DOMANDARSI COME POSSANO SENTIRSI A CASA LORO, I SEDICENTI “MODERATI”, NELLA COALIZIONE GESTITA COME UNA CASERMA DALLA “DONNA SOLA AL COMANDO”

Agosto 18th, 2024 Riccardo Fucile

IL 14 OTTOBRE 2022, BERLUSCONI AGITÒ IN AULA AL SENATO UN FAMOSO PEZZO DI CARTA, DOVE DI SUO PUGNO AVEVA SCRITTO: “GIORGIA NON È DISPONIBILE AI CAMBIAMENTI, È UNA CON CUI NON SI PUÒ ANDARE D’ACCORDO: SUPPONENTE, PREPOTENTE, ARROGANTE, OFFENSIVA”. SE QUEL FOGLIETTO ESISTE ANCORA, È IL MOMENTO CHE MARINA E PIER SILVIO LO RITIRINO FUORI DAI CASSETTI DI VILLA SAN MARTINO

Cos’altro è diventata, questa rovente estate meloniana, salviniana e vannacciana, se non una continua esalazione di fumi tossici generati da un’ideologia oscurantista e cattivista, cieca e sorda di fronte alla realtà? Le crociate da atei devoti contro il Dioniso delle Olimpiadi francesi. Le squallide proteste anti-gender sul cromosoma di Imane Khelif.
L’esaltazione della pugile-patriota Angela Carini, promossa testimonial a sua insaputa del Ponte sullo Stretto. La ripugnante discussione sui «tratti somatici» di Paola Egonu, lodata come «esempio di integrazione» in un penoso tweet di Bruno Vespa e “violata” per l’ennesima volta da qualche autoctono imbecille in un bel murale della street artist Laika.
Se ne fregano dello ius soli, dello ius scholae, dello ius culturae. Oggi come negli Anni Venti e Trenta dell’Europa Nera, il loro credo è ancora Blut und Boden: sangue e suolo.
Tutto il resto è meticciato. Dunque, fuori dalla “Nazione” e dalla cittadinanza, fuori dalla sacra triade Dio-Patria-Famiglia e dai diritti fondamentali.
Ma sappiamo anche un’altra cosa: dal decreto-carceri alle norme sull’integrazione, dai diritti civili all’Autonomia Differenziata, dalla collocazione in Europa alle elezioni in America, si è aperta una faglia, che vede Forza Italia su posizioni sempre più distinte e distanti da quelle di Meloni e di Salvini.
È probabile che questa parziale autonomizzazione politica di Antonio Tajani sia scattata grazie alla vecchia cinghia di trasmissione tra la famiglia Berlusconi e il partito-azienda, che i figli hanno rimesso in moto due mesi fa, «nel nome del padre» e del suo «amore per la libertà».
Ma se l’ispirazione è sincera, allora c’è da chiedersi come possano convivere l’idea di centro-destra custodita dagli eredi del Cavaliere e la dottrina della destra-destra propalata dai nipotini di Almirante. C’è da domandarsi come possano sentirsi a casa loro, i sedicenti “moderati”, nella coalizione gestita come una caserma dalla “donna sola al comando”.
Il 14 ottobre 2022, dopo un sacrosanto “vaffa” all’indirizzo del traditore Ignazio La Russa, l’Unto del Signore agitò in aula al Senato un famoso pezzo di carta, dove di suo pugno aveva scritto: “Giorgia non è disponibile ai cambiamenti, è una con cui non si può andare d’accordo: supponente, prepotente, arrogante, offensiva”. Aveva aggiunto anche “ridicola”, poi l’aveva cancellato. Se quel foglietto esiste ancora, è il momento che Marina e Pier Silvio lo ritirino fuori dai cassetti di Villa San Martino.
(da La Repubblica)

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IL CASO DELLA GIORNALISTA RAI STEFANIA BATTISTINI, IL DG ROSSI E L’AD USCENTE SERGIO HANNO VOLUTO A TUTTI I COSTI RIPORTARE IN ITALIA LA REPORTER, MENTRE IL DIRETTORE DEL TG1 CHIOCCI ERA CONTRARIO

