Destra di Popolo.net

I FIGLI LAUREATI DEL CETO MEDIO: VALIGIA IN MANO E TASCHE VUOTE

Maggio 27th, 2025 Riccardo Fucile

QUANDO IL NUOVO SOGNO DEL CETO MEDIO E’ FAR EMIGRARE I FIGLI

Se il nuovo sogno del ceto medio è far emigrare i figli e se in dieci anni 97 mila laureati sono partiti, 21 mila solo nel 2023, è evidente che siamo al più terribile dei paradossi. L’Italia va piano piano assomigliando a quei Paesi nei confronti dei quali progetta numeri chiusi, controlli alla frontiera, espulsioni certe. È in atto una specie di domino della speranza nel mondo e quella che si va formando è la catena delle aspirazioni, in molti casi purtroppo delle disperazioni, che oggi affollano i luoghi in cui le necessità economiche, i bisogni urgenti, sono divenuti la dimensione quasi congenita anche delle società industrializzate.
Certo, l’Italia ha vinto da decenni la battaglia per il pane, ha sconfitto in una misura larga la povertà assoluta, ma adesso – ci ricorda il Censis – è ingabbiata nella sua percezione di una vita che può essere gratificante solo se viene vissuta oltre frontiera.
L’Istat ci ricorda che il capitale umano è da tempo sulla via di un doloroso esilio. Quasi 100 mila laureati hanno scelto di andare altrove, di cercare altrove una retribuzione adeguata alla propria professionalità. Si susseguono le misure per fronteggiare l’emigrazione degli altri senza dar conto della nostra. Fa impressione che il ceto medio, l’area che si immaginava più prossima a chi è benestante, si auguri per i familiari giovani una vita al di là delle Alpi. Era ceto medio, dovremmo dire. Il benessere è divenuto l’orizzonte lontano, un sogno impossibile, i bisogni si fanno minuti e urgenti, il valore della busta paga si è ridotto nell’ultimo decennio di quasi il 20 per cento. Abbiamo avuto la possibilità negli anni
scorsi di poter provare a chiamare a raccolta, in alcuni casi e in territori non marginali, le giovani generazioni.
Le catastrofi naturali che si sono abbattute nel Paese consentivano, pur nel dolore dei disastri umani e materiali causati, di avviare un’opera di ricostruzione e rigenerazione urbana. Potevamo provare, per esempio, a farli divenire incubatori di nuove energie professionali – proiezioni possibili, esempi da seguire altrove – e invece i miliardi di euro spesi hanno riprodotto il solito circuito familistico e politico. Pochi con le tasche piene, tantissimi con le tasche vuote e – appunto – la valigia in mano.
(da ilfattoquotidiano.it)

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LA SCONFITTA A GENOVA E RAVENNA È UNA SVEGLIA PER GIORGIA MELONI, IN VISTA DELLE REGIONALI DI AUTUNNO: LA DESTRA TEME DI PERDERE 4 REGIONI SU 5 (CIOÈ TUTTE TRANNE IL VENETO, CHE DOVREBBE RESTARE ALLA LEGA)

Maggio 27th, 2025 Riccardo Fucile

TOSCANA E PUGLIA SONO DATE PER PERSE, NELLE MARCHE IL TURBO-MELONIANO ACQUAROLI È IN AFFANNO E IN CAMPANIA LE COSE POTREBBERO METTERSI MALE SE DE LUCA ADERISCE AL CAMPO LARGO … SALVINI NON PARE TROPPO CRUCCIATO: IERI ERA PIÙ IMPEGNATO A METTERE MI PIACE A UNA FOTO DELLA CANALIS IN JUMPSUIT …FESTA ROVINATA PER ARIANNA MELONI: LA SORELLA D’ITALIA DOMENICA FESTEGGIAVA 50 ANNI

