Gennaio 10th, 2025 Riccardo Fucile
LE FALSITA’ SU PIANO MATTEI, CITTADINANZA, TRUMP, COMPLOTTI
La conferenza stampa di fine anno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni (che quest’anno si è svolta in realtà nei primi giorni di gennaio) è durata quasi tre ore. I temi toccati sono stati moltissimi, dalla liberazione di Cecilia Sala alle numerose domande su Elon Musk – inclusa quella di Fanpage.it sui presunti accordi con Space X -, fino alla situazione del governo con un possibile rimpasto, e non solo. Ma più di una volta la premier ha fatto affermazioni che non tornavano.
È successo quando ha parlato del piano Mattei, così come della riforma della cittadinanza. È avvenuto anche in apertura, quando ha sventolato il numero di domande rivoltole dai giornalisti lo scorso anno per sminuire il fatto che nel 2024 abbia partecipato a pochissime conferenze stampa. E, ancora, toccato temi delicati come i presunti ‘complotti’ ai danni del centrodestra e lo scontro con la magistratura sui migranti/e i numeri dell’occupazione in Italia. Abbiamo raccolto alcune delle uscite di Meloni, spiegando perché non hanno senso.
Meloni dice che tutte le iniziative del Piano Mattei sono già avviate, ma in realtà il progetto va a rilento
La prima cosa che non torna ha a che fare con il Piano Mattei, il progetto di sviluppo per l’Africa su cui Meloni ha puntato parecchio nel corso del suo governo e di cui anche oggi si è detta “fiera” per “la concretezza che sta dimostrando”.
In particolare, la premier è tornata a ricordare che “in tutti i nove primi Paesi del Piano Mattei i progetti sono tutti già avviati” e ha annunciato l’intenzione di allargarsi ad altri cinque Paesi: Angola, Ghana, Mauritania, Tanzania e Senegal.
In realtà, a dispetto di quanto sostiene Meloni, il piano non sembra aver ingranato. Come abbiamo già raccontato, dalla lettura della relazione annuale che il governo ha presentato al Parlamento lo scorso novembre sullo stato di attuazione del piano Mattei è emerso che la gran parte delle iniziative elencate nei nove Paesi pilota o fanno parte di progetti “vecchi”, avviati gli scorsi anni e con fondi riciclati dal passato, o si trovano ancora in una fase preliminare e faticano a partire.
Pure sul lato delle risorse, nonostante gli strumenti finanziari pensati da Chigi per attrarre Stati e aziende verso i programmi di cooperazione con l’Africa, il riscontro – sia tra i pubblici che tra i privati – è stato piuttosto basso e lo collaborazioni internazionali finora poche.
Non è vero, come dice Meloni, che quasi tutti gli Stati non consentono la doppia cittadinanza
Giorgia Meloni ne è sicura e oggi ha voluto ribadirlo: “la legge italiana sulla cittadinanza è ottima”. Per questo motivo, una riforma del sistema che regola la concessione della cittadinanza in Italia – che risale al 1992 – non è in programma.
Sul tema si erano riaccesi i riflettori verso la fine dell’estate, quando gli azzurri avevano aperto all’ipotesi di cambiare le regole e riconoscere la cittadinanza a chi ha concluso un ciclo di studi. Le dichiarazioni di Antonio Tajani e dei suoi avevano fatto storcere il naso agli alleati, Lega e Fratelli d’Italia, contrari a una riforma.
Contrarietà su cui è tornata anche oggi la premier spiegando che “c’è una ragione per cui lo ius soli e lo ius scholae non sono fenomeni diffusi in tanti Paesi. La cittadinanza di un minore di solito è collegata a quella della famiglia, perché nella stragrande maggioranza dei Paesi non c’è la possibilità di avere la doppia cittadinanza”. In realtà, quello che dice Meloni non è vero e per una serie di ragioni.
In primo luogo non è vero che in tanti Paesi ius soli e ius scholae non sono diffusi. Diverse formulazioni dello ius scholae – il principio che lega la cittadinanza al conseguimento di un ciclo di studi – sono presenti nelle legislazioni di Stati quali Slovenia, Lussemburgo, Portogallo, Grecia.