Agosto 18th, 2024 Riccardo Fucile

I SERVIZI ITALIANI, D’ACCORDO CON MOSCA, AVEVANO TROVATO UN COMPROMESSO: LASCIARE BATTISTINI IN UCRAINA, SPOSTANDOLA A KIEV… LA DUCETTA È INCAZZATA NERA CON IL FEDELISSIMO ROSSI, PERCHÉ LA SCELTA DI RIMPATRIARE LA GIORNALISTA APPARE UN CEDIMENTO AI DIKTAT RUSSI

Un enorme pasticcio aziendale, capace di trasformare uno scoop mondiale in una fuga. Una decisione assunta dal dg della Rai Giampaolo Rossi e dall’ad Roberto Sergio, ostinatamente. Che interpreta forse un sentimento crescente in settori dell’esecutivo, critici verso l’attacco ucraino sul suolo russo. E che adesso, però, imbarazza l’Italia con gli alleati e infastidisce Palazzo Chigi.
È un giallo politico e diplomatico, quello del rientro precipitoso a Roma imposto a Stefania Battistini. Nato da un servizio esclusivo nelle campagne di Kursk, ma diventato caos ai piani alti della tv pubblica. Ricostruiamolo, avvalendoci di fonti interne a viale Mazzini, agli Esteri e alla Presidenza del Consiglio.
È estate piena e Battistini agisce con discrezione e rapidamente. Grazie ai suoi contatti, riesce a entrare in Russia – nella porzione di territorio occupato dagli ucraini – e racconta per immagini a bordo di un tank di Kiev le enormi falle nella difesa di Mosca. Il Cremlino è furioso. Minaccia. È il primo bivio, un caso mediatico che diventa diplomatico e politico.
Ai vertici di viale Mazzini – raccontano fonti aziendali – la preoccupazione è massima. La paura è che tutto sfugga di mano. Si ipotizza perciò quasi immediatamente un rientro anticipato dell’inviata in Italia. A premere per questa soluzione è soprattutto Rossi. Il direttore del Tg1 Gianmarco Chiocci – da tempo in profondo freddo proprio con il dg – è invece per una linea di compromesso e favorevole a lasciare Battistini sul terreno, spostandola però da Sumy a Kiev. Si media e si raggiunge un’intesa di massima.
Si muovono ovviamente anche i servizi, si apprende. Considerano la soluzione costruita per Battistini praticabile. Come sempre in questi casi, parlano con la controparte russa. L’obiettivo è evitare ritorsioni. Tra queste, anche possibili restrizioni – o addirittura la chiusura – della sede Rai di Mosca. La Farnesina si muove in questa direzione, con la stessa soluzione in tasca: Battistini nella capitale ucraina, qualche segnale distensivo al Cremlino per alleggerire il clima.
E invece, è proprio a questo punto che i vertici Rai imprimono un’improvvisa accelerazione. Rossi e Sergio decidono di far rientrare Battistini. La cronista, raccontano varie fonti sul campo, non la prende bene. Vorrebbe restare. Lavora sul fronte da più di due anni e viene invitata alla ritirata dopo un colpo giornalistico del genere. Il segnale è evidentemente deflagrante, perché si inserisce in un quadro di enorme difficoltà diplomatica che sta già lacerando il governo italiano dal giorno dell’invasione di Kursk.
L’esecutivo, infatti, sbanda paurosamente fin dalle prime notizie del contrattacco di Kiev. Il primo a esporsi è Guido Crosetto: nessun Paese, dice, deve invaderne un altro, «è un principio generale». Uno smarcamento che mette in difficoltà Meloni e spinge Palazzo Chigi a far esporre alcuni parlamentari a favore dell’offensiva di Kiev, giudicato utile alla futura trattativa di pace. Ma non basta.
Il governo ribadisce di non voler consentire l’utilizzo di armi italiane per colpire target in Russia, facendo storcere il naso agli alleati occidentali. La Lega intanto, per bocca del capogruppo Massimiliano Romeo, critica duramente l’azione dell’Ucraina: «Il tentativo di incrementare il proprio capitale spendibile al tavolo negoziale con gli attacchi sul suolo russo potrebbe comportare un’escalation militare che allontana una soluzione pacifica».
Ecco il quadro in cui si inserisce la decisione dei vertici aziendali Rai. Una mossa che, almeno secondo fonti diplomatiche a lei vicine, non sarebbe piaciuta a Giorgia Meloni. La ragione sta nell’enorme rischio di mostrarsi troppo cedevoli di fronte alle pressioni di Mosca.
Sia chiaro, la premier si muove su questo terreno con enorme cautela e non esiterà, se necessario, a ricalibrare la linea dell’esecutivo in caso di vittoria di Donald Trump. Già da qualche settimana difende le ragioni di Kiev con un po’ meno intensità di un tempo. Al momento, però, non può e non vuole scoprirsi sul fronte atlantico. E potrebbe manifestare questa linea già nei prossimi giorni.
(da Repubblica)

