Destra di Popolo.net

DA FICO A TAVERNA, PORTE RIAPERTE AI BIG CINQUESTELLE PER TROVARE PREFERENZE

Maggio 21st, 2025 Riccardo Fucile

CON IL CAMBIO DI NORME, IN CAMPO ANCHE RAGGI E APPENDINO

Detronizzato il fondatore Beppe Grillo con la Costituente di dicembre, restava solo la regola che per lui era “il cuore pulsante del Movimento, il nostro faro nella tempesta” come l’artista scrisse in uno dei tanti post contro Conte. Cioè la norma dei due mandati, in base a cui dopo due legislature si doveva dire addio a ogni carica elettiva. Ma dopo che il garante è stato cancellato dal voto degli iscritti, l’ex premier doveva liberarsi di quella bandiera. E così ora torneranno in gioco tanti big.
Una carta che Conte doveva adoperare innanzitutto per tenere dalla propria parte il corpaccione degli eletti, ma da qui alle Politiche del 2027 potrebbe essere addirittura essenziale. “Potrebbero cambiare la legge elettorale, reintroducendo le preferenze” hanno ricordato nel Consiglio nazionale di ieri. E in questo caso avere nomi riconoscibili in lista sarebbe vitale per il M5S, che ha sempre sofferto le elezioni con questa modalità (ma che ufficialmente le
preferenze le ha sempre invocate). Un problema con cui dovrà fare i conti anche Roberto Fico, candidato prossimo venturo del centrosinistra alle Regionali in Campania in autunno. Il via libera alle nuove regole sui mandati è urgente innanzitutto per lui, visto che dopo il referendum dell’8 e il 9 giugno i progressisti dovranno ufficializzare la sua candidatura (con il Pd che freme già da giorni, e Vincenzo De Luca che continua a “bombardare” l’opzione Fico). Un’eventuale vittoria dell’ex presidente della Camera è considerata dal Movimento uno snodo verso le Politiche. Perché Fico è un uomo di raccordo con i dem – è stimatissimo da Elly Schlein – e perché la Campania è un tradizionale fortino dei 5Stelle. Ma per presentarsi con liste competitive Conte pensa di dover puntare anche su veterani. Come la vicepresidente vicaria Paola Taverna e Vito Crimi, che potranno tornare in partita grazie alla regola dello stop and go, secondo cui ci si può ricandidare dopo cinque anni di pausa, senza necessità di deroghe. “Attenzione, è anche una norma contro il carrierismo, perché dopo cinque anni di stop è più difficile tornare sulla scena politica” rivendicano dal M5S.
Ma a Conte potrebbe tornare comunque molto utile, visto che parecchi della vecchia guardia sono rimasti attivi nel Movimento. Taverna è tuttora popolarissima nella base. E Crimi è stato il primo capogruppo nella storia del M5S. Entrambi hanno incarichi in Parlamento per il Movimento. Un altro dirigente ascoltatissimo da Conte è Gianluca Perilli, ex capogruppo in Senato, attuale coordinatore del comitato progetti. Il corteo contro il riarmo dello scorso aprile a Roma lo ha pensato in gran parte lui. Ma della vecchia guardia potrebbero essere recuperati anche l’ex senatore piemontese Alberto Airola e l’ex sottosegretario Gianluca Castaldi, attuale coordinatore in Abruzzo. Poi c’è il capitolo delle sindache, Virginia Raggi e Chiara Appendino. Negli scorsi mesi, in Consiglio nazionale Conte aveva aperto all’opzione di stabilire una
differenza tra eletti in Comuni medio-piccoli e in città metropolitane. Ergo, aveva ventilato l’esclusione dalle prossime liste di Raggi e Appendino. Ipotesi rientrata nel corso delle settimane per evidenti ragioni politiche, visto anche l’impatto mediatico di entrambe e il loro ancora alto consenso nella base. Ieri in Consiglio è emersa la poca chiarezza sul destino della regola del mandato zero – quella che non conteggia la prima legislatura da consigliere comunale – decisiva per consentire la loro ricandidatura. Passaggio delicato, anche perché Raggi assieme a Fico e all’ex senatrice Laura Bottici fa parte del comitato di garanzia che deve vidimare le nuove norme.
Dopo le 20.30 il Consiglio riprende per concludersi a serata inoltrata. E il problema sul mandato zero viene risolto, riammettendo la regola e dando il via libera a una quarta legislatura di fatto. Tradotto: le sindache potranno correre per un’altra tornata elettorale. Anche se le voci di dentro danno per scontata una ricandidatura di Appendino in Parlamento, mentre per l’ex sindaca di Roma non sono escluse altre ipotesi: come un ulteriore mandato in Campidoglio o una candidatura per la Regione Lazio. Esaurito l’iter in Consiglio, Conte farà un passaggio in assemblea congiunta con i parlamentari. Poi a esprimersi sulle nuove regole saranno gli iscritti, sulla piattaforma web. E sarà la svolta, definitiva.
(da Il Fatto Quotidiano)