Così pure lo ius soli, che prevede il riconoscimento della cittadinanza solo per il fatto di essere nati in quel Paese (indipendentemente da quella dei genitori) e che ritroviamo negli Stati Uniti, in Argentina e in altri Paesi del Sud America. Varianti di questo principio, come lo ius soli temperato, sono poi diffuse in diversi Stati dell’Ue, come Francia e Belgio.
Anche l’affermazione di Meloni secondo cui nella stragrande dei Paesi “non è possibile avere la doppia cittadinanza” è falsa. Questa possibilità non solo è concessa, ma lo è in un lungo elenco di Stati (Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito, solo per citarne alcuni oltre a quelli già menzionati).
Meloni evita il confronto con i giornalisti: nel 2024 ha tenuto solo 3 conferenze stampa
Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa ha respinto più volte l’accusa di essersi sottratta alle domande dei giornalisti, durante il 2024. Al contrario ha rivendicato di aver risposto in tutto a 350 domande, pur non avendo organizzato dei veri e propri momenti di confronto con i giornalisti, come la conferenza stampa di oggi, durata tre ore, con 40 domande programmate. “Sento dire spesso che io non risponderei abbastanza alle domande” della stampa, “ho chiesto di fare a spanne un calcolo delle domande alle quali ho risposto” nel 2024 e sono state “350 domande, più di una al giorno”, ha precisato. “Ho fatto scelta di non partecipare alle conferenze stampa” dopo i Consigli dei ministri perché “Giorgia Meloni al governo non è da sola”, ha puntualizzato la presidente del Consiglio, spiegando quindi di aver voluto lasciare spazio ai suoi ministri nell’illustrare i provvedimenti varati.
Ma è illogico e scorretto paragonare i punti stampa, che hanno tempi molto contenuti, oppure le interviste in tv concesse a giornalisti notoriamente non ostili al governo e alle sue posizioni – come per esempio Bruno Vespa a Porta a Porta o Nicola Porro a Quarta Repubblica – a momenti più articolati come le conferenze stampa, in cui la premier ha modo di argomentare le risposte. È evidente che durante le conferenze stampa i giornalisti hanno modo di incalzarla maggiormente, chiedendole chiarimenti su eventuali dichiarazioni imprecise o elusive. È ed è altrettanto evidente che nel corso dello scorso anno Meloni ha tenuto solo tre conferenze stampa.
Dopo la conferenza stampa di inizio anno, che si è svolta il 4 gennaio 2024 con notevole ritardo, per via di un problema di otoliti, Meloni ha aspettato sei mesi per confrontarsi di nuovo con i giornalisti: lo ha fatto lo scorso 15 giugno, quando ha tenuto una conferenza stampa in Puglia, al termine del vertice dei Paesi del G7; e poi ancora lo scorso 16 settembre Meloni ha risposto insieme al primo ministro britannico Keir Starmer ad alcune domande della stampa al termine della visita del premier inglese a Roma. Lo scorso ottobre poi ha anche saltato la conferenza stampa di presentazione della manovra, subito dopo l’approvazione in Cdm della legge di Bilancio, prevista per il 21 ottobre: l’appuntamento era stato ufficialmente rimandato per via dell’assenza del vicepremier Antonio Tajani impegnato in una riunione del G7, e poi è stato cancellato del tutto dall’agenda.
La premier dice che “non ha mai parlato di complotto”, ma ne ha inventati molti
“Non ho mai parlato di complotto in più di due anni che faccio il presidente del Consiglio dei ministri”. È una frase che Meloni ha ripetuto più di una volta. Partendo dal caso della sorella Arianna, responsabile della segreteria di FdI, su cui nei mesi si sono concentrate diverse inchieste giornalistiche, secondo la premier tutte senza fondamento: “Quando per mesi ti trovi ‘Arianna Meloni ha fatto questo, ha fatto quest’altro’, e poi non l’ha fatto, spero che sia una strategia. Perché altrimenti è cialtroneria”.
Va detto che poi è emersa, ed è stata presa per buona da gran parte della maggioranza, l’ipotesi di un’inchiesta giudiziaria ai danni della sorella della leader di FdI. Inchiesta che, in realtà, non è si è mai concretizzata.