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GLI “SCHIAVI” CONTINUANO A MORIRE NELLE CAMPAGNE ITALIANE: A DUE MESI DAL CASO DI SATNAM SINGH, UN ALTRO BRACCIANTE INDIANO È MORTO NELL’AGRO PONTINO

Agosto 18th, 2024 Riccardo Fucile

SI CHIAMAVA DALVIR SINGH, AVEVA 54 ANNI ED ERA ASSUNTO CON CONTRATTO REGOLARE… SI È ACCASCIATO A TERRA, PROBABILMENTE A CAUSA DI UN MALORE DOVUTO AL CALDO E ALLA FATICA… ELLY SCHLEIN: “VITTIMA DELLO SFRUTTAMENTO, NON SI PUO’ LAVORARE CON 40° ALL’OMBRA”

Si chiama Dalvir Singh, aveva 54 anni, faceva il bracciante indiano con regolare contratto a Borgo Piave, alle porte di Latina. Nel tardo pomeriggio di venerdì è morto mentre lavorava, probabilmente a causa di un malore dovuto al caldo e alla fatica, si è accasciato e non è stato possibile rianimarlo.
A due mesi dal dramma di Satnam Singh e dalle proteste sindacali che ne se sono seguite, questa vicenda riporta il tema all’attenzione pubblica. Secondo quanto ricostruito dai primi accertamenti dei carabinieri della stazione di Borgo Podgora – i contorni della vicenda però sono molto diversi rispetto al caso del 31enne, abbandonato quando ancora era vivo con un braccio amputato, per questo il suo datore di lavoro Lovato è finito in carcere.
Domani a Sabaudia è fissata l’autopsia sul corpo di Dalvir, come avviene in questi casi è stato aperto un fascicolo, l’ipotesi di reato omicidio colposo, contro ignoti. Dagli accertamenti svolti finora è emerso che il 54enne era assunto dal 2020 presso l’azienda specializzata in silvicoltura, con un contratto. Viveva solo, a qualche chilometro di distanza, nella zona di Cori.
Venerdì mattina era arrivato in azienda per irrigare tra le 8 e le 10, poi per evitare di tornare indietro in bici, si era fermato in un capanno, verso le 17.30 alla ripresa del lavoro si è sentito male. La domanda a cui dovrà dare risposta l’autopsia è se siano stati presi tutti gli accorgimenti per evitare la tragedia.
In una nota interviene anche la segretaria del PD Elly Schlein: “Solo un mese fa, dopo quello che è accaduto a Satnam Singh, il Governo prometteva che avrebbe contrastato in ogni modo ‘l’Italia peggiore’, quella del caporalato e dello sfruttamento. Ieri invece è stato stroncato nei campi a 40 gradi all’ombra Dalvir Sing, 54 anni. Questi non sono incidenti sul lavoro ma sono persone uccise dallo sfruttamento in condizioni di lavoro inumane. La presidente Meloni e il suo Governo intendono occuparsene? O continueranno a fare proclami di circostanza solo di fronte all’onda emotiva dei singoli drammatici episodi di cronaca?”.
“Il Pd – aggiunge – continuerà a incalzare il Governo e a battersi per dire che servono più risorse per attuare la legge contro il caporalato e lo sfruttamento, per la prevenzione, per creare sistemi di protezione per chi denuncia il caporalato e lo sfruttamento, serve fare molto di più per la sicurezza sul lavoro, per responsabilizzare le aziende e per arginare la piaga della precarietà e della manodopera senza salari dignitosi e senza diritti”.
(da agenzie)

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LO SPOT EFFICACE DEI DEMOCRATICI USA: TRUMP GUIDA UNO SCUOLABUS VUOTO, COME LO VEDE ALLA GUIDA UNA MADRE NON FA SALIRE LA FIGLIA

Agosto 18th, 2024 Riccardo Fucile

“SE NON TI FIDI A LASCIARGLI I TUOI FIGLI, PERCHE’ AFFIDARGLI IL PAESE?”

