Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
A PORTA A PORTA LO SCONTRO TRA UN CONDUTTORE DI 82 ANNI CHE SE LA PRENDE CON LA COORDINATRICE STUDENTESCA DI 24 ANNI CON UNA PATERNALE DEGNA DI FINE ‘800… LEI DENUNCIAVA I COSTI PROIBITIVI DELL’UNIVERSITA’ LUI LE RISPONDE URLANDO CHE “DEVE ANDARE A STUDIARE”
C’è un’abitudine malsana nella televisione italiana: quando chi rappresenta il dissenso
giovanile si presenta in certi studi televisivi, spesso non viene accolto come un interlocutore, ma come un alunno impreparato da correggere. È quanto è accaduto martedì 20 ottobre a Porta a Porta, dove il confronto tra Bruno Vespa e Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale dell’UDU (Unione degli Universitari) e volto della protesta delle tende, si è trasformato in una spiacevole lezione a senso unico. Tra interruzioni ripetute e richiami allo “studio”, il conduttore ha scelto la linea della lectio magistralis, liquidando le sacrosante denunce sul diritto allo studio con un “andate a studiare”.
Il motivo della discussione
Il tema era quello che, negli ultimi giorni, occupa legittimamente le prime pagine dei giornali, le conversazioni al bar e tutti i social network: le proteste sul caro vita nelle grandi città, in primis Milano. La puntata di Porta a Porta, nettamente orientata sulla condanna alle frange violente che si infiltrano nei cortei, ha portato avanti una narrazione che ha insistito a più riprese nel sottolineare come dietro ai disordini ci siano spesso ragazzi di seconda generazione. Ma il clima è cambiato quando si è passati alle ragioni strutturali della protesta: il caro affitti, il costo della vita e la sostenibilità economica dello studio universitario. È a quel punto che Sabrina Brizzola ha osato compiere l’affronto che più di ogni altro manda in bestia Bruno Vespa: puntare il dito contro l’esecutivo. “È compito del governo garantire a queste persone il diritto allo studio. Il diritto allo studio, in questo momento, in Italia non è garantito”. Una tesi che avrebbe meritato un confronto nel merito, ma che è stata stoppata sul nascere dal padrone di casa, con modi a dir poco opinabili.
La paternale di Bruno Vespa: “Quando venite qui, dovete studiare”
Vespa ha iniziato a interrompere la rappresentante degli studenti: “In che senso non è garantito, mi spieghi”. Di fronte alla replica dell’attivista, che faceva notare la criticità legata al tasso di abbandono dei percorsi scolastici, la risposta del conduttore è scivolata nel tono paternalistico: “Siccome lei è informata, la prego di vedersi le statistiche”. Ma quando Brizzola ha provato a proseguire il suo ragionamento, la porta si è chiusa del tutto: “No, mi lasci parlare”, ha tagliato corto il conduttore, cogliendo l’assist per sbandierare i meriti patriottici: “Qui c’è il massimo recupero storico di abbandono scolastico, con un anno di anticipo rispetto ai target dell’Unione Europea”. Poi la stoccata finale, che è anche il manifesto di un certo modo di fare televisione: “Quando parlate, voi giovani, documentatevi prima, questo lavoro è fatto anche di studio. Quando venite qui, venite preparati, dovete studiare”.
Nonostante l’imbarazzo, l’attivista è riuscita a riportare la discussione sui numeri reali che toccano le tasche delle famiglie e dei fuorisede: “Se posso rispondere, l’Italia è l’unico Paese in Europa che non copre tutte le spese di studio degli studenti universitari. Questo è un dato che, se qualcuno può confutarmi, sono contenta di ascoltare. Le borse di studio non vengono interamente coperte, le università vengono definanziate e sostenere le spese di studio è diventato sempre più difficile.”