Ma al di là di questo, la presidente del Consiglio ha sottolineato di non aver “mai parlato di complotto”, in generale. Ha ammesso che secondo lei c’è “l’idea (…) a livello politico, di gettare fango addosso a qualcuno”, e che ci sono “gruppi di potere che magari in passato avevano rapporti con il potere politico, e adesso possono essere innervositi dal fatto di non essere adeguatamente tenuti in considerazione”. Termini vaghi, senza dettagli.
Ma di complotti era pieno il suo libro intervista uscito a settembre del 2023, a partire dalle “grandi concentrazioni economiche” intenzionate a favorire l’immigrazione per “snaturare l’identità delle nazioni e rivedere al ribasso i diritti dei lavoratori”. Concentrazioni che avrebbero il volto di George Soros, che “persegue apertamente un’agenda politica” (citato anche oggi da Meloni, come esempio negativo contrapposto a Elon Musk). Ma tra i complotti anche quello del “rischio di una sostituzione etnica”, menzionato per difendere il ministro Lollobrigida. E quello della “teoria gender”, oltre al “deep state” collegato alla sinistra.
La verità è che però, anche solo nell’ultimo anno, più e più volte la premier ha fatto riferimenti che hanno fatto pensare a dei complotti. A ottobre dello scorso anno faceva notare con preoccupazione che i deputati del Pd avevano “anticipato” la decisione dei giudici sui centri migranti in Albania. Come a suggerire un legame tra opposizione e magistratura, quando in realtà per prevede la decisione dei giudici bastava conoscere le leggi.
Una settimana prima, Meloni parlava del caso dossieraggi affermando con leggerezza che secondo lei si trattava di un “mercato delle informazioni” clandestino, che colpiva “quasi tutti esponenti di centrodestra”, probabilmente per “interessi” altrui ancora da identificare. Ma non solo: “In questa nazione ci sono probabilmente i gruppi di pressione, che non accettano di avere al governo qualcuno che pressioni non se ne fa fare, che non si può ricattare e allora magari tentano di toglierselo da torno con altri argomenti”, aveva concluso.
A proposito di ricatti, proprio nella conferenza stampa svolta un anno fa erano arrivate queste parole: “Non sono ricattabile, sono una persona che sceglie liberamente. Non dico che gli altri si facciano condizionare, dico che io non lo faccio, non ho altro da dire”. Meloni non ha mai spiegato chi avrebbe dovuto ricattarla. Né se, secondo lei, ci fosse dietro un complotto.
Meloni: “Escludo che Trump annetta territori con la forza”. Ma è lo stesso presidente Usa a dirlo
Donald Trump, nella sua prima conferenza stampa da presidente ufficialmente eletto, ha dichiarato che non solo gli Stati Uniti dovrebbero riprendere il controllo del Canale di Panama, spingendosi a parlare di “trattative” in corso “con loro”, pur senza entrare nei dettagli. Ma ha anche detto di immaginarsi un’annessione della Groenlandia. Verso entrambe comunque non esclude l’uso della forza: “Non posso dare assicurazioni su nessuna delle due questione”, ha detto il tycoon rispondendo a un giornalista gli ha chiesto se avrebbe escluso “l’uso della forza militare o la coercizione economica” verso Panama e Groenlandia. “Posso dire questo: ne abbiamo bisogno per la sicurezza economica. Il Canale di Panama è stato costruito per i nostri militari. Non ho intenzione di impegnarmi su questo adesso, potrebbe darsi che dovrò fare qualcosa”, ha specificato. Possibile che Meloni non abbia ascoltato con attenzione le sue parole?
Rispondendo a una domanda durante la conferenza stampa di fine anno, Meloni ha infatti minimizzato e giustificato le parole di Trump, dicendo che le sue parole “rientrano nel dibattito a distanza tra grandi potenze, è un modo energico per dire che gli Usa non rimarranno a guardare di fronte alla previsione che altri grandi player globali muovono in zone di interesse strategico per gli Usa e, aggiungo, per l’Occidente. Io la leggo così, poi mi confronterò con i miei omologhi europei nelle prossime ore”.