Una madre in attesa alla fermata dello scuolabus con la figlia, il pulmino giallo che si ferma e alla guida c’è l’ex presidente degli Stati Uniti. La campagna elettorale negli Stati Uniti passa anche dalle decine di spot, nazionali e locali, che gruppi e singoli candidati alla Casa Bianca nelle elezioni di novembre confezionano per i due sfidanti Donald Trump e Kamala Harris.
In quello del deputato californiano al Congresso Eric Swalwell, già sfidante di Joe Biden per pochi mesi come candidato democratico alle presidenziali del 2020, l’ex presidente repubblicano viene rappresentato come un autista poco affidabile, che ripete alcuni dei suoi slogan.
La mamma decide di non far salire sua figlia sul bus, preferendo accompagnarla di persona, e il video continua: «Se non ti fidi a lasciarlo con i tuoi figli, perché affidargli il Paese?».
(da agenzie)

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SICCITA’, BONELLI CHIEDE LO STATO DI CRISI: “CHI L’HA VISTO IL COMMISSARIO NOMINATO DA MELONI?”

Agosto 18th, 2024 Riccardo Fucile

L’EMERGENZA IDRICA ATTANAGLIA IL SUD E IL GOVERNO DORME

“C’era una volta il commissario contro la siccità, nominato dal governo Meloni. Ma chi l’ha visto? E soprattutto, cosa ha fatto?”.
Così Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde e deputato di Verdi e Sinistra, lancia le accuse contro il governo mentre il Paese – specialmente nel Sud e Isole soffre per la mancanza di acqua – : “Spicca il silenzio della premier Meloni, che non è riuscita a pronunciare una parola sul disastro in corso nel nostro Paese”.
Da maggio 2023 è Nicola Dell’Acqua a guidare la cabina di regia sull’emergenza idrica voluta dal governo Meloni. Il dirigente era a capo di Veneto Agricoltura, dopo essere stato direttore dell’Arpav e aver ricoperto lo stesso ruolo per il presidente Luca Zaia.
“Per quanto ci riguarda, è necessario dichiarare lo stato di crisi climatica e adottare provvedimenti conseguenti”, la richiesta di Bonelli che ricorda come “in Sicilia, la siccità e la desertificazione hanno causato danni per oltre 3 miliardi di euro, con una riduzione del 70% della produzione cerealicola e del 45% delle coltivazioni arboree. In alcune aree particolarmente colpite dalla siccità, vigneti e agrumeti sono stati estirpati”. E prosegue: “In Puglia la produzione di olive è prevista in calo del 50%, mentre in Basilicata la produzione di grano potrebbe diminuire del 90%. La situazione è grave anche in Abruzzo e Calabria”.
L’estate 2024, secondo i dati Copernicus, è stata la più calda di sempre. La temperatura dei nostri mari ha raggiunto i 30 gradi, provocando la proliferazione di mucillagine, con danni alla biodiversità e all’economia e l’ingresso nei nostri mari di specie aliene, “di cui 134 sono state censite come pericolose per l’equilibrio ambientale”.
A lanciare l’allarme anche la Coldiretti, con il Meridione assediato dalla mancanza di pioggia in un 2024 che si conferma anche in italia il più caldo di sempre. Secondo i nuovi dati di Isac Cnr, i primi sette mesi dell’anno hanno fatto registrare una temperatura di 1,55 gradi superiore alla media dal 1880 ad oggi, con una punta di 1,72 gradi proprio al Sud.
In questo contesto emerge la difficoltà degli amministratori locali. Il governatore ed esponente FdI Marco Marsilio ha chiesto lo stato di emergenza per l’Abruzzo. Il presidente della Regione siciliana Renato Schifani ha chiesto poteri in deroga per ripristinare i dissalatori abbandonati. La presidente della Sardegna Alessandra Todde ha lamentato la mancanza di risorse da parte del governo contro l’emergenza.
E la carenza d’acqua potabile, necessaria per l’irrigazione dei campi, preoccupa gli epidemiologi come Massimo Ciccozzi: “La siccità che è anche un problema di sanità pubblica. Chi consumerebbe frutta e verdura senza problemi?”.
(da agenzie)