Brizzola, dunque, solleva una questione strutturale e irrisolta. Ma il prezzo da pagare è stato quello di dover sottostare alla ramanzina del suo interlocutore. Il paradosso è tutto qui: la vecchia guardia che intima a una rappresentante nazionale degli studenti di “andare a studiare”, dimenticando – o fingendo di non capire – il punto cardine della protesta. Lei sta urlando che vorrebbe farlo, che avrebbe tutti i meriti per farlo, ma che il sistema economico attuale ha tolto a lei e a milioni di studenti i mezzi per permetterselo. Di fronte al suo grido, la risposta della tv di Stato è lo specchio di un sistema che, anziché ascoltare i giovani, preferisce impartire loro lezioni superflue.
(da Fanpage)
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Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
L’OGGETTO, CHE RISALE AGLI ANNI TRENTA ED E’ STATO USATO DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE PER PIANIFICARE GLI ATTACCHI DELL’ESERCITO STATUNITENSE, SI È STACCATO DAL CERCHIO A CUI ERA ATTACCATO E CHE GLI PERMETTEVA DI RUOTARE SUL SUO ASSE E, CADENDO VERSO IL BASSO, SI È CONFICCATO SULLA BASE DELLA STRUTTURA, DISTRUGGENDO L’ANTARTIDE
La goffaggine del personale del Pentagono, che non ha alcuna competenza nel maneggiare oggetti fragili di antiquariato, ha infatti danneggiato, mentre lo trasportava, un prezioso mappamondo appartenuto al presidente Dwight «Ike» Eisenhower: il globo si è staccato dal cerchio a cui era attaccato e che gli permetteva di ruotare sul suo asse e, cadendo verso il basso, si è conficcato sulla base della struttura. Risultato, l’Antartide non c’è più, risucchiata nello squarcio che si è aperto nella parte inferiore del mappamondo.
L’incidente, che è stato scoperto soltanto ora dal Washington Post, è avvenuto nel febbraio scorso quando il capo del Pentagono Pete Hegseth aveva chiesto al suo staff di trasferire quel cimelio, che risale agli anni Trenta e fu usato durante la Seconda guerra mondiale dall’allora generale Eisenhower per pianificare gli attacchi dell’esercito statunitense.
Hegseth — che all’inizio del suo mandato alla guida del Dipartimento della Difesa aveva già chiesto e ottenuto da Trump il ritorno alla dicitura di Dipartimento della Guerra che fu utilizzato fino al 1947 (la ridenominazione è già in uso, anche se non ha ancora ricevuto una definitiva ufficialità) — ama rimarcare il suo profilo di ministro che ha un passato da militare in servizio attivo.
E proprio per invocare un illustre precedente gli sarebbe piaciuto adornare il suo ufficio personale con quel mappamondo che si trovava nell’edifico ed era stato usato da un ex generale poi diventato presidente degli Stati Uniti.
Un portavoce dell’esercito, sentito dal quotidiano americano, ha minimizzato l’accaduto pur riconoscendo che il danno è avvenuto durante un tentativo di trasporto del mappamondo e ha affermato che l’oggetto è in fase di restauro.
Eisenhower aveva una notevole passione per i mappamondi. Oltre a quello maneggiato con disattenzione dallo staff di Hegseth, al Pentagono ce n’è anche un altro su cui lo stesso Ike segnò a penna delle annotazioni che sono ancora visibili. E un quarto mappamondo di quel tipo fu poi regalato da Eisenhower al suo predecessore alla Casa Bianca Harry Truman e si trova ora in Missouri nella biblioteca dedicata al presidente che «chiuse» la Seconda guerra mondiale.
(da agenzie)
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Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
MA KIEV SMENTISCE: “NON È CAMBIATO NULLA, IL LIMITE RIMANE IN VIGORE”… UNA BANDA DI CRIMINALI CHE FA DA SPONDA A UN ASSASSINO
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha telefonato ieri all’amministratore
delegato di SpaceX, Elon Musk, chiedendogli di rimuovere le restrizioni imposte alla versione militare del sistema satellitare Starlink utilizzato in Ucraina.
Lo riferisce il “Wall Street Journal”, citando funzionari statunitensi, secondo cui il sistema ha ripreso a funzionare in modo piu’ regolare nelle ore successive alla conversazione, pur senza essere stato completamente ripristinato alla piena funzionalita’.