Il caffè è amaro. Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani sono insieme a pranzo, a Palazzo Chigi, quando i cellulari dei tre cominciano a trillare: sono arrivati i primi exit poll, informalissimi, sulle comunali.
Che la partita fosse in salita, era chiaro. Ma la sveglia stavolta è più forte del previsto. Così è una débâcle.
Soprattutto a Genova: il leghista, in tutti gli ultimi comizi liguri, aveva azzardato addirittura una vittoria al primo turno del suo uomo, Pietro Piciocchi. Invece stravince la sinistra, senza nemmeno bisogno del ballottaggio. Come a Ravenna.
Pure a Taranto e Matera la maggioranza insegue. In coda al pasto, si parla di questo, nel vertice tra i leader del centrodestra. E certo, nei commenti ufficiali si cerca di ridurre un po’ la portata del danno.
A taccuini chiusi, però, per diversi big l’analisi è decisamente più spiacevole: «È andata peggio di quanto pensassimo». Soprattutto, l’esito di questa tornata nelle città accende una spia d’allarme seria sulle regionali d’autunno.
La destra adesso teme di perderne 4 su 5. Cioè tutte le partite tranne il Veneto (che dovrebbe restare alla Lega, ormai rinunciataria sul terzo mandato, con i Fratelli che potrebbero riavere la Sicilia, ma va convinta FI).
Toscana e Puglia sono date per perse. In Campania, dove un pezzo di FdI vuole candidare Edmondo Cirielli e un pezzo spinge per ripescare Gennaro Sangiuliano, le cose rischiano di mettersi male, se i deluchiani non corressero in solitaria e si saldasse il campo largo su Roberto Fico.
Nelle Marche invece i sondaggi interni danno Francesco Acquaroli in affanno.
Si parla anche delle regionali, dunque, nell’ora e mezza di confronto a Chigi. Meloni parte dal Trentino, dove la Lega si è irritata per l’impugnativa del governo sul terzo mandato per Maurizio Fugatti. «Aspettiamo che la Consulta si esprima anche sulle regioni a statuto speciale », è la linea della premier, che chiede intanto al Carroccio di evitare ritorsioni (la vice-presidente di FdI è stata appena fatta fuori).
Si discute pure di legge elettorale nazionale. Con FdI che ha in testa un proporzionale con premio di maggioranza, sgradito alla Lega, a cui non dispiacciono gli uninominali attuali. A tavola si affronta anche l’attivismo di Salvini sul ponte sullo Stretto. In particolare lo scontro con il Quirinale sui controlli antimafia, alimentato dal capo del Mit.
Meloni, secondo fonti di maggioranza, avrebbe esplicitato al vice di non avere gradito le tensioni con il Colle, peraltro nell’anniversario di Capaci. Il leghista non pare troppo crucciato, però. Proprio nelle ore del confronto, dal suo profilo Instagram compare un “mi piace” a una foto di Elisabetta Canalis in jumpsuit aderente.
L’ennesima bizza, nel giorno dell’amarezza elettorale. Che rovina un po’ la festa ad Arianna Meloni: la sorella della premier, capo-segreteria di FdI, ha spento le 50 candeline a casa alla vigilia, domenica notte, con la sorella e l’ex compagno Lollobrigida. Il brindisi a via della Scrofa è rimandato a oggi (o domani).
(da Repubblica)

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NELLE CITTÀ CAPOLUOGO, LA SINISTRA VINCE DUE A ZERO (GENOVA E RAVENNA, IN ATTESA DEI BALLOTTAGGI DI TARANTO E MATERA).

Maggio 27th, 2025 Riccardo Fucile

NEGLI ALTRI 28 COMUNI CON PIÙ DI 15MILA ABITANTI IN 5 HA AVUTO LA MEGLIO IL CENTRODESTRA (ROZZANO, SANTA MARIA DI SALA, FONTE NUOVA, SULMONA, A ORTONA BALLOTTAGGIO TRA CONSERVATORI), 8 SONO GIÀ ANDATI A SINISTRA (DESIO, ASSISI, CECCANO, OSIMO, GIUGLIANO, MARIGLIANO, CAPACCIO PAESTUM, CASAVATORE)

Il dato politico è inequivocabile: le partite sono più difficili dove il centrosinistra si muove in ordine sparso. È il caso di Matera: nella città dei sassi, causa pasticci locali, il Pd non ha presentato il simbolo e i 5S hanno preferito la corsa solitaria.
Con il 42,9% dei voti andrà al ballottaggio il consigliere dem Roberto
Cifarelli, disconosciuto dal suo partito e sostenuto da liste civiche di cui fanno parte anche ex forzisti.
L’8 e 9 giugno sfiderà Antonio Nicoletti (37,8% dei voti), l’uomo del centrodestra. Saranno decisivi gli sconfitti, ma Domenico Bennardi, ex sindaco 5S – decaduto lo scorso autunno dopo le dimissioni di 17 consiglieri, 3 del Pd – ha già detto di non contare sul suo appoggio.
Le divisioni non hanno pagato (a destra come a sinistra) nemmeno a Taranto, dove si andrà al secondo turno: è in vantaggio con il 37,4% il candidato di sinistra Piero Bitetti, ex presidente del consiglio comunale, sostenuto da Pd e Avs senza il M5S.
Nella città dell’Ilva si è spaccata male pure la destra: lo sfidante sarà Francesco Tacente (25,6%), civico appoggiato solo dalla Lega, in barba al candidato di FI e FdI Luca Lazzàro (al 19,5%).
Oltre ai capoluoghi, andavano alle urne altri 28 comuni con più di 15mila abitanti.
Perlopiù in bilico, direzione ballottaggio. In 5 ha avuto la meglio il centrodestra (Rozzano, Santa Maria di Sala, Fonte Nuova, Sulmona, a Ortona ballottaggio tra conservatori), 8 sono già andati a sinistra (Desio, Assisi, Ceccano, Osimo, Giugliano, Marigliano, Capaccio Paestum, Casavatore). Nella città di San Francesco Valter Stoppini sarà il successore di Stefania Proietti, passata al vertice dell’Umbria.
Poi c’è la marchigiana Osimo, 35mila abitanti, strappata al centrodestra da Michela Glorio. Da lì è partita la campagna di Matteo Ricci, candidato dem alle regionali d’autunno, che ora spera nel buon auspicio: «Un primo segnale di riscossa». A destra, al contrario, la determinazione è relegare i risultati alla più piccola dimensione locale. Per dirlo con le parole del responsabile Organizzazione di FdI Giovanni Donzelli: «È una tornata amministrativa, improbabile dare una lettura nazionale».