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GAZA, MONTA LA PROTESTA DEI PAESI EUROPEI CONTRO ISRAELE: BOICOTTAGGI E SANZIONI

Maggio 21st, 2025 Riccardo Fucile

SOLO L’ITALIA STA CON IL CRIMINALE NETANYAHU

Ci sono voluti due anni e mezzo di guerra e massacri a Gaza, ma adesso alcuni Paesi europei hanno deciso di muoversi e prendere i primi provvediment
contro Israele. Riconoscimento dello Stato di Palestina, esclusione da competizioni sportive e culturali, fino all’ipotesi di sanzioni sono le proposte degli Stati del Vecchio Continente che, all’alba della nuova massiccia offensiva di Tel Aviv nella Striscia ribattezzata Carri di Gedeone, hanno deciso che è arrivato il momento di mettere pressione al governo di Benjamin Netanyahu affinché fermi lo sterminio della popolazione palestinese. Le tempistiche e la contiguità degli annunci, in vista del Consiglio Esteri Ue del 20 maggio, lasciano intendere che a spazientire i governi europei sia stato l’ultimo videomessaggio del premier israeliano nel quale annunciava massima pressione su Gaza, spiegando però di dover evitare una carestia “perché altrimenti i nostri alleati non ci sosterrebbero”. Un calcolo puramente politico e opportunistico fatto sulla vita di civili che non è piaciuto sull’altra sponda del Mediterraneo. Spagna, Francia, Regno Unito e altri Paesi hanno già annunciato provvedimenti, altri rimangono invece in silenzio ed evitano di prendere posizione pubblicamente. Compreso il governo italiano di Giorgia Meloni che si è espresso contro la revisione dell’accordo di associazione Ue-Israele secondo gli standard europei in tema di diritti umani.
Riconoscere lo Stato di Palestina
A rilanciare il tema del riconoscimento dello Stato di Palestina è un peso massimo all’interno dell’Europa: la Francia. La responsabilità dell’annuncio se l’è presa il ministro degli Esteri, Jean-Noel Barrot: “Non si può lasciare ai bambini di Gaza, come eredità, la violenza e l’odio – ha detto ai microfoni di France Inter – Quindi bisogna che tutto finisca ed è per questo che siamo determinati a riconoscere lo Stato di Palestina”. Il riconoscimento ufficiale potrebbe avvenire nella conferenza internazionale del 17-20 giugno co-presieduta da Francia e Arabia Saudita per rilanciare la soluzione dei due Stati
La République è solo l’ultimo di un sempre più folto gruppo di Stati europei
che hanno deciso di riconoscere lo Stato di Palestina. Processo accelerato dall’invasione di Gaza seguita all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. A maggio 2024 furono Spagna, Irlanda e Norvegia a compiere ufficialmente il passo. Se anche Parigi facesse lo stesso sarebbero 23 i Paesi europei, tra cui 13 dell’Unione, ad aver riconosciuto la Palestina. Tra questi non c’è l’Italia.
Sanzioni e revisione dell’accordo Israele-Ue: la discussione a Bruxelles
A Bruxelles, intanto, si è tenuto il Consiglio Affari Esteri nel quale si è discusso della posizione da tenere sulla crisi in Medio Oriente. I temi sul tavolo sono senza precedenti, se si parla di Israele. Il primo passo in questo senso lo hanno compito i Paesi Bassi che hanno proposto di rivedere l’accordo di associazione Ue-Israele sulla base dell’articolo 2 dei Trattati nel quale si stabilisce che l’Unione europea si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. L’obiettivo è mettere pressione su Tel Aviv affinché si allinei a questi valori, ampiamente violati nella sua operazione militare a Gaza. Alla fine, 17 Paesi membri hanno appoggiato la proposta, altri dieci invece l’hanno ostacolata. Tra i ‘no’ c’è quello dell’Italia.
C’è poi il tema delle sanzioni, questione più spinosa soprattutto se ci si riferisce non solo ai coloni violenti ma anche a entità statali. Sempre il ministro olandese ha continuato dicendo che “le preoccupazioni che nutriamo nei confronti della situazione nella Striscia di Gaza sono ampiamente condivise nell’Ue. Un ulteriore pacchetto di sanzioni contro i coloni violenti e le loro organizzazioni in Cisgiordania” è necessario, in linea con quanto suggerito da Regno Unito, Francia e Canada. E a seguire questa strada è anche il Belgio che, ha spiegato il ministro degli Esteri Maxime Prévot, vorrebbe colpire i coloni israeliani violenti, i funzionari di Hamas e i leader politici e militari di entrambe le parti