Secondo le fonti citate dal quotidiano, Trump avrebbe espresso a Musk la propria frustrazione per il limite di velocita’ imposto al sistema, pari a circa 100 miglia orarie, che impediva ad alcuni droni d’attacco e intercettori ucraini di operare efficacemente contro gli attacchi russi.
Donald Trump non risponde a chi gli domanda se avesse personalmente chiamato Elon Musk per ripristinare la piena efficienza del sistema Starlink usato dalle forze militari ucraine. “Non voglio commentare, ma i miei rapporti con Elon sono molto buoni”, ha detto il presidente parlando con i giornalisti alla Casa Bianca. “L’importante è che l’abbia ripristinato”, ha tagliato corto Trump.
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha sottolineato l’importanza del fatto che l’amministratore delegato di SpaceX, Elon Musk, abbia “ripristinato” tutte le funzioni del servizio militare di Starlink in uso in Ucraina, che recentemente ha subito limitazioni nel sistema satellitare, fondamentale per difendersi dagli attacchi russi.
“Non voglio entrare nei dettagli”, ha assicurato Trump, interrogato dai media alla Casa Bianca riguardo a una presunta telefonata fatta a Musk per riattivare la configurazione abituale del sistema Starshield e si e’ limitato a dire che il suo rapporto con l’imprenditore tecnologico “e’ molto buono”.
“La verita’ e’ che, sia che abbia chiamato io o qualcun altro, non fa alcuna differenza. Dopo tutto, quello che conta e’ che lui l’abbia ripristinato”, ha aggiunto il Presidente americano.
Kiev smentisce le notizie secondo cui Trump e Musk avrebbero ripristinato le velocità di Starlink in Ucraina, determinante per le operazioni militari di Kiev nella guerra contro la Russia. “In sostanza, non è cambiato nulla da nessuna parte”, ha dichiarato un funzionario ucraino al Kyiv Independent. Il limite di velocità di 161 chilometri orari per Starlink rimane in vigore, ha precisato il funzionario.
Tale dichiarazione smentisce quanto riportato dal Wall Street Journal il 22 ottobre riguardo al fatto che la funzionalità di Starlink in Ucraina era tornata alla normalità in seguito a una telefonata tra l’amministratore delegato di SpaceX, Elon MUSK, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
(da agenzie)
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Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DELLA DIFESA, WES STREETING, HA AGGIUNTO CHE LA GRAN BRETAGNA DEVE ANCHE PREPARARSI ALLA MINACCIA DEL “TERRORISMO SPONSORIZZATO DALLO STATO” DA PARTE DELLA RUSSIA O DI ALTRE POTENZE OSTILI, PRENDENDO DI MIRA LE INFRASTRUTTURE QUOTIDIANE
Secondo le nuove linee guida del governo, ogni cittadino britannico è invitato a fare scorta di nove litri di acqua in bottiglia e di cibo sufficiente per tre giorni, al fine di garantire la sopravvivenza delle famiglie in caso di emergenze meteorologiche, informatiche o di altro tipo grave. La notizia è riportata dai media britannici.
La campagna ‘Be Ready’, scrive il Guardian, mira a persuadere le persone a fare scorta di provviste sufficienti per 72 ore, in un contesto di crescente preoccupazione ufficiale per l’impatto della crisi climatica, la dipendenza tecnologica e le minacce provenienti da stati ostili. Dan Jarvis, il ministro della sicurezza, ha affermato che “chiunque possa seguire questo consiglio dovrebbe farlo”. Si tratta di “semplici passi per essere pronti alle emergenze quotidiane” nell’ambito di un più ampio sforzo a livello comunitario “per migliorare la nostra resilienza come nazione”, ha aggiunto.
Wes Streeting, il ministro della Difesa, ha aggiunto che la Gran Bretagna deve anche prepararsi alla minaccia del “terrorismo sponsorizzato dallo Stato” da parte della Russia o di altre potenze ostili, prendendo di mira le infrastrutture quotidiane. “Di fronte a queste minacce, che non sono ipotetiche ma reali, e non provengono da altrove ma sempre più spesso sono qui, dobbiamo farci avanti e prendere sul serio la nostra resilienza nazionale, oltre alla nostra difesa nazionale”.