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SILVIA SALIS TRIONFA A GENOVA ANCHE GRAZIE ALLA SPINTA DEI GIOVANI DEM: OGGI L’ETÀ MEDIA DEL GRUPPO DIRIGENTE LIGURE, COMPRESI I CONSIGLIERI REGIONALI, È SOTTO I 40 ANNI

Maggio 27th, 2025 Riccardo Fucile

LA CADUTA DI GENOVA E’ UNA PESANTE BATTUTA DI ARRESTO PER IL CENTRODESTRA … PER IGNAZIO LA RUSSA, PICIOCCHI ERA UN “CANDIDATO SBAGLIATO”

A febbraio, a sorpresa è uscita Silvia Salis. E d’incanto nel Pd più litigioso d’Italia, quello ligure, si è ritrovata l’unità attorno ad una candidatura impolitica.
È la carta che ha fatto saltare il banco del centrodestra ed ha consentito al centrosinistra di allargare la coalizione al massimo della sua ampiezza, includendo i renziani che alle Regionali dell’ottobre scorso avevano invece appoggiato Marco Bucci (Azione era già nell’alleanza con Pd, Avs e M5S).
Poi, ecco spuntare Salis. Anche anagraficamente con i suoi 39 anni, la
neosindaca è apparsa la più adatta a dare forma a quella voglia di facce nuove che nel Pd significa andare oltre figure pur nobili come Claudio Burlando, Roberta Pinotti e lo stesso Andrea Orlando che pure ha giocato un ruolo in questa partita.
La federazione ligure è la più «schleiniana» perché solo qui la segretaria ha vinto sia ai gazebo che nelle sezioni. Anche da lì è partita la spinta a rinnovare facce, metodi, toni, cavalli di battaglia, per provare a riconquistare un territorio che per la sinistra è sempre stato fertile ma che da un decennio il centrodestra sta arando a proprio uso e consumo. Oggi l’età media del gruppo dirigente ligure, compresi i consiglieri regionali, è sotto i 40 anni.
E i risultati cominciano ad arrivare. Già alle Regionali il Pd sfiorò il 29%, stavolta si conferma ed è di gran lunga il dominus della coalizione (il M5S conquista un 5% che considera promettente). «Siamo una generazione nata politicamente dopo le sconfitte. Questo è un banco di prova importante per tutti noi», il commento di D’Angelo.
La caduta di Genova, per contro, per il centrodestra è una pesante battuta d’arresto.
Magari non sarà la certificazione della «fine di un ciclo» ma certo il capoluogo era il simbolo di un progetto di governo «del fare» che secondo i suoi più autorevoli interpreti (dall’ex governatore Toti al presidente Bucci fino al viceministro leghista Edoardo Rixi) rappresentava un modello per il Paese. Un modello basato sulle infrastrutture e incarnato da una figura, come quella dell’ex sindaco, poco incline alle mediazioni .
Peccato che nel tempo quella virtù si sia risolta, agli occhi dei cittadini, in un limite. Alcune opere, tipo lo skymetro della Val Bisagno, sono ancora sulla carta. E il modello decisionista ha cominciato ad essere vissuto con fastidio.
Pietro Piciocchi, amministratore impegnato, è diventato l’agnello sacrificale. Candidato di tutti e di nessuno, fino alla scelta di affiancargli, nel tentativo forse di frenare l’effetto donna generato da Silvia Salis, la deputata di Noi moderati Ilaria Cavo, indicata come possibile vicesindaca. Il partito di Lupi (quasi all’8%) se ne è giovato in termini elettorali, visto che ha preso molti più voti della Lega (sotto al 7%) e di Forza Italia (3,8%), mentre Fratelli d’Italia ha appena superato il 12.
Per il presidente del Senato Ignazio La Russa invece il centrodestra in città «ha sbagliato candidato».
(da Corriere della Sera)