responsabili di atrocità. “Le dichiarazioni non bastano più di fronte alla terribile situazione sul campo. Le azioni diplomatiche e operative concordate dal governo centrale aprono nuove prospettive e consentono al Belgio di mantenere la sua credibilità come costante difensore del diritto internazionale, in particolare del diritto umanitario”, ha dichiarato il capo della diplomazia.
Non solo il Belgio, però, segue la proposta. Anche la Svezia è d’accordo e, anzi, è ancora più dura precisando che il provvedimento dovrebbe colpire direttamente gli esponenti del governo Netanyahu: “Dato che non vediamo un netto miglioramento per i civili di Gaza, dobbiamo alzare ulteriormente i toni – ha dichiarato il ministro degli esteri di Stoccolma, Maria Malmer Stenergard – Pertanto, ora faremo pressione affinché l’Ue imponga sanzioni anche contro singoli ministri israeliani”. Posizione simile a quella della Spagna ed esplicitata dal ministro Jose Manuel Albares: “È finito il tempo delle parole. È arrivato il momento per l’Unione europea di agire con tutti gli strumenti alla sua portata per fare pressione diplomatica su Israele. L’operazione israeliana non ha alcun senso salvo che si voglia convertire Gaza in un enorme cimitero“.
La Spagna in pressing su Israele
Di proposte per colpire Netanyahu, però, la Spagna ne aveva già fatte tante. Dopo la decisione di cancellare l’accordo per la fornitura di munizioni prodotte da una società israeliana, sotto la spinta degli alleati di governo di Sumar, il capo dell’esecutivo Pedro Sanchez aveva dichiarato che “la Spagna non commercia con uno Stato genocida“. Dichiarazioni che, dopo il riconoscimento ufficiale della Palestina, hanno alzato di nuovo la tensione tra Tel Aviv e Madrid, tanto che il ministero degli Esteri dello Stato ebraico ha deciso di convocare l’ambasciatrice spagnola per protestare. Il giorno dopo, però, il premier è tornato ad appellarsi alla comunità internazionale affinché si “alzi la voce” contro l’operato di Israele a Gaza, chiedendo anche di mettere pressione
affinché Netanyahu “metta fine al massacro“. Sanchez ha aggiunto che presenterà una bozza di risoluzione all’Onu chiedendo alla Corte internazionale di giustizia di “decidere sul rispetto da parte di Israele dei suoi obblighi internazionali”.
Il Paese iberico, proprio come il Belgio, ha anche deciso di ignorare il veto dell’organizzazione dell’Eurovision che ha chiesto di lasciare fuori dalla manifestazione qualsiasi rivendicazione di tipo politico. Così i due Paesi, prima dello show, hanno mandato in onda un messaggio di sostegno alla popolazione di Gaza. E sul tema si è espresso sempre Sanchez: “Credo che nessuno si sia messo le mani nei capelli quando tre anni fa iniziò l’invasione russa dell’Ucraina e si decise di escludere la Russia dalle competizioni internazionali, compreso l’Eurovision, come abbiamo visto questo fine settimana. Perciò non dovrebbe partecipare neppure Israele, perché quello che non possiamo permettere sono i doppi standard, tanto meno nella cultura”. E anche nello sport, evidentemente, l’approccio di Madrid è lo stesso: la portavoce ufficiale dell’esecutivo spagnolo, Pilar Alegría, ha precisato che il governo spagnolo è “disposto a partecipare a un dibattito” sull’eventualità di escludere Israele da competizioni sportive internazionali.
Gran parte delle decisioni prese dal Consiglio Ue hanno bisogno dell’unanimità. E anche le ritorsioni contro Israele non fanno eccezione. Tanto che nel summit del 20 maggio non si è trovata l’intesa nemmeno sulle nuove sanzioni ai coloni israeliani violenti a causa del ‘no’ dell’Ungheria di Viktor Orbán che già si era distinto per aver ospitato a Budapest Benjamin Netanyahu, nonostante sul premier israeliano penda un mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale per “crimini contro l’umanità”. Anche sulla revisione dell’accordo di associazione Ue-Israele, però, dieci Paesi si sono tirati indietro. Tra questi, secondo quanto emerge nel momento in cui si scrive, c’è anche
l’Italia, con il governo Meloni che conferma la sua posizione saldamente pro-Israele nonostante i massacri. D’altra parte, lo aveva spiegato meno di una settimana prima nel corso di un question time alla Camera: le conversazioni con Netanyahu sono state “difficili”, la situazione umanitaria a Gaza è “drammatica e ingiustificabile”, ma, in fondo, “non è stato Israele a iniziare le ostilità“.
(da agenzie)