Si consiglia di tenere a casa una scorta di coperte e denaro contante, oltre a un kit di pronto soccorso, una torcia con batterie e una radio FM a manovella. È inoltre necessario conservare tre litri d’acqua a persona al giorno per bere, e una quantità maggiore per cucinare e lavarsi, aggiungono le linee guida. Ad agosto il governo aveva annunciato che ai cittadini del Regno Unito sarebbe stato consigliato di fare scorta di cibo in scatola, ma la campagna ‘Be Ready’ del Cabinet Office è più specifica. Sarà seguita da una campagna pubblicitaria sui social media e alla radio.
(da agenzie)
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Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
“LE DIMISSIONI SONO DOVUTE A MOTIVI PERSONALI E SCATURISCONO DA ERRORI DI GIUDIZIO COMMESSI IN PASSATO, DEI QUALI MI ASSUMO LA RESPONSABILITÀ. TALI ERRORI DI GIUDIZIO SONO CONTRARI AI VALORI DELLE FORZE DI DIFESA. MI RAMMARICO DI NON AVERLO RESO NOTO QUANDO NE HO AVUTO L’OPPORTUNITÀ”
Il capo delle forze armate della Nuova Zelanda si è dimesso a causa di una “relazione
inappropriata” intrattenuta quando era al comando di un’unità; lo hanno reso noto le Forze di Difesa.
“Le dimissioni sono dovute a motivi personali e scaturiscono da errori di giudizio commessi in passato, dei quali mi assumo la responsabilità”, ha dichiarato Tony Davies. “Tali errori di giudizio sono contrari ai valori delle Forze di Difesa”, ha aggiunto.
“La vicenda riguarda una relazione inappropriata che ho avuto quando ricoprivo un ruolo di comando; mi rammarico di non averlo reso noto quando ne ho avuto l’opportunità”. Le Forze di Difesa hanno fatto sapere che la questione è stata deferita a un organismo di controllo indipendente.
(da agenzie)
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Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
“PENSO, MA NON SONO SICURO AL 100%, DI NON POTER CORRERE DI NUOVO. MA CI HANNO INGANNATO LA SECONDA VOLTA E QUINDI PENSO DI AVERE IL DIRITTO DI CORRERE DI NUOVO…” – DONALD TRUMP TORNA A EVOCARE LA POSSIBILITA’ DI CANDIDARI NUOVAMENTE, IN BARBA ALLA COSTITUZIONE, SOSTENENDO ANCORA CHE IL VOTO DEL 2020 (QUANDO FU SCONFITTO DA JOE BIDEN) SIA STATO FRAUDOLENTO
“Penso, ma non sono sicuro al 100%, di non poter correre di nuovo. Ma ci hanno ingannato la seconda volta e quindi penso di avere il diritto di correre di nuovo. Abbiamo vinto tre volte”. Lo ha detto scherzando Donald Trump nel corso di un comizio in Iowa riferendosi alla sua vittoria nel 2020. La costituzione americana prevede che un presidente non possa effettuare più di due mandati.
“L’età dell’oro è arrivata, ma dovete andare a votare per rendere i prossimi due anni migliori”. Lo ha detto Donald Trump lodando il movimento Maga. “E’ senza precedenti, nessuno ha mai visto una cosa del genere”, ha messo in evidenza.
“Abbiamo un golfo e un lago. Stiamo cercando un fiume, mi piacerebbe l’Hudson ma non penso di farcela. Ci serve anche un oceano: pensate se l’Atlantico diventasse l’Oceano dell’America. Ho anche chiamato al riguardo l’amministratore delegato di Google”. Lo ha detto Donald Trump nel corso di un comizio in Iowa.
(da agenzie)
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Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
FORZA ITALIA CONTRO IL PRESIDENTE DEL SENATO: “È GRAVE CHE LA SECONDA CARICA DELLO STATO RIVOLGA ESPRESSIONI COSÌ OFFENSIVE E IRRISPETTOSE A UN ESPONENTE DI UN PARTITO ALLEATO” …‘GNAZIO SI SCUSA MA SE STAVA A CASA ERA MEGLIO
“Ma chi cazzo la caga, è una cretina”. È ciò che pensa Ignazio La Russa, il presidente del
Senato e tra i fondatori di Fratelli d’Italia, di Letizia Moratti, ex sindaca di Milano e politica di Forza Italia. La frase, pescata da un video diventato virale sui social, ha fatto scoppiare una polemica interna alla maggioranza.