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RISULTATI ELEZIONI COMUNALI, ALLARME PER MELONI: FDI SOTTO IL 20%

Maggio 27th, 2025 Riccardo Fucile

PD PRIMO PARTITO DEL TERRITORIO

Il primo turno delle elezioni comunali 2025 finisce con tre vittorie nei capoluoghi di provincia per il centrosinistra. Oltre a Genova, strappata al centrodestra, ci sono Ravenna e Trento.
I ballottaggi andranno in scena l’8 e il 9 giugno nei comuni di Taranto e Matera. Dove il sindaco uscente del M5s è arrivato terzo ed è stato escluso. A Taranto al ballottaggio va Francesco Tacente (sostenuto da Lega e Udc) che ha vinto il derby del centrodestra contro Luca Lazzaro (sostenuto da FdI, FI e Noi moderati).
Per quanto riguarda i voti ai partiti, l’Agi dice che il Partito Democratico arriva primo, mentre Fratelli d’Italia resta sotto il 20% e nessun altro partito arriva in doppia cifra. I Dem ottengono il 40% a Ravenna, il 29,06% a Genova, il 15,25% a Taranto e il 14,51% a Matera (con il simbolo di Matera Democratica).
Il M5s va dal 4,43% di Ravenna al 6,33% di Taranto (nelle due città niente Campo Largo).
La Lega va dal 5,59% di Ravenna al 6,94% di Genova. Forza Italia va dal 3,78% di Genova al 5,43% di Matera. Avs va dal 2,29% di Taranto al 6,92% di Genova.
(da agenzie)

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LA “PRESA” DI TURSI DI SILVIA SALIS: “SARA’ UN ONORE SERVIRE QUESTA CITTA”

Maggio 27th, 2025 Riccardo Fucile

“NON SAREMO QUELLI DEL NO, MA QUELLI DEL SI’ ALLO SVILUPPO DI QUESTA CITTA, MA UNO SVILUPPO VERO, PER TUTE E PER TUTTI, CHE CI RENDA ORGOGLIOSI DI COME SPENDIAMO I SOLDI DELLA COMUNITA’”

La falcata rapida e decisa, quella di un’ex atleta, lo sguardo puntato versola meta: Palazzo Tursi, sede del Comune, quella che sarà la sua “casa” per i prossimi cinque anni. Silvia Salis, nuova sindaca di Genova, ha percorso la distanza dal point di via Carducci a via Garibaldi tenendo il figlio Eugenio in braccio, accompagnata da tutti gli alleati e dai sostenitori. E quando ha varcato l’ingresso di Tursi ha tirato un grande sospiro, prima di prendere posto sullo scalone e rivolgersi alla fiumana di persone che l’ha seguita.
“È una grande emozione anche tutto questo amore che abbiamo intorno. Serviremo questa città con il massimo impegno – ha esordito – Sono stati tre mesi veramente emozionanti, credo che abbiamo fatto arrivare il nostro messaggio a questa città. L’affluenza aumentata ci fa capire che ci sono persone che hanno riscoperto la possibilità di migliorare le loro vite tramite la politica, tramite un programma serio. Io voglio ringraziare tutta la coalizione, perché mi ha sostenuto in modo compatto fino a queste elezioni che abbiamo vinto al primo turno, ma io l’ho detto alla prima uscita pubblica che questo era il nostro obiettivo. Era un obiettivo ambizioso ma realistico, perché il campo progressista deve ricordarsi quante sono le cose che lo uniscono, che sono infinitamente di più di quelle che lo dividono”.
Più volte interrotta da applausi e cori da stadio, Salis ha chiarito che “ci troveremo ad affrontare delle sfide molto importanti per questa città, e anche una serie di dossier che in otto anni quelli del fare non hanno toccato neanche con le pinze. Noi avremo il coraggio di affrontarli, di approfondirli e ci vorrà una grande responsabilità perché dopo tutti questi anni all’opposizione bisognerà cambiare completamente atteggiamento e bisognerà diventare quelli che cambieranno in meglio questa città. Bisognerà assumersi responsabilità grandi”.
Con gli occhi lucidi, uno dei pochi momenti in cui ha lasciato trapelare l’emozione, la nuova sindaca ha assicurato che “questa squadra è pronta ad assumersi queste responsabilità, non sempre le scelte che faremo saranno condivise da tutti, ma il cambiamento che porteremo sarà nel fatto che queste scelte saranno sempre per far star bene i più e non per far star molto bene pochissimi. Il messaggio che deve dare questo campo progressista è che noi siamo per lo sviluppo, siamo per l’industria, siamo per l’impresa e che questo non vuol dire essere contro le persone che faticano ogni giorno, vuol dire pensare a tutte e due, pensare alle grandi infrastrutture, pensare a come se la passano le persone che non riescono a uscire dalla porta di casa perché il marciapiede rotto non è illuminato. Una buona amministrazione riesce a trovare una sintesi tra i grandi interessi e la quotidianità della propria cittadinanza”.
“Non saremo quelli del no – ha chiarito – saremo quelli del sì allo sviluppo di questa città. Uno sviluppo vero, uno sviluppo per tutte e tutti, uno sviluppo che ci faccia essere orgogliosi di come spendiamo i soldi della comunità. Io vi ringrazio e ora usciamo da Tursi, poi ci rientreremo quando è il momento, ci rientreremo con rispetto, rispetto che forse non ci hanno mostrato in questi tre mesi ma che noi mostreremo sempre a tutti perché siamo orgogliosi. È stato un onore fare questa campagna elettorale con questa squadra, sarà ancora più un onore servire questa città“.
(da Genova24)