“Mi sento di escludere – ha aggiunto – che gli Usa nei prossimi anni si metteranno a tentare di annettere con la forza dei territori che interessano: a differenza di alcune letture che leggo, sento, e ascolto su Trump, lo abbiamo già visto presidente negli Usa ed è una
persona che quando fa una cosa ragionevolmente la fa per una ragione”.“Le dichiarazioni di Trump sono più un messaggio ad alcuni altri grandi player globali, piuttosto che rivendicazioni ostili verso quei paesi”, ha ribadito Meloni, ricordando che il Canale di Panama fu costruito a inizio Novecento dagli Stati Uniti ed è fondamentale per il mercato mondiale e per gli Stati Uniti stessi, mentre “la Groenlandia è un territorio strategico a ridosso del Polo Nord, ricco di materie prime”, e negli ultimi anni si è manifestato un “crescente protagonismo cinese su entrambi i territori”.
Meloni dimentica il problema della disoccupazione giovanile
Meloni oggi ha rivendicato ancora una volta i suoi risultati sull’occupazione. “Penso che ci siano dati incoraggianti – ha detto – la disoccupazione è al 5,7%, ai minimi da quando vengono registrate le serie, l’occupazione è ai massimi dal dopoguerra”. I “dati incoraggianti” di cui parla Meloni, che pure ha ammesso che sul fronte del lavoro non si fa mai abbastanza, sono quelli diffusi da poco dall’Istat. La premier ha voluto sottolineare anche “la qualità di questo lavoro che è prevalentemente lavoro stabile, noi parliamo di 883.000 nuove assunzioni in questi due anni, ma se considerassimo solo quelle a tempo indeterminato arriveremmo al milione di posti di lavoro. Penso che Silvio Berlusconi possa essere fiero di noi”, ha detto con orgoglio.
Il punto però è che l’stat ha certificato anche altro. I dati pubblicati qualche giorno fa dicono infatti che è vero che a novembre 2024, rispetto al mese precedente, il tasso di disoccupazione è sceso al 5,7%, rispetto al 5,8% del mese precedente, ma risulta in crescita di 1,4 punti la disoccupazione giovanile, nella fascia cioè tra i 19 e i 35 anni che sale al 19,2%. E se il il numero di inattivi è sostanzialmente stabile tra le donne, cresce dello 0,2% (+23mila unità) per gli uomini e gli under 35.
Inoltre se si analizza il confronto con lo stesso mese del 2023, è vero che il numero degli occupati è cresciuto dell’1,4%, con un incremento di 328mila unità, ma per i giovani sotto i 35 anni si registra invece un calo: crescono su base annua gli occupati tra uomini, donne e chi ha almeno 35 anni di età, mentre per i 15-34enni si registra una diminuzione.
(da Fanpage)
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Gennaio 10th, 2025 Riccardo Fucile
PER SALVARE IL CULO, A SALVINI NON RESTA CHE BATTERSI FINO ALL’ULTIMO PER IMPORRE UN CANDIDATO LEGHISTA DESIGNATO DA LUCA ZAIA
Dopo le parole di Giorgia Meloni, che ha bocciato pubblicamente il terzo mandato per
i governatori, Matteo Salvini sta provando a salvare la poltrona di leader del Carroccio strappando a Fratelli d’Italia la candidatura di un leghista in Veneto per sostituire l’uscente Luca Zaia.
Un’operazione difficilissima, considerato che la stessa Ducetta, durante la conferenza stampa di fine anno (anzi, inizio), ha ammesso candidamente che vuole il governo della Regione: “Io penso che Fdi debba essere tenuto in considerazione”
Salvini vuole fare leva sul consenso politico ora nelle mani di Zaia, che sicuramente presenterà una lista civica di appoggio al candidato del centrodestra, e potrebbe orientarne il destino.
Con Vannacci che scalpita per scendere in campo con il suo partito “all’incontrario”, al “Capitone” non resta che a far scegliere il prossimo candidato per il Veneto sia proprio Zaia.
Una sorta di investitura, da parte del Doge, dall’alto dei suoi 12 anni alla guida della giunta regionale. Del resto, nel 2020 lo strapotere di Zaia si manifestò in maniera inequivocabile: la sua lista civica, “Zaia presidente” portò a casa la bellezza di 916mila voti, pari al 44,57%. Poteva vincere senza il sostegno dei partiti. La lista di Fratelli d’Italia, invece, si fermò al 9,55% (sotto la Lega, seconda, al 16,92%)
Blindare la successione è l’unica carta che Salvini può giocare per tenere a bada i contrasti e gli scazzi all’interno della Lega, che sta fibrillando (Massimiliano Romeo in testa) all’ipotesi di perdere uno dei suoi ultimi fortini.