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NEL 2024 IN GERMANIA SONO AUMENTATI I CASI DI VIOLENZA DA RAZZISMO, ANTISEMITISMO ED ESTREMISMO DI DESTRA

Maggio 21st, 2025 Riccardo Fucile

LO SCORSO ANNO SONO STATI REGISTRATI 3.453 EPISODI, UN NUOVO RECORD NELL’ULTIMO DECENNIO

Nel 2024 aumentano i casi di violenza motivata da razzismo, antisemitismo ed estremismo di destra: lo scorso anno sono stati registrati 3453 casi, che segnano un nuovo record nell’ultimo decennio.
È l’allarmante dato comunicato oggi dal Verband der Beratungsstellen für Betroffene rechter, rassistischer und antisemitischer Gewalt (Vbrg) in una conferenza stampa.
Aumentano anche le vittime che passano da 3384 del 2023 a 4681 del 2024. Il motivo principale è sempre il razzismo (1794 casi), seguito dalla violenza contro avversari politici (542 casi), dall’antisemitismo (354 casi) e da violenza contro il mondo omosessuale e queer (344 casi). Il Vbrg ha pubblicato i propri dati confrontandoli con quelli ufficiali della polizia: in primi sono solitamente molto più numerosi dei secondi.
La ragione secondo il Vbrg è la tendenza a non considerare reati politici o comunque ascrivibili all’estremismo di destra tutta una serie di casi, che finiscono, ad esempio, per essere considerati come criminalità comune. Per evitare questo effetto distorsivo, il Vbrg assume come centrale la prospettiva delle vittime e un esame qualitativo dei singoli casi.
Nella conferenza stampa è stato chiesto al governo di varare un piano di azione nazionale per contrastare il fenomeno, tra le proposte l’estensione dei progetti sul valore della democrazia, una legge per contrastare la violenza on line, una migliore tutela delle vittime, in particolare la tutela dei gruppi più esposti e vulnerabili. (ANSA).
(da agenzie)

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ROCCA PORTA TUTTI IN GIAPPONE E FA INCAZZARE GIORGIA: FINISCE DAVANTI ALLA CORTE DEI CONTI IL VIAGGIO ALL’EXPO DI OSAKA DELLA MAXI DELEGAZIONE DELLA REGIONE LAZIO A TRAZIONE MELONIANA

Maggio 21st, 2025 Riccardo Fucile

PER L’OCCASIONE SONO VOLATE IN GIAPPONE 51 PERSONE TRA MEMBRI DELLA GIUNTA, STAFF, COLLABORATORI E FAMILIARI VARI, PER UN COSTO DI CIRCA 1,8 MILIONI DI EURO