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SALIS, LA RECONQUISTA DI GENOVA: DAI QUARTIERI POPOLARI AI CETI MEDI

Maggio 27th, 2025 Riccardo Fucile

L’ANALISI DEI FLUSSI

Una grande macchia rossa, con qualche puntino di blu. È anche questione di contrasto cromatico, il racconto della vittoria al primo turno del centrosinistra alle comunali di Genova.
Nella mappa del voto della città, quartiere per quartiere, numeri e percentuali spiegano anche politicamente il perché del trionfo di Silvia Salis. A riportare la (fu) roccaforte rossa a sinistra dopo dieci anni, dati alla mano, non è stata infatti solo l’onda lunga della rinascita progressista che lo scorso ottobre aveva portato Andrea Orlando a un soffio dalla vittoria delle Regionali stravincendo nel parziale del territorio genovese.
A risultare decisivo è stato soprattutto l’effetto novità della candidatura della neo sindaca genovese. A dirlo, in qualche modo, sono sia il dato dell’affluenza (+8 rispetto alle scorse Comunali, +3 rispetto alle scorse Regionali liguri), sia i flussi di voti nei rispettivi quartieri della città.
Atterrata sulla scena politica cittadina come novità assoluta, candidatura nuova in tutto (donna, civica, storia a sinistra ma impostazione centrista), con lo spoglio del voto di quartieri e municipi Salis del resto dimostra di aver conquistato i genovesi al di là delle appartenenze più “tradizionali”, e soprattutto di essere stata in grado di riattivare legami con i territori mancati per anni, in area centrosinistra.
È vero che la coalizione progressista raggiunge le percentuali più solide nei quartieri storicamente più a sinistra, quelli di tradizione operaia come Cornigliano (dove Salis ha preso il 64 per cento, più del doppio del candidato del centrodestra, Pietro Piciocchi), Sestri Ponente (60 per cento), Bolzaneto (60 per cento) o la Valpolcevera, la vallata del crollo di ponte Morandi. Ma la sua si può definire un’operazione di “riconquista” in tutto e per tutto. Erano stati proprio i quartieri più popolari, periferie e delegazioni, a voltare le spalle al centrosinistra dieci anni fa, quando prima in Regione poi in Comune la Liguria e Genova iniziarono a guardare a destra.
Se i flussi di voto si sono spostati sul candidato di centrodestra soprattutto nel levante cittadino, nei quartieri più benestanti come la ricca Albaro (dove Piciocchi supera anche il 60 per cento dei consensi), la Foce (52 a 45) e poi Quarto, Quinto e Nervi, il centrosinistra dilaga nella periferia di ponente (a Pegli al 65), nei quartieri dove le scelte dell’amministrazione uscente ha scontentato di più i cittadini come al Lagaccio (il quartiere al centro delle polemiche per il progetto della funivia cittadina portato avanti dal Comune, dove Salis è al 55 per cento) o la Val Bisagno (a Quezzi Salis è al 64, a San Fruttuoso si ferma al 52, a Prato al 58), ma anche in gran parte del centro città.
A parte il quartiere residenziale di Carignano, feudo dell’ex sindaco oggi governatore Marco Bucci, dove Piciocchi ha preso il 56 per cento contro il 38 della diretta avversaria, Salis è data al 62 per cento nella zona del Molo, in area Porto Antico. Al 54 nella benestante Castelletto. A chiedere di voltare pagina, insomma, non sono stati solo i quartieri della tradizione della sinistra genovese, ma anche la parte di città che nel 2017 aveva accolto con favore l’ascesa di un Marco Bucci.
L’attuale presidente della Regione allora era un civico sconosciuto ai più, con nessuna esperienza politica e pochi legami con i partiti, e l’impostazione data alla campagna elettorale e all’amministrazione conquistò i genovesi. Oggi, otto anni dopo, tocca a Salis. Anche lei alla prima esperienza, anche lei civica, anche lei in qualche modo ha scompaginato i piani dei partiti locali.