La questione terzo mandato riguarda anche il Pd, con il dossier De Luca in Campania. Se Elly Schlein vuole mantenere il governo della regione deve scendere a patti “don Vicienz’” e concedergli la scelta del suo successore
(da Dagoreport)
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Gennaio 10th, 2025 Riccardo Fucile
SECONDO GLI ANALISTI LA “SPINTA” DI MR. TESLA VALE ALMENO L’1,5% – TRUMP STA ALLA FINESTRA: PRIMA DI FAR FUORI IL “PRESIDENTE VIRTUALE” DEGLI STATI UNITI VUOLE VEDERE L’EFFETTO ”X” DI MUSK ALLE ELEZIONI POLITICHE IN GERMANIA
Avanza un’onda nera in Germania. E a dirlo non sono i soliti ipersensibili che vedono svastiche e croci celtiche a ogni angolo. Stavolta a certificarlo sono i sondaggi. Gli ultimi, quelli di YouGov, danno i neo-nazisti di Afd al 21%, secondo partito del Paese dietro i popolari della Cdu-Csu. La Spd del disastroso canciellere uscente, Olaf Scholz, si ferma al 16%.
I sondaggisti hanno rilevato un aumento dei consensi per Afd dell’1,5% dopo l’endorsement di Elon Musk. Il capo di Tesla è entrato a gamba tesa nella campagna elettorale tedesca, prima dando del “fesso” a Scholz, poi dichiarando pubblicamente che solo Afd può salvare la Germania e, oggi, intervistando su “X” Musk la capa di Alternative fur Deutschland, Alice Weidel
La capacità di pervasione di Musk attraverso il suo social network può alterare pesantemente il risultato elettorale gonfiando i consensi di Afd. Se questa ingerenza riuscirà a spingere i neonazisti al governo è tutto da vedere, che in Germania, dove la conventio ad excludendum a destra è una cosa seria (a differenza dell’Italia), i partiti “tradizionali” sono abituati ad allearsi in “Grosse Koalition”.
L’esito più probabile è che la Cdu, che otterrà intorno al 30%, si allei con la Spd e i Verdi, ma sarebbe una riedizione ancora più forzata della coalizione semaforo (Spd-Verdi-Liberali) che ha governato male negli ultimi anni il Paese, semplicemente con un perno spostato più a destra.
Donald Trump lascia che il suo finanziatore e braccio destro destabilizzi la Germania per vedere l’effetto che fa: se mai riuscisse a terremotare la politica tedesca attraverso il “push-up” di Afd, l’Unione europea si vedrebbe privata del suo principale pilastro. Un ottimo risultato per chi, come Trump, vuole indebolire e disgregare il Vecchio continente.
(da agenzie)
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Gennaio 10th, 2025 Riccardo Fucile
“SI LAMENTA CON LE PERSONE SUL FATTO CHE MUSK GLI STIA TROPPO ATTORNO” … “MR. TESLA” HA GIÀ SPACCATO LA DESTRA “MAGA”, CON QUEL PARA-GURU DI STEVE BANNON CHE HA SENTENZIATO: ” VUOLE SOLO I SOLDI, VA ALLONTANATO DA TRUMP E DEVE TORNARSENE IN SUDAFRICA”
Tra Donald Trump e il suo grande amico Elon Musk sono emerse le prime frizioni. Il
presidente eletto degli Stati Uniti è “stressato al cento per cento”, si è lamentato, in privato, dell’invadenza del miliardario sudafricano, intervenuto su tutte le decisioni più importanti, oltre ad aver fatto pressioni perché i suoi amici nella Silicon Valley venissero scelti dalla nuova amministrazione.