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LE CARCERI ITALIANE SONO UNA POLVERIERA: IERI SERA È SCOPPIATA UNA RIVOLTA NELLA CASA CIRCONDARIALE DI BARI. SETTANTA DETENUTI HANNO SEQUESTRATO UN INFERMIERE E AGGREDITO UN AGENTE DELLA PENITENZIARIA

Agosto 18th, 2024 Riccardo Fucile

LA PROTESTA DEI SINDACATI CONTRO IL GOVERNO: “A BARI A FRONTE DI 252 POSTI DISPONIBILI, SONO PRESENTI BEN 390 DETENUTI, GESTITI DA 220 POLIZIOTTI PENITENZIARI QUANDO NE SERVIREBBERO ALMENO 449.”

Sembra tornata la calma ma nella serata di venerdì 17 agosto si è temuto il peggio per una rivolta scoppiata nel carcere di Bari. Verso le 20 è arrivato un allarmante comunicato dei sindacati della polizia penitenziaria.
Questo: «Gravissimi disordini sono in corso presso la Casa circondariale di Bari. Dalle primissime notizie che ci giungono, alcuni detenuti di una sezione detentiva avrebbero sequestrato un’infermiera e aggredito violentemente l’appartenente alla Polizia penitenziaria in servizio, che cercava di impedirlo. Sarebbero stati richiamati gli agenti di riposo e altri sarebbero stati inviati da diverse carceri della regione». Sono le parole con cui Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, ha diffuso la notizia. In realtà, si è saputo dopo, la vittima del sequestro è stato un infermiere e non una infermiera.
La rivolta sarebbe cominciata intorno alle 20, circa settanta detenuti della seconda sezione dell’istituto, al primo piano dove sono reclusi i detenuti per reati comuni, hanno iniziato a protestare, danneggiando suppellettili e dando fuoco a lenzuola e coperte. Nel corso della rivolta è stato sequestrato un infermiere del reparto e aggredito violentemente un agente penitenziario che ha riportato ferite al volto. L’agente è stato portato in ospedale.
«A Bari – dice De Fazio della Uilpa – a fronte di 252 posti disponibili, sono presenti ben 390 detenuti, gestiti da 220 poliziotti penitenziari quando ne servirebbero almeno 449. Ormai il Re è nudo, è chiaro a tutti che il decreto carceri e la sua conversione in legge non sono serviti e non serviranno a nulla. La premier, Giorgia Meloni, sospenda le ferie e convochi una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri».
(da Il Corriere della Sera)

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SULLA MANOVRA GIÀ VOLANO GLI STRACCI: MANCANO DUE MESI ALLA PRESENTAZIONE DELLA LEGGE DI BILANCIO E NELLA MAGGIORANZA SI LITIGA SULLE PENSIONI

Agosto 18th, 2024 Riccardo Fucile

SALVINI RIPROPONE QUOTA 41 IN VERSIONE “LIGHT”. FORZA ITALIA REPLICA CHIEDENDO DI ALZARE LE PENSIONI MINIME: IL TESORETTO DELLE ENTRATE NON BASTA. E, CON UN DEBITO PUBBLICO CHE SFIORA I 30 MILIARDI, DOVE SI TROVANO LE RISORSE SENZA FARE NUOVO DEFICIT?