La frase all’origine della discordia è stata registrata dalla pagina The Journalai che era presente al presidio organizzato dal centrodestra a Milano in seguito agli scontri del 17 e 18 ottobre.
Durante il corteo l’ex sindaca di Milano e figura di spicco di Forza Italia chiede a Silvia Sardone il microfono per poter intervenire. Poco prima, Sardone aveva domandato: “C’è Ignazio?”, per sapere se il presidente del Senato volesse parlare. La Russa non è però lì vicino e Moratti prende il microfono. Sardone reagisce con uno sguardo visibilmente contrariato.
A quel punto arriva La Russa, che si avvicina a Sardone per salutarla. La candidata sindaca della Lega si sfoga con il presidente del Senato: “La Moratti mi ha chiesto il microfono, dicendomi che voleva parlare perché era stata sindaco”. Il presidente del Senato quindi commenta: “Ma chi se la caga? È una cretina!”. Qualcuno lo avverte: “Ci sono i giornalisti!”. Ma La Russa prosegue: “Ma una può dire una parola perché sono sindaco??”.
“Le parole pronunciate dal presidente del Senato Ignazio La Russa nei confronti di Letizia Moratti sono inaccettabili”, dichiara Stefano Benigni, vicesegretario nazionale di Forza Italia. “È grave che vengano rivolte espressioni così offensive e irrispettose a una donna esponente autorevole di un partito alleato, soprattutto quando a pronunciarle è la seconda carica dello Stato. Il rispetto delle persone e delle istituzioni deve venire sempre prima di tutto. La Russa chieda scusa a Letizia Moratti”, aggiunge.
Alessandro Sorte, deputato di Forza Italia e segretario regionale del partito in Lombardia, si dice sorpreso “dagli insulti del presidente del Senato. Il nostro senso delle istituzioni ci impone di evitare polemiche. Essere moderati significa anche questo: stile e rispetto. Auspichiamo, però, che siano le istituzioni stesse, per prime, a rispettare il ruolo che rappresentano e che quindi arrivino presto anche le scuse”.
Poco dopo sono arrivate le scuse del presidente del Senato: “Mi spiace sinceramente che un fuori onda parziale e apparentemente inspiegabile, abbia riportato alcune mie parole nei confronti della signora Moratti che anche io giudico maleducate”.
La Russa però si spiega: “Va comunque spiegato che subito prima, da più parti (e per ultimo in forma anzi più moderata dall’onorevole Sardone) mi era stato raccontato di un atteggiamento della signora Moratti che presupponeva una incredibile gara a chi dovesse parlare per primo quando era noto a tutti che io avevo annunciato la mia adesione all’evento solo per firmare la solidarietà alle forze dell’ordine e che non era mia intenzione prendere la parola. Mi spiace in ogni caso per l’accaduto che non cambia il mio sentimento nei confronti dell’ex sindaco di Milano”.
(da agenzie)
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Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
“IL MESSAGGIO DI UNITÀ CHE IL GOVERNO E L’OPPOSIZIONE INVIAVANO AL PAESE SUL TEMA DELLA SICUREZZA, DIEDE ALLO STATO LA FORZA POLITICA NECESSARIA PER BATTERE LA VIOLENZA, QUELLA FORZA CHE OGGI MANCA”
Tra i tanti compiti di un governo, l’ordine e la sicurezza pubblici sono certamente tra i più gravosi, più complessi, più densi di rischi. Sono una responsabilità squisitamente politica […] In un pomeriggio dell’estate del 1979, ricordo perfettamente il luogo, Francesco Cossiga mi regalò uno dei suoi pensieri difficili da dimenticare. Mi disse: «mai un magistrato ministro di grazia e giustizia, mai un generale alla difesa». Quella frase mi colpì, perché veniva da un uomo politico che aveva molta considerazione per l’alta amministrazione dello Stato, la frequentava e ne ascoltava i consigli.