A far irritare ancora di più Trump è la storia che Musk sia il vero presidente e Trump la first lady. Lo sostiene il New York Times, che dice di aver raccolto testimonianze da persone vicine al 47° presidente. “Trump – scrive il quotidiano newyorkese – si lamenta un po’ con le persone sul fatto che Musk gli stia troppo attorno”. “Vi garantisco – ha aggiunto un’altra fonte – che Trump è stressato al cento per cento”. “C’è un proverbio cinese – ha aggiunto – che dice: due tigri non possono vivere sulla cima della stessa montagna”. “Trump è Trump – ha ricordato un’altra persona – alla fine non sopporta qualcuno che vuole influenzarlo”.
Il rapporto tra i due, che ha vissuto momenti di grande unione ed esaltazione, tra cui le sfarzose cene insieme nel resort di Mar-a-Lago, ha registrato tensioni quando Musk ha attaccato la base trumpiana, critica sulla scelta di Trump di nominare ingegneri e tecnici indiani a incarichi di fiducia sull’intelligenza artificiale, anziché selezionare americani.
LA BASE TRUMPIANA
Steve Bannon, storico amico del tycoon e considerato un proto Maga, il movimento trumpiano di Make America Great Again, ha criticato più volte Musk, definendolo un uomo mosso solo dagli affari, e ricordando che è un sudafricano e non un americano.”Lui vuole solo fare soldi – ha aggiunto – proteggere le sue aziende, accumulare ricchezze per avere più potere, ma io lo terrò lontano dalla Casa Bianca”.
Se Trump si sente soffocato dalla presenza del suo amico, il finanziatore sembra divertirsi un mondo, al punto da aver preso in affitto un cottage a Mar-a-Lago, dal costo di duemila dollari a notte, proprio per garantirsi una presenza costante alla corte del futuro presidente.
(da La Repubblica)
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Gennaio 10th, 2025 Riccardo Fucile
DAL CONDIZIONAMENTO INDIRETTO AL CONTROLLO DIRETTO DELLA POLITICA GLOBALE
“Elon Musk non è nient’altro che uno degli esponenti di punta di un tecno-capitalismo globalizzato che influenza sempre più potentemente anche le decisioni politiche, gli assetti politici, gli equilibri politici internazionali, di fronte al quale i singoli Stati sono sempre più in difficoltà. Musk segna un salto: mentre prima questa struttura tecno-capitalista influenzava la politica, adesso fa politica proprio direttamente“. Sono le parole pronunciate ai microfoni di 5 Notizie, su Radio Cusano Campus, dal filosofo Massimo Cacciari, che spiega: “A questo punto, il confronto stesso tra grandi compagnie e Stati sovrani diventa impietoso, perché, da un lato, ci sono paesi che perdono sempre più il proprio potere politico, dall’altro lato c’è una potenza tecnico-economica straordinaria, e non solo finanziaria, che consiste in grandi capitali che finanziano tutte le più importanti strutture di ricerca e di innovazione del pianeta – continua – quindi, come tale, diventa necessariamente, inevitabilmente, anche potenza politica. Le elezioni di Trump hanno segnato una svolta perché per la prima volta il potere tecnico-economico ha deciso di entrare direttamente nell’agone politico in prima persona. E oggi Musk sarà quello che deciderà anche le politiche interne di Trump perché gli è stato affidato l’incarico di rivedere tutte le politiche interne di welfare”.
L’ex sindaco di Venezia sottolinea: “A differenza dei vecchi capitalisti, Musk rappresenta un cambiamento, perché lui non si limita a influenzare indirettamente la politica, ha deciso di scendere in campo in prima persona. Le grandi corporation da sempre influenzano la politica: una volta potrebbero essere politiche di destra, la volta dopo potrebbero essere politiche di sinistra. Nella sostanza non cambia. A seconda delle proprie convenienze e a prescindere da regimi o altro, oggi i grandi capitalisti possono appoggiare Trump, domani potrebbero appoggiare altrettanto bene Obama, così come oggi potrebbero sostenere la Meloni e domani la Schein“.
Ma aggiunge: “L’ultima campagna elettorale americana ha registrato una certa svolta, perché la Silicon Valley, che precedentemente era più propensa a sostenere i democratici, stavolta ha appoggiato in grande maggioranza Trump. Questo ha comportato mutamenti nell’atteggiamento politico delle grandi corporation, che non sono incarnate solo da Musk ma anche dall’energia, da tutta la farmaceutica e l’informatica”
Al direttore di Radio e Tv Cusano Campus, Gianluca Fabi, che gli chiede cosa potrebbe accadere se queste corporation diventassero un partito politico, Cacciari risponde: “Succederebbe quello che sta accadendo da parecchi anni, e cioè l’indebolimento di tutti gli Stati nazionali e di tutte le assemblee rappresentative, nonché la scomparsa di partiti politici in grado di incidere nelle decisioni fondamentali”.