A due mesi dalla presentazione della legge di Bilancio, il dibattito agostano dentro la maggioranza è già infuocato. A far discutere i partiti è il cantiere delle pensioni, che anche quest’anno si preannuncia come uno dei nodi più difficili da sciogliere.
Le proposte che spuntano da più parti dimostrano l’attivismo della Lega che non vuole rinunciare a un tema elettorale che la vede impegnata in prima fila da anni. L’impossibilità di portare avanti la vecchia bandierina di Quota 41 – misura bloccata dalla premier Giorgia Meloni e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti perché troppo onerosa – ha fatto svoltare il Carroccio su una versione light della stessa Quota 41, ovvero la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica, ma con un ricalcolo contributivo.
Un meccanismo che finisce per influire sull’assegno, decurtato da una penalità che secondo la Cgil si aggira tra il 15 e il 30%. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, fedelissimo di Salvini, studia un piano per le pensioni dei giovani: per tappare i buchi contributivi l’idea sarebbe obbligare i lavoratori a versare una parte del Tfr nei fondi pensioni. Ipotesi che sembra però complessa dal punto di vista giuridico, in quanto andrebbe a vincolare per legge una parte della retribuzione.
Da Fratelli d’Italia filtra quella che è la stella polare da seguire: la conferma del taglio del cuneo fiscale e l’attenzione ai conti, soprattutto alla sostenibilità del sistema pensionistico. Giorgia Meloni non vuole creare false aspettative nei cittadini e manda un messaggio agli alleati tramite il capogruppo Tommaso Foti: «La maggioranza non si divida sui temi che la sinistra ritiene fondamentali».
Forza Italia prosegue nelle schermaglie quotidiane con i leghisti, e i deputati fanno sapere che se si parla di pensioni, gli azzurri chiedono di alzare gli assegni minimi.
Per quanto sia prematuro parlare di cifre, la legge di bilancio si attesterà almeno su un valore di circa 25 miliardi di euro: nel menu troviamo il taglio del cuneo fiscale, le tre aliquote Irpef, il pacchetto per la natalità, i fondi per la sanità, le risorse per i contratti pubblici, i ritocchi alla previdenza, le missioni internazionali e così via.
Con un debito pubblico che sfiora i tremila miliardi di euro, dove si trovano le risorse senza fare nuovo deficit? L’obiettivo di spending review dei ministeri è quello di reperire 2,5 miliardi, ma il target potrebbe salire. Poi, come sempre, si lavora al disboscamento delle agevolazioni fiscali, ma senza traumi.
Capitolo sanatorie. L’allargamento della rottamazione è un classico: prorogare le scadenze o ampliarne il perimetro è una discussione sul tavolo. Dalla riuscita del concordato preventivo biennale dipende la promessa di Leo di ridurre le tasse dei contribuenti con un reddito superiore ai 50 mila euro.
Per concordato si intende l’accordo tra l’Agenzia delle entrate e le Partite Iva in grado di far emergere una parte del reddito nascosto al fisco. Proprio per rendere il concordato più attrattivo, l’esecutivo ha previsto un super sconto per stimolare le adesioni. In ballo ci sono due miliardi di euro di maggiori entrate. Giova ricordare che le entrate straordinarie possono andare a copertura solo di norme temporanee.
La costruzione della manovra appare complicata come ogni anno, il centrodestra si aggrappa al boom delle entrate – solo a giugno sono aumentate di quasi il 10% – e tra i partiti si è diffuso il sogno di poter utilizzare un tesoretto. Facili entusiasmi spenti da Giorgetti che ha rimandato i conti definitivi quando saranno noti i dati dell’autoliquidazione. Entro il 20 settembre l’esecutivo dovrà mettere a punto il piano pluriennale di spesa da inviare a Bruxelles, solo allora sarà tutto più chiaro.
(da La Stampa)

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LA CONVENTION DEMOCRATICA CHE INIZIA A CHICAGO SARÀ FONDAMENTALE PER LA CORSA ALLA CASA BIANCA DI KAMALA HARRIS