Cossiga era una persona profonda e il senso del suo pensiero andava spesso cercato oltre una frase buttata lì […] È sempre capitato che la politica abbia affidato poteri di governo a tecnici capaci. Ma ci sono materie, a cominciare da tutto ciò che attiene all’ordine pubblico, che la politica deve tenersi strette per la natura delle scelte che sarà chiamata a fare e perché in democrazia la sicurezza dello Stato è il primo dei suoi doveri.
Nelle democrazie liberali la divisione dei compiti e dei poteri ha un grande peso
L’ordine pubblico degli anni 70 era un’altra cosa rispetto alle manifestazioni e ai saccheggi dei giorni scorsi. Ma ricordare i principi su cui si fondava la gestione politica della difesa dello Stato negli anni 70, può dirci qualcosa di ancora utile.
In quegli anni le manifestazioni del sabato sera a Roma e a Milano erano imponenti Quei cortei erano una vera e propria sfida politica allo Stato di una gioventù che si era formata nel 68 al grido di “riappropriamoci del nostro futuro”. All’interno degli 80/100 mila studenti, c’erano sempre gruppi di brigatisti e di altre sigle violente che cambiavano in modo drammatico il senso di quei pomeriggi […] La polizia conteneva la violenza e aveva la regola di ingaggio di non accettare le provocazioni e usare la forza solo in presenza di atti gravi, attenta a non innescare pericoli maggiori.
Anche oggi come allora, distinguere i pochi violenti dai molti studenti pacifici è un difficile compito della politica. Per la politica rinunciare a capire significherebbe certificare il proprio fallimento. Le differenze tra gli anni 70 ed oggi sono numerose. Le manifestazioni di allora avevano un significato politico […] allora la società era ricca di corpi intermedi molto attivi
A me, che lavoravo con Cossiga ma ero giovane e pieno di rapporti con i movimenti, è capitato più volte di venire a sapere da miei amici, prima dei carabinieri e della polizia, data, ora, luogo e dimensioni delle manifestazioni in preparazione. Così come mi è capitato di ricevere la confidenza del nome dei due assassini di un poliziotto, per farli avere all’autorità giudiziaria. Allora la società era porosa e molto intercomunicante. Poi, col sequestro di Aldo Moro, molti di quegli spazi si chiusero. Oggi le cose sono diverse e probabilmente più difficili da capire.
Mancano riferimenti ideologici, la società si è molto disgregata, improvvisamente si scopre che gli autori delle devastazioni sono in gran parte giovanissimi[…] per le famiglie l’impegno educativo deve fare i conti con il peso del lavoro di tutti e due i genitori. In più la velocità degli avvenimenti, il ruolo dei social, le possibili interferenze internazionali e la concomitanza con le proteste di pezzi importanti del sistema economico rendono molto difficile il lavoro di prevenzione delle forze dell’ordine.
Ma c’è un altro fattore, questa volta politico, che fa la differenza tra la gestione dell’ordine pubblico oggi e quella di ieri, un fattore che per la sua importanza, forse decisiva, sarebbe grave non cogliere.
Tra tutte le democrazie occidentali, l’Italia ha avuto negli anni 70 il terrorismo e lo stragismo più sanguinosi e di più lunga durata. Li ha battuti senza emanare leggi speciali, senza mettere in campo le forze armate, senza immaginare di dare all’esercito poteri di polizia giudiziaria, senza cavalli di frisia e coprifuoco nelle città, senza suicidi simultanei in carcere di un folto gruppo di terroristi in attesa di giudizio.
La battaglia è stata vinta soprattutto perché la politica cercò di garantire la sicurezza senza spaccature tra governo e opposizione, levando alibi al terrorismo e alla violenza e dando alle forze di polizia la certezza di aver dietro di loro uno Stato compatto, non capi e capetti in continuo combattimento tra loro.