Accertare l’eventuale “danno erariale” sulle spese della regione Lazio per l’Expo di Osaka. Il consigliere regionale del Lazio e segretario romano di Azione Alessio D’Amato, da quanto si apprende, ha depositato oggi l’esposto al procuratore della Corte dei Conti sulle spese a carico del bilancio della Regione Lazio per l’Expo di Osaka.
Il consigliere avrebbe segnalato fatti e circostanze, relativi all’organizzazione della manifestazione in Giappone dal 15 al 25 maggio 2025, allo scopo di verificare le eventuali responsabilità connesse alla corretta gestione delle risorse pubbliche.
L’esposto, come ribadito dal consigliere, “segue articoli pubblicati su importanti quotidiani nazionali”, a cui è seguita “una interrogazione a cui non ho ricevuto, finora, alcuna risposta”.
Diverse le domande specifiche sui costi impegnati che sembrerebbero “superiori a 1,8 milioni di euro”. Oltre alla numerosità della delegazione, nell’esposto sono evidenziate anche “alcune richieste di trasparenza sul rapporto della convenzione Regione Lazio-Lazio Innova.
E tutte le spese come per la comunicazione, la scelta degli alloggi, e i numerosi gadget di vario genere”. Per questo la richiesta di verifica con l’esposto presentato oggi e per cui D’Amato ha fatto anche l’accesso agli atti.
(da agenzie)

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LA RISPOSTA DELLA NATO A PUTIN, CHE SCHIERA I MILITARI AL CONFINE TRA RUSSIA E FINLANDIA: L’ALLENZA ATLANTICA APRIRÀ UNA BASE AEREA NEL NORD DELLA NORVEGIA

Maggio 21st, 2025 Riccardo Fucile

L’ANNUNCIO DEL MINISTRO DELLA DIFESA DI OSLO – NEI GIORNI
SCORSI I SATELLITI HANNO AVVISTATO NUOVE BASI MILITARI RUSSE A RIDOSSO DEL CONFINE DELLA NATO, DOVE IL CREMLINO STA FACENDO RISTRUTTURARE VECCHIE BASI SOVIETICHE E AMMASSANDO MEZZI DELL’ESERCITO

La Nato aprirà una base militare aerea temporanea a Bod›, nel nord-ovest della Norvegia. L’annuncio è stato fatto dal ministro della difesa norvegese Tore O. Sandvik: “L’ubicazione temporanea non determina la collocazione definitiva del centro” ha sottolineato il ministro che ha annunciato l’aperura di una base nell’aeroporto militare a Bod› che sarà la sede per centinaia di persone per diversi anni.
La decisione sulla posizione permanente della base è contesa tra Bod› nel nord ovest della Norvegia e Rygge, nel sud est del paese a circa 65km da Oslo. “Una Nato forte nel nord è importante per la nostra sicurezza. La Nato ha un piano ambizioso su quando il centro sarà operativo.
Rispettare il calendario della Nato è importante per la Norvegia e la regione nordica. La base di difesa di Bod› è l’unico luogo che dispone di edifici che possono essere messi in grado di soddisfare i requisiti entro la scadenza”, ha affermato il Ministro Sandvik, riportato dall’emittente di servizio pubblico norvegese Nrk.
(da agenzie)

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ALTERNANZA SCUOLA. LAVORO: 600 INCIDENTI NEL 2025