Agosto 18th, 2024 Riccardo Fucile

CI SARÀ IL GOTHA DEMOCRATICO, DA BIDEN A OBAMA FINO AI CLINTON. E C’È ATTESA PER IL SUO MANIFESTO

Kamala Harris atterra questa sera a Chicago alla vigilia dell’inizio della Convention democratica dove giovedì accetterà la nomination alla Casa Bianca. La vicepresidente ci arriva con il vento in poppa, quello dei sondaggi, dell’entusiasmo della base e della raccolta fondi. Secondo la rilevazione New York Times/Siena ora la coppia Harris-Walz ha recuperato negli Stati chiave della Sun Belt.
Le alternative per il ticket democratico di toccare quota 270 voti elettorali il 5 novembre sono diverse e non poggiano più solamente sulla necessaria vittoria dei tre Stati della Rust Belt in bilico (Wisconsin, Pennsylvania e Michigan).
Sul fronte dei soldi poi la macchina democratica ha frantumato record di donazioni nelle ultime settimane tanto che venerdì sera la campagna elettorale ha annunciato che prenoterà spazi televisivi per gli spot dal Labor Day sino all’Election Day per 370 milioni di dollari.
L’entusiasmo poi completa il quadro. Praticamente ogni gruppo – ispanici, giovani, neri, donne – ha incrementato il sostegno a Harris rispetto all’apatia che aveva contraddistinto gli ultimi mesi della corsa di Biden.
Alla Convention di Chicago c’è tutto il gotha democratico, cosa che sull’altra sponda certamente non può rivendicare Trump dato che è visto dal clan Bush – unico presidente repubblicano in vita – ai leader come Romney e la famiglia McCain come il distruttore di quel che era il Partito repubblicano.
Domani sul palco dello United Center salirà Joe Biden. A lui il “discorso di indirizzo”. Il presidente lo sta limando a Camp David e, secondo quanto trapela, evidenzierà le sfide economiche, le questioni sociali e le crisi internazionali emerse nella sua presidenza.
Il messaggio è che l’America sotto la sua leadership – e quindi quella di Harris – è oggi più solida.
Lunedì parlerà anche Hillary Clinton. Martedì sarà la volta di Barack Obama, vent’anni dopo il keynote speech che tenne da candidato al Senato nel 2004 (la Convention che incoronò Kerry).
Obama è il grande sponsor di Kamala Harris, molti suoi collaboratori sono coinvolti nella campagna della vicepresidente. Mercoledì toccherà a Bill Clinton, l’uomo che negli anni ’90 più di tutti riuscì a valorizzare e a far crescere la classe media Usa, intervenire. Introdurrà Tim Walz, il candidato vicepresidente che ieri era in Nebraska a fare campagna. Quindi giovedì sarà la volta di Kamala Harris.
Kamala Harris è attesa anche a elaborare il suo manifesto. Venerdì ha presentato l’agenda economica
(da La Stampa)

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CHE COMICHE: LARA MAGONI, EUROPARLAMENTARE DI FRATELLI D’ITALIA, METTE UN LIKE A UN COMMENTO DI UN UTENTE CHE INSULTA MATTEO SALVINI E LA FIDANZATA FRANCESCA VERDINI, RITRATTI CON LE NATICHE A MOLLO NELLE ACQUE DEL SALENTO

Agosto 18th, 2024 Riccardo Fucile

LA MAGONI FA RETROMARCIA: “UN ERRORE DA PARTE DI CHI GESTISCE I MIEI SOCIAL”

Galeotto fu un like a un commento di un selfie che ritrae Matteo Salvini e la fidanzata Francesca Verdini al mare. «Dedicato a voi, Amici. Splendida Ugento, splendido Salento» recita il post che il leader leghista ha condiviso su Instagram, ottenendo consensi tra i suoi sostenitori e insulti tra i suoi detrattori.
Tra questi spunta il commento di un utente, che non ha badato a mezze misure: «Ma vaff va a te e lei» e via a una sfilza di like. Ma la sorpresa è che tra tutti i mi piace spunta quello dell’europarlamentare di Fratelli d’Italia, Lara Magoni. Salvini ha risposto al commento con ironia: «Ti vogliamo bene entrambi». Ma il like di Magoni, ex consigliera e assessora lombarda che ha iniziato la sua carriera politica nella lista Maroni, non è passato inosservato e in via Bellerio si chiedono stupiti: Errore o voluto?
Le scuse di Magoni
«Vorrei precisare di non aver posto alcun like a un post su Facebook che insultava Matteo Salvini e la sua fidanzata». dopo qualche ora arriva la risposta dell’eurodeputata Magoni. «È evidente che si è trattato di un errore da parte di chi gestisce i miei social, errore del quale mi dispiace, e che ho provveduto prontamente a far rimuovere. Ribadisco la mia stima personale e politica per Matteo Salvini, nostro prezioso alleato», conclude.
(da La Stampa)

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