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COMUNALI GENOVA, LA MAPPA DEL VOTO QUARTIERE PER QUARTIERE: LE OPERE INUTILI PROMESSE DAL CENTRODESTRA HANNO AVUTO UN EFFETTO BOOMERANG

Maggio 27th, 2025 Riccardo Fucile

PESANTE SCONFITTA PER BUCCI E SOCI NEI QUARTIERI CHE SAREBBERO STATI DEVASTATI DA PROGETTI FOLLI

Dopo otto anni di centrodestra Genova è tornata rossa. A suggerirlo non è solo metaforicamente l’esito delle elezioni – che vede Salis prevalere al primo turno con più del 51% dei voti – ma anche l’impatto cromatico della mappa del voto nei quartieri generata dal Comune. Nessun grande cambiamento rispetto alle regionali del 2024 che avevano già messo in allarme la squadra di Bucci e Piciocchi: a parte qualche recupero nel Levante e in Media Valbisagno, il predominio del centrosinistra si è confermato pressoché ovunque con la significativa eccezione di quelle che si potrebbero chiamare a buon titolo roccaforti blu: Carignano, Albaro e buona parte del litorale orientale.
Centro
Il centro storico si conferma un baluardo inespugnabile del centrosinistra che conquista percentuali bulgare in alcune zone della Maddalena: nella sezione 288 Silvia Salis supera il 75% lasciando Piciocchi al 21%, in diverse zone del Molo sfonda il 70% e in generale viaggia ben oltre il 60% nei caruggi.
Esiste una linea di demarcazione netta che separa la città vecchia da Carignano e San Vincenzo. Nella sezione 365, quella del governatore Marco Bucci, Piciocchi vince col 57,5% e gode di percentuali simili in tutto il quartiere. In zona Corvetto oltrepassa il 60%.
Meno omogeneo il comportamento di Manin e Castelletto. In via Assarotti il candidato del centrodestra porta a casa il 54%, al Righi supera il 56% e in generale prevale in alcune sezioni orientali della circonvallazione a monte. Il resto si conferma rosso con percentuali ragguardevoli: nella sezione 346 di via Acquarone e dintorni Salis arriva al 58%, nella 333 di San Nicola supera il 60%.
Scontato l’esito del voto al Lagaccio, quartiere interessato dal progetto della funivia dei forti a lungo osteggiato dai comitati. Nella sezione 303 tra via Napoli e via Ponza è un plebiscito per il centrosinistra (71%) e così anche nella parte più bassa (70%). Tutta Oregina è rossa con percentuali anche superiori al 60%, tranne un paio di sezioni nei pressi di via Vesuvio e via Casaccia. Riconquistata anche tutta San Teodoro con numeri generalmente superiori alla media cittadina.
Ponente
Le delegazioni occidentali della città tornano in mano alle forze progressiste con pochissime eccezioni. Nella parte bassa di Sampierdarena, nonostante la vicenda dei depositi chimici, il centrosinistra non raggiunge
risultati clamorosi ma supera ampiamente il 50% in tutte le sezioni, mentre nella zona di via dei Landi, coinvolta nel progetto di riattivazione della linea merci del Campasso, raggiunge il 62%. Si distingue la sezione 210 (via Spataro) dove Piciocchi la spunta col 50,8%.
Silvia Salis vince a Cornigliano (in particolare a Coronata dove conquista il 64,5%) ma fatica di più nella parte bassa, tanto che nella sezione 122 (via dei Sessanta) la partita finisce in perfetto pareggio, 135 voti ciascuno, il 48,91%. A Sestri Ponente, scelta da Elly Schlein per il primo comizio della campagna elettorale, il centrosinistra fa l’en plein viaggiando oltre il 60% a via Sestri e zone limitrofe.
Anche Pegli, zona tradizionalmente più ricca nell’ambito del Ponente, si converte al rosso arrivando in qualche caso al 58-59%. Resistono solo alcuni tratti del lungomare, il complesso di Pegli 2 e viale Villa Gavotti, dove Piciocchi prende il 49%. A Multedo bassa – la zona dei depositi chimici – vince il centrosinistra col 56%.
L’estremità occidentale è ancora un fortino del centrosinistra, che in molte sezioni di Pra’ supera agevolmente il 60%. Al Cep – che anche stavolta registra un’affluenza bassissima, addirittura fino al 22% nella sezione 24 – vincono i progressisti tranne che in una parte di via Novella dove Piciocchi passa col 51,8%. A Voltri Silvia Salis vola al 66,5%, 65% nella rossa Crevari.
Valbisagno
Luci e ombre per entrambi i candidati in una vallata segnata da progetti conflittuali. A San Fruttuoso i risultati locali riflettono grossomodo quelli cittadini, ma alcune sezioni hanno premiato il centrodestra, tra cui la 456 del vicesindaco Pietro Piciocchi che ha vinto a casa sua col 50,9%. Risultati piuttosto incerti anche a Marassi, dove il centrosinistra prevale col 50-55% ma perde alcune sezioni nel cuore del quartiere: in via
Bertuccioni gli avversari ottengono il 55,5%.
Lungo il Bisagno si fa sentire l’effetto Skymetro (Salis sfiora il 58% in via Moresco). Quezzi rimane una zona decisamente rossa, arrivando al 64,7% nella Pedegoli che ha dato i natali a Claudio Burlando, e pure il Biscione vede una prevalenza dei progressisti al 52-54%.