Il messaggio di unità che il governo e l’opposizione inviavano al Paese sul tema della sicurezza, diede allo Stato la forza politica necessaria per battere la violenza, quella forza che oggi manca
Il peso di contenere la violenza dello scontro di piazza non può non cadere sulle spalle della polizia e dei carabinieri […] Oggi l’Italia può contare su forze dell’ordine di notevole professionalità e di sicura lealtà democratica. […] l’ordine pubblico prima d’essere un problema di polizia è un problema politico la cui soluzione non può essere altro che politica. La polizia contiene il disordine, la politica è il medico che deve guarire il malato.
Il governo Meloni non ha affrontato la radice del malessere, ma ha preso immediatamente nuove misure legislative, creando nuovi reati e intervenendo sulle pene.
Ancora manca il punto di maggior forza della politica italiana negli anni 70: una riflessione “intelligente e approfondita” del governo e dell’opposizione, ciascuno con la propria posizione politica, per cercare di capire la vera natura di avvenimenti così pericolosi per la sicurezza del Paese. Né il governo, né l’opposizione hanno sinora mostrato di sentire l’esigenza di trovare lo spazio per una valutazione comune dei rischi che l’Italia sta correndo. Questo non è bene anche perché quando le forze politiche sono portatrici di pensieri forti non temono il confronto, mentre se il loro il pensiero è debole lo rifiutano.
Luigi Zanda
per “il Sole 24 Ore”
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Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
LA IMPROVVIDA MOSSA FA INFURIARE I GENITORI
Di fronte a occupazioni e presidi studenteschi, il dirigente scolastico dell’istituto nautico
San Giorgio di Genova, Paolo Fasce, ha deciso di anticipare le mosse dei suoi alunni. Per farlo si è “infiltrato” nelle chat dei ragazzi con l’obiettivo di identificare gli organizzatori delle occupazioni e avvertire le famiglie.
Come spiega Il Secolo XIX, la scelta è arrivata dopo l’ennesima presa in autogestione degli istituti superiori genovesi di ieri, mercoledì 21 ottobre, in cui gli studenti hanno protestano contro il carovita, i blocchi che stanno colpendo il Sud e alcuni problemi nelle varie sedi scolastiche.
Perché i ragazzi dell’Istituto nautico protestano
I ragazzi protestavano contro la guerra e il carovita, oltre che per i problemi strutturali della scuola, tra cui «impianti di illuminazione tenuti con lo scotch, porte rotte, muri in cartongesso dove è vietato appoggiarsi, impianti elettrici scoperti e situazioni di degrado», come riporta Ansa.
Fasce ha risposto a queste lamentele, spiegando che «al di là delle proteste di taglio politico, qui mi contestano i danni a una porta del bagno, che però è responsabilità di un vandalo ed è stata denunciata come tale, quindi dobbiamo aspettare l’esito del rimborso assicurativo».
Aggiungendo poi che nella giornata di giovedì 22 ottobre «verranno i tecnici della Città metropolitana per vedere se ci sono interventi urgenti da intraprendere».
Fasce ha voluto intervenire entrando nei gruppi degli alunni. Così il preside ha registrato i numeri di telefono di chi avrebbe voluto partecipare a una possibile occupazione e con una circolare ha mandato ai genitori degli studenti una lista con i contatti, resi riconoscibili solo dalle ultime tre cifre. Secondo il dirigente la sua iniziativa rientrava «nell’ambito della collaborazione scuola-famiglia e nel rispetto della privacy», di conseguenza «mi è sembrato corretto dare queste informazioni». Inoltre, ha invitato i genitori a parlare con i propri figli di queste organizzazioni.
Come hanno reagito le famiglie
Le famiglie, però, non hanno apprezzato il gesto di Fasce. Anzi hanno denunciato il fatto informando la Flc Cgil. «Rendere nota, seppur solo alle famiglie, l’esistenza di una chat tra ragazzi, risulta un atteggiamento altamente diseducativo che può far venire meno la fiducia degli studenti nel sistema scolastico», afferma Elena Bruzzese, segretaria provinciale del sindacato. Sottolineando come la scuola sia un luogo in cui avviare un dialogo e diffondere valori educativi, specifica come non debba «mai fare venir meno quello che è il suo ruolo: formare coscienze critiche. – dice Bruzzese – Non ci stupiamo del comportamento di Fasce, più attento a reprimere che ad avviare un dialogo costruttivo».
(da agenzie)
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