Circa le conseguenze che potrebbe avere il tecno-capitalismo sulle guerre che affliggono il mondo, Cacciari fa un distinguo: “In alcune aree del pianeta, forse può avere, per così dire, un’influenza positiva. Mi riferisco ad esempio a questa eterna guerra civile europea che oggi è espressa dal conflitto tra Russia e Ucraina, perché va contro gli interessi di questa grande struttura globale capitalistica. E quindi – conclude – lì probabilmente ci sarà un intervento per avviare una tregua, una trattativa, la possibilità di un accordo. In altre aree del pianeta ne dubito, gli interessi americani sono quelli di abbattere la potenza iraniana. E non c’è dubbio che quegli stessi interessi potrebbero comportare un conflitto anche di proporzioni globali“.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Gennaio 10th, 2025 Riccardo Fucile
I RESPONSABILI SONO TUTTI ITALIANI E MAGGIORENNI, DEVONO RISPONDERE DI OMICIDIO VOLONTARIO AGGRAVATO
Sale a sei il numero degli indagati per l’omicidio di Maati Moubakir, il 17enne ucciso il
29 dicembre a Campi Bisenzio. Tutti e sei gli indagati, secondo quanto si apprende, sono italiani e maggiorenni, di età compresa tra i 18 e i 22 anni. L’ipotesi di reato è quella di omicidio volontario, con le aggravanti dei futili motivi e della crudeltà. Domani, venerdì 10 gennaio, sarà effettuata l’autopsia sul corpo della vittima.
L’omicidio di Maati Moubakir
Secondo quanto ricostruito finora dagli investigatori, Maati Moubakir sarebbe stato rincorso nelle strade di Campi Bisenzio e picchiato con mazze, coltelli e un casco da motociclista. Le coltellate, ricostruisce la procura, hanno colpito il 17enne alla schiena mentre scappava. Il ragazzo avrebbe cercato rifugio su un autobus diretto a Firenze, ma uno degli indagati – un 18enne – lo avrebbe afferrato per i capelli e per il collo prima che potesse salire a bordo e gli ha sferrato al torace le coltellate che hanno causato la morte immediata.
Il grido di dolore della madre
In occasione della cerimonia in ricordo del figlio, la madre di Maati aveva lanciato un appello allo Stato affinché «non passi più il messaggio di un Paese dove si può fare tutto, dove non si punisce nulla».
Secondo Silvia Baragatti, madre del 17enne ucciso, la vicenda di Campi Bisenzio rappresenta «il fallimento della società, dell’umanità, anche gli animali stanno accanto al loro ferito».
(da Open)
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Gennaio 9th, 2025 Riccardo Fucile
TRA GLI ALTRI PERSONAGGI RAFFIGURATI CI SONO TRUMP, MUSK MARINE LE PEN E ORBAN
«Giorgia, salveremmo anche te». La scritta appare su una foto prodotta con l’intelligenza artificiale, che ritrae la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con un giubbotto salvagente mentre sta per affogare in un mare in tempesta.
Ed è una delle card della nuova campagna di comunicazione sui social dell’ ong spagnola Open Arms. «Hai creato centri di detenzione in Albania per i migranti. Ma sai una cosa? Se la tua vita fosse in pericolo non esiteremmo a rischiare la nostra per salvare la tua» si legge ancora nella card rivolta alla premier.
Tra gli altri personaggi raffigurati allo stesso modo ci sono il neo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, Elon Musk, Marine Le Pen, Viktor Orban. In un video appare anche il ministro Matteo Salvini, che Open Arms ha portato a processo per sequestro di persona per un caso del 2019
A spiegare il senso della campagna di comunicazione, destinata a far discutere, è la stessa ong: «Anche al nostro peggior nemico o ai più grandi portavoce dell’odio diremmo: Salveremmo anche te. Perché siamo soccorritori. Quando una vita è in pericolo, non esitiamo a rischiare la nostra per salvarla. Aiutaci a continuare, Diventa parte della famiglia di Open Arms».
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2025 Riccardo Fucile
IL GIORNALE METTE IN DUBBIO CHE “POSSA COLMARE IL VUOTO APERTO DAI PROBLEMI DI BERLINO E PARIGI. ANCHE PER MARIO DRAGHI, NON VI È NESSUN’ALTRA LEADERSHIP OLTRE A QUELLA FRANCO-TEDESCA, SEPPUR INDEBOLITA, IN GRADO DI GUIDARE L’EUROPA VERSO UN FUTURO COMUNE”
Giorgia Meloni “non è la sola a suggerire che il 2025 potrebbe essere l’anno dell’Italia
in Europa e sulla più ampia scena internazionale” ma “alcune affermazioni” a favore della premier e di Roma “sono esagerate”. Lo scrive Tony Barber, in un commento che parte dalla “leggera frecciatina a Francia e Germania” della presidente del Consiglio che “ha contrapposto la ‘straordinaria’ stabilità del suo governo con ‘la turbolenza politica che stanno affrontando diverse grandi nazioni europee'”.
“È vero – ammette Barber – la Francia è in paralisi politica e la coalizione guidata dai socialdemocratici tedeschi è crollata. Ma l’Italia non è diversa dalla Francia e dalla Germania nel temere l’impatto delle tariffe statunitensi sulle esportazioni europee. Allo stesso modo, il sostegno di Meloni all’Ucraina potrebbe non essere perfettamente in linea con le priorità di politica estera di Trump
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2025 Riccardo Fucile
LA FONDATRICE DEL MOVIMENTO, SUSANNE SCHOLL: “CHI HA VISSUTO LA STORIA E LE SUE TRAGEDIE NON RESTI A GUARDARE. NON POSSIAMO PERMETTERE CHE IL NOSTRO PAESE FACCIA UN PASSO INDIETRO NELLA DEMOCRAZIA”
Le ‘Nonne contro la Destra’ scendono in piazza con una grande manifestazione davanti alla Cancelleria a Vienna, in Piazza Heldenplatz, per protestare contro l’avanzata dell’ultradestra, con l’incarico di governo al leader dell’Fpo, Herbert Kickl, e la crescente deriva del Partito Popolare austriaco (Övp).
“In un momento come questo, in cui l’ultradestra sta prendendo piede in tutta Europa, è fondamentale che chi ha vissuto la storia e le sue tragedie non resti a guardare. Non possiamo permettere che il nostro Paese faccia un passo indietro nei confronti dei diritti civili e della democrazia,” sottolinea all’ANSA Susanne Scholl, fondatrice delle ‘Nonne contro la destra’, l’associazione nata nel 2017, dopo che il FPÖ è entrato al governo con il Partito Popolare austriaco (Övp).
“Siamo indignate per la direzione in cui il nostro Paese sta andando, e non possiamo restare in silenzio. Il nostro obiettivo, ora più che mai, è quello di testimoniare la nostra preoccupazione per il futuro dell’Austria: le ‘Nonne contro la Destra’ rappresentano una voce di resistenza, ma la loro missione va oltre la protesta. E’ un appello alla mobilitazione di tutte le forze democratiche e progressiste, affinché l’Austria non perda i suoi valori fondamentali di solidarietà, uguaglianza e diritti umani”, aggiunge Sholl sottolineando il ruolo “cruciale” della società civile.
“Anche l’Övp sta diventando sempre più un partito di destra. Questo è un altro motivo per cui ci battiamo. L’Austria ha bisogno di un partito che sostenga i valori conservatori, ma anche i valori europei e democratici che ci hanno resi un Paese forte e rispettato a livello internazionale. Siamo molto preoccupate per il futuro,” conclude la leader spiegando che “non sono solo le nonne a essere preoccupate per il futuro dell’Austria.
Abbiamo visto crescere una rete di persone di ogni età, dai giovani agli anziani, che si uniscono al nostro movimento. La nostra lotta è una lotta per tutti, non solo per una parte della popolazione. Vogliamo un’Austria aperta, inclusiva, che rispetti i diritti e la dignità di tutte le persone”.
(da Ansa)
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