Discorso a parte per la Media Valbisagno, la cui definizione cromatica è più incerta per quanto riguarda le preferenze espresse sui candidati sindaci, nonostante la chiara vittoria del centrosinistra nell’elezione municipale. Sovrapponendo ai colori la mappa delle strade e dei quartieri è chiaro come sul voto abbia pesato il macigno dello Skymetro. In tutte le sezioni di Staglieno, infatti, dove l’opera è considerata più una servitù che un servizio, la vittoria della coalizione guidata da Silvia Salis è stata netta. Parenzo, via Bobbio (su cui pesano il progetto della nuova rimessa e l’incertezza sui futuri cantieri), via Burlando sono rosse con punte di preferenze fino al 57% per il Salis. Risalendo la vallata, però, la situazione cambia: la zona di Montesignano si è schierata per il centrodestra, la dirimpettaia Gavette (anche qui alle prese con cantieri e servitù) per il centrosinistra, come Pontecarrega, storica “Stalingrado” della vallata, e via Terpi, alle prese con lo scolmatore e il dissesto. Poi San Gottardo tutta blu e Molassana spaccata in due, con la parte bassa per il centrodestra e la parte alta per il centrosinistra. Salendo ancora, anche Struppa e Sant’Eusebio risultano sostanzialmente divise, mentre Prato (depennata dal progetto dello Skymetro) e Fontanegli tornano rosse. Da notate invece il seggio di via Lodi, rimasto grigio per via del pareggio dei due schieramenti arrivati entrambi al 47.9%.
Valpolcevera
Exploit di Michele Versace in Valpolcevera, in piena continuità con il governo del municipio di Federico Romeo, eletto in consiglio regionale.
Versace sfiora il 60% contro della ex Pd Giorgia Mannu (Vince Genova), che si ferma al 35,5% e anche il voto per sindaco e consiglio comunale viaggia sulla stessa lunghezza d’onda.
La vallata si conferma roccaforte della sinistra con Salis che dilaga in gran parte dei quartieri, con alcune sorprese, ad esempio a Cesino, l’area più interna, o in una grossa sezione di Bolzaneto (la 175) e poi sulle alture di Rivarolo e nei quartieri popolari, ex diga in primis.
Salta all’occhio il risultato del Garbo, “regno” della ex sindaca Marta Vincenzi, dove Piciocchi vince con il 48% sul 44 di Salis. Stupisce, qui, il 6,6% di Mattia Crucioli, risultato ben più alto della media nel resto della città. Per il resto il centrodestra, dove vince, vince grazie al traino di Lega e delle liste civiche Vince e Orgoglio Genova, con candidati ormai radicati in alcune comunità.
Ad ogni modo si tratta di macchie blu su sfondo rosso. Da notare il 65% di Silvia Salis nella zona di Brin, interessata dai cantieri per il prolungamento della metropolitana e del nodo ferroviario.
Da notare anche come non abbia pagato particolarmente, in termini elettorali, la pressione del mondo dei comitati che, in linea teorica, avrebbe dovuto sostenere la candidata della Sinistra Alternativa, Antonella Marras, sotto il 2% praticamente in tutta la vallata.
Levante
Albaro è sempre più la riserva elettorale del centrodestra a Genova, un netto predominio che stavolta non basta a equilibrare il sentimento opposto di altri quartieri. Percentuali clamorose nella sezione 405 di San Giuliano dove Piciocchi sfiora il 75%, intorno a via Siena oltrepassa il 72% e in generale si attesta quasi ovunque oltre il 60%. Curiosa tuttavia la situazione della sezione 401, tra via Piave via Battisti, dove Salis riesce a spuntarla col 48,81%. La Foce è quasi tutta blu (tranne un paio di sezioni
vicino a piazza Palermo) con cifre che superano il 60% man mano che ci si avvicina al mare. A San Martino è difficile individuare un vincitore, ma il centrodestra primeggia nella zona dello stadio Carlini (52%) e pure Borgoratti appare in sostanziale equilibrio.
Il resto del Levante costiero vede confermata la tradizionale prevalenza del centrodestra, in certi casi anche oltre il 60%, ma con diverse macchie rosse: a Quarto (zona Gaslini) vince il centrosinistra col 56,3%, a Priaruggia supera di poco il 50%, a Quinto Bagnara 49,9%. Ma soprattutto Silvia Salis riesce a portare con sé la sua sezione, la 331 di Murcarolo, che la sceglie col 49,04% dei voti, comunque sufficienti a battere lo sfidante (45,96%). Nervi, dove è cresciuto Marco Bucci, non tradisce il centrodestra, che nella nella zona del porticciolo supera il 60%.
La linea di demarcazione rappresentata da corso Europa vale spesso, ma non in tutti i casi. La Valle Sturla rimane rossa ma con percentuali risicate (Salis al 48,4% a Bavari e 47,2% a San Desiderio e Apparizione) mentre a Quarto Alto vince Piciocchi con poco più del 50% (a parte la sezione 632 dove si verifica un pareggio, 160-160 voti, il 49,08% a testa). A Colle Ometti la spunta di poco il centrosinistra (49-51%).
(da Genova24)