Maggio 21st, 2025 Riccardo Fucile

MA IL GOVERNO LA ESTENDE AI 15ENNI

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro
gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), gli incidenti sul lavoro tra gli studenti continuano ad aumentare. Nel primo trimestre del 2025, infatti, si sono verificati circa 600 incidenti che hanno interessato gli studenti coinvolti nei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO, l’ex alternanza scuola-lavoro). Di questi, 4 si sono rivelati mortali. Di fronte a tali dati, il governo non demorde, tanto che intende estendere il modello del PCTO anche ai 15enni, come previsto dal Decreto PNRR-Scuola.
Secondo i dati INAIL, nel primo trimestre di quest’anno, le denunce di infortunio degli studenti di ogni ordine e grado sono state 25.797, in aumento dell’1,9% rispetto alle 25.322 del 2024. Queste includono tutte le denunce presentate dagli studenti coinvolti in attività scolastiche, e dunque anche quelle relative a incidenti avvenuti all’interno degli istituti. L’incidenza degli infortuni occorsi a studenti rappresenta il 18,1% del totale delle denunce registrate nel 2025. A guidare la classifica delle denunce è la Lombardia, con il 23% del totale delle denunce (+3,4% sul 2024); seguono il Veneto con il 12%, (+8,2%), l’Emilia-Romagna con l’11% (-3,5%) e il Piemonte con l’11% (+9,9%). Su scala nazionale, il 96% delle denunce riguarda gli studenti delle scuole statali, e il 4% gli studenti delle scuole non statali e private.
Per quanto riguarda gli incidenti a studenti coinvolti nelle attività del PCTO, l’INAIL comunica che nel periodo gennaio-marzo 2025 sono emerse 4 denunce di infortunio mortale, contro la singola denuncia nello stesso periodo del 2024; 2 i ragazzi morti in Lombardia, 1 a Bolzano e 1 in Campania. Ad aumentare è anche l’incidenza delle denunce di infortunio in occasione di lavoro sul totale delle denunce di infortuni con esito mortale occorsi a studenti. Sia l’anno scorso che quest’anno, infatti, si è registrato una morte di studente non impegnato nell
attività di PCTO (in termini percentuali, l’influenza è perciò passata dal 50% del 2024 al’80% del 2025). Malgrado ciò, il governo intende estendere il modello ai quindicenni. Negli istituti tecnici, «nel primo biennio, oltre alle attività orientative collegate al mondo del lavoro e delle professioni, è possibile realizzare, a partire dalla seconda classe, i Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento».
Il modello dell’alternanza scuola-lavoro fu pensato nel 2003, ma è nel 2015, con la cosiddetta “Buona Scuola” di Renzi che l’istituto assunse dimensione obbligatoria. Nel 2019 cambiò nome nel più generico PCTO, ma la sostanza rimase la stessa: lo sfruttamento della manodopera giovanile a costo zero, proprio perché parte di un «percorso formativo» obbligatorio. Nel 2022, dopo la morte di Lorenzo Perelli, un ragazzo di soli 18 anni coinvolto in un progetto di alternanza scuola lavoro, le studentesse e gli studenti scesero in piazza per chiedere l’abolizione di tale istituto. Il governo, tuttavia, si limitò a estendere la tutela INAIL agli studenti e a istituire un fondo per risarcire le famiglie degli studenti deceduti durante i PCTO.
(da agenzie)

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SALSICCE, PESCE E CARNE CRUDA, LA LISTA DELLA SPESA TRA UE E REGNO UNITO. GLI UNDER 30 EUROPEI POTRANNO TORNARE A STUDIARE E LAVORARE NEL REGNO UNITO SENZA VISTO

Maggio 21st, 2025 Riccardo Fucile

L MINI-RESET DELLA BREXIT, SIGLATO IERI, INCLUDE L’ESTENSIONE DELL’ACCESSO ALLE ACQUE BRITANNICHE PER LE BARCHE EUROPEE. IN CAMBIO, LONDRA SI È ASSICURATA LO STOP AI CONTROLLI SULLE ESPORTAZIONI ALIMENTARI VERSO LA UE, COME GLI HAMBURGER CRUDI E LE SALSICCE

Su che cosa è stato raggiunto un accordo tra Londra e Bruxelles?
Gran Bretagna e Ue hanno concluso un patto formale su difesa e sicurezza: ci saranno incontri semestrali fra le due parti per discutere di difesa e politica estera; ci sarà un coordinamento sulle sanzioni, un maggiore scambio di informazioni e lo sviluppo di una politica comune sullo Spazio; Londra si unirà al progetto europeo per la mobilità militare, dentro e fuori dal blocco; soprattutto, l’accordo «apre la strada» all’accesso da parte delle industrie britanniche della difesa al fondo europeo per il riarmo da 150 miliardi: le modalità, come ad esempio un contributo finanziario, saranno però specificate solo in un secondo momento.
2 Il problema della pesca come è stato risolto?
Sulla pesca, le barche europee continueranno ad avere accesso alle acque britanniche fino al 2038 […] Londra continuerà a stabilire quote annuali per i pescherecci europei. Viene lanciato un fondo da 400 milioni per «la crescita della pesca e delle attività costiere»
3 L’Ue cosa ha dato in cambio?
Come contraccambio per le concessioni sulla pesca, Londra si è assicurata la fine di una serie di controlli sulle proprie esportazioni alimentari verso la Ue: la grande maggioranza delle ispezioni di frontiera verrà eliminata.
Dunque per la prima volta dopo la Brexit gli hamburger crudi e le salsicce britanniche torneranno sui mercati europei. Londra dovrà però seguire le regole europee a sorvegliare il tutto ci sarà la Corte di Giustizia europea.
4 Sui giovani che cosa è stato deciso?
Gran Bretagna e Ue si sono accordate per «lavorare in direzione» di uno «schema di esperienza giovanile», che dovrebbe consentire agli under 30 europei di tornare a studiare e lavorare a Londra senza visto. I numeri però sarebbero contingentati e ci sarà un limite di tempo a queste esperienze: […] Si discuterà anche il rientro di Londra nell’Erasmus, il programma di scambi studenteschi europeo.
5 E sui turisti?
I turisti britannici saranno autorizzati a usare di nuovo i gate elettronici quando arrivano negli aeroporti europei, evitando le lunghe code cui sono costretti dopo la Brexit. Ma spetterà ai singoli Paesi decidere come e quando farlo

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LA FINANZA AMERICANA SCARICA TRUMP. LA CEO DELLA BANCA STATUNITENSE “CITIGROUP”, JANE FRASER, AVVERTE IL TYCOON: “C’È QUALCOSA DI PROFONDO IN ATTO. LO SI VEDE NEI FLUSSI DI CAPITALE. FONDI PENSIONE E GESTORI PATRIMONIALI SI STANNO ORIENTANDO VERSO ASIA ED EUROPA. I DAZI SONO SABBIA NEGLI INGRANAGGI DELLA CRESCITA”

Maggio 21st, 2025 Riccardo Fucile

DOPO IL TAGLIO DEL RATING DA PARTE DI MOODY’S, È PARTITA L’ONDATA DI VENDITE DEI TITOLI DI STATO USA … IL “SOSPETTO” DI RAY DALIO: TRUMP POTREBBE LASCIAR CORRERE L’INFLAZIONE PER ERODERE IL VALORE REALE DEL DEBITO

Oggi è il giorno dell’Investor Day di JPMorgan (JPM), occasione che porta con sé le immancabili speculazioni sul possibile successore dell’amministratore delegato Jamie Dimon.
Ma un plauso va alla CEO di Citigroup (C), Jane Fraser, che ha cercato di ritagliarsi qualche titolo tutto suo con un raro post sul suo blog pubblicato venerdì.
“Stiamo entrando in una nuova fase della globalizzazione — meno definita dalla cooperazione e più dall’interesse strategico personale”, ha scritto Fraser. “Assunti di lunga data vengono messi in discussione, non solo dagli annunci di nuovi dazi, ma da uno shock più profondo di fiducia. Gli effetti nel breve termine si stanno già facendo sentire, e la traiettoria di lungo periodo viene riscritta in tempo reale.”
Fraser ha affermato che i mercati stanno segnalando un “cambiamento” iniziando a incorporare maggiori rischi nei prezzi degli asset.
“Se cercate chiarezza nei mercati, potreste rimanere un po’ delusi”, ha scritto Fraser. “Ma se cercate segnali, ce ne sono ovunque. I rendimenti dei Treasury sono saliti anche mentre i mercati azionari vacillavano. Il dollaro USA, tipicamente rifugio sicuro, si è indebolito in momenti in cui solitamente avrebbe dovuto rafforzarsi.”
“Questo ci dice che c’è qualcosa di più profondo in atto”, ha proseguito. “Gli investitori non stanno solo valutando i rischi di breve periodo; stanno rivalutando la credibilità di certezze consolidate. Lo si vede nei flussi di capitale. Fondi pensione e gestori patrimoniali si stanno orientando
maggiormente verso Giappone, India e alcune parti d’Europa.
Gli hedge fund sono selettivi e non hanno seguito il rimbalzo azionario di aprile. I fondi sovrani stanno diversificando con più aggressività. L’attività di copertura contro il dollaro ha raggiunto livelli che non si vedevano da anni.”
Gli investitori farebbero bene a riflettere sulle osservazioni della Fraser.
I mercati hanno appena subito una sorpresa negativa con la perdita da parte degli Stati Uniti del prestigioso rating di credito tripla A. Moody’s ha declassato il governo statunitense nella tarda serata di venerdì, […]. Lunedì, le borse sono scese su tutta la linea mentre il rendimento del Treasury decennale è salito sopra il livello chiave del 4,5%.
Un’altra sorpresa in agguato nei mercati è la stagione degli utili del terzo trimestre, che solitamente inizia a metà ottobre. Gli esperti ritengono che l’effetto cumulativo dei dazi sarà più severo proprio nel terzo trimestre, con buona pace degli analisti più ottimisti
“I dazi funzionano come sabbia negli ingranaggi della crescita, aumentando l’attrito col passare del tempo”, ha scritto Fraser. “Ce lo stanno dicendo direttamente i nostri clienti… Allo stesso tempo, potrebbe esserci uno spiraglio. Con un leggero raffreddamento dell’inflazione e un accordo temporaneo tra Pechino e Washington per ridurre i dazi, i mercati hanno registrato un forte rialzo questa settimana e gli investitori ora credono che lo scenario peggiore sia stato scongiurato.”
“Tuttavia, l’incertezza persiste”, ha aggiunto Fraser. “Le aziende stanno sospendendo decisioni, rimandando investimenti in conto capitale “
(da agenzie)

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ONORE AL PATRIOTA EUROPEO ANTONIO OMAR DRIDI, CADUTO IN UCRAINA COMBATTENDO CONTRO L’IMPERIALISMO RUSSO

Maggio 21st, 2025 Riccardo Fucile

AVEVA 34 ANNI, ORIGINARIO DI PALERMO… IL RICORDO DEGLI UCRAINI: “QUESTI SONO ITALIANI CHE PER IL NOSTRO PAESE HANNO DATO TUTTO”

È arrivata questa mattina la conferma ufficiale della morte di Antonio Omar Dridi, cittadino italiano di 34 anni originario di Palermo, caduto in Ucraina mentre combatteva contro la Russia. La notizia è stata diramata questa mattina sui canali social di Memorial – International Volunteers for Ukraine, l’organizzazione internazionale che coordina volontari stranieri impegnati nel conflitto.
Dridi disperso da marzo
Dridi è il quinto foreign fighter italiano ucciso dall’inizio della guerra. La notizia della sua scomparsa era emersa già alcune settimane fa, ma mancava una conferma ufficiale. Il Ministero degli Esteri, in una nota, aveva infatti indicato che Dridi risultava “disperso in azione dal 27 marzo”. L’ultimo contatto con la famiglia risaliva a pochi giorni prima, quando aveva parlato con la sorella Noah. Alla fine di quel mese, un commilitone aveva telefonato alla sorella per riferire che il bunker dove il siciliano si trovava era stato colpito da un bombardamento. Da allora, nessuna ulteriore comunicazione era giunta né dai compagni d’armi né dalle autorità ucraine. Il cellulare del giovane risultava irraggiungibile.
La cerimonia a Kiev il 9 maggio
A dire il vero, la scomparsa di Antonio Omar Dridi era da tempo nota ai familiari che alcune settimane fa avevano inviato ai suoi commilitoni una foto affinché venisse ricordato nel corso di una cerimonia funebre che si è tenuta in piazza dell’Indipendenza, a Kiev, il 9 maggio.
“C’è la bandiera italiana per ricordare gli italiani che hanno perso la vita combattendo per la libertà dell’Ucraina”, aveva detto in quell’occasione un soldato parlando in italiano. “Adesso metteremo il quadretto di un italiano caduto quest’anno, un ragazzo siciliano, Antonino”, aveva aggiunto il commilitone, e dietro di lui era stata deposta una cornice con una foto di Dridi in abiti da soldato. “È venuto qui, aveva una vita normale come tutti noi immagino in Italia. Ha lasciato la sua zona di comfort per venire e contribuire alla vittoria del popolo ucraino”. Un altro militare, con il volto coperto, aveva ricordato: “Questi sono italiani che per questo Paese hanno dato tutto”. Poi erano stati mostrati i ritratti di Giorgio Galli, Antonio Omar Dridi, Massimiliano Galletti, Angelo Favara e un altro italiano. La cerimonia si era chiusa con il motto: “Slava Ukraini (Gloria all’Ucraina)”.
Chi era Antonio Omar Dridi
Come ha raccontato la sorella Noah in un’intervista al Tg1, Antonio Omar era nato il 15 febbraio 1991. Di origini palermitane, da anni viveva all’estero, in particolare Germania e Austria, dove aveva lavorato come cuoco. “Mio fratello era uno spirito libero, non ha mai voluto rimanere fermo in un posto”, raccontava Noah al servizio pubblico.

(da Fanpage)

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