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ELEZIONI GENOVA, AL CENTROSINISTRA 7 MUNICIPI SU 9: AL CENTRODESTRA RESTANO SOLO I QUARTIERI BENE

Maggio 27th, 2025 Riccardo Fucile

IN ALCUNI QUARTIERI POPOLARI SALIS RAGGIUNGE PERSINO IL 70%

Dopo la vittoria netta di Silvia Salis per la corsa a Palazzo Tursi, le operazioni di scrutinio ora si concentrano sui municipi dove di fatto, però, si riflette la netta vittoria della coalizione del centrosinistra. Un voto che sancisce anche la virata netta sul bipolarismo, con nessuno dei candidati minori tra gli eletti nei vari “parlamentini”
Sono infatti sette i municipi conquistati (o riconfermati) dal centrosinistra: tutti ad esclusione di Medio Levante e Levante, che si confermano vere e proprie roccaforti del centrodestra.
Alle ore 22.20, l’ora in cui scriviamo, nel municipio VIII, con 50 sezioni scrutinate su 66 la presidente uscente Anna Palmieri va verso la riconferma con 54.4% contro i 43.7 di Angiola Bavoso. Nel Municipio IX, Levante, situazione simile: Federico Bogliolo, presidente uscente, si riconferma candidato vincente con un 49.5% contro Giovanni Calisi che si ferma 46.3% (alle 22 67 sezioni su 72 scrutinate).
La Valbisagno torna “rossa”: nel Municipio III Bassa Valbisagno il candidato di centrosinistra Fabrizio Ivaldi arriva al 52.8% contro il 42.9% dell’uscente AngeloGuidi (77 sezioni scrutinate su 85), mentre in Media Valbisagno stravince Lorenzo Passadore con il 52.6% che batte il presidente uscente Maurizio Uremassi con il 43.5% (62 sezioni scrutinate su 63).
Vittorie schiaccianti del centrosinistra anche negli altri municipi cittadini. Nel Centro Est Simona Cosso (Avs) con il 55,81% supera la candidata di
Fratelli d’Italia Federica Cavalleri, riportando il centro storico in mano alla sinistra (per anni era stato governato dalla Lega).
Anche Ponente e Medio Ponente tornano al centrosinistra dopo la parentesi del periodo Bucci. Il nuovo presidente del municipio Ponente è Matteo Frulio (Pd) con il 57,60% contro il 38,76% di Lorella Fontana (Lega). Il Medio Ponente viene vinto dal M5s, grazie a Fabio Ceraudo (58,97%) che supera Nunzio Rondoni, il candidato presidente di Forza Italia, che si ferma al 37,13%.
Nel Centro Ovest, dove probabilmente ha influito molto il tema dei depositi chimici, conferma per Michele Colnaghi (M5s) che resta presidente superando con il 58,49% delle preferenze Davide Rossi (37,56) della Lega.
Anche la Valpolcevera resta “rossa”. Michele Versace con il 59,91% diventa presidente in continuità con il precedente, Federico Romeo, vincendo su Giorgia Mannu (Vince Genova, ex Pd) che si ferma al 35,90%.
(da Genova